Paralimpiadi

Giochi paralimpici Parigi 2024: la speranza d’inclusione che nasce dallo sport

09 Set 2024

di Massimo Lavena

Si sono spente le luci sulle gare dei Giochi paralimpici di Parigi 2024. Lo Stade de France, da grande arena che ha ospitato le gare di atletica, è diventato un grande palco per la stupenda cerimonia di chiusura e di passaggio delle consegne a Los Angeles 2028.
4400 atleti hanno gareggiato a questi Giochi paralimpici parigini: siamo stati presi per mano da loro, ci hanno fatto salire con loro sulle carrozzine, ci hanno insegnato a mettere e togliere le protesi per correre ché sono diverse da quelle per camminare, ci hanno trascinati nel loro mondo con le loro storie personali, con i loro problemi quotidiani che con lo sport vengono rovesciati, diventando motivo di vittoria e sublimazione. Il mondo paralimpico ci ha insegnato, una volta ancora, a parlare in maniera più corretta: teniamo presente che la disabilità non dipende dalla persona ma dipende dall’ambiente. La disabilità è il rapporto che intercorre tra la condizione di salute di una persona e l’ambiente che lo circonda, e nel movimento paralimpico non ci sono limiti di movimento per chi è in carrozzina, chi è cieco ha dei riferimenti che lo guidano, è un mondo fatto e costruito per tutti. I Giochi paralimpici di Parigi hanno scritto ancora una volta una pagina di “abilità”, non di “disabilità”. Non è far finta che non ci siano le barriere architettoniche, e Parigi non ha fatto e non fa eccezione: ma l’eredità dell’esperienza dei Giochi Paralimpici ha, per esempio, portato a un prossimo progetto di eliminazione degli ostacoli di accesso e utilizzo nelle linee più vecchie della metropolitana parigina. Il sacro fuoco di Olimpia, che per il movimento paralimpico viene acceso a Stoke Mandeville, là dove tutto ebbe inizio dopo la II Guerra mondiale, si è spento definitivamente nella sera piovosa dell’8 settembre, ma non deve però spegnersi quella speranza che ci hanno donato le gare, le lacrime di gioia o per la sconfitta. È stata una edizione trionfale per l’Italia, che ha conquistato le ultime medaglie sia nel nuoto con la staffetta mista 4×100 sl, sia con l’oro di Martina Caironi nei 100 metri, ultima gara effettuata dentro lo Stade de France. 24 medaglie d’oro, 15 medaglie d’argento, 32 medaglie di bronzo, 71 medaglie complessive, sesto posto nel medagliere ufficiale: medaglie e prestazioni eccezionali dal nuoto, dall’equitazione, dal tennistavolo, dal ciclismo, dalla pesistica, dal taekwondo, dal tiro con l’arco, dall’atletica, dal nuoto, dal triathlon, dal tiro con la pistola. Tanti quarti posti, tanti classificati, tanti esordienti che sono indirizzati verso la preparazione del nuovo quadriennio paralimpico. Il grande spettacolo della vita trionfante, per ora, chiude. In attesa di nuovi trionfi.

Sono stati gli ultimi Giochi dell’immensa Francesca Porcellato: che nel giorno del suo 54° compleanno è giunta quarta nella gara in linea di ciclismo in carrozzina e handbike, la sua ultima gara. Ha perso perché le prime tre, oro argento e bronzo, erano più giovani e molto meno disabili. Era triste e arrabbiata Francesca Porcellato ai microfoni della Rai, sorrideva e gli occhi saettavano rabbia e trattenevano lacrime a stento.

Quando si dice che tutto può essere perfezionato, ecco, il paralimpismo ha il grosso, grave problema dell’accorpamento, spesso, di classi di disabilità differenti, andando così a creare uno scompenso nelle prestazioni e nelle possibilità di vittoria di un atleta, che si trova a gareggiare contro avversari con minori ostacoli, con minori deficit, con più muscoli attivi (il caso di Francesca Porcellato), o con minori traumi negli arti. Ma non sarà questo quarto posto a della “Rossa Volante” a offuscarne la storia sportiva, lei capace di vincere nello sci di fondo come nel ciclismo e nella maratona: sarà per sempre un esempio per ogni ragazza o ragazzo che vorrà mettersi in gioco, nello sport paralimpico. Un grande complimento deve essere fatto a Luca di Bella, Claudio Arrigoni, Tommaso Mecarozzi, Federica Fornasiero, Lorenzo Roata, Giulia Riva, e tante altre voci educate, precise, non sguaiate, dei giornalisti della Rai che hanno accompagnato le gare dei Giochi Paralimpici di Parigi 2024 sui canali dedicati di Rai 2 e Raisport hd per le 15 ore giornaliere di trasmissione per 11 giorni di passione sportiva. Una offerta straordinaria, paragonabile a quella dei recenti Giochi Olimpici, un vero servizio pubblico. La Rai ha fatto quello che deve fare in queste occasioni: essere a disposizione della società. Grazie alla Rai e al Comitato italiano paralimpico tante persone con disabilità saranno state entusiasmate, convinte, ispirate dai grande campioni, non solo italiani, che nello sport hanno trovato motivi di vita, di rivalsa, di speranza.

La malattia, la disabilità, l’amputazione, il deficit intellettivo, ma anche l’apertura agli atleti che fanno la transizione di genere, la carrozzina come la protesi sono messi da parte davanti al successo, alla fatica, alla prestazione atletica. Una vittoria o una sconfitta sono due facce diverse di una medaglia che, però, significano la stessa cosa: gareggiare nella vita.

Il successo mondiale mediatico dei Giochi paralimpici di Parigi è sancito dalle migliaia di pagine social su Facebook, Instagram, Youtube, X, dedicate ai singoli atleti assurti a esempio di resilienza e capaci di prestazione che noi normodotati, spesso pantofolai e poltronai al solo pensarlo sudiamo, soffriamo e scappiamo: questa edizione parigina ha goduto dell’appoggio totale della municipalità parigina, del governo regionale dell’Île de France, del governo nazionale e del presidente francese. E pensare che i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2024 sarebbero dovuti essere a Roma. Ma comunque, da amanti dello sport, ci auguriamo che la testimonianza degli atleti paralimpici che hanno gareggiato a Parigi serva per abbattere definitivamente quel muro di ignoranza e falsità umane che genera l’esclusione di chi, per una malattia, per un incidente, risulta diverso, apparentemente più debole, a volte inutile. È vero, sono ancora tante le differenze, e per questo le luci, il clamore, non si debbono spegnere oggi. Perché il cambiamento incomincia con lo sport. La fiamma paralimpica arde nel cuore di tante persone. E manca poco ai Giochi invernali di Milano/Cortina 2026.

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