Arte

Domenica 5 giugno, ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici statali

foto Leva
01 Giu 2022

Torna il 5 giugno l’appuntamento mensile con la cultura gratuita per tutti. Come ogni prima domenica del mese, si potrà entrare gratuitamente in tutti i musei, i parchi archeologici e i luoghi della cultura statali.
Le visite si svolgeranno negli orari ordinari di apertura dei siti e dovranno avvenire nel pieno rispetto delle misure di sicurezza che raccomandano fortemente l’utilizzo della mascherina all’interno dei luoghi chiusi.
Alcune sedi sono visitabili solo su prenotazione. L’elenco completo degli istituti coinvolti è consultabile all’indirizzo https://cultura.gov.it/domenicalmuseo​.

Francesco

Papa Francesco: “Non si usi il grano come arma di guerra!”

foto Ansa/Sir
01 Giu 2022

di M. Michela Nicolais

“Per favore, non si usi il grano, alimento di base, come arma di guerra!”: si è conclusa con questo accorato appello l’udienza di oggi, pronunciata da papa Francesco in piazza San Pietro e dedicata ancora una volta alla vecchiaia, e in particolare alla “bella preghiera dell’anziano che troviamo nel Salmo 71”. “Desta grande preoccupazione il blocco delle esportazioni di grano dall’Ucraina, da cui dipende la vita di milioni di persone, specialmente dei Paesi più poveri”, le parole di Francesco: “Rivolgo un accorato appello affinché si faccia ogni sforzo per risolvere tale questione e per garantire il diritto umano e universale a nutrirsi”.

 “Non manca chi approfitta dell’età dell’anziano, per imbrogliarlo, per intimidirlo in mille modi”, ha denunciato il papa tornando a stigmatizzare la “cultura dello scarto” di cui sono vittime gli anziani. “Spesso leggiamo sui giornali o ascoltiamo notizie di anziani che vengono raggirati senza scrupolo per impadronirsi dei loro risparmi; o che sono lasciati privi di protezione e abbandonati senza cure; oppure offesi da forme di disprezzo e intimiditi perché rinuncino ai loro diritti”.

“Anche nelle famiglie – questo è grave, ma succede – accadono tali crudeltà: gli anziani scartati, abbandonati, nelle case di riposo senza che i familiari vadano a trovarli, o se vanno vanno poche volte all’anno”, ha proseguito Francesco a braccio: “L’anziano messo proprio all’angolo dell’esistenza: e questo succede oggi, succede nelle famiglia, succede sempre, dobbiamo riflettere su questo”.

“L’intera società deve affrettarsi a prendersi cura dei suoi vecchi – sono il tesoro – sempre più numerosi, e spesso anche più abbandonati”, l’invito del papa: “Quando sentiamo di anziani che sono espropriati della loro autonomia, della loro sicurezza, persino della loro abitazione, comprendiamo che l’ambivalenza della società di oggi nei confronti dell’età anziana non è un problema di emergenze occasionali, ma un tratto di quella cultura dello scarto che avvelena il mondo in cui viviamo”.

“Siamo tutti tentati di nascondere la nostra vulnerabilità, di nascondere la nostra malattia, la nostra età, la nostra vecchiaia, perché temiamo che siano l’anticamera della nostra perdita di dignità”, l’analisi di Francesco. “Domandiamoci: è umano indurre questo sentimento?”, la richiesta ai fedeli: ”Come mai la civiltà moderna, così progredita ed efficiente, è così a disagio nei confronti della malattia e della vecchiaia? Nasconde la malattia, nasconde la vecchiaia?

E come mai la politica, che si mostra tanto impegnata nel definire i limiti di una sopravvivenza dignitosa, nello stesso tempo è insensibile alla dignità di una affettuosa convivenza con i vecchi e i malati?”.  

“La vergogna dovrebbe cadere su coloro che approfittano della debolezza della malattia e della vecchiaia”, il monito di Francesco.

“Gli anziani, a motivo della loro debolezza, possono insegnare a chi vive altre età della vita che tutti abbiamo bisogno di abbandonarci al Signore, di invocare il suo aiuto”, la tesi del papa,  secondo il quale “tutti dobbiamo imparare dalla vecchiaia”. “C’è un dono nell’essere vecchi inteso come abbandonarsi alle cure degli altri, a partire da Dio stesso”, ha spiegato Francesco: “c’è un magistero della fragilità che la vecchiaia è in grado di rammentare in modo credibile per l’intero arco della vita umana”.

“Non nascondere la vecchiaia, non nascondere le fragilità della vita”, l’esortazione a braccio del papa: “questo è un insegnamento per tutti noi. Questo magistero apre un orizzonte decisivo per la riforma della nostra stessa civiltà. Una riforma ormai indispensabile a beneficio della convivenza di tutti”. “L’emarginazione – sia concettuale sia pratica – della vecchiaia corrompe tutte le stagioni della vita, non solo quella dell’anzianità”, ha ribadito Francesco. “Ognuno di noi – l’invito ancora a braccio – può pensare oggi agli anziani della famiglia: come io mi rapporto con loro, li ricordo, vado a trovarli, li rispetto…Gli anziani che sono la mia famiglia: pensiamo al papà, alla mamma, alla nonna, agli zii, alle zie…. Li ho cancellati dalla mia vita o vado da loro a prendere la saggezza della vita?

Ricordati che anche tu sarai anziano: la vecchiaia viene per tutti, e come tu vorresti essere trattato, tratta tu gli anziani oggi.

Sono la memoria della famiglia, dell’umanità, del Paese. Custodire gli anziani, che sono saggezza”. “Il Signore conceda agli anziani che fanno parte della Chiesa la generosità di questa invocazione e di questa provocazione”, l’invocazione finale: “Questa fiducia nel Signore contagi tutti.  Per il bene di tutti: di loro, di noi e dei nostri figli”.

 

Otium

Ultimo appuntamento con la terza edizione di “Rooftops EP 03”, festival di arte e design sui tetti di Città vecchia. Giovedì 2 e venerdì 3 giugno ci sono gli Invernomuto

01 Giu 2022

Musica e proiezioni sul tetto dell’ex palestra della Galilei in vico Carducci 15

 

Con il duo artistico Invernomuto, che presenta, sul tetto della palestra Galilei quattro capitoli inediti della serie Black Med, si conclude la terza edizione di “Rooftops EP 03”, festival di arte e design sui tetti di Città vecchia. Inizio ore 20,00 di giovedì e venerdì, 2-3 giugno. Ingresso gratuito. Una kermesse pensata da Post Disaster, collettivo di architetti e designer vincitore del premio “Creative Living Lab”- III edizione, promosso dalla direzione generale “Creatività contemporanea” del Mibact.

Invernomuto, è un duo dell’arte contemporanea molto apprezzato in tutto il Paese. I lavori di Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi sono stati presentati negli scorsi anni alla 58. Biennale Arte 2019 di Venezia e anche a Manifesta 12 Palermo.

Black Med è il loro progetto di ricerca sulla cultura musicale dei Paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo. Il nome deriva da un’espressione coniata dalla ricercatrice Alessandra di Maio (Università di Palermo), che ha utilizzato questa definizione studiando il fenomeno migratorio, fino a considerare le rotte dei migranti nel “Mediterraneo nero”, come espressione delle contraddizioni della globalizzazione, mostrando al contempo i molteplici legami che collegano l’Europa, all’Africa e al Medio Oriente. Un lavoro che svela contaminazioni e suoni antichi e radicati nella storia dei popoli, in un intreccio eterogeneo di culture ma anche di denaro, corpi e dati. Gli argomenti trattati nella performance sono estremamente attuali: gli usi alternativi della tecnologia, le migrazioni, le periferie.

Divise in quattro capitoli inediti (il 2 giugno saranno presentati il primo e il secondo il 3 giugno il terzo e il quarto capitolo) le sessioni di ascolto live ricompongono le tracce musicali in un dj set e sono supportate dalla proiezione di diapositive con approfondimenti sui brani suonati. Le proiezioni avverranno sugli edifici visibili dal tetto della Galilei, con l’intento di creare una relazione tra contesto urbano, architettonico e anche umano della città e le rotte del porto, che si trova proprio a due passi.

Al termine della serata del 3, dopo gli Invernomuto, 𝘊𝘩𝘪𝘶𝘥𝘪 𝘨𝘭𝘪 𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪, una performance ibrida tra live e dj set a cura di Alex Palmieri e Loris Ligonzo. Un rituale di chiusura, a metà tra ricordo e bilancio, in cui rileggere attraverso suggestioni personali, alcuni momenti di questa terza edizione di Rooftop, catturati attraverso un processo di registrazioni sul campo.

“È presto per tracciare bilanci ma il principale obiettivo di questa terza edizione sentiamo di averlo raggiunto – dicono i promotori della kermesse, gli architetti e designer del collettivo Post Disaster – cioè far scoprire alla comunità, uno spazio, quello del tetto dell’ex palestra della scuola Galilei in vico Carducci, originariamente pensato come piazza sopraelevata ma che mai lo divenne. Siamo orgogliosi di averlo riconsegnato alla fruizione anche se per poche settimane».

Rooftop ep 03 gode del patrocinio del Comune di Taranto, dell’Istituto superiore di studi musicali Giovanni Paisiello, e vede la partecipazione in partenariato dell’Ets Symbolum e dell’Aps Zero al Cubo. Radio Cittadella è la radio ufficiale.

Il progetto è vincitore del premio Creative Living Lab -III edizione”, promosso dalla direzione generale “Creatività Contemporanea” del Ministero della Cultura. Solo 37 i progetti multidisciplinari di innovazione sociale risultati vincitori, su oltre 1500 candidature. Un traguardo che si unisce al sostegno della Fondazione Pistoletto onlus di Biella, ai premi “I-Portunus Houses”, programma europeo di mobilità per pratiche creative e al “Fondo speciale cultura e patrimonio culturale” della Regione Puglia. Post Disaster Rooftops nel 2021 è stato inoltre inserito dal magazine Architectural Digest Italia tra i 100 “Game Changers”: le pratiche che nel 2020 hanno cambiato il mondo del progetto e il modo di raccontarlo.

Cei

Festa della Repubblica, card. Zuppi: “Non possiamo più accettare, eppure succede ancora spesso, che il luogo di lavoro diventi un luogo di morte”

foto Siciliani-Gennari/Sir
01 Giu 2022

“Carissima, carissimo, la vedo operare negli uffici, nelle aule di università o delle scuole, in quelle di un tribunale o nelle stanze dove si difende la sicurezza delle persone, nelle corsie dove si cura o nel front office di uno sportello, nei laboratori o lungo le strade per renderle belle e proprie, nei ministeri o in qualche ufficio isolato dove non la nota nessuno, nei cortili delle caserme o nei bracci delle carceri. In realtà tanta parte del suo lavoro non si vede, ma questa lettera è per lei. Istintivamente le darei del tu, ma preferisco cominciare dal lei per il grande rispetto che nutro”. Inizia così la lettera che il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha scritto in occasione della Festa della Repubblica, rivolgendosi a quanti lavorano nelle istituzioni, richiamando l’importanza di un servizio che si esprime in vari ambiti e settori della vita umana e che va a beneficio dell’intera comunità.
Ricordando la figura di Madeleine Delbrêl, una donna molto religiosa e impegnata nel sociale, l’arcivescovo aggiunge: “A proposito delle persone, come lei diceva, sono il filo che tiene insieme il vestito: la capacità del sarto è proprio quella di non farlo vedere, ma il filo è necessario perché i pezzi di stoffa si reggano insieme. Così è il suo lavoro, prezioso per le istituzioni della nostra casa comune, e ogni pezzo è importante. Davvero”.
Il presidente della Cei esprime gratitudine e apprezzamento per la generosità e la competenza, per il servizio svolto, l’impegno per “le cose di tutti senza nascondere problemi, ritardi e disfunzioni”. Il porporato ricorda anche il welfare e il lavoro, avvertendo: “Non possiamo più accettare, eppure succede ancora spesso, che il luogo di lavoro, che è per la vita, diventi invece un luogo di morte. Penso a chi non è più tornato a casa e alle mogli e ai figli che hanno aspettato invano i propri cari: questo mi addolora, mi commuove e non smetto di chiedere condizioni di lavoro sicure per tutti. Vorrei un lavoro sempre meno a tempo determinato e più stabile, perché deve contenere il futuro: per sé, per la propria famiglia, per i figli, sì, per i figli. Senza figli per chi si lavora? Vorrei, poi, che il lavoro fosse lavoro buono e non solo lavoro: che i lavoratori fossero sempre messi in regola e che nessuno sia più sfruttato. Possibile che oggi c’è ancora chi non mette le persone in regola?”.
Rivolgendosi ancora a chi opera nelle istituzioni, sottolinea: “Il suo lavoro è un servizio per il bene della comunità, composta da tante persone. Così tante che non possiamo sapere chi siano, eppure sono la mia e la nostra comunità. Sì, perché siamo una comunità, dobbiamo tornare a esserlo”.