Popolo in festa

Mons. Neri: “L’importanza della riconciliazione tra tanti focolai di guerra sparsi nel mondo”

L’arcivescovo della diocesi di Otranto ha presieduto la solenne eucarestia, nell’ambito dei festeggiamenti in onore di San Lorenzo da Brindisi

22 Lug 2023

di Angelo Diofano

Dopo averlo accolto nel giorno della sua ordinazione diaconale e in seguito ospitato più volte da ministro provinciale della Provincia cappuccina di Puglia, venerdì 21 luglio la parrocchia di san Lorenzo da Brindisi ha riabbracciato fra Francesco Neri, ora arcivescovo della diocesi di Otranto, che ha presieduto la solenne eucarestia, nell’ambito dei festeggiamenti in onore del titolare.

L’omelia di mons. Neri è stata incentrata sull’importanza della riconciliazione. Una parola di attualità considerando i tanti focolai di guerra purtroppo sparsi nel mondo. Ha evidenziato il ruolo di ministro della riconciliazione espletato da san Lorenzo nell’incarico di superiore dell’ordine francescano e di ambasciatore, inviato della santa sede.
Sintesi efficace di missionario di verità, con l’annuncio della Parola, e seminatore di pace. E l’essere un riconciliatore è missione di ogni cristiano che si acquisisce attraverso tre passaggi.

Il primo è di non vendicarsi sul nemico, per non incorrere nella sventura di rimanere invischiati dello stesso peccato. San Paolo nella lettera ai Romani invita a vincere il male con il bene e “san Francesco commentando questo testo specifica se anche non riesci a fare del bene incomincia a non fargli del male”.

Il secondo passaggio è di riconoscere che “io e il mio nemico siamo uguali, siamo tutti e due un impasto di bene e di male, un miscuglio di luce e di tenebra. Siamo entrambi bisognosi della misericordia di Dio. E sarebbe bene ricordare che il nemico qualche volta mi ha fatto del bene”. E dunque l’importanza di conoscersi, di parlarsi per abbattere muri e trincee.

Il terzo scalino consiste nell’“individuare una persona concreta a cui offrire la riconciliazione, il perdono. Chi ha ricevuto la misericordia di Dio, deve offrirla a sua volta al fratello con il quale non è in pace”. Strada difficile da percorrere se non si attinge, come san Lorenzo, forza dall’Eucarestia.

Al termine della celebrazione, prima di guidare la processione del simulacro per le vie del quartiere, mons. Neri ha dato appuntamento alla comunità parrocchiale al prossimo 18 ottobre nel 60° compleanno del parroco, fra Pietro Gallone.

Libri

Martedì 25, presentazione del thriller satirico: “Cosa sarei senza di me”

Alle 19,30 nella corte interna del Collettivo Le Onde, in via Acclavio 88

22 Lug 2023

di Angelo Diofano

“Che ci fa un noto parlamentare della terza o quarta Repubblica Italiana, esponente di spicco del movimento All Star, a bordo di un gippone, guidato da uno strano capocarovana, nel bel mezzo della jungla africana, in compagnia di alcune avvenenti giovani donne, di diversa nazionalità che sembrano tutte scarsamente consapevoli della loro missione ma decise a condurla fino in fondo? Ignari ma evidentemente tutti interessati a individuare una pista precisa, le cui indicazioni sono parte dell’eredità morale di un caro amico dell’onorevole, recentemente scomparso, i componenti della missione sono, decisi a svelare un giallo inquietante, nel quale il parlamentareè stato proiettato”.

Le avventure dell’onorevole Eupremio Spezzazappe sono narrate nel thriller satirico “Cosa sarei senza di me”, scritto da Silvano Trevisani per le edizioni Radici Future. Non nuovo a questo singolare genere letterario, Trevisani torna a proporre la figura del parlamentare pugliese in una serie di esilaranti avventure, che hanno da sfondo il panorama politico italiano, sul quale… non ci resta che ridere!

Il libro sarà presentato in anteprima, martedì 25 luglio, alle 19,30 nella corte interna del Collettivo Le Onde, in via Acclavio 88 a Taranto, attraverso la lettura di alcune pagine che vedrà impegnati gli attori: Lino Conte, Massimo Cardellicchio e Floriana Airò. Introduce e coordina l’autore.

Dopo le esilaranti schermaglie parlamentari, l’onorevole Eupremio Spezzazappe, inviato a Parigi a rappresentare il governo italiano al Convegno sulle malattie infettive incontra i rappresentanti di una Ong molto singolare, il Copasba, una sigla tutta da scoprire, che si occupa della prevenzione dei suicidi e/o della loro assistenza. A differenza delle Ong più note e in Italia spesso osteggiate, questa organizzazione non governativa finisce col risultare spesso utile a quelle… governative. L’onorevole Spezzazappe stenta a capire, ma questa come vedremo è una caratteristica connaturata nelle sue peculiarità, ma anche lui deve fare i conti con qualcosa che, naturalmente, ignorava… come la gran parte delle cose di cui si occupa normalmente.

Le avventure di Eupremio Spezzazappe ci porteranno a incontrare molti personaggi noti e/o riconoscibili, che allietano le giornate degli elettori italiani. E non soltanto. E che comunque sono scelti dalle urne, nonostante tutto.

“L’invito – si legge sulla locandina – è valido solo per chi è in grado di pensare e sorridere insieme”.

Cep

Gli auguri della Cep a mons. Ciro Miniero, nuovo arcivescovo di Taranto

22 Lug 2023

In occasione della nomina di S.E. mons. Ciro Miniero ad arcivescovo metropolita di Taranto, mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo di Bari-Bitonto e presidente della Conferenza episcopale pugliese, a nome dei vescovi di Puglia porge fraterni auguri al nuovo arcivescovo per il ministero pastorale affidatogli dal Santo Padre Francesco.

I vescovi pugliesi esprimono, inoltre, a S.E. mons. Filippo Santoro sincera gratitudine per il servizio pastorale svolto in questi anni nell’arcidiocesi di Taranto e per il prezioso contributo alla Conferenza episcopale regionale.

Diocesi

Il messaggio di mons. Miniero, nuovo arcivescovo di Taranto

22 Lug 2023

di † Ciro Miniero

 

 

Alla Chiesa di Dio che è in Taranto

Venerato e carissimo confratello, cari fratelli e sorelle,

già nove mesi sono trascorsi dalla pubblicazione della nomina con la quale il Santo Padre mi affiancava a Te, come Arcivescovo Coadiutore, nella cura di questa Chiesa. Oggi, con la pubblicazione dell’accettazione da parte di Sua Santità della Tua rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi Metropolitana di Taranto per raggiunti limiti di età, Ti succedo, venerato confratello, nella guida della Chiesa tarantina quale Arcivescovo Metropolita.
Sento innanzitutto la necessità di esprimere la mia profonda gratitudine al Santo Padre, Papa Francesco, per avermi chiamato al timone di questa venerabile e santa Chiesa di Taranto.
AffiancandoTi nel ministero in questi mesi come Coadiutore, Eccellenza carissima, ho fatto tesoro della Tua cura pastorale saggia e attenta e ho avuto modo di iniziare a conoscere persone e comunità, tradizioni e tessuto sociale di questa terra benedetta da Dio. Un periodo di grazia, il tempo trascorso al Tuo fianco, che mi ha permesso di entrare in punta di piedi in una realtà a me completamente nuova.

Cari presbiteri e diaconi, cari religiosi e religiose, cari laici e laiche che formate il santo e fedele popolo di Dio, nel tempo trascorso con voi qui a Taranto, ho avuto la possibilità di conoscere il fervore della vostra fede, la vostra vivacità pastorale, la ricchezza delle vostre tradizioni culturali e di pietà popolare. Insieme a tutto questo, ho percepito anche la vostra sofferenza causata dai disagi sociali e ambientali da cui questa nostra amata terra, purtroppo, è segnata.
Cammineremo insieme, rafforzando la nostra adesione a Gesù Cristo e alla sua Chiesa e impegnandoci a testimoniare nel vissuto quotidiano la nostra fede che ci dona sempre, in ogni situazione, la possibilità di sperare tutto il bene che portiamo nel cuore e ci dona il coraggio per adoperarci affinché esso si realizzi.
Insieme, pertanto, ci rimboccheremo le maniche al fine di continuare a costruire, nella comunione, una Chiesa bella, accogliente e capace di raggiungere ogni angolo del nostro territorio e ogni cuore ferito nella dignità affinché Cristo possa illuminare e guarire.

 

A Te, carissimo fratello Vescovo, un grazie riconoscente da tutta la Chiesa di Taranto e mio personale: il Signore, che Ti ha voluto Pastore di questo lembo di terra tra due mari, Ti accompagni ogni giorno e Ti benedica perché possa lavorare ancora per il bene della Chiesa.

  A tutti voi, cari fratelli e sorelle in Cristo una parola di saluto beneaugurante e benedicente. 

Confido nell’intercessione di Maria, stella dell’evangelizzazione e di San Cataldo, nostro amato patrono.

 

Taranto, 22 luglio 2023

Diocesi

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale presentata da mons. Filippo Santoro

22 Lug 2023

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Arcidiocesi di Taranto presentata da S.E. Rev.ma mons. Filippo Santoro per raggiunti limiti di età.
Il Santo Padre ha nominato arcivescovo della Arcidiocesi di Taranto S.E. Rev.ma mons. Ciro Miniero, finora arcivescovo coadiutore della Arcidiocesi di Taranto.
Di seguito il discorso di commiato di mons. Filippo Santoro:
I nostri vivi e calorosi auguri a S.E. mons. Ciro Miniero che abbiamo già cominciato a conoscere e ad apprezzare.
Dal maggio dello scorso anno avevo chiesto al Santo Padre un arcivescovo Coadiutore perché dall’8 settembre 2021 mi aveva dato un nuovo incarico nominandomi delegato speciale per l’associazione Memores Domini. Questo compito richiede  un notevole lavoro complementare. 
Poi in ottobre è stato nominato dal Santo Padre come coadiutore S.E. mons. Ciro che ho subito apprezzato per la sua saggezza pastorale e la sua sapiente collaborazione. 
Quando si ha un arcivescovo coadiutore nel momento in cui l’Arcivescovo in carica raggiunge i limiti di età, il titolare, “simpliciter” semplicemente, termina il suo mandato e subentra il Coadiutore.
Sono quindi molto contento della nomina di S.E. mons. Ciro alla guida della Arcidiocesi di Taranto e gli auguro un intenso e proficuo ministero pastorale, in un momento in cui il nostro territorio vive una fase ancora molto complessa. Ci sono annose problematiche aperte, ma anche molti segnali positivi che possono realizzarsi per il bene del nostro popolo.
 
Confesso che sono molto contento di questi anni vissuti a Taranto come arcivescovo. Ho ricevuto una eredità preziosa dai miei predecessori ed ho anche potuto continuare l’esperienza avventurosa vissuta in Brasile vivendo l’annuncio di Cristo in mezzo alla gente. Il sì detto al Signore si è concretizzato nel sì a questa bella terra ionica con i suoi pregi e i suoi limiti. Ho obbedito cordialmente a papa Benedetto XVI mentre ero in pieno ministero in Brasile e ora dico di sì a papa Francesco mentre mi trovo con i motori accesi in questo territorio tarantino che ho amato dal primo momento. 
 
Ora per me è il tempo di dedicarmi al compito di delegato speciale dei Memores Domini affidatomi dal Santo Padre.
 
Lascio al mio successore, a S. E. mons. Ciro Miniero una bella Diocesi, un buon clero attivo e laborioso; sono sicuro che porterà avanti col suo stile il percorso missionario e sinodale sviluppato in questi anni.
 
Mi affido e vi affido alla Madonna della Salute, a San Cataldo, a Sant’Egidio, a San Francesco De Geronimo perché, dopo aver attraversato la drammatica esperienza del Covid, possiamo percorrere un cammino sinodale più sereno di rinascita di tutto il nostro territorio, con un amore particolare  ai poveri, agli ammalati seguendo il nostro caro papa Francesco. 
 
Vi aggiungo che il mio cuore rimane legato a Taranto e per questo risiederò a Casa San Paolo di Martina Franca.

Scienza

Disconnessi, come riappropriarsi del tempo ricaricando corpo e mente

21 Lug 2023

di Paolo Arrivo

Dieci giorni senza pc e senza cellulare. Va bene anche meno: il necessario per “staccare la spina” in senso letterale. Un esperimento che andrebbe provato, in modo da ricaricare il corpo e la mente, almeno una volta, o ogni tanto. Cosa accade, quando riusciamo a farlo? Il tempo scorre più lentamente. Ce n’è per guardarsi intorno: per ascoltare il rumore delle cicale fino a sera tarda, quando si sta all’aria aperta; tempo per dare più attenzione a se stessi o agli altri; per far riemergere freschi o vecchi ricordi; per ordinare i pensieri, o per lasciarli in disordine. Una scelta controcorrente, stare “disconnessi”. Perché siamo immersi in tempi nei quali l’utilizzo delle tecnologie si fa sempre più dirompente. Ma pur controcorrente, la stessa scelta consente di risintonizzarsi con la maggioranza. Ovvero con le abitudini perpetuate per millenni dall’essere umano – fino agli anni Novanta del secolo scorso.

Disconnessi, ma riposati

È risaputo che i dispositivi elettronici sono nemici del sonno. Lo attestano diversi studi e ricerche effettuate. Non avere, allora, cellulare o tablet quando si va a letto, giova al riposo notturno. Ovvero alla qualità del sonno. Stare disconnessi per qualche giorno potrebbe essere il miglior rimedio per combattere la vera e propria insonnia da smartphone che colpisce gli italiani, adulti e adolescenti, in numero sempre crescente: la luminosità del display tiene in qualche modo attivo, ancora sveglio il cervello, sollecitandolo inoltre agli stimoli provenienti dall’esterno. Col risultato di favorire le apnee notturne e le interruzioni del sonno. La notte come di giorno, il cellulare crea una vera e propria e subdola dipendenza. Dalla quale occorre disintossicarsi in qualche modo. Va da sé che per favorire il riposo notturno non basta liberarsi di questi aggeggi: occorre spegnere le preoccupazioni, e combattere altri fattori di disturbo. Quali possono essere le zanzare pericolose e il gran caldo di questi giorni.

Elogio della lentezza

Andiamo sempre di corsa. Rallentare i ritmi, riallineandoli a quelli dei nostri antenati, quando l’evasione dalla ruotine e dalla quotidianità diventa una concreta possibilità (il momento migliore per fare questa esperienza è senz’altro la vacanza), significa abbattere lo stress godendosi il panorama. Riprendere il contatto con la realtà senza lasciarsi fagocitare dalla stessa. E se il corpo rallenta, assecondando il passo dell’eleganza, l’agilità mentale migliora, si rafforza. Così la capacità di analisi e di approfondimento. Stare disconnessi, e magari riprendere le letture più impegnate, come le riviste settimanali o i romanzi “mattone” lasciati impolverati durante l’anno, stimola la curiosità rispetto a ciò che ci accade intorno. Senza l’assillo di dover rispondere a chiamate e messaggi, appena li riceviamo, potremmo dare la precedenza ad altro. Riscoprire anche la noia. Che per qualche giorno soltanto, può diventare una compagnia salutare. L’otium può prendersi la rivincita sul suo contrario.

Formazione

L’emergenza lavoro a Taranto in un incontro del Centro di Solidarietà, a Santa Rita

21 Lug 2023

di Silvano Trevisani

“Formarsi per lavorare?”. È stato questo il tema della conversazione sul bisogno di lavoro organizzata dal Centro di Solidarietà di Taranto e svoltasi nella piazzetta degli Amici presso la parrocchia di Santa Rita. Un incontro che ha proposto una intensa riflessione, con il contributo di professionisti del settore, e che ha preso spunto dalle recenti statistiche sulla “qualità della vita” dei giovani, da noi riportate nei giorni scorsi. Tali statistiche, lo ricordiamo, pongono la città di Taranto all’ultimo posto nel Paese.

Ricordiamo i dati salienti della terza edizione dell’indagine promossa da “Il Sole 24 Ore”: nella fascia tra i 18 e 35 anni si è perso il 6,4% di popolazione residente. Oltre il 30% dei residenti è disoccupato, ma anche chi lavora è insoddisfatto, Una buona metà lavora nel cosiddetto terziario turistico: ristorazione, alimentazione, ospitalità, strutture turistiche, ma si tratta in genere di lavoro stagionale, nero, sottopagato se non fortemente sfruttato. L’assenza di una università autonoma fa il resto.

Ebbene, il Centro di Solidarietà, attivo da anni nella parrocchia di Santa Rita, ha voluto avviare una riflessione sulla centralità del tema del lavoro per i giovani di Taranto e del suo territorio, con la collaborazione di alcuni autorevoli addetti ai lavori: Fulvio Iurlaro, direttore progettazione politiche attive del lavoro di Programma sviluppo, Giuseppe Negro, presidente della Cooperativa Ascla impresa sociale di Casarano e Michele Inversi di Inversi Enginering.

Il coordinamento della serata che ha avuto ritmi intensi e stimolanti nonostante la calura estiva, è stato svolto da Gianni Romanazzi. Egli ha rimarcato come il problema della disoccupazione giovanile sia da sempre al centro dell’attenzione della comunità, alla luce dell’importanza che riveste nella costruzione di una società più giusta, soprattutto in un territorio che è stato caratterizzato, finora, dall’intervento pubblico, improvvisamente ridimensionato.

La centralità della formazione

L’importanza dell’incontro tra domanda e offerta è stato l’argomento centrale degli interventi, non solo nelle riflessioni dei tecnici chiamati a interloquire, ma anche nelle testimonianze dei imprenditori, disoccupati e giovani presenti alla serata. Un incontro, quello tra domanda e offerta, che spesso è molto difficile, in quanto dalle imprese arrivano proposte di lavoro spesso molto specifiche, per le quali non è facile fornire le professionalità richieste. Da un lato, quindi, si evidenzia l’importanza di adeguare formazione e informazione dei giovani alle nuove dinamiche lavorative, dall’altro è necessario puntare a un cambiamento di mentalità, cui non solo i giovani ma spesso nemmeno le famiglie e la scuola sono preparati. Vige, infatti, una concezione del “posto” legata a una cultura tradizionale e a ruoli lavorativi non sempre al passo coi tempi. Anche gli enti di formazione sono impegnati ad adeguare la loro offerta formativa e a reperire quelle figure altamente professionalizzate in grado di formare efficacemente al lavoro. Così, è stato anche evidenziato il fenomeno speculativo di presunti enti che offrono formazioni online del tutto inefficaci. Importante sarebbe che il legislatore aprisse spazi di occupabilità anche all’interno del percorso scolastico, come avviene, ad esempio, in tanti paesi europei.

Nicoletta, responsabile del Centro che svolge un ruolo d’ascolto e di sollecitazione nei confronti di tanti disoccupati, circa 350, che vi si rivolgono per essere aiutati nella loro ricerca, ha fornito una testimonianza. A volte la ricerca diviene fruttuosa, ma necessita di un impegno costante e propositivo di chi si rivolge al mondo del lavoro.

La necessità di un adeguamento complessivo, che vada dalle famiglie, alla politica alla scuola, è stata sottolineata, in conclusione da monsignor Gino Romanazzi, il quale ha evidenziato come Taranto abbia visto modificato radicalmente il suo sistema produttivo, nato attorno all’industria pubblica. Vi è bisogno, evidentemente, di nuove professionalità che colgano il cambiamento socio-economico in atto. “Oggi occorre andare incontro al lavoro, formandosi, mettendosi in gioco, così com’è necessario che vengano pensati nuovi strumenti di incontro tra domanda e offerta, attraverso la formazione adeguata e una più efficace informazione”.

Festival

Questa sera sul palco dell’Arena Villa Peripato, entra nel vivo il Taranto Jazz Festival

Richard Sinclair - foto Luca A. d'Agostino/Phocus Agency © 2018
21 Lug 2023

Dopo l’anteprima ad ingresso libero delle due serate con artisti jazz made in Puglia, questa sera, venerdì 21 luglio, la quarta edizione del Taranto Jazz Festival entra nel vivo del suo cartellone con il programma a pagamento.

Sul palco dell’Arena Villa Peripato di Taranto, un doppio concerto esclusivo, dove il rock britannico sarà intriso di jazz e psichedelia. Si parte con Richard Sinclair in quintetto nel progetto “Taranterbury band of dreams”. Storico bassista e voce dei Caravan, Hatfield & The North e Camel, Sinclair è uno dei vati del “Canterbury sound”. Ad accompagnarlo tre musicisti tarantini: Angelo Losasso, batterista in pianta stabile da oltre vent’anni e due componenti della band “Il Sogno di Rubik”, Francesco Festinante (chitarra) e Vito Rizzi (tastiere). Ospite al flauto, Gianluca Milanese, unico flautista italiano ad aver suonato con Joe Zawinul (Weather Report), attivo sul panorama italiano da 30 anni ed al fianco di Richard Sinclair da venti.

A seguire il progetto Nude, un omaggio ai #Radiohead, una delle più importanti band internazionali del nostro tempo, in chiave jazz ed elettronica, protagonista l’emozionante voce di Lisa Manosperti (reduce dalla finale di #TheVoiceSenior) insieme a Pierpaolo Martino (contrabbasso, elettronica, loops) e alla straordinaria partecipazione del maestro Rodrigo D’Erasmo al violino (Diodato, Manuel Agnelli e tanti altri…)

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Apertura porte ore 19.00
Inizio spettacolo ore 21.00

Biglietti disponibili su circuiti:

DICE: https://link.dice.fm/oc1dac354493
TICKETONE: https://www.ticketone.it/event/richard-sinclair-nude-omaggio-ai-radiohead-arena-villa-peripato-16894149/

L’Arena Villa Peripato contiene anche un’Area food & beverage
dove gli spettatori potranno bere e mangiare per tutta la durata del festival.

Diritti umani

A Fiumicino 22 profughi afghani grazie ai corridoi umanitari

Marco Impagliazzo (Comunità di Sant’Egidio): “Oggi, per loro, inizia una vita nuova”

21 Lug 2023

di Maria Chiara Biagioni

“Oggi inizia una vita nuova, ma non è una vita nell’ignoto. È una vita tra fratelli e sorelle, tra amici e familiari che vi aspettano. Siete in famiglia”. Con queste parole Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha accolto questa mattina a Fiumicino 22 profughi afghani giunti con un volo proveniente da Islamabad grazie ai Corridoi umanitari promossi dalla Comunità, d’intesa con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. A questo primo gruppo si aggiungeranno, nei prossimi giorni, altre 20 persone. “Oggi – ha continuato Impagliazzo – è un giorno di grandi emozioni”.“L’emozione di una vita in sicurezza, l’emozione dell’arrivo in un Paese amico ma soprattutto l’emozione per l’incontro con i vostri familiari. Sono lacrime di gioia che sostituiscono tutte le lacrime di tristezza e dolore di questi anni”. I cittadini afghani accolti oggi a Roma, sono stati rifugiati in Pakistan dall’agosto 2021 da quando i talebani hanno ripreso in mano il potere in Afghanistan. Hanno trascorso quasi due anni in condizioni gravemente precarie in un campo profughi informale nel centro di Islamabad. Dopo la caduta di Kabul e la grande mobilitazione iniziale, molti afghani sono riusciti a salvarsi rifugiandosi nei paesi confinanti. Ma molti altri, purtroppo, restano ancora in attesa di reinsediamento. “L’Italia – ha spiegato Impagliazzo ai giornalisti – aveva promesso che queste persone non sarebbero state dimenticate. Hanno vissuto molti mesi nei campi profughi in Pakistan e questo strumento legale dei corridoi umanitari li porta in sicurezza nel nostro Paese”. Altri arriveranno la prossima settimana. Ad oggi più di 800 cittadini afghani hanno raggiunto l’Italia grazie all’intesa stipulata nel 2021, con i ministeri dell’Interno e degli Esteri, dalla Cei, dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e dall’Arci. L’impegno è di portare nel nostro paese 1.200 afghani.

foto Sir

“L’arrivo di oggi – dice al Sir Impagliazzo – è un messaggio all’Europa. Questo programma dei corridoi umanitari funziona e può diventare un programma europeo. Ad oggi lo hanno già adottato paesi come l’Italia, il Belgio e la Francia ma potrebbe essere adottato a livello europeo come una buona pratica e consentire così quote molte più ampie. I corridoi umanitari hanno dimostrato che c’è una società civile pronta ad accogliere queste persone ma lo Stato deve farsene carico per evitare di spendere soldi inutilmente”. “Ci sono molte alternative e la prima è quella di investire come europei sul tema nella pace. Le persone che arrivano qui, scappano dai paesi in guerra e l’Europa deve tornare a giocare il suo ruolo politico di mediatore di pace”. Dopo l’arrivo a Fiumicino, i profughi verranno accolti in diverse regioni (Lazio, Liguria, Lombardia) e avviati subito verso l’integrazione, a partire dall’apprendimento della lingua italiana, grazie ai Corridoi Umanitari – promossi da Sant’Egidio insieme a diverse Chiese e realtà associative – che hanno finora consentito l’arrivo in sicurezza di oltre 6.300 rifugiati in Europa (5.400 in Italia), tra cui circa 800 afghani. Questo progetto, interamente autofinanziato, è realizzato grazie a una rete di accoglienza diffusa, sostenuta dalla generosità di tanti cittadini italiani, e rappresenta un modello di successo, che coniuga solidarietà e sicurezza.

foto Sir

Le persone arrivate oggi a Fiumicino, oltre ad aver vissuto mesi di estrema precarietà nei campi profughi del Pakistan, hanno lasciato il loro Paese in una situazione disastrosa, soprattutto – dicono – sul fronte del rispetto dei diritti umani. Ziba è in Italia da 12 anni. Aveva lasciato in Afghanistan la mamma e due sorelle. Essendo donne e con l’arrivo al potere dei talebani, non potevano partire per Roma da sole, ma solo accompagnate da un uomo. Sono state quindi costrette ad attraversare il confine con il Pakistan dove però hanno vissuto mesi difficilissimi. Poi l’incontro con la Comunità di Sant’Egidio, la possibilità di imbarcarsi su un volo di linea e finalmente il ricongiungimento dell’intera famiglia.

foto Sir

“Le donne – racconta Ziba – non possono più studiare, andare all’università, lavorare. Io sono qui ma il mio corpo e la mia anima sono con tutte le donne che ieri sono scese per strada per manifestare contro la decisione di chiudere a partire dal 2 agosto i parrucchieri e i centri estetici per donne.È l’ultimo ordine arrivato dai talebani al potere in Afghanistan, che restringe ancora di più le libertà e i diritti delle donne nella vita e negli spazi pubblici. Abbiamo visto sui social le forze dell’ordine sparare in aria colpi di arma da fuoco per disperdere la folla. Nonostante queste restrizioni, questi obblighi, questa violenza, ho speranza. Le donne afghane sono forti, hanno studiato, sanno cosa vogliono, sono i nostri eroi. Stanno combattendo per la loro libertà ma hanno bisogno del sostegno e dell’aiuto di tutti noi. Chiedo all’Italia, a tutta la comunità internazionale, di non rimanere in silenzio”.

Diritti umani

La “grazia” a Zaki e la necessità di non abbassare la guardia con l’Egitto

21 Lug 2023

di Ilaria De Bonis

L’atto di clemenza del presidente egiziano al-Sisi verso Patrick Zaki ed el-Baqer (l’avvocato del più noto prigioniero politico britannico in Egitto), “non devono farci cantar vittoria”. Il Paese del Nord Africa, dal 2014 nelle mani di un regime militare, soffre una costante violazione dei diritti umani e privazione delle libertà. I prigionieri politici in Egitto ammontano ad oltre 60mila, secondo i calcoli di alcuni gruppi per i diritti umani e sono circa la metà di tutti i carcerati egiziani. Oltre 4mila e 500 persone non hanno mai subito un processo e sono state arrestate senza una sentenza o un verdetto finale. A parlarne con noi sono Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete italiana per il disarmo (che ha sempre chiesto di far pressione sul regime per ottenere giustizia) e Alessandra Morelli, ex funzionaria dell’Unhcr ed esperta di temi umanitari. Sia ben chiaro “siamo tutti felici della grazia concessa a Patrick Zaki e del fatto che sarà presto in Italia – spiega Vignarca – ma questo sollievo non deve farci cantar vittoria. Siamo di fronte ad un regime che ha deciso di mettere in pista una condanna e un processo insensati e tutto ciò non viene cancellato dalla grazia finale”. Zaki è stato giudicato e ha subito un lungo processo per aver divulgato, nel 2019, un articolo che denunciava il trattamento inumano e discriminatorio nei confronti dei cristiani copti: “Non passa un mese per i cristiani in Egitto senza 8 o 10 incidenti dolorosi, dai tentativi di sfollarli nell’alto Egitto, ai rapimenti, alla chiusura di una chiesa o qualcosa che viene fatto saltare in aria, all’uccisione di un cristiano, la conclusione è sempre ‘disturbo mentale’”. E la situazione dei cristiani (e di tutte le minoranze) in Egitto resta sempre molto critica.

Vignarca argomenta che “il caso Zaki è sotto i riflettori perché ha a che fare con l’Italia, ma ci sono decine di migliaia di prigionieri politici ancora nelle galere egiziane che non ricevono lo stesso livello di attenzione. Per spingere al-Sisi e il suo governo ad invertire parzialmente la rotta su diversi temi che riguardano la giustizia e la democrazia, servirebbe una forte pressione politica internazionale, che al momento non c’è”.

“Noi avevamo già chiesto in passato uno stop completo di fornitura di armi all’Egitto perché ci sembrava una delle modalità con cui sarebbe stato possibile fare pressione sui singoli casi, come quello di Zaki, ma anche per un cambio di impostazione politica”, argomenta con noi Vignarca. Non è una questione che riguarda solo il commercio delle armi – precisa -. Tuttavia questo è un tema cruciale”.

Tra il 2013 e il 2021 l’Italia ha esportato in Egitto armi piccole e leggere per un valore compreso tra i 18 e i 19 milioni di euro, come spiega il rapporto appena pubblicato da EgyptWide: “Sappiamo tutti che se ad un Paese vendi le armi lo stai considerando affidabile, se non alleato”, prosegue Vignarca. “Anche il Parlamento europeo si è espresso ripetutamente con diverse risoluzioni per chiedere agli Stati membri di “sospendere tutte le esportazioni verso l’Egitto di armi, tecnologie di sorveglianza e altre attrezzature di sicurezza in grado di facilitare gli attacchi contro i difensori dei diritti umani e gli attivisti della società civile, anche sui social media, nonché qualsiasi altro tipo di repressione interna”, ricorda Giorgio Beretta, dell’osservatorio Permanente sulle armi leggere di Brescia.

“Io sono molto preoccupata per le politiche di alleanza con i dittatori che stiamo adottando sia come Italia che aimè come Europa, un po’ in tutto il Nord Africa, partendo dalla Tunisia e dall’Egitto”, ci spiega anche Alessandra Morelli, che ha lavorato per 30 anni con l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Unhcr: “È certo che adesso, dopo la scarcerazione di Zaki, non possiamo abbassare la guardia: la concessione della grazia è un atto simbolico che lascia però dentro altre migliaia di persone”. La decisione di concedere “il perdono” all’ex studente dell’università di Bologna è stata frutto di diverse pressioni, sia interne che internazionali.

Nelle ore successive alla prima notizia circolata ieri, e relativa alla condanna a tre anni di carcere da parte della Corte (subito dopo annullata con l’atto di clemenza di al-Sisi), si sono susseguiti numerosi appelli per la liberazione per l’attivista ed ex studente. Il primo dei quali arrivava dal Consiglio di amministrazione del National Dialogue egiziano. Si tratta di una sorta di Assemblea interna per il dialogo, composta da giornalisti, attivisti, insegnanti, studenti, creata in seno alle stesse istituzioni statali egiziane, per favorire un’apparente apertura al dialogo su temi di interesse generale. Chiedeva di rivedere la decisione su Zaki: con un comunicato ha fatto appello al governo di al-Sisi affinché “usi la sua autorità legale e costituzionale per liberare Zaki”.

I componenti del National Dialogue ricordavano al Presidente che il recente ottenimento di un master universitario (conseguito all’Università di Bologna) da parte dello studente dimostra “il suo impegno per il futuro dell’Egitto”. Un altro appello firmato da una cinquantina di organizzazioni della società civile egiziana, chiedeva ad al-Sisi di “non ratificare il verdetto” ma di rigettarlo completamente. Queste sigle vanno dal Cairo Institute for Human Rights Studies (Cihrs) alla Campaign Against Arms Trade, ad Amnesty International a Democracy in the Arab World Now (Dawn).

Diocesi

Anche al “San Cataldo vescovo” l’esperienza del pasto vegano

21 Lug 2023

di Angelo Diofano

“Food For Life”, il primo servizio di preparazione e distribuzione di pasti caldi vegani ai senza fissa dimora è approdato a Taranto, grazie alla collaborazione con “Oipa Taranto”, “Assovegan” e “Agire Ora”.

Nella giornata di mercoledì 19 luglio al centro d’accoglienza “San Cataldo vescovo” in Città vecchia sono stati distribuiti circa 60 pasti preparati dai volontari con uno spirito di amore e gratitudine, seguendo l’antica tradizione vedica. Queste pietanze (spiegano i promotori dell’iniziativa) vengono definite “prasada”, cioè cibo spirituale che nutre corpo, mente e spirito.

Di questa opportunità “Food For Life” ringrazia l’arcivescovo e la Caritas diocesana con i suoi volontari e responsabili grazie ai quali gli ospiti delle due mense, quella del Carmine e quella della San Pio X, hanno potuto gustare delle portate diverse dal solito.

Per adesso, tale iniziativa avverrà una volta al mese, ma si spera possa diventare un appuntamento settimanale perché, come si suol dire, “fare del bene è contagioso”.

Giornata mondiale

Nella nuova chiesa di Gandoli si celebra la Giornata dei nonni e degli anziani

Sabato 22 luglio alle ore 20.15, nella nuova chiesa dedicata a San Giovanni Paolo II in località Gandoli-Marina di Leporano

21 Lug 2023

di Angelo Diofano

Si celebra domenica 23 luglio la terza Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, istituita da papa Francesco. Il tema scelto dal Santo Padre per questa ricorrenza è “Di generazione in generazione la sua misericordia” (Lc 1,50), che esprime il legame con la Giornata mondiale della gioventù che avrà luogo a Lisbona (1-6 agosto 2023).

Alla vigilia della ricorrenza, sabato 22 luglio alle ore 20.15, nella nuova chiesa dedicata a San Giovanni Paolo II in località Gandoli-Marina di Leporano, il gruppo carismatico Ruah del Rinnovamento nello Spirito animerà la celebrazione eucaristica presieduta dal parroco di Leporano don Giancarlo Ruggieri e la successiva adorazione eucaristica (Roveto Ardente). Al termine sarà recitata la preghiera composta per l’occasione da papa Francesco: “Vergine Maria, Madre di fede e di speranza, modello per questa umanità piegata dall’indifferenza, rendimi disponibile come Te ad accettare la volontà di Dio, a magnificare e lodare la Sua Misericordia. Maria, Madre di fortezza, Tu che conosci il mio cuore, non permettere che io mi scoraggi. Consegno con fiducia la mia vita nelle tue mani. Guarisci le mie ferite, la tua tenerezza mi accompagni nel cammino. La tua presenza, Madre d’amore, ci porti a sperimentare la gioia di vedere le nostre famiglie unite. Aiutami a trasmettere la tenerezza e l’Amore di Dio ai nipoti e ai giovani affinché, oltre a pregare per loro, possiamo pregare con loro. Intercedi Maria, per me, il dono dello Spirito Santo: sostenga la mia debolezza; soffi nel mio cuore la consolazione di poter lasciare tracce di fede tra i giovani, la testimonianza della bellezza della vita, la consapevolezza che la vita ha un limite e che oltre ci attende l’abbraccio del Padre. Amen”.

Per la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, la Penitenzieria apostolica concede l’indulgenza plenaria alle consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice) ai nonni, agli anziani e ai fedeli che parteciperanno domenica 23 luglio alla solenne celebrazione che papa Francesco presiederà nella Basilica papale vaticana, oppure alle diverse funzioni che si svolgeranno in tutto il mondo. L’Indulgenza plenaria potrà essere applicata anche come suffragio alle anime del Purgatorio. Tale possibilità viene estesa, nello stesso giorno, anche a quanti dedicheranno a visitare in presenza, o attraverso i mezzi di comunicazione, gli anziani bisognosi o in difficoltà. Potranno ugualmente conseguire l’Indulgenza Plenaria, premesso il distaccamento da qualsiasi peccato e l’intenzione di adempiere appena possibile le tre consuete condizioni, gli anziani malati e tutti coloro che, impossibilitati ad uscire dalla propria casa per grave motivo, si uniranno spiritualmente alle celebrazioni della Giornata mondiale, offrendo a Dio le loro preghiere, i dolori e le sofferenze della propria vita, soprattutto mentre le parole del Pontefice e le varie celebrazioni verranno trasmesse attraverso i mezzi di comunicazione. Affinché si attui questa opportunità, la Penitenzieria “chiede fermamente ai sacerdoti, muniti delle opportune facoltà per ascoltare le confessioni, di rendersi disponibili, con spirito pronto e generoso, alla celebrazione del Sacramento della Penitenza”.