Diocesi

Solennità della Visitazione alla rettoria di Talsano

ph ND
29 Mag 2026

Con una serie di iniziative culturali e celebrazioni religiose la rettoria di Santa Maria di Talsano (sulla via per San Donato) ricorda la solennità della Visitazione di Maria santissima a Santa Elisabetta. “Ritorna la festa liturgica della Visitazione di Maria a Santa Eisabetta – riferisce il rettore mons. Antonio Caforio -, da cui deriva la festa della Madonna delle Grazie, titolo con il quale Talsano onora da secoli la sua protettrice. Siamo tutti invitati a venerarla nel suo luogo, Tazzano, dove è nata la fede di tutta Talsano”.
Sabato 30 maggio alle ore 20 si terrà il concerto di canti mariani che sarà eseguito da Michele Mancone.
Domenica 31, solennità della SS.ma Trinità, sante messe saranno celebrate alle ore 10.30 e alle ore 19; alle ore 20, veglia mariana.
Lunedì 1 giugno, solennità della Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, alle ore 19, santa messa all’aperto che sarà celebrata dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero con i sacerdoti della vicaria di Talsano.

Diocesi

Salinella, ritorna la festa di Maria Nostra Signora

ph ND - G. Leva
29 Mag 2026

di Angelo Diofano

“Riprenderemo un usanza bella a cui molti di voi sono affezionati: la processione in onore di Maria Nostra Signora a conclusione del mese mariano.  Questo momento rinasce per dare compimento al desiderio di tantissimi della comunità che hanno affezione di questi momenti con i quali sono cresciuti e attraverso i quali voglio educare i loro figli”: con queste parole don Alessandro Solare, parroco alla Santa Famiglia (quartiere Salinella, a Taranto) annuncia la ripresa della tradizionale processione di Maria Nostra Signora, a conclusione del mese di maggio, che si teneva fino a prima della pandemia e iniziata con l’indimenticato don Romano Carrieri.

In preparazione alla festa, sabato 30 maggio alle ore 19 ci sarà la santa messa con il conferimento del sacramento della cresima.

Domenica 31 maggio, alle ore 11, santa messa con le prime comunioni; alle ore 18.30, santa messa in onore di Maria Nostra Signora; a seguire, processione per le vie del quartiere con la partecipazione dei bambini e dei bambini che hanno ricevuto il sacramento della prima Confessione e l’animazione della banda musicale ‘Città di Crispiano’ diretta dal m° Francesco Bolognino. Al rientro, nella piazza dell’oratorio, festa di comunità con lo spettacolo musicale del gruppo ‘Italian Live Machine’.

Così conclude don Alessandro Solare: “Riprendiamo quest’anno, l’anno prossimo sarà ancor più bello e grande. Maria Nostra Signora, insegnaci a dire come Te: eccomi!”.

Ecclesia

Il mare nella conchiglia: il mistero della Trinità tra ragione e amore

29 Mag 2026

di Luana Comma

C’è un’immagine che, più di molte definizioni, continua ad attraversare i secoli custodendo intatta la sua forza spirituale: Sant’Agostino, mentre passeggia lungo la riva del mare meditando sul mistero della Trinità, incontra un bambino intento a versare l’acqua dell’oceano in una piccola buca scavata nella sabbia. Alla domanda del vescovo d’Ippona, il fanciullo risponde che desidera raccogliere tutto il mare in quel piccolo spazio. Agostino sorride dinanzi all’impossibilità di quell’impresa; ma il bambino, secondo la celebre leggenda medievale, replica che ancor più impossibile è per la mente umana contenere l’infinita profondità del mistero trinitario. E subito scompare.

Al di là del carattere leggendario del racconto, l’exemplum custodisce una verità: il mistero di Dio non è oggetto che l’intelligenza possa possedere pienamente. La Trinità non si lascia rinchiudere nelle categorie della ragione umana, pur senza contraddirle. La fede cristiana non rinuncia all’intelligenza del credere, ma riconosce che il Mistero eccede sempre la capacità della mente creata. È precisamente qui che si colloca la riflessione agostiniana: non una speculazione astratta su Dio, bensì il tentativo di mostrare come l’uomo porti in sé un’impronta del Creatore.

Nel De Trinitate, Agostino individua nella mente umana una traccia della vita trinitaria. L’uomo, creato a immagine di Dio, custodisce in sé una struttura che rinvia al suo principio: memoria, intelligenza e amore. Tuttavia, questa immagine non consiste semplicemente nel fatto che l’uomo ricordi, comprenda e ami sé stesso; la sua verità più profonda emerge quando la mente si apre a Dio, facendo memoria del suo Creatore, comprendendolo e orientando verso di Lui il proprio amore. Solo allora l’uomo diviene veramente sapiente, perché la sapienza, per Agostino, non nasce dall’autosufficienza dell’intelligenza, ma dalla partecipazione alla luce divina.

In questa prospettiva, la conoscenza di Dio non è mai separabile dalla conversione del cuore. La mente può possedere grandi capacità speculative e, tuttavia, rimanere chiusa in sé stessa. Lontano da Dio, l’uomo rischia di smarrire il senso autentico della propria esistenza, pur continuando a cercare verità, felicità e compimento.

L’essere umano porta dunque in sé una traccia della Trinità. La memoria richiama il Padre come origine; l’intelligenza rimanda al Verbo eterno; l’amore rinvia allo Spirito Santo che unisce. Tuttavia questa immagine si realizza pienamente soltanto quando l’uomo entra in comunione con Dio. È significativo che Agostino distingua tra l’essere “in Dio” e l’essere “con Dio”. Tutto esiste in Lui, perché «in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28); ma non tutti vivono realmente con Lui. La distanza da Dio non è geografica, bensì spirituale: nasce quando l’uomo perde la memoria del suo Creatore e orienta il proprio amore verso realtà incapaci di colmare il cuore.

In questa prospettiva, il peccato appare anzitutto come disordine dell’amore. L’uomo continua ad amare, perché non può cessare di farlo; ma può amare male, dirigendo verso ciò che è limitato quel desiderio infinito che soltanto Dio può compiere. Per questo Agostino arriva ad affermare che chi non ama Dio, in qualche modo finisce per odiare se stesso, poiché si allontana dalla sorgente della propria vita. È un’affermazione forte, ma profondamente evangelica: «Chi ama l’iniquità odia la propria anima» (Sal 10,6 Vulg.). La vera libertà non consiste nell’autodeterminazione assoluta, bensì nell’orientare tutta l’esistenza verso il Bene supremo.

Nel libro VIII del De Trinitate, Agostino approfondisce ulteriormente questa dinamica attraverso la celebre riflessione sulla triplicità dell’amore. Ogni amore implica sempre tre realtà: colui che ama, ciò che viene amato e l’amore stesso che li unisce. In questa struttura relazionale il vescovo d’Ippona intravede una traccia del mistero trinitario. L’amore non è mai chiusura solitaria; esige comunione, reciproco dono, apertura all’altro. E proprio qui si lascia intuire qualcosa del mistero di Dio. Il Padre ama il Figlio, il Figlio ama il Padre, e lo Spirito Santo è il vincolo vivente di questo amore eterno.

Alla luce del Vangelo, questa verità raggiunge la sua pienezza nel mistero di Cristo. Gesù non si limita a parlare di Dio: Egli introduce l’umanità dentro la comunione trinitaria. «Chi vede me vede il Padre» (Gv 14,9); e ancora: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi» (Gv 15,9). Nel Figlio incarnato, l’amore eterno di Dio entra nella storia e rende l’uomo partecipe della stessa vita divina. Lo Spirito Santo, effuso nel cuore dei credenti, non comunica soltanto una forza morale, ma rende possibile una reale partecipazione alla vita trinitaria

Anche la storia della salvezza può essere letta in chiave trinitaria. Il Padre crea e sostiene il mondo con la sua provvidenza; il Figlio entra nella storia assumendo la carne umana; lo Spirito Santo guida la Chiesa verso la pienezza della verità. Le Persone divine non agiscono separatamente, ma nell’unità di un’unica volontà e di un unico amore. Per questo la Trinità non riguarda soltanto la natura di Dio, ma illumina anche la vocazione dell’uomo e il senso della comunione ecclesiale.

In un tempo segnato da individualismo e frammentazione, il mistero trinitario custodisce una decisiva provocazione spirituale ed antropologica. Se Dio è comunione, anche l’uomo trova sé stesso soltanto nella relazione e nel dono. L’esistenza cristiana non può ridursi ad una religiosità intimistica o ad un insieme di pratiche esteriori; essa è chiamata a riflettere nella storia la dinamica stessa dell’amore trinitario. La Trinità è il grembo originario da cui proveniamo e la meta verso cui siamo orientati. Ogni autentica esperienza di amore, ogni comunione vissuta nella verità, ogni gesto di carità custodisce qualcosa di questo mistero.

Alla fine, la leggenda di Agostino sulla spiaggia conserva tutta la sua forza simbolica. Ricorda al credente che Dio resta infinitamente più grande di ogni concetto umano, ma anche che questo Mistero infinito si è chinato sull’uomo per renderlo partecipe della propria vita. La piccola conchiglia della mente non potrà contenere il mare di Dio; eppure quel mare desidera riversarsi nel cuore dell’uomo. È qui il paradosso della fede cristiana: l’Infinito rimane incomprensibile, ma si lascia realmente incontrare nell’amore.

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Eventi in diocesi

Abitare la pace: dalla crisi alla comunità

L’Azione Cattolica della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria si è interrogata su cittadinanza attiva e corresponsabilità

29 Mag 2026

di Angela Giungato

Il tempo presente, spesso segnato da incertezze e dal rischio del disimpegno, chiede una riflessione attenta sulla partecipazione alla vita democratica. La cittadinanza attiva non può restare un’espressione teorica, ma si esprime nella scelta quotidiana del bene comune e nell’attenzione agli altri. Con questo spirito, accogliendo gli spunti della quarta tappa del cammino adulti di Azione Cattolica, intitolata “Cento per cento: Tutti in gioco”, il gruppo Adulti di Azione Cattolica della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria di Taranto, martedì 26 maggio, ha promosso un momento di confronto sul tema “Abitare la pace: dalla crisi alla comunità”. L’incontro ha offerto l’opportunità di riflettere su cosa significhi oggi essere presenti e responsabili nel proprio territorio, coniugando la fede con l’impegno civile.

L’avvocato Alessandra Lorusso, componente della commissione Pari opportunità del Comune di Taranto, ha illustrato la genesi e il progetto della Carta della pace dal punto di vista istituzionale. Si tratta di un percorso di rete che vede coinvolti oltre 180 enti, tra realtà civiche, università, scuole e associazioni, impegnati a collaborare per il territorio tarantino. L’attività concreta si articola attraverso quattro tavoli di lavoro istituiti di recente, che rappresentano un impegno significativo e una sfida di condivisione per l’intera comunità cittadina, mirata ad affrontare insieme le complessità odierne per rispondere meglio alle esigenze dei cittadini, in particolare dei più fragili.

All’incontro hanno preso parte anche i consiglieri diocesani del settore Adulti di Azione Cattolica. La loro presenza si inserisce nel percorso intrapreso in questi anni, volto ad accompagnare i gruppi adulti della diocesi attraverso una vicinanza attenta e costante sul territorio.

Il dialogo è stato arricchito dalle testimonianze di Gabriella Iavernaro e di Daniele Panarelli, che rappresentano l’Azione Cattolica all’interno dei tavoli della Carta della Pace.
Gabriella Iavernaro ha condiviso l’esperienza legata al tavolo del decoro urbano, incentrato sulla cura degli spazi comuni e sul rispetto delle regole quotidiane, mentre Daniele Panarelli ha riportato il lavoro svolto nel tavolo della formazione al bene comune, orientato alla crescita sociale e culturale. Entrambi i contributi hanno messo in luce l’importanza della corresponsabilità, evidenziando come i laici associati possano offrire un apporto costruttivo nel territorio attraverso questo cammino, che risponde al carisma dell’ Azione Cattolica volto alla formazione delle coscienze. Inoltre Daniele Panarelli ha presentato anche il percorso del progetto Ecogiustizia a cui  l’Azione Cattolica diocesana partecipa attivamente, che a Taranto vigila sulle bonifiche legate all’inquinamento ambientale.

La partecipazione e la condivisione delle persone intervenute hanno mostrato l’interesse della comunità a confrontarsi su argomenti complessi e la volontà di riflettere sul proprio ruolo di credenti e cittadini, superando l’indifferenza. Per la parrocchia, l’incontro ha rappresentato un passo in avanti nella consapevolezza che il cambiamento e la speranza nascono dall’impegno concreto di ciascuno.

 

Diocesi

La parrocchia di San Pasquale celebra il 30º della canonizzazione di Sant’Egidio

ph Pasquale Reo
29 Mag 2026

di Angelo Diofano
Nel 30° anniversario dalla canonizzazione, avvenuta il 2 giugno 1996 in piazza San Pietro, solenni celebrazioni in onore Sant’Egidio si svolgono a cura dei frati francescani minori della parrocchia-convento di San Pasquale. Si tratta della cosiddetta ‘Festa del Baglio’, uno dei quattro pittaggi in cui era suddivisa la città vecchia, dove appunto nacque l’umile fraticello (pendio La Riccia). 
Sabato 30, alle ore 17.30, nella casa natale al pendio La Riccia si terrà la memoria della nascita del santo; alle ore 18, processione con il simulacro di Sant’Egidio per via Duomo con destinazione la basilica cattedrale dove alle ore 18.30 il parroco mons. Emanuele Ferro presiederà la santa messa.
Domenica 31, alle ore 18.30, in cattedrale, il vicario parrocchiale dn Antonello Bruno presiederà la celebrazione eucaristica; alle ore 20, dagli spazi antistanti il battistero, avrà luogo un momento artistico-itinerante sui passi di Sant’Egidio con la lettura teatralizzata a cura di Giovanni Guarino e l’accompagnamento musicale alla chitarra di Francesco Rizzo; conclusione, con un rinfresco in terrazza.
Lunedì 1 giugno, alle ore 18.30, in cattedrale, celebrazione eucaristica presieduta dal parroco della San Pasquale, padre Vincenzo Chirico.
Martedì 2, alle ore 18, processione dalla cattedrale per via Duomo fino a piazzetta Sant’Egidio (accompagnata dalla banda musicale di Crispiano) dove alle ore 19.30 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero celebrerà la santa messa. Al termine, il simulacro sarà riportato, sempre processionalmente in San Pasquale.

Proclamato nel 1919  dall’arcivescovo Mazzella compatrono di Taranto per averla protetta durante la Prima Guerra Mondiale, frate Egidio (al secolo Francesco Antonio Domenico Pasquale Pontillo) nacque al pendio La Riccia nel 1729 da Cataldo Pontillo e Grazia Procaccio. A 23 anni egli entrò nel convento di San Pasquale. Successivamente il fraticello partì per il convento di Galatone per effettuare il noviziato francescano, approdando dopo una serie di tappe a quello di San Pasquale a Chiaia, a Napoli. Nella città partenopea, durante il servizio quotidiano della questua per le strade,  si fece amare quale uomo di pace, di conforto e di carità. Ascoltava tutti, poveri e ricchi,  nelle proprie situazioni di sofferenze e aveva sempre per ognuno parole di consolazione unite a un abbraccio affettuoso. Il suo esempio si impone soprattutto ai giorni nostri, dove dilaga un individualismo che genera solitudine e nessuno trova più tempo da dedicare all’ascolto del prossimo.

Oratori

San Giorgio jonico, festa di sport per il trentennale Anspi Taranto

ph Anspi
29 Mag 2026

di Cristian Piscardi

Sabato 30 maggio, lo stadio Alberto Rizzo ospiterà una grande giornata di sport, amicizia e condivisione in occasione del trentennale del comitato zonale Anspi Taranto. Sul terreno di gioco si disputeranno partite di calcio tra gli oratori appartenenti al comitato, in un clima di festa che vedrà protagonisti circa 200 bambini provenienti dalle diverse realtà associative del territorio. L’iniziativa rappresenta uno degli appuntamenti più significativi del calendario celebrativo organizzato per ricordare i trent’anni di attività del comitato zonale Anspi Taranto, da sempre impegnato nella promozione dei valori educativi, sociali e cristiani attraverso lo sport e l’aggregazione giovanile.

Alla manifestazione prenderà parte anche il presidente nazionale dell’Anspi, Giuseppe Dessì, che sarà accolto insieme alle autorità civili e istituzionali del territorio, a testimonianza dell’importanza dell’evento e del valore del lavoro svolto in questi anni dai circoli e dagli oratori della zona tarantina.

In serata, un momento di incontro e confronto tra il presidente nazionale e tutti i presidenti dei circoli appartenenti al comitato zonale Anspi Taranto, occasione preziosa per condividere esperienze, progettualità future e rafforzare la rete educativa che da anni opera a favore dei più piccoli e delle famiglie.

Un altro evento che si aggiunge al calendario del trentennale, evidenziando come la manifestazione voglia essere soprattutto un segno concreto di speranza e collaborazione per il territorio.

Il desiderio comune è che questa giornata possa lasciare un messaggio positivo ai giovani partecipanti e a tutta la comunità: “Il Signore illumini le nostre menti sempre a lavoro per la gioia dei bambini”.

 

 

Diocesi

Chiusura mese mariano in Concattedrale

ph ND
29 Mag 2026

di Angelo Diofano

Anche la parrocchia concattedrale Gran Madre di Dio concluderà il mese mariano con una serie di iniziative.
Sabato 30 maggio, alle ore 12, pranzo solidale nel salone della chiesa, con ingresso da via Blandamura. 

Domenica 31, alle ore 18.30, santa messa solenne presieduta dal parroco mons. Ciro Marcello Alabrese cui seguirà alle ore 19.30 la processione con il simulacro della Beata Vergine Maria per viale Magna Grecia, via Plateja, via Cagliari, via Dante (con sosta nella piazzola antistante l’edicola votiva), via Dante, viale Magna Grecia e rientro in concattedrale.
Infine, festa comunitaria nello spazio retrostante alla chiesa.

Diocesi

Celebrazioni per la Madonna del Galeso e di San Paolo VI

29 Mag 2026

di Angelo Diofano

La comunità della Madonna del Galeso si prepara a vivere con gioia e devozione la festa della titolare e di San Paolo VI, un momento di fede, incontro e tradizione che rinnova il legame umano e spirituale tra gli abitanti del quartiere.

“Le celebrazioni riferisce il parroco, don Salvatore Magazzino -, che quest’anno si svolgono da venerdì 29 a domenica 31, sono occasione per riscoprire il valore della speranza cristiana e della fiducia nel cammino della Chiesa e in particolar modo della nostra comunità. San Paolo VI diceva: ‘La fede è il fondamento della speranza, è la luce che illumina il cammino della vita’. Siamo tutti provocati a guardare al futuro con gli occhi della fede per vivere con coraggio, fraternità e spirito di comunità le diverse situazioni della vita, vivere questa festa non solo come tradizione, ma come autentica esperienza di fede condivisa”.

“I giorni dedicati a Santa Maria del Galeso e a San Paolo VI – continua il parroco – saranno accompagnati da momenti liturgici, preghiera e partecipazione popolare, nel segno della condivisione. Eventi come questo rappresentano un valore importante per il tessuto sociale del quartiere: favoriscono l’incontro tra generazioni, rafforzano il senso di appartenenza e creano occasioni di dialogo, solidarietà e condivisione, contribuendo a rendere la comunità più unita e viva”.

Questo il programma:

Venerdì 29 maggio, festa di San Paolo VI, alle ore 18.30, concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero con la partecipazione delle parrocchie del quartiere; alle ore 20, esibizione delle scuole di ballo ‘Ac Dance Company’ di A. Campidoglio, ‘A tiempo’ di F. Mesto ed E. Pastore, ‘Jonica Studio danza in two’ di T. Attanasio e V. D’Alconzio.

Sabato 30, alle ore 18 santa messa; alle ore 19, processione della Madonna e di San Paolo VI (accompagnata dalla banda ‘Città di Crispiano’) per via Pastore, via Grandi, via Brodolini, via La Torre, piazza Carnevale, viale della Tecnica, corso Buozzi, piazza Di Vittorio; alle ore 20.30, commedia in due atti ‘U Condominie de le spustate’ della compagnia ‘Nati per caso’, scritta e diretta da Silvana Donatelli.

Domenica 31, festa della Madonna del Galeso, sante messe alle ore 8.30 – 10.30 – 18.30; alle ore 20.30, ‘Banana’s Republiq in concerto’.

Diocesi

Le celebrazioni della Madonna delle Grazie, a Taranto

ph G. Leva
29 Mag 2026

di Angelo Diofano
‘Eccomi, sono la Serva del Signore’ (Lc. 1,38): così quest’anno don Pino Calamo, parroco della Madonna delle Grazie e il collaboratore padre Francesco Ciaccia hanno voluto intitolare i festeggiamenti in onore della Titolare che si terranno sabato 30 e  domenica 31 maggio.
“Dopo giorni molto intensi, vissuti con la Festa dei popoli e il triduo di Pentecoste – riferisce don Pino – la nostra comunità si appresta a vivere il momento conclusivo dell’anno pastorale: le celebrazioni in onore della Beata Vergine. L’appuntamento costituirà anche una preziosa opportunità per un consuntivo di quanto operato finora che effettueremo insieme alla comunità, costituita da 7.550 residenti, appartenenti in gran parte a una fascia sociale medio-alta, così come l’età. È stato un anno ricco di soddisfazione ma non privo di difficoltà, superate grazie alla collaborazione di tutti e all’intercessione della Madonna, che continueremo a implorare in vista gli impegni che ci attendono a partire dal prossimo settembre”.
Il programma prevede per sabato 30 maggio, alle ore 17, la benedizione ai bambini; alle ore 18 (dopo la recita del santo rosario) l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la santa messa solenne, che si concluderà con il volo di colombi dal sagrato, quale segno di pace; alle ore 19.30 si snoderà la processione con la partecipazione di tutte le realtà parrocchiali e l’animazione musicale da parte della banda cittadina ‘Lemma’.
Domenica 31, alle ore 18.30  ci sarà la recita del santo rosario, alle ore 19 la celebrazione eucaristica in onore della Madonna delle Grazie presieduta dal parroco don Pino Calamo e alle ore 20, sul sagrato, a cura dei catechisti, l’incontro di preghiera e di testimonianza con Maria.
 “Pregheremo la Beata Vergine – conclude il parroco – perché aiuti la nostra città a recuperare quello spirito civico che sta purtroppo scomparendo, elevando il livello di vita umano e cristiano e intervenendo in favore dei poveri, il cui numero è purtroppo in continuo aumento”.

Diocesi

Alla Santa Lucia, la festa di comunità

29 Mag 2026

Domenica 31 maggio, la parrocchia di Santa Lucia, in via Millo, celebrerà la festa della comunità, a conclusione delle attività pastorali.
In mattinata, santa messa alle ore 10, cui seguirà una piccola processione di Santa Lucia, giochi per i bambini del catechismo e condivisione del pranzo in cortile.

 

A Taranto

Venerdì 29 maggio, giornata di lutto cittadino in memoria di Bakari Sako

28 Mag 2026

di Silvano Trevisani

Quella di venerdì 29 maggio, sarà una giornata di lutto cittadino per la città di Taranto. A proclamarlo è stato il sindaco, Piero Bitetti, che la scelto la giornata di venerdì 29 maggio, per commemorare Bakari Sako, in concomitanza con la partenza della salma dalla città.

Bakari Sako, come tutti ricorderanno, è stato ucciso nelle prime ore di sabato, 9 maggio, in piazza Fontana, da un gang di ragazzini, quasi tutti minorenni, residenti in Città vecchia, al culmine di una provocazione alla quale il giovane operaio del Mali, che si recava in bicicletta alla stazione da dove avrebbe raggiunto Massafra, nelle cui campagne lavorava, aveva cercato inutilmente di sottrarsi,

“La decisione è stata assunta – si legge in una nota del comune – quale segno di profondo cordoglio e di partecipazione al dolore della famiglia, della comunità maliana e di quanti lo hanno conosciuto, nonché come espressione del sentimento condiviso di sgomento e dolore che ha colpito l’intera cittadinanza tarantina. L’amministrazione comunale intende, con questo gesto, testimoniare in modo tangibile i valori di solidarietà e inclusione riaffermando il senso di responsabilità collettiva e di appartenenza che caratterizza la comunità ionica”. 

Per tutta la giornata di lutto cittadino, viene esposta a mezz’asta o abbrunata in segno di lutto, la bandiera della Città di Taranto. Il sindaco, inoltre, invita gli esercenti commerciali ad abbassare le saracinesche di bar, negozi e altre attività lavorative a partire dalle ore 12 per 30 minuti, come segno di vicinanza e cordoglio. “Tutti i cittadini e le organizzazioni sociali, culturali e produttive sono invitati a manifestare il proprio cordoglio in occasione del lutto cittadino osservando un minuto di silenzio alle 12, e anche durante lo svolgimento di ogni evento previsto a quell’ora nella data di domani; il corpo docente delle scuole di ogni ordine e grado, nel rispetto della sensibilità e dell’età degli studenti, nei giorni scolastici immediatamente successivi alla giornata di lutto cittadino, a proporre momenti di riflessione che coinvolgano i minori sul valore e sul rispetto della vita”. 

Il sindaco ha inoltre dato mandato agli uffici competenti di avviare l’iter amministrativo per collocare nel luogo in cui si è consumata la tragedia, ossia in piazza Fontana, Città vecchia, una targa commemorativa come segno tangibile e duraturo della memoria.

Libri

Accendere i fuochi: l’ultima fatica di Gianrico Carofiglio

28 Mag 2026

di Silvia Rossetti

Può oggi, in uno scenario segnato da preoccupanti episodi di disorientamento giovanile, fragilità e talvolta anche violenza, e in un contesto profondamente modellato dalla comunicazione digitale, un semplice libro ‘di carta’ riuscire a scardinare le chiusure interiori e a sciogliere i grovigli della coscienza? Possono delle semplici pagine stampate rivelarsi capaci di sprigionare un potere davvero suggestivo e trasformativo nelle menti ancora in formazione dei nostri adolescenti?

Una sfida interessante che Gianrico Carofiglio non si lascia sfuggire e affronta con la sua ultima fatica intitolata ‘Accendere i fuochi’ (Mondadori, 2026). Un agile volumetto con un sottotitolo interessante “Manuale di lotta e gentilezza”.

In effetti, il libro sembra porsi come un ‘manuale’ di formazione civile e personale, capace di offrire a giovani e giovanissimi strumenti per orientarsi nel mondo contemporaneo. Attraverso il richiamo al pensiero critico, all’importanza del linguaggio e alla necessità del dubbio, l’autore propone un modello educativo fondato sulla consapevolezza, sulla responsabilità e sulla crescita interiore.

In assenza di adulti di riferimento forti e coerenti, la voce di Carofiglio può diventare una guida autorevole e accessibile, capace di stimolare la capacità di pensare in modo autonomo e di affrontare la complessità della realtà senza semplificazioni pericolose. In questo senso, il libro si configura non solo come una lettura utile, ma come un vero e proprio incoraggiamento a ‘accendere i fuochi’ della conoscenza e della consapevolezza.

L’autore, ricorrendo alla sua capacità di unire narrazione e pensiero civile, non si limita a raccontare una storia nel senso tradizionale del termine, ma crea uno spazio di dialogo e di approfondimento. Il titolo stesso, ‘Accendere i fuochi’, può essere interpretato come una metafora: accendere un fuoco significa generare curiosità, passione, desiderio di comprendere e di cambiare.

Le prime pagine sono dedicate al tema dell’apprendimento e della conoscenza. “C’è chi pensa che l’istruzione sia come un lavoro di travaso – scrive -. Qualcuno sa delle cose, qualcun altro no, e il compito di chi insegna sarebbe riempire dei secchi vuoti con contenuti già pronti: nozioni, date, definizioni, risposte corrette. (…) Questa idea di istruzione semplifica un po’ troppo le cose, perché tratta le persone come contenitori e non come soggetti pensanti, confonde l’apprendimento e la crescita con l’accumulo di informazioni”. La frase “L’istruzione non è riempire secchi, ma accendere i fuochi” è stata attribuita nel tempo allo scrittore irlandese William Butler Yeats e al filosofo greco Plutarco, ma sono parole che riecheggiano anche negli insegnamenti di un noto sociologo contemporaneo, Edgar Morin.

Nel capitolo intitolato ‘Gli invisibili’ l’autore parla delle persone che vengono spesso ignorate o rese “invisibili” dal punto di vista sociale, culturale o umano. L’invisibilità non è solo una condizione materiale, ma anche simbolica: esistono individui che non vengono ascoltati, che non hanno voce nei discorsi pubblici e che vengono facilmente esclusi dalle narrazioni dominanti. Occorre sviluppare uno sguardo più attento e consapevole, capace di riconoscere queste persone e di restituire loro dignità attraverso l’ascolto e la comprensione. Il tema si lega anche all’importanza del linguaggio, affrontato nel capitolo successivo: nominare e raccontare significa, in qualche modo, rendere visibile ciò che altrimenti rischia di sparire.

Tra le riflessioni dell’ex magistrato anche l’idea tradizionale di mascolinità basata su forza, dominio e controllo delle emozioni: uno stereotipo che Carofiglio invita a superare.

“All’inizio impariamo tutto sbagliando”, con questa frase si apre, invece, il capitolo dedicato all’errore. Ai lettori viene offerto un insegnamento prezioso: l’errore non deve essere visto come qualcosa di negativo da evitare o nascondere, ma come una parte naturale e fondamentale dei processi di apprendimento e crescita. Sbagliare significa infatti fare esperienza, mettere alla prova le proprie idee e sviluppare un pensiero più consapevole.

Nelle pagine seguenti gli spunti educativi si moltiplicano, quasi in un gioco di specchi, e si avverte con forza un invito alla ribellione intellettuale contro una cultura dominante che spesso si rivela ipocrita e superficiale, poco critica e scarsamente inclusiva: una proposta che lascia al lettore la responsabilità di continuare a pensare in modo autonomo e consapevole, ma soprattutto di partecipare attivamente a un significativo cambiamento sociale.