Sacro Cuore di Statte, incontro sulla pastorale della salute mentale
Si è tenuto mercoledì 21 ottobre alla parrocchia Sacro Cuore di Statte, l’incontro sulla pastorale delle malattie mentali, organizzato dall’Apostolato della preghiera. L’appuntamento, curato e tenuto dalla dott.ssa Nicoletta Spagnolo, ha offerto una riflessione su come le comunità cristiane possano e debbano farsi prossime a chi vive la sofferenza psicologica e neurologica.
Come emerso, la salute non è soltanto assenza di malattia, ma uno stato globale di benessere che coinvolge emozioni, pensieri, relazioni e la capacità di affrontare le difficoltà quotidiane. La salute mentale è parte integrante della dignità e del valore di ogni persona ed è influenzata da molteplici fattori: biologici, psicologici, familiari e ambientali. Nessuno ne è immune: chiunque, in una fase della vita, può attraversare momenti di sofferenza emotiva o psicologica.
La sofferenza emotiva si manifesta in modi differenti: dalla tristezza persistente e l’isolamento, all’ansia intensa con attacchi di panico, fino a disturbi del sonno o mutamenti nella percezione della realtà. Particolare attenzione è stata rivolta anche all’impatto delle patologie neurodegenerative (come Alzheimer, Parkinson e Sclerosi Multipla), le quali portano spesso con sé stati d’ansia, depressione o sofferenza emotiva sia per chi ne è colpito sia per le loro famiglie.
Un passaggio centrale dell’intervento della dott.ssa Spagnolo ha riguardato il rapporto tra spiritualità e cura. Rischiando talvolta di interpretare l’isolamento di una persona sofferente come un distacco dalla fede, si dimentica che quest’ultima è fonte di speranza e conforto, ma non sostituisce le cure mediche e psicologiche quando necessarie. Pregare per qualcuno non significa rinunciare a curarlo; accompagnarlo verso un adeguato supporto professionale è un autentico gesto d’amore e di carità. Il punto di riferimento evangelico rimane la parabola del Buon Samaritano (Luca 10, 25-37), icona della vicinanza concreta a chi soffre.
Per stare accanto a chi vive il disagio psicologico, la relatrice ha indicato quattro atteggiamenti fondamentali da coltivare in parrocchia:
- Ascoltare senza interrompere.
- Riconoscere la sofferenza (con empatia: immagino che sia difficile).
- Chiedere con delicatezza: Come posso esserti vicino?.
- Proporre un aiuto concreto, rispettando i tempi e l’autonomia della persona.
Sono da evitare, invece, la minimizzazione del dolore, la colpevolizzazione, le spiegazioni semplicistiche o le facili promesse di guarigione.
L’inclusione reale in parrocchia non si limita alla semplice presenza fisica alle celebrazioni, ma consiste nel far sentire la persona parte viva della comunità. Questo avviene attraverso inviti senza pressioni, la costruzione di relazioni continuative, l’affidamento di piccoli compiti adeguati alle possibilità di ciascuno e la rigorosa tutela della riservatezza personale.
L’incontro al Sacro Cuore di Statte ha ricordato a tutti che l’ascolto, la delicatezza e il sostegno orientato alla cura non sono solo competenze umane, ma la sostanza stessa di una comunità che vuole farsi grembo accogliente per ogni fragilità.



