Diocesi

Carosino per San Biagio: fede, tradizione e comunità

29 Gen 2026

di Floriano Cartanì

A Carosino il tempo della festa per il patrono San Biagio non è solo un appuntamento nel calendario: è memoria che si rinnova,  è identità che si fa voce. Dal 25 gennaio al 7 febbraio  il paese si raccoglie attorno alla figura del vescovo e martire armeno, patrono amato e invocato, per una celebrazione che intreccia liturgia, devozione popolare e gesti di comunità. La festa si è aperta già scorsa domenica col tradizionale rito dell’intronizzazione del simulacro del santo, accolto in chiesa tra canti e preghiere. È il momento in cui la statua torna al centro della vita spirituale del paese, segno tangibile di una presenza che unisce generazioni, mentre le sante messe scandiscono la giornata come battiti di un cuore che riprende il suo ritmo rituale. Il triduo solenne, dal 31 gennaio al 2 febbraio, accompagna i fedeli verso il giorno centrale della festa e con il sabato 31 che prevede la santa messa in onore di Don Bosco, animata dalle ex-allieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice. A seguire nella stessa giornata un momento conviviale nel salone parrocchiale: la distribuzione del ‘pane e mortadella’, gesto semplice ma eloquente, perché la festa è anche condivisione. Si arriva così al 2 febbraio, festa della Candelora, la luce delle candele anticipa quella riconoscenza che, il giorno seguente, diventerà gesto simbolico e potente: la benedizione della gola con le candele incrociate, memoria del miracolo attribuito a San Biagio, protettore contro i mali della gola. Martedì 3 febbraio è il giorno del Santo. Le messe del mattino preparano alla solenne celebrazione serale, presieduta dal parroco don Filippo Urso. Subito dopo, la processione, accompagnata dalla banda ‘Santa Cecilia’ di Taranto, attraverserà le vie del paese con un itinerario che è mappa affettiva, dove ogni strada racconta un frammento di storia, ogni balcone diventa altare, ogni passo è preghiera. Al termine di ogni messa, un trancio di panettone viene donato ai fedeli: gesto semplice, ma carico di significato, che richiama l’antica tradizione legata al vescovo martire, un dolce natalizio chiamato a diventare qui simbolo di continuità, di fede che non si spegne con le luci delle feste. La chiusura dei festeggiamenti in onore di San Biagio patrono di Carosino, è affidata , il 7 febbraio al castello D’Ayala Valva, con il torneo di burraco ‘San Biagio’, organizzato in collaborazione con l’Associazione Genitori Taranto Oncoematologia. Un momento di gioco che diventa solidarietà, perché la festa non è solo celebrazione, ma anche impegno concreto. Carosino, in questi giorni, non è allora solo un luogo qualsiasi dove si fa festa, ma è un racconto vivo di una comunità che si riconosce in una fede che cammina. E San Biagio, come ogni anno, torna a essere il volto di questa appartenenza.

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