Diocesi

Ritiro spirituale alla Sant’Agostino

30 Apr 2026

‘Dipendenza affettiva: una malattia dell’anima che Dio può guarire’ è il tema del ritiro spirituale che si terrà domenica 3 maggio nella chiesa di Sant’Agostino, in città vecchia, che sarà predicato dal rettore don Desirée Mpanda.
Il programma prevede: alle ore 9, esposizione del Santissimo Sacramento con adorazione e confessione; ore 9.40, benedizione eucaristica; ore 10, santa messa ore 11.30, catechesi sul tema del ritiro; ore 13, pranzo comunitario ore 14, meditazione personale sul tema; ore 15, rosario della Divina Misericordia e rosario mariano, preghiere per le anime del Purgatorio; ore 16, intervento del predicatore; ore 17, fine del ritiro.

Pasqua

Il cammino del Figlio e la dimora del Padre

30 Apr 2026

di Luana Comma

«Non sia turbato il vostro cuore» (Gv 14,1): l’annuncio di Gesù, nel contesto del discorso di addio, si apre su un turbamento reale: quello dei discepoli, che avvertono l’imminenza di una separazione e ne restano interiormente disorientati. Non si tratta di un’inquietudine marginale, ma di una crisi che tocca il cuore della loro relazione con lui. È precisamente in questo spazio fragile che si inserisce la parola di Cristo, non come consolazione superficiale, ma come rivelazione progressiva del mistero di Dio.

Il punto di partenza è la fede: una fiducia che non si limita a Dio in modo generico, ma che passa attraverso la persona stessa di Gesù. L’adesione a lui diventa il luogo concreto in cui l’uomo entra in rapporto con il Padre. In tal senso, il testo evangelico non propone una dottrina astratta, ma un’esperienza relazionale: credere significa entrare in una comunione viva, che ha la forma di una familiarità.

Questa familiarità è espressa mediante l’immagine della dimora. Non si tratta più del tempio come spazio sacro separato, ma di una realtà che richiama la vita domestica, la prossimità, la condivisione. Dio non si presenta come una presenza distante o temibile, bensì come Padre che accoglie e introduce nella propria intimità. L’orizzonte cambia radicalmente: dall’idea di un Dio da raggiungere si passa a quella di un Dio che ospita e rende partecipi della sua stessa vita.

In questo contesto si comprende il senso dell’andare di Gesù. Il suo movimento verso il Padre non interrompe il rapporto con i discepoli, ma ne svela la profondità. Egli prepara un posto, cioè rende possibile una condizione nuova: quella di essere figli nel Figlio. Si compie così la promessa già annunciata nel Prologo di Giovanni: ricevere la capacità di diventare figli di Dio (cf. Gv 1,12). La destinazione ultima non è un luogo, ma una relazione: vivere nella comunione trinitaria.

Tuttavia, questo accesso non è immediato né automatico; esso si configura come un cammino. La domanda di Tommaso – segnata da una logica ancora legata all’evidenza e alla comprensione lineare – diviene l’occasione perché Gesù consegni una delle autocomprensioni più alte del quarto Vangelo: egli stesso è la Via. In tal modo, egli non si pone come guida esterna, bensì come principio vivente di orientamento; e il discepolo, più che dirigersi verso una meta estrinseca, è invitato a lasciarsi coinvolgere in un’esistenza nuova, nella quale, viene interiormente trasformato.

Qui emergono le tre dimensioni inseparabili della sua identità: cammino, verità e vita. La vita è il dato originario: è la pienezza che Gesù possiede e comunica. La verità è la manifestazione di questa vita, la sua rivelazione nella storia. Il cammino, infine, è il processo mediante il quale il discepolo assimila questa realtà, lasciandosi trasformare progressivamente.

Il discepolo, generato dallo Spirito, cresce nella misura in cui rimuove ciò che ostacola l’azione dell’amore. La sua storia diventa un itinerario in cui la relazione con Dio si approfondisce attraverso la pratica concreta del comandamento ricevuto. La conoscenza di Dio non è mai puramente intellettuale: è esperienza che si costruisce nella comunione e nella dedizione.

La richiesta di Filippo – vedere il Padre – rivela, invece, una difficoltà più sottile: quella di pensare Dio ancora separato dall’esperienza umana. Gesù risponde richiamando la lunga convivenza vissuta insieme: chi ha incontrato lui, ha già incontrato il Padre. Non si tratta di un semplice portavoce, ma di una presenza reale e operante. In Cristo si rende visibile l’agire stesso di Dio, che è sempre a favore dell’uomo.

Le opere di Gesù diventano così criterio di discernimento. Esse non sono eventi straordinari isolati, ma segni che manifestano la qualità dell’azione divina: un amore che crea, libera e conduce alla vita. La loro coerenza interna rivela l’unità tra il Figlio e il Padre. Per questo motivo, la fede non si fonda su un’evidenza esteriore, ma su una lettura profonda di ciò che accade.

Il testo si apre così a una prospettiva ecclesiale. L’opera di Cristo non si chiude in se stessa, ma continua nella vita dei discepoli. Essi sono chiamati a prolungare nella storia ciò che hanno visto e ricevuto. Il dono dello Spirito rende possibile questa continuità, trasformando l’agire umano in spazio dell’azione divina.

In questa luce, la parola di Gesù non si limita a rispondere al turbamento iniziale. La comunità dei discepoli non è lasciata nell’incertezza, ma introdotta in un processo di maturazione, in cui la fede diventa esperienza di vita condivisa con Dio. Il cammino verso il Padre coincide, dunque, con l’assimilazione progressiva a Cristo, fino a quando l’esistenza stessa del credente diventa segno della presenza divina nel mondo.

Il cammino del discepolo si configura come un progressivo esercizio dello sguardo e del cuore, capace di riconoscere la presenza di Dio nella trama concreta dell’esistenza. Non si tratta di aggiungere qualcosa alla realtà, ma di imparare a coglierne la profondità, là dove l’amore si fa operante e discreto. Facciamo nostro, allora, l’invito di san Bonaventura: «Apri dunque gli occhi, tendi l’orecchio spirituale, apri le tue labbra e disponi il tuo cuore, perché tu possa in tutte le creature vedere, ascoltare, lodare, amare, venerare, glorificare, onorare il tuo Dio» (Itinerarium mentis in Deum, I, 15).

E allora la domanda rimane aperta, anche per noi: che cosa significa, oggi, lasciarsi condurre in questa dimora? In che modo il nostro cammino assume la forma della vita di Cristo? E siamo disposti a riconoscere, nelle opere dell’amore, il luogo in cui il Padre continua a rendersi visibile?

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Diocesi

A San Simone, la festa per San Michele arcangelo

30 Apr 2026

A San Simone-Crispiano, la parrocchia di San Michele arcangelo e il comitato festa annunciano le celebrazioni solenni in onore  del santo titolare, con il patrocinio del Comune.

Sabato 2 maggio alle ore 18 la solenne concelebrazione eucaristica sarà presieduta dai parroci di Crispiano; alle ore 19, la processione per le vie di San Simone accompagnata dalla banda musicale ‘Città di San Marzano’. A seguire, alle ore 21, nella piazza rallegrata delle luminarie si terrà il concerto dei ‘Terraross’, con stand enogastronomici nell’area retrostante la chiesa; alle ore 23.30, spettacolo pirotecnico della ditta Itria Fireworks di Martina Franca.

Domenica 3 maggio, parata dei colori a cura dell’associazione Chytros aps con performance acrobatica del Circolo Laboratorio Nomade aps; alle ore 21, esibizione del cantante El Simo e dj set di Leonardo Lacatena.

Nei giorni successivi, peregrinatio del quadro di San Michele arcangelo  dalle famiglie Serio-Masseria Medichicchio (4 maggio),  Martellotta-via Motulese 82 (5 maggio) e famiglia Scialpi-via Grotta della Stinge 18 (6 maggio) con celebrazione eucaristica nelle case alle ore 19.

Giovedì 7 maggio, alle ore 19 santa messa e supplica a San Michele arcangelo in chiesa; dalle ore 16 alle ore 20, raccolta sangue con autoemoteca Frates.

Venerdì 8 maggio, solennità di San Michele Arcangelo, sante messe alle ore 9 e alle ore 11, quest’ultima presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, con supplica alla Madonna di Pompei alle ore 12.

Il parroco don Francesco Simone in tale circostanza ricorda l’apparizione di San Michele sul monte Gargano, avvenuta nel V secolo, auspica che “voglia San Michele riavvicinare al cuore di Dio tutti coloro che lo cercano con fede e speranza!” e augura buona festa “a tutti coloro che hanno lavorato, a tutti coloro che festeggeranno, a tutti coloro che si «crispianizzeranno»”.

Diocesi

Festa di Gesù Divin Lavoratore ai Tamburi

30 Apr 2026

Festeggiamenti in onore di Gesù Divin Lavoratore si terranno nella parrocchia a lui intitolata, al quartiere Tamburi, nei giorni 1 e 2 maggio, secondo il programma comunicatoci dal parroco padre Gianni Passacantilli (dei Giuseppini del Murialdo).

Venerdì primo maggio alle ore 17 l’adorazione eucaristica alle ore 17 sarà animata dall’Apostolato della preghiera; seguirà alle ore 18 la santa messa.

Sabato 2 maggio alle ore 17.30 la solenne celebrazione eucaristica sarà presieduta da padre Poletto Nadir, superiore generale della congregazione dei Giuseppini. Al termine uscirà la processione accompagnata dalla banda musicale di Crispiano, diretta dal m° Francesco Bolognino, che percorrerà piazza Gesù Divin Lavoratore, rotatoria piazza Francesco Vaccaro, via Orsini, via Volta, via Manzoni, via San Leonardo Murialdo con rientro in chiesa. Al termine, festa in piazza con djset, il gruppo Honey Dance con Melissa Fumarola e Melissa Peluso e gli attori del gruppo teatrale ‘Cuori in scena’ di Carmine Scarnera, con lotteria e sagra di quartiere.

 

Udienza generale

Leone XIV: “Viaggio in Africa messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre”

ph Vatican media-Sir
30 Apr 2026

“Fin dall’inizio del pontificato ho pensato a un viaggio in Africa”. A ribadirlo è stato Leone XIV, che durante l’udienza di oggi ha ripercorso il suo terzo viaggio apostolico, che dal 13 al 23 aprile lo ha portato a raggiungere quattro Paesi: Algeria, Camerun, Angola e Guinea equatoriale.
“Ringrazio il Signore che mi ha concesso di compierlo, come Pastore, per incontrare e incoraggiare il popolo di Dio; e anche di viverlo come messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale – ha detto il pontefice. La visita del Papa è, per le popolazioni africane, occasione di far sentire la loro voce, di esprimere la gioia di essere popolo di Dio e la speranza in un futuro migliore, di dignità per ciascuno e per tutti”, il bilancio conclusivo del viaggio. “Sono felice di aver dato loro questa possibilità, e nello stesso tempo ringrazio il Signore per ciò che loro hanno donato a me, una ricchezza inestimabile per il mio cuore e il mio ministero”.

Durante l’udienza, il Papa ha espresso ‘preoccupazione’ per la violenza in Colombia e salutato in particolare i fedeli provenienti dal Libano, dall’Iraq e dalla Siria.
In Algeria, ha esordito, “mi sono trovato, da una parte, a ripartire dalle radici della mia identità spirituale e, dall’altra, ad attraversare e consolidare ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi: il ponte con l’epoca fecondissima dei Padri della Chiesa; il ponte con il mondo islamico; il ponte con il continente africano”.
Nella sua prima tappa, ha proseguito, “ho ricevuto un’accoglienza non solo rispettosa ma cordiale, e abbiamo potuto toccare con mano e mostrare al mondo che è possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso”. Inoltre, “è stata l’occasione propizia per mettersi alla scuola di Sant’Agostino: con la sua esperienza di vita, i suoi scritti e la sua spiritualità egli è maestro nella ricerca di Dio e della verità. Una testimonianza oggi quanto mai importante per i cristiani e per ogni persona”.

“Mi sono immerso in un clima di festa della fede, di accoglienza calorosa, favorito anche dai tipici tratti della gente africana”, la sintesi delle altre tre tappe del terzo viaggio apostolico. “La visita in Camerun mi ha permesso di rafforzare l’appello a impegnarci insieme per la riconciliazione e la pace, perché anche quel Paese purtroppo è segnato da tensioni e violenze”, il bilancio di Leone XIV: “Sono contento di essermi recato a Bamenda, nella zona anglofona, dove ho incoraggiato a lavorare insieme per la pace”. In Camerun, detto “Africa in miniatura”, per la  varietà e alla ricchezza della sua natura e delle sue risorse, per il Papa sono presenti “i grandi bisogni dell’intero continente: quello di un’equa distribuzione delle ricchezze; quello di dare spazio ai giovani, superando la corruzione endemica; quello di promuovere lo sviluppo integrale e sostenibile, opponendo alle varie forme di neo-colonialismo una lungimirante cooperazione internazionale”. “Ringrazio la Chiesa in Camerun e tutto il popolo camerunese, che mi ha accolto con tanto amore, e prego affinché lo spirito di unità che si è manifestato durante la mia visita sia mantenuto vivo e guidi le scelte e le azioni future”, l’auspicio.

“Chiesa libera per un popolo libero”, la sintesi della tappa in Angola, che “come molti Paesi africani, dopo aver raggiunto l’indipendenza, ha attraversato un periodo travagliato, che nel suo caso è stato insanguinato da una lunga guerra interna”. “Nel crogiolo di questa storia Dio ha guidato e purificato la Chiesa convertendola sempre più al servizio del Vangelo, della promozione umana, della riconciliazione e della pace”, l’omaggio di Leone. “Al Santuario mariano di Mamã Muxima – che significa “Madre del cuore” – ho sentito pulsare il cuore del popolo angolano”, le parole del pontefice: “E nei diversi incontri ho visto con gioia tante religiose e tanti religiosi di ogni età, profezia del Regno dei cieli in mezzo alla loro gente; ho visto catechisti che si dedicano interamente al bene delle comunità; ho visto volti di anziani scolpiti da fatiche e sofferenze e trasparenti alla gioia del Vangelo; ho visto donne e uomini danzare al ritmo di canti di lode al Signore risorto, fondamento di una speranza che resiste alle delusioni causate dalle ideologie e dalle vane promesse dei potenti”. “Questa speranza esige un impegno concreto, e la Chiesa ha la responsabilità, con la testimonianza e con l’annuncio coraggioso della Parola di Dio, di riconoscere i diritti di tutti e di promuovere il loro effettivo rispetto”, l’indicazione di rotta di Leone: “Con le Autorità civili angolane, ma anche con quelle degli altri Paesi, ho potuto assicurare la volontà della Chiesa cattolica di continuare a dare questo contributo, in particolare in campo sanitario ed educativo”.

“Non posso dimenticare ciò che è accaduto nel carcere di Bata, in Guinea equatoriale: i detenuti hanno cantato a gola spiegata un canto di ringraziamento a Dio e al Papa, chiedendo di pregare per i loro peccati e la loro libertà”. Così Leone XIV ha descritto la sua prima visita in un carcere, da quando è stato eletto al soglio di Pietro. “Non avevo mai visto nulla di simile”, ha rivelato: “E poi hanno pregato con me il Padre nostro sotto una pioggia battente. Un segno genuino del Regno di Dio! E sempre sotto la pioggia è iniziato il grande incontro con la gioventù nello stadio di Bata, definito “una festa di gioia cristiana, con testimonianze toccanti di giovani che hanno trovato nel Vangelo la via di una crescita libera e responsabile. Questa festa è culminata nella celebrazione eucaristica del giorno dopo, che ha coronato degnamente la visita in Guinea equatoriale e anche l’intero viaggio apostolico”.

 

 

Diocesi

Concorso parrocchiale ‘Sulle orme di San Nunzio’

30 Apr 2026

di Angelo Diofano

In occasione dei festeggiamenti di San Nuzio Sulprizio, la omonima parrocchia guidata da don Giuseppe Carrieri organizza il concorso parrocchiale ‘Sulle orme di San Nunzio; tre categorie, tre vie per raccontare la bellezza della santità vissuta con semplicità’. Gli elaborati andranno consegnati in parrocchia entro domenica 3 maggio.

La prima categoria, ‘Pennelli e fantasia’, è riservata a coloro che vogliano rappresentare con disegno o un’opera pittorica una qualità di San Nunzio.

La seconda, ‘Obiettivo carità’ (foto/multimedia), è per quanti intendano scattare una foto simbolica che rappresenti un valore insegnato dal Santo (es. candela-speranza, scarpe consumate-umiltà) oppure realizzare un prodotto multimediale su un valore caro a San Nunzio (amore per Maria, preghiera in famiglia, eucarestia, fedeltà al lavoro).

La terza categoria, ‘Cronisti del Cielo’ (scrittura) comprende due proposte: composizione di una poesia o preghiera ispirata a una virtù del santo; realizzazione di una breve intervista a San Nunzio rispondendo a domande tipo: come diventare amici di Gesù nelle difficoltà, cosa dire a un bambino solo preso in giro; come voler bene anche a chi non ti tratta bene; dove trovare forza quando si è tristi.

Le altre iniziative della festa

I festeggiamenti a cura della parrocchia San Nunzio Sulprizio prevedono inoltre per sabato 2 alle ore 12 il pranzo solidale comunitario e alle ore 16.30 lo spettacolo per bambini ‘Te lo racconto in musica… in compagnia di Carlo Acutis’ del m° Simone Spada.

Domenica 3, dopo la santa messa delle ore 10, attività per bambini e ragazzi organizzate dall’Anspi; alle ore 20, momento di preghiera su San Nunzio con testimonianza.

 

Diocesi

Monteiasi si prepara alla festa del SS. Crocifisso

30 Apr 2026

di Floriano Cartanì

Monteiasi, ancora una volta, si stringe attorno al suo Crocifisso, vivendo la devozione attraverso un gesto religioso e collettivo fatto di speranza e identità.  Una ricorrenza che non è soltanto rito, ma memoria condivisa, radice profonda, gesto collettivo che rinnova il legame tra la comunità e il suo simbolo più riconoscibile. Il comitato feste patronali ha comunicato il programma, articolato tra celebrazioni liturgiche e appuntamenti civili, confermando la volontà di custodire una tradizione che attraversa generazioni. Quest’anno il messaggio spirituale che accompagna la festa assume un tono particolarmente intenso grazie alle parole del parroco, don Giovanni Nigro, che invita la comunità a riscoprire il valore della Croce come luogo di incontro e di riconciliazione. Le sue parole, riportate nel manifesto del programma, diventano il cuore pulsante di tutto l’arco della celebrazione Facendo proprie le parole di papa Leone IV “Sulla croce, Gesù ci insegna che l’uomo non si realizza nel potere, ma nell’apertura fiduciosa verso l’altro”, don Giovanni ha scritto: «Carissimi, con queste parole del Santo Padre nel cuore, ci apprestiamo a vivere la festa del nostro Santissimo Crocifisso. La croce non è un simbolo di sconfitta, ma il tesoro nascosto sotto la crosta della nostra terra; che ci invita a fermarci, a sollevare lo sguardo e a riscoprire il senso profondo del nostro essere comunità. Esorto tutti a partecipare con gioia e spirito di riconciliazione. Lasciamoci toccare dall’abbraccio del Crocifisso, trasformando questi giorni di celebrazione in un’occasione per accorciare le distanze tra noi e seminare speranza e pace nelle nostre famiglie e nella nostra comunità. Camminiamo insieme sulle orme di Cristo, affinché la nostra devozione diventi vita vissuta e amore concreto per il prossimo».

Il programma religioso si aprirà il 30 aprile con l’inizio del triduo predicato da don Michele Maggio, per poi proseguire con le sante messe del 1° maggio e con l’apertura dell’indulgenza plenaria il 2 maggio, accompagnata dall’esposizione della reliquia della Santa Croce. Il momento più atteso resta la solenne concelebrazione del 3 maggio, presieduta da mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo emerito di Potenza, Muro Lucano e Marsico Nuovo, seguita dalla tradizionale processione che attraverserà le vie principali del paese. Il programma civile conferma la presenza del Gran concerto bandistico ‘Città di Francavilla Fontana’, delle luminarie curate da Illuminal’art e dello spettacolo pirotecnico della ditta LP di Danilo Madio, elementi che da sempre completano la dimensione popolare della festa. 

Eventi a Taranto e provincia

Medimex cerca talenti

Disponibile sino al 4 maggio la call showcase 2026

ph Medimex
29 Apr 2026

Sino alle ore 12 di lunedì 4 maggio è possibile partecipare alla call showcase del Medimex 26, International Festival & Music Conference promosso da Regione Puglia e Puglia Culture nell’ambito del progetto per lo sviluppo del sistema musicale regionale Puglia Sounds, in programma dal 17 al 21 giugno a Taranto con i concerti di Pet Shop Boys DreamWorld The Greatest Hits Live, Suede, Slowdive, NYC Redux Band playing the music of Ramones e Agents of Time. La call, rivolta ad artisti e gruppi world, jazz, indie, pop, rock, urban, hip hop, elettronica e alternative, è finalizzata alla selezione dei progetti musicali regionali e nazionali che saranno presentati, mercoledì 17 e giovedì 18 giugno allo Spazioporto di Taranto, al pubblico e agli operatori musicali e addetti ai lavori presenti al Medimex. Inoltre, per facilitare le attività di promozione e connessione con gli operatori musicali sono previste, nella giornata successiva all’esibizione, delle sessioni specifiche di networking con programmatori e direttori artistici di festival, rassegne e manifestazioni musicali italiane. La call, il form per partecipare e maggiori dettagli sono disponibili sul sito medimex.it

Medimex, International Festival & Music Conference è promosso da Regione Puglia e Puglia Culture nell’ambito del progetto per lo sviluppo del sistema musicale regionale Puglia Sounds,  intervento finanziato con risorse del Fondo di Rotazione Poc 2021-2027 nel quadro dell’accordo tra Puglia Culture e Regione Puglia Sezione Turismo, evento realizzato in collaborazione con Ministero del Turismo – Fondo Unico Nazionale Turismo, con il sostegno di Siae – Società Italiana degli Autori ed Editori. Il programma completo sarà annunciato nel dettaglio nel corso delle prossime settimane, aggiornamenti costanti sono disponibili sul sito web medimex.it.

Diocesi

Il coraggio di riprendere in mano la tua vita: incontri alla Cristo Re

ph parrocchia Cristo re
29 Apr 2026

‘Alzati e cammina – Il coraggio di riprendere in mano la tua vita’ è il tema di un percorso di fede per giovani adulti dai 25 ai 40 anni che avrà luogo nel convento-parrocchia di Cristo Re a Martina Franca, a cura dei frati francescani minori. Il primo incontro si terrà mercoledì 29 aprile alle ore 20:45.

 

Festeggiamenti patronali

Domani, giovedì 30 la cerimonia di intronizzazione del simulacro di San Cataldo

ph fp Occhinegro
29 Apr 2026

di Angelo Diofano

Prendono il via domani, giovedì 30 aprile, nella basilica cattedrale alle ore 18 i solenni festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo. Il cerimoniale prevede il solenne rito di intronizzazione del simulacro argenteo e l’ostensione delle reliquie che saranno portate processionalmente dal cappellone fin davanti all’altare dalla confraternita intitolata al santo vescovo irlandese Seguirà la celebrazione eucaristica che sarà presieduta dal vicario episcopale per la pastorale di settore don Francesco Maranò. Al termine avrà luogo la grande invocazione allo Spirito Santo per l’inizio dei festeggiamenti con la partecipazione dei seguenti gruppi carismatici della diocesi: Gesù Ama, Comunità Gesù Risorto, Comunità Maria, Rinnovamento nello Spirito Santo, Servi di Cristo Vivo, Pescatori di uomini.

Venerdì primo maggio, invece, alla celebrazione presieduta dal parroco della basilica cattedrale, mons. Emanuele Ferro (ore 18), parteciperà la comunità della città vecchia.

Sabato 2, giornata del mondo francescano in occasione del giubilei straordinari ad esso dedicato in occasione degli 800 anni della morte di San Francesco d’Assisi, alla santa messa celebrata da don Francesco Nigro, vicario episcopale per la liturgia e la ministerialità, parteciperanno i fedeli delle chiese francescane, delle parrocchie giubilari e tutte le realtà francescane.

Domenica 3, vedrà lo svolgimento del pellegrinaggio alla basilica cattedrale delle confraternite della diocesi, che inizierà alle ore 10 dall’istituto Maria Immacolata (via Mignogna). All’arrivo, celebrazione eucaristica alle ore 11.30 che sarà presieduta dall’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro.

Nel pomeriggio le reliquie di San Cataldo saranno portate dal parroco mons. Emanuele Ferro a Cariati (in provincia di Cosenza), dov’è particolarmente vivo il culto al santo vescovo.

Infine nella basilica cattedrale in città vecchia la santa messa verrà celebrata alle ore 18.

Vocazioni

Aspirate alla santità, ovunque siate

A Pulsano ha avuto luogo una veglia diocesana per le vocazioni

29 Apr 2026

di Francesco Mànisi

Un clima di intensa preghiera e ascolto profondo ha avvolto la comunità di Pulsano nella serata del 24 aprile, in occasione della veglia vocazionale diocesana vissuta in Santa Maria la Nova, in preparazione alla 63ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Tema della serata è stato ‘Aspirate alla santità, ovunque siate’, un invito tratto dall’omelia di papa Leone in occasione dello scorso Giubileo dei giovani a Tor Vergata. Il tema della santità ha orientato l’intera veglia come itinerario spirituale e provocazione concreta: riscoprire che la vocazione non è questione per pochi, ma chiamata universale ad una pienezza di vita nell’ordinarietà delle nostre esistenze. A scandire la preghiera, i verbi consegnati dal Santo Padre nel messaggio per la Giornata di preghiera per le vocazioni: fermarsi, ascoltare, affidarsi, proposti come dinamica del discernimento e via per riconoscere la voce di Dio dentro la propria storia.

Particolarmente significative le tre testimonianze vocazionali che hanno dato carne e volto a questa riflessione, mostrando come la chiamata del Signore passi dentro percorsi diversi, ma sempre segnati dall’incontro e dalla fiducia.

La prima testimonianza è stata quella di Sara Petruzzi, giovane della Sant’Egidio, attualmente in cammino di probandato dalle Figlie di Maria Ausiliatrice a Fragagnano. Con semplicità e profondità, Sara ha riletto la propria storia proprio attraverso i tre verbi indicati dal Papa. Fermarsi, anzitutto: quel momento in cui, attraverso l’incontro con una religiosa salesiana, il ritmo abituale della sua vita ha conosciuto una sosta feconda, capace di aprire domande nuove e accendere nel cuore un desiderio inatteso. Da lì l’ascolto, come disponibilità a lasciarsi interrogare da Dio attraverso la Parola, la vita comunitaria e il discernimento. Infine l’affidarsi, il coraggio di consegnare il proprio cammino al Signore senza possedere tutte le risposte, lasciandosi guidare passo dopo passo. Una testimonianza luminosa, che ha mostrato come la vocazione nasca spesso da incontri semplici che cambiano la direzione della vita.

La seconda testimonianza è stata quella di Luca Locorotondo, diciassettenne seminarista del ‘minore’ di Taranto, che ha condiviso con sincerità il proprio cammino, raccontando come il Signore lo abbia incontrato non in eventi straordinari, ma dentro la trama ordinaria della vita, attraverso relazioni, esperienze e piccoli incontri capaci di orientare il cuore. Con maturità sorprendente, Luca ha descritto il seminario come tempo prezioso per imparare proprio quei verbi consegnati dal Papa: fermarsi, scendere in profondità dentro se stessi, fare silenzio; ascoltare, per riconoscere la voce di Dio dentro il rumore delle molte voci; scegliere, lasciando che il discernimento diventi libertà. Ha confidato che il prossimo anno sarà per lui tempo di decisione e di passi importanti, chiedendo alla comunità il dono della preghiera. Un momento particolarmente bello è stato il riferimento affettuoso agli altri tre compagni della sua comunità seminariale, quasi a ricordare che ogni vocazione matura sempre dentro un “noi” ecclesiale e mai in solitudine.

Profondamente intensa anche la testimonianza di fra Gabriele Graniello, frate francescano del convento di San Pasquale a Taranto, trent’anni, musicista e laureato in conservatorio, che ha raccontato la propria vocazione come una storia di riconciliazione. Non una chiamata lineare o idealizzata, ma un cammino attraversato da ferite, domande e ricomposizioni. Con grande autenticità ha condiviso come il suo incontro con Dio sia passato attraverso una progressiva riconciliazione con se stesso, con la propria storia, con la famiglia, con le proprie fragilità. Proprio questa riconciliazione umana si è rivelata via di riconciliazione con Dio. Una testimonianza che ha toccato molti, ricordando che la vocazione non nasce dalla perfezione, ma da una vita che si lascia guarire.

Tre testimonianze diverse, ma attraversate da un filo comune: la vocazione come risposta che nasce quando ci si ferma, si ascolta e ci si affida. Non percorsi eroici, ma storie concrete in cui Dio si fa presente nell’ordinario.

La veglia ha così restituito alla comunità diocesana una consapevolezza preziosa: la santità non è un ideale lontano, ma una possibilità concreta che prende forma nelle scelte quotidiane, quando si accoglie la vita come chiamata.

L’esperienza vissuta a Pulsano si inserisce così in un orizzonte pastorale quanto mai urgente: coltivare una cultura vocazionale che non riguarda solo chi è chiamato a forme di speciale consacrazione, ma ogni battezzato. Perché la santità, come ha ricordato il tema della veglia, non è evasione dalla vita, ma il modo più pieno di abitarla.