Con un trapano e un avvitatore

29 Nov 2021

di Irene Argentiero

L’idea di realizzare delle “little home” – delle case in miniatura – per i senzatetto è nata 5 anni fa a Colonia al fotografo 44enne Sven Lüdecke

 

In Germania vivono più di 56mila senzatetto. Il quarto rapporto sull’esclusione abitativa, pubblicato lo scorso anno dalla Feantsa e dalla Fondation Abbé Pierre, stima che negli ultimi 10 anni il loro numero sia aumentato del 150%. Nella sola città di Berlino sono oltre 10mila le persone che vivono per strada e trascorrono la notte all’agghiaccio, nei pressi della stazione, nei parchi, rannicchiati su una panchina o – quando piove – al riparo sotto le pensiline delle fermate degli autobus. Impossibile non vedere questi invisibili. Molti di loro un tetto ce l’avevano. Così come un lavoro. Ma poi le alterne vicende della vita li hanno fatti finire sulla strada, dove ogni giorno devono trovare il modo per sopravvivere.

L’obiettivo di Sven era quello di realizzare delle case in miniatura da mettere a disposizione dei senzatetto, per garantire loro un luogo caldo, protetto e riparato, dove potersi sentire a casa. Mini-abitazioni in legno mobili, montate su pallet con tanto di rotelle, di 3,2 metri quadrati.

La prima “little home”, Sven l’ha costruita lui stesso, a sue spese, con le sue mani e senza un grande progetto. Quell’idea spontanea ha raccolto fin da subito così tanti consensi, che 100 giorni dopo la prima “little home” è stata creata l’associazione “Little Home e.V.”.

In 5 anni, il progetto partito da Colonia – che molti avevano bollato come utopistico – è arrivato in altre 20 città tedesche: Bonn / Siegburg, Düsseldorf, Leverkusen, Paderborn, Hamm, Münster/Coesfeld, Berlino, Bernau (nei pressi di Berlino), Amburgo, Monaco di Baviera, Augusta, Norimberga, Landshut am Lech, Darmstadt, Giessen, Francoforte/Meno, Hannover, Brema, Lipsia e Kiel. Ad oggi sono state costruite 200 casette – l’ultima per l’appunto, domenica scorsa, a Berlino – , 150 persone senza fissa dimora hanno oggi un tetto, 83 di loro hanno trovato lavoro e 99 sono riusciti a trovare una soluzione abitativa stabile.

I senzatetto sono direttamente coinvolti nella costruzione delle case, insieme ai volontari. Questo contribuisce a creare un ponte con la società, a riallacciare un dialogo che si è interrotto e, non da ultimo, fa sì che la persona senza fissa dimora si identifichi con la sua nuova casa.

Molti i partner che, in questi cinque anni, hanno appoggiato anche economicamente questo progetto: si va dal privato cittadino che fa un’offerta, alla ditta che mette a disposizione i materiali gratuitamente o a prezzi calmierati. Tra i partner di “Little Home e.V.” c’è anche la Caritas tedesca. Le casette in miniatura sono entrate anche nelle scuole: diverse classi hanno dato una mano a costruire una casetta e hanno assunto idealmente delle “sponsorizzazioni” per accompagnare un ex senzatetto. Anche famose aziende hanno sposato l’idea che è alla base delle casette in miniatura e utilizzano il progetto di costruzione della casa per laboratori di team-building.

 

Le “little home”, in questi anni sono state migliorate. Oggi, all’interno di ogni casetta, oltre a un materasso e ad uno scaffale, c’è anche un kit per il pronto soccorso, un estintore, un gabinetto da campeggio, un lavandino e un piccolo piano di lavoro con possibilità di cucinare.

La 200.ma casetta, costruita domenica scorsa a Berlino, in occasione della Giornata mondiale della povertà, è stata dipinta di rosa e ha sulla sua facciata una piccola casetta per gli uccellini. Su uno dei pallet, un volontario ci ha dipinto un piccolo cuore rosso. Ai lavori, domenica, ha partecipato anche il diacono Wolfgang Willsch, responsabile diocesano della pastorale per i senzatetto che, una volta terminati i lavori, ha benedetto la nuova casa. E per tutti, alla fine, c’è stata una fetta di torta, a festeggiare il traguardo delle 200 “little home”.

Per il taglio del nastro è stato preparato anche un grande mazzo di palloncini colorati. Come quello di “Up”, il celebre lungometraggio della Disney Pixar.

La “little home” della parrocchia di S. Pio a Berlino non prenderà il volo come una mongolfiera come quella di “Up”, ma sicuramente, come la casa di Carl Fredricksen, sarà per il suo nuovo inquilino, un luogo protetto, caldo e sicuro, dove sentirsi finalmente “a casa”.

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