Lavoro

Tiscali, Natuzzi, Arsenale, Hiab, Ilva alti e bassi per il lavoro nel territorio

28 Apr 2026

di Silvano Trevisani

Il mondo del lavoro è sempre in fibrillazione. Le notizie, non tutte negative, per fortuna, si susseguono, ma il quadro è tutt’altro che sereno. Di positivo c’è da registrare, ad esempio, dopo la notizia già data della salvaguardia dei posti di lavoro dei 45 ex Hiab, lo scorrimento della graduatoria dei 315 del concorso Arsenale, che ha portato all’entrata in servizio di 6 nuovi assunti (nella foto in basso), che rappresentano una goccia, sia pur positiva, nel bilancio fortemente deficitario dell’occupazione nell’azienda pubblica. Ricordiamo, però, che l’ufficio di gabinetto del ministero della Difesa ha reso noto lo schema di decreto ministeriale che ridefinisce l’organizzazione e le dotazioni dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto confermando l’organico “teorico” di 1.428 dipendenti civili. Anche se è tutto da vedere come si colmerà il buco di oltre 600 dipendenti che oggi mancano all’organico.

Ma il quadro resto piuttosto nebbioso su altri fronti, a cominciare da una nuova vertenza che si innesta nel quadro complicato del nostro territorio. Stiamo parlando dei 17 lavoratori del gruppo Tiscali della sede di Taranto. Un po’ come era accaduto per i dipendenti di alcuni reparti della Vestas, il Gruppo Canarbino, che sta rilevando la Tiscali che, dopo essere stata una delle primissime realtà italiane impegnate nelle tecnologie, si avvia a chiudere la sua attività, dopo aver portato i libri in tribunale, ha chiesto ai lavoratori di Taranto di trasferirsi in altro sito. Questa vertenza è stata discussa oggi al ministero e i sindacati di categoria Slc Cgil e Fistel Cisl hanno indetto, per prossimo 4 maggio una conferenza stampa nella sede della Cgil di Taranto in via Dionisio.

Altra vertenza discussa oggi, e che riguarda, oltre alla provincia di Taranto (con gli stabilimenti di Laterza e Ginosa), anche la provincia di Bari e la Basilicata, è quella della Natuzzi, che è interessato da un progetto di ridimensionamento che sta incontrando la forte resistenza delle maestranze, che ieri hanno manifestato bloccando la circolazione stradale. Oggi si è tenuto un incontro al ministero delle Imprese e del made in Italy, cui hanno partecipato oltre al ministro Urso, l’assessore allo Sviluppo economico e al Lavoro della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio e il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. L’impegno assunto è quello di “consolidare un confronto stabile e concreto tra istituzioni, impresa e rappresentanze dei lavoratori, per attivare un presidio permanente di monitoraggio e intervento, per affrontare le criticità emerse e costruire prospettive di rilancio del settore”. A tale scopo un incontro di approfondimento si svolgerà domani, 29 aprile, nella sede della Regione Puglia. È noto che, per lo stabilimento di Ginosa, esiste l’ipotesi della cessione a una società del settore chimico che però assorbirebbe solo una minima parte del personale.

Ma la giornata “piena” di Urso, oggi, ha ricompreso anche un’altra importante vertenza, questa volta riguardante Brindisi e il suo polo petrolchimico, controllato da Eni Versalis. Anche questo incontro si è chiuso con l’impegno del ministro, assieme all’Eni, di individuare un soggetto industriale o finanziario interessato a rilevare le attività di cracking attualmente in conservazione presso il polo brindisino.

Fa da sfondo, naturalmente, la vicenda dell’Ilva, che oggi conosce un ennesimo capitolo dell’intricata storia giudiziaria: il Tar di Lecce ha sospeso in via cautelare l’ordinanza del sindaco Piero Bitetti che imponeva ad Acciaierie d’Italia Energia la fermata della centrale termoelettrica al servizio dello stabilimento siderurgico. A partire dal 13 maggio, secondo l’ordinanza di Bitetti, la centrale avrebbe dovuto interrompere l’attività. Accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Marco Annoni e Luisa Torchia, il Tar ha disposto la trattazione collegiale del caso nella camera di consiglio fissata per il 19 maggio 2026. Fino a quella data, l’ordinanza del sindaco resta sospesa e l’impianto può continuare a funzionare.

Mondo

Rapporto Sipri su spesa militare mondiale: è nuovo record storico

ph Rete italiana pace e disarmo
28 Apr 2026

La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo record storico: 2.887 miliardi di dollari complessivi, con un aumento del 2,9% in termini reali rispetto al 2024. È quanto emerge dai nuovi dati del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) resi pubblici nella giornata di ieri e rilanciati in Italia dalla Rete italiana Pace e Disarmo. Gli Stati Uniti (che da soli rappresentano il 33% dell’intera spesa militare mondiale con 954 miliardi di dollari) hanno registrato nel 2025 una riduzione pari al 7,5%. Si tratta però di uno scenario destinato a cambiare radicalmente: il Presidente USA ha infatti già annunciato l’intenzione di portare il bilancio del Pentagono da poco meno di 1.000 a 1.500 miliardi di dollari.

screenshot dal Rapporto Sipri

Rafforzano invece in maniera cospicua la tendenza globale al riarmo di Russia e Cina. Mosca ha portato il proprio bilancio militare a 190 miliardi di dollari (+5,9%), con un’economia nazionale sempre più orientata alla produzione bellica dopo tre anni di guerra di invasione su vasta scala in Ucraina. Pechino ha raggiunto invece il totale di 336 miliardi di dollari (+7,4%), per il 31° anno consecutivo di crescita ininterrotta: la Cina rappresenta ormai il 12% della spesa militare mondiale ed è stabilmente al secondo posto nella classifica globale. Insieme questi tre Stati (USA, Russia e Cina) sono responsabili di quasi il 60% dell’intera spesa militare del pianeta.

È l’Europa il continente che più contribuisce alla corsa al riarmo nel 2025, con un aumento complessivo del 14% della propria spesa militare. I fondi per eserciti ed armamenti in Europa centrale e occidentale crescono del 16%, trainati da aumenti massicci in molti Paesi: Germania (quarta nella lista con ben 114 miliardi di spesa) a +24%, la Polonia +23%, Spagna +50% (il maggiore incremento percentuale tra i primi 15 Paesi della classifica).

screenshot dal Rapporto Sipri

L’Italia non fa eccezione: con un aumento del 20%, il nostro Paese è tra i principali contributori della spirale militarista europea, rientrando stabilmente nel gruppo dei primi 15 Paesi della classifica derivante dai dati Sipri. Va però precisato che una parte consistente di questo balzo è frutto di un’operazione contabile più che di un reale aumento delle spese per armamenti e Forze Armate: il Ministero della Difesa ha incluso nel conteggio comunicato sia alla Nato che al Sipri voci aggiuntive generiche e non verificabili, che hanno consentito di raggiungere formalmente la soglia del 2% del PIL senza un corrispondente aumento reale della spesa militare (che secondo le stime dell’Osservatorio Mil€x, resterebbe intorno all’1,5%). Si tratta comunque di scelte politiche precise, che sottraggono risorse enormi a sanità, scuola, transizione ecologica e politiche sociali.

“Molti sostengono, in modo superficiale, che le guerre, le difficoltà nelle relazioni internazionali, l’insicurezza e la crescente conflittualità globale rendano inevitabile il riarmo. A nostro avviso, però, questo è un assunto sbagliato e semplicistico, che andrebbe invece letto in senso opposto”, commenta senza esitazioni Francesco Vignarca, coordinatore campagne della Rete italiana Pace e disarmo.

“È proprio il ricorso continuo alle armi — intensificatosi negli ultimi due o tre anni, ma in crescita costante già dall’inizio del secolo — ad aver contribuito, direttamente e indirettamente, a rendere il mondo più attraversato dai conflitti”. E spiega: “Direttamente, perché ha rafforzato gli eserciti, incrementato l’uso degli armamenti e ampliato gli arsenali che vengono poi impiegati nelle guerre; indirettamente, perché ha reso evidente e concreta una scelta politica di spostamento verso gli strumenti militari e l’uso della forza, a discapito del diritto, del dialogo e del confronto”. Si è così affermata, nei decisori politici e nella politica internazionale, l’idea che qualunque problema o forma di conflittualità debba essere “risolta” attraverso l’imposizione della propria volontà — anche se, in realtà, in questo modo non si risolve nulla. Questo è il nodo centrale del problema. “È necessario ribaltare l’approccio e l’impostazione di fondo: comprendere chiaramente che quanto accaduto negli ultimi anni dimostra come il riarmo e l’aumento delle spese militari non producano né pace né sicurezza”.

Il problema è che l’aumento delle spese militari viene presentato come un’opzione di pace. “Ma non è così”, incalza Vignarca ricordando che le Nazioni Unite, alla fine del 2025, hanno diffuso un documento di analisi che dimostra come anche solo una parte delle spese militari sarebbe sufficiente per raggiungere obiettivi cruciali e fondamentali, come la cancellazione della fame nel mondo e l’accesso universale all’acqua e alla sanità. “Da tempo – conclude Vignarca – chiediamo la convocazione di una nuova sessione speciale delle Nazioni Unite sul disarmo. Questo dimostra che non si tratta di un pacifismo idealistico o astratto: esistono proposte discusse, condivise e formulate a livello internazionale, che però non vengono realizzate perché i decisori politici privilegiano i propri interessi rispetto ad azioni capaci di migliorare realmente la vita delle persone. E purtroppo è proprio questo meccanismo che, alla fine, conduce alle guerre”.

 

Diocesi

SS. Rosario di Talsano, la festa di San Giuseppe lavoratore

28 Apr 2026

‘Il lavoro e l’edificazione della pace’ è il titolo dei festeggiamenti in onore di San Giuseppe Lavoratore che avranno luogo a Talsano a cura della parrocchia del Santissimo Rosario guidata da don Armando Imperato e della omonima confraternita.

Mercoledì 29 aprile alle ore 18 ci sarà l’intronizzazione del simulacro di San Giuseppe; alle ore 18.30, santa messa con meditazione sul tema ‘Il lavoro come via di pace’ e benedizione del ramo fiorito (una tradizione che si richiama il valore di giustizia e santità di san Giuseppe rappresentato dal bastone fiorito del santo); alle ore 19.15, adorazione eucaristica.

Giovedì 30 aprile, alle ore 17 processione per le seguenti vie: largo Rosario, via San Francesco, via Sanguzza, istituto G. Nigro, corso Vittorio Emanuele, via Garibaldi e largo Rosario; resterà servizio la banda ‘SS.Addolorata’ di Talsano diretta dal m° Vito Bucci; al rientro, santa messa con meditazione sul tema ‘Il lavoro in tempo di guerra’ e benedizione del pane offerto dai panifici della zona.

Venerdì primo maggio, ciclo passeggiata sul tema ‘Maggio a ruota libera, lo sport che unisce’, col patrocinio del Comune, con raduno alle ore 8.20 e iscrizione dei partecipanti in piazza della Vittoria.
Per info: Fiorenzo Cazzato,  340.8510556; alle ore 18.30, santa messa con meditazione sul tema ‘Educare al lavoro che costruisce il futuro’.

 

Terra santa

Card. Pizzaballa, “Gerusalemme non è bottino di guerra, ma patrimonio dell’umanità”

ph Sir
28 Apr 2026

di Daniele Rocchi

Quando oggi si parla di Gerusalemme, “ci si concentra soprattutto sugli aspetti politici, storici e sociologici, ma si rischia di dimenticare ciò che realmente la rende unica. Ciò che lega il mondo intero a questo luogo va oltre la storia, la geografia e le pietre”, perché questa Città è anche – e soprattutto – “simbolo del Popolo di Dio e della Chiesa, nata a Pentecoste nel Cenacolo”: lo scrive il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, nella Lettera alla diocesi di Gerusalemme, diffusa oggi e intitolata ‘Tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in Terra Santa’. Fin dalle origini, ricorda il patriarca, “la Chiesa è stata universale, unita e diversa”, e proprio da Gerusalemme “i Dodici partirono per portare l’annuncio del Vangelo a tutto il mondo”. Ancora oggi, la comunità cristiana della Città Santa “conserva questo carattere universale”, che non va ridotto a una semplice dimensione internazionale, ma rimanda alla realtà descritta negli Atti degli apostoli.

ph Afp-Sir

Per i cristiani, aggiunge Pizzaballa, il legame con questa terra implica anche “una relazione costitutiva, per quanto complessa, con l’ebraismo e l’islam”, facendo del dialogo interreligioso non solo una necessità di sopravvivenza, ma “un elemento di fedeltà alla nostra identità universale”. Gerusalemme resta così un “microcosmo simbolico all’incrocio tra civiltà, religioni ed etnie”, paradigmatico delle grandi tensioni globali. In essa si intrecciano “modernità e tradizione, democrazia liberale e conservatorismo, universalismo e particolarismo”. Eppure, la sua identità più profonda non è politica: “Gerusalemme non è solo una questione di confini o di assetti tecnici. La sua identità principale è quella di essere il luogo della Rivelazione, il luogo in cui le fedi sono di casa”. Questa dimensione “verticale” è visibile soprattutto nei Luoghi Santi, dove le diverse preghiere diventano “il respiro e la luce” della città. Ignorarla, avverte il patriarca, è “la ragione più profonda del fallimento degli accordi di convivenza degli ultimi decenni”. “L’ossessione per l’occupazione degli spazi e per la proprietà è diventata – per il patriarca – uno dei criteri principale di relazione tra le comunità religiose di Gerusalemme, generando divisione e violenza. Spazi e confini – ribadisce – vanno custoditi per preservare e non per soffocare la libertà di ciascuno. Confermiamo la necessità dei diversi Status quo, ma occorre il coraggio di costruire nuovi modelli di relazioni dove la comune fede in Dio diventi occasione di incontro e non di esclusione”. Nessun futuro sarà possibile senza il coraggio di “nuove visioni e nuovi modelli di vita e di relazione”, in cui “la fede comune in Dio diventi un’opportunità di incontro e non di esclusione”. Perché Gerusalemme, conclude Pizzaballa, “non appartiene a nessuno in modo esclusivo: non è bottino di guerra, ma dono, patrimonio dell’umanità”, con una missione universale e una vocazione “terapeutica” per il mondo intero.

 

Eventi formativi

A Martina Franca, continua il laboratorio ‘Sulla via di Damasco’

ph ND
28 Apr 2026

di Vicenzo Annicchiarico

È arrivato al suo terzo appuntamento ‘Sulla via di Damasco’, promosso dalla parrocchia San Francesco d’Assisi – Santuario Cristo Spirante di Martina Franca, pensato per i giovani e con i giovani dai 19 ai 27 anni, che si terrà giovedì 30 aprile alle ore 20.30. Lo spirito dell’incontro, voluto per un momento di confronto umano, culturale e cristiano, questa volta propone un tema quanto mai attuale: ‘L’uso etico dell’intelligenza artificiale: le parole non ostili’, richiamando l’urgenza di un dialogo maturo e consapevole sul modo in cui le tecnologie plasmano il linguaggio, le relazioni e la visione del mondo.

È di fatto un laboratorio di umanità in quanto l’incontro non si presenta come una conferenza tecnica, ma come uno spazio di dialogo umano e culturale, dove i partecipanti potranno interrogarsi insieme sul rapporto tra innovazione e responsabilità.

La scelta dell’itinerario generale, “Sulla via di Damasco”, evoca simbolicamente un cammino di scoperta e trasformazione: non un percorso già tracciato, ma un invito a lasciarsi provocare da domande nuove, proprio come accadde a Paolo nel suo incontro inatteso con Cristo. In questo senso, il confronto con il cristianesimo non è proposto come un recinto, ma come un orizzonte di senso capace di illuminare le sfide contemporanee: l’uso delle parole, la cura delle relazioni digitali, la ricerca di autenticità in un mondo sempre più mediato dagli algoritmi.

I giovani sono i protagonisti e la fascia d’età scelta – 19-27 anni – non è casuale: è il tempo delle decisioni, delle prime responsabilità, della costruzione dell’identità adulta. È anche l’età in cui la tecnologia non è solo uno strumento, ma un ambiente di vita. Per questo l’incontro vuole offrire ai giovani un luogo in cui pensare insieme, senza giudizi e senza semplificazioni, accompagnati dalla comunità parrocchiale ma protagonisti del proprio percorso.

È anche un invito aperto, la locandina si chiude con un invito semplice e diretto: “Se ti va, vieni a trovarci”. Nessuna formalità, nessuna iscrizione: solo il desiderio di creare un luogo in cui i giovani possano sentirsi accolti, ascoltati e stimolati a guardare oltre.

In un tempo in cui spesso si parla dei giovani, questo appuntamento sceglie invece di parlare con loro, offrendo un’occasione preziosa per intrecciare umanità, cultura e cristianesimo lungo una strada che, come quella di Damasco, può ancora sorprendere e trasformare.

Città

Uniti per il quartiere Tamburi

28 Apr 2026

Mercoledì 29 aprile alla parrocchia di Gesù Divin Lavoratore, alle ore 10, sarà presentato il comitato spontaneo ‘Uniti per il quartiere Tamburi’. Questi gli obiettivi: dare voce ai cittadini e promuovere la partecipazione attiva alla vita del quartiere; tutelare e valorizzare il verde e gli spazi comuni; migliorare la qualità della vita, la sicurezza e i servizi per tutti; sostenere le persone, le famiglie e le realtà del territorio; proposte di idee, iniziative e progetti per costruire insieme il futuro del quartiere.

 

Diocesi

Una comunità che si interroga per accompagnare meglio i giovani

Attraverso l’attività formativa dal titolo ‘Adolescenti… chi li capisce?’

28 Apr 2026

di Francesco Mànisi

Si è conclusa nell’oratorio ‘Nostra Signora di Lourdes’ della parrocchia Santa Maria la Nova di Pulsano un’intensa e partecipata attività formativa dal titolo ‘Adolescenti… chi li capisce?’, svoltasi dal 21 al 23 aprile. L’iniziativa è stata pensata come spazio di ascolto, confronto e discernimento per genitori, catechisti e operatori pastorali: tre serate dense di contenuti, provocazioni e domande profonde, che hanno offerto alla comunità non semplicemente un ciclo di incontri, ma un laboratorio sul delicato compito dell’accompagnamento degli adolescenti. In un tempo in cui il mondo giovanile appare spesso enigmatico e sfuggente, si è voluto ribadire una convinzione fondamentale: gli adolescenti non sono un problema da risolvere, ma una realtà da comprendere e accompagnare.

Ad aprire il percorso è stata la prof.ssa Silvia Ruggiero, docente e psicoterapeuta, che ha aiutato i presenti a leggere alcune fragilità educative del nostro tempo, mostrando con lucidità come certi modelli di socializzazione primaria rischino di far crescere ragazzi abituandoli a una gratificazione immediata e non allenandoli sufficientemente ad affrontare il limite e la frustrazione. Da qui la difficoltà, spesso esplosiva, nell’impatto con i contesti educativi e relazionali in età adolescenziale. Una riflessione che ha interpellato profondamente il ruolo degli adulti: educare non significa evitare il disagio ai figli, ma accompagnarli ad attraversarlo, dando parole alle emozioni perché non degenerino in agiti impulsivi o aggressivi. Centrale il richiamo a una presenza adulta autentica, capace di trasparenza emotiva: “I ragazzi – ha ricordato – percepiscono ciò che gli adulti tacciono, leggono ferite e incoerenze nei silenzi, negli sguardi mancati, nella comunicazione impoverita da relazioni sempre più mediate dagli schermi”. Un invito, dunque, a recuperare la forza educativa della relazione vera.

La seconda serata, guidata dalla dott.ssa Valeria Alfarano, psicologa, ha approfondito l’adolescenza come stagione necessaria e feconda di ricerca identitaria, tempo fragile e potente insieme, segnato da slanci creativi e inevitabili conflitti. Attraverso il contributo delle neuroscienze, l’incontro ha offerto una lettura illuminante di questa fase della vita, evidenziando come lo squilibrio tra un sistema limbico emotivamente molto attivo e una corteccia prefrontale ancora in maturazione renda i ragazzi intensi, impulsivi, assetati di senso. In questa prospettiva, il conflitto non è stato presentato come fallimento educativo, ma come luogo trasformativo, occasione di crescita reciproca. Un passaggio particolarmente significativo è stato il richiamo alla necessità, di accompagnare gli adolescenti a riconoscere le proprie emozioni, senza subirle o reprimerle: solo ciò che viene riconosciuto può essere abitato e trasformato. Preziosi, in questo senso, gli strumenti offerti agli educatori: l’ascolto attivo, la tecnica dello ‘specchio’, la restituzione delle emozioni senza giudizio, e il difficile ma necessario esercizio di non fornire soluzioni immediate che sottraggano ai ragazzi la fatica e la bellezza del diventare se stessi.

A concludere il percorso è stato don Davide Abascià, responsabile del Servizio regionale per la pastorale giovanile, che ha proposto non una relazione frontale, ma un laboratorio esperienziale attraverso una dinamica concreta sull’accompagnamento. Divisi in due gruppi, i partecipanti sono stati coinvolti in un esercizio simbolico: aiutarsi reciprocamente ad attraversare una rete senza toccarla. Un gesto semplice ma denso di significato, che ha permesso di riflettere su come l’educazione passi anzitutto dalla condivisione, dalla fiducia reciproca e dalla capacità di lasciarsi sostenere dagli altri. È emersa con forza l’idea che ‘nessuno si salva da solo’: ci si lascia portare per poter portare, si impara a sostenere l’altro proprio mentre ci si scopre bisognosi di sostegno. La dinamica ha restituito il senso profondo del servizio educativo come cammino condiviso e non come prestazione individuale. Da qui l’invito a rispettare il tempo dell’altro e a rileggere i propri vissuti perché diventino esperienza: ciò che non viene interiorizzato e riletto rischia di restare in superficie. Il compito di chi educa non è sostituirsi ai ragazzi nel cammino, ma accompagnarli nell’attraversare i grandi passaggi della vita, con discrezione, fiducia e presenza.

L’esperienza vissuta a Pulsano si inserisce così in un orizzonte pastorale quanto mai urgente: quello di una Chiesa che non osserva i ragazzi da lontano, ma si mette accanto ai loro desideri, alle loro inquietudini e alle loro ferite, nella consapevolezza che i giovani non chiedono adulti impeccabili, ma persone credibili. Una comunità educante nasce proprio da qui: da adulti capaci di ascoltarsi, fidarsi e camminare insieme, per accompagnare i più giovani non con risposte prefabbricate, ma con una presenza vera, paziente e generativa.

 

Eventi culturali in città

Martedì 28, incontro con Mario Desiati, premio Strega 2022

27 Apr 2026

Il Centro di cultura per lo sviluppo G.Lazzati aps-ets Taranto e la Camera di commercio di Brindisi-Taranto incontrano il premio Strega 2022, il noto scrittore Mario Desiatimartedì 28 aprile alle ore 16.
Desiati, che ha appena pubblicato il suo ultimo libro: Malbianco (Giulio Einaudi editore), parlerà de ‘Il capitale narrativo’ esperienza di un narratore. Desiati – genus loci, narratore riconosciuto del nostro territorio, si sta dedicando alla ricerca con  un gruppo di amici competenti e appassionati, che  guideranno i presenti  in un itinerario urgente e prezioso, apportando senso e memoria nell’incontrare il futuro. 

L’incontro si terrà nella Camera di commercio di Taranto-Brindisi, in viale Virgilio 152.

L’introduzione sarà a cura di  Gianfranco Esposito del Centro di cultura Lazzati. Giulia Galli del presidio del libro Dickens-Il Granaio dialogherà con Desiati.
Interverranno i lettori: Maria Alfonzetti, Marcella Battafarano, Carmelo Difonzo, Stella Rostro e Adalgisa Villani.

Il presidente del Centro di cultura Domenico Maria Amalfitano concluderà i lavori.

Il Capitale narrativo viene citato nel secondo volume del Dizionario di economia civile. Nuovi sviluppi. a cura di L.Bruni e S.Zamagni (Città nuova – Ecra editore) grazie al professor Luigi Sacco dell’università di Chieti-Pescara. La narrazione del territorio,  pur nella sua pluralità, è conoscenza e coscienza del luogo, è un atto fondante e generativo, è risorsa e indice di un sentire collettivo, quasi un’infrastruttura, non solo  cognitiva, ma anche motivazionale ed empatica. È patrimonio comune in dinamica, tra noto e nuovo, contro ogni smemoratezza e ogni presentismo. È un dna di cui se ne sente il bisogno, forse, anche inconscio, ma indispensabile. Non è azzardato porlo  come indice di misurazione della sostenibilità dello sviluppo.

 

Diocesi

Presentata la festa patronale di San Cataldo con i suoi numerosi appuntamenti

ph fp occhinegro
27 Apr 2026

di Angelo Diofano

“Presentiamo oggi il denso programma dei festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo, un santo che rappresenta la nostra storia e identità. Ringraziamo i componenti del comitato festa patronali e il parroco della basilica cattedrale, mons. Emanuele Ferro, per aver anche quest’anno portato a termine tale lavoro così complesso e non privo di difficoltà, con tanti avvenimenti che senz’altro riscuoteranno il plauso della cittadinanza”: con queste parole l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha presentato il manifesto delle iniziative che si svilupperanno dal 30 aprile al dieci maggio. Erano presenti il vicario generale mons. Alessandro Greco, il parroco della basilica cattedrale nonché portavoce dell’arcivescovo, mons. Emanuele Ferro, il segretario del comitato festeggiamenti Angelo D’Eri e il vice sindaco Mattia Giorno, che ha invitato fortemente i tarantini a vivere questo evento così importante e così significativo, al pari della Settimana Santa, con la sua stupenda processione a mare dell’8 maggio.

Un pensiero di gratitudine al termine è stato rivolto allo storico segretario del comitato Tonino Gigante, scomparso nelle scorse settimane, con cui don Emanuele aveva cominciato il lavoro di preparazione dei festeggiamenti.

Dopo aver dato atto al contributo generoso di Comune, Provincia, Confindustria e Confcommercio e degli sponsor e degli enti, (“ma le incombenze sono tante e chi vorrà darci un’ulteriore mano sarà il benvenuto”, ha detto scherzosamente don Emanuele), sono state illustrati i più importanti appuntamenti, a partire da quello del 30 aprile, quando si terrà lì ostensione delle reliquie e l’intronizzazione dell’argenteo simulacro, alla presenza di tutte le realtà carismatiche diocesane.

Da segnalare per domenica 3 maggio il pellegrinaggio delle confraternite in cattedrale per la santa messa presieduta dall’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro; nel pomeriggio le reliquie del santo irlandese saranno portate a Cariati (Cosenza) dove il suo culto è molto sentito. Martedì 5 maggiosarà la giornata dei giubilei e degli anniversari sacerdotali con la santa messa del vicario generale mons. Alessandro Greco.

Molto significativo sarà quello di mercoledì 6 maggio, giornata cataldiana delle famigli, con il rinnovo delle promesse matrimoniali durante la santa messa dell’arcivescovo mons. Miniero.

‘In rete per la pace’ è invece il titolo del momento di preghiera con l’offerta dell’olio per la lampada della pace che avrà luogo nella basilica cattedrale alle ore 18.30 da parte delle amministrazioni comunali della provincia jonica con i vescovi della Metropolia: mons. Ciro Miniero, mons. Sabino Iannuzzi (vescovo di Castellaneta)  di mons. Vincenzo Pisanello (vescovo di Oria); la celebrazione sarà preceduta alle ore 16.30 nel salone dei vescovi da una ‘social challenge’ dedicata alle ‘buone pratiche’ nei comuni della provincia jonica; condurrà il giornalista Rai Emilio Casalini, con i saluti dell’arcivescovo mons. Miniero e l’introduzione del presidente della Provincia Gianfranco Palmisano.

Quindi si entrerà nel vivo dei festeggiamenti nella giornata di venerdì 8 maggio con la cerimonia de ‘’u pregge’, cioè la consegna dell’argenteo simulacro al sindaco Piero Bitetti (ore 18) e la grandiosa processione a mare, con l’imbarco della statua su motonave Cheradi’, che sarà salutata al passaggio nel canale navigabile dalla fiaccolata pirotecnica e dall’apertura del ponte girevole; lo sbarco, come negli anni scorsi, avverrà alla banchina del castello aragonese da dove si ricomporrà la processione per il rientro in basilica.

Il clou dei festeggiamenti sarà nella giornata finale di domenica 10, a partire dal giro per le vie della città vecchia del complesso bandistico ‘Lemma’, in occasione dei 75 anni di fondazione, per accompagnare all’appuntamento con la commemorazione dell’’Invenctio Corporis Sancti Cataldi’. Il programma prevede alle ore 10, nella sala delle scuderie dell’arcivescovado, in collaborazione con Ance, Formedil e Cassa Edile, il sorteggio fra le imprese e le maestranze dei muratori (furono a rinvenire le sacro spoglie durante i lavori di scavo) per portare la crocetta aurea, l’incenso e la lampada nel battistero della basilica. Qui alle ore 10.45 avverrà la commemorazione dell’importate avvenimento presieduta da mons. Emanuele Ferro con l’ostensione della crocetta aurea. La mattinata terminerà alle ore 11.30 con la santa messa e, per la festa della mamma, la consegna di una stampa speciale con la raffigurazione di San Cataldo che abbraccia simbolicamente ogni genitrice, recante dedica personale.

In serata, alle ore 17, l’arcivescovo presiederà la solenne celebrazione eucaristica con il rinnovo dell’obbedienza al successore d San Cataldo; seguirà la grande processione con tutte le confraternite per le vie della città vecchia e del Borgo, con sosta in piazza della Vittoria per l’allocuzione dell’arcivescovo, che impartirà la benedizione papale con indulgenza plenaria. Quindi, rientro in cattedrale.

Le Giornate cataldiane della scuola

Rispetto alle scorse edizioni dei festeggiamenti patronali, quest’anno saranno ben tre le giornate dedicate al mondo della scuola, 4, 5 e 6 maggio, in collaborazione con ‘Le Corti di Taras’.

Martedì 4 maggio gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado si ritroveranno alle ore 9.30 al teatro Fusco (offerto dal Comune) per l’incontro sul tema ‘La mafia non è musica’, per la cultura della legalità, con la testimonianza di grande valore civile e culturale di Luisa Impastato, nipote di Felicia e Peppino Impastato nonché presidente dell’omonima ‘Casa Memoria’; lo spettacolo intreccia racconto e musica per far rivivere la storia di Peppino Impastato, figura simbolo della lotta a Cosa Nostra, ucciso a Cinisi nel 1978 per la sua attività di denuncia e di impegno civile; al termine, momento di confronto con il pubblico.

Martedì 5 maggio, per gli studenti di scuola primaria e secondaria di primo grado, alle ore 9 Giovanni Guarino guiderà un percorso sui tre luoghi che riconducono alla storia e alla leggenda di San Cataldo attraverso reperti e rappresentazioni pittoriche nel Duomo, al Mudi e a Palazzo Troilo, dove sarebbe ubicato il famoso ‘pozzo di San Cataldo’.

Infine mercoledì 6 maggio, alle ore 9, in collaborazione con la Uisp, mattinata sportiva nei campetti di San Giuseppe con i ragazzi con disabilità ospiti dei centro diurni; al termine, colazione al centro San Gaetano offerta da Mariscuola Taranto.

Cataldus d’argento

Il 9 maggio l’appuntamento è con la cerimonia di consegna dei ‘Cataldus d’argento’ sul tema ‘Voci del Mediterraneo  a cura della Camera di Commercio e del comitato festeggiamenti che avrà luogo nel cortile dell’arcivescovado alle ore 20. Durante la serata, viaggio musicale fra popoli e tradizioni ‘Musiche del Mediterraneo” a cura di ‘Venti d’arte aps: quattro quadri per un percorso scenico e musicale che attraversa luoghi, memorie e identità affacciate sullo stesso mare.

Convegno ‘Disarmare le parole’

Sempre sabato 9 maggio, nel salone dei vescovi, si terrà il convegno ‘Disarmare le parole’: ore 9, accoglienza; ore 9.15, saluti istituzionali e introduzioni dell’arcivescovo e del dott. Vito Bruno, direttore generale di Arpa Puglia;  ore 9.30, il commissario straordinario del governo per i Giochi del Mediterraneo parlerà su ‘Il ruolo dello sport per la costruzione della pace’; ore 10, ‘La pace tra immagini e narrazioni’ è il tema che tratterà Massimiliano Padula, sociologo dei processi culturali e comunicativi alla Lateranense; interagisce, la giornalista Marina Luzzi. Si riprenderà alle ore 11 con la testimonianza di fr. Ibrahim Faltas, direttore delle scuole in Terrasanta, e di Gennaro Giudetti, operatore umanitario; interagisce, Mimmo Mazza, direttore Gazzetta del Mezzogiorno. Le conclusioni saranno di mons. Emanuele Ferro, direttore di Nuovo Dialogo e dell’Ufficio di pastorale della comunicazione.

Le altre iniziative esterne

Giorno 8 la processione a mare sarà preceduta dal ‘Palio di Taranto’, la storica competizione con barche a remi rappresentanti i quartieri cittadini.  Dopo lo sbarco della statua e la processione di rientro, alle ore 20.45 concerto in piazza Castello della Fanfara della Marina Militare diretta dal m° Michele Di Sabato.

Giorno 10 maggio, alle ore 20.30 in piazza Castello, concerto dei ‘Terraross’ e alle ore 23.30 spettacolo pirotecnico della ditta Itria Fireworks di Martina Franca dal castello aragonese.

Non mancheranno le luminarie della ditta Memmola di Francavilla Fontana e i servizi musicali alle due processioni delle bande musicali cittadine ‘Lemma’ diretta dal m° Giuseppe Pisconti e ‘Santa Cecilia’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci.

 

Ecclesia

Nominato il nuovo consiglio di amministrazione dell’istituto interdiocesano Sostentamento clero

27 Apr 2026

Nella giornata di lunedì 27 aprile, alla presenza dell’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, è stato costituito il nuovo consiglio di amministrazione dell’istituto interdiocesano per il Sostentamento del clero di Taranto e Castellaneta.
Presidente del consiglio di amministrazione è stato nominato don Giovanni Magistro, mentre il ruolo di vicepresidente sarà ricoperto da don Marco Crispino; presidente del collegio dei revisori sarà il dott. Alessandro Romano.

Il nuovo consiglio di amministrazione – che sarà in carica sino al 30 aprile 2031 – sarà costituito da:

sac. Giovanni Magistro
sac. Marco Crispino
sac. Baldassarre Chiarelli
sac.Pompilio Patì
sac. Francesco Simone
avv. Paola Portacci
dott. Giuseppe Danza
ing. Mario Mele

Il nuovo collegio dei revisori – anch’esso in carica sino al 30 aprile 2031 – sarà costituito da:

sac. Francesco Zito
sac. Giuseppe Carrieri
dott. Alessandro Romano

 

Tracce

Un successo senza match

Reuters/Avvenire
27 Apr 2026

di Emanuele Carrieri

Sembra assente ma forse così non è. Le manovre della Cina, nella nuova guerra del Golfo, non sono ancora del tutto comprensibili, soprattutto perché questo conflitto causa una serie di problemi, ma anche di opportunità per una potenza che gioca una partita complessa di mediazione dietro le quinte, insieme a una intensa sollecitudine diplomatica, diretta a consolidare le sue credenziali di potenza responsabile. Dall’inizio della guerra, la navigazione in quel corridoio che è lo stretto di Hormuz non è più garantita: un problema notevole per tanti paesi, a partire da quelli asiatici, che dipendono da quelle rotte per l’approvvigionamento energetico e per i propri scambi commerciali. Ma il rapporto “privilegiato” fra Cina e Iran è la base di una cooperazione che si è rafforzata negli ultimi anni, specialmente attraverso reti informali di commercio energetico che scansano le sanzioni internazionali. Il fatto che la maggior parte delle esportazioni di petrolio iraniano parta per la Cina è un indicatore di interdipendenza strategica e tale legame consente a Pechino di negoziare condizioni assai favorevoli per il transito delle proprie navi, come dimostrato dal passaggio di vari cargo e dalla recente ripresa delle prenotazioni per le spedizioni commerciali verso il golfo. I blocchi, le riaperture e le chiusure del braccio di mare di Hormuz hanno aggiunto un elemento di forte complessità, che si sovrappone con le manovre della diplomazia cinese sul quadro bellico complessivo di tutto il Medio Oriente. È evidente che la Cina vuole mostrarsi disponibile alla mediazione, parlando con tutte le parti in causa, ma, contemporaneamente, controllare, con estrema attenzione e con la massima prudenza, il grado di coinvolgimento ed evitare di assumere responsabilità dirette che potrebbero trasformarsi, in futuro, in un costo politico o strategico. Il proposito politico sembra davvero essere questo: la Cina vuole essere presente, influente, ma non vincolata, unita. Il governo cinese sta ottenendo diversi vantaggi dalla situazione: il primo è legato all’immagine. Mentre Trump stravolge il mondo, denigra, insulta, minaccia, provoca e si smentisce ogni giorno, Xi Jinping non ha nessuna difficoltà a presentarsi come un modello di affidabilità, di credibilità e di serietà: questo, per i paesi del sud globale, conta e influisce, è importante e ha molta autorevolezza. Su questa strategia politica si basano i “quattro punti per la pace e la stabilità in Medio Oriente” illustrati da Xi Jinping nell’incontro avuto con Khaled bin Mohamed bin Zayed, principe ereditario di Abu Dhabi. Il primo punto sottolinea la coesistenza pacifica, con l’idea che i Paesi confinanti non possano semplicemente “essere spostati”. Il secondo richiama il rispetto di sovranità e di integrità territoriale, inserendo anche la tutela di personale, infrastrutture e istituzioni statali. Il terzo sottolinea la centralità della Carta delle Nazioni Unite, confermando che il diritto internazionale non può essere applicato in modo discriminatorio. Il quarto, alla fine, lega strettamente sicurezza e sviluppo, dichiarando che la prima è la condizione necessaria del secondo. Scacco matto del Presidente della Repubblica Popolare Cinese che si prende la libertà perfino di dare lezioni sul rispetto del diritto internazionale a Trump, che fra l’altro ha dichiarato di non curarsene affatto. A ciò si aggiunge il fatto che, nel piano di “quattro punti per la pace e la stabilità in Medio Oriente” presentato da Xi per l’Iran, il terzo punto riguarda il rispetto del diritto internazionale: un paradosso per un governo accusato di violarlo apertamente nei confronti di Taiwan. Eppure, applicati alla crisi con l’Iran, i quattro punti sono espressi in modo tale da proiettare l’immagine di una Cina equidistante, capace di mantenere un equilibrio fra Iran e gli altri paesi del Golfo. Appare sullo sfondo una critica quasi diretta, sia alle operazioni militari di Stati Uniti e di Israele, sia alle condotte di rappresaglia del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. È lampante che la scelta di mantenere un atteggiamento di neutralità, di imparzialità e di giusta distanza dall’Iran è il nucleo della strategia politica cinese. Eppure, proprio questa interdipendenza rende indispensabile un equilibrio delicato: un allineamento troppo esplicito con Teheran rischierebbe di compromettere le relazioni con altri protagonisti regionali, soprattutto i paesi del Golfo. La Cina ha costruito, negli ultimi anni, una ampia rete di relazioni nel Medio Oriente, basata su una politica di equidistanza e pragmatismo: rompere questo equilibrio significherebbe mettere in pericolo una notevole parte della sua proiezione globale. Dal 28 febbraio scorso, da quando è iniziata la guerra in Iran, Pechino ha abbracciato e ha mantenuto un atteggiamento discreto e di poche parole, senza però restare totalmente immobile. Infatti negli ultimi tempi a Pechino si sono avvicendati leader politici di diversi paesi del mondo: dal ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, che ha promesso di maggiorare la erogazione di idrocarburi alla Cina, al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez. Ma ad attirare l’attenzione dei diversi osservatori, è stata, innanzitutto e soprattutto, la visita del principe ereditario di Abu Dhabi assai significativa perché il figlio di Mohammed bin Zayed al Nahyan, leader degli Emirati Arabi Uniti, bersaglio degli attacchi missilistici iraniani, ha scelto di recarsi in un paese molto vicino a Teheran. A metà maggio, Pechino accoglierà Trump per un vertice di straordinaria importanza, perché saranno negoziati i termini dei rapporti dei prossimi anni, in campo commerciale e strategico. È un quadro che denota che la Cina ha grandi risorse per attraversare la tempesta in atto nel mondo e per uscirne più forte nella costruzione di una immagine di potenza responsabile. Merito di Xi Jinping, ma anche involontaria gentilezza di Trump.

Sport

Taranto, la stagione regolare va in archivio con una festa di goal

ph G. Leva
27 Apr 2026

di Paolo Arrivo

Blindare il terzo posto per affrontare al meglio i playoff. Era questo l’obiettivo del Taranto alla vigilia dell’ultima partita della regular season contro il Gallipoli, ospitato allo stadio “Italia” di Massafra. I risultati favorevoli degli altri campi avevano consentito ai rossoblu di avere la certezza dell’accesso all’appendice di campionato. Merito del Montecchio che, vincendo il torneo di Eccellenza marchigiana, ha portato il Bisceglie in serie D. La sfida con il Gallipoli, già certo della retrocessione, penultimo in graduatoria, assumeva significato in relazione al confronto diretto con il Canosa, al fine di beneficiare del fattore campo nelle partite dei playoff. La partita valevole per la 38esima e ultima giornata è stata vinta con quattro goal rifilati al malcapitato avversario. Sono andati a rete Alfredo Trombino in avvio di gara, Nicola Loiodice due volte (la prima su rigore), Pablo Aguilera nel secondo tempo, all’extratime.

Taranto, il terzo posto non basta

Nel post gara mister Danucci ha contestato lo striscione con la scritta “Vergognatevi”. Ovvero la permanenza di un simbolo della contestazione inscenata dalla tifoseria all’interno di una stagione travagliata, vissuta con preoccupazione da chi non vuole restare in questo campionato. L’allenatore lo ha fatto guardando al futuro più immediato. Ai playoff con il Canosa, da affrontare in casa: “Ci prepareremo al meglio per la partita, incontreremo una squadra forte. La priorità è il Taranto, in quella giornata spero vengano messe da parte tante cose, anche lo striscione “Vergognatevi”: per noi che cerchiamo di dare tutto, fa male”. Il richiamo quindi è alla compattezza in un ambiente che deve preservare l’entusiasmo e la serenità. Perché l’appendice di campionato non è affatto una formalità. Giocando bene, o male, i rossoblu sono condannati alla vittoria per risalire la china, e seguire le altre due pugliesi che hanno già potuto festeggiare. Ne va della credibilità del progetto firmato Ladisa. In una città che sta per dare il benvenuto all’appuntamento dell’anno, i Giochi del Mediterraneo, e a un nuovo stadio spettacolare.

Sempre meglio dell’avversario

Come ha sottolineato lo stesso Ciro Danucci, il ruolino di marcia del Taranto, da quando lo stesso tecnico manduriano ha fatto ritorno in riva allo Jonio, è stato importante. Al punto che il traguardo dei playoff appare meritato. E pure la possibilità di giocarli tra le mura amiche dello stadio Italia di Massafra. Qualche mezzo passo falso è stato fatto, contro l’Acquaviva e a Maglie; ma complessivamente la squadra, pur non brillando, ha dimostrato la propria superiorità contro l’avversario di turno sul campo. I numeri sono importanti. Parlano chiaro: l’ultima sconfitta degli ionici risale allo scorso quattro gennaio, di misura, in casa del Polimnia Calcio. Poi una striscia positiva di 15 risultati. Che non si è interrotta nemmeno nello scontro diretto con l’imbattuto Brindisi, sette giorni fa.

 

Taranto – Gallipoli nel racconto fotografico di Giuseppe Leva