Cei

È in corso il convegno dell’Ucs della Cei, Vincenzo Corrado: “No al proselitismo, sì alla testimonianza”

foto Siciliani-Gennari/Sir
25 Nov 2022

Si è aperta questa mattina, venerdì 25 novembre, con un intervento di mons. Valentino Bulgarelli, sottosegretario della Cei, la seconda giornata del convegno per i direttori degli uffici diocesani e incaricati regionali per le comunicazioni sociali dal titolo “Utente e Password. Connessioni e profezia”, organizzato dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei (Roma, 24-26 novembre). A seguire i lavori di gruppo, guidati da don Domenico Beneventi, collaboratore dell’Ufficio. I workshop continueranno nel pomeriggio, sollecitati dalle riflessioni di mons. Domenico Pompili, vescovo di Verona e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, e di Pier Cesare Rivoltella, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Ieri si è tenuta la prima giornata con l’introduzione del direttore dell’Ufficio, Vincenzo Corrado: “Dobbiamo crescere nella formazione e nella progettualità, per non essere ammiccanti alle logiche del marketing e non rinunciare al nostro impegno primario: portare il Vangelo, annunciarlo, viverlo con gioia nella società mediatizzata. È l’inculturazione del Vangelo nell’oggi mediatico. Non stiamo parlando di proselitismo, ma di testimonianza che non rincorre like spersonalizzanti, ma volti concreti”. Federica Cherubini, head of leadership development at the Reuters Institute for the Study of Journalism di Oxford, ha invece presentato i nuovi scenari mediali attraverso l’ultima edizione del Digital News Report: “Ci sono però dei segnali di speranza. Anche i media tradizionali cominciano a concentrarsi su un giornalismo di servizio, che spiega, contestualizza e presenta soluzioni”. Quindi l’attenzione si è spostata sulla comunicazione nella società informazionale con l’intervento di Ruggero Eugeni, docente di di Semiotica dei media all’Università Cattolica del Sacro Cuore: “Un tipo di comunicazione rivolta per un verso a comunicare la fede ad extra e dall’altro a consolidare le relazioni delle comunità ecclesiastiche ad intra è molto importante ma non è sufficiente nel contesto postmediale. Occorre anche uscire dalle bolle del linguaggio e soprattutto delle pratiche comunicazionali ecclesiastiche per ascoltare altre forze e altri

foto Siciliani-Gennari/Sir

soggetti, e per collaborare con essi e talvolta per porsi come punto di riferimento sociale e civile per essi. Oggi assistiamo al fiorire di molte realtà di questo tipo nell’ambito del volontariato cattolico: queste vanno valorizzate, rilanciate e fatte conoscere sempre meglio e sentite come un patrimonio comunitario da far crescere”. La giornata si è chiusa con la tavola rotonda, moderata da Francesco Ognibene (Avvenire), alla quale hanno partecipato Adriano Fabris dell’Università di Pisa, fr. Paolo Benanti della Pontificia Università Gregoriana, Paolo Odoardi dell’Università Telematica UniNettuno e Rosy Russo, presidente di Parole O_Stili.

Vita sociale

Le Acli festeggiano a Barbiana i 50 anni della legge sull’obiezione di coscienza

foto Acli
24 Nov 2022

Le Acli hanno scelto un luogo simbolo per festeggiare il cinquantesimo anniversario dell’istituzione della legge sull’obiezione di coscienza, in seguito divenuto Servizio civile e più recentemente Servizio civile universale: Barbiana. Oggi, nel luogo dove don Lorenzo Milani fondò la scuola popolare e da cui lanciò la campagna per l’obiezione di coscienza finendo per questo anche a processo, si sono ritrovati dirigenti e volontari nazionali e toscani delle Acli.
A livello nazionale negli ultimi dieci anni sono stati 4.500 i giovani che hanno svolto il servizio civile presso le sedi Acli. A livello toscano sono stati invece 119, di cui 13 nell’ultimo anno. “La legge 772/1972 che ha riconosciuto l’obiezione di coscienza – ha detto Giacomo Martelli, presidente Acli Toscana – è stata una grande conquista civile per tutta l’Italia. Noi l’abbiamo voluta festeggiare a Barbiana perché senza l’impegno di don Milani e di molti altri forse oggi non si potrebbe parlare di Servizio civile universale, perlomeno come lo intendiamo oggi”. “Il Servizio civile universale è un laboratorio di cittadinanza attiva per moltissimi giovani. Per questo motivo auspichiamo una sempre maggiore valorizzazione da parte delle Istituzioni”, ha concluso Debora Baldi, responsabile regionale Acli toscana del servizio civile.

Città

Contro la violenza sulle donne, Palazzo di città si colora di arancione

foto G Leva
24 Nov 2022

Il 25 novembre ricorre la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” e l’amministrazione Melucci, sempre sensibile alle tematiche di genere con iniziative specifiche, ha raccolto l’invito di diverse associazioni cittadine e colorerà di arancione Palazzo di città, a sostegno della campagna internazionale “Orange the world” promossa da UN Women, ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile.
Una posizione ribadita anche attraverso le parole della consigliera comunale Bianca Boshnjaku, presidente della commissione consiliare Pari opportunità: «Troppe sono le violenze fisiche, psicologiche ed economiche che ancora oggi le donne subiscono – ha dichiarato Bianca Boshnjaku – una vera piaga sociale sia nel mondo del lavoro, sia nella vita quotidiana. Conoscere e tenere a mente il significato di questa giornata rappresenta un monito contro ogni forma di violenza, fisica e verbale, nei confronti del mondo femminile e un passo in avanti verso l’eliminazione della discriminazione di genere. La commissione Pari Opportunità che mi onoro di presenziare condivide il pensiero che la violenza di genere sia principalmente un problema culturale e che la riflessione culturale ed educativa sia una delle armi più potenti per poterla sconfiggere. Il nostro impegno alla sensibilizzazione della cittadinanza contro la violenza sulle donne e sulla parità di genere sarà costante e intenso, auspicando che un giorno si possa riparlare di una realtà consolidata e non di un traguardo da raggiungere».

Emergenze sociali

A Grottaglie, un corteo per dire no alla violenza sulle donne

24 Nov 2022

L’amministrazione comunale di Grottaglie, in collaborazione con gli enti del Terzo settore, scuole, comitati e liberi cittadini, oltre che con l’imprescindibile supporto e maestria dei maestri ceramisti e ceramiste, ha costruito anche quest’anno delle opportunità di riflessione sulla violenza di genere. 
 
Su proposta e coordinamento di Alzaia onlus Ets, che gestisce lo Sportello antiviolenza Sostegno donna dell’Ambito 6/Ta, con Grottaglie comune capofila, con il supporto dell’assessorato alle Politiche sociali del Comune, si terrà il corteo “25 novembre tutti i giorni”.  
 
Si riparte dalle strade dunque per ribadire l’importanza di costruire insieme Politiche di tutela delle donne realmente efficaci, che consentano loro di uscire da circuiti di violenza troppo spesso letali. 
 
Il corteo partirà alle ore 9 da Piazza Regina Margherita e interesserà via Risorgimento, via Battista, via Castello, via Delle Torri, via Matteotti per terminare in Piazza Principe di Piemonte. 
 
Qui sarà visibile l’installazione delle Scarpette rosse in ceramica, divenute ormai il simbolo della lotta alla violenza delle città delle ceramiche di tutta Italia. 
 
Le scarpette rosse saranno tenute esposte all’interno del Museo delle ceramiche di Grottaglie per tutta la settimana.  
Al corteo hanno aderito le scuole secondarie Don Milani Pertini e il liceo artistico Caló, giovani uomini e giovani donne dunque che animeranno la manifestazione e che verranno coinvolti nel dibattito che si terrà in piazza all’arrivo del corteo. Hanno inoltre aderito le associazioni Compagnia del teatro jonico salentino, Per non farla Franca, Sud in Movimento e Babele. 
 
A testimoniare un percorso di rinascita tutta al femminile, sarà presente Raffaella Marangella, che con il suo brand Craste ha dato un esempio di coraggio e forza, ritagliandosi un proprio spazio nel difficile mondo dell’imprenditoria. 
 
“Generare culture non violente, buone pratiche di accoglienza e rispetto degli altri e percorsi di educazione alle emozioni e alla sessualità: queste le priorità da perseguire – dice Marianna Annicchiarico, assessora alle politiche sociali del Comune di Grottaglie – perché se da un lato occorre dare risposte celeri e certe alle donne che chiedono aiuto, dall’altro urge lavorare sulla prevenzione e sull’abbattimento di stereotipi e pregiudizi che nutrono la cultura maschilista e patriarcale di cui purtroppo sono permeate anche molte donne. Per cui si prospettano ulteriori iniziative che mirano a generare attenzione e cura delle donne e del mondo femminile, perché il rispetto e l’amore per se stesse non lasci spazio a chi, invece, rispetto e amore non ha per loro.” 
 
Il 25 novembre di ogni anno ci ritroviamo a vivere la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma un giorno non è sufficiente – chiosa Antonio Vinci, assessore all’istruzione e cultura – perché c’è ancora tanto da fare e, quotidianamente, occorre anche lottare contro un’arretratezza culturale che vuole ancora le donne un passo indietro rispetto agli uomini e che spesso sfocia in atti di violenza fisica e psicologica. Non bisogna rassegnarsi di fronte alla piaga del femminicidio che sta segnando la società nella quale viviamo e che coinvolge in molti casi anche i minori.  Basta essere spettatori di questa “guerra mai dichiarata”. Nel 2022 una vittima su tre è stato un femminicidio. In questo contesto così drammatico, le Istituzioni sono chiamate a cercare di dare il massimo aiuto possibile al territorio e farlo ogni giorno dell’anno, non solo il 25 novembre 

Europa

Finanziati 168 progetti per obiettivi climatici, energetici e ambientali dalla Commissione Ue

Oltre 25 coinvolgono l’Italia. Saranno destinati oltre 380 milioni di euro, il 27% in più rispetto al finanziamento dell’anno scorso

foto Sir/Marco Calvarese
24 Nov 2022

Semaforo verde dalla Commissione per finanziare 168 nuovi progetti in tutta Europa nell’ambito del programma Life per l’ambiente e l’azione per il clima. Saranno destinati oltre 380 milioni di euro, il 27% in più rispetto al finanziamento dell’anno scorso, e dovrebbero mobilitare investimenti totali per oltre 562 milioni di euro. “Al centro del Green Deal europeo, i progetti Life possono aiutare l’Ue a diventare climaticamente neutra entro il 2050”, spiega una nota della Commissione, raggiungendo gli obiettivi climatici, energetici e ambientali che l’Ue si è posta. I progetti finanziati provengono da quasi tutti i Paesi dell’Unione e si collocano in quattro grandi ambiti (o sottoprogrammi): natura e biodiversità, economia circolare e qualità della vita, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e transizione verso l’energia pulita. Sono oltre 25 i progetti che hanno l’Italia come capofila o partner: si va dalla separazione dei materiali provenienti da scarpe logore, per permetterne riciclo o riutilizzo, alla introduzione di macchine e trattori agricoli, alla tutela della testuggine palustre europea; si progetteranno anche lavelli in materiale composito riciclabile, o ancora si lavorerà per utilizzare le proteine contenute nelle vinacce ma anche per rendere i boschi resilienti agli attacchi di funghi infestanti o ancora per riallineare il lavoro degli animali impollinatori e i periodi di fioritura delle piante, che non coincidono più a causa dell’aumento delle temperature.

Eventi a Taranto e provincia

Un progetto del Comune per ricordare Alessandro Leogrande a 5 anni dalla morte

23 Nov 2022

di Silvano Trevisani

Sono state presentate, nel foyer del Teatro comunale Fusco le iniziative per celebrare la figura di Alessandro Leogrande, scrittore e giornalista tarantino scomparso il 26 novembre 2017. A illustrare le iniziative, l’assessore alla Cultura, Fabiano Marti, e il direttore del Teatro Fusco, Michelangelo Busco, insieme a Michele Pennetti, caporedattore del “Corriere del Mezzogiorno”, giornale per cui Alessandro scriveva, Maria Giannico Leogrande, mamma del compianto scrittore, e Giovanni Guarino, operatore culturale e vicepresidente del Crest Taranto.

Alessandro lo sentiamo vicino ancora oggi – ha detto l’assessore Marti – negli occhi con cui guardiamo il nostro territorio, nell’amore per le nostre radici. Quest’opera, che va in scena nell’anniversario della sua scomparsa, vuol essere un degno tributo per colui che più di altri ha saputo narrare il capoluogo ionico, terra di frontiera e degli Ultimi di cui sempre sapeva prendere le parti. Siamo sicuri che anche il pubblico in sala riuscirà a far trasparire il proprio affetto verso Alessandro Leogrande.

Abbiamo scelto quest’anno di coniugare il progetto “Historiando” sulla figura di Alessandro Leogrande – ha detto Giovanni Guarino –. Il lavoro ha riguardato cinque scuole, l’Alfieri, la Bettolo, la De Carolis, la Martellotta e la Pirandello, in un abbraccio ideale a tutti i quartieri tarantini, ed è stato bello vedere e sentire più di cento ragazzi parlare e confrontarsi su un testo potente come quello de “La Frontiera”, adattato per un pubblico più giovane dalla penna di Nadia Terranova. Lo strumento del teatro si conferma vitale per il ricordo di Alessandro, del quale ci manca la visione del tessuto urbano di Taranto e la sua capacità di raccontare il territorio attraverso un punto di vista unico nel suo genere”.

Maria Giannico Leogrande, mamma di Alessandro, ha ringraziato il Comune e il Teatro Fusco –per aver riacceso i fari sulla figura del figlio e per aver scelto di dare il via alla propria stagione proprio nel ricordo di un ragazzo innamorato della Taranto di cui adorava parlare e narrare. “Sono passati ormai cinque anni – ha detto – ma il suo ricordo è vivo in me e in tutte le persone che gli hanno voluto bene. Rivedere Alessandro nelle strade su cui camminava, nella sua scuola, l’Archita, dove si è formato, è quanto di più bello possa esserci. Significa averlo ancora al nostro fianco».

Si partirà nella mattinata di sabato 26 novembre, con la chiusura del progetto Historiando, nato dalla collaborazione tra Comune e Crest. Il palco del Teatro Fusco vedrà protagonisti i ragazzi che metteranno in scena racconti tratti da “La Frontiera”. Nella serata di sabato 26 – con replica pomeridiana domenica 27-, inoltre, sempre nell’arena tarantina di via Giovinazzi, andrà in scena “Alessandro – Un canto per la vita e le opere di Alessandro Leogrande”, opera di Gianluigi Gherzi e Francesco Saccomanno (quest’ultimo ne cura anche la regia) e recitata dal Teatro Koreja. Con questo spettacolo, che rientra nel cartellone della prosa del Fusco, realizzato con il Teatro Pubblico Pugliese, si dà ufficialmente il via alla stagione teatrale. A calcare il palco, oltre al regista, ci saranno anche Giorgia Cocozza, Emanuela Pisicchio, Maria Rosaria Ponzetta, Andjelka Vulic. Curatore del progetto e consulente artistico Salvatore Tramacere, coproduzione di Ura Teatro.

Lunedì 28 dalle 10,30 il progetto firmato da Koreja sarà presentato in esclusiva agli studenti del Liceo Archita, la scuola dove Alessandro Leogrande ha studiato.

 

Emergenze ambientali

Cop27, Greenaccord: “Il Fondo Loss&Damage un risultato storico, ma nessun passo avanti contro i cambiamenti climatici”

Il segretario generale di Greenaccord tira le somme della Conferenza, ammettendo che “anche per la crisi geopolitica internazionale, non poteva conseguire risultati diversi o più ambiziosi di quelli che ha raggiunto”

foto Ansa/Sir
23 Nov 2022

di Gigliola Alfaro

Si è conclusa a Sharm el-Sheikh la 27ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il documento finale salva l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali, il risultato maggiore della Cop26 di Glasgow l’anno scorso, ma gli impegni per una riduzione davvero significativa delle emissioni di anidride carbonica sono stati rimandati. A Giuseppe Milano, segretario generale di Greenaccord, chiediamo di fare un’analisi alla conclusione della Conferenza.

foto Sir

Quale bilancio si può fare di Cop27: più luci o più ombre?

Sebbene si sia giunti alla 27ª edizione, solo dalla Cop21 di Parigi del 2015 si è compreso nitidamente quanto questi vertici internazionali siano importanti e quanto, per l’enorme complessità di questi processi, non si possa parlare, semplicemente o banalmente, di fallimento o successo: sono mosaici dove ogni tessera che si aggiunge è importante. Si rileva con preoccupazione, tuttavia, che questi lenti progressi sono avversati dall’accelerazione dei cambiamenti climatici, con eventi estremi sempre più intensi e frequenti. Questa Cop27, anche per la crisi geopolitica internazionale, non poteva conseguire risultati diversi o più ambiziosi di quelli che ha raggiunto – l’istituzione di un Fondo Loss&Damage – ancor più nella consapevolezza che i Paesi in via di sviluppo sono vittime innocenti del vigente modello economico occidentale che produce da un lato povertà e disuguaglianze e dall’altro emissioni di gas serra sempre più impattanti.

Chi sono stati i veri protagonisti di Cop27?

Gli indiscussi protagonisti di questa Conferenza delle Parti “made in Egitto” sono stati i Paesi in via di sviluppo che hanno ottenuto il già citato Fondo – la cui consistenza e i suoi contributori verranno definiti entro il prossimo anno – e, soprattutto, le lobby fossili che potranno continuare ad avvelenare il pianeta per almeno altri 12 mesi. Le politiche di mitigazione e adattamento non compiono significativi passi in avanti, con solo 33 Paesi su 200 che hanno aumentato le proprie ambizioni di riduzione delle emissioni; come non si raggiunge il traguardo dei 100 miliardi di dollari all’anno da stanziare per l’obiettivo essenziale della decarbonizzazione; come viene rimandata la riforma delle Banche di sviluppo multilaterali. Tra gli “attori non-protagonisti”, dunque, bisogna citare gli Stati Uniti e l’Unione europea che non sono riusciti ad esprimere una leadership autorevole per cercare di ottenere i risultati attesi dalla società civile e dalle numerose organizzazioni non governative internazionali presenti.

Quanto è importante il traguardo raggiunto con l’istituzione di un fondo per il Loss&Damage, a cui attingere per rimediare ai danni e alle perdite causate dal clima nei Paesi in via di sviluppo più vulnerabili?

Il neocolonialismo africano da parte della Cina, come documentano con preoccupazione crescente le sempre più numerose ricerche sul land grabbing, rivela il ruolo potenziale che potrebbe avere il “Continente nero” nella decarbonizzazione globale e nella diffusione delle rinnovabili, nella valorizzazione delle materie rare e nella protezione dei diritti umani spesso violati, con la concreta possibilità di saldare, pertanto, giustizia sociale e giustizia ambientale. La menzione di questo Fondo, in attesa di capire come sarà gestito e su quali risorse potrà disporre, è comunque un risultato storico perché i Paesi del G77, finalmente uniti, impongono la loro voce e ottengono che il diritto alla compensazione dei danni subiti dai cambiamenti climatici negli ultimi anni, di cui sono scarsamente responsabili, assuma dignità politica.

Sul fronte mitigazione, invece, non sono stati fatti passi avanti. È mancato un segnale chiaro sulla riduzione delle emissioni di gas serra?

L’Occidente, fino ad oggi, si è distinta più per gli annunci che per le azioni serie. Non basta parlare di Green New Deal, a livello comunitario, se poi non approvi ancora una Direttiva che tuteli una risorsa naturale non rinnovabile come il suolo, dal cui stato di salute e dalla cui integrità può dipendere la capacità di stoccaggio dell’anidride carbonica. I rapporti del Wmo e dell’Unep, pubblicati a poche ore dall’inizio dei lavori di questa Cop27, confermano, infatti, l’aumento ulteriore delle emissioni climalteranti in atmosfera e il rischio concreto che la soglia di sicurezza rappresentata dalla crescita di 1,5°C della temperatura media globale entro la fine del secolo possa essere superata già entro il prossimo decennio, con “disastri climatici” – come li ha chiamati il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres – sempre meno improbabili.

Nel testo finale di una Cop per la prima volta si citano le fonti rinnovabili: è già un buon risultato? O sono ancora passi timidi, visto che si affiancano alle “energie a basse emissioni”?

È sicuramente un risultato positivo, poiché la nostra unica speranza di consegnare un pianeta migliore alle prossime generazioni è nelle rinnovabili e nel loro mix tra mega-impianti off shore, concentrati in alcune aree, e una maglia reticolare di micro-impianti diffusi.Il richiamo alle “energie a basse emissioni” è un invito ad utilizzare il gas come vettore per accompagnare la transizione in modo meno traumatico e per lasciarci alle spalle definitivamente il carbone, notevolmente più pericoloso per l’atmosfera. Questa mediazione, pur comprensibile, rischia, però, di allontanare gli obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030 e, più in generale, gli investimenti, per esempio sui sistemi di accumulo o le reti di approvvigionamento, che sono assolutamente urgenti.

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha fatto questa analisi: “Il nostro Pianeta è ancora al pronto soccorso. Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni ora, e questo è un problema che non è stato affrontato. Cop27 si è conclusa con molti compiti e poco tempo”. È un’analisi preoccupante, ma realistica?

Le preoccupazioni di Guterres sono assolutamente condivisibili, ma l’Onu ha scelto già che la prossima Cop28, a 8 anni dalla Conferenza di Parigi e a quasi gli stessi anni di distanza dal 2030, si celebri a Dubai. Non proprio un Paese, come l’Egitto, che può essere onorato per i risultati raggiunti nel segmento ecologico della decarbonizzazione. L’auspicio per il prossimo futuro, dunque, non è solo che nella Cop15 sulla biodiversità, in programma tra un paio di settimane a Montreal, emergano risultati di tale rilievo da rilanciare la sfida della mitigazione o dell’adattamento ai cambiamenti climatici – a cui comunque la tutela della biodiversità contribuisce – ma anche che il neo presidente del Brasile, Lula, stimoli i suoi omologhi del G20 ad impegnarsi seriamente, contro ogni forma di greenwshing, per la custodia della nostra unica “casa comune”.

Formazione

On line il tutorial WeCa per difendersi dalle fake news

foto WeCa
23 Nov 2022

“Gli Information Disorder: disinformazione, misinformazione, malinformazione” è il titolo del tutorial WeCa in onda da stamattina sul sito www.webcattolici.it, su YouTube e su www.facebook.com/webcattolici.
Il tutorial, introdotto dal presidente WeCa Fabio Bolzetta, condotto da Alessandra Carenzio e scritto da Rita Marchetti, è un ulteriore viaggio nel mondo delle fake news, delle mistificazioni e degli inganni cognitivi delle reti sociali, molto diversi tra loro.
“Troppo spesso – viene spiegato nel tutorial – si usa il termine fake news in modo vago e superficiale, semplificando in maniera eccessiva una questione di fondamentale importanza per la nostra vita quotidiana e il corretto funzionamento della democrazia”. Nel tutorial viene chiarita la differenza tra disinformazione, misinformazione e malinformazione, una differenza cruciale per saper riconoscere e contrastare i diversi fenomeni.
I tutorial WeCa sono una proposta dell’Associazione WebCattolici italiani (WeCa) in sinergia con l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei e il Centro di ricerca sull’educazione ai media all’informazione e alla tecnologia (Cremit) dell’Università Cattolica di Milano. Oltre alla diffusione tramite i social network e sul sito www.weca.it, i tutorial vengono trasmessi sulle televisioni del circuito CoralloSat, sono in podcast su Spotify e possono essere ascoltati anche, attraverso comando vocale, sui dispositivi compatibili con “Amazon Alexa” grazie alla skill “WebCattolici”.
Nella quinta stagione dei Tutorial WeCa prosegue la collaborazione con il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, con tutorial mensili dedicati a comunicazione e tematiche sociali, economiche e ambientali.

 

Udienza generale

Papa Francesco: “La consolazione è la luce dell’anima, non è un’euforia passeggera”

foto Sir/Marco Calvarese
23 Nov 2022

“La luce dell’anima”: così, il papa ha definito la consolazione, “un altro elemento importante per il discernimento, e da non dare per scontato, perché può prestarsi a degli equivoci”. La consolazione spirituale, ha spiegato durante l’udienza in piazza San Pietro, “è un’esperienza di gioia interiore, che consente di vedere la presenza di Dio in tutte le cose; rafforza la fede e la speranza, e anche la capacità di fare il bene”. “La persona che vive la consolazione non si arrende di fronte alle difficoltà, perché sperimenta una pace più forte della prova”, la descrizione di Francesco: “Si tratta dunque di un grande dono per la vita spirituale e per la vita nel suo insieme: vivere questa gioia interiore. La consolazione è un movimento intimo, che tocca il profondo di noi stessi. Non è appariscente ma è soave, delicata, come una goccia d’acqua su una spugna: la persona si sente avvolta dalla presenza di Dio, in una maniera sempre rispettosa della propria libertà. Non è mai qualcosa di stonato, che cerca di forzare la nostra volontà, non è neppure un’euforia passeggera: al contrario, come abbiamo visto, anche il dolore – ad esempio per i propri peccati – può diventare motivo di consolazione”. Come esempi, il papa ha citato l’esperienza di Sant’Agostino, “quando parla con la madre Monica della bellezza della vita eterna” e la “perfetta letizia di San Francesco”, ma anche quella dei “tanti santi e sante che hanno saputo fare grandi cose, non perché si ritenevano bravi e capaci, ma perché conquistati dalla dolcezza pacificante dell’amore di Dio”. “È la pace che notava in sé con stupore Sant’Ignazio quando leggeva le vite dei santi”, ha proseguito Francesco: “Essere consolato e stare in pace con Dio, sentire come tutto è sistemato in pace, tutto è armonico”. Poi la citazione di Edith Stein, riguardante la pace che provava dopo la conversione; un anno dopo aver ricevuto il battesimo: “Mentre mi abbandono a questo sentimento, a poco a poco una vita nuova comincia a colmarmi e – senza alcuna tensione della mia volontà – a spingermi verso nuove realizzazioni. Questo afflusso vitale sembra sgorgare da un’attività e da una forza che non è la mia e che, senza fare alla mia alcuna violenza, diventa attiva in me”. “È una pace genuina, una pace che fa germogliare i buoni sentimenti in noi”, ha commentato il papa.

Emergenze sociali

Anche a Taranto sabato 26 la Colletta alimentare per aiutare le famiglie in difficoltà

22 Nov 2022

Si terrà anche a Taranto, sabato 26 novembre, la 26ª Giornata nazionale della Colletta alimentare, l’iniziativa che il Banco alimentare organizza ogni anno l’ultimo sabato di novembre. Sabato prossimo, quindi, nei supermercati delle catene che a Taranto hanno aderito all’iniziativa, Lidl, Conad, Eurospin, Penny Market, Gruppo Megamark, Coop, incaricati autorizzati aiuteranno a comprare prodotti a lunga conservazione: omogeneizzati alla frutta, tonno e carne in scatola, olio, legumi, pelati da destinare ai bisognosi. L’iniziativa è stata presentata da Luigi Riso, presidente del Banco alimentare, comitato per la Puglia onlus, insieme a Luana Riso, assessore ai Sevizi sociali del Comune di Taranto, e Giuseppe Cavallo, progettista dell’App. Zero spreco Taranto, le consigliere comunali Patrizia Mignolo e Elena Pittaccio.

Oggi più che mai – ha sottolineato Luigi Riso – siamo impegnati sul fronte degli aiuti – continua Luigi Riso – da un lato il post Covid, dall’altro i rincari del grano, dell’olio di semi di girasoli e di soia, dovuti alla guerra nella vicina Ucraina, i costi dell’energia alle stelle, hanno reso il “mercato delle donazioni”, ancora più complesso e costoso. La Colletta alimentare non consente certo di risolvere il problema della povertà, né a Taranto, né in nessun posto, ma sicuramente rappresenta un aiuto concreto e tangibile ove la risposta sia corale”.

Luana Riso (omonimia solo di cognomi, ndr.) con il suo staff e il sindaco Rinaldo Melucci, hanno già fatto visita al Banco alimentare, attestando così la vicinanza del Comune di Taranto alle necessità dei più bisognosi. Ogni giorno il Banco Alimentare, struttura di primo livello nella distribuzione a quanti hanno bisogno, recupera eccedenze alimentari per distribuirle a strutture caritative che offrono pasti o pacchi alimentari a persone che vivono in difficoltà.

Il Banco alimentare, comitato per la Puglia onlus serve nella Regione, ben 170 strutture caritative dando assistenza a 52.000 persone bisognose, di cui ben 13.000 a Taranto. La Colletta Alimentare che si svolge contemporaneamente in tutt’Italia nei supermercati e centri commerciali che aderiscono all’iniziativa, dà la possibilità a tutti quanti di contribuire attraverso una spesa di qualsiasi prodotto di quelli indicati in tabella di aiutare i più bisognosi.

Nell’occasione della conferenza stampa il progettista Giuseppe Cavallo ha presentato la piattaforma e la web app “Zero Sprechi”, realizzate nell’ambito del progetto “Spreco Zero Taranto” che sta affrontando, per la prima volta sul nostro territorio in maniera sistemica, il problema dello spreco alimentare e farmaceutico. Tramite la web app tra questi soggetti si crea, con le iscrizioni libere e gratuite, una rete virtuosa: quando il donatore comunica la disponibilità di cibo indicando tipologia, quantità e scadenza, l’app avviserà gli operatori di questa opportunità.

Chi è interessato potrà prenotare il ritiro del cibo concordandone le modalità; in seguito potrà distribuirlo direttamente ai bisognosi o, in caso non sia organizzato per farlo, potrà conferire il cibo all’emporio solidale della rete del Progetto “Spreco Zero Taranto” da dove altri operatori, sempre avvisati dall’app, potranno ritirarlo per la distribuzione finale. Il sistema, inoltre, permette così il tracciamento e il monitoraggio di tutti i flussi mettendo a disposizione degli operatori una analisi del fenomeno della lotta allo spreco di cibo e di farmaci.

La piattaforma, raggiungibile sul sito www.sprecozeropuglia.it, è aperta a nuovi sviluppi e implementazioni con altre iniziative analoghe ed è a disposizione di tutti gli Enti del Terzo Settore, anche fuori dal territorio di Taranto. Il progetto “SprecoZeroTaranto”, finanziato dalla Regione Puglia mediante l’Avviso Pubblico “2018 Sprechi alimentari” con risorse del ministero del Lavoro (L.R. 13/2017), vede, con capofila il Comune di Taranto, operare insieme un ampio partenariato composto da Amici di Manaus, Apmarr, Europa Solidale Onlus, Banco Alimentare, La Rosa Srls, Aps T.R.O.I.S.I. Project, Noi e Voi, Federconsumatori.

È possibile sostenere il Banco Alimentare durante tutto l’anno, quando vuoi e come vuoi: Iban IT48Z0306909606100000005157 Banca Intesa san Paolo Iban IT96W0760115800001005373657 Banco Posta – causale -sostegno attività di recupero generi alimentari per indigenti.

Emergenze sociali

Giustizia minorile, Garlatti: “Permettere ad autori di reato, vittime e comunità di riscoprire il futuro”

foto Ansa/Sir
22 Nov 2022

di Gigliola Alfaro

Baby gang. Baby criminali. Baby rapinatori. Tutti termini che ricorrono sempre più spesso nei titoli di stampa, radio e tv. Dietro queste parole, però, ci sono persone: ragazzi e ragazze minorenni. Giovani che hanno come tutti gli altri una serie di diritti, tra cui quello a un futuro. Se ne è parlato, giovedì 17 novembre, all’Ara Pacis di Roma in un evento dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza “Riscoprire il futuro. Diritti, responsabilità e percorsi nel sistema penale minorile”, organizzato in occasione della Giornata mondiale dell’infanzia che cadrà domenica 20 novembre.

foto da diretta YouTube convegno Agia

“La scelta di affrontare questo tema – ha spiegato l’Autorità garante, Carla Garlatti, aprendo i lavori – è stata suggerita ad una narrazione mediatica sui reati compiuti dai ragazzi che punta al sensazionalismo. E anche il numero di articoli colpisce: secondo una ricerca di Transcrime ha evidenziato che nei primi quattro mesi del 2022 ci sono stati 1.909 articoli sulle baby gang. L’anno scorso in tutto erano stati 1.240 e nel 2020 circa 750. Ma l’attenzione mediatica si ferma a una narrazione che non dà spazio ai ragazzi. Comprendo che il termine ‘baby gang’ sia più immediato a livello comunicativo, però non solo dà molto spesso una rappresentazione distorta della realtà ma può anche generare ulteriori danni: identificazione, emulazione e compiacimento. E una responsabilità si ha pure nei confronti delle vittime, soggetti sui quali richiamo l’attenzione: ragazze e ragazzi che hanno diritto di avere supporto e rispetto da parte di tutti”. La scelta di esaminare il sistema penale minorile “ha l’obiettivo, dunque, di rimettere al centro la persona, al di là della narrazione dei fatti, ragazzi che hanno compiuto reati e vittime”.

“Si tratta di un tema che non riguarda solo i diritti in ambito giudiziario – ha chiarito la garante – ma abbraccia tantissimi diritti dei minorenni: da quello all’educazione e all’istruzione a quello alla non discriminazione, dal diritto al benessere a quello al tempo libero. È necessario restituire spazio alle persone, andando oltre al semplice racconto dei fatti: autori e vittime non sono ciò che hanno commesso o subito. Riflettere sui problemi legati al disagio, alla devianza e al sistema penale minorile non è solo un’esigenza ma una responsabilità, resa ancora più urgente dall’impatto che la pandemia ha prodotto nella vita dei giovani”. “Vogliamo uscire da un’ottica che criminalizza. Non parliamo di giovani irrecuperabili – ha sottolineato Garlatti – ma di minorenni con diritti da tutelare. Vogliamo provare a comprendere come questi ragazzi possano riscoprire il futuro, un futuro che già esiste ed è compito della società e di tutti noi tracciare i percorsi per ritrovarlo. Però la nostra attenzione deve andare anche alle vittime: dobbiamo farci carico dei loro bisogni e delle loro aspettative, anche ricorrendo agli strumenti della giustizia riparativa. Il diritto a riscoprire il futuro e a sentirsi parte della società è pure il loro”. Rifacendosi a un’opera di Fernando Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”, la garante ha affermato: “Ogni ragazzo è una sinfonia di diversi strumenti, ognuno dei quali deve essere esaminato per capire perché la sinfonia si è interrotta. Ma la sinfonia è fatta anche da ciò che c’è attorno. Dietro un gesto c’è spesso un fallimento familiare e scolastico. Il ragazzo che viola il patto che consente la convivenza civile dimostra di non sentirsi più parte della comunità. Allora, ai ragazzi la giustizia penale minorile deve restituire un sistema valoriale che ha perso. E i minori devono essere protagonisti del loro reinserimento sociale. Anche alle vittime, poco considerate, occorre ridare fiducia, perché il senso di abbandono le allontana dalla comunità e aiutarle a essere protagoniste di questa ricucitura con la comunità”.

foto Ansa/Sir

All’incontro ha portato il suo saluto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha sottolineato come l’argomento trattato sia “importante ed estremamente delicato, che coinvolge una serie di discipline: dalla psicologia all’educazione sessuale, dalla repressione alla repressione dei diversi tipi di reati commessi e subiti dai minori”. Alfio Maggiolini, professore di Psicologia dinamica all’Università Milano Bicocca, ha evidenziato che “l’adolescenza è un fattore di rischio per la commissione di reati e la loro recidiva. I ragazzi che commettono reati hanno propensione all’impulsività, emotività negativa, poca empatia verso gli altri e pochi sensi di colpa. Poi ci sono i fattori familiari sia il gruppo di pari. Per rispondere ai problemi, è necessario prestare attenzione ai bisogni evolutivi, che è un modo di chiedere identità sociale. Occorre lavorare sulla responsabilizzazione e sul contesto”. Susanna Vezzadini, docente di Sociologia della devianza e mutamento sociale all’Università di Bologna, ha ricordato che “i ragazzi, autori e di reati e vittime, ci parlano con parole e immagini molto forti, conoscono l’ingiustizia sin a piccoli, non capiscono perché sia capitata proprio a loro. Portano i segni di una sofferenza che nasce da una grande solitudine, si sento trasparenti”.

Da Gemma Tuccillo, capo Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, uno sguardo di insieme sulle sfide che la giustizia minorile deve fronteggiare secondo un iter che si riassume in “diritti, responsabilità e percorsi” e un invito “a proseguire il percorso di accompagnamento del minore alla fine della sanzione”.

Ha offerto, poi, la sua testimonianza Francesco “Kento” Carlo, rapper e scrittore – che da anni collabora da docenti con gli istituti penali minori proponendo ai ragazzi laboratori di rap e scrittura, la seconda parte sulle possibili risposte. Il direttore dell’Istituto penale minorile di Nisida, Gianluca Guida, ha parlato dell’alta percentuale di adolescenti che fanno uso di psicofarmaci e, citando la canzone “Anna e Marco” di Lucio Dalla, ha posto l’attenzione sul fatto che “i giovani di fronte alle sfide che pone loro il mondo adulto sentono il bisogno di scappare dalla realtà, attraverso il virtuale o anche l’uso di cannabis e psicofarmaci”. “Noi adulti – ha affermato Guida – abbiamo la responsabilità di dare risposte ai bisogni dei ragazzi. Senza risolvere i problemi che stanno alla base della devianza non c’è riscatto né sicurezza sociale”. Patrizia Patrizi, presidente dell’European Forum for Restorative Justice, ha approfondito il modello della giustizia riparativa come strumento di ricostruzione del patto sociale leso, evidenziando che “al centro ci sia il danno e quindi per affrontarlo ci sia bisogno di tutti. I valori della giustizia riparativa sono il rispetto per la dignità umana, solidarietà e responsabilità, giustizia e accountability, la verità attraverso il dialogo. Per la giustizia riparativa bisogna cambiare le lenti, superando l’ottica centrata sull’autore”.

Garlatti, alla conclusione dell’incontro, ha formulato una serie di proposte. “Introdurre sanzioni penali a misura di minorenne, diverse da quelle degli adulti, come avviene in alcuni Paesi europei. Per esempio, attività a beneficio della collettività o il divieto di uscire nel fine settimana. In questo modo i giudici avrebbero a disposizione numerose alternative, oltre a quelle introdotte oramai 34 anni fa, come la sospensione del processo con messa alla prova e l’irrilevanza del fatto. Così la detenzione resterebbe ancora di più l’ultimo strumento a cui ricorrere”. Tutte proposte – quelle messe sul tavolo di Governo, Parlamento e istituzioni da Garlatti – che vanno nella direzione di valorizzare, quale unica finalità del sistema, il recupero del minorenne, la cui personalità è ancora in formazione. Tra di esse anche considerare la giustizia riparativa come la principale risposta al reato: “Dobbiamo riflettere – ha sostenuto la garante – sull’opportunità di intendere la giustizia riparativa come qualcosa che previene ed evita il processo penale”. Più in generale occorre diffondere la cultura della giustizia riparativa e promuovere, oltre alla mediazione, anche altri strumenti come “i family group conferences e circles”: spazi che coinvolgono familiari e altre persone coinvolte nella vicenda.

foto da diretta YouTube convegno Agia

“Nella giustizia riparativa – ha proseguito Garlatti – assumono rilievo anche la vittima e i suoi diritti, che invece nel sistema penale non trovano sufficiente spazio. Chi ha subito un reato vede riconosciuti il proprio vissuto e la propria sofferenza e si sente compreso”. Per sostenere le vittime minorenni, soprattutto quando i fatti avvengono tra coetanei, l’Autorità garante ha proposto di istituire sportelli dedicati che possano offrire supporto psicologico, orientamento e accompagnamento, informazioni sui propri diritti e sul procedimento, incontri di gruppo. Garlatti ha inoltre annunciato l’avvio, il prossimo anno, di un ciclo di visite tra i 17 istituti penali minorili (Ipm) d’Italia, per ascoltare ragazze e ragazzi detenuti. In questo ambito l’Autorità garante ha sollecitato la piena attuazione della riforma dell’ordinamento penitenziario minorile del 2018. “È necessario adottare un regolamento penitenziario specifico. Sono troppo pochi, ad esempio, gli Ipm che ad oggi sono riusciti a consentire le visite di prolungate con i familiari in spazi che riproducano l’ambiente quotidiano. Le sezioni a custodia attenuata invece non sono ancora una realtà. Sarebbe importante che nascessero spazi aperti alla comunità esterna, con gestione autonoma e separati dal resto della struttura in tutti gli istituti”. C’è poi il tema della prevenzione. Tre le proposte dell’Autorità garante: “La prima è quella di rendere disponibili e fruibili spazi attrezzati per bambini e ragazzi, in particolare in periferia e in contesti di marginalità. I giovani devono essere coinvolti nel recupero e nelle scelte per la destinazione e la gestione di questi spazi: come ad esempio campi da gioco, sale di registrazione o spazi per la creatività”. Un altro ruolo importante è riconosciuto alla scuola che deve offrire le competenze utili a costruire un percorso di vita e a collocarsi positivamente nella società. Infine, occorrerebbe investire ancora di più in educazione alla legalità e al rispetto delle regole attraverso il confronto con i ragazzi.

Diocesi

Santa Cecilia apre a Taranto il periodo natalizio

All’alba di martedì 22, con la festività di Santa Cecilia, si è aperto a Taranto il periodo natalizio più lungo d’Europa

22 Nov 2022

Alle 5.30, nella basilica cattedrale di San Cataldo, don Emanuele Ferro e don Francesco Fanelli, parroco e vice parroco delle chiese dell’Isola, hanno accolto, sulle note delle pastorali tarantine, le due bande venute ad omaggiare la Santa patrona: la Grande orchestra di fiati “Santa Cecilia” e il Gran complesso bandistico “Paisiello”, guidate rispettivamente dai maestri Giuseppe Gregucci e Vincenzo Simonetti.

Foto G. Leva

Don Emanuele, dopo aver benedetto le due bande, ha sottolineato che quest’anno hanno anticipato il loro giro per raggiungere più zone della città con “le pastorali”, musiche tradizionali che fanno parte di un repertorio tutto tarantino. Infine, ha aggiunto, che questo avvento prolungato ci predispone ad un’attesa più curata e ci sprona a preparare al meglio il Santo Natale.
Le due bande, dove aver percorso le strade della città, hanno concluso il loro pellegrinaggio con il consueto saluto nell’atrio del palazzo arcivescovile alla presenza di mons. Filippo Santoro.