Ecclesia

Tragedia a Catanzaro, mons. Maniago: “Non si può rimanere indifferenti”

ph Ansa-Sir
23 Apr 2026

“Davanti a una tragedia così grande non possiamo restare indifferenti. Siamo chiamati a custodire chi soffre, a riconoscere il dolore nascosto che abita tante vite e a costruire comunità capaci di ascolto, vicinanza e amore”. Sono le prime parole di mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, a commento della tragedia che questa mattina si è consumata a Catanzaro, in Calabria. Una donna di 46 anni si è tolta la vita lanciandosi dal terzo piano della propria abitazione insieme ai tre figli: due di essi, di 4 anni e di 4 mesi, sono morti con lei, mentre la sorellina di 6 anni è ricoverata in gravi condizioni nel reparto di rianimazione dell’ospedale della città in condizioni gravissime. Il marito, in casa, dormiva. A svegliarlo i rumori in seguito a quanto accaduto. Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.

ph Siciliani Gennari-Sir

Dopo aver espresso il suo “profondo dolore” per quanto accaduto, l’arcivescovo ha invocato la “misericordia di Dio per Anna e i due piccoli che hanno perso la vita in circostanze tanto drammatiche”. Dopo aver espresso “vicinanza paterna al marito, ai familiari e a tutta la comunità”, Mons. Maniago ha affidato la piccola sopravvissuta all’aiuto di Dio e all’assistenza dei medici , invitando tutti “a unirsi nel silenzio e nella preghiera perché questo “è un tempo – ha detto – cui affidare al Signore il dolore che ci attraversa e stringersi gli uni agli altri nella speranza”.

“Quella di Anna è una tragedia che colpisce tutti” dice al Sir mons. Vincenzo Zoccali, parroco della parrocchia Santissimo Salvatore in Catanzaro, nel quartiere di Viale dei Filippi, dove Anna risiedeva insieme al marito e ai tre figli. Il sacerdote ricorda la donna quale già dipendente della Fondazione Betania Onlus di Catanzaro e oggi operatrice socio‑sanitaria della Residenza Sanitaria Assistenziale “Casa Monsignor Giovanni Apa”. “Anna – afferma don Vincenzo – era una persona molto conosciuta e stimata anche in ambito lavorativo, soprattutto per le sue spiccate qualità umane e relazionali. Come ragazza prima e come donna poi, Anna – prosegue il parroco –, è sempre stata molto presente e attiva in parrocchia, soprattutto come catechista e come membro attento e generoso della comunità. Aveva doti di prossimità e di vicinanza agli altri, qualità che esprimeva sia nel suo lavoro all’interno delle strutture sociosanitarie sia nella vita parrocchiale”. Don Vincenzo ricorda che, dopo il matrimonio e in seguito alle gravidanze, Anna aveva diminuito la sua partecipazione alle attività comunitarie, perché molto impegnata in famiglia. Soprattutto dopo il terzo parto, avvenuto qualche mese fa e dal quale sono emersi alcuni segnali di crisi”. “Non più tardi di pochi giorni fa – racconta il parroco – oltre che a mantenere un sostegno spirituale, l’avevo incoraggiata a farsi aiutare e a ricorrere anche a strutture competenti dal punto di vista professionale. Il dramma consumatosi questa mattina all’alba ci lascia senza parole: pur sapendo delle difficoltà degli ultimi tempi, nessuno avrebbe potuto immaginare un gesto simile”.

Don Vincenzo poi sottolinea la vicinanza e la solidarietà dell’intera comunità parrocchiale e ricorda che “la parrocchia e la diocesi sono pienamente a disposizione della famiglia e di chiunque stia vivendo momenti di fragilità. Invitiamo tutti – conclude il sacerdote – a non affrontare da soli le difficoltà e crisi così profonde: chiedere aiuto è un atto di coraggio, e la comunità cristiana è qui per accompagnare, ascoltare e sostenere”.

Infine, “profondo cordoglio” è stato espresso dall’ordine degli psicologi della Calabria che in una nota, dopo aver espresso la “più sincera vicinanza ai familiari delle vittime e a tutte le persone colpite da questa perdita immane” evidenzia che “quanto accaduto richiama con forza la responsabilità collettiva, che come società non possiamo eludere. Tragedie di questa portata – si legge nella nota – non sono mai improvvise, ma spesso affondano le radici in un disagio che non sempre emerge in maniera chiara. Per questo riteniamo fondamentale un impegno condiviso e concreto. Come cittadini, come istituzioni e come comunità professionale siamo chiamati ognuno la propria parte per intercettare precocemente i segnali di sofferenza psicologica, prima che evolvano in forme acute e irreversibili, ma soprattutto garantire ascolto sui territori. Nessuno deve rimanere solo di fronte al proprio dolore”.

 

Diocesi

Gruppo RnS Nostra Signora di Fatima: giornata di effusione

23 Apr 2026

Riceviamo e pubblichiamo questa nota proveniente dal gruppo del Rinnovamento nello Spirito della Nostra Signora di Fatima di Talsano che domenica scorsa, 19 aprile, ha celebrato la giornata di preghiera per una nuova effusione di Spirito Santo, con insegnamento sulla Parola di Ezechiele 36,26 ‘Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo’ a cura di Enrico Guadalupi e celebrazione eucaristica presieduta da don Pasquale Laporta.

“Domenica di Grazia, volti segnati dallo Spirito Santo. Lacrime di gioia e abbracci fraterni. Lo Spirito ha soffiato forte su 8 fratelli effusionandi e su tutti noi.
Presenti anche i sacerdoti del santuario Nostra Signora di Fatima, don Pasquale Laporta, il vice parroco don Marcello Lacarbonara e tutto il Rinnovamento nello Spirito della diocesi di Taranto”.

Torricella, giovedì 23, incontro con Fabio Zavattaro

22 Apr 2026

‘La pace disarmata e disarmante: papa Leone, la vita e le scelte’ è il titolo del libro del vaticanista Fabio Zavattaro che sarà presentato il 23 aprile alle ore 19 nella chiesa di San Marco Evangelista, a Torricella. Dialogherà con l’autore don Antonio Panico, direttore dell’ufficio diocesano per i problemi sociali e lavoro, giustizia e pace, custodia del Creato.
Introdurrà la serata don Danilo Minosa, amministratore parrocchiale della San Marco Evangelista. I saluti istituzionali saranno porti dal sindaco Francesco Turco.

Direttore scientifico del Master in giornalismo alla Lumsa, Fabio Zavattaro vanta una lunga carriera nella redazione della Rai e di Avvenire, dove ha raccontato i pontificati di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco.

Cultura

Il week end della Liberazione con tanti appuntamenti al Museo nazionale

22 Apr 2026

Un week end ricco è quello che propone il Museo archeologico nazionale di Taranto. Sabato 25 aprile, in occasione della Festa della Liberazione, anche il MArTa sarà aperto gratuitamente, come gli altri luoghi di cultura statali. A partire dalle ore 10 ci sarà una visita guidata che sarà condotta direttamente dalla direttrice, Stella Falzone, che racconterà le “Forme senza tempo” che mettono in relazione sia l’arte sartoriale degli abiti dello stilista Roberto Capucci e i reperti dell’antichità che lo hanno ispirato.

Nel pomeriggio alle 16,30 il personale del museo MArTa accompagnerà i visitatori fino alla famosa stanza degli Ori, in cui si potrà ammirare una delle collezioni più importanti di monili in oro di età ellenistica, e si potrà conoscere la storia di un ‘Patrimonio in fuga’: un percorso che a ritroso nel tempo ci condurrà sino alla famosa ‘Notte di Taranto’, quando nel 1940 sei navi militari italiane vennero colpite in rada da aerosiluranti inglesi, e al travagliato periodo di guerra e bombardamenti sulla base navale della città. È il 1943 quando l’allora soprintendente di Taranto, Ciro Drago, dopo aver redatto un inventario dettagliato degli Ori e averli risposti in due cassette di legno, decise che di portare i preziosi reperti in un luogo più sicuro. Il 2 febbraio di quell’anno il giovane ispettore della soprintendenza archeologica di Taranto, Valerio Cianfarani, dopo aver attraversato l’Italia in guerra, varca la soglia d’ingresso della filiale di Parma della Banca commerciale italiana. Gli Ori saranno nascosti dentro i caveau blindati dell’istituto di credito.

Gli Ori saranno salvi, anche dopo il tentativo di appropriazione da parte della Repubblica di Salò, ma torneranno realmente a casa, nel Museo archeologico nazionale di Taranto, solo nel 1949 dopo un lungo periodo di carteggi, silenzi e notizie incerte sul loro destino.

Il 26 aprile sarà nuovamente la direttrice a introdurre la giornata dei “Un anno di concerti al MArTa”, con la visita guidata tra le argille, gli ori, i raffinati vetri dei reperti archeologici collegati alla mostra “Forme senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MarTa” che rimarrà aperta nell’area delle esposizioni temporanee del MArTa fino al 12 luglio.

La visita farà da preludio ad un altro appuntamento ormai consolidato e di successo del MArTa che anche quest’anno con l’Orchestra ico della Magna Grecia ha strutturato un programma di matineè domenicali che mette insieme musica, teatro e archeologia.

Subito dopo la visita guidata sarà infatti la ribattezzata Sala Enzo Lippolis del Museo archeologico nazionale di Taranto ad ospitare “Historias de Tango”: uno spettacolo teatrale e musicale in cui l’attore Ettore Bassi interpreta il ruolo di narratore e voce recitante, conducendo il pubblico in un viaggio appassionato nell’anima del tango argentino. L’evento intreccia narrazione, musica dal vivo e danza, rendendo omaggio ad Astor Piazzolla, Luis Borges e Horacio Ferrer.

Ettore Bassi sarà accompagnato nello spettacolo “Historias de Tango” dai musicisti Giovanna D’Amato (violoncello), Manuel Petti (fisarmonica), Gennaro Minichiello (violino) e dai ballerini di tango Gisela Tacon e Nelson Piliu.

L’accesso per assistere allo spettacolo “Historia de Tango” che si svolgerà nella sala Enzo Lippolis, sarà da corso Umberto. Il costo del biglietto è inserito nel ticket di ingresso al museo di 10 euro.

Biglietti acquistabili nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (via Giovinazzi, 28), oppure su Vivaticket.
Infotel. +39 099 4532112  Fax +39 099 4594946

E-mail: man-ta.comunicazione@beniculturali.it<mailto:man-ta.comunicazione@beniculturali.it>
Website: http://www.museotaranto.beniculturali.it

Viaggio apostolico

Leone XIV in Guinea equatoriale: “Questa economia uccide!”

ph Vatican media-Sir
22 Apr 2026

“Questa economia uccide”. Nel suo primo discorso in Guinea equatoriale, che ha coinciso con il primo anniversario della morte di Jorge Mario Bergoglio, Leone XIV ha preso in prestito le parole del suo predecessore, per sintetizzare i mali di cui soffre l’Africa a causa degli istinti predatori dell’altra parte del mondo. Poco prima, sul volo che da Luanda lo ha portato a Malabo, ex capitale del Paese, il Papa ha ricordato con parole colme di affetto Francesco: “Ha donato tanto alla Chiesa, con la sua vita, la sua testimonianza, la sua parola e i suoi gesti, per quello che ha fatto vivendo veramente la vicinanza ai più poveri, a quelli più piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani”.

Poi quasi un compendio del magistero del papa argentino, a partire dall’invito incessante alla fratellanza universale, per “promuovere un autentico rispetto per tutti gli uomini, tutte le donne”. L’altro messaggio di papa Francesco che Leone XIV ha ricordato è quello della misericordia, presente fin dalla messa nella parrocchia di Sant’Anna il 17 marzo 2013, prima ancora dell’insediamento sul trono di Pietro, e di cui è emblema “la bellissima celebrazione di un Giubileo straordinario della misericordia”, in uno “spirito” che “ha voluto condividere con tutta la chiesa. Preghiamo che lui già stia godendo della misericordia del Signore”, ha concluso Leone XIV: “ringraziamo il Signore per il gran dono della vita di Francesco a tutta la Chiesa e a tutto il mondo”.

Dall’ex capitale di un Paese poco più grande della Sicilia, che grazie alle risorse del petrolio e del gas possiede il terzo reddito pro capite più alto del continente africano, ma dove il 90% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno, il Papa ha ricapitolato i temi portanti del suo lungo viaggio. Il nome santo di Dio, ha ribadito, “non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte.
In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia”, l’invito e rivolto alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico: “Bisogna stimare chi crede nella pace e osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune”.

Il punto da cui partire  è l’immagine delle due città che Agostino tratteggia nel De Civitate Dei
“Esistono assieme fino alla fine dei tempi e ogni essere umano nelle sue decisioni manifesta, giorno per giorno, a quale di esse vuole appartenere”, ha spiegato Leone XIV: per il cristiano, è fondamentale avvertire “la differenza fra ciò che dura e ciò che passa, conservandosi libero dall’ingiusta ricchezza e dall’illusione del dominio”. In quest’ottica, la Citta di Dio “non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica.
Contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi”, la missione della Chiesa, per affrontare le “cose nuove che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana”, con l’emergere di “questioni che scuotono le fondamenta dell’esperienza umana”.
“L’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale”, ha affermato il pontefice paragonando  i nostri tempi a quelli in cui papa Leone XIII promulgò la Rerum novarum: “Il divario tra una piccola minoranza – l’1% della popolazione – e la stragrande maggioranza si è ampliato in modo drammatico”. Nasce da qui il “paradosso” per cui “la mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri”.

“È compito inderogabile delle autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali”, l’indicazione per l’agenda politica: “La rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica”, il grido d’allarme di Leone.
“La proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli”, l’analisi dello scenario geopolitico attuale, dove le stesse nuove tecnologie “appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici”: “Senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Urge il coraggio di visioni nuove e di un patto educativo che dia ai giovani spazio e fiducia”, la proposta del Papa: “Camminiamo insieme, con saggezza e speranza, verso la Città di Dio, che è città della pace”.
“La verità non si fabbrica, non si manipola né si possiede come un trofeo, ma si accoglie, si cerca con umiltà e si serve con responsabilità”, il monito nel discorso rivolto al mondo della cultura, nel Campus universitario ‘Léon XIV’ dell’Università nazionale, inaugurato a Malabo e intitolato al pontefice: “Un’università si misura dalla qualità degli studenti che offre alla vita della comunità, più che dal numero dei laureati o dall’estensione delle sue infrastrutture. Le nuove generazioni siano formate in maniera integrale, oltre la mera apparenza del successo”.

Diocesi

Venerdì 24, a Pulsano, la veglia diocesana di preghiera per le vocazioni

22 Apr 2026

di Francesco Mànisi

In preparazione alla Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che si celebra nella quarta Domenica di Pasqua, detta Domenica del Buon Pastore, l’arcidiocesi si ritrova per vivere insieme un momento intenso di ascolto, silenzio e preghiera.

Venerdì 24 aprile, alle ore 20, nella chiesa di Santa Maria La Nova di Pulsano, si terrà la veglia diocesana di preghiera per le vocazioni, promossa dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale.

Il tema scelto per quest’anno, ‘Aspirate alla santità, ovunque siate’, riprende le parole di papa Leone pronunciate durante l’omelia del Giubileo dei Giovani del 3 agosto 2025 a Tor Vergata: un invito forte e concreto rivolto soprattutto ai giovani, a riconoscere che la santità non è qualcosa di lontano o irraggiungibile, ma una chiamata che riguarda ciascuno nella propria vita quotidiana.

La veglia sarà scandita dall’ascolto della Parola, dalla preghiera comunitaria e da alcune testimonianze vocazionali, che racconteranno in modo concreto come il Signore continui a chiamare e a farsi presente nella vita di ciascuno.

Si tratta di un’occasione preziosa per fermarsi, mettersi in ascolto e affidare al Signore il dono di nuove vocazioni per la Chiesa.

Tutti sono invitati a partecipare.

 

Oratori estivi

L’Anspi lancia il nuovo sussidio per i Grest 2026:
un’estate ispirata al mondo di Alice

21 Apr 2026

Si apre all’insegna della meraviglia e della scoperta il nuovo sussidio estivo per i Grest 2026, presentato dall’Anspi (Associazione nazionale San Paolo Italia). Un progetto educativo che promette di accompagnare migliaia di ragazzi e giovani in tutta Italia durante le attività estive degli oratori, con un percorso coinvolgente e ricco di significato. Il tema scelto per la prossima estate si ispira al mondo di Alice, simbolo di curiosità, stupore e capacità di guardare la realtà da prospettive nuove. 
Un viaggio educativo fatto di incontri, domande e avventure che inviteranno i partecipanti a mettersi in gioco,  riscoprendo il valore dello stupore e dell’immaginazione come strumenti di crescita.
Il sussidio nasce all’interno del progetto “Reti in Gioco” (realizzato con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), che pone al centro il gioco come chiave educativa fondamentale. Attraverso attività strutturate, momenti di condivisione e momenti spirituali, l’obiettivo è quello di favorire lo sviluppo personale e relazionale dei più giovani, aiutandoli a crescere insieme in modo autentico e consapevole.
Anche la nostra diocesi è stata protagonista di questo nuovo percorso: domenica 19 aprile, infatti, alcuni ragazzi hanno partecipato a una giornata speciale a MagicLand, dove hanno avuto l’opportunità di scoprire da vicino i contenuti, le attività e lo spirito del nuovo sussidio. Si è trattato di un’occasione unica per vivere in anteprima l’esperienza del Grest 2026 e lasciarsi coinvolgere dalle sue proposte. I sussidi potranno essere richiesti direttamente al comitato zonale Anspi di Taranto, nella persona di Cristian Piscardi, punto di riferimento per le realtà locali interessate ad aderire all’iniziativa. Con questo nuovo progetto, l’Anspi conferma ancora una volta il proprio impegno nel mondo educativo, offrendo strumenti concreti e innovativi agli oratori e alle realtà giovanili, affinché l’estate diventi un tempo prezioso di crescita, divertimento e scoperta.

In ricordo di Francesco

Papa Francesco, a un anno dalla morte

Emilce Cuda: “I frutti del suo pontificato si vedono nelle periferie”

Francesco ed Emilce Cuda - ph Vatican media-Sir
21 Apr 2026

di Bruno Desidera

La ‘scossa’ data da papa Francesco alla Chiesa e al mondo è ancora ben presente. Anzitutto perché il suo è il messaggio del Vangelo. Quindi perché il suo pontificato prosegue, in sostanziale continuità, con quello di Leone XIV. Ancora perché il suo messaggio, il suo ‘programma ecclesiale’, è particolarmente visibile partendo dalle ‘periferie’, come egli stesso desiderava: ad affermarlo, a un anno dalla morte di Francesco – avvenuta il 21 aprile 2025, Lunedì dell’Angelo -, è la professoressa Emilce Cuda, argentina, teologa e filosofa, segretaria della Pontificia commissione per l’America latina, ruolo nel quale ha strettamente collaborato con il cardinale Robert Francis Prevost, che presiedeva la stessa Commissione prima di essere eletto Papa.

Professoressa, a un anno dalla morte di papa Francesco, quali aspetti del suo ampio magistero si rivelano particolarmente fecondi? E quale la sua eredità, dal punto di vista pastorale?
A un anno dalla scomparsa di papa Francesco, i frutti del suo operato sono visibili nelle periferie, proprio come lui aveva delineato il suo programma ecclesiale. Infatti, ha lavorato sulle periferie, ha lavorato affinché le periferie potessero arrivare al centro, sul modello di piramide rovesciata. E ha fornito un metodo, il metodo sinodale, che significa che tutti dobbiamo sederci allo stesso tavolo e accettare di lasciarci guidare dallo Spirito Santo, che ci parla e si manifesta attraverso tutta la sua creazione. Tutto questo ha avuto un forte impatto sulla Chiesa delle periferie e ha dato i suoi frutti, che stiamo vivendo e portando avanti.

E lo stiamo facendo con papa Leone XIV…
Sì, questo processo non è qualcosa che inizia e finisce con un pontificato. C’è sicuramente il fatto che papa Leone XIV abbia confermato di seguire la linea di Francesco per quanto riguarda questa realtà, per quanto riguarda la cura della casa comune. Ma dobbiamo, al tempo stesso, andare al di là di questo aspetto, perché se la vediamo così continuiamo a pensare a una Chiesa verticista. Dobbiamo vedere cosa succede nelle periferie, e nelle periferie questo cammino si è incarnato. Quindi, il pontificato di Francesco continua con Leone XIV, non solo perché il Papa esprime questa continuità, ma anche perché la Chiesa ha incarnato quella nuova modalità di essere che, in fondo, non è nuova. Questo significa predicare il Vangelo toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo, come dice l’articolo primo della nuova Costituzione della Curia romana.

E dal punto di vista più strettamente teologico, quali cammini si sono aperti in modo più ampio con papa Francesco?
Rispondo a partire dal mio campo di competenza, ovvero la teologia morale sociale. Credo che in quest’ambito il percorso sia stato quello di teologi latinoamericani, nordamericani, africani – che sono le realtà con cui ho più contatti – e anche di alcuni teologi asiatici, i quali hanno iniziato a riflettere partendo dalla pastorale, partendo dai lavori pastorali. Hanno iniziato ad ascoltare e, da lì, a costruire una teologia che certamente non trascura il Vangelo, la tradizione e il magistero sociale della Chiesa, ma che è unita e rivolta, come diceva mons. Enrique Angelelli (il vescovo argentino di La Rioja, ucciso ‘in odium fidei’ durante il periodo della dittatura, ndr), con un orecchio rivolto al popolo e un orecchio rivolto al Vangelo.

E quali sono le conseguenze, le ricadute di questo approccio?
Questo modo di fare teologia fa sì che la pastorale diventi teologica, che inizi a costruirsi a partire dalla realtà. La realtà viene vista come punto di partenza, che è qualcosa che non è proprio solo della Chiesa latinoamericana o della cultura latinoamericana, perché il fatto che la realtà sia il punto di partenza è qualcosa di comune alle tre Americhe, del Nord, del Centro e del Sud. Se si pensa al pragmatismo nordamericano, anche per loro la realtà è il punto di partenza. Credo che ci sia qualcosa in comune, dal punto di vista teologico, in ciò che esprimono queste tre Americhe, ed è quello che esprimono gli ultimi due Papi. Cioè una cultura che non parte dalle idee, ma dalla realtà. Quella non era semplicemente un’espressione di Francesco o uno dei suoi quattro principi dell’Evangelii gaudium, quando affermava che la realtà è superiore all’idea. Il fatto che la realtà sia il punto di partenza è parte della costruzione della conoscenza delle Americhe, e non solo dal punto di vista teologico, ma anche politico ed economico. Nessuno fa fortuna, se vogliamo andare all’estremo, partendo da un’idea. Le fortune si fanno partendo dalla realtà, vedendo quali sono le risorse disponibili, quali sono le minacce e pensando a delle strategie. Pertanto, quella modalità latinoamericana, americana in generale, di costruire il pensiero fa parte della teologia, e credo che ciò non possa essere sottovalutato in una Chiesa che crede fermamente che Dio si sia incarnato, si sia fatto uomo, sia morto e risorto. Tutte realtà per cui affermiamo che Gesù Cristo non è un’idea. Lo stesso Dio in cui crediamo è una realtà, secondo il Credo che professiamo. Quindi, chiunque voglia sostenere che l’idea sia superiore alla realtà starebbe praticando un’altra religione.

Come si può osservare la continuità tra Francesco e Leone XIV, soprattutto nell’impegno per la pace, dentro a questo contesto di “terza guerra mondiale a pezzi”?
Quando si pensa alla continuità bisogna considerare anche la differenza. Il contesto politico ed economico mondiale è cambiato considerevolmente rispetto a quando ebbe origine ‘la guerra a pezzi’ descritta da Francesco. Nei suoi dodici anni di pontificato i Governi nel mondo erano prevalentemente popolari, e il messaggio della Chiesa accompagnava quei contesti. Oggi lo scenario è diverso. Siamo in una guerra a pezzi la cui dinamica impressiona molto, però anche in Africa e America Latina muore gente ogni giorno, in guerre invisibili. Lo scenario economico e politico con Leone XIV è mutato, quindi la continuità, come ha affermato il Papa nel suo viaggio in Africa in questi giorni, consiste nel predicare sempre il Vangelo e difendere il dialogo come metodo della Dottrina sociale. Al tempo stesso ci saranno anche le differenze, perché gli attori sono cambiati: non è cambiato solo il pontefice, ma anche i presidenti e le egemonie economiche. Non possiamo aspettarci una continuità intesa come identità assoluta, ma un’evangelizzazione che accompagni tempi nuovi che oggi sono tristi, sebbene non lo fossero meno sotto Francesco. C’è chi muore per un missile e chi per mancanza di medicine, chi per un proiettile e chi per la fame. Tutte le vite contano.

Ha qualche ricordo personale di Francesco, soprattutto relativo all’ultima parte della sua vita, che può condividere con noi?
Ho considerato papa Francesco non solo un pontefice, ma anche un amico. Voleva molto bene alla mia famiglia e ricordava i nomi dei miei figli. Fino all’ultimo mi ha chiamato al telefono per chiedere come stessero. È stata un’attenzione costante verso i problemi familiari e la vita di noi che lavoravamo con lui. Ci chiedeva sempre se fossimo contenti e allegri. Era la sua prima domanda quando ci vedeva, chiedendoci se ci stessimo divertendo, per poi incoraggiarci, seriamente, a proseguire l’impegno come apostoli, senza paura e con gioia. Al di là del suo ruolo di leader, il fatto che si interessasse alla nostra felicità personale non è una cosa comune.

Diocesi

Divino Amore, evento diocesano a cura del Rinnovamento nello Spirito

21 Apr 2026

‘Il Signore aspetta per farvi grazia’ (cfr. Isaia 30, 18-21) è il titolo dell’evento giubilare diocesano a cura del gruppo del Rinnovamento nello Spirito della parrocchia del Divino Amore, a Martina Franca, nel 25° della sua istituzione (2001-2026) che si terrà giovedì 23 aprile.
S’inizierà alle ore 18.30 con la santa messa celebrata da mons. Giuseppe Ancora, animata dalla corale diocesana del Rinnovamento nello Spirito; seguirà alle ore 19.15 la relazione del dott. Filippo D’Alessandro, direttore regionale RnS e delegato nazionale per l’ecumenismo.

Musica

‘099’: Il rap come strumento di riscatto

ph Noi & Voi
21 Apr 2026

È stata presentata lunedì mattina a Casa Viola la canzone ‘099’ scritta da adulti e minori del circuito penale del centro socio-rieducativo Fieri Potest, gestito dall’associazione Noi e Voi. Si tratta dell’ultimo tassello di un laboratorio musicale curato dall’associazione Rublanum, tenutosi dal 23 al 27 febbraio scorsi, con il cantante e musicista rap Kiave, nome d’arte di Mirko Filice, originario di Cosenza. Venti i partecipanti al laboratorio con l’artista, figura riconosciuta della scena hip hop italiana, che ha accompagnato in un lavoro autentico sulla parola, dalla metrica alla costruzione del testo, fino alla ricerca di una voce personale. «Questo è un brano a cui tengo tantissimo; è un punto di vista – spiega il rapper in un videomessaggio – una vera e propria testimonianza di quello che succede in determinati contesti e porta con sé un senso di rivalsa importante, che ‘respira’ l’hip hop al 100%. Non era facile mettersi in discussione davanti ad un microfono o lavorare dietro le quinte. Tutti hanno dato il loro contributo e li ringrazio».

«Kiave con la sua empatia – racconta Elisabetta Calabrese, pedagogista e responsabile di Fieri Potest – ha deciso di non proporre le proprie barre, ma di accompagnare i ragazzi nel far emergere le loro storie, valorizzandone la voce e l’identità. E questa è stata la chiave di volta per accendere in loro il desiderio di partecipare».

«La cultura si diffonde nella bellezza – commenta il presidente dell’associazione Noi & Voi don Francesco Mitidieri -. Lo sanno bene gli amici dell’associazione Rublanum che si sono occupati dei murales in giro per Taranto. Li abbiamo conosciuti così, dagli interventi fatti sui palazzi di Paolo VI ed è nata una collaborazione che oggi ci porta a questo progetto».

La canzone da oggi disponibile sulle principali piattaforme digitali e su YouTube, dove è possibile vedere il video realizzato a conclusione del laboratorio.

«Non una semplice produzione musicale – sottolinea Giacomo Marinaro, direttore artistico e coordinatore del progetto per l’associazione Rublanum – ma una testimonianza vera, umana, che racconta fragilità, presa di coscienza e desiderio di cambiamento. Come associazione crediamo profondamente nella cultura urbana e hip hop, come mezzo di sviluppo personale, sociale e collettivo anche nei contesti più complessi».

Nel corso dell’incontro per il lancio di ‘099’, lunedì mattina a Casa Viola, ecco la voce dei protagonisti. «Io amo la musica e questa è stata una valvola di sfogo. L’intro è mia. Quelle parole – dice Adrian – danno un significato a quello che sto vivendo. Io vengo da uno ‘080’ perché non sono originario di Taranto ma ‘099’ ormai è parte di me e racconta la mia voglia di andare avanti e di non sprecare le possibilità che la vita mi sta offrendo».

Diocesi

Rosario di Talsano, veglia eucaristica vocazionale

21 Apr 2026

Mercoledì 22 aprile nella chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario, a Talsano, il parroco don Armando Imperato presiederà la veglia per le vocazioni, con inizio alle ore 19.15. L’adorazione eucaristica sarà animata dalle preghiere e dai canti delle Suore Discepole di Gesù eucaristico e dai giovani e dai cooperatori salesiani. Durante la serata ci sarà la testimonianza dei genitori di Pierangelo Capuzzimati, il giovane di Faggiano che ha dato ammirevole e concreto esempio di fede, in particolar modo fra i coetanei.

 

Ecclesia

San Marco: festa patronale a Torricella

21 Apr 2026

“La festa di San Marco è un appuntamento sentito ed importante per il nostro paese, non è soltanto folklore o solo emozionalità, ma crediamo che sotto lo sguardo di Dio nostro papà, i figli si riuniscono nel nome di Gesù e con il cuore commosso dallo Spirito Santo, ovvero, mossi insieme gli uni con gli altri come un’unica grande famiglia per guardare all’esempio e festeggiare il nostro patrono. Spero di incontrarvi tutti, per augurare a ciascuno una buona festa. San Marco benedica Torricella”: così don Danilo Minosa, amministratore parrocchiale, annuncia i festeggiamenti patronali in onore di San Marco Evangelista, a Torricella.
Il programma prevede per giovedì 23 aprile alle ore 18 la santa messa e alle ore 19 incontro con lo scrittore Fabio Zavattaro.
Il 24 aprile, alle ore 18 santa messa e alle ore 20 benedizione e l’apertura delle ‘tavolate’ in onore di San Marco Evangelista, con esibizione della street band ‘Music Wave band’; alle ore 21, dj set con i dj del ‘Top Dj  Contest’ Pietro D’Aversa, Samuele Pesare, Francesco Bianco, Claudio Foggetti e Cristian Falco.
Il 25 aprile, alle ore 10.30, solenne celebrazione eucaristica in piazza Castello alla presenza delle autorità civili e militari, con consegna delle chiavi del paese da parte del sindaco;
alle ore 12 la statua di San Marco verrà portata ai quattro punti cardinali del paese (i cosiddetti ‘venti’) per la recita delle cosiddette rogatorie, preghiere propiziatrici per abbondanti raccolti, cui seguirà la benedizione della campagna, del centro abitato e del vicino mare.
Originariamente questa processione era prettamente penitenziale, cui si partecipava anche scalzi. Col tempo il rito ha perso questa caratteristica acquisendo una spiccata festosità  con la folta partecipazione dei bambini, delle famiglie al completo e dei rappresentanti dei cinque rioni, con propri stendardi, magliette e foulard;
ore 16.30, processione con il simulacro del santo;
ore 18, santa messa nella chiesa della Trinità e processione di rientro in chiesa madre;
ore 21, spettacolo musicale con Patrizia Conte;
ore 23, fuochi pirotecnici della ditta Itria Firewrks di Martina Franca.
Nella giornata presterà servizio la banda ‘Puccini’ di Sava diretta dal m° Alessandro Pichierri. Non mancheranno le luminarie e il luna park.