La riapertura del PalaMazzola all’insegna degli sport inclusivi
Nel segno dell’inclusione si è svolta la riapertura ufficiale del PalaMazzola, a Taranto, recentemente restituito al pubblico dopo gli interventi di riqualificazione. Ne ha dato l’opportunità la prima edizione del Taranto Open Games, disputatasi sabato pomeriggio, con atleti provenienti da Friuli Venezia Giulia, Calabria e Sicilia, impegnati in competizioni dedicate allo sport inclusivo. L’appuntamento è stato promosso da Spin, organizzazione responsabile del progetto FutsAll sostenuto dalla Lega nazionale dilettanti, e da Csain, presente con il Baskin.
Le partite hanno posto al centro condivisione, rispetto e partecipazione, senza rinunciare all’agonismo, ottenendo il consenso del folto pubblico.
Il Taranto Open Games ha così ottenuto un risultato capace di andare oltre l’aspetto agonistico in una giornata intensa e bellissima, ricca di sorrisi, amicizia, condivisione e autentici valori sociali.
La manifestazione ha rappresentato anche un banco di prova organizzativo per Taranto, ormai vicina all’apertura dei Giochi del Mediterraneo.
L’organizzazione è stata coordinata da Federico Vescovini per Spin e da Vito Salamina per Csain Taranto. Matteo Schinaia ha condotto l’evento in qualità di speaker.
Numerose le autorità intervenute, fra le quali il vicesindaco Mattia Giorno, l’arcivescovo di Taranto mons. Ciro Miniero, mons. Gino Romanazzi, direttore dell’ufficio pastorale diocesano per lo sport e il tempo libero e l’imam di Lecce, Saifeddine Maaroufi.
“È stato veramente bello riaprire il PalaMazzola sotto il segno dell’inclusione – ha dichiarato mons. Miniero – grazie a questo torneo e a questi atleti che rappresentano il futuro delle nostre comunità. Questi sport già da un po’ di tempo stanno prendendo piede perché pongono come principio essenziale accogliere tutti, camminare con tutti e soprattutto giocare con tutti. Queste pratiche agonistiche potrebbero diventare segno di un modo nuovo dello stare insieme, di vivere insieme, costruendo insieme una società migliore dove ognuno possa avere il suo posto. E questi giovani ci stanno insegnando che ciò è possibile. Non si può stare insieme e ignorarsi, non si può vivere ognuno separato dall’altro, ma bisogna cercare le vie che portano all’unità e scoprire i valori che ognuno di noi possiede, mettendoli a disposizione dell’altro per camminare insieme”.
Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva







