Eventi culturali in città

Voci di donne: arte e pace, alla San Pasquale di Taranto

05 Mar 2024

di Angelo Diofano

In occasione della festa della donna, “Voci di donne: arte e pace” s’intitola la serata culturale che si terrà giovedì 7 marzo alle ore 18 nel convento di San Pasquale Baylon, a Taranto, nell’ambito della rassegna di mostre d’arte a rotazione mensile “Contatto con l’arte”.

Intervengono la pittrice Anna Giulia Caprio e il critico d’arte prof.ssa Vincenza Musardo Talò. A seguire: la testimonianza sull’esperienza di “Azniv Kevorkian, il duro cammino nel deserto dall’Armenia ad Addis Abeba” a cura di Noemi Tripaldi; il canto dello Stabat Mater a cura di Alessandra Lucaselli e musica di fra Gabriele Graniello (ofm); letture scelte sulla violenza contro le donne, a cura della prof.ssa Nicoletta Matilde Lerva, intervallate dalla musica all’handpan suonato da fra Gabriele Graniello.

L’iniziativa è parte del percorso esperienziale di storia-arte-spiritualità, con progetto finanziato dalla Regione Puglia con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Popolo in festa

Sabato 9 e domenica 10 a Fragagnano, le tradizioni di San Giuseppe

foto G. Leva
05 Mar 2024

“Carissimi, da tempo la nostra comunità si ferma a festeggiare San Giuseppe, che nel piccolo della memoria liturgica che vive, diviene occasione di preghiera, affidamento e condivisione anche attraverso le tradizioni sul cibo della festa, tramandateci da generazioni di devoti. Ci sono tre aspetti che ci aiutano a cogliere la bellezza di questa solennità: la famiglia, la comunità e la strada. La famiglia, perché, attraverso la tradizionale “massa”, diventa luogo di condivisione e gioia; la strada, luogo simbolico di cammino, diventa condivisione e sosta attraverso le “mattere”, cibo consumato per e con i poveri; infine la comunità cristiana che sull’altare celebra la presenza di Gesù nel pane Eucaristico, fonte e culmine del nostro essere cristiani dando significato ai nostri festeggiamenti. L’intera comunità accoglie e condivide con tutti coloro che desiderano partecipare alla nostra gioia e devozione a San Giuseppe, custode del Redentore e patrono della Chiesa universale”: così il parroco della Maria Santissima Immacolata, don Graziano Lupoli, invita a partecipare ai festeggiamenti in onore di San Giuseppe che sabato 9 e domenica 10 a Fragagnano si svolgono, anticipatamente sulla data tradizionale del 19 marzo, per evitare concomitanze con le grandiose celebrazioni della vicina San Marzano.

Questo il programma:

Sabato 9: alle ore 18, santa messa; al termine, da piazza Regina Elena, partenza del corteo per portare le fascine alla zona del falò (via per Lizzano, nei pressi dell’ex palazzetto dello sport); ore 20.30, accensione del falò con spettacolo pirotecnico della ditta Maxima Fireworks di Casamassima (Bari), con esibizione dei “Tamburini del barone di Freganius” di Fragagnano. La serata sarà allietata dalla”bassa musica” di Palagianello.

Domenica 10: sante messe alle ore 7.30-8.30 (chiesa del Carmine)-10; alle ore 11.30, uscita della processione per la benedizione delle “mattre” allestite in strada; alle ore 17, uscita della solenne processione e, al rientro, santa messa; alle ore 20.30, nella zona dell’ex palazzetto dello sport (via per Lizzano), spettacolo pirotecnico della ditta Maxima Fireworks di Casamassima (Bari). Per tutta la giornata agirà la banda musicale “Città di Fragagnano”.

 Il Rito dei Santi

La 17.ma edizione della tradizionale rappresentazione del “Rito dei Santi” si terrà invece sabato 16 marzo alle ore 19, nella sala convegni del palazzetto marche sale di Fragagnano, con la regia di Alfredo Traversa. Organizzata dalla Pro loco con la collaborazione del Comune, l’iniziativa rientra nell’ambito dell’anno dedicato alle Radici Italiane e gode del patrocinio del presidente del consiglio della Regione Puglia.

Eventi culturali in città

A Taranto, una conferenza su “La Chiesa nella storia e la sfida del tempo presente”

05 Mar 2024

di Angelo Diofano

“La proposta cristiana: la Chiesa nella storia e la sfida del tempo presente” è il titolo della conferenza che si terrà venerdì 8 marzo alle ore 18.30 nella sala conferenze della Banca di Bari e Taranto in via Berardi 29 e che vedrà come relatore don Matteo Fabbri, sacerdote e teologo. Modererà il dott. Mario Laneve, presidente dell’associazione “Margrande”.
La serata sarà introdotta dall’avv. Lelio Miro, presidente della Banca di Bari e Taranto.

Appuntamenti di Quaresima

Al Carmine di Grottaglie, concerto-meditazione sulla Passione e Morte

05 Mar 2024

di Angelo Diofano

“Lustra sex qui iam peregit” è il titolo del concerto-meditazione sulla Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo (composizioni originale di Ciro Masciullo) che avrà luogo giovedì 7 alle ore 20.30 a Grottaglie nella chiesa Maria Santissima del Monte Carmelo. Ad eseguirlo saranno il “Cantate Domino Chorus” e il “Decor Carmeli Chorus”, accompagnati all’organo da Fabio Anti. Voci soliste: Francesca Galiandro (soprano), Angela Lepraro (soprano), Grazia Filomena (mezzosoprano), Francesco Recchiuto (tenore), Giuseppe Intermite (baritono).

Ingresso libero.

Migrazioni

Sbarchi e (veri) numeri: la realtà dell’immigrazione oltre la propaganda

foto Ansa-Sir
04 Mar 2024

di Maurizio Ambrosini

Per parlare di sbarchi, richiedenti asilo e di ciò che si lasciano alle spalle, occorre partire da una premessa: gli sbarchi non sono l’immigrazione. Sono un fenomeno molto visibile, drammatico e drammatizzato, ma rappresentano solo una modesta percentuale del complesso della popolazione straniera residente in Italia. Tra l’altro, la maggior parte degli sbarcati se possono attraversano le Alpi e vanno a chiedere asilo in altri paesi. Le autorità tedesche non li rimandano neppure più in Italia, neanche quando riescono a capire che sono passati attraverso il nostro paese, perché ritengono inadeguato il nostro sistema di accoglienza.

fonte Ansa

Di fatto, rifugiati e richiedenti asilo ospitati in Italia erano 350.000 alla fine del 2022, di cui circa il 40% ucraini, quindi beneficiari di un trattamento ben diverso dagli altri. Oggi saranno 400.000 o poco più. Alla fine del 2023, nel sistema di accoglienza erano accolte 140.000 persone. Se si pensa che gli immigrati regolari sono circa 5,3 milioni, a cui si aggiunge un numero di soggiornati irregolari stimato tra i 400 e i 600.000, che sono in maggioranza donne, per quasi la metà europei, per circa tre quinti provenienti da paesi di tradizione culturale cristiana, la distanza tra la bolla comunicativa che identifica l’immigrazione con gli sbarchi e con le persone in cerca di asilo e la realtà del fenomeno migratorio dovrebbe risaltare chiaramente.
Ma veniamo alle persone che sbarcano dal mare. Numeri e provenienze variano parecchio da un anno all’altro.

Ora, nei primi due mesi del 2024 gli arrivi sono calati (4.506 al 29 febbraio) rispetto al corrispondente periodo del 2023, quando erano il triplo (14.428) e anche del 2022 (5.474). Non sappiamo però quali siano le ragioni: se il meteo avverso, se una maggiore attività di controllo da parte delle autorità tunisine e libiche foraggiate da Italia e Unione europea, oppure se abbiano inciso altri fattori che rimandano al funzionamento delle rotte migratorie interne all’Africa e al Medio Oriente.
Quanto alle provenienze, il dato più significativo del 2023 riguarda la crescita degli arrivi dall’Africa Occidentale e dalla regione del Sahel: troviamo infatti al primo posto la Guinea, con 18.204 persone sbarcate, al terzo posto la Costa d’Avorio, con 16.004, subito dopo la Tunisia (17.721). Instabilità e conflitti interni li hanno condotti dapprima in Tunisia, poi quando anche lì il clima è peggiorato hanno attraversato il Mediterraneo. Tra le prime dieci nazionalità compaiono poi Burkina Faso (8.412) e Mali (5.904), due paesi in cui lo Stato islamico ha seminato morte e distruzione, saldandosi con insorti locali e popolazioni emarginate. Colpi di stato militari e l’arrivo dei miliziani russi della Wagner hanno completato un quadro drammatico.
Non va poi dimenticato che continuano a sbarcare anche profughi siriani (9.516), mentre la guerra civile in corso ha incrementato gli arrivi dal Sudan (5.830). Ma anche i paesi poveri e inquieti dell’Asia Sud-Orientale alimentano il fenomeno: Bangladesh (12.169), al quarto posto, Pakistan (7.642) all’ottavo.
Difficile negare che gran parte delle persone che sbarcano dal mare e chiedono asilo abbiano alle spalle contesti molto fragili, profondamente sperequati, attraversati da conflitti di vario tipo e insanguinati da violenze e repressioni.Infatti, mentre la propaganda di parte insiste nel parlare di “immigrati illegali”, o peggio clandestini (ma come potrebbero arrivare altrimenti, se non affidandosi a chi è disposto a trasportarli?), i dati raccontano un’altra storia: nel 2022, il 48,4% delle domande di asilo presentate in Italia sono state accettate in prima istanza dalle commissioni governative, e oltre il 70% di coloro che, avendo ricevuto un diniego in prima istanza, hanno presentato un ricorso in tribunale, l’hanno visto accolto.

fonte Ansa

Quando vediamo quei volti, dovremmo pensare che più della metà hanno titolo per essere accolti su basi umanitarie, almeno fino a quando le restrizioni al diritto di asilo varate dal governo in carica non ne trasformeranno molti in sbandati, senza dimora, lavoratori in nero nel migliore dei casi.

Tracce

La guerra di tutti contro tutti

(Foto Sir tratta dal sito internet https://www.agensir.it/)
04 Mar 2024

di Emanuele Carrieri

Nella complessità e nella molteplicità delle ragioni che hanno dato origine alla attuale fase del conflitto israelopalestinese, è presente un elemento – trascurato, molto spesso, dalla maggior parte delle cancellerie di tutto l’occidente e dalla gran parte degli osservatori e degli analisti geopolitici – che ha partecipato a rafforzare tutte le condizioni ottimali per una riuscita dell’aggressione terroristica di Hamas del 7 ottobre dello scorso anno. Si tratta della irrimediabile spaccatura presente nella società e nel contesto politico israeliano, causato, soprattutto, dalle decisioni del governo Netanyahu e della coalizione, nata dalla votazione del novembre del 2022. Purtroppo, questa divisione della società israeliana è diventata pian piano una condizione strutturale. Nata, e sostenuta, in ambienti di estrazione laica (artistici, culturali, accademici, intellettuali, giornalistici) ma in seguito allargatasi a una opinione pubblica sempre più angosciata dall’attacco frontale del governo ai principi base della democrazia, la frattura ha determinato, fra il 2022 e il 2023, un’onda d’urto nella quale si sono riconosciuti anche pezzi di istituzioni, anche da parte di chi ha il compito di salvaguardare la sicurezza nazionale, interna ed esterna, vale a dire le forze armate, nella loro generalità. Questa spaccatura si era prodotta sulla riforma della giustizia, nella fase in cui stava per diventare legge dello stato. A fine marzo dello scorso anno, sospendendo il procedimento legislativo fino alla successiva sessione della Knesset, era stato lo stesso Netanyahu a spiegare la sospensione provvisoria con il rischio di “guerra civile” e il senso di “responsabilità nazionale”. Ma poi, quattro mesi dopo, credendo di poter essere meno responsabile e di poter così rischiare la “guerra civile”, fa approvare in prima lettura dalla Knesset la variazione alla clausola di ragionevolezza e toglie ai giudici il potere di valutare la “ragionevolezza” di misure prese da governo e da funzionari eletti. Con proteste mai viste in Israele: protagonisti, centinaia di migliaia di cittadini e, soprattutto, oltre quattro mila riservisti delle Forze di difesa, l’altra parte di Israele rigetta il cambio di paradigma politico imposto dall’alleanza fra destra e ultraortodossi. Su una collettività da sempre alle prese con un ininterrotto stato di difesa armata, ha pesato e, pesa tuttora, il macigno della adesione di una fetta assai significativa di parti delle Forze di difesa, ovvero delle forze armate. Le Forze di difesa non è solo un esercito organizzato, disciplinato e con una tradizione di assoluta fedeltà al governo in carica; fin dalla proclamazione dello stato è una delle colonne più importanti della intera Nazione, obbligato a quel ruolo dai periodici attacchi armati subiti dal paese nella sua esistenza e dalla necessità di proteggere colonie e kibbutz. Il dissenso dei riservisti, oltre a rendere evidente la spaccatura, ha indebolito i meccanismi di sicurezza nazionale. E ciò è stato lampante quando la sopraggiunta rinuncia dei riservisti all’addestramento annuale volontario ha, di fatto, infranto un tabù intoccabile, inviolabile: la difesa dello Stato. La gravità degli effetti certo non era sfuggita a Netanyahu che, in luglio, aveva affermato: “L’incitamento all’insubordinazione e l’insubordinazione mettono in pericolo la sicurezza di tutti gli israeliani, erodono la deterrenza contro i nostri nemici”. Peccato che lo stesso non decifrasse come fosse potuto accadere che migliaia di riservisti inviassero lettere al ministro della Difesa, dicendo di non essere disposti a combattere per un governo che definivano “dittatoriale” e specificando di aver scelto di “servire il Regno, non il monarca”. Ovvio che la leadership di Hamas abbia utilizzato la situazione per i propri fini: il risultato è sotto gli occhi sgomentati del mondo. Pur non essendo arrivate ai livelli di Israele, fenditure profonde si sono aperte negli ultimi anni anche in altre società democratiche. Il caso degli Stati Uniti è il più eloquente, con toni, nel dibattito politico pubblico, che vanno ben oltre il legittimo scontro fra avversari con idee e progetti di società diversi. L’attacco del 6 gennaio 2021 al Campidoglio – sede ufficiale dei due rami del Congresso statunitense – mostra quella specie di guerra civile strisciante, in cui è stata trasformata la politica da chi si riconosce in Trump. Lo scontro avvenuto al Congresso sugli aiuti all’Ucraina non è da meno, visto che elimina la capacità americana di fare politica estera e di difesa su un caso strategico che riguarda la sicurezza degli alleati. C’è qualcosa di uguale in Europa, non solo nell’uso che la Russia fa delle minoranze russofone fuori dai confini della Nazione per spronare lo scontro in altri paesi, ma anche nella avversione orbaniana per i principi fondamentali della democrazia. L’azione politica radicale e divisiva, caratteristica del populismo, ha già creato, in passato, le condizioni favorevoli per un conflitto civile strisciante mirante a indebolire la concordia collettiva nelle società democratiche e la risposta a un attacco dall’esterno: hanno dato il loro contributo le analisi costruite sulle falsità e la propaganda tesa all’astio per l’avversario. In democrazia, va sempre salvaguardato il pluralismo delle ideologie e degli interessi, ma questo dovere deve essere capace di proteggere dal rischio della spaccatura del corpo sociale e politico perché se no indebolisce le società democratiche nel confronto con quelle dispotiche, che negano ogni dissenso. Se si rischia l’offensiva delle monocrazie contro le democrazie, queste ultime non possono consentirsi di essere indebolite da una guerra civile politica. Pagherebbero salato, come sta accadendo a Israele.

Sport

La Nuovi Orizzonti strapazza Marigliano: la carica contagiosa delle under

Yaroslava Ivaniuk, l'immarcabile fuoriclasse ucraina - foto G. Leva
04 Mar 2024

di Paolo Arrivo

Vincere aiuta a vincere. Così, anche se la Nuovi Orizzonti non ha nulla da chiedere alla fase a orologio, perché già qualificata ai playoff, l’ultimo successo giova alla salute delle ragazze di coach Orlando. Che hanno sconfitto agevolmente la New Cap Marigliano con il punteggio di 76-43.

Un match giocato a senso unico dalle ioniche, capaci di acquisire un vantaggio in doppia cifra già nel primo periodo. Il successo sul Marigliano è figlio di un’altra grande prova corale e della intensità difensiva. Ampie rotazioni con il coinvolgimento delle under, che nel lungo intervallo sono state premiate per l’eccezionale cammino compiuto nel campionato di serie C (12 vittorie su 12 incontri, e accesso al Concentramento Interzonale U19), alla festa ha preso parte anche capitan Gismondi rientrata dopo l’infortunio. La seconda vittoria nella seconda fase del torneo del campionato di serie B rappresenta il miglior viatico per la delicatissima trasferta di Salerno in programma al Palasilvestri sabato prossimo 9 marzo.

 

Il match Taranto-Marigliano

Buona partenza delle padroni di casa (5-0), le ospiti rispondono con Fabiana Amato e Zoe Massarotti. Poi ci pensa Claudia Tagliamento a realizzare sotto canestro e dalla lunetta. La Nuovi Orizzonti può sbloccarsi, comincia a crescere il gap (18-8), grazie a Yaroslava Ivaniuk che è anche lesta a rubare palla in due circostanze, a correre e a conservare la lucidità in attacco. In questo quarto di gioco possono entrare e offrire il loro contributo anche Silvia Gobbi, Morena De Pace e Alice Turco. Quest’ultima va a segno all’inizio del secondo periodo, seguita da Alice Lucchesini, Tagliamento e Erika Martelli. Oltre alla mira, Ivaniuk ha pure una vista eccezionale: dal canestro avversario, vede Martelli in attacco e la serve con un lunghissimo e preciso lancio – la tarantina, top scorer della serata (19 pt) non ha problemi nel depositare in rete la palla. Si va all’intervallo sul 44-20.

La musica non cambia nel secondo tempo. Nell’ultimo quarto di gioco va segnalato lo show di Giorgia Cascione, a segno anche dalla lunga distanza, e i numeri di Annapia Molino nel finale. Nel mezzo, la Dinamo raggiunge il vantaggio massimo (+39, 68-29) con la solita Ivaniuk. Nella formazione di Marigliano è Lucia Mandolesi la più pericolosa, con due triple mandate a bersaglio. Lo spettacolo per Taranto viene impreziosito dalla solita cornice di pubblico che segue numeroso le partite di campionato e sostiene le ragazze con entusiasmo.

Photogallery by Giuseppe Leva

 

 

Angelus

La domenica del Papa – Più casa, meno mercato

foto Vatican media-Sir
04 Mar 2024

di Fabio Zavattaro

La sofferenza delle popolazioni in Palestina e in Israele la porta “quotidianamente nel cuore, con dolore”, per questo papa Francesco dice “basta, per favore. Fermatevi”. Legge il discorso preparato per l’angelus di questa domenica, la terza di Quaresima, quasi a voler sottolineare, nonostante l’indisposizione dei giorni scorsi, la necessità di accompagnare con la sua voce questo nuovo appello, invito a pregare per le migliaia di morti, di feriti, di sfollati. “Immani distruzioni”, dice Francesco, che hanno “conseguenze tremende sui piccoli e gli indifesi, che vedono compromesso il loro futuro”. Non è così che si costruisce un mondo migliore tantomeno la pace. Per questo chiede che riprendano i negoziati per un cessate il fuoco a Gaza e in tutta la regione, “gli ostaggi siano subito liberati e tornino dai loro cari” e “la popolazione civile possa avere accesso sicuro ai dovuti e urgenti aiuti umanitari”. Ma non dimentica la “martoriata Ucraina”, “dove ogni giorno muoiono tanti”.

Ricordando la Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione, il papa afferma che tante “risorse vengono sprecate per le spese militari; il disarmo, aggiunge, “è un dovere morale” e richiede “coraggio” per passare “dall’equilibrio della paura all’equilibrio della fiducia”.

Angelus nella domenica in cui Giovanni, nel suo Vangelo, ci propone quel passo che sbrigativamente definiamo la cacciata dei mercanti dal tempio. Nel grande spazio del tempio di Gerusalemme c’è tanta folla, si avvicina la Pasqua, e ci sono i mercanti: venditori di animali e cambiavalute.  Nelle bancarelle si poteva acquistare un animale da sacrificare, e così ci si lavava la coscienza. Gesù, quando caccia i mercanti, non si ribella contro Dio, o contro la sua presenza in mezzo agli uomini. Dice no al mercato, a quel sistema che metteva impedimenti e ostacoli all’incontro con Dio; dice no ad una religiosità esteriore, fatta di gesti ripetuti senza una vera partecipazione: “non fate della casa del Padre mio un mercato”.

Papa Francesco si sofferma sulla distinzione tra casa e mercato e dice: “nel tempio inteso come mercato, per essere a posto con Dio bastava comprare un agnello, pagarlo e consumarlo sulle braci dell’altare. Comprare, pagare, consumare, e poi ciascuno a casa sua”.

Invece nel tempio inteso come casa succede il contrario: “si va per incontrare il Signore, per stare uniti a Lui, stare uniti ai fratelli, per condividere gioie e dolori. Ancora: al mercato si gioca sul prezzo, a casa non si calcola; al mercato si cercano i propri interessi, a casa si dà gratuitamente”.

Gesù, dice il vescovo di Roma, “non accetta che il tempio-mercato si sostituisca al tempio-casa, non accetta che la relazione con Dio sia distante e commerciale anziché vicina e fiduciosa, non accetta che i banchi di vendita prendano il posto della mensa familiare, che i prezzi vadano al posto degli abbracci e le monete prendano il posto delle carezze”.

L’invito per questo tempo di Quaresima è fare “più casa e meno mercato” bussando fiduciosi alla porta del Padre “non come mercanti avari e diffidenti”. Ancora, il papa chiede che la nostra preghiera non sia “un prezzo da pagare” ma “il momento dell’abbandono fiducioso”.

Le letture di questa domenica inoltre ci fanno riflettere, con il libro dell’Esodo, sui dieci comandamenti “che non sono un pacco di proibizioni, di ‘no’ – diceva papa Benedetto XVI l’8 gennaio 2006 nell’omelia pronunciata, interamente senza testo scritto, nella Cappella Sistina – ma presentano in realtà una grande visione di vita”; sono “un ‘sì’ a un Dio che dà senso al vivere, sì alla famiglia, alla vita, all’amore responsabile, alla solidarietà, alla responsabilità sociale, alla giustizia, alla verità, al rispetto dell’altro e di ciò che gli è proprio”. I comandamenti, scriveva il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, sono la carta della libertà del cristiano: “ci liberano dai nostri piani personali e dai nostri conflitti, rendono sicuri i nostri passi, e gioioso il nostro cammino”.

Diocesi

Al Carmine di Taranto, lavori di adeguamento liturgico

04 Mar 2024

di Angelo Diofano

Venerdì 1 marzo sera, a Taranto il parroco del Carmine mons. Marco Gerardo ha presentato alla comunità parrocchiale i lavori di adeguamento liturgico in atto nella chiesa, disposti dall’arciconfraternita Maria SS.ma del Carmine su progetto dell’ing. Gianfranco Tonti.

L’intervento riguarda la rivisitazione degli spazi e specificatamente: la risistemazione della sacrestia, con spazi riservati per la preparazione del celebrante alla santa messa; il rifacimento del presbiterio, con la rimozione della pavimentazione in granito rosso, sostituita da una in marmo, dal colore in armonia con quella dell’intera navata; il nuovo battistero, ubicato nella nicchia dov’era l’Addolorata, trasferita sull’altare di Gesù Morto al posto del Crocifisso, sua volta spostato nello spazio dove si trovava il Sacro Cuore di Gesù; il nuovo luogo riservato al Sacramento della Riconciliazione ricavato dal locale precedentemente adibito a deposito, quasi frontale al nuovo battistero; la rimozione dell’esistente confessionale, nei pressi del presbiterio.

 Il priore dell’arciconfraternita, cav. Antonello Papalia, rende infine noto che è in corso di realizzazione il nuovo altare, che però non sarà copia conforme di quello demolito diversi anni addietro.