Drammi umanitari

A Gaza e in Cisgiordania Unicef denuncia nuove vittime tra i bambini

ph Afp-Sir
11 Giu 2026

di Daniele Rocchi

La violenza continua a colpire duramente i più piccoli a Gaza e in Cisgiordania. Nel fine settimana, secondo quanto riferito dall’Unicef, otto bambini sono stati uccisi e altri 17 feriti in diversi attacchi nella Striscia di Gaza, mentre in Cisgiordania un neonato di sette mesi ha perso la vita dopo essere stato colpito dalle forze israeliane a Hebron. Episodi che riportano al centro dell’attenzione internazionale il dramma dei minori coinvolti nel conflitto. “In una delle zone colpite a Gaza, un gruppo di bambini che giocava a calcio è rimasto ferito da un attacco nelle vicinanze. In Cisgiordania, un neonato, che non aveva ancora avuto modo di muovere i primi passi, è stato colpito da un proiettile mentre era seduto sulle ginocchia della madre sul sedile posteriore di un’auto”, ha dichiarato Edouard Beigbeder, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. L’organizzazione sottolinea come questi eventi non possano diventare ordinari: “Non possiamo permettere che questa diventi la nuova normalità: la morte di bambini a causa della violenza dovrebbe suscitare indignazione a livello mondiale e deve essere condannata a tutti i livelli”. In Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, si registrano inoltre ferimenti di minori, sfollamenti forzati e attacchi a infrastrutture civili, comprese scuole e strutture sanitarie. L’Unicef chiede alle autorità israeliane misure immediate per garantire la protezione dei bambini palestinesi, oltre a indagini “trasparenti, credibili e approfondite” su ogni episodio. L’appello è anche al rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani: “Il diritto intrinseco alla vita di ogni bambino deve essere protetto”, conclude Beigbeder.

Diocesi

Fragagnano celebra Sant’Antonio nella cosiddetta ‘festa piccola’

11 Giu 2026

di Angelo Diofano

Anche Fragagnano celebra Sant’Antonio, patrono della cittadina, nei giorni 12 e 13 giugno, i cui festeggiamenti vengono così annunciati da don Graziano Lupoli, parroco dell’Immacolata: “A 800 anni dal pio transito del beato Francesco, Antonio, il teologo francescano (Fonti francescane 251-252) con i suoi insegnamenti e la sua vita profondamente unita a Cristo, indossando il saio come San Francesco, ci aiuta a vivere nella fede in Cristo l’annuncio del Regno di Dio”.
Quella di giugno è la cosiddetta la ‘festa piccola’ di Sant’Antonio, per differenziarla da quella in grande stile che si svolge il 12 e 13 agosto.

Questo il programma:
Venerdì 12 giugno: ultimo giorno della tredicina, santa messa alle ore 19; veglia di preghiera con bacio della reliquia alle ore 20.

Sabato 13: alle ore 8, sparo dei colpi oscuri; alle ore 8.30, santa messa con la benedizione del ‘pane di Sant’Antonio’; alle ore 18.30 concelebrazione eucaristica e a seguire la processione, salutata, dalla terrazza della chiesa, dallo spettacolo pirotecnico diurno della ditta Maxima Fireworks di Bitonto. Questo il percorso: via Papa Giovanni XXIII, via Galilei, via Santa Sofia, via Manzoni, via Quaranta, via Mazzini, via Leopardi, via N. Sauro, via C. Battisti, via Cavour, via Fiume, corso Vittorio Emanuele e rientro in chiesa. Allieterà la giornata la banda musicale ‘Città di Fragagnano’; alle ore 21, in piazzale Toniolo, spettacolo musicale ‘Tali e quali Fragagnano’, prima edizione.

Domenica 14, alle ore 21, in piazzale Toniolo, spettacolo musicale ‘Tutti cantano Sanremo’ concerto per orchestra, band e voci a cura dell’Accademia musicale ‘Ouverture’ che vedrà coinvolti gli allievi delle classi di musica d’insieme.

Diocesi

Una porta sul futuro: giovani, lavoro e speranza per il territorio

11 Giu 2026

di Francesco Mànisi

La Chiesa di Taranto continua a mettersi in ascolto dei giovani e delle loro domande più profonde: una delle più urgenti riguarda certamente il lavoro, tema che tocca non solo la dimensione economica della vita, ma anche la possibilità di costruire un progetto di futuro, di mettere a frutto i propri talenti e di contribuire allo sviluppo della comunità. Con questo spirito si è svolta, lunedì 8 giugno, nella parrocchia Santa Rita di Taranto (Ristoratorio-Lumsa), la serata dal titolo ‘Una porta sul futuro’, promossa dal servizio diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale insieme all’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro. L’iniziativa non vuole rimanere un episodio isolato, ma rappresentare l’inizio di un percorso di riflessione, ascolto e accompagnamento dedicato ai giovani del nostro territorio. L’obiettivo è chiaro: interrogarsi insieme sulle sfide, le prospettive e gli scenari che caratterizzano oggi il rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro, per comprendere come la comunità ecclesiale possa essere sempre più autenticamente al servizio delle nuove generazioni, offrendo strumenti concreti, occasioni di confronto e percorsi di crescita.

La serata si è aperta con tre testimonianze significative, capaci di raccontare esperienze diverse ma accomunate dalla volontà di costruire il proprio futuro senza rinunciare alle proprie radici. La prima è stata quella di Anna Luna Nistri, pedagogista ed educatrice: dopo gli studi universitari e un’esperienza lavorativa a Milano, dove operava come educatrice, si è trovata a interrogarsi sul significato profondo delle proprie scelte. Pur avendo trovato una collocazione professionale stabile, avvertiva di non essere pienamente felice. Da qui la decisione, tutt’altro che semplice, di tornare nella propria terra per ricominciare e investire nel territorio che l’aveva vista crescere. Oggi lavora come educatrice e si prepara ad avviare un centro educativo poliservizi che, attraverso il gioco, attività formative e percorsi dedicati a bambini e ragazzi, possa diventare un punto di riferimento per le famiglie del territorio. Nel suo intervento ha invitato i giovani a non avere paura di rischiare per ciò in cui credono, ricordando come i sogni e le passioni richiedano spesso coraggio, sacrificio e la disponibilità a compiere scelte controcorrente.

La seconda testimonianza è stata quella di Dario Baratto, il cui percorso è stato segnato dalla capacità di rimettersi continuamente in gioco. Dopo un periodo di discernimento vocazionale vissuto nel seminario regionale di Molfetta, egli ha proseguito la propria formazione all’Istituto superiore di Scienze religiose della diocesi. Parallelamente agli studi, ha lavorato come addetto al Tribunale per i minorenni e successivamente, attraverso concorso pubblico, è entrato a far parte di Poste Italiane, dapprima con un contratto a tempo determinato e oggi a tempo indeterminato. Nel raccontare la propria esperienza ha sottolineato l’importanza di non accontentarsi mai dei risultati raggiunti e di continuare a coltivare le passioni che abitano il cuore. Tra poche settimane conseguirà infatti la Laurea magistrale in Scienze religiose, segno concreto di un cammino che continua a crescere e a svilupparsi.

L’ultima testimonianza è stata affidata ad Antonio Mandese, giovane imprenditore tarantino e responsabile della storica casa editrice Mandese Editore & Figli. Erede di una lunga tradizione familiare di librai ed editori, Antonio ha raccontato il proprio impegno nel portare avanti un progetto culturale capace di coniugare radicamento nel territorio e apertura al mondo. Richiamando il noto proverbio secondo cui ‘beato colui che riesce a dare ai propri figli ali e radici’, egli ha evidenziato quanto sia fondamentale investire sui giovani, sostenerli nei loro percorsi e creare attorno a loro comunità, relazioni e reti di sostegno, perché il futuro non si costruisce da soli, ma attraverso una corresponsabilità che coinvolge famiglie, istituzioni, imprese e comunità ecclesiale.

La serata è proseguita con l’intervento formativo del prof. Pietro Panzetta, docente di Mercato del lavoro alla Lumsa di Taranto, che ha presentato dati significativi e in alcuni casi preoccupanti sulla situazione occupazionale giovanile nella nostra provincia, evidenziando come le difficoltà nell’accesso al lavoro, l’emigrazione di molti giovani e la carenza di opportunità rappresentino sfide decisive per il futuro del territorio. Accanto all’analisi dei dati, il docente ha offerto anche strumenti concreti di orientamento, soffermandosi sulla corretta compilazione del curriculum vitae, sull’iscrizione agli albi professionali, sui principali portali dedicati alla ricerca del lavoro e sulle opportunità formative oggi disponibili. Particolarmente apprezzato è stato il percorso educativo proposto attraverso la metafora delle cinque porte, un itinerario che ha aiutato i presenti a riflettere sul rapporto tra crescita personale, lavoro e costruzione del futuro. La prima porta è quella della conoscenza di sé, indispensabile per riconoscere i propri talenti, le proprie passioni e le proprie aspirazioni. La seconda è quella della conoscenza, intesa come formazione, studio e acquisizione di competenze, strumenti fondamentali di libertà e di partecipazione alla vita sociale. La terza porta è quella del lavoro, considerato non soltanto come fonte di reddito ma come luogo di realizzazione della persona, di dignità e di contributo al bene comune. La quarta porta conduce alla comunità, ricordando che nessuno costruisce il proprio futuro da solo e che la crescita personale passa sempre attraverso relazioni, corresponsabilità e partecipazione. Infine, la quinta porta è quella del futuro, che invita i giovani a guardare con fiducia alle trasformazioni in atto, dalle innovazioni tecnologiche alle nuove professioni, assumendosi la responsabilità di essere protagonisti del cambiamento.

‘Una Porta sul Futuro’ ha mostrato come il tema del lavoro non possa essere considerato estraneo alla missione della Chiesa: accompagnare i giovani significa infatti interessarsi concretamente alle loro speranze, alle loro fragilità e alle loro prospettive di vita. E la Chiesa di Taranto desidera continuare a camminare accanto a loro, aiutandoli ad aprire, con coraggio e speranza, nuove porte sul futuro.

Viaggio apostolico

Leone XIV in Spagna: “Non possiamo credere in Gesù e fare guerra”

ph Vatican media-Sir
11 Giu 2026

Un “segno di unità e di concordia”, “segno visibile del Dio invisibile, per la cui gloria svettano le sue torri”. Al termine del quinto giorno del suo viaggio apostolico, alla presenza dei Reali di Spagna, Leone XIV arriva alla Sagrada Familia, attorniato ancora una volta da una folla sterminata, per  benedire la Torre di Gesù: 172,5 metri che fanno del tempio costruito da Antoni Gaudì, di cui quest’anno si celebra il centenario della morte, la chiesa più alta del mondo. Nell’omelia della messa in catalano e spagnolo, dopo la venerazione della tomba dell’”architetto di Dio”, il Papa spiega che “noi tutti siamo le pietre vive di quest’opera, che ha Cristo per fondamento e culmine, inizio e fine”. Perché la Sagrada Familia è un faro che illumina tutta Barcellona anche di notte, è un cantiere “che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, un progetto che Dio porta a compimento”. “Non abitiamo un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione”, precisa Leone: “La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza. Poiché siamo tempio dello Spirito Santo, quest’opera coincide con la nostra vita, che Dio pensa come un capolavoro da realizzare insieme. Davanti alla minaccia del male, il Signore è sempre con noi, sempre per noi”, assicura il Pontefice. Poi il monito per l’oggi: “Non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”.

La Croce posta in cima alla basilica, per il Papa “è la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno”, come attestano le tre facciate. Guardando a Cristo, tramite la Torre di Gesù, “possiamo vedere il mondo con occhi rinnovati”, assicura Leone XIV: “la Torre della Croce diventa allora vessillo di carità, perché Dio ci ama così, trasformando uno strumento di morte in segno di speranza. Nella Croce di Gesù la nostra fede raggiunge il vertice, come professa l’iscrizione che è posta alla base della guglia: ‘Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus”.
Siamo noi le pietre, ed è la fede che “dà forma alle pietre”: la luce che emana dalla Croce in cima alla basilica “brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la città come faro aperto sul Mediterraneo”. “Come architetto ardente di fede, il Venerabile Antoni Gaudì pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi”. E’ questa la sintesi del messaggio della Sagrada Familia, “un capolavoro architettonico che è anche una eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce”, grazie al connubio tra arte e fede. “La bellezza di questo tempio ci sproni ad imparare sempre più dal nostro Maestro e Signore l’arte di vivere secondo il suo Vangelo”, l’auspicio finale: “Mentre alziamo lo sguardo a lui, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il viso di chi è nella polvere. E dimostriamo così che la Sacra Famiglia è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino, come lampada accesa nell’attesa del ritorno dello sposo”. La giornata di oggi, dopo l’abbraccio con i detenuti del penitenziario Brians 1, ai quali ha ricordato che “gli errori della vita non determinano l’identità di una persona”, era cominciata proprio con il Papa pellegrino verso un altro luogo molto caro al popolo catalano e spagnolo: l’Abbazia di Montserrat, frequentata da pellegrini provenienti da tutto il mondo, dove un Pontefice è tornato 44 anni dopo Giovanni Paolo II. Alternando anche qui il catalano e lo spagnolo, nel discorso dopo la recita del Rosario, Leone ha affidato il suo ministero e la missione della Chiesa nel mondo, “che grida chiedendo giustizia e pace”, alla “Moreneta”, alla quale ha confidato, a braccio, di essere devoto fin dai tempi del suo ministero in Perù. Poi una sorta di “ritorno a casa”, per l’incontro con le realtà di carità e assistenza diocesane nella chiesa di Sant’Augustì, a Raval, gestita dagli agostiniani in uno dei quartieri più disagiati del centro storico di Barcellona. Le domande più dirette sono venute dal piccolo Renzo, 6 anni, che gli ha inviato una lettera. “Perdonare – ha spiegato Leone al bambino – non significa dire che il male è stato giusto, né permettere a qualcuno di continuare a fare del male. Non significa dimenticare per forza, come se nulla fosse accaduto.
Perdonare significa non lasciare che l’odio diventi padrone del nostro cuore”. Non sono mancati riferimenti personali, a braccio, sullo sport, che “fa bene a tutti, aiuta a mantenere una buona salute, nel corpo nella mente”,   e sulle sue preferenze che vanno al tennis più che al calcio, a cui ha giocato da seminarista, ma in difesa e facendo pochi gol. Infine un pensiero ai nonni: “sono molto importanti nella vita delle famiglie. Non dovrebbero mai restare soli”, in preda alla solitudine o all’abbandono.

Diocesi

Giubileo francescano: pellegrinaggio delle parrocchie della vicaria Borgo

11 Giu 2026

di Angelo Diofano

In occasione del Giubileo francescano (nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi) e dei festeggiamenti in onore di Sant’Antonio, venerdì 12 giugno avrà luogo il pellegrinaggio della vicaria Borgo ‘In cammino con Francesco e Antonio’.
Vi prenderanno parte le parrocchie del Carmine, di San Pasquale, di Sant’Antonio, dell’Addolorata, di San Francesco di Paola e del Santissimo Crocifisso.
Questo il programma: ore 18, raduno in piazza Garibaldi davanti alla chiesa di San Pasquale da dove alle ore 18.30 inizierà il pellegrinaggio per le vie del Borgo; alle ore 20, arrivo nella chiesa di Sant’Antonio per la veglia in onore del santo.

 

Mobilità

Aeroporto: un progetto per il cargo ma il territorio chiede voli di linea

10 Giu 2026

di Silvano Trevisani

Quale futuro per l’aeroporto di Grottaglie? La domanda, che vaga ormai da decenni senza esaurienti risposte, riprende senso dopo l’Open day del nuovo Terminal passeggeri dello scalo di Grottaglie, i cui lavori sono in fase avanzata. E anche dopo la recente presentazione fatta a Roma dal ministro Salvini del piano nazionale aeroporti, che attribuisce all’aeroporto di Taranto Grottaglie “una preminente funzione cargo-logistica e costituisce un esempio di respiro internazionale di integrazione tra trasporto aereo e industria aerospaziale”.

Insomma, lo scalo di Grottaglie, che fu il principale scalo passeggeri in Puglia, viene ridimensionato, nonostante le belle parole, a scalo cargo e a stazione aerospaziale. Una condizione, quest’ultima, troppo proiettata in un futuro nebbioso e dalla funzione fortemente elitaria, per interessare veramente, mentre la funzione cargo, al di là dei bei propositi, sicuramente più realistici, è comunque limitativa.

Proprio sulla funzione cargo è stato presentato un “progetto sperimentale” nel corso di una conferenza stampa degli assessori regionali Raffaele Piemontese e Francesco Paolicelli, con il presidente di Aeroporti di Puglia Antonio Maria Vasile, che punta a trasformare lo scalo ionico in una piattaforma logistica al servizio delle imprese, delle produzioni fresche e dell’export regionale.

La Regione prevede un investimento iniziale di 1,3 miliardi, mentre Aeroporti di Puglia ha già avviato la procedura per l’attivazione delle nuove rotte merci in partnership con Poste Air Cargo, del Gruppo Poste Italiane. Il primo collegamento partirà con una frequenza settimanale tra Taranto Grottaglie e Istanbul, con la prospettiva di arrivare successivamente al raddoppio dei voli.

Il progetto, secondo le lodevoli intenzioni di Regione e Aeroporti di Puglia, dovrebbe dare una spinta considerevole alle esportazioni soprattutto del comparti agroindustriale di Puglia e regioni confinanti, ma naturalmente anche alle importazioni, visto che proprio da Turchia e Medioriente (oltre che dal Magreb) arriva la più forte concorrenza ai prodotti agricoli meridionali.

Ma cargo e aerospazio appaiono sempre più come argomenti di “distrazione”, proprio poiché il vero interesse del territorio è riservato al traffico passeggeri, anche in conseguenza dell’isolamento che da sempre penalizza Taranto, il suo entroterra ma anche la confinante provincia di Matera.

E così, dopo le prime prese di posizione, tra le quali quella del sindaco Piero Bitetti, oggi intervengono il sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, che ha scritto una lunga lettera a Salvini, e Confapi Taranto.

Dopo aver ricordato, con un dettagliato excursus storico, il ruolo svolto in passato dall’aeroporto Marcello Arlotta, D’Alò rimarca come “l’attivazione di collegamenti aerei regolari verso Roma, Milano e le principali destinazioni nazionali rappresenterebbe una risposta concreta alle esigenze di mobilità della popolazione e costituirebbe un forte impulso allo sviluppo turistico, imprenditoriale e culturale dell’intera area ionica”. Allo scopo di avviare un confronto per favorire “ogni iniziativa utile affinché l’Aeroporto possa vedere finalmente affiancata alla sua funzione cargo e aerospaziale anche quella di scalo per voli di linea passeggeri”, il sindaco di Grottagie chiede al ministro la disponibilità a un confronto, che potrebbe aver luogo a Grottaglie o a Roma, “così da poterLe illustrare direttamente le potenzialità dell’infrastruttura, gli investimenti realizzati e le opportunità che essa può offrire”.

Da parte sua, Confapi Taranto sottolinea come “il rilancio economico, industriale e turistico della nostra provincia non può prescindere da una rete di trasporti efficace, integrata e realmente funzionante”.

“Le imprese lo chiedono da anni: collegamenti rapidi, certi, competitivi. Non è una rivendicazione corporativa, è una condizione minima per attrarre investimenti, trattenere competenze, sostenere la crescita e legittimare quella vocazione turistica che sarà alimentata dal flusso di visitatori previsto in occasione degli imminenti Giochi del Mediterraneo”.

Vescovi italiani

‘Radicati in Cristo’: le priorità per la Chiesa italiana secondo la Cei

ph Marco Calvarese-Sir
10 Giu 2026

di Riccardo Benotti

La fede non può più essere data per scontata. Nemmeno tra chi frequenta abitualmente la Chiesa. È la premessa – netta, senza attenuanti – da cui la Conferenza episcopale italiana fa partire Radicati e costruiti in Cristo, il documento approvato dall’Assemblea generale dei vescovi italiani come strumento operativo per tradurre nelle comunità i contenuti del Cammino sinodale. Quattro linee di orientamento, volutamente sintetiche: riportare al centro il dono della fede, puntare sulla vita comunitaria, dare impulso alla corresponsabilità differenziata, verificare l’adeguatezza delle strutture. Non un bilancio, ma una bussola. Il cambiamento in atto “può rappresentare, però, una sfida per offrire una testimonianza profetica”, scrivono i vescovi, riconoscendo che “la trasmissione della fede cristiana oggi non è più un processo normale, che si possa dare per assodato”.

Tornare al kerygma, formare gli adulti
Il primo snodo è la fede vissuta, trasmessa e celebrata. Il documento non si limita a registrare un deficit: indica una strada. I presuli ribadiscono la centralità del kerygma richiamando le parole dell’Evangelii gaudium di papa Francesco – ribadite da Leone XIV – sul primo annuncio come cuore permanente di ogni azione evangelizzatrice. Il testo individua due urgenze concrete. La prima riguarda i giovani: i percorsi di iniziazione cristiana così come sono non reggono più. La seconda, forse più inedita, riguarda gli adulti: il documento parla esplicitamente di “percorsi di primo o di secondo annuncio” per chi incrocia la vita della parrocchia, di itinerari di “ricominciamento” della fede.
“Non si può più contare unicamente su quanto appreso e vissuto nell’itinerario di iniziazione cristiana”, scrivono i vescovi.
Il testo chiede di creare “contesti ospitali di ascolto e di narrazione adulta della fede”, plasmati dal Vangelo e attenti alle dinamiche esistenziali odierne. Le celebrazioni liturgiche devono essere “significative, attrattive e accessibili”: anche la liturgia, sottolineano i vescovi, è fede in atto e non può restare separata dalla vita delle comunità. Strettamente connessa è la questione della carità: il documento avverte contro il rischio di una “separazione” tra impegno caritativo-sociale e vita di fede. Le attività di servizio devono restare “espressione di comunità in cui si vive realmente la fede”, non ridursi ad assistenza sganciata dall’appartenenza ecclesiale. Una “cultura individualista”, precisa il testo, può insinuarsi persino in chi trova nella presunta ricerca spirituale un modo per sfuggire all’impegno e alla testimonianza nel mondo.

Parrocchie da ripensare, diocesi da accorpare
La seconda e la terza linea toccano la struttura della Chiesa sul territorio, con un linguaggio che non teme la parola ‘riconfigurazione’. Le parrocchie sono chiamate a diventare “comunità di comunità”, luoghi di relazioni reali e corresponsabilità diffusa. “In una società dove i luoghi della vita comunitaria si rarefanno sempre di più – cita il documento dal Lievito di pace e di speranza – le parrocchie sono chiamate a far crescere la dimensione estroversa del loro essere comunità missionarie”. Leone XIV stesso è richiamato: “Lì dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili e il conflitto prende forma, deve farsi visibile una Chiesa capace di riconciliazione”. La proposta più incisiva riguarda le diocesi: nei prossimi anni le Conferenze episcopali regionali lavoreranno a criteri per valutare “in quali casi è opportuno e prospettico l’accorpamento di diocesi”.

La corresponsabilità
Sul fronte della corresponsabilità, il documento apre alla possibilità di nuovi ministeri battesimali affidabili a donne e uomini, alla guida pastorale in équipe e a una revisione delle commissioni episcopali con l’ingresso di non vescovi, trasformate in ‘Commissioni ecclesiali’.
“Andrà ripensato il servizio di guida delle comunità cristiane, a fronte di forme di esercizio dell’autorità ancora monocratiche e clericali”, si legge nel testo, con la necessità di “garantire la presenza delle donne in ruoli di autorità e di guida”. L’ultima linea riguarda le strutture: edifici, immobili, apparati burocratici che rischiano di diventare ‘zavorra’, sottraendo energie all’annuncio. Il testo chiede di immaginare “modi nuovi di gestire e amministrare le strutture esistenti”, affinché non siano mai di ostacolo alla missione. Il documento si chiude con un invito alla verifica periodica: “Avviare processi significa accettare che il rinnovamento ecclesiale richiede tempo, pazienza, discernimento, conversione e perseveranza”.

MAP festival

Tutta Vita, con Valentina Cenni e Stefano Bollani

10 Giu 2026

Giovedì 11 giugno, alle 21.15 (non più alle 20.00), nella masseria Battaglia a Lama, in programma ‘Tutta vita’, un film di Valentina Cenni. A fine visione, la regista dialogherà con Stefano Bollani. Ingresso: 10 euro.

‘Tutta Vita’, film di Valentina Cenni, è anche il titolo di un doppio album di Stefano Bollani (Tutta Vita live) con date speciali in cui tutto si materializza sul palco. Bollani, infatti, detto di alcune date in cui parteciperà alla presentazione del film, come nel caso della proiezione e dell’incontro esclusivo in programma nella masseria Battaglia, a Lama (Taranto), terrà parallelamente anche una serie di concerti particolarmente attesi.

Il suo ‘live’, con una formazione All Stars (una schiera di fuoriclasse del jazz, e non solo), si inserisce in perfetta continuità con il film, come un’estensione naturale del racconto: dalle immagini alla scena, i musicisti sembrano attraversare lo schermo per ritrovarsi davanti al pubblico, nello stesso flusso di improvvisazione, ascolto e libertà creativa.

 


Nato da una residenza artistica
in una dimora storica di Gorizia, il film segue i musicisti durante giorni di prove, dialoghi e momenti condivisi, osservando da vicino la nascita della musica fino al concerto finale (teatro Politeama Rossetti di Trieste).

Fra i musicisti impegnati in tour con Bollani: Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto e tre giovani talenti della scena contemporanea: Frida Bollani Magoni, in arte Frida, Matteo Mancuso e Christian Mascetta.

Il MAP Festival non finisce qui. Prosegue con un altro paio di appuntamenti degni di nota. Venerdì 12 giugno, infatti, doppio appuntamento: alle 17.30 a Palazzo D’Aquino, Santi, navigatori, designer – Speech con la designer Chiara Alessi. Incontro realizzato in collaborazione con ordine degli architetti di Taranto. Ingresso: gratuito su prenotazione.

Alle 20.15, Arsenale militare marittimo (Bacino Brin): Mille in concerto. “Concerto in solo con orchestra” di MILLE (voce) con l’Orchestra ico Magna Grecia diretta da Angelo Nigro. Ingresso: gratuito su prenotazione.

Da venerdì 5 a venerdì 12 giugno, ricordiamo che sono disponibili per il pubblico che ha mostrato di apprezzarle anche nelle precedenti occasioni, le imperdibili Installazioni urbane. A cura del MAP Festival, Segnali stradali romantici, Lungomare, Piazzale Democrate, Ringhiera, Villa Peripato, Pineta Cimino; Big Map, Concattedrale Gran Madre di Dio; Map graffiti, Rotonda, Lungomare, Villa Peripato, Piazza Maria Immacolata, via Cavour intorno al Museo; Girandole, piazza Marconi.

La sesta edizione del MAP Festival, a cura dell’Orchestra ico Magna Grecia e del Comune di Taranto, della Regione Puglia, del MIC – Ministero della Cultura, Taranto 2026 – XX Giochi del Mediterraneo e Camera di Commercio, è finanziata con Risorse del Fondo di rotazione Coesione Italia 21-27 Puglia, FSC – Fondo per lo sviluppo e la coesione, Piiil Cultura, in collaborazione con BCC San Marzano di San Giuseppe, TP Italia, Varvaglione Vini, Itsmobilità, Ninfole Caffè, Baux Casa, Five Motors. Direzione artistica di Gloria Campaner e Piero Romano.

Particolare ringraziamento è rivolto a quanti hanno dato disponibilità delle sedi in cui il Map ha luogo e il museo archeologico MArTa, la Camera di Commercio, la Marina militare di Taranto, l’Ordine degli architetti di Taranto.

 

Biglietti online: Vivaticket; Prenotazione eventi gratuiti: eventbrite.

Info: Orchestra ico Magna Grecia, Taranto via Giovinazzi 28 – cell: 392.9199935;

info@mapfestival.it; orchestramagnagrecia.it; mapfestival.it

 

 

 

 

 

 

Eventi a Taranto e provincia

Lavoro, sicurezza, dignità: la memoria per il futuro

10 Giu 2026

‘Lavoro, sicurezza, dignità: la memoria per il futuro’ è il tema di un’iniziativa a cura dell’Associazione nazionale magistrati e di Formare Puglia che si terrà venerdì 12 giugno alla Gesù Divin Lavoratore, al quartiere Tamburi, per commemorare le vittime sui luoghi del lavoro, in occasione dell’anniversario della morte di Paolo Franco e Pasquale D’Ettorre, operai lIva deceduti il 12 giugno 2003 a causa del crollo improvviso di una gru.
Si inizierà alle ore 9 con la santa messa celebrata dall’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro; a seguire, alle ore 10, nell’auditorium parrocchiale, la tavola rotonda con i saluti istituzionali del sindaco Piero Bitetti, dal procuratore della Repubblica, Eugenia Pontassuglia, del questore, Michele Davide Sinigaglia, del comandante provinciale della Guardia di Finanza, Vincenzo Cantore, e del comandante provinciale dei carabinieri, Antonio Marinucci.
Dialogheranno con il collega Francesco Casula della Gazzetta del Mezzogiorno: il magistrato Alessandra Romano, il direttore Inail, Biagio Francesco Petillo, la direttrice ff. Spesal, Genoveffa De Pascale, l’avvocato Massimiliano Del Vecchio e il segretario provinciale della Cgil, Giovanni D’Arcangelo. Successivamente, alle ore 11.30, lo spettacolo teatrale ‘La gru’ di Luisa Campatelli interpretato da Tiziana Risolo per la regia di Alfredo Traversa, che narra la storia di una donna che affronta la morte del marito  a causa di un incidente sul lavoro; infine alle ore 12.40, breve marcia silenziosa in memoria delle vittime sui luoghi di lavoro fino a piazza Caduti sul lavoro (ex piazza Masaccio) con deposizione di una corona d’alloro.

Eventi in diocesi

Il Cantico dell’Amore – Sui passi di Francesco dalla Parola al Mistero

ph G. Leva
10 Giu 2026

A ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, la comunità di Carosino, col patrocinio della parrocchia Santa Maria delle Grazie, si prepara a vivere un appuntamento dal forte valore culturale e spirituale: venerdì 12, alle ore 19.30, nella chiesa di San Francesco, sarà presentato il volume ‘Il Cantico dell’Amore – Sui passi di Francesco dalla Parola al Mistero’, per le edizioni Solfanelli. L’iniziativa si inserisce nel calendario delle celebrazioni nazionali dedicate al Poverello di Assisi, una figura che, a distanza di otto secoli, continua a parlare al cuore dell’uomo contemporaneo.
L’opera letteraria, costruita attraverso il contributo  offerto da molti studiosi, è stata  curata da Franca De Santis con il coordinamento scientifico di Pierfranco Bruni e propone un percorso di riflessione a più mani, che intreccia spiritualità, parola poetica e ricerca interiore, riportando al centro il messaggio universale francescano. La serata sarà introdotta dai saluti del parroco don Filippo Urso, chiamato ad aprire un incontro che si annuncia ricco di contenuti e partecipazione. Ad accompagnare il pubblico nell’approfondimento del volume saranno diversi relatori provenienti dal mondo culturale e accademico. Interverrà Pierfranco Bruni, coordinatore scientifico del libro, intellettuale e studioso da sempre attento ai temi dell’identità, della memoria e delle radici spirituali del Mediterraneo. Accanto a lui prenderà la parola Marilena Cavallo, docente e scrittrice apprezzata, presente nel libro con un proprio apporto, che offrirà una riflessione profonda sul valore umano e letterario dell’opera. Tra gli interventi previsti anche quello del giornalista e scrittore Floriano Cartanì, autore anche lui di un contributo al libro, che si muoverà lungo il filo di un francescanesimo capace ancora oggi di interrogare la società moderna, spesso segnata da smarrimento e conflitti interiori. Le conclusioni saranno affidate a don Francesco Nigro, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose, il quale offrirà una chiave di lettura spirituale del messaggio francescano nel nostro tempo. Ad arricchire ulteriormente la manifestazione, saranno inoltre le musiche e canti a cura di Michele Mancone e Arcangelo Conzo, con lettura di alcuni brani tratti dal libro ed effettuati da Palma Pomes e Mario Montanaro, in un dialogo armonioso tra parola, meditazione e sonorità evocative. Nel cuore della locandina campeggia una delle più celebri invocazioni del Cantico delle Creature: ‘Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre terra…’: parole antiche, ma incredibilmente attuali, che sembrano richiamare l’uomo contemporaneo a una rinnovata coscienza del rispetto, della pace e della custodia del creato. L’evento culturale dedicato al libro “Il Cantico dell’Amore – Sui passi di Francesco dalla Parola al Mistero”, si propone così non soltanto come semplice presentazione editoriale, ma anche come autentica attenzione a questi eventi nazionali, essendo questa tappa letteraria inserita nella celebrazioni degli ottocento anni dalla dipartita di San Francesco d’Assisi. L’evento rappresenta infatti un ottimo momento di incontro comunitario esteso, nel segno di una memoria che continua a generare luce, cultura e speranza. Ingresso libero e ampio parcheggio al lato della chiesa.

 

Diocesi

Il rione Tamburi festeggia il patrono Sant’Antonio

10 Giu 2026

di Angelo Diofano

“Nel silenzio del cuore, Sant’Antonio ci insegna che chi cerca Dio con sincerità trova sempre una luce che orienta il cammino. La sua vita ci ricorda che la fede non è soltanto parola, ma amore vissuto, carità incarnata e sofferta ed è speranza donata a chi è nel bisogno. Affidiamo a Sant’Antonio i nostri malati, le famiglie, i giovani ed i ragazzi perché trovino ideali sani e giusti, credano nel futuro e sappiano costruirlo su valori che non tramontano. Con Sant’Antonio camminiamo nella fede per riscoprire la forza dell’amore e la bellezza del Vangelo”: con queste parole, don Nino Borsci, parroco alla San Francesco De Geronimo, e il suo vicario don Paolo Martucci introducono il programma dei festeggiamenti di Sant’Antonio da Padova, protettore del rione Tamburi a cura della parrocchia e della confraternita intitolata al santo (Gianni Celestiano)
Fino a venerdì 12 giugno, alle ore 18.30 recita solenne della Tredicina in onore di Sant’Antonio di Padova e alle ore 19 santa messa celebrata da don Nino Borsci.

Sabato 13, sante messe saranno celebrate alle ore 7.30 – 8.30 – 9.30 – 10.30 – 11.30, con successiva benedizione del pane.

Alle ore 18 la solenne celebrazione eucaristica sarà presieduta dal parroco nonché padre spirituale della confraternita di Sant’Antonio, don Nino Borsci e concelebrata dal vicario parrocchiale don Paolo Martucci. Alle ore 19 si snoderà la processione con la partecipazione della confraternita di Sant’Antonio per le seguenti strade del quartiere: via Orsini, via Galeso, via delle Sciaie, via Masaccio, via Verdi, via Orsini e piazza mons. Cosimo Russo. Durante la processione presterà servizio la ‘Grande orchestra di fiati Santa Cecilia-Città di Taranto’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci. I fuochi pirotecnici al rientro saranno a cura della ditta Itria Fireworks di Martina Franca mentre le luminarie saranno predisposte dalla ditta Faniuolo illuminazioni di Putignano

Al termine della processione, spettacolo musicale in piazza offerto da alcune realtà commerciali del quartiere.

Diocesi

Festa del Sacro Cuore a Taranto

ph ND
10 Giu 2026

Cresce l’attesa, cresce la trepidazione. Nel quartiere e tra le famiglie della comunità parrocchiale del Sacro Cuore si respira già il clima della grande festa che il prossimo venerdì 12 giugno riunirà fedeli, residenti e visitatori in una giornata ricca di fede, tradizione e momenti di condivisione. «Il Sacro Cuore è il simbolo dell’amore infinito di Cristo per ogni uomo – afferma il parroco don Francesco Venuto – La nostra festa vuole essere soprattutto un invito a riscoprire questo amore che accoglie, perdona e rinnova. È il cuore della nostra fede e della nostra comunità».

Il conto alla rovescia è ormai iniziato. I preparativi e l’impegno dei volontari raccontano già la bellezza di una festa che, anno dopo anno, continua a crescere e a rafforzare il senso di appartenenza di un’intera comunità. Il 12 giugno il quartiere si vestirà a festa per rendere omaggio al Sacro Cuore di Gesù e vivere insieme una giornata che si annuncia davvero indimenticabile.

Negli anni la festa è diventata uno degli appuntamenti più importanti e sentiti dell’intera comunità. Un evento che non nasce per caso, ma che è il frutto dell’impegno di tanti volontari che lavorano silenziosamente durante tutto l’anno affinché ogni dettaglio possa contribuire a rendere speciale questa ricorrenza. «Dietro c’è il lavoro di un’intera comunità – sottolinea il parroco -. Non è soltanto un appuntamento religioso, ma il segno concreto di una parrocchia viva, che cammina insieme, che si impegna e che desidera testimoniare la propria fede anche attraverso la gioia dell’incontro e della fraternità».

La giornata del 12 giugno prenderà il via fin dalle prime ore del mattino quando la banda musicale di Crispiano attraverserà le vie del quartiere con il tradizionale giro musicale, annunciando l’inizio della festa e portando note di allegria tra le case e le famiglie. Nel pomeriggio il programma entrerà nel vivo con il momento più atteso e significativo dal punto di vista spirituale. Alle ore 17.30 sarà recitato il santo rosario, mentre alle ore 18 si celebrerà la santa messa solenne in onore del Sacro Cuore di Gesù. Al termine della celebrazione eucaristica si snoderà la tradizionale processione che attraverserà alcune vie del quartiere. Un momento particolarmente suggestivo e partecipato, durante il quale il simulacro del Sacro Cuore sarà accompagnato dalla preghiera dei fedeli, dalle note della banda e dalla devozione di quanti ogni anno prendono parte a questo importante atto di fede. «Quando il Sacro Cuore attraversa le nostre strade – continua il parroco –  è tutta la comunità che si mette in cammino. È un segno di benedizione per le famiglie, per gli anziani, per i giovani e per tutti coloro che vivono nel nostro quartiere».

La serata proseguirà poi all’insegna della musica e dell’intrattenimento. Nel cortile della parrocchia salirà sul palco Edoardo Vianello, artista amatissimo dal pubblico italiano e protagonista di una lunga carriera costellata di successi che hanno fatto cantare intere generazioni. Il concerto e i fuochi pirotecnici finali rappresenteranno il momento conclusivo di una giornata che unirà spiritualità, tradizione e festa popolare.

«Vogliamo che tutti si sentano accolti – conclude don Francesco Venuto – La festa del Sacro Cuore appartiene a tutta la comunità. È un’occasione per ritrovarsi, condividere momenti belli e riscoprire il valore dello stare insieme. Invito tutti a partecipare con entusiasmo e con il cuore aperto».