Ecclesia

Voci dalla seconda Assemblea sinodale: corresponsabilità, giovani e linguaggi

ph Siciliani Gennari-Sir
02 Apr 2025

Questo Sinodo della Chiesa italiana, in questo momento storico, è “fondamentale, credo, per tante ragioni, soprattutto perché siamo entrati decisamente in un tempo che ha bisogno di una qualità rinnovata dell’annuncio del Vangelo e della testimonianza del Vangelo, e credo che questo sia uno dei grandi segni dei tempi a livello di Chiesa universale e anche a livello di Chiese locali, quindi di Chiesa italiana”. Lo dice don Marco Bernardoni, della famiglia dehoniana, proveniente da Bologna, tra i partecipanti alla seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, in corso in Vaticano da ieri e fino a giovedì 3 aprile. Il religioso evidenzia che sta partecipando a questo momento ecclesiale perché ha “speranza che qui si stia lavorando bene e non solo alle nostre dinamiche interne ecclesiali, ma perché possa uscire un messaggio contagioso per tutta la società”. Oggi occorre puntare, per rivitalizzare l’annuncio – aggiunge don Bernardoni – alle giovani generazioni: questa è una priorità. La questione dei linguaggi è un’altra priorità, a cominciare dalla liturgia. “Ma io lo snodo fondamentale lo sento nella corresponsabilità. Evidentemente lì serve un cambio di marcia”.

Antonello Bollettino, della diocesi di Acerenza, anche lui tra i circa mille delegati all’Assemblea sinodale, si dice contento e legge questa iniziativa della Chiesa italiana in forma “molto positiva, perché ogni volta che ci si mette in cammino insieme è sempre qualcosa di positivo e innovativo e mi aspetto molto da questo”. Per Antonello “cambiare non è facile, ma come giovane dico che occorre intercettare le esigenze della società e dei giovani in particolare. Non tanto quelle che vengono proclamate, ma quelle che realmente interessano e necessitano ai giovani”, come un maggiore coinvolgimento a livello parrocchiale e diocesano per dare il loro contributo.

“Il materiale uscito finora dal percorso di questi anni va conservato gelosamente” – spiega Elisabetta Lippi, anche lei della diocesi di Bologna – “è un grande tesoro da conservare e credo che l’impegno maggiore stia nel cercare di mantenere questo stile sinodale ovunque nella Chiesa e nei luoghi di partecipazione della Chiesa. Tutto dovrebbe svolgersi con questa modalità, questo stile sinodale che vuole che tutti parlino, esprimano la loro idea e che si trovi sempre un terreno comune”. Ognuno “deve cercare di impegnarsi a fare qualcosa di concreto – aggiunge Elisabetta – per una società diversa che garantisca veramente prossimità”. “Come donna, laica, vedo che nella nostra diocesi, ad esempio, il ruolo della donna è molto variegato. Ci sono situazioni in cui le donne hanno un ruolo che compete, e altre in cui fanno moltissimo a livello di cura e di organizzazione delle parrocchie, e questo ruolo spesso non viene riconosciuto tale. I vescovi dovrebbero dare indicazioni precise su questo per una maggiore responsabilità”.

Oggi, per Francesca Cescon, della diocesi di Vittorio Veneto, “siamo giunti a una parte finale di quello che è stato un percorso e mi auguro di arrivare a quel confronto ancora nell’ottica di ascolto all’interno dei gruppi sinodali, ma soprattutto di poter portare un qualcosa di concreto, fattivo, all’interno delle singole diocesi, per rispondere a quelle che sono le esigenze che oggigiorno sono sempre più sentite”, come quelle dei giovani. Nei loro confronti “dobbiamo essere più attrattivi, perché sono quelli che hanno maggiori esigenze di essere ascoltati e avvicinati sempre più alla Chiesa”. Dai lavori sul tema del coinvolgimento della donna, Francesca si dice “fiduciosa” e “ottimista che ci possa essere un maggior spazio all’interno della Chiesa”.

“Un cammino fatto insieme, nella gioia, che ha ricordato come e quanto sia importante la condivisione della storia e della vita degli uomini come via missionaria”, scrive il direttore di “Parola di Vita” della diocesi di Cosenza-Bisignano, don Enzo Gabrieli, in un editoriale in uscita domani e tra i delegati all’Assemblea sinodale. “La Chiesa nella sua interezza – conclude Gabrieli – incarna la sintesi tra carisma e profezia in una comunione ecclesiale che metta sempre al centro la persona umana. Un’Assemblea celebrata nei luoghi e nel tempo giubilare, che invita i credenti a leggere questo cammino come pellegrinaggio di speranza, che sanno di essere collocati sullo stesso sentiero dell’umanità”.

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