Ecclesia

Leone XIV ha celebrato i 43 anni di sacerdozio

Abbiamo intervistato mons. Marín de San Martín che ha evidenziato spiritualità agostiniana, stile sinodale, ascolto dei segni dei tempi e passione missionaria del nuovo pontefice: “La sinodalità è il suo stile quotidiano di Chiesa”

foto Agostiniani
20 Giu 2025

di Riccardo Benotti

“È un uomo di Dio, di profonda preghiera, che vive il sacerdozio come servizio alla Chiesa e al popolo”: mons. Luis Marín de San Martín, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, ricorda così i 43 anni di ordinazione sacerdotale di papa Leone XIV, che si sono celebrati ieri, 19 giugno. Agostiniano come lui, ne ha condiviso la spiritualità e il cammino ecclesiale. Ne racconta la visione di Chiesa, l’anima missionaria, la passione per la sinodalità e la fiducia in una fede vissuta con semplicità, ascolto e carità.

foto Siciliani Gennari-Sir

Eccellenza, che sacerdote ha conosciuto nel corso di questi anni?
È un uomo di Dio. Vive l’esperienza di Cristo risorto con forza e autenticità. È un uomo di profonda preghiera, che celebra l’eucaristia con intensità, al centro della sua vita. Il suo sacerdozio è indissolubilmente legato a quello di Cristo, vissuto come servizio, disponibilità e amore per la Chiesa. Vive la dimensione agostiniana del “Cristo totale”, cioè capo e membra in unità inscindibile: non c’è Cristo senza Chiesa, né Chiesa senza Cristo.

Quanto è presente l’impronta agostiniana nel suo modo di essere prete?
Papa Leone si è presentato sin dall’inizio come “figlio di Sant’Agostino, agostiniano”. È dal carisma agostiniano che viene il suo servizio sacerdotale. Soprattutto per quanto riguarda la comunione con Cristo e, in Cristo, con tutti i fratelli e le sorelle.

La sua è una spiritualità incarnata, che si traduce in amore concreto per la comunità e in un servizio vissuto con umiltà e dedizione.

Nella vita agostiniana, la comunità è centrale ma intesa in un senso molto forte: quello di avere una sola anima e un solo cuore protesi verso Dio. Da qui il discernimento si fa insieme, la corresponsabilità è vissuta, la fraternità è concreta. Tutto questo si riflette nel suo stile pastorale, profondamente ecclesiale e comunitario.

Chi è mons. Luis Marín de San Martín

Nato a Madrid nel 1961, è sacerdote agostiniano dal 1988. Dopo un dottorato in teologia alla Pontificia Comillas e incarichi di formazione e governo nell’Ordine, nel 2008 viene chiamato a Roma da Robert Prevost, per collaborare nella Curia generalizia. Dal 2021 è sottosegretario del Sinodo dei Vescovi e vescovo titolare di Suliana. Esperto di spiritualità agostiniana e figura di collegamento tra tradizione e sinodalità, è autore di numerose pubblicazioni.

È un Papa che colpisce per la sua semplicità. Da dove nasce questa sensibilità?
È un uomo semplice ma non ingenuo, gentile ma non insicuro, paziente ma non debole. È il suo carattere, ma coltivato nella preghiera e nell’attività pastorale. La sua grande sensibilità nasce dall’esperienza di Cristo Buon Pastore. Ha una forte dimensione sociale, che lo avvicina a chi soffre, a chi è ai margini. È un uomo che ama la giustizia, che cammina con il popolo, che ascolta. Il suo sacerdozio è popolare nel senso più profondo: stare con, servire, condividere, accompagnare.

In questi primi passi da Pontefice, ha parlato spesso di sinodalità. Perché è un tema così centrale per lui?
Perché la sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa e anche fa parte del modo di essere dell’Ordine agostiniano.
Camminare insieme, praticando l’ascolto reciproco e la corresponsabilità, è per lui una realtà quotidiana, non uno slogan. Lo ha vissuto da religioso e da vescovo, lo vive oggi da Papa. È convinto che una Chiesa sinodale sia più fedele al Vangelo.

La sinodalità è diventata anche uno stile di governo?
Sì, lo è sempre stata. Come priore generale lavorava in équipe e rispettava il principio di sussidiarietà. A Chiclayo esistevano strutture di corresponsabilità e coinvolgeva tutti nella redazione del programma pastorale. Come prefetto ha partecipato attivamente al processo sinodale, con interventi mirati e concreti, anche in due dei gruppi di lavoro sinodale. Anche oggi non lavora in maniera individualistica e solitaria, ma ascolta, non accentra e, dopo aver riflettuto, decide con responsabilità e risoluzione.

Uno degli aspetti centrali del suo ministero sembra essere l’attenzione ai “segni dei tempi”.
Il Verbo si fa carne, il Vangelo si incarna nella storia. È necessario conoscere il nostro tempo per poter rispondere alle sue sfide, per poter evangelizzare.
Papa Leone non è un uomo astratto né teorico, ma è immerso nel mondo. Ha parlato di intelligenza artificiale, di pace, di guerra, di vita concreta delle persone. Sa leggere la realtà per servire meglio, per portare il Vangelo là dove ancora non è arrivato.

 

foto Afp-Sir


Quanto ha inciso il suo essere missionario?

Profondamente. Ha un’anima missionaria e sente molto forte la chiamata ad evangelizzare. Pochi anni dopo l’ordinazione sacerdotale è andato in Perù, alla zona di missione. Ha vissuto in realtà molto diverse: Chicago, Chiclayo, Roma. Quando è stato superiore generale, ha visitato le comunità agostiniane sparse in tutto il mondo. Ha un cuore grande e una mente aperta, conosce le lingue, le culture, le persone. È un uomo che costruisce ponti, che unisce.

Che tipo di pastore è?
Sereno, riflessivo, instancabile. Lavora tanto, con metodo e precisione. È teologo, canonista, matematico. Ma soprattutto è uomo di ascolto.
Papa Leone non è un uomo astratto né teorico, ma è immerso nel mondo. È una guida che accompagna, non che domina. Ha una grande capacità di leadership.

E rispetto al ruolo dei laici?
Si parte dal battesimo, non da un’ottica clericale. Tutti i battezzati sono corresponsabili nella missione della Chiesa. Non è un “dono” o una “concessione” che si fa ai laici, è la loro vocazione. Possiamo parlare di corresponsabilità differenziata, mai di assemblearismo. Ognuno partecipa con ciò che è proprio, senza confondere ruoli, ma valorizzando tutti. È la sinodalità vissuta.

Stemma Papa Leone XIV

Ordinazione e formazione di papa Leone XIV

Dopo aver emesso i voti solenni il 29 agosto 1981, Robert Prevost riceve la formazione teologica alla Catholic Theological Union di Chicago e viene poi inviato a Roma per approfondire il Diritto canonico alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum). È ordinato sacerdote il 19 giugno 1982 nella Cappella di Santa Monica, a Roma, da mons. Jean Jadot. Nel 1984 ottiene la licenza e l’anno successivo, mentre prepara la tesi di dottorato, parte per la missione agostiniana di Chulucanas, in Perù. Nel 1987 discute la tesi su “Il ruolo del priore locale dell’Ordine di Sant’Agostino” e viene nominato direttore delle vocazioni e delle missioni della Provincia “Madre del Buon Consiglio” in Illinois.

Si diceva che servisse un Papa “di sintesi”. Crede che Leone XIV lo sia?
Papa Leone non alimenta polarizzazioni. La Chiesa non è un’arena di confronto ma una comunione dove tutti siamo fratelli e sorelle, non nemici. E tutti in collaborazione cerchiamo il bene della Chiesa. È un pontefice, nel senso più profondo: costruttore di ponti. Cerca l’unità, la comunione, ma valorizza le differenze. La chiave? La carità. Se c’è carità, la diversità ci arricchisce. Se manca, ci divide.

Quale immagine di Chiesa può sintetizzare la visione del Papa?
Quella di Chiesa come famiglia di Dio, perché nella Chiesa, come in una famiglia, ognuno ha un ruolo, ma tutti partecipano con amore. Il padre, la madre, i figli: ognuno è diverso, ma nessuno è escluso. È l’immagine di una Chiesa viva, inclusiva, affettuosa, corresponsabile. Un corpo in cui ogni membro è importante.

In questo tempo segnato dalla guerra, Leone XIV porta un messaggio di pace.
Un cristiano vive di speranza. La pace non è un’utopia: è Cristo risorto. La fede del Papa è profonda, ed è da lì che nasce la speranza. La guerra, la morte, non hanno l’ultima parola. L’ultima parola è la risurrezione. Ed è questa la pace che dobbiamo testimoniare, a partire dalla nostra vita quotidiana.

In definitiva, che Papa sarà?
Un credente, uomo di fede, che ama profondamente la Chiesa e conosce molto bene il nostro mondo. Che crede nella carità come chiave per vivere insieme. Tranquillo e riflessivo, dinamico e coraggioso. Leone XIV porterà avanti con serenità e profondità una storia di servizio e di comunione. Sarà un grande Papa, ne sono sicuro.

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01 Gen 2026