Udienza con il Santo padre

La maglietta del Taranto donata a papa Leone

27 Apr 2026

di Angelo Diofano

Simpatico fuoriprogramma, sabato scorso, 25 aprile, nell’aula Paolo VI  nel corso dell’incontro con il Santo padre, Leone XIV, degli insegnanti di religione cattolica, in occasione del meeting nazionale promosso dalla Conferenza episcopale italiana. Un pellegrino proveniente da Taranto, l’accolito Peppe Maluberti, ha voluto donare al Sommo pontefice una maglietta con i colori della squadra di calcio jonica, recante  l’intitolazione ‘Papa Leone XIV’ e il numero ‘1’, a indicare il suo primo anno di pontificato. Il Santo Padre ha accettato divertito l’omaggio e ha impartito la benedizione ad analogo indumento sportivo, rimasto in possesso del tarantino, in ricordo dell’avvenimento.

Era presente, per la cronaca, una folta delegazione diocesana di insegnanti di religione cattolica guidata dal direttore dell’ufficio competente, mons. Ciro Marcello Alabrese, e dai sacerdoti don Fabio Raffone e don Ezio Sgobio.

 

Ecclesia

Importante incarico per fra Pietro Gallone nell’ordine dei frati cappuccini

27 Apr 2026

Fra Pietro Gallone, parroco alla San Lorenzo da Brindisi, a Taranto, (nella foto, secondo da destra) è il nuovo vicario provinciale nel Consiglio della Provincia delle Puglie dei frati minori cappuccini, eletto nel Capitolo tenutosi a Santa Cesarea Terme (Lecce) dal 20 al 24 aprile scorsi.

Fra Ruggiero Doronzo, di Barletta, è invece il nuovo Ministro provinciale. Questi gli altri componenti del Consiglio: fra Andrea Viscardi,  fra Reoland Marku (primo frate albanese a farne parte) e fra Giuseppe Ciccimarra. Con questa elezione si apre ora una nuova fase per la provincia religiosa, chiamata a confrontarsi con le sfide contemporanee mantenendo saldo il legame con la tradizione francescana. L’impegno maggiore riguarderà la ricostituzione delle fraternità e quello in ambito vocazionale.
Il nuovo organismo resterà in carica fino al 2029.

Buon servizio e tanti auguri a padre Pietro da parte di ‘Nuovo Dialogo’.

 

ph Padri cappuccini di Puglia

Ecclesia

La domenica del Papa – Il buon Pastore

ph Vatican media-Sir
27 Apr 2026

di Fabio Zavattaro

“L’impiego dell’energia atomica sia al servizio della vita e della pace”: è l’appello di papa Leone in questa quarta domenica in cui si ricorda il quarantesimo anniversario del “tragico incidente che ha segnato la coscienza dell’umanità”. Nell’esplosione del reattore 4 della centrale, secondo le stime ufficiali dell’Onu, morirono negli anni 4 mila persone. Fa ancora paura la centrale atomica, situata in una zona teatro di conflitto in Ucraina, che per Leone XIV “rimane un monito sui rischi inerenti all’uso di tecnologie sempre più potenti”. Nell’affidare le vittime e quanto soffrono ancora le conseguenze di quel disastro, il Papa auspica che “a tutti i livelli decisionali, prevalgano sempre discernimento e responsabilità, perché ogni impiego dell’energia atomica sia al servizio della vita e della pace.

La liturgia ci fa riflettere, in questa domenica, su Gesù buon pastore, che conosce le sue pecore, ma soprattutto è lui la porta dell’ovile, ovvero è quel passaggio tra questo mondo e il Padre, tra la morte e la vita. È la domenica – ma questo vale per ogni domenica – che “ci chiama fuori dal ‘sepolcro’ dell’isolamento, della chiusura, perché ci incontriamo nel giardino della comunione, di cui il Risorto è custode”, afferma il vescovo di Roma nell’omelia che pronuncia in basilica in occasione dell’ordinazione di dieci sacerdoti della diocesi di Roma.

Nel recinto delle pecore si entra dalla porta perché chi sale da un’altra parte “è un ladro e un brigante”, leggiamo in Giovanni. “Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” e la differenza è chiara afferma papa Leone: “il pastore ha un legame speciale con le sue pecore e, perciò, può entrare dalla porta dell’ovile; se uno invece ha bisogno di scavalcare il recinto, allora è certamente un ladro che vuole rubare le pecore”.

Gesù, afferma Leone XIV commentando questo passo del quarto Vangelo, “ci sta dicendo di essere legato a noi da una relazione di amicizia: Egli ci conosce, ci chiama per nome, ci guida e, come fa il pastore con le sue pecore, ci viene a cercare quando ci perdiamo e fascia le nostre ferite quando siamo malati”.

È l’immagine cara a papa Francesco, di cui abbiamo ricordato la sua morte una settimana fa, del pastore con l’odore delle pecore. E questo rapporto è il modello delle relazioni tra i cristiani e di quelle umane. Ieri come oggi molti si sono proposti come “pastori delle nostre esistenze ma solo il Risorto è il vero pastore”.

Gesù, afferma Leone XIV, “non viene come un ladro a rubare la nostra vita e la nostra libertà, ma a condurci nei giusti sentieri. Non viene a sequestrare o ingannare la nostra coscienza, ma a illuminarla con la luce della sua sapienza”. Non impone pesi, ma prende su di sé il fardello pesante del nostro peccato e ci libera. Così il Papa chiede di non dimenticare “anche quei ‘ladri’ che, saccheggiando le risorse della terra, combattendo guerre sanguinose o alimentando il male in qualsiasi forma, non fanno altro che rubare a tutti noi la possibilità di un futuro di pace e di serenità”.

Nella basilica di San Pietro l’ordinazione di dieci sacerdoti ai quali ha chiesto di sentirsi parte “di questa umanità sofferente, che attende la vita in abbondanza”. Ricorda loro che insieme agli altri battezzati “varcherete ogni giorno la soglia del Mistero, quella soglia che ha il volto e il nome di Gesù. Non nascondete mai questa porta santa, non bloccatela, non siate di impedimento a chi vuole entrare”.

E questo è valido ancor più oggi “specialmente dove i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa, tenete la porta aperta! Lasciate entrare e siate pronti a uscire”. I sacerdoti “sono un canale non un filtro. Molti credono di sapere già cosa c’è oltre quella soglia. Portano con sé ricordi, magari di un passato lontano; spesso c’è qualcosa di vivo che non si è spento e che attrae; a volte, però, c’è dell’altro, che ancora sanguina e respinge. Il Signore sa e attende. Siate riflesso della sua pazienza e della sua tenerezza”. Infine, dice loro di uscire, “trovate la cultura, la gente, la vita! Meravigliatevi per ciò che Dio fa crescere senza che noi l’abbiamo seminato”.

Quante persone oggi si sentono perse, incapaci di orientarsi. Costoro dice ai preti: “abitano pascoli che dovete conoscere. A volte vi sembrerà di non averne le mappe. Le possiede però il buon Pastore, di cui ascoltare la voce, così familiare”.

Diocesi

Catechesi e persone con disabilità: ascolto, cura, attività inclusive

27 Apr 2026

di Paolo Simonetti

La proposta formativa rivolta a catechisti e coordinatori parrocchiali si è arricchita di un’altra opportunità preziosa per il servizio dell’annuncio, dopo la serata del 14 aprile dedicata al bibliodramma. Lo scorso giovedì 23 aprile, nella parrocchia di Sant’Antonio a Taranto, si è tenuto l’incontro sul tema ‘Catechesi e persone con disabilità. Ascolto, cura, attività inclusive’.

L’attenzione alla disabilità è di grande importanza per l’evangelizzazione e la formazione cristiana. Già papa Francesco, alcuni anni fa, ricordava che in questo popolo, che avanza tra le vicende della storia guidato dalla Parola di Dio, «tutti sono protagonisti, nessuno può essere considerato semplice comparsa» (Messaggio del 20 novembre 2021).

L’Ufficio diocesano cura costantemente questo ambito da numerosi anni con iniziative tese a sostenere i catechisti impegnati accanto ai ragazzi e le famiglie che fanno i conti quotidianamente con la fragilità. E le comunità sono chiamate non solo a prendersi cura dei più fragili, ma a riconoscere la presenza di Gesù che si manifesta in loro in modo speciale. Questo «richiede una duplice attenzione: la consapevolezza della educabilità alla fede della persona con disabilità, anche gravi e gravissime; e la volontà di considerarla come soggetto attivo nella comunità in cui vive» (Direttorio per la catechesi, 269).

Relatrice è stata la dott.ssa Angela Porrelli, responsabile regionale del settore catechesi con e per le persone disabili. Grazie alla sua esperienza, i catechisti hanno potuto esplorare strategie concrete per un cammino catechetico accogliente e inclusivo, ponendo al centro l’ascolto, la cura e le attività che valorizzino ogni persona.

La dott.ssa Porrelli ha sottolineato l’importanza del linguaggio capace di coinvolgere i ragazzi, e non solo loro, andando oltre la sola dimensione verbale. Nelle due ore trascorse insieme ai catechisti presenti, la relatrice ha simulato lo svolgimento di un incontro vero e proprio, facendo ricorso a una molteplicità di tecniche e metodologie per riuscire a rendere protagonisti attivi tutti i partecipanti. La presentazione dinamica dei presenti, la preghiera del Padre nostro attraverso l’albo illustrato, l’uso delle carte delle emozioni, l’ascolto di una canzone coinvolgente e la riflessione personale, sono state alcune delle risorse messe in campo dall’esperta per organizzare la narrazione. Le testimonianze e i racconti di giovani e adulti che quotidianamente si confrontano con situazioni a volte faticose hanno poi permesso di legare i suggerimenti della relatrice con la realtà che ci interpella.

In modo sempre più convito, ha sostenuto Angela Porrelli, bisogna valorizzare l’attenzione specifica al mondo della disabilità in tutte le iniziative della catechesi, facendo ricorso agli strumenti didattici più opportuni che ormai sono divenuti di facile accesso. Ma prima ancora c’è bisogno di cambiare mentalità perché l’altro è persona sì da accompagnare ma anche capace di offrire il suo apporto costruttivo all’annuncio del Vangelo.

Nel saluto conclusivo, il direttore dell’Ufficio catechistico, don Simone Andrea De Benedittis, ha richiamato i catechisti e gli educatori a non fermarsi di fronte alle difficoltà che storie e percorsi personali possono manifestare ma di curare costantemente la formazione personale e di gruppo per diventare segni concreti di cura all’interno delle comunità parrocchiali.

Come ha recentemente ricordato papa Leone XIV: «Non possiamo dimenticarci dei più fragili, non possiamo immaginare una società che corre a tutta velocità aggrappandosi ai falsi miti del benessere, ignorando tante situazioni di povertà e di fragilità».

Nel prossimo mese i catechisti si ritroveranno in seminario per la consegna degli attestati a quanti stanno per concludere il terzo anno del triennio di formazione di base.

 

Viaggio apostolico

Leone saluta l’Angola: “Continuate a denunciare il flagello della guerra”

ph Vatican media-Sir
24 Apr 2026

“La vostra fedeltà in Angola, come dev’essere in tutto il mondo, è oggi particolarmente legata all’annuncio della pace”. Si è concluso con questo appello l’ultimo discorso pubblico di Leone XIV in Angola, rivolto al clero da Luanda, nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima. “In passato avete dimostrato coraggio nel denunciare il flagello della guerra, nel sostenere le popolazioni tormentate rimanendo al loro fianco, nel costruire e ricostruire, nell’indicare vie e soluzioni per porre fine al conflitto armato”, l’omaggio del Papa alla storia travagliata del Paese, dilaniato da una lunga guerra civile: “Il vostro contributo è comunemente riconosciuto e apprezzato. Ma questo impegno non è finito! Promuovete una memoria riconciliata, educando tutti alla concordia e valorizzando, in mezzo a voi, la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato tormenti dolorosi, hanno perdonato tutto. Gioite con loro, fate festa per la pace”, senza smettere di “denunciare le ingiustizie”. “La testimonianza dei martiri e dei santi ci incoraggia e ci sprona a un cammino di speranza, di riconciliazione e di pace, lungo il quale il dono di Dio diventa l’impegno dell’uomo nella famiglia, nella comunità cristiana, nella società civile”, l’indicazione di rotta per l’Angola, tracciata dal Papa al termine dell’omelia della messa nella spianata di Saurimo, davanti a 60mila persone . “Continuate ad essere una Chiesa generosa, che coopera allo sviluppo integrale del vostro Paese”, l’invito finale dalla parrocchia di Luanda: “quando sopraggiungeranno le difficoltà, ricordatevi dell’eroica testimonianza di fede degli angolani e delle angolane, missionari e missionarie nati qui o venuti dall’estero, che hanno avuto il coraggio di dare la vita per questo popolo e per il Vangelo, preferendo la morte al tradimento della giustizia, della verità, della misericordia, della carità e della pace di Cristo”. La terza giornata del Papa in Angola è iniziata con la visita alla Casa di accoglienza per anziani, a Saurimo.

“La cura delle persone fragili è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese”, il suo saluto: “Le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo. E dobbiamo loro riconoscenza, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità. Alimentate la fraternità tra di voi con franchezza e trasparenza, non cedete alla prepotenza e all’autoreferenzialità, non staccatevi dal popolo, specialmente dai poveri, rifuggite la ricerca dei privilegi”.

Sta in questa serie di imperativi il compito assegnato dal Papa all’Angola, e al tutto il continente africano, prima di partire alla volta della Guinea Equatoriale, ultima tappa del suo terzo viaggio apostolico internazionale. “La famiglia sacerdotale o religiosa è indispensabile, ma lo è anche la famiglia in cui siamo nati e cresciuti”, ha sottolineato Leone XIV incontrando il clero: “La Chiesa ha grande stima dell’istituzione familiare, insegnando che il focolare è il luogo di santificazione di tutti i suoi membri.
Continuate con perseveranza a contribuire al progresso di questa nazione sulle solide fondamenta della riconciliazione e della pace”, l’esortazione iniziale: “Non abbiate paura di dire ‘sì’ a Cristo, non abbiate paura del domani”, la parole rivolte ai seminaristi: “il Signore vi dona la gioia di essere suoi discepoli-missionari, la forza per vincere le insidie del maligno, la speranza della vita eterna. Edificate una società angolana libera, riconciliata, bella e grande”, la consegna di Leone: “Il presente e il futuro dell’Angola vi appartengono, ma voi appartenete a Cristo”, le parole rivolte ai catechisti: :“Tutti gli angolani, senza eccezioni, hanno il diritto di costruire questo Paese, beneficiandone in modo equo; tuttavia, i discepoli del Signore hanno il dovere di farlo secondo la legge della carità”.

“Valorizzare la formazione permanente, vigilate sulla coerenza della vita e, soprattutto in questi tempi, perseverate nell’annuncio della Buona Novella della pace”, le tre indicazioni concrete al clero angolano. “Conoscere Cristo passa attraverso una buona formazione iniziale, con l’accompagnamento personale dei formatori”, ha spiegato Leone XIV entrando nel dettaglio dell’impegno pastorale quotidiano: “passa attraverso l’adesione ai programmi delle vostre diocesi, congregazioni e istituti; passa attraverso uno studio personale serio, per illuminare i fedeli che vi sono affidati salvandoli soprattutto dalla pericolosa illusione della superstizione”. Tuttavia, nella visione del Papa, “la formazione è molto più ampia: riguarda l’unità della vita interiore, la cura di noi stessi e del dono di Dio che abbiamo ricevuto, ricorrendo alla letteratura, alla musica, allo sport, alle arti in generale, e soprattutto alla preghiera di adorazione e contemplazione. Senza questa dimensione contemplativa, cessiamo di essere coerenti con il Vangelo e di rispecchiare la potenza della Risurrezione”.

Gesù non è “un erogatore di servizi”, “un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve”, il monito nell’omelia della messa nella spianata di Saurimo. “Esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, anzitutto quando viene considerato un santone o un portafortuna”, la tesi del pontefice: Gesù non è “un leader da riverire per tornaconto”, ma “un maestro cui voler bene”. “Oggi molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza”, ha denunciato Leone: “Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi”. No ad “ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna”, sì al cammino ecclesiale come “sinodo della risurrezione e della speranza”.

Ricordo

Nel ricordo di don Michele Castellana

24 Apr 2026

La comunità del santuario della Madonna della Sanità, a Martina Franca, si riunirà il 26 aprile per ricordare don Michele Castellana, a un anno dalla scomparsa, con la celebrazione eucaristica delle ore 18.30, momento per rendere grazie al Signore per il dono della sua vita e del suo instancabile servizio sacerdotale. A seguire, alle ore 19.15, si terrà la presentazione del libro a lui dedicato, intitolato ‘Un’orma di Dio’, a cura di don Franco Castellana e di Maria Domenica Castellana, ocasione preziosa per custodire i suoi insegnamenti, i suoi gest e le tante testimonianze di bene che ha lasciato nei cuori di chi lo ha amato.

 

 

Diocesi

Il quartiere ‘Paolo VI’ celebra San Massimiliano Kolbe

24 Apr 2026

di Angelo Diofano

“San Massimiliano Kolbe, un uomo di Dio che , in un luogo dove ti identificavano con un numero, non ha perso la sua dignità di persona. Non ha permesso alla crudeltà di vincere sull’amore. Testimone di generosa donazione che ha dimostrato con la vita che solo l’amore crea. Il santo della nostra parrocchia, a Paolo VI, sia di esempio a tutti noi per creare una comunione che ci distingua in un contesto sempre più disgregato e a volte egoista. Viviamo la nostra festa certi di essere protetti da e benedetti da San Massimiliano”: così i festeggiamenti in onore di San Massimiliano Kolbe vengono annunciati da mons. Renato Pizzigallo, parroco della omonima parrocchia al quartiere Paolo Sesto, che avranno luogo dal 25 al 28 aprile.

S’inizierà sabato 25 aprile, dalle ore 16 alle ore 19, con ‘Wonderland Taranto’, attività di divertimento per piccoli e adulti.

Domenica 26, sante messe saranno celebrate alle ore 9 e alle ore 11; alle ore 17, rosario meditato sugli scritti di San Francesco d’Assisi; alle ore 18, santa messa presieduta dall’arcivescovo metropolita mons. Ciro Miniero, che amministrerà il sacramento della cresima.

Lunedì 27, alle ore 18, rosario meditato sugli scritti di San Massimiliano Kolbe; alle ore 19, santa messa; alle ore 20, ‘San Massimiliano Kolbe: L’Amore crea’, azione teatrale ispirata alla vita del Santo, testimone di amore, coraggio e pace, a cura della Proloco di Crispiano e della parrocchia di San Massimiliano Kolbe con il patrocinio dell’arcidiocesi.

Martedì 28, alle 20, esibizione della Fanfara di presidio della Marina militare; a seguire, traslazione della statua del Santo sul sagrato, salutato da fontane pirotecniche della ditta ‘Il pirotecnico’ di Taranto.

 

Diocesi

Festa di San Marco a Torricella

24 Apr 2026

La parrocchia San Marco Evangelista di Torricella, guidata dall’amministratore parrocchiale don Danilo Minosa, in stretta collaborazione con il rinnovato comitato dei festeggiamenti, hanno allestito un programma religioso e civile in occasione della festa del patrono San Marco evangelista che si celebra nei giorni 24 e 25 aprile.
L’evento ha ricevuto il patrocinio della presidenza del consiglio regionale, del Comune di Torricella, dell’amministrazione provinciale.
Giovedì 23 aprile ha avuto luogo la presentazione del libro ‘La pace disarmata e disarmante’ del giornalista vaticanista Fabio Zavattaro che ha dialogato con don Antonio Panico, direttore dell’ufficio diocesano per i Problemi sociali e lavoro, giustizia e pace.
Venerdì 24 aprile alle ore 10 ci sarà la visita all’Osmairm di Torricella; alle  ore 20 ‘Tavolate di San Marco’ a cura dei rioni, esibizione della street band Music Wave Band e a seguire Top dj contest con Piero D’Aversa, Francesco Bianco, Claudio Foggetti, Cristian Falco, Samuele Pesare.
Sabato 25 aprile, festa in onore di San Marco Evangelista, alle ore 10.30 é prevista la consegna delle chiavi al Santo Patrono;  seguirà la celebrazione eucaristica in piazza Mimino Lacaita e processione dei ‘Quattro Venti’ per la benedizione dei punti cardinali del paese, addobbato a festa dai rioni. Alle ore 16.30 uscirà la solenne processione  per le vie del paese, a seguire  nella chiesa della Ss. Trinità, alla presenza delle autorità civili e militari e degli Ambasciatori della Rete Marciana, celebrazione eucaristica, e  al termine processione di rientro alla chiesa di San Marco .
In piazza Mimino Lacaita, spettacolo musicale con Patrizia Conte, Voice senior. 
Bancarelle lungo via le Grazie e Luna Park  e area Food in via Caduti di tutte le Guerre
alle spalle del  Municipio.
Presieduto da don Danilo Minosa, e composto da Luigi Lacaita coordinatore, Elena Depascale, Damiano Simone, Maria Lucia Turco, Gessica Maggiore, Ciro Marinò, Grazia Pignatelli, Pasquale Frascella, Cosimo Antonucci, Cosimo Lombardi, Elisa Masellis e Concetta Palumbo, il comitato festa ringrazia le famiglie di Torricella, gli operatori delle attività produttive, i commercianti per aver contribuito con generosità alla preparazione dei festeggiamenti, unitamente ai rioni e alle associazioni della comunità. Un sentito ringraziamento è rivolto al presidente del Consiglio regionale, Toni Matarelli, alla Camera di Commercio di Taranto, all’amministrazione comunale di Torricella e alla Provincia per  il sostegno economico e morale all’evento.

Lavoro

La Coseco rileverà la Hiab di Statte con progetti ambiziosi per veicoli elettrici

23 Apr 2026

di Silvano Trevisani

Si è chiusa positivamente a Roma, al ministero delle Imprese, la vertenza della Hiab che sarà acquisita dalla Coseco. L’azienda multinazionale – che aveva la sede a Statte e realizzava gru per l’edilizia – ha deciso tre anni fa di chiudere l’attività lasciando senza lavoro i dipendenti e aprendo una lunga fase di ricerca di imprese interessate a subentrare. Ebbene: sarà la Coseco (Costruzioni ecologiche) di Grumo Appula, azienda già impegnata nel settore dei mezzi per lo smaltimento dei rifiuti, a rilevare lo stabilimento di Statte e con esso i 45 lavoratori rimasti alle dipendenze della società in liquidazione e attualmente ricollocati in cassa integrazione fino alla fine del 2026. L’incontro, al quale hanno preso parte i vertici della Coseco, Giuseppe Germinario general manager e Vito Tafuni presidente del cda, assieme all’assessore regionale Di Sciascio, al responsabile della Task force, Leo Caroli, all’advisor Vertus e alle organizzazioni, si è chiuso con l’impegno concreto dell’azienda barese, che ha grandi ambizioni produttive, di dimensioni internazionali, per la realizzazione di veicoli elettrici, a iniziare proprio dai compattatori.

Il progetto che sarà sviluppato nel termine di alcuni mesi – spiega Germinario – prevede un programma di formazione a Grumo e poi lo spostamento nello stabilimento tarantino con l’affiancamento dei tecnici Coseco. “Partiremo con la produzione di carpenteria semplice, poi passeremo a gruppi di montaggio fino ad arrivare a macchine complete. Abbiamo programmi di espansione non solo in Cina ma anche in Medioriente. Stiamo spostando l’asse dell’azienda da totalmente nazionale a internazionale. L’idea futura è quella di una linea di montaggio di veicoli totalmente elettrici. Speriamo che l’Italia riesca a cogliere veramente questa opportunità di transizione energetica che fa fatica a decollare perché le reti elettriche non riescono a sostenere questo lancio di flotte. Noi abbiamo in mente una soluzione che prevede non soltanto il veicolo ma anche delle apparecchiature di ricarica molto veloci che possono staccarsi dalla rete elettrica e ricaricare flotte di veicoli elettrici in maniera autonoma”.

Al progetto, molto ambizioso, sta collaborando il Politecnico di Bari, oltre a una università straniera.

Positivo il commento delle organizzazioni sindacali. “Un progetto molto importante quello della Coseco – commenta Piero Cantoro della Fim Cisl – che rileva lo stabilimento di una multinazionale che ha deciso di delocalizzare. Le 45 maestranze saranno formate i 5 step per la realizzazione di compattatori per rifiuti, dando finalmente prospettive in un territorio martoriato come il nostro. Nelle prossime settimane seguiremo lo sviluppo del progetto insistendo sulla tempistica. L’azienda ha auspicato che entro cinque sei mesi possa essere attivato il progetto e l’urgenza è data dall’approssimarsi della scadenza della proroga della cassa integrazione”.

Industria

Ilva, battaglia mediatica di Michael Flacks: “Sono l’unico che la può salvare”

23 Apr 2026

di Silvano Trevisani

Mentre le notizie non proprio rassicuranti sul futuro dell’ex-Ilva continuano ad accumularsi, a partire dalla risorse insufficienti per la cassa integrazione, l’ordinanza di chiusura della centrale a carbone emanata dal sindaco e subito opposta, e mentre riprende a Potenza il processo ‘Ambiente svenduto’, Michael Flacks, l’imprenditore americano che vuole prendere il mano l’azienda, intensifica la sua battaglia comunicativa. Una battaglia che, in attesa dei riscontri ufficiali da parte di commissari e governo, viene combattuta con una raffica di interviste che, evidentemente, tentano di accreditare la sua immagine e la sua proposta di rilevazione, che è al vaglio di governo e gestori, ma che non riscuote unanimi consensi, a partire dalle organizzazioni sindacali, che vorrebbero fosse lo Stato a risanare e decarbonizzare.

In una lunga intervista a Sky Tg24, Flacks si è mostrato molto rassicurante: assumerebbe quasi tutti i lavoratori, produrrebbe sei milioni di tonnellate, non chiederebbe lo scudo penale che aveva invece preteso Mittal e assicura che, dopo la firma della cessione, troverà finanziamenti adeguati dalle banche e adesioni di imprenditori italiani, di cui ha anche fatto i nomi. Ma è necessario che sia lo Stato a garantirgli il prestito iniziale di 500 milioni che egli restituirebbe sicuramente. Ricordiamo che oltre al Fondo americano Flacks una proposta d’acquisto è stata avanzata anche dalla società siderurgica indiana Jindahl. Il primo avrebbe proposto di produrre a Taranto a regime sei milioni di tonnellate di acciaio con 5 miliardi di investimenti occupando 8500 persone. Il secondo investirebbe un miliardo e mezzo. Potrebbe occupare 4500 lavoratori e avrebbe garantito la produzione della città pugliese fino al 2030, ma sembra che negli ultimi giorni l’azienda indiana si sia un po’ ‘raffreddata’ in seguito al blocco di Ormuz, dal momento che la produzione di Taranto sarebbe strettamente connessa con quella avviata in Oman.

Non si conoscono tutte le carte le carte ma è scontato il ridimensionamento di quello che un tempo era il polo siderurgico più grande d’Europa, che spaventa i sindacati che chiedono la presenza della mano pubblica. Lo Stato intanto continua a metterci i soldi: oltre due miliardi per prestiti e sussidi solo negli ultimi anni. Per un conto che supera i 10 dal 2012 quando partì l’inchiesta per strage e disastro ambientale. La trasformazione industriale per ridurre l’inquinamento utilizzando principalmente energia elettrica al posto di carbone e gas per accendere i forni è una delle sfide principali. Una transizione complessa che si dovrebbe attuare in quattro anni con l’intento di garantire l’occupazione.

Ma, come dicevamo, Flacks si mostra molto, forse troppo, sicuro di sé e tranquillizzante nelle sue dichiarazioni. “Questo business sta morendo – dice – e nessuno investirebbe un euro”. Lui invece è sicuro di rilanciare l’Ilva perché ama le sfide, sostiene che lo stabilimento di Taranto è il migliore d’Europa e che nel giro di 5/10 anni sarà del tutto trasformato. Sostiene di aver già parlato con gli industriali italiani del settore: Marcegaglia, Danieli e con Metinvest, e che sono disponibili a entrare nel progetto, dopo che sarà sottoscritto l’accordo di vendita. Sostiene anche che questo non è l’unico investimento che intende realizzare in Italia, mentre altri li sta facendo in altri paesi.

Ma il governo, intanto, che aveva assicurato di chiudere la cessione entro aprire, non ha per niente le idee chiare e anche la cassa integrazione rischia di diventare un problema. Ieri sulla questione c’è stata una riunione tra ministero e sindacati per le garanzie di copertura che, comunque, non andranno al di là di ottobre.

Eventi a Taranto e provincia

Domenica 26, a Martina Franca un aperitivo ‘sociale’ con Zero alcool

23 Apr 2026

‘Piazza Umberto si illumina-Aperitif experience’ è l’iniziativa che l’associazione Aise, unitamente agli esercizi di vicinato, ha organizzato per domenica 26 aprile a Martina Franca, nell’ambito della campagna Zero alcool: in piazza Umberto, dalle 11.30 alle 14.30, un angolo simbolo della città si animerà attraverso la musica, la luce e lo stare insieme. È un invito a vivere la città in modo nuovo, a riscoprire la bellezza della condivisione, facendo dello spirito identitario non un muro invalicabile, ma un ponte verso chiunque voglia interpretare allo stesso modo la vitalità martinese.

“L’iniziativa – puntualizza la dottoressa Mariangela Palazzo, presidente dell’associazione Aise promotrice della campagna Zero alcool – nasce con l’obiettivo di trasformare piazza Umberto in un luogo di incontro vivo, accogliente e partecipato, capace di unire generazioni diverse in un’atmosfera elegante e coinvolgente.

Protagonista della mattinata sarà la musica italiana, reinterpretata in chiave jazz, che avvolgerà il pubblico in sonorità raffinate e suggestive, creando un ambiente intimo, ma allo stesso tempo vibrante di energia. Le note accompagnano un momento di convivialità pensato per tutti, con proposte gastronomiche e un aperitivo offerti gratuitamente, rendendo l’esperienza ancora più piacevole e accessibile”.

Accanto all’intrattenimento, l’evento porta con sé anche un importante messaggio sociale: sensibilizzare la comunità, in particolare i più giovani, su temi di responsabilità e sicurezza, dimostrando come si possano gustare ugualmente i drink e i liquori, che piacciono anche agli adolescenti, ma senza l’alcool e i rischi a esso connessi.

“Con l’aperitivo di comunità – ha proseguito la promotrice dell’iniziativa – intendiamo promuovere una cultura della consapevolezza e del rispetto, che abbia al centro i cambiamenti normativi, con una visione più attenta alla tutela della vita e della collettività”. E come dice Ivan Tolla, che sarà presente con il suo mitico spritz, in modo provocatorio: alcolico o non alcolico questo è il dilemma, ma puoi sceglierli entrambi, così ti diverti con sobrietà.

Gli esercizi di vicinato – vini di Nicchia, A tempo tuo, Carnezzeria, The Cave, Belgusto, Bar Adua – proporranno le loro specialità food&drink, sostenuti da libreria Colucci, Particolarità, Alfieri Ceramiche, Agenzia Catacchio, PokiMaki, Studio R. Zaccaria, Agenzia Liuzzi, Farmacia Semeraro, Immobilizare Valle d’Itria, Compro Ora, Studio M.Palazzo, che contribuiranno a creare una rete viva e partecipata, capace di valorizzare il tessuto urbano e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità. Residenti, cittadini e visitatori si ritrovano così a condividere uno spazio che, per un giorno, diventa ancora più luminoso per l’energia delle persone che lo abitano.

“Partecipare a «Piazza Umberto si illumina-Aperitif experience» significa – conclude la dottoressa Palazzo – concedersi un momento di bellezza, leggerezza e riflessione, lasciandosi trasportare dalla musica, dal calore della comunità e dalla magia di un luogo che si accende di nuove emozioni”.

 

 

Diocesi

San Giorgio jonico, nuove campane per custodire memoria, fede e tradizione

23 Apr 2026

Un suono antico che torna a vivere, carico di significato e spiritualità. La parrocchia di Santa Maria del Popolo, a San Giorgio jonico,, accoglie con emozione le nuove campane, segno tangibile di continuità tra passato e presente, tra memoria e speranza.
Le campane, da sempre simbolo di annuncio, richiamo e identità collettiva, non rappresentano soltanto uno strumento liturgico, ma una vera e propria voce della comunità. Il loro rintocco scandisce il tempo della vita cristiana: invita alla preghiera, accompagna i momenti di gioia e di dolore, unisce i fedeli in un’unica armonia spirituale. In un’epoca in cui tutto corre veloce, il loro suono resta un richiamo profondo alla riflessione e alla trascendenza. Particolarmente significativa è la dedica all’amato mons. Pierino Galeone, figura cara e indimenticata, ormai “salito al cielo”, come ricordano con affetto i fedeli. Su una delle campane è incisa una frase che racchiude il cuore della sua testimonianza spirituale: “Amare, amare, amare… soffrire, soffrire, soffrire… tutto per Gesù… l’amore non fa male… l’amore di Gesù non fa mai male… vogliatevi bene”.
Parole semplici ma profonde, che continuano a risuonare non solo nel bronzo, ma soprattutto nella vita della comunità, come invito concreto a vivere il Vangelo nella quotidianità.
Le altre campane sono dedicate a figure centrali della fede cristiana e della devozione locale: Santa Maria del Popolo, San Pio da Pietrelcina, San Giorgio e i sacerdoti, con l’incisione della frase evangelica: “Il Buon Pastore dà la propria vita per le pecore” (Gv 10,11). Un richiamo forte al senso del servizio e del dono totale di sé, che caratterizza la vocazione sacerdotale.
In queste campane si intrecciano così memoria, fede e tradizione. Non sono solo oggetti, ma segni vivi: parlano di una comunità che ricorda, che prega, che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici. Ogni rintocco sarà, d’ora in poi, un ponte tra cielo e terra, tra chi c’è e chi continua a vivere nel cuore dei fedeli. E mentre il loro suono si diffonde tra le vie di San Giorgio Ionico, diventa messaggio universale: un invito ad amare, a sperare, soprattutto la pace, e a riconoscersi parte di una storia più grande.