Sport

Vincenzo Di Pinto è la pallavolo: difficile digerire la sua partenza dal capoluogo ionico

Il Mago di Turi (a destra) con Andrea Anastasi nell'ultimo match di campionato al PalaMazzola - foto G. Leva
22 Mar 2023

di Paolo Arrivo

I tarantini lo conoscono come un parente stretto. O un amico che rivedi dopo tanto tempo: dagli anni in cui la massima espressione della pallavolo in riva allo Jonio si chiamava “Magna Grecia”, e il Palafiom era il campo di gioco. Quando c’erano giocatori come Marco Martinelli o Martin Stoev – il primo, ex centrale della nazionale azzurra, ha fatto parte della cosiddetta generazione di fenomeni. Quando non c’era il video-check, gli strumenti della tecnologia, e vigeva ancora il cambio palla nel regolamento di gioco, in uno sport che fortunatamente è cambiato poco. Lo chiamavano e lo chiamano tutt’ora il Mago di Turi, Vincenzo Di Pinto, per la sua capacità di inventare strategie utili a compiere miracoli veri e propri. L’ultimo è la salvezza, non affatto scontata, raggiunta dalla Gioiella Prisma Taranto all’ultima giornata della stagione in corso.

Vincenzo Di Pinto, il ritratto dell’uomo

Genuinità e combattività sono i tratti dominanti della sua personalità nota. Un professionista che vive di pallavolo. Che pensa “in pallavolo”, prima di trasferire le sue idee, gli schemi ai suoi atleti, italiani o stranieri – fa anche un po’ sorridere il suo inglese. Altra caratteristica umana è la gentilezza di chi sa dare attenzione a ogni persona. Anche solo con lo sguardo, con una stretta di mano, con poche parole. Se la scelta del rinnovamento alla guida tecnica appare legittima, e di allenatori validi ce ne sono molti (a partire da Vincenzo Mastrangelo, il candidato principale alla sua successione), i tarantini rimpiangeranno Vincenzo Di Pinto. E già ora gli stanno dimostrando sentimenti di stima e di riconoscenza. Di affetto sincero. Va ricordato che la battaglia più importante del tecnico nato a Turi non è stata combattuta su un campo di gioco, ma sul ring dell’esistenza, quando ha fatto l’esperienza della malattia. Lui che ha vinto un tumore sa bene quali sono i valori della vita che più contano.

La Superlega come un premio

Il sogno di Vincenzo Di Pinto è sempre stato vincere qualcosa di importante con una squadra del Meridione. Se non ci è riuscito sinora, va riconosciuto che la sola presenza dell’unica squadra del Sud in Superlega, considerata come il campionato più difficile del mondo, rappresenta un motivo d’orgoglio. Nel 2021 il coach ha riportato Taranto nell’Olimpo del volley. Tanta strada fatta dal 1980, quando cominciò la sua carriera da allenatore: tra le tappe più importanti della sua professione, l’adesione al progetto Lube, la guida della nazionale spagnola. E naturalmente la scelta di fare ritorno in Puglia per costruire una grande squadra nel capoluogo ionico. Nella stagione 2011/2012 ha vinto la Coppa Italia di serie A2 alla guida della New Mater Volley, portando la stessa formazione alla promozione in A1. Due anni prima si era aggiudicato la Challenge Cup con il Perugia. Alla stessa competizione europea può mirare ora la stessa Gioiella Prisma, impegnata a partire da domani, giovedì ventitré marzo, nei playoff quinto posto. Sarà l’ultimo impegno per il Mago di Turi. Che merita l’abbraccio di tutta la Taranto sportiva.

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