Angelus

La domenica del Papa – Abbandoniamo le vie distorte e i pensieri iniqui

ph Vatican media-Sir
21 Set 2026

di Fabio Zavattaro

È il profeta Isaia che ci invita a cercare il Signore e attraverso le sue parole ci dice anche la sua diversità: “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie…
Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”. Proprio queste parole, ha affermato papa Leone all’angelus, ci offrono motivo di speranza e ci dicono quanto Gesù si fa prossimo nella vita di tutti, donne e uomini, ma ci ricordano anche che a chi lo cerca egli propone di abbandonare tutto anche il modo nostro usuale di ragionare per condurci in un “altrove”. L’invito del profeta, sottolinea Leone, è quello di “abbandonare le nostre vie distorte e ritornare al Signore, che è misericordia e perdono”.

Matteo, nella sua pagina del Vangelo, ci mostra, appunto, attraverso la parabola degli operai chiamati in ore diverse a lavorare nella vigna quanto sia diversa la novità cristiana. Certo è un testo che crea, come dire, anche sconcerto per quella “ingiustizia” dell’uguale compenso dato a coloro che hanno lavorato tutto il giorno e quanti sono stati assunti quando già si era prossimi al tramonto. Se ragioniamo con i nostri codici, quale datore di lavoro darebbe la stessa paga a chi ha lavorato dodici ore e a quanti sono stati chiamati per una sola ora? Chi darebbe a un operaio più di quanto gli spetta per il compito assolto? Matteo ci fa vivere, anzi ci fa condividere, in un certo senso, la protesta di coloro che sono stati assunti al mattino: “questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma la parabola non vuole mettere l’accento sul tema del giusto salario, la logica sottesa è un’altra; e se volete è simile alla pagina del figlio prodigo o, meglio, del padre misericordioso che festeggia il ritorno del figlio che ha dilapidato il denaro avuto facendo indignare il maggiore che non ha mai lasciato la casa paterna. L’ingiustizia del padrone, affermava papa Francesco, “serve a provocare, in chi ascolta la parabola, un salto di livello, perché qui Gesù non vuole parlare del problema del lavoro e del giusto salario, ma del Regno di Dio”, dove tutti sono chiamati “a lavorare per il suo Regno” e tutti ricevono la stessa ricompensa “cioè la salvezza, la vita eterna”; una salvezza “che non è meritata ma donata”.

Il centro della parabola, ricorda Leone XIV è il momento della retribuzione “quando il padrone mantiene la parola con i lavoratori della prima ora e li paga come d’accordo, ma vuole che vedano la sua bontà e, davanti ai loro occhi, tratta gli ultimi allo stesso modo”. Il “dettaglio” che non deve sfuggirci, dice, è il modo con cui pagare gli operai: “dagli ultimi fino ai primi”. Scelta voluta “perché la rivelazione della bontà di Dio è per tutti, non solo per qualcuno. Dio ha vie diverse e pensieri nuovi anche per coloro che si ritengono i primi e ritengono di essersi guadagnati ciò che sono, di aver meritato i risultati che hanno raggiunto”.

Interessante è poi la risposta del padrone della vigna, ovvero Gesù nella parabola, di fronte alle proteste ai lavoratori dice che hanno ricevuto “quello che era stato pattuito”. E ancora: “amico, io non ti faccio torto … non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?” Amico. È la stessa parola che troviamo, sempre in Matteo, per l’uomo entrato nella sala del banchetto nuziale senza la veste adeguata, ma anche pronunciata da Gesù verso Giuda nell’atto del tradimento. Invidioso, cioè incapace di vedere e lasciarsi sorprendere dalla bontà di questo padrone.

Per il vescovo di Roma tutti “guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia allarga quella del merito, il dono della pace sospende le rivalità e avvicina nella gratitudine”; ed è una “grazia essere collaboratori di Dio, lavorare nella sua vigna, servire il suo Regno di giustizia e di pace”. Ancora, Papa Leone ricorda che “non c’è spazio per l’invidia e la divisione là dove irrompe la novità di Dio. Cerchiamo, dunque, il Signore, mentre si fa trovare, invochiamolo, mentre è vicino; abbandoniamo le vie distorte e i pensieri iniqui”.

Nelle parole che pronuncia dopo la recita della preghiera mariana dell’angelus, papa Leone esprime “grande preoccupazione” per la crisi umanitaria “in atto in alcune zone della Somalia dove episodi di violenza e fenomeni climatici estremi stanno aggravando le già precarie condizioni di vita della popolazione, in particolare di donne e bambini”. Secondo alcune stime sarebbero oltre 6 milioni coloro che affrontano la grave insicurezza alimentare. Il Papa invita la comunità internazionale a non far mancare l’assistenza necessaria.

Un pensiero infine agli abitanti di Pescantina, vicino Verona, che ricordano, davanti al monumento agli ex internati, quanti sono stati deportati e prigionieri durante la seconda Guerra Mondiale: “non bisogna dimenticare, ma imparare dalla storia per non ricadere negli errori del passato”.

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