Diocesi

Ritorna all’originaria bellezza il dipinto de ‘La moltiplicazione dei pani e dei pesci’ della cattedrale di San Cataldo

ph G. Leva
28 Mar 2026

di Angelo Diofano

Venerdì mattina, 27 marzo, nella basilica cattedrale di San Cataldo è stato presentato in conferenza stampa il restauro del grande dipinto intitolato ‘La moltiplicazione dei pani e dei pesci’ dell’artista veneziano Giovanni Molinari, nell’ambito del progetto complessivo di riqualificazione della cappella del Santissimo Sacramento, a lato dell’altare maggiore. Tale intervento (assieme a quello della cappella del Crocifisso) è stato completamente sostenuto da Italcave spa della famiglia Caramia, per un costo complessivo di circa centomila euro.

Il dipinto, attualmente nella navata laterale per la fase finale dei lavori, sarà inaugurato la sera del Giovedì Santo, subito dopo la messa in Coena Domini presieduta dall’arcivescovo, e costituirà parte integrante dell’altare della reposizione (il cosiddetto ‘sepolcro’)  allestito nel ‘cappellone’ di San Cataldo. Dopo la Settimana Santa l’opera d’arte  tornerà nella originaria collocazione. Quindi il restauro toccherà all’altro grande dipinto della cappella del Santissimo Sacramento, intitolato ‘La caduta della manna’, sempre del Molinari.

Impossibilitato a intervenire per un concomitante impegno, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero, in una nota, ha voluto ugualmente esprimere plauso e gratitudine a coloro che stanno rendendo possibile il ritorno alla bellezza di uno dei luoghi probabilmente meno conosciuti della cattedrale, ma straordinariamente bello per il grande valore artistico e per il significato della fede.

Mons. Emanuele Ferro, parroco della basilica cattedrale, ha poi presentato il progetto di restauro della cappella del Santissimo Sacramento, evidenziando che in essa è presente il tesoro della Chiesa, cioè la Santissima Eucarestia, ben più importante, quindi, delle altre, anche dello stesso ‘cappellone’ di San Cataldo, e che merita ogni rispetto e cura, preservando e consegnando ai posteri i capolavori che ne raccontano la grandezza e l’importanza. Parlando de ‘La Moltiplicazione dei pani e dei pesci’, don Emanuele ha specificato che esso fa parte di un ciclo pittorico molto imponente e che purtroppo il trascorrere degli anni e le manomissioni ne hanno provocato l’ammaloramento, ma che sta tornando all’antico splendore.

“L’opera pittorica – ha continuato – costituisce il tassello di un lavoro di restauro cominciato ormai da due anni e che ha visto la restituzione della cappella del Santissimo Sacramento anche nelle parti murarie, nei nuovi inserti d’ottone  del bellissimo altare marmoreo, caratterizzato da capi-altari costituiti da putti meravigliosi del napoletano Giuseppe Sammartino (1720 –1793) con i nuovi poli liturgici. La tela, assieme a quella de ‘La caduta della manna’ è una catechesi visiva sull’Eucarestia nei periodi del Nuovo e Vecchio Testamento che ci aiuterà nell’adorazione eucaristica e nella partecipazione alla santa messa. Ed è elemento importante anche la raffigurazione nel dipinto del fiume , anche questo figura di Cristo, acqua viva, attorno al quale tutto fiorisce, come la vegetazione presente sui bordi”.

“I tarantini che visiteranno l’altare della reposizione – ha concluso – potranno rendersi conto della bellezza, della grandezza e della maestosità di questo dipinto. E io ringrazio di cuore l’Italcave e tutti coloro che hanno reso possibile la rinascita della cappella del Santissimo Sacramento, che desideriamo sia ancor più visitato e apprezzato soprattutto come luogo di preghiera e di raccoglimento”.

ph G. Leva

È poi intervenuta Maria Gaetana Di Capua, restauratrice di Martina Franca, operante nel settore dei beni culturali e che proprio un anno fa aveva restituito alla originaria bellezza il venerato simulacro dell’Addolorata della omonima confraternita. “Sono onorata – ha detto – di aver partecipato al restauro di questo dipinto, anche perché ci consente di avvicinarci a quella particolare realtà che è la pittura veneziana. Ciò è particolarmente interessante perché generalmente in zona abbiamo opere di autori pugliesi, locali o della scuola napoletana. L’autore è Giovanni Molinari, artista del seicento, uno dei più importanti dell’epoca. Si tratta di un olio su tela, montato su telaio ligneo, dalle dimensioni ragguardevoli: sette metri per tre”.

“Lo stato di conservazione– ha continuato – era pessimo perché la pellicola pittorica presentava una vernice alterata che non rendeva più fruibili le cromie originarie. Inoltre nel dipinto erano presenti addirittura moltissime toppe applicate nel secolo scorso sulla pellicola pittorica a tamponare lacerazioni e sfondamenti subiti nel corso del tempo. Poi sono state realizzate operazioni per poter integrare sia le parti di tela mancanti sia le crome originarie nel rispetto di quelli che sono gli elementi fondamentali del restauro”.

L’intervento è stato effettuato nella parte iniziale nel laboratorio del museo diocesano e successivamente nella navata destra della cattedrale.

Era presente all’incontro l’amministratore delegato di Italcave Giovanni De Marzo: «L’azienda – ha detto – conferma il legame indissolubile con il territorio tarantino sostenendo il restauro integrale della cappella del Santissimo Sacramento della basilica cattedrale. L’intervento non ha riguardato solo le prestigiose tele, ma un recupero profondo di tutto l’apparato monumentale. Dalla ristrutturazione e tinteggiatura delle superfici murali alla minuziosa pulizia dei marmi, fino al delicato bagno galvanico per il ripristino delle 120 decorazioni in ottone. Abbiamo voluto ridare luce alle sculture, al portale settecentesco e dotare lo spazio di nuovi poli liturgici e stalli in materiali nobili come legno e argento. Un impegno che abbiamo voluto sancire con una targa all’interno della cappella, dedicando l’intero restauro alla memoria di Antonio Caramia: proteggere l’identità culturale e spirituale di Taranto sia l’omaggio più prezioso per chi ha amato questa terra e il modo migliore per investire nel futuro della nostra comunità».

 

il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

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