Diocesi

Grande partecipazione alla ‘Festa dei Popoli’ organizzata da Migrantes diocesana

L’arcivescovo Ciro Miniero: “Il volto di Cristo si rifletta in ogni uomo e in ogni donna del nostro tempo, soprattutto in chi vive condizioni di vulnerabilità”

ph fp Occhinegro
18 Mag 2026

La ‘Festa dei Popoli’ organizzata da Migrantes diocesana e svoltasi per tutta la giornata di domenica 17 maggio, ha riempito il cuore di tutti i presenti, fra mille cuori e più che hanno respirato insieme contro la violenza, uniti nella pace. Alla presenza dell’arcivescovo mon. Ciro Miniero e in presenza delle autorità politiche e militari della città di Taranto la celebrazione religiosa ha visto grandi momenti di condivisione di tutti i popoli presenti. È stata una  festa colorata, cantata, di grande compostezza, nella quale si è ricordata più volte la figura di Bakari Sako che mai sarà dimenticata. La festa prolungata fino a tarda serata, grazie all’apporto di tutte le comunità presenti, ha riempito via Falanto di musica, gioia e tanto cibo etnico: era necessario respirare tutto insieme e dimostrare che insieme tutti non c’è posto per l’esclusione.

Nel corso della celebrazione eucaristica pomeridiana svoltasi nella chiesa della Madonna delle Grazie e animata dai canti della corale diocesana del Rinnovamento nello Spirito, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha pronunciato un’omelia dai toni forti, intrecciando il messaggio evangelico con il dramma che in questi giorni ha sconvolto la città, facendo riferimento all’omicidio del 35enne bracciante originario del Mali, in piazza Fontana. “Non possiamo tacere di fronte alla morte di Bakari Sako. Deve essere questo il motivo più vero del nostro sconcerto e della nostra condanna di ogni forma di violenza, di esclusione, di cattiveria”, ha affermato, indicando quel delitto come uno spartiacque morale per l’intera comunità.

Il successore di San Cataldo ha invitato a recuperare il significato più autentico del messaggio cristiano, rammentando la vicinanza di Cristo agli ultimi, ai fragili e agli esclusi. Nel richiamo al passo evangelico dedicato allo straniero accolto, l’arcivescovo ha sottolineato come il volto di Cristo si rifletta in ogni uomo e in ogni donna del nostro tempo, soprattutto in chi vive condizioni di vulnerabilità.

Particolarmente duro il passaggio dedicato all’indifferenza, indicata come una delle forme più gravi di fallimento morale. “Se un cristiano si dovesse girare dall’altra parte, non apparterrebbe veramente a Cristo” – ha detto mons. Miniero, parole che hanno assunto il peso di una denuncia pubblica contro ogni atteggiamento di passività davanti alla sofferenza e alla violenza.

Il richiamo si è poi esteso alla responsabilità educativa, individuata come terreno decisivo per contrastare derive di violenza giovanile. “Non possiamo più aspettare! – ha ammonito l’arcivescovo, sollecitando un impegno concreto che parta dalle famiglie, dalle istituzioni e dall’intera comunità civile. “La missione educativa è una priorità assoluta” – ha ribadito, invitando a non delegare ad altri il compito della formazione delle nuove generazioni, ma ad assumerselo con tutte le forze e con tutte le risorse disponibili.

L’invito finale è stato quello a preservare l’identità di Taranto come città aperta e accogliente, esortando la comunità ad aprirsi al confronto con culture e fedi differenti, rilanciando l’idea di una città capace di restare ospitale e generosa anche in un momento di forte tensione emotiva.

Al termine, il direttore di Migrante diocesana, don Pino Calamo, nell’indirizzo di saluto e di ringraziamento rivolto all’arcivescovo, al sindaco Piero Bitetti, a tutte le altre autorità e ai volontari, si è dichiarato soddisfatto della riuscita di questo importante momento di comunione vissuto alla Madonna delle Grazie con rappresentanze di popoli di ogni nazionalità e di ogni fede, “permettendoci di fare esperienza della cattolicità della nostra religione”.

 

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