Editoriale

Se un furto in Biblioteca fa tanto discutere: al sindaco replica il consigliere Liviano

07 Set 2024

di Silvano Trevisani

Un furto con scasso avvenuto nella biblioteca “Acclavio” fa discutere e pone seri interrogativi. Precisiamo, in primo luogo, che i ladri sono penetrati nei locali della biblioteca, dopo aver rotto il vetro e hanno rubato l’incasso di distributori automatici di bevande e snack. Si tratta, quindi, di un semplice atto di microcriminalità, ma su di esso si sta sviluppando un dibattito, dopo che il sindaco Melucci, con una nota molto dura, ha stigmatizzato l’atto come un attacco alla cultura tarantina.

Una presa di posizione alla quale replica, ora, il consigliere comunale Gianni Liviano, proprio nel tentativo di dare una lettura più realistica dell’atto delinquenziale.
Secondo Melucci, infatti, “Questo deplorevole atto non solo rappresenta un danno economico (è stato rubato l’incasso dei distributori automatici di bevande e snack), ma desta sconcerto in quanto colpisce profondamente uno dei poli culturali più importanti della nostra città. Come dimostrano le numerosissime e variegate iniziative intraprese, da anni la biblioteca “Acclavio” è un luogo di conoscenza, incontro e crescita per tutta la comunità e gesti criminosi come quello verificatosi dimostrano una spiccata mancanza di rispetto e attenzione verso il patrimonio culturale che ci appartiene. Purtroppo, episodi del genere evidenziano come una parte della nostra città, in più di una circostanza, si dimostri distratta, disinteressata e non sempre apprezzi, tuteli e valorizzi adeguatamente i suoi presidi culturali che sono il motore di quel processo di rigenerazione sociale che Taranto ha avviato da anni grazie al programma tracciato dall’Amministrazione guidata dal sindaco Rinaldo Melucci”.

Nel lunghissimo comunicato Melucci invita, tra l’altro, cittadini e istituzioni, in collaborazione, perché “proseguano e rafforzino il loro impegno volto a promuovere e proteggere questi luoghi di cultura, affinché gli stessi possano continuare a svolgere il proprio ruolo educativo e sociale”.

Insomma: Melucci intravede in quest’atto, un attacco alla cultura che, in realtà, non si configura affatto come tale. Anzi: questa lettura potrebbe risultare fuorviante e, nel tentativo di esaltare impegni e luoghi culturali, perseguire un vittimismo che di solito è appannaggio di altri ambienti politici.

Al sindaco replica, come detto, Gianni Liviano, che così scrive nella sua nota: “Temo che il sindaco commetta nella sua analisi, un errore di valutazione: Il furto nel distributore automatico di bevande sito in biblioteca, è esattamente equiparabile a tutti i furti compiuti in ogni luogo e questo non perché la biblioteca non rappresenti, come giustamente il sindaco dice, la casa della cultura, ma perché per profanare un luogo bisogna che il profanante comprenda fino in fondo il valore simbolico di quel luogo e deliberatamente decida di arrecare un danno ad un elemento contenuto in quel luogo (in questo caso il distributore automatico) con il chiaro intento di arrecare in maniera simbolica, il danno al luogo stesso.
In questo caso chi ha compiuto il furto è stato probabilmente un portatore di disagio con l’obbiettivo, non di arrecare un danno simbolico alla casa della cultura tarantina, ma di prendersi quei due soldi che stavano nel distributore automatico. Egli, chiunque sia stato, a mio parere non ha proprio fatto (perché probabilmente non aveva gli strumenti valoriali e culturali per farlo) alcuna valutazione sul valore del luogo in cui si trovava il distributore. A lui interessava accaparrarsi quei soldi che stavano nel distributore, non profanare il luogo del quale probabilmente non era neanche capace di percepire l’importanza.

“Anziché esprimermi con dichiarazioni retoriche e in verità un po’ superficiali, se fossi il sindaco, mi interrogherei invece sulle cause del disagio diffusissimo nella nostra città e mi chiederei se le politiche sociali e culturali che il Comune (con risorse infinite) sta adottando, stiano davvero raggiungendo l’obbiettivo di aiutare la nostra comunità crescere e ad evolversi, fornendo risposte alle tante situazioni di disagio. Forse interrogandosi sul lavoro che in questi ormai sette anni egli e le sue molteplici giunte, hanno messo in campo, il sindaco potrebbe forse accorgersi al contrario che le politiche finora adottate potrebbero essere riviste, modificate, abbandonando per esempio la cultura degli eventi e valorizzando attenzione verso le famiglie e verso le persone in situazioni di maggiore difficoltà, attraverso processi che partano dal basso e non scelte sempre calate dall’alto che tardano ad essere inclusive verso i tanti nostri concittadini in situazione di disagio”.

Questa la dichiarazione di Liviano che certamente propone spunti realistici e interessanti. Se l’interesse verso la cultura che i cittadini di Taranto dimostrano dovesse essere proporzionale a quello dei ladri di monetine, che non hanno nessuna contezza del patrimonio librario e culturale, ci sarebbe davvero da chiedersi che il concetto di cultura perseguito dalle istituzioni sia quello che va correttamente inteso.

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