Quaresima

La Quaresima alla San Pasquale Baylon

13 Mar 2024

di Angelo Diofano

La chiesa di San Pasquale Baylon a Taranto ospiterà domenica 17 alle ore 19.30 il concerto della quarta edizione della rassegna “Pasqua nei quartieri” con il quartetto d’archi dei Solisti Lucani composto da Francesco Riccardi (violino), Federica Di Nucci (violino), Anna Maria Losignore (viola), Marco Cornacchia (contrabbasso).

Nelle due giornate di sabato 16 e domenica 17 sarà attivo il mercatino di Pasqua per sostenere il progetto di rifacimento della copertura del tetto della chiesa.

Infine dal 18 al 20 marzo si terranno le solenni Quarantore: ore 8, santa messa; ore 12.45, preghiera dell’ora sesta; ore 15, coroncina della Divina Misericordia; ore 19, preghiera del vespro e catechesi.

Oscar

Oscar: trionfo per Nolan, “Oppenheimer” vince 7 statuette

Cillian Murphy ed Emma Stone migliori attori

12 Mar 2024

di Sergio Perugini

Poche sorprese, ma neanche “scherzi amari” dell’ultimo minuto. Tutto, o quasi, è andato come da previsione nella 96a edizione degli Academy Awards a Los Angeles. A fare bottino, meritatamente, è l’imponente e bellissimo kolossal storico-politico “Oppenheimer” di Christopher Nolan, che agguanta 7 Premi Oscar, tutti di fascia alta, in particolare miglior film dell’anno e regia. In una serata scintillante, dal ritmo però non sempre sostenuto – bene ma non benissimo la conduzione del comico Jimmy Kimmel, un po’ sottotono – a uscirne vincitori sono anche “Povere creature!” di Yorgos Lanthimos, visionario affresco sull’emancipazione femminile, con 4 statuette tra cui la miglior attrice Emma Stone, e “La zona d’interesse” del britannico Jonathan Glazer, 2 premi importanti, compreso miglior film internazionale. Resta a mani vuote Matteo Garrone con “Io Capitano”, ma le delusioni più brucianti riguardano Martin Scorsese con “Killers of the Flower Moon” (10 nomination, nessun premio) e Bradley Cooper con “Maestro” (7 nomination, zero Oscar), come pure Greta Gerwig con “Barbie” (8 candidature), film vincitore solo per la canzone originale “What Was I Made For?” di Billie Eilish, che entra nella storia per il secondo Oscar (“No Time to Die”, 2022) vinto a soli 22 anni. Nell’insieme, i verdetti risultano giusti ed equilibrati, in un’annata di certo straordinaria. Il punto Cnvf-Sir.

Nolan e Lanthimos, la vittoria di due registi visionari

Tredici le candidature con cui si è presentato all’appuntamento degli Oscar96. E torna ora a casa con il numero più alto di statuette, sette in tutto. “Oppenheimer” ha fatto la voce grossa agli Oscar, e meritatamente: Christopher Nolan ha saputo raccontare una complessa pagina di Storia ricorrendo a uno stile epico, alternando dinamiche da legal thriller con lampi di dramma esistenziale, incursioni oniriche e introspettive. Nolan ha confermato tutte le sue qualità come regista esperto, vigoroso e visionario, qualità evidenti a ben vedere già nella sua breve ma significativa filmografia, con cui ha sfiorato più volte l’Oscar: “Memento”, “Inception”, “Interstellar”, “Dunkirk” e “Tenet”. “Oppenheimer” espugna i premi più ambiti: miglior film, regia, attore protagonista Cillian Murphy, non protagonista Robert Downey Jr., come pure montaggio di Jennifer Lame, fotografia di Hoyte van Hoytema e l’eccellente colonna sonora di Ludwig Göransson.
A tenere testa al kolossal di Nolan targato Universal è un altro autore visionario, il regista greco Yorgos Lanthimos con il suo “Povere creature!” (Searchlight-Disney), Leone d’oro a Venezia80, che agli Oscar correva con 11 nomination. Di statuette alla fine ne ha conquistate quattro, ma di certo rilevanti: costumi, scenografie, trucco-acconciature e soprattutto quella per la miglior attrice protagonista Emma Stone. La giovane diva statunitense, con un Oscar già all’attivo per “La La Land” (2017), fa il bis con un ruolo spiazzante, acuto e irriverente: la sua Bella Baxter incanta per il mondo in cui rappresenta allegoricamente il percorso di ribellione e affermazione femminile. La Stone si impone – e giustamente! – sull’altrettanto favorita Lily Gladstone in gara per “Killers of the Flower Moon”, entrando così nella storia del cinema hollywoodiano come una delle poche attrici ad aver ottenuto 2 Oscar entro i 35 anni. Come lei poche, iconiche, dive tra cui Meryl Streep, Jodie Foster, Elizabeth Taylor e Bette Davis.

foto Afp/Sir

Gli europei Glazer e Triet nell’olimpo di Hollywood

I due eccellenti “outsider” di provenienza europea, “Anatomia di una caduta” di Justine Triet e “La zona d’interesse” di Jonathan Glazer, entrambi con 5 candidature, non hanno disatteso le aspettative. “La zona d’interesse” ha conquistato il titolo di miglior film internazionale – mettendo fuorigioco “Io Capitano” di Matteo Garrone e “Perfect Days” di Wim Wenders – ma anche il miglior sonoro. Un’opera di sconvolgente potenza ed efficacia, che ha raccontato la ferita della Shoah, il campo di concentramento di Auschwitz, sposando una prospettiva di osservazione spiazzante e inedita. “Le scelte sono state fatte – ha dichiarato il regista ricevendo la statuetta – alla luce non solo del passato, ma anche del nostro presente. Contro la disumanizzazione. Il pensiero oggi va alle vittime sia dell’attacco del 7 ottobre sia di Gaza. Tutte vittime della disumanizzazione”.
Con “Anatomia di una caduta”, Palma d’oro a Cannes76, la regista-sceneggiatrice Justine Triet – che firma il copione con il compagno Arthur Harari – conquista la miglior sceneggiatura originale. E non poteva essere altrimenti, perché il film poggia quasi totalmente sulla scrittura oltre che sulla performance della protagonista, l’ottima Sandra Hüller. Altro autore non “a stelle e strisce” incoronato durante la notte degli Oscar è il maestro giapponese Hayao Miyazaki, che ha vinto con “Il ragazzo e l’airone” nella categoria miglior film animato.
Due premi importanti poi a titoli che riguardano la comunità afroamericana: il primo è per l’attrice non protagonista Da’Vine Joy Randolph per il film “The Holdovers. Lezioni di vita” di Alexander Payne, l’altro è per il copione non originale di “American Fiction” di Cord Jefferson, dal romanzo di Percival Everett.

Testimonianze e simboli per la pace

Lo stop alle guerre è la richiesta che giunge dal palco degli Oscar96, sia attraverso i discorsi dei premiati sia con le spillette rosse appuntate sugli abiti dei divi. Anzitutto l’attore protagonista Cillian Murphy (“Oppenheimer”) ha concluso il suo discorso dedicando “l’Oscar a coloro che portano la pace nel mondo”. Ben più forte, però, è risuonato l’appello del vincitore del miglior documentario, “20 Days in Mariupol”, di Mstyslav Černov, che ha affermato: “È la prima vittoria per l’Ucraina. Ne sono onorato. Sinceramente, però, avrei voluto non dover girare questo film, su questo tema”. Sulla stessa linea, il corto animato “War is Over! Inspired by the music of John & Yoko” che vede il coinvolgimento di Sean Ono Lennon. Se guardiamo, poi, ai temi delle opere in gara, si riscontrano tante prese di posizione contro la vertigine della violenza, del male, e la degradazione morale dell’uomo: ad esempio “Oppenheimer”, “La zona d’interesse”, “Killers of the Flower Moon”, “Io Capitano”.

Sul palco commozione, lampi pop e “shock”

La cerimonia degli Oscar è scivolata via in maniera discretamente elegante e con un buon ritmo, anche se spesso senza troppi sussulti. A latitare è stato di certo il comico Jimmy Kimmel, che non ha fatto emergere la sua solita verve. Il monologo iniziale è stato poco esplosivo, limitandosi meramente a giocare con titoli e interpreti. Non passerà sicuramente sottotraccia il nudo (ben poco esilarante) del wrestler-attore John Cena, che con Kimmel ha concordato tale “soluzione estetica” per introdurre il premio per i migliori costumi. Non sono sfuggite poi le freccine scambiate via palco e social media tra il conduttore e il candidato alla presidenza Donald Trump.
Ancora, il momento decisamente più pop, fluo, è la performance di Ryan Gosling, che si è esibito interpretando il brano “I’m just Ken” dal film Barbie: numero corale che ha coinvolto e trascinato platea e telespettatori. Nonostante la simpatia, però, il brano non lascia molto traccia e per fortuna a vincere come miglior canzone è “What Was I Made For?” di Billie Eilish (“Barbie”), che ha offerto una performance raffinata insieme al fratello musicista Finneas O’Connell.
Infine, toccante il consueto momento di cordoglio rivolto ad artisti e tecnici del settore che ci hanno lasciato nel corso dell’anno: “In Memoriam”, impreziosito dalla voce del tenore italiano Andrea Bocelli che ha intonato “Con te partirò”. Tra le personalità ricordate in apertura c’è Aleksej Naval’nyj, seguito da Michael Gambon, Harry Belafonte, Norman Jewison, Chita Rivera, Alan Arkin, Tom Wilkinson, Jane Birkin, Ryan O’Neal, Julian Sands, Mathew Perry, Richard Lewis, Glenda Jackson e Tina Turner.

Quaresima

Parrocchia Spirito Santo: ritorna la Passio Christi

12 Mar 2024

di Angelo Diofano

Venerdì 15 marzo alle ore 20 ritorna l’appuntamento pluridecennale con la Passione vivente organizzata dalla parrocchia dello Spirito Santo (in via Lago d’Averno). Saranno i ricordi e i sentimenti del Cireneo ad accompagnare gli spettatori nel racconto della Passione di Gesù.

La Passio Christi verrà animata da adulti, giovani, famiglie e bambini della comunità parrocchiale: tutti mossi dal desiderio di far rivivere le ore più drammatiche della vita di Gesù e che attraverso il linguaggio della drammatizzazione aiuteranno a meditare sul dono grande che Egli ha fatto a tutta l’umanità.

I dialoghi sono stati realizzati da Nicola Causi, con la regia di Franco Nacca e Paolo Cazzato.

Spiega il parroco don Franesco Tenna: “Vivere la Passio Christi è stato un laboratorio di fede anzitutto per gli attori ed è un’occasione per tutta la comunità di entrare nel mistero d’amore di Cristo attraverso la drammatizzazione”.

Appuntamenti di Quaresima

“Note di Passione” a Grottaglie

Concerto di musiche e canti dedicati alla Settimana Santa che lunedì 18 alle ore 19 saranno eseguiti nella chiesa collegiata Maria SS. Annunziata

12 Mar 2024

di Angelo Diofano

S’intitola “Note di Passione” il concerto di musiche e canti dedicati alla Settimana Santa che lunedì 18 alle ore 19 saranno eseguiti nella chiesa collegiata Maria SS. Annunziata di Grottaglie. Ad eseguirli saranno l’associazione musicale “Banda Città di Grottaglie”diretta dal maestro Antonio L’Assainato e il coro della confraternita del Purgatorio.
La serata sarà presentata da Annarita Santese.

La manifestazione è organizzata dalla parrocchia collegiata Maria SS.Annunziata (parroco, don Eligio Grimaldi) e la confraternita del Purgatorio (priore, Salvatore Ligorio).

Giornata nazionale

Giovedì 14, al MArTa si celebra la Giornata nazionale del paesaggio 2024

12 Mar 2024

Riaffermare il valore dell’art. 9 della Costituzione Italiana, ma anche parlare di ambiente, biodiversità ed ecosistemi attraverso le importanti testimonianze che ci giungono dal nostro passato. Perché il ‘paesaggio’ è espressione culturale di identità legata a fattori umani, come la tutela e la protezione di quel valore, su cui tutti dobbiamo avere responsabilità”: la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone, utilizza queste parole per annunciare l’attività che il prossimo 14 marzo, il MArTA, terrà all’interno delle sue sale espositive per celebrare la Giornata nazionale del paesaggio edizione 2024.
Come al solito il Museo di Taranto pensa a proposte che riguardano sia i più piccoli che gli adulti, e, per quest’anno, focalizza la sua attenzione sull’elemento principe della città: il mare.
Nel pomeriggio di gioverdì 14 marzo dalle ore 16:30, i bambini potranno partecipare ad una visita tematica sui reperti che raffigurano animali e mostri marini e un laboratorio creativo dal titolo “Gli abitanti del nostro mare” attraverso cui saranno realizzati, con oggetti di riciclo, diverse forme ispirate alla fauna marina.

L’attività dalla durata di circa un’ora e mezza, è riservata ai bambini dai 6 ai 12 anni (accompagnati da un adulto), fino ad un massimo di 15 partecipanti.

L’attività sarà gratuita per i bambini, mentre il costo del biglietto di ingresso al museo per gli accompagnatori sarà di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni.
Alle ore 17 gli adulti potranno partecipare, invece, all’approfondimento tematico dal titolo “Una città e due mari: alla scoperta del paesaggio dell’antica Taranto”: un percorso tra i reperti del Museo che testimoniano il legame tra la città e il mare. Il personale del MArTA condurrà il visitatore lungo i paesaggi vissuti dalle civiltà che hanno fatto la storia di questa terra dell’ex capitale Magno greca.
Il viaggio si svilupperà attraverso gli antichi attrezzi da pesca, i piatti di pesce che descrivono la biologia marina del Mediterraneo, le sirene, le raffigurazioni di delfini e i marmi di epoca tardo-repubblicana.

L’attività è compresa nel biglietto di ingresso al museo al costo di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni.

L’approfondimento tematico dura un’ora e mezza, sino ad un massimo di 25 persone.

Per informazioni e prenotazioni si può chiamare direttamente il Museo archeologico nazionale di Taranto allo 099 4532112.

Per l’acquisto dei ticket di ingresso si può consultare il sito www.museotaranto.cultura.gov.it e accedere all’area “Biglietteria”.

Diocesi

Giovedì 14, ai Tamburi, una ‘Riflessione sulla Quaresima’ dell’arcivescovo Ciro Miniero

foto G. Leva
12 Mar 2024

di Tony Cappuccio

Giovedì 14 marzo, alle ore 16.30, nel salone del Centro polivalente Giovanni Paolo II in via Lisippo 8, l’arcivescovo Ciro Miniero incontrerà i rappresentanti delle parrocchie, i referenti e i responsabili delle Caritas parrocchiali, i volontari delle parrocchie della diocesi e tutti i sacerdoti per un fraterno saluto e per annunciare la Santa Pasqua con una sua ‘Riflessione sulla Quaresima’.

Quest’incontro sarà anche occasione per testimoniare in concreto il senso della solidarietà e della carità espressa dai professionisti ottici aderenti alla Federottica della Confcommercio di Taranto che consegneranno le lenti e gli occhiali da vista predisposti per i bisognosi – ospiti del Centro di accoglienza Caritas ‘San Cataldo vescovo’ in vico Seminario in città vecchia – che si sono sottoposti alla visita specialistica di domenica 18 febbraio.

Inutile dire che tutto è stato reso possibile grazie al dono non solo della propria professionalità, ma anche degli occhiali messi a disposizione dagli ottici che hanno partecipato all’iniziativa:

Ottica Palmisano di Grazia e Nicola Palmisano (presidente di Federottica), ⁠Ottica Piccinni di Nicola Piccinni, ⁠Ottica Elefante di Oino Elefante, ⁠Ottica Colpo d’occhio di Angelo Lomonte, Ottica Punto di vista di Domenico Bolettieri,- ⁠Ottica De Marco di Gianfranco De Marco e ⁠Ottica Cemaf delle sorelle Contegiacomo.

L’iniziativa solidale fa seguito a una analoga portata avanti da questi professionisti della vista poco prima del lockdown per il covid19.

Ecclesia

Mons. Lorizio (Pul): “La teologia aiuta la fede, ma credere non è semplicemente una scelta”

L’ordinario di teologia fondamentale alla Lateranense (Pul) riassume il XII Forum internazionale della Pontificia accademia di teologia

12 Mar 2024

di Amerigo Vecchiarelli

“La teologia aiuta la fede a sviluppare la sua dimensione di conoscenza e di razionalità. Credere infatti non può essere considerato semplicemente frutto dell’emotività o della scelta dell’individuo, ma, proprio perché coinvolge tutta la persona, possiede una profonda e costitutiva dimensione razionale. Inoltre, la missione, se privata del supporto teologico rischia di degenerare nel proselitismo”. Mons. Giuseppe Lorizio, ordinario di teologia fondamentale alla Lateranense (Pul) riassume il XII Forum Internazionale della Pontificia accademia di teologia (Path) di cui, recentemente, è stato nominato membro ordinario. Due giornate di confronto sul tema “Quale razionalità per i credenti del XXI secolo?” cui hanno partecipato accademici, teologi e personalità del mondo delle scienze e della cultura.

foto Siciliani-Gennari/Sir

Professore, come coniugare oggi razionalità e annuncio del Vangelo per raggiungere ogni ambito della vita umana e sociale degli uomini e delle donne del nostro tempo?
Fin dagli albori del Cristianesimo si è avvertita la necessità di rilevare il carattere razionale della rivelazione e della fede che da essa è generata.Il grande apologista Giustino martire, in questo contesto, affermava che “per noi [cristiani] la razionalità nella sua interezza si è manifestata in Cristo”. Se la rivelazione cristiana contiene la razionalità nella sua interezza, tuttavia al di fuori di essa sono rinvenibili frammenti di razionalità, che non di rado assumono la forma di veri e propri brandelli, ma che comunque rimandano al Logos. Pertanto, la logica interna di qualsiasi sistema e forma di pensiero è direttamente proporzionale al suo rapporto col Logos. Non si tratta, tuttavia, di una razionalità o logica astratta e impersonale, ma, poiché essa si manifesta nel Verbo incarnato, di un pensiero concreto e vissuto.

La fede cristiana vive dentro le condizioni storico-culturali di ogni tempo. In che modo, oggi, la teologia e deve operare affinché i cristiani siano pronti a “rendere ragione” di una speranza che non muore?
La teologia aiuta la fede a sviluppare la sua dimensione di conoscenza e di razionalità, per il fatto che l’atto del credere non può essere considerato semplicemente frutto dell’emotività o della scelta dell’individuo,ma, proprio perché coinvolge tutta la persona, possiede una profonda e costitutiva dimensione razionale. È opinione tanto diffusa quanto falsa che la fede sia cieca, come la vecchietta di una famosa poesia di Trilussa, e che in questo sia paragonabile all’amore, ma né il credere né l’amare, perché atti costitutivamente umani, possono prescindere dal sapere.Il teologo accompagna la propria fede e quella dei credenti e della Chiesa con riflessioni che, pur non dimenticando l’aspetto misterico di Dio e della stessa realtà umana, ne mostrano la credibilità con percorsi e argomentazioni. San Tommaso, maestro di tutti noi, di cui ricordiamo i 750 anni dalla morte, parlava di vie che conducono la mente all’affermazione e aiutano la percezione dell’esistenza di Dio.

Teologia e missione, quanto la prima può sostenere e guidare l’altra e viceversa?
La missione priva del supporto del pensiero teologico rischia di degenerare nel proselitismo, dal quale continuamente papa Francesco ci mette in guardia, e di generare atteggiamenti fondamentalisti, da cui il credente nel Dio di Gesù Cristo deve sempre guardarsi, onde allontanare ogni forma di violenza, anche verbale, nell’annuncio della parola di salvezza che il Vangelo ci dona.

Due giornate di confronto alla Lumsa e alla Lateranense con accademici, teologi, personalità del mondo delle scienze e della cultura riuntiti a Roma per il XII Forum internazionale della Pontificia accademia di teologia (Path). Cosa è emerso dall’incontro?
La Pontificia accademia di teologia ha voluto molto opportunamente attuare un incontro-forum a partire dalla domanda: quale razionalità per i credenti del XXI secolo?, mettendo a confronto specialisti di diverse discipline, dalla teologia all’economia, dalla fisica quantistica alla sociologia, nella convinzione che il credente non può ignorare la presenza, nella cultura, sia accademica che diffusa, del nostro tempo, di una sorta di “politeismo” delle forme di razionalità o di polimorfismo della ragione, risultante dalla frammentazione del sapere (relazione della sociologa Cecilia Costa). Piuttosto che ad una ragione univocamente rappresentantesi (e come tale onnicomprensiva e totalizzante) l’intellettuale (occidentale) contemporaneo si trova di fronte alla pluralità delle razionalità, supposta dai differenti ambiti del sapere: abbiamo così (solo per fare qualche esempio) una razionalità scientifica, una razionalità tecnica, una razionalità matematica, una razionalità informatica, una razionalità filosofica, una razionalità teologica ecc. La possibilità di superare la frammentazione, attraverso un fecondo dialogo interdisciplinare, passa attraverso il reciproco riconoscimento delle diverse forme di razionalità e dalla loro interazione.La compresenza di approcci disciplinari tanto diversi quanto anche distanti e la partecipazione attiva al forum di un fisico, dichiaratosi non credente, ma di altissimo livello, quale il professor Antonio Emeritato, ha consentito di attuare e attualizzare quanto richiesto da papa Francesco nel motu proprio Ad theologiam promovendam, nonché all’auspicio della interdisciplinarietà e transdisciplinarietà contenuto nella Veritatis Gaudium.

Un’ultima questione: Il confronto con l’Intelligenza artificiale! Cosa può e deve dire la teologia guardando a questa realtà che sta velocemente occupando spazi di vita sempre più grandi?
All’interno del forum la magistrale lezione dell’amico Paolo Benanti ha lucidamente posto a tema l’emergenza di quella che si continua, impropriamente a mio parere, a chiamare “intelligenza artificiale”. Si tratta, infatti, piuttosto di una “memoria”, che eccede di gran lunga quella di una singola persona e di una “ragione calcolante”, che riesce a consegnare in tempi rapidissimi risultati che richiederebbero tante energie e tanto dispendio di tempo da parte del singolo. In ogni caso, come Benanti va sempre ripetendo, abbiamo bisogno di un orizzonte etico nel quale innestare il nostro rapporto con questo importante momento del progresso tecnico-scientifico, che se da un lato alimenta dei motivati timori, dall’altro sta ad esprimere la capacità dell’uomo di realizzarsi come immagine del Dio creatore, fonte della sua intelligenza e libertà. In tal senso anche da parte teologica – mi riferisco ad esempio all’importante relazione di Giuseppe Tanzella Nitti – si è evidenziato come, in quanto credenti, non siamo nemici del progresso, e neppure la Chiesa lo è– come mostrano ad esempio le odierne nomine di illustri scienziati di discipline diverse alla Pontificia Accademia delle Scienze – piuttosto siamo chiamati a vigilare sulle modalità in cui si esprime, onde evitare che venga a deteriorare o annientare l’umano e la sua peculiarità.

Diocesi

A scuola di sinodalità con padre Benigno

12 Mar 2024

di Maria Silvestrini

Una lectio divina con al centro la dimensione costitutiva della sinodalità nella Chiesa, si è tenuta mercoledì 6 marzo nella parrocchia di San Lorenzo da Brindisi, retta dai frati cappuccini. Un luogo simbolo della forte appartenenza di mons. Benigno Luigi Papa, arcivescovo di Taranto dal 1990 al 2011, alla comunità francescana.

L’incontro è stato promosso dal Serra Club e dal Centro di Cultura per lo Sviluppo “Lazzati” di Taranto per un momento di riflessione e preghiera a partire dall’ultimo testo di padre Benigno “A scuola di sinodalità negli Atti degli apostoli” nella ricorrenza del primo anniversario dalla Sua scomparsa. Il testo, pubblicato il 4 ottobre 2022 per le edizioni Viverein, è diviso in due parti. La prima è un approfondito commento di 5 passi degli Atti degli apostoli, la seconda indica, con spirito pastorale, come acquisire e promuovere una cultura di sinodalità all’interno delle diverse realtà ecclesiali.

La lectio è stata aperta da un breve intervento di padre Massimiliano Carucci, docente della Facoltà teologica pugliese e già direttore dell’Istituto Santa Fara di Bari, che ha collaborato a fianco di mons. Papa nella digitalizzazione del testo, nella correzione delle bozze e nella sua definitiva edizione. Con semplici e chiare parole padre Massimiliano ha sottolineato i numerosi studi che padre Benigno ha dedicato agli Atti degli apostoli e l’importanza di questo ultimo lavoro in cui l’autore ci accompagna in un ascolto orante della Parola.

La meditazione su tre brani degli atti è stata affidata ad un laico, il professor Luigi Ricciardi, una religiosa, suor Domenica Pinca delle suore del Divino Amore, e un religioso, padre Luigi Orlando docente di Esegesi del Nuovo Testamento, della comunità dei frati minori di Castellaneta. Due lettori, Daniele e suor Giovanna, si sono alternati all’ambone ed ogni momento è stato sottolineato dal canto,  animato dalle Suore discepole di Gesù eucaristico di Talsano, e dalla lettura dei salmi.

Una Lectio divina particolarmente intensa e sentita, che ha visto tantissimi amici fraterni di mons. Papa raccolti in una comunione di preghiera che ci ha inserito nel sentiero di una spiritualità sinodale profonda. L’insegnamento che viene dalla esegesi degli Atti, nella lettura di padre Benigno, ci parla della Chiesa come realtà storica e del cristianesimo come esperienza di comunione profonda con Dio e con gli uomini che diventa spontaneamente comunicazione aperta al dialogo e alla condivisione. Una meditazione, un ricordo nella preghiera, per ringraziare “frate Benigno, nostro vescovo, salute e pace”.

Eventi religiosi in provincia

Festa San Giuseppe a Martina Franca, celebrazioni alla parrocchia di Sant’Antonio

ph ND
12 Mar 2024

di Angelo Diofano

La parrocchia di Sant’Antonio, a Martina Franca, rende noto il programma dei festeggiamenti in onore di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria e patrono della Chiesa universale.
Questi i momenti di preparazione alla festa:

giovedì 14 marzo, alle ore 19.30, incontro a cura dell’Azione cattolica parrocchiale su “Chiamati a guardare l’oltre: leggere la novità di Dio nel quotidiano” con Marcella Caroli, docente;
venerdì 15, alle ore 18.30, via crucis animata dal gruppo dei ministranti.
Sabato 16 inizierà il triduo con predicazione durante la santa messa delle ore 19.
Domenica 17, alle ore 13, pranzo comunitario (per adesioni rivolgersi in parrocchia.
Lunedì 18, alle ore 20, concerto a cura della Fondazione “Paolo Grassi”.
Martedì 19, solennità di San Giuseppe, in tutte le celebrazioni ci sarà la benedizione dei papà.: alle ore 8.30 recita del santo rosario con preghiera per i commercianti del territorio parrocchiale; ore 9, santa messa del mattino; ore 17, liturgia della Parola con le famiglie dei bambini del catechismo e dell’Acr, al termine ci sarà la benedizione del pane; alle ore 18, santa messa presieduta da padre Ivo Callegari (missionario della Consolata); ore 19, santa messa solenne presieduta dal parroco don Mimmo Sergio, con preghiera per i “papà in cielo”. 

Assemblea diocesana

La convocazione diocesana del Rns accoglie la festa del ringraziamento

11 Mar 2024

di Mario Di Serio

“E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv. 3 14-15). Questo il passo biblico che ha introdotto la “festa del ringraziamento”, domenica 10 marzo, come consuetudine in seno alla convocazione diocesana, nella quale hanno partecipato i gruppi di preghiera della diocesi ionica appartenenti al Rinnovamento nello Spirito Santo, teatro dell’ incontro: la sala conferenze del seminario di Taranto.  

Per “puro caso” direbbe lo spirito mondano “non a caso” per tutti i credenti, lo stesso passo biblico è stata la parola del Vangelo della quarta domenica di Quaresima. “Ci siamo interrogati sull’opportunità di dover fare insegnamento oggi sulla Parola del Signore nonostante essa sia presente nel vangelo di oggi e dunque in seno all’ omelia della santa messa, poi abbiamo pensato che evidentemente il Signore lo ha voluto.” le parole di Franco Lasorte coordinatore diocesano del Rinnovamento nello Spirito santo.  

Al termine di un momento di preghiera di lode al Signore a cui ha partecipato tutta l’ assemblea accompagnata dai canti e dalla musica della “corale diocesana”, onnipresente  con voci e strumenti nel ministero e nel servizio della musica e del canto, è seguito l’ invocazione allo Spirito santo che ha aperto i cuori dei fedeli protesi ad accogliere ogni grazia della giornata, a cominciare dall’ insegnamento sul tema del giorno, ad opera di Carmela Romano ex componente del comitato nazionale del Rinnovamento nello Spirito santo.  

Fondamentale lo stretto legame tra l’essenza spirituale del passo biblico, con quella umana, dove occorre la volontà di credere con fede, ragione ed intelligenza, accogliendo lo spirito. 

“Dio si rivela lentamente e con l’intelligenza e la grazia comprendiamo la sua volontà”… “È nella nostra vita e nelle nostre sofferenze che bisogna innalzare Gesù, perché inizia un processo di cambiamento ma, grazie al nostro consenso ed al nostro impegno, occorre lo spirito che è divino ed il cuore che è la componente umana.”… “La fede è un esercizio, va alimentata come se fosse una palestra”:  un chiaro appello a pregare in ogni ambito della nostra vita, questo, in sostanza, è stato il suggerimento della sorella spirituale che ha preparato e tenuto l’insegnamento nell’ arco della mattinata.  

A seguire è stato riprodotto un video che ha ripercorso le varie tappe del Rinnovamento nello Spirito santo. Da pochi mesi sono stati rinnovati gli organi pastorali a livello diocesano, regionale e nazionale, e si prevede un cammino sinodale per il prossimo quadriennio. L’impegno e la fedeltà alla “corrente di grazia” così come il rinnovamento è stato definito da papa Francesco, sono l’ espressione più autentica di appartenenza alla famiglia spirituale che in seno alla festa del ringraziamento trova la massima espressione. Questo in sintesi le parole del presidente Giuseppe Contaldo e dei membri del comitato nazionale. L’ appuntamento è in primavera alla prossima convocazione nazionale a Rimini che ogni anno accoglie i rappresentanti dei gruppi, comunità e cenacoli del rinnovamento ma anche tutti  simpatizzanti e credenti  provenienti da tutta Italia. 

Durante il pomeriggio l’adorazione al Santissimo ha scandito un momento di profonda fede, ponendo tutte le difficoltà, le malattie fisiche e spirituali, gli insuccessi, i fallimenti nelle mani del Signore in una dimensione spirituale di preghiera e di puro ascolto con il volto e lo sguardo protesi a Gesù vivo nei cuori.  

Infine la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Taranto mons. Ciro Miniero. “Dio guarda al cuore umano che è spesso desideroso di accoglienza e di salvezza, spesso non riusciamo a percepirlo, il Signore ci viene incontro a fare uscire tutto il bene, noi non stiamo facendo delle opere buone perché ne siamo capaci ma è lui che ci rende partecipi a farle”; “il Signore è sempre presente come un genitore che indica la via al proprio figlio, ma bisogna guardare a lui, perché il suo amore ci permette di vivere e camminare, il bene non proviene dalle buone  azioni ma dalla presenza di Dio in quelle azioni”, le parole dell’arcivescovo che ha curato l’omelia.  

A coronamento della giornata alcune testimonianze del gruppo giovani, “materia prima” del rinnovamento nello Spirito Santo, in cammino ed alle prime esperienze di fede, come il pellegrinaggio a Lisbona, in occasione della giornata mondiale della gioventù, vissuto la scorsa estate, con tanti ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte del Mondo, uniti nella fede e nella gioia.  

Eventi religiosi in diocesi

A Grottaglie, da martedì 12, le Giornate eucaristiche e mariane

11 Mar 2024

di Angelo Diofano

Da martedì 12 a venerdì 15 marzo avranno luogo nella parrocchia chiesa madre SS. Annunziata di Grottaglie le Giornate eucaristiche e mariane, con la partecipazione delle confraternite del SS. Sacramento, del SS.Nome di Dio e del Purgatorio, del Terz’Ordine Regolare di San Francesco e dell’Unitalsi.

Il programma, reso noto dal parroco don Eligio Grimaldi, prevede nelle serate dal 12 al 14: ore 17 esposizione del Santissimo Sacramento con adorazione silenziosa e Confessioni; alle ore 17.40, recita del santo rosario; alle ore 18, celebrazione eucaristica presieduta da don Francesco Manisi.

Venerdì 15, alle ore 17.40 recita del santo rosario, alle ore 18 celebrazione eucaristica e alle ore 19 si terrà la Via Crucis cittadina con partenza da piazza Verdi per le vie Giordano, Calò, De Gasperi, Giotto, viale dello Sport con conclusione nella chiesa della Madonna del Rosario.

Tracce

Come sarà l’Israele di domani?

(Foto Sir tratta dal sito internet https://www.agensir.it/)
11 Mar 2024

di Emanuele Carrieri

È una guerra combattuta ovunque, in territori lontani e sotto casa nostra: le torri gemelle, il metrò di Londra, la rambla di Barcellona, la spiaggia in Tunisia, il Bardo, il Bataclan, Charlie Hebdo, sino al 7 ottobre del 2023. Anche quel giorno non occorrevano appellativi o aggettivi, paragoni o confronti o similitudini. Difettavano le parole per spiegare che nessuno aveva mai conosciuto una crudeltà così brutta, una disumanità così agghiacciante contro uomini e donne, bambini e anziani. Disarmati, indifesi, impotenti. E tutto questo in un solo giorno, in un solo posto. Questa, la reazione del mondo, di tutto il mondo, anche di quelli per i quali “bisogna comprendere il contesto” o “è necessario capire che ciò ha radici antiche”. Proprio tutti, anche loro, hanno dato per indiscusso e indiscutibile il diritto di Israele a difendersi. Anche la determinazione e la risolutezza del governo israeliano, “riportare a casa gli ostaggi”, non hanno avuto nessuna obiezione di principio, almeno fra i paesi alleati di Israele. Sì, ma come? In quale modo? In quanto tempo? A qualsiasi costo? A qualunque prezzo in termini di vite umane? Ora, quasi sei mesi dopo, Israele è solo. Desolatamente solo. Ed è sull’orlo di cambiare per sempre il suo destino. È inutile tornare sui numeri di Gaza che non si fermano mai, inutile commentare quei paracadute neri che ammarano circondati da sagome senza volto che si accalcano per aprirli e scappare via con un pacco qualunque, purché sia. È inutile anche unirsi al coro di chi ripete “due popoli, due stati” perché così non sarà mai più. Israele, guidata da Netanyahu e dal suo governo, che è, a dir poco, di estrema destra, ha già vinto. Ha già vinto la sua guerra nel peggiore dei modi, facendo il deserto, il vuoto intorno e cambiando per sempre sé stesso. Questo solo per dire della crepa più evidente. Ma è, più e prima di tutto, l’anima della società civile israeliana che sta andando davvero in pezzi. Si protesta per riavere gli ostaggi chiedendo sia la guerra che il cessate il fuoco. Ai confini della striscia di Gaza, si scontrano i coloni, che vogliono già entrare, con i soldati che devono fare credere di impedirlo. Al di là di quella barriera, di quel reticolato, c’è una terra divenuta ormai inabitabile, un girone infernale dove masse indistinte – così sono state ridotte, guardandole dai droni – si aggirano a mani vuote, senza riso, senza pane, senza farina, senza cibo, senza acqua e senza medicinali. Ma, soprattutto, senza riparo e senza meta. Senza alcuna speranza. Su tutto questo governeranno i vincitori. Laggiù non c’è nulla che sia a favore della pace … Se la “soluzione finale” – distruggere Hamas – manifestata da Netanyahu fosse concretizzata … Se la popolazione civile della Striscia di Gaza accettasse di scappare oppure di essere sottomessa per sempre ai vincitori … Se, per fame e per indigenza, i palestinesi accettassero di essere impiegati come lavoratori sotto pagati, senza diritti, senza cittadinanza, senza diritto di voto, senza patria, senza simboli, senza bandiera, in un Paese che continuerà a sventolare quella della democrazia, ma solo per alcuni … Se gli Usa, la Nato, l’Occidente, tutta l’Europa, l’Unione europea e i paesi arabi moderati accogliessero, a guerra spenta, una soluzione umanitaria e tutte le condizioni poste da Israele in nome e per conto della sua sicurezza … Se, come in Cisgiordania, anche a Gaza si ricostruissero le case per i coloni come pretendono e affermano ministri e leader di Israele … Ora, finita la ridda dei se, restano dei punti interrogativi. Come sarà il Paese che uscirà da questa guerra stravinta? Davvero andrà dalle sponde occidentali del Giordano al mar Mediterraneo? Si comporterà da Paese vincitore? Perché, già oggi, si moltiplicano le disapprovazioni di ebrei che vivono nel mondo per tutto ciò che sta accadendo in quella terra? Perché, già oggi, molti di quelli che stanno passando questi giorni drammatici dentro Israele mettono in conto di andarsene usando l’altro passaporto che hanno? E tutti quelli che resteranno, saranno quelli che dicono “solamente ebrei su questo territorio e nessun altro”? Come si vivrà in un Paese che dovrà, per forza, convivere con un popolo sottomesso, che saprà di essere circondato per sempre da un risentimento e da un rancore via via più crescente, che, nel mondo, ha sperperato la più grande solidarietà mai avuta per via di una ferocia esercitata nei confronti non del suo nemico ma del popolo del suo nemico? I pellegrini dei vari credo, con che stato d’animo andranno all’Annunciazione, alla Natività, alla Trasfigurazione, al Cenacolo, al Getsemani o al Santo Sepolcro, sapendo che, da qualche parte, ci sono uomini, donne e bambini vinti, cacciati oppure rimasti a fare da paria nei giardini o nei campi dei vincitori? In quale vortice di sentimenti ed emozioni piomberà chi incontrerà i minori della Custodia o i piccoli fratelli di Charles de Foucauld o la piccola famiglia dell’Annunziata, unito al gusto amaro di vittoria senza pace, di sicurezza senza giustizia, di bellezza senza umanità. Sarà questo Israele?