Tracce

Su Mattarella non si può!

ph Paolo Giandotti – ufficio stampa Quirinale
08 Ago 2025

di Emanuele Carrieri

Premessa indispensabile per scongiurare primati e superiorità di ogni genere da parte delle presuntuose, spocchiose e tracotanti “menti semplici” che gremiscono il palcoscenico politico italiano: attaccano il Presidente della Repubblica Italiana con l’intenzione di colpire Sergio Mattarella. È lui il bersaglio che vogliono colpire: ne consegue che qualunque attacco mosso nei suoi confronti da una qualsiasi entità – a maggior ragione, se si tratta di uno Stato straniero – costituisce un attacco verso il nostro Paese e verso chi ne fa parte. Vale a dire, verso tutti, proprio tutti, nessuno escluso. Semplificare gli attacchi e gli oltraggi sferrati dalle autorità russe a Mattarella a una questione di mera contingenza diplomatica e, come tale, riconducibile agli alti e bassi della ordinaria dialettica fra stati, rappresenta prima di tutto un grossolano strafalcione di carattere istituzionale. Ma è, più di tutto, il modo più vantaggioso e più diretto per spianare la strada, consapevolmente oppure no cambia poco, alla propaganda con cui da tempo e servendosi di ogni mezzo – a cominciare dai social – Putin, con la sua masnada, è impegnato a scambiare fra loro i ruoli di invasore e di invaso, di occupante e di occupato, di aggressore e di aggredito. Si affaccia con intensità il dubbio che alcuni esponenti della nomenklatura non conoscano i fondamentali dell’attività diplomatica. Tanto per citare un caso, il ministro degli esteri russo Lavrov aveva soltanto ventidue anni quando, nel lontano ’72, mise piede nel grattacielo di Piazza Smolenskaja, la sede del ministero e ricopre quel posto, chiamato da Putin, dal 9 marzo del 2004. Come immaginare che quell’ex enfant prodige possa proferire soltanto una frase contro una personalità apprezzata, rispettata e stimata come Mattarella, che è il Presidente della Repubblica Italiana? È ovvio che desiste. Ha affidato ormai da tempo l’ingrato compito alla sua portavoce Marija Zakharova: quella che incarna – riuscendoci benissimo – la parte della sorvegliante cattiva, con il portavoce di Putin, Peskov, bravissimo a sua volta, nei panni del secondino bonario. Ma resta sempre la voce del grande zar di tutte le Russie. Vari giorni prima dell’inizio della invasione russa dell’Ucraina (24 febbraio 2022), la portavoce si era scagliata, con capacità espressiva della bambina del film L’esorcista, contro chi dava l’aggressione per imminente. Questo, dopo avere già scritto che “questi giorni passeranno alla storia come i giorni del fallimento della propaganda di guerra occidentale, umiliata e distrutta senza sparare un colpo”. In verità da allora di colpi sull’Ucraina ne sono piovuti, fra ordigni, bombe, missili, cannonate e droni oltre quattro milioni all’anno. Altro che senza sparare un colpo. Gli unici a finire “umiliati e distrutti” sono stati quegli esponenti politici nostrani che al tempo, in sincronia perfetta con le dichiarazioni di Marija, zarina di tutte le Russie, si erano detti certi che “Putin non attaccherà l’Ucraina” o avevano il progetto dello scambio fra due Mattarella con mezzo Putin. Così torniamo a Mattarella, che non solamente è il Capo dello Stato e come tale rappresenta tutti, proprio tutti, nessuno escluso – con l’apprezzamento della stragrande maggioranza, la quasi totalità degli italiani, stando ai sondaggi che da dieci anni lo incoronano come il politico di gran lunga più amato del Paese –, ma anche la personalità più autorevole e più apprezzata dell’intero panorama continentale europeo. “Colpirne uno per educarne cento”, spiega un adagio attribuito a un oscuro funzionario della dinastia cinese Han. E Zakharova, che non ama l’oscurità e che sceglie sempre le luci del palcoscenico, ha imparato molto bene la lezione e la usa a ogni piè sospinto. Tanto che non appena ha l’occasione adatta non esita a puntare la sua arma da cecchino di regime – oppure da killer di mafia che non ricorda chi ha freddato – su Mattarella, inserito nella lista nera dei russofobi in circolazione pubblicata di recente sul sito del ministero degli esteri russo. Non certo prima, non certo unica, e non certo ultima, puntata di una più generale offensiva della propaganda filorussa che proprio nel nostro Paese ha trovato e continua a trovare il terreno di conquista favorevole. È quanto emerge da alcune osservazioni statistiche condotte per saggiare l’atteggiamento delle opinioni pubbliche europee sulla guerra in Ucraina. A volte occorre prevenire le obiezioni maliziose e venire al dunque: criticare il Presidente della Repubblica si può o non si può? In uno Stato di diritto come il nostro dove la libertà di pensiero e quindi di critica sono previsti e tutelati, ovviamente si può. Altrettanto ovviamente, però, nella misura in cui la critica al Presidente della Repubblica non sconfini nell’offesa personale. Tutto ciò, a ben guardare, non tutela solo l’interessato ma l’intera comunità nazionale che egli rappresenta. Indirizzare la fandonia di russofobia a Mattarella per avere egli condannato fin dall’inizio l’invasione russa di uno Stato libero e sovrano come l’Ucraina con l’immane catena di lutti e di distruzioni a cui ha dato luogo e che invece di diminuire non fa che aumentare, è cosa quindi diversa dal reato di lesa maestà sbandierato dai nemici con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Significa, quasi, colpirci nella nostra stessa sovranità nazionale. Vuol dire, nel caso di chi, sul fronte interno, si è ammutolito, non reagisce o reagisce di malavoglia o addirittura applaude, suonare in anticipo la ritirata nei confronti di chi ha già dimostrato di essere pronto a servirsi di qualunque mezzo pur di imporre la propria volontà di dominio sugli altri. Che è poi ciò che fa la differenza fra stati guidati e rappresentati da un mascalzone oppure da un galantuomo, da una persona perbene.

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