Città

Porto e stabilimenti militari: trend negativo per le “industrie del mare”

17 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Il mare come risorsa. Il vecchio ritornello, che da sempre sentiamo ripetere ogni volta che si parla dell’economia di Taranto, viene di fatto smentito da quanto avviene nella realtà.

E non parliamo dei gravi danni che il maltempo sta creando in Puglia, con seri rischi per il turismo balneare, e che per fortuna ha finora solo lambito il territorio (ma i pericoli sono sempre incombenti), ma parliamo soprattutto degli stabilimenti militari della Marina e del porto, che rappresentano sicuramente il passato, forse il futuro, ma mai… il presente.

Degli stabilimenti militari e del complesso della Difesa a Taranto si occupa la segreteria della Cisl FP, che lancia l’allarme chiamando a raccolta la politica e la società civile: “Basta immobilismo, difendiamo il lavoro e la dignità di Taranto”. Per quanto riguarda il porto invece, è la pubblicazione dei dati Istat, che riguarda la nostra città, ma anche gli altri porti pugliesi, a mostrare i dati di una crisi profonda, che investe il movimento delle merci e che non può essere affatto compensata dal traffico passeggeri e, per quanto riguarda specificamente Taranto, dalle crociere.

A lanciare l’allarme sulla condizione della Difesa a Taranto è il segretario della Cisl Fp Umberto Renna, (nella foto) secondo il quale la condizione degli stabilimenti industriali della Difesa a Taranto ha raggiunto un livello di criticità non più sostenibile, nel silenzio delle istituzioni. La Cisl Taranto Brindisi denuncia quello che definisce “un clima di immobilismo ingiustificato e una disparità di trattamento che rischia di affossare definitivamente l’efficienza del naviglio e delle infrastrutture militari strategiche del territorio”. E punta il dito contro lo stato maggiore che rema contro.

“Mentre i direttori dei vari comandi locali tentano con abnegazione di organizzare i flussi di lavoro, nonostante la cronica carenza di risorse e personale, lo stato maggiore Marina spesso non ne sostiene i provvedimenti”. Secondo il sindacato, balza in evidenza il forte contrasto tra il polo d’eccellenza “Ecogreen” a impatto zero, e il degrado che regna “dall’altra parte della strada, negli enti contigui”. Con gli operai costretti a portarsi sapone e carta igienica da casa, ore di straordinario del 2024 e 2025 non ancora liquidate, strutture fatiscenti in abbandono.

La Cisl chiede al sindaco, ai Consigli Comunale e Regionale e alla politica di far fronte comune. “Taranto non può essere solo una passerella per le visite ufficiali dei vertici dello stato maggiore; deve tornare a essere il centro della strategia industriale della Difesa, con investimenti reali e rispetto per chi lavora”.

“Non è solo una vertenza sindacale, è una battaglia per la sopravvivenza economica di Taranto. Non possiamo permettere che, sotto la nebbia di una burocrazia esasperante, si pianifichi lo smantellamento del lavoro pubblico a favore delle lobby della Difesa”.

Per quanto, invece, riguarda il porto, il rapporto Istat sul trasporto marittimo 2010-2024 mostra che, pure in un paese altamente vocato, complessivamente secondo in Europa per traffico merci e passeggeri, l’andamento dei traffici in Puglia, e in particolare nel porto di Taranto, è molto negativo, essendo passato da 34.209 di tonnellate di merci transitate nel 2010 alle 14.815 del 2024. Valori molto più che dimezzati, quindi, spiegabili soprattutto con la profonda crisi della siderurgia e con il fallimento del progetto Evergreen che, nonostante i successivi tentativi di rimettere in piedi il traffico container, non ha ancora oggi una svolta positiva. Come del resto dimostrato la mancata ricollocazione dei circa 300 ex dipendenti dell’azienda Tct, di matrice taiwanese.

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