Pasqua

L’Ascensione del Signore e la presenza del Risorto nella storia

«Perché state a guardare il cielo?» (At 1,11)

15 Mag 2026

di Luana Comma

I discepoli fissano lo sguardo verso il cielo mentre il Signore viene sottratto ai loro occhi; ma proprio in quell’istante la parola dei due uomini in bianche vesti interrompe il rischio di una fede ripiegata sulla nostalgia: «Perché state a guardare il cielo?» (At 1,11).

La domanda non corregge il desiderio dei discepoli di rimanere con Cristo, ma orienta la loro comprensione del mistero che stanno vivendo. L’Ascensione non coincide con l’assenza del Risorto, né descrive un allontanamento spaziale. Il Nuovo Testamento utilizza un linguaggio simbolico che rimanda alla glorificazione del Figlio e al suo ingresso definitivo nella comunione del Padre. Come ricordava Benedetto XVI, il verbo ‘essere elevato’ richiama il linguaggio regale dell’Antico Testamento: Cristo crocifisso e risorto viene introdotto nella signoria di Dio nella storia.

Per questo motivo il ‘cielo’ non può essere inteso semplicemente come un luogo fisico. Nella prospettiva biblica esso indica la dimensione stessa di Dio, la sua vita, la sua comunione. L’Ascensione rivela allora qualcosa di decisivo per l’antropologia cristiana: nell’umanità del Figlio, l’uomo entra definitivamente nella prossimità divina. In Cristo glorificato, l’umano non viene annullato.

Nel Vangelo di Matteo, inoltre, il mistero dell’Ascensione assume una tonalità profondamente ecclesiale e missionaria. Il Risorto incontra i discepoli sul monte di Galilea, luogo simbolico della rivelazione, e affida loro il mandato universale: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19). Non si tratta semplicemente di trasmettere un insegnamento, ma di introdurre ogni uomo dentro la comunione stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. 

Matteo, tuttavia, non conclude il suo Vangelo con l’immagine di un distacco. L’ultima parola di Gesù è una promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Proprio mentre il Cristo entra nella gloria del Padre, egli inaugura una presenza nuova che accompagna il cammino della Chiesa nella storia. L’Ascensione, dunque, non chiude il tempo di Gesù, ma apre il tempo della testimonianza, sostenuta dalla certezza che il Risorto continua ad abitare la vita dei suoi.

La nube che avvolge Gesù assume, in questo contesto, un significato preciso. Nella Scrittura la nube accompagna le manifestazioni della presenza di Dio: sul Sinai, durante l’esodo, nella tenda dell’alleanza, fino alla Trasfigurazione. Anche nel racconto dell’Ascensione essa non nasconde semplicemente Cristo allo sguardo dei discepoli, ma indica il suo ingresso nella gloria del Padre. Il Risorto non scompare dal mondo; inaugura una modalità nuova della sua presenza.

È in questa prospettiva che si comprende la reazione dei discepoli nel Vangelo di Luca: essi ritornano a Gerusalemme «pieni di gioia» (Lc 24,52). Una simile gioia sarebbe incomprensibile se l’Ascensione fosse stata percepita come perdita o separazione. La comunità apostolica comprende invece che il Crocifisso-Risorto continua ad accompagnare la storia dei suoi. La sua presenza non è più limitata alla visibilità corporea, ma si rende accessibile nella fede, nella Parola, nei sacramenti e nell’azione dello Spirito Santo.

L’Ascensione introduce così il tempo della Chiesa. Prima di salire al Padre, Gesù affida ai discepoli una missione: «Di me sarete testimoni» (At 1,8). La testimonianza nasce però da un dono precedente: «Riceverete la forza dello Spirito Santo». L’evangelizzazione non è anzitutto iniziativa umana, ma partecipazione all’opera stessa di Dio. È lo Spirito a rendere presente Cristo nella vita ecclesiale e a guidare il cammino dei credenti dentro la storia.

Da qui deriva anche una corretta comprensione della relazione tra fede e mondo. L’Ascensione non spinge il cristiano a disinteressarsi della realtàà terrena. Al contrario, proprio perché Cristo è entrato nella gloria del Padre portando con sé l’umanità, ogni dimensione dell’esistenza umana acquista una dignità nuova.

Sant’Agostino, riflettendo sul mistero dell’Ascensione, invitava i credenti a “salire con Cristo” anzitutto attraverso il cuore. La fede rende possibile una comunione reale con il Signore anche nell’invisibilità. «Credi in lui e lo vedrai», afferma il vescovo d’Ippona. La visione cristiana nasce infatti dalla fede e non dall’evidenza immediata.

In questa luce, l’Ascensione, da una parte proclama la piena glorificazione del Figlio; dall’altra apre il tempo della responsabilità della Chiesa, chiamata a vivere nella storia come segno della presenza del Risorto. La comunità cristiana cammina così tra il già e il non ancora: radicata nella terra, ma orientata verso il compimento definitivo della comunione con Dio.

Per questo la liturgia dell’Ascensione non invita a fuggire dal mondo, ma a guardarlo alla luce del destino inaugurato in Cristo. L’umanità del Figlio, assunta nella gloria del Padre, diventa la promessa del compimento ultimo dell’uomo.

E allora la domanda degli angeli rimane aperta anche per il credente di oggi: dove stiamo cercando il Signore? E sappiamo riconoscere la sua presenza dentro il tempo della storia, nella vita della Chiesa e nella concretezza della testimonianza evangelica?

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Leggi anche
Ecclesia

Nel mare della storia: il tesoro che ridisegna la vita

Un campo ordinario può custodire un tesoro. Una ricerca paziente può condurre alla perla capace di cambiare il valore di ogni altra cosa. Una rete gettata nel mare può raccogliere, senza distinzione, pesci di ogni genere. Nelle immagini semplici del lavoro, del commercio e della pesca, Gesù racchiude la grandezza del Regno dei cieli: una […]

In città vecchia, festa di Sant’Anna e San Gioacchino

È iniziato ieri, giovedì 23, nella chiesa intitolata a Sant’Anna in largo Civitanova (città vecchia) il triduo di preparazione alla festa di Sant’Anna e San Gioacchino,  genitori della Vergine Maria e nonni del Signore Gesù, a cura dell’Opera Pia Ancelle di Sant’Anna, della confraternita dell’Addolorata e della parrocchia basilica cattedrale. Fino a sabato, santo rosario […]

San Lorenzo da Brindisi: la nuova comunità dei frati cappuccini

Il provinciale dei frati francescani cappuccini, fra Ruggiero Doronzo, ha annunciato la nuova composizione della comunità cappuccina della San Lorenzo da Brindisi, a Taranto: padre Pietro Gallone, parroco; fra Massimiliano Carucci, vicario parrocchiale ed economo; fra Severino Ciannella, confessore, e fra Marco Mascolo, collaboratore parrocchiale. Quest’ultimo, originario di Barletta, proviene dalla fraternità cappuccina di Montescaglioso […]
Hic et Nunc

Al Museo un mostra sui “Giochi”: dall'Atleta di Taranto a Iacovone

“L’arte della vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneo” è il titolo della mostra che celebra l’atletismo ma anche la virtù dello sport come elemento di costruzione di pace, cooperazione e dialogo. Presentata dalla direttrice Stella Falzone, la mostra 25 luglio al 10 gennaio 2027, celebra i Giochi del Mediterraneo, a poche settimane, tra l’altro, dal […]

Autonomia: il governo ci riprova ma accentra la gestione di porti. Con gravi rischi

Fra poco meno di un mese avranno inizio i Giochi del Mediterraneo, ma tra circa un mese e mezzo i Giochi termineranno e l’entusiasmo per un evento la cui portata sarà dimostrata dai fatti, lascerà il posto alla realtà del “dopo”. Qualche impianto sportivo nuovo, di cui la città aveva uno “storico” bisogno, non potrà […]

San Lorenzo da Brindisi, un pieno di energia d’amore

Martedì 21 luglio, memoria di san Lorenzo da Brindisi, nell’eucarestia presieduta dal ministro provinciale dei frati cappuccini di Puglia, fra Ruggiero Doronzo, è stata evidenziata l’organizzazione mentale del santo frate, formatasi attraverso lo studio capillare della Glossa ordinaria, un commentario biblico composto di rimandi.  Una rete di collegamenti biblici che, grazie anche alle sue capacità […]
Media
26 Lug 2026