Leone XIV

Leone XIV e il ritorno del Papa a Castel Gandolfo

Castel Gandolfo (ph Siciliani Gennari-Sir
28 Lug 2025

di Lucia Lanza

Dopo ben 12 anni le porte di Castel Gandolfo, residenza estiva pontificia, sono state riaperte per ospitare Leone XIV; l’ultimo a soggiornarvi è stato Benedetto XVI, che la scelse come dimora per i primi mesi dopo la sua rinuncia. Papa Francesco, invece, decise di restare alla Domus Santae Marthae anche durante la bella stagione rendendo Castel Gandolfo un museo aperto al pubblico.

Forse non tutti sanno che la residenza di Castel Gandolfo sorge sui resti dell’Albanum Domitiani, antica villa romana appartenente all’imperatore Tito Flavio Domiziano, situata nell’area dei colli Albani.

Nei primi anni del 1200, la famiglia dei Gandolfi della casata genovese fece erigere un castello inespugnabile in cima al colle; si trattava di una rocca quadrata, con alte mura merlate e un bastione, denominata Castel Gandolfo, titolo dal quale deriva anche il nome della cittadina.

Successivamente, a partire dal 1221 sino al 1596, la proprietà passò alla nobile famiglia romana dei  Savelli, tuttavia a causa di debiti gravosi essa fu pignorata dalla Camera apostolica diventando ufficialmente, nel 1604, patrimonio inalienabile della Santa Sede.

Ad oggi la conosciamo a tutti gli effetti come alloggio estivo dove il vescovo di Roma si reca nei mesi più caldi, ma tale tradizione fu inaugurata ufficialmente da Urbano VIII Barberini, quando per la prima volta, il 10 maggio 1626 vi trascorse la sua prima estate come Pontefice. Egli durante il suo ministero fece ampliare la struttura trasformandola in Palazzo pontificio, affidando i lavori di restauro all’architetto Carlo Maderno, mentre la parte pittorica a Simone Lagi.

Le fonti raccontano che nel corso del tempo si sono susseguite diverse opere di ristrutturazione. Alessandro VII ultimò il palazzo con la facciata principale e l’ala occidentale, con il contributo del Bernini; Benedetto XIV rimaneggiò la villa con nuove modifiche e decorazioni; Clemente XIV annesse Villa Cybo estendendo il parco; Paolo V apportò lavori di restauro agli acquedotti; Pio VII e Pio VIII intervennero per recuperare la struttura dopo i danni causati dalle truppe napoleoniche; Pio XI fece costruire una nuova cappella privata e arricchì gli interni con affreschi raffiguranti testimonianze storiche.

Con la fine dello Stato pontificio, la residenza di Castel Gandolfo venne lasciata in stato di abbandono per circa 60 anni; solo nel 1929, grazie ai Patti lateranensi, tornò ad essere riconosciuta come Palazzo pontificio di proprietà della Città del Vaticano riprendendo il suo ruolo di dimora estiva.

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