Diocesi

L’omelia dell’arcivescovo Ciro Miniero in occasione del pellegrinaggio diocesano alla Basilica della B.V.M. del Rosario di Pompei

ph ND
25 Giu 2026

Riportiamo il testo integrale dell’omelia che l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha pronunciato in occasione della celebrazione eucaristica nella Basilica della Beata Vergine Madonna del Rosario di Pompei, in occasione del pellegrinaggio diocesano 2026:


Carissimi fratelli e sorelle,

l’esperienza del nostro pellegrinaggio, segno del dinamismo della Chiesa insieme alla bellezza dell’incontro è collocata nel contesto di una liturgia mariana, in un luogo consacrato alla Madre di Dio.

Questo santuario è situato in un territorio un tempo pagano, ma trasformato in luogo di fede e di preghiera, anche grazie all’opera generosa di san Bartolo Longo, nostro conterraneo, canonizzato il 19 ottobre 2025 da Leone XIV.

La Parola di Dio, nostro nutrimento di oggi, ci offre due scene ricche di profondo significato:l’annunciazione (vangelo) e la presenza di Maria con gli apostoli in preghiera, figura della Chiesa (Atti degli Apostoli). Comunico a voi ciò che questa Parola suscita in me nel suggestivo scenario della basilica della Beata Vergine del Rosario di Pompei.

(Prima lettura)

L’evangelista Luca, nella pagina del vangelo ascoltata, descrive l’ora sublime dell’annunciazione a Maria per mezzo dell’angelo Gabriele, nome che significa forza di Dio o uomo di Dio.

​​Il mistero dell’incarnazione non si realizza nella sontuosità del Tempio, ma in una località piccola e sconosciuta, Nazaret, dove Maria dimora. L’angelo, dopo l’annuncio della nascita del Battista, lascia Gerusalemme e si dirige verso un villaggio sperduto della Galilea, terra difficile dal punto di vista religioso e sociale.

​​Nel tempio, è il sacerdote a cercare la presenza di Dio nel cuore del Santo dei Santi; qui è il Santo che si reca nel cuore della casa di una donna, superando il limite del luogo sacro: Dio non è rinchiuso in uno spazio religioso, ma parla, agisce, dialoga con gli uomini nella vita quotidiana.

​​Il rapporto con lui, regolato dalle rigide leggi di purità, riservato solo agli uomini-sacerdoti, ora si apre ad una donna. Il percorso dell’angelo è dal tempio alla casa, dal sacro al profano, dalla città di Dio alle borgate.

​​Il suo saluto – rallegrati – porta l’annuncio messianico dei profeti, risposta che il popolo aspettava, fuori dalle mura del tempio.

​​Gabriele porta l’annuncio della nascita di Gesù a Maria, promessa sposa di Giuseppe, nome che significa Dio ti favorisca.

​​Maria è un nome molto diffuso con una molteplicità di significati: mare amaro (dall’ebr. Mar Jam); goccia del mare che San Girolamo, dalla stessa radice ebraica, traduce con maris stilla, con la successiva trasformazione in Maris Stella; Maria significa avvenente; ella è soprattutto piena di grazia, amata da Dio, come indica il participio perfetto nella lingua greca. Al nome Maria viene attribuito anche il significato di signora, principessa, eccelsa, esaltata, innalzata, appellativi dati alle donne regnanti del tempo. Per disegno della divina provvidenza, è anche il nome della Madre del Verbo incarnato.

​​Rallegrati, il Signore è con te esprime il favore di Dio, la sua vicinanza nei confronti del popolo e, in questo caso, di Maria alla quale affida una missione importante: diventerà madre del re messianico, discendente della casa di Davide. La gioia, di cui ella è splendido esempio, diventa il segno distintivo della vita dei primi cristiani a motivo dell’Incarnazione.

​​Maria si consegna nelle mani di Dio a cui risponde con un abbandono incondizionato: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

​​Si dichiara serva del Signore, pronta a compiere la sua volontà.

​​Nello storico momento del fiat, lo Spirito discende su di lei che diviene, immediatamente, madre del Figlio di Dio: con il mistero dell’Incarnazione, entra nel mondo la salvezza. Maria diviene la nuova arca nella quale sono custodite non le tavole della legge (cf. 1Cr 15,1), ma il Figlio di Dio.

​​Nell’Inno Akàthistos è così osannata: «Ave, o ‘tenda’ del Verbo di Dio; Ave più grande del ‘Santo dei Santi’. Ave, Tu ‘arca’ da Spirito aurata; ave, ‘tesoro’ inesausto di Vita».

​​Sono molteplici le sollecitazioni per la conversione, come risposta alla chiamata alla santità ad imitazione di Maria, piena di grazia, con la sua fede profonda e con la sua vita secondo lo Spirito (cf.Gal 5,13-26).

​​Anche noi siamo tempio vivo dello Spirito, nuova arca che accoglie il Figlio di Dio per donarlo al mondo. La santità della vita si esprime anche con la gioia, con l’impegno, con la fedeltà, in tutte le scelte e gli stati di vita, assumendoli con affetto e partecipazione, senza monotonia e senza noia, ma lieti di ciò che si compie.

​​Sull’esempio di Maria, impariamo la disponibilità, la docilità e l’obbedienza alla volontà di Dio per attuare il suo progetto nella storia. Il cristiano,

come lei, risponde alla sua vocazione con il quotidiano, vivendo pienamente la fede che cresce e rimanendo fedele alle scelte fondamentali.

​​La categoria del servizio è squisitamente evangelica: «sono la serva del Signore», dichiara Maria, seguendo suo Figlio, il Servo per eccellenza.

​​«Avvenga per me secondo la tua parola»: così Maria esprime la sua fede, indicando anche l’identità del vero discepolo missionario. Ella è serva della Parola (cf. Lc 1,2). Gesù stesso qualifica così sua Madre, colei che ascolta la Parola e la mette in pratica (cf. Lc 8,21). Accogliere Cristo che libera e salva e ascoltarlo mettendo in pratica la sua parola è il primo atto di fede.

(Seconda lettura)

Lo stesso san Luca nella pagina degli Atti degli Apostoli che ci è stata proclamata, presenta Maria insieme agli apostoli  in preghiera. Essi tornano a Gerusalemme dal Monte degli Ulivi e si riuniscono in un luogo appartato; ci sono anche alcune donne, c’è Maria, la madre di Gesù con i fratelli di lui. Sono assidui e concordi nella preghiera, anche se hanno sperimentato lo sgomento dell’abbandono e il sentimento interiore della solitudine.

I due versetti degli Atti descrivono la vita della comunità in attesa della Pentecoste. Gli apostoli sono insieme, vengono chiamati con i lori nomi e rappresentano un ulteriore elemento di continuità fra il tempo di Gesù ed il tempo della Chiesa.

Essi non sono soli, ci dice il v. 14: “Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera…”. Viene così presentata una comunità che fonda la propria unità sulla preghiera, una comunità formata, si, dagli apostoli, ma anche dalle donne, prima fra tutte, Maria che è artefice dell’inizio della vita di Gesù e dell’inizio della vita della Chiesa.

Dopo aver contemplato Gesù che sale in cielo, gli apostoli ritornano con lo sguardo nuovamente alla terra, dove viene edificata la città santa di Dio.Salgono al piano superiore del luogo dove abitualmente si riuniscono, entrano nella Chiesa in attesa della discesa dello Spirito Santo.

Bellissima immagine della Chiesa, casa di Dio dove si abita per pregare incessantemente con un cuor solo ed un’anima sola, per affrontare la missione di rendere testimonianza al Crocifisso Risorto.

Conclusione

​​Fratelli  e sorelle carissimi, a voi e all’intera comunità diocesana di Taranto, oggi, in questo luogo benedetto dal Signore, alla presenza della miracolosa immagine della Vergine del Rosario, consegno, attraverso la scena dell’Annunciazione, e della Chiesa nascente, un messaggio di gioia e di speranza, con la certezza che il Signore è con noi, è dalla nostra parte e ci chiede di essere adulti e fiduciosi nel suo progetto per noi e per tutta l’umanità.

​​Chiedo a voi, amati pellegrini, di fidarvi di Dio. Facciamo nostra la domanda di Maria – Come è possibile? – non per dubitare della fedeltà di Dio, ma per riconoscere la nostra umanità e la nostra fragilità, ricordando che a Lui tutto è possibile.

​​Consegno a voi l’immagine della Chiesa che testimonia una piena comunione, raccolta in preghiera, obbedienza alla Parola, regola fondamentale della sua vita.

​​Insieme, come Maria, facciamo sgorgare dal nostro cuore il cantico del Magnificat con una esistenza evangelica.

​​Tornando a casa, portiamo con noi la bellezza di questo incontro con il Signore, con Maria e tra noi, con una vita gioiosa, ricordando che la gloria di Dio è l’uomo vivente.

​​Insieme sogniamo la Chiesa come sposa di Cristo, senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza.

​​Riprendiamo il nostro cammino con il cuore colmo di gioia, affidando a Maria i nostri propositi; torniamo nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, negli ambienti in cui viviamo, portando a tutti la sua materna benedizione.

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