Diocesi

La ‘Luce della pace’: l’esperienza del gruppo scout Taranto14

22 Dic 2025

Riceviamo e pubblichiamo questa nota del gruppo scout Taranto14 sull’arrivo della ‘Luce della pace’:
“Tra le tante iniziative di noi scout , una di queste è la ‘Luce della pace’.  Tante volte mi sono ritrovata a raccontare ai miei ragazzi com’è nata questa incredibile avventura. Dovete sapere che nella Chiesa della Natività a Betlemme vi è una lampada che arde perennemente da moltissimi secoli, alimentata dall’olio donato a turno da tutte le nazioni cristiane della Terra. E a dicembre, ogni anno da quella fiamma ne vengono accese altre e poi diffuse su tutto il pianeta come simbolo di pace e fratellanza fra i popoli. Per questa bellissima tradizione, noi scout dobbiamo ringraziare un bambino, che poco prima di Natale, andò appositamente dall’Austria nella Grotta della Natività e accese una luce dalla lampada nella Grotta di Betlemme e la riportò a Linz con un aereo della linea austriaca: era il 1986. Da allora gli scout viennesi decisero di collaborare alla distribuzione della Luce della Pace, mettendo così in pratica uno dei punti chiave dello scoutismo, l’amore per il prossimo espresso nella ‘buona azione’ quotidiana. Di anno in anno è cresciuta la partecipazione e l’entusiasmo per la consegna della ‘Luce della pace” tramite i gruppi scout.

Da sempre il nostro gruppo scout il Taranto14 della parrocchia Gesù Divin Lavoratore ai Tamburi  è presente e partecipa all’evento. La ‘Luce della pace’ 2025 è arrivata nella nostra città su di una barca a remi alla Lega navale, un luogo suggestivo e così e ricco di emozioni. Eravamo in tanti ad aspettare la luce e nell’attesa abbiamo cantato e pregato per la pace. È stata poi realizzata una grande barchetta di carta e al suo interno sono state inserite delle barchette più piccole con i pensieri di pace che i bambini e i ragazzi hanno affidato al mare.

La ‘Luce della Pace’ va diffusa a più gente possibile: ricchi e poveri, religiosi ed atei, la Pace è patrimonio di tutti e la Luce deve andare a tutti. Si vorrebbe che la luce della pace arrivasse in special modo nei luoghi di sofferenza, ai gruppi di emarginati, a coloro che non vedono Speranza e futuro nella vita. L’occasione della distribuzione può essere occasione di ‘buone azioni’: fare compagnia a chi è solo, visitare gli ammalati ecc. la Pace va portata! Come diceva papa Francesco: La pace è un artigianato: si fa ogni giorno, con le proprie mani’”.

Iniziative solidali

Prezioso supporto a Migrantes da parte di istituzioni e realtà locali

22 Dic 2025

Un significativo gesto di solidarietà ha visto coinvolti tutti i comandi di giurisdizione e numerose istituzioni del territorio, che hanno voluto esprimere la loro concreta vicinanza alla Migrantes diocesana.
Marina Militare, Scuola Carabinieri, Comando della Guardia di Finanza, Aeronautica Militare, Coordinati Ddl, Comando interregionale Marina Sud, Prefettura, Tribunale per i minorenni di Taranto e le ditte portuali hanno offerto un importante supporto, riconoscendo il valore dell’impegno sociale che la Migrantes svolge da anni nelle strade della città, accanto alle persone e alle famiglie che vivono situazioni di maggiore fragilità. Un gesto – commenta Migrantes – che rappresenta non solo motivo di gratitudine, ma anche uno stimolo a proseguire con rinnovata forza un servizio di prossimità e solidarietà, reso ancora più significativo dalla collaborazione e dalla vicinanza delle istituzioni.

Diocesi

Le celebrazioni dell’arcivescovo Ciro Miniero nel periodo natalizio

ph ND
22 Dic 2025

Riportiamo di seguito il calendario delle celebrazioni dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero nel periodo natalizio, comunicateci dall’ufficio diocesano per la Liturgia:

Mercoledì 24 dicembre

Alle ore 23.30 mons. Ciro Miniero presiederà la messa della notte di Natale nella basilica cattedrale di San Cataldo, che sarà preceduta dalla processione  di Gesù Bambino, che muoverà alle ore 23 dal Castello aragonese e giungerà in cattedrale, accolta dal canto della Kalenda.

Giovedì 25

Alle ore 11.30 mons. Ciro Miniero presiederà la messa del giorno di Natale nella concattedrale Gran Madre di Dio. Al termine l’arcivescovo impartirà la benedizione papale con l’indulgenza plenaria.

Domenica 28

Alle ore 18 mons. Ciro Miniero presiederà la celebrazione eucaristica nella basilica cattedrale di San Cataldo per la conclusione nella Chiesa diocesana dell’anno giubilare, al termine della celebrazione ci sarà il canto del ‘Te Deum’ per ringraziare il Signore dei doni spirituali dell’Anno santo.

Giovedì 1° gennaio

Alle ore 11.30  mons. Ciro Miniero presiederà la celebrazione eucaristica nella concattedrale ‘Gran Madre di Dio’.

Martedì 6

Alle ore 11.30 mons. Ciro Miniero presiederà la celebrazione eucaristica dell’Epifania nella basilica cattedrale di San Cataldo.

Iniziative solidali

Un pasto caldo per i più bisognosi

22 Dic 2025

Bellissima iniziativa quella svoltasi  nell’imminenza del Santo Natale, nei giorni scorsi con un gesto di grande generosità rivolto alle persone meno fortunate e senza fissa dimora, nell’impossibilità di procurarsi un pasto caldo. L’associazione ‘Taranto in diretta’, guidata da Angelo Galasso, insieme a In rada restaurant, di Emanuele Battista in via Garibaldi, hanno provveduto alla consegna di 27 pasti caldi. Il menù prevedeva orecchiette con acciughe, capperi e pomodorino, accompagnate da una frittura di calamaretti.

Per l’opportuna distribuzione, i pasti sono stati consegnati in singoli sacchetti alla Caritas diocesana, nelle mani della volontaria Tina Tamborrino, che quotidianamente si prende cura delle persone che vivono in condizioni di difficoltà.

Un gesto semplice ma dal valore immenso, capace di regalare un sorriso a chi, troppo spesso, non riesce più a sorridere, soprattutto nel periodo più significativo dell’anno.

Ecclesia

Card. Pizzaballa: “Dalla comunità cristiana gazawa una grande testimonianza di fede”

ph Patriarcato latino
22 Dic 2025

di Daniele Rocchi

“A Gaza ho trovato un clima molto cambiato: ci sono ancora episodi di attacchi, ma non c’è la guerra. Quindi ho visto una certa ripresa della vita e ho percepito un desiderio molto chiaro di ricominciare a vivere. Si vede più gente in giro, il cibo c’è. Bisogna riconoscere che adesso gli aiuti entrano, anche se sono soprattutto commerciali e poco umanitari”: così il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, ha commentato la sua visita alla parrocchia latina della Sacra Famiglia di Gaza che si è chiusa domenica 21 (era iniziata venerdì 19 dicembre).
In quei due giorni il cardinale ha incontrato gli oltre 400 rifugiati accolti nelle strutture parrocchiali, parlato con loro, amministrato il sacramento del Battesimo ad un bimbo di tre mesi, che è stato chiamato Marco, e celebrato sette prime comunioni. Non è mancata anche una ricognizione all’esterno della parrocchia fino alla spiaggia dove sono state collocate vaste tendopoli allagate e divelte dal vento e dalla pioggia di questi ultimi giorni. Rispetto alla sua ultima visita a Gaza, a luglio di quest’anno – effettuata insieme al patriarca greco-ortodosso, Teofilo, in seguito all’attacco alla parrocchia latina – il cardinale ha spiegato che, se da un lato, “oggi si trova un po’ di tutto e non c’è la fame, e questo va detto”, dall’altro “la situazione è pressoché invariata con la gente vive nelle tende senza nulla. Adesso, con il freddo, ciò che manca sono le coperte, le strutture per ripararsi dal vento e dalle piogge. Le condizioni di vita sono povere e ci sono un sacco di bambini per le strade, senza scuola”. “Gaza – ha aggiunto – è un po’ un simbolo oggi. Lo si voglia o no, è un simbolo del conflitto che si sta vivendo, della fatica di starci dentro e della tentazione della fuga. E la comunità cristiana di Gaza, con la sua presenza e impegno costante nell’aiutare la popolazione, è esemplare nel testimoniare che questo è quello che siamo e questo è quello che saremo. È una comunità che ha dato la sua testimonianza di fede”.

 

Tracce

Chi ascolta il pianto dei bambini?

ph Ansa-Avvenire
22 Dic 2025

di Emanuele Carrieri

Il tempo ha smesso di scorrere. Pochi hanno un orologio, ancora meno quelli che hanno un calendario: non c’è neanche un muro in piedi per conficcare un chiodo, per appenderlo. Il tempo viene scandito dalla luce del sole, c’è solo il giorno e la notte, e nessuno sa da quanto tempo è così. Nessun bambino va a scuola, perché le scuole non ci sono più. Solo giorni identici, tutti uguali, sospesi nel vuoto, nel niente, nel nulla. A Gaza la gioia del Natale non c’è, perché è stata sostituita da una realtà che sfugge a ogni umana narrazione. Nelle strade di quella che una volta era una città, non ci sono decorazioni natalizie in questi giorni: soltanto resti di case distrutte, macerie e sogni spezzati. Non si scambiano regali sotto gli alberi, ma si distribuiscono scarse razioni di cibo in lunghe file, unite al timore che le scorte finiscano prima di arrivare a tutti. Ma non è tutto: i gazawi sono imprigionati fra il freddo dell’inverno e le misere tende che non offrono protezione. I bambini giacciono sul terreno congelato, i loro volti pallidi raccontano storie di fame e di freddo. Le strade di ciò che, in passato, era un centro abitato, adesso ricoperte di fango dopo le piogge, costringono i bambini scalzi a percorrere sentieri mentre i loro piccoli piedi tremano. Le famiglie vivono in tende stracciate, circondate da pozze di acqua dopo le tempeste, mentre i bambini tentano di accendere fuochi usando spazzatura, solo per scaldarsi le mani. “Voglio smettere di soffrire”. “Voglio andare in paradiso per essere finalmente felice”. “Voglio raggiungere la mia mamma morta”. Sono parole che mai nessun bambino al mondo dovrebbe dire. Invece a Gaza, adesso, i bambini hanno la voce strozzata da queste parole. Non parlano mai di scuola, di giochi, di amichetti, non desiderano un avvenire: chiedono la morte, la morte come unica via di fuga. Perché là c’è il paradiso. Perché solo là, credono, troveranno cibo, pace e i loro cari morti sotto le bombe o fra i morsi della fame. È un paradosso raggelante: i bambini, che dovrebbero sognare il futuro, sperano invece di morire, accarezzano il suicidio. La morte come salvezza, la tomba come protezione. È accettabile che un bambino, invece di chiedere una palla o un quaderno, chieda la morte? Per giorni e giorni, questo interrogativo ha tempestato e tormentato la mia anima, la mia coscienza, il mio cuore, la mia mente. Ecco perché è arrivata la conclusione di non adagiare il Bambino nel presepe, ma di collocare un piccolo Crocifisso. “Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino che morirà poi in croce fra due ladri?”. Fu questa la domanda che rivolse Salvatore Quasimodo nella poesia “Natale”. Scusa, Maria, per l’idea di questa modifica, non ti arrabbiare, non è un affronto, non vuole essere una offesa. Quella rappresentata nel presepe è una pace che esiste solo perché scolpita nel legno, nella cartapesta, è una pace che non deve misurarsi con la storia. La pace del Natale, quando resta murata nella rappresentazione, è una pace finta, non infastidisce nessuno, non chiede nulla, non pretende conseguenze. Ma si contrappone alla realtà dell’essere umano che, dopo venti secoli, continua a tradire ciò che celebra. È nella sofferenza dell’uomo che si compie daccapo la sofferenza del Cristo, offerta per la nostra redenzione. Il mistero della nascita contiene in sé pure il mistero della Passione e della Resurrezione. Se celebrare il Natale vuole dire accogliere il Figlio di Dio che si fa Bambino e se il Figlio di Dio si presenta tuttora in ogni bambino, dimmi tu, Maria, quale sarà la forma più evangelica di accogliere il Bambino di Betlemme? Ascoltare il pianto dei bambini, di ogni bambino, è la via necessaria per riuscire ad ascoltare il pianto del Bambino di Betlemme. Ascoltare il pianto dei bambini di Gaza e dei bambini ucraini deportati in Russia, ascoltare il pianto di ogni bambino, è ciò che porta a condividere la sofferenza dell’altro, la sofferenza innocente, che apre il cuore alla compassione e perciò anche alla pace e alla riconciliazione. Forse Maria, occorre fare un passo in più, un passo un po’ più lungo: è utile ascoltare il pianto di tutti, il lutto degli uni e degli altri, il pianto di tutte le vittime di tutti i conflitti che insanguinano adesso questo mondo, con una vicinanza ed empatia da fare nostro il pianto dell’uno e dell’altro, così, attraverso noi, riavvicinare l’uno all’altro. Ma anche ascoltare il pianto dei bambini lasciati soli ad attraversare il Mediterraneo – Giorgio La Pira lo definiva “il lago di Tiberiade del nuovo universo delle nazioni” – in cerca di un avvenire negato o abbandonati nei deserti di umanità delle città e delle periferie dell’Occidente. Se si cerca la pace, se si vuole la pace, quella giusta, quella del cuore, è utile imparare ad accogliere il Dio infinitamente piccolo, distante anni luce dalla nostra umanità, che, nel Bambino di Betlemme, si fa vicino a noi, manifesta il suo amore per noi e, prima di tutto, la volontà di salvarci, accettando anche noi come figli in quel Figlio “che morirà poi in croce fra due ladri”, per rivelarci che nemmeno uno merita la morte, che nessun dolore può essere minimizzato, che la pace sarà possibile se si accoglie anche il cattivo. È davanti a tutta l’umanità che il Bambino di Betlemme piange e chiede di ascoltare il suo pianto per poter guidare noi alla pace, per poterci donare la pace che include anche giustizia, misericordia e carità, donandoci sé stesso, tutto sé stesso. Nel mistero della Passione e della Resurrezione è contenuta la più alta consolazione per tutta l’umanità: il Bambino di Betlemme, che crediamo di accogliere a Natale, ma che ogni giorno inchiodiamo nuovamente sulla croce nelle sofferenze dei fratelli, ha distrutto la morte e ha garantito a Disma, il buon ladrone, che l’ha riconosciuto sia pure in punto di morte: “Oggi tu sarai con me in Paradiso”.

Angelus

La domenica del Papa – Giuseppe, uomo giusto

ph Vatican media-Sir
22 Dic 2025

di Fabio Zavattaro

In questa domenica, che precede il Natale, l’Avvento giunge a compimento: Dio sceglie non solo di visitare, ma di vivere in mezzo al suo popolo; sceglie uno sconosciuto villaggio della Palestina, Betlemme. Sceglie ancora di nascere in una mangiatoia da una povera ragazza di Nazareth, Maria: sarà lei a dare corpo e volto all’Emanuele, Dio con noi.

Ma è anche la domenica di Giuseppe “uomo giusto” come scrive Matteo. Giuseppe viene a sapere la maternità della sua promessa sposa Maria, e, proprio perché uomo giusto, non vuole accusarla pubblicamente ma pensa di ripudiarla in segreto. Il fidanzamento ebraico costituiva un vero e proprio vincolo giuridico e la sua violazione, come si legge nel Deuteronomio, era considerata adulterio. L’evangelista, dice all’angelus papa Leone, ci presenta Giuseppe “nel momento in cui Dio gli rivela, in sogno, la sua missione. Ci propone così una pagina molto bella della storia della salvezza, il cui protagonista è un uomo fragile e fallibile, come noi, e al tempo stesso coraggioso e forte nella fede”. Giuseppe, diceva papa Benedetto XVI, è “l’uomo nuovo, che guarda con fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si affida totalmente all’infinita misericordia di colui che avvera le profezie e apre il tempo della salvezza”.

Nella prima lettura troviamo nel testo del profeta Isaia l’annuncio che questi fa al re di Giuda Acaz: “il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”. Un testo che viene spesso letto e collegato con il brano di Matteo come una profezia del concepimento verginale di Gesù.

Nasce, dunque, in un piccolo paese Gesù, una terra circondata dalle superpotenze dell’epoca: Roma, l’Egitto dei faraoni e la Persia; nasce lui stesso profugo, lontano dalla terra dei suoi genitori. “Il Figlio di Dio ‘viene’ nel suo seno [di Maria] per diventare uomo e lei lo accoglie” affermava papa Francesco. “Così, in modo unico, Dio si è avvicinato all’essere umano prendendo la carne da una donna”.

Sappiamo che Giuseppe non solo non ripudia segretamente Maria, “e così – afferma Leone XIV all’angelus – mostra di cogliere il senso più profondo della sua stessa osservanza religiosa: quello della misericordia”. Ma di più, in questo accettare la volontà del Signore “la purezza e la nobiltà dei suoi sentimenti diventano ancora più evidenti” afferma Papa Prevost; e nell’accogliere “il ruolo inaspettato che dovrà assumersi” Giuseppe “con un grande atto di fede, lascia anche l’ultima spiaggia delle sue sicurezze e prende il largo verso un futuro che è ormai totalmente nelle mani di Dio”. Così cita sant’Agostino il Papa per dire che “alla pietà e alla carità di Giuseppe nacque dalla vergine Maria un figlio e proprio il Figlio di Dio”.

“La volontà di Dio per lui – scrive Benedetto XVI nel suo libro L’infanzia di Gesù – non è una legge imposta dall’esterno, ma gioia. La legge gli diventa spontaneamente vangelo, buona novella, perché egli la interpreta in atteggiamento di apertura personale e piena di amore verso Dio, e così impara a comprenderla e a viverla dal di dentro”. E in quanto figlio di Davide, ricorda ancora Benedetto XVI, Giuseppe sa che “deve farsi garante della fedeltà di Dio”.

Ma torniamo alle parole del Papa che all’Angelus spiega come “pietà e carità, misericordia e abbandono” sono le virtù dell’uomo di Nazaret che “la liturgia oggi ci propone, affinché ci accompagnino in questi ultimi giorni di Avvento, verso il Santo Natale”. Atteggiamenti importanti, li definisce, che “educano il cuore all’incontro con Cristo e con i fratelli, e che possono aiutarci ad essere, gli uni per gli altri, presepe accogliente, casa ospitale, segno della presenza di Dio”. L’invito di Leone XIV è di non “perdere occasione per praticarli: perdonando, incoraggiando, dando un po’ di speranza alle persone con cui viviamo e a quelle che incontriamo; e rinnovando nella preghiera il nostro filiale abbandono al Signore e alla sua Provvidenza, affidandogli tutto con fiducia”.

Angelus nella domenica in cui bambini e ragazzi sono in piazza per la benedizione delle statuette del presepio. L’auspicio del Papa è che “tutti i bambini del mondo possano vivere nella pace che “esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace – scrive il pontefice nel messaggio per la giornata del primo gennaio – ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida ‘basta’, alla pace si sussurra ‘per sempre’”. Scrive ancora Leone: “anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace. Come la sera di Pasqua Gesù entrò nel luogo dove si trovavano i discepoli, impauriti e scoraggiati, così la pace di Cristo risorto continua ad attraversare porte e barriere con le voci e i volti dei suoi testimoni”.

Natale a Taranto

La processione a mare nella notte della Vigilia di Natale

ph G. Leva
22 Dic 2025

di Angelo Diofano

Ritorna la processione a mare di Gesù Bambino che si terrà la notte della Vigilia di Natale, organizzata dalla basilica cattedrale di San Cataldo.
S’inizierà alle ore 22 circa dalla chiesa di San Giuseppe, in via Garibaldi (la ‘marina’) da dove il Bambinello sarà accompagnato dalle confraternite della città vecchia e dalla banda musicale Santa Cecilia diretta dal m° Giuseppe Gregucci, percorrendo via Garibaldi, piazza Fontana, ponte di pietra e piazzale Democrate. Quindi, un breve momento di riflessione e di preghiera cui seguirà l’imbarco sulla motonave messa a disposizione da Kyma Mobilità. Dopo un breve tragitto attraverso Mar piccolo e il canale navigabile, l’approdo sarà alla banchina del Castello aragonese, nella cui cappella di San Leonardo si ricomporrà nuovamente il corteo.
Accompagnato dai vogatori del ‘Palio di Taranto’ con i remi in spalla, la processione giungerà, attraverso via Duomo, fino alla Cattedrale dove, alla mezzanotte, avrà inizio la messa della Notte di Natale presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

È possibile richiedere il biglietto gratuito per la traversata a mare alla chiesa di San Giuseppe il 22 e 23 dicembre dalle ore 17.30 alle 19.30;
per informazioni, inviare mail a: santamariadicostantinopoli@confraternite.taranto.it

Diocesi

La Natività, segno della speranza e della luce che Dio dona all’umanità

19 Dic 2025

di Lorenzo Musmeci

In un’atmosfera gioiosa e di grande partecipazione, sì è svolta nella parrocchia San Roberto Bellarmino, la cerimonia di accensione e benedizione del presepe parrocchiale. L’occasione ha visto la partecipazione congiunta delle docenti e degli alunni dell’ic Carrieri-Colombo i quali, esibendosi tra gli applausi dei compagni e dei presenti, hanno eseguito una serie di brani (cantati e strumentali), tratti dal repertorio musicale classico.                        

Nel saluto introduttivo, il parroco don Antonio Rubino, ha sottolineato l’importanza che la Natività rappresenta per i cristiani e per le loro tradizioni. Il presepe contempla il mistero dell’Incarnazione di Dio nel grembo della Vergine Maria: ” Dio che si avvicina all’uomo e che si fa uno di noi entrando nella nostra storia con la piccolezza di un bambino“.                            “Rivivere quell’ Avvenimento – ha proseguito – significa riscoprire la necessità per ognuno di noi, di cercare momenti di silenzio e di preghiera e per ritrovare noi stessi entrando in comunione con Dio.

La fede, la cultura, la festa e la benedizione della Natività, sono l’espressione di una necessità che accomuna tutti: incontrare l’amore e la tenerezza di Dio che continua a venire incontro all’umanità per la sua salvezza”.     La collaborazione tra parrocchia e scuola rappresenta uno dei momenti fondamentali di crescita comunitaria, “la festa dello stare insieme evoca – ha detto il Dirigente scolastico prof. GiovanGualbertoCarducciricordi personali  ma soprattutto, offre l’imput a voler condividere esperienze per costruire insieme la comunità.

La scuola è un mondo nel quale si sta insieme – ha proseguito il prof. Carducci se il Natale (nella sua dimensione religiosa), recupera questo significato di fondo attraverso il dialogo e la collaborazione allora, l’epoca, decisamente difficile in cui viviamo, può assumere connotazioni tali da fare ben sperare nel comprendere più a fondo la forza dello stare insieme“.

Migliorare i legami sociali e la partecipazione attiva, specialmente tra i giovani, è motivo di speranza non solo per la costruzione della propria vita sociale, ma anche perché conoscere, approfondendo per capire più a fondo il significato della Nascita di Cristo, vuol dire non relegarlo ad un ruolo puramente culturale e dunque, figurativo. Cristo che nasce è l’essenza delle promesse fatte da Dio al popolo d’Israele e per esso all’umanità. Dio si, salva Israele dalla schiavitù ma salva noi dalla schiavitù delle tenebre.

 

Città vecchia

Così sarà la nuova piazza Castello Poi toccherà a piazza Fontana

19 Dic 2025

di Silvano Trevisani

Un volto nuovo per la Città vecchia. È quanto si propone il progetto di rigenerazione urbana che, partito dal 2018, prosegue entrando ora in una nuova fase esecutiva. Ancora non completamente smaltito il dibattito che aveva caratterizzato la fare progettuale, con le prese di posizione nette contro alcuni interventi, come quello riguardante piazza Fontana, in cui insiste la fontana di Carrino, e che vide una vera a propria sollevazione di associazioni culturali, ora con la giunta Bitetti si dà un’accelerata alla realizzazione delle opere fondamentali che riguardano: 1. Riqualificazione Piazza Castello; 2. Riqualificazione e recupero delle pavimentazioni storiche di Via di Mezzo e via Duomo; 3. Riqualificazione di Piazza Fontana; 4. Ripristino e rifacimento della pavimentazione in basolato di Largo Arcivescovado; 5. Nuovo Waterfront di via Garibaldi; 6. Restyling delle Mura Aragonesi: 7. Realizzazione della linea BRT; 8. Sostituzione del Ponte Girevole.

Anche piazza Fontana, quindi, sarà oggetto di rifacimento, ma non sappiamo ancora se le osservazioni, contenute in un documento sottoscritto da intellettuali e associazioni, furono tenute in conto oppure archiviate.

Il rifacimento di piazza Castello è oggetto ora dell’informativa diffusa dall’Amministrazione. Il finanziamento risale alla delibera Cipe n. 10/2018 – piano operativo cultura e turismo (fondo sviluppo e coesione 2014-2020) elaborato da un gruppo di progettisti e affidato alla i.RES. S.r.l – Infrastrutture & Restauri di Venafro (Isernia), per un importo di circa 2 milioni di euro.

Proprio da un progetto di Nicola Carrino prenderebbe ispirazione, apprendiamo, il disegno della nuova piazza, così com’è spiegato nella scheda progettuale: “Il progetto prende ispirazione dall’intervento progettuale di Nicola Carrino (si tratta di un disegno progettuale conservato nella collezione del Crac Puglia, ndr) che rappresenta un’ipotesi di riassetto dell’area attigua all’antico Tempio Dorico nel quale le colonne diventano il cuore compositivo dello spazio. Disposte in modo da creare una forma ellittica, riorganizzano l’intero ambiente grazie a un fondale circolare che trasforma lo spazio in una sorta di scena architettonica. Si genera, così, un’ampia area pedonale a servizio degli edifici pubblici che vi si affacciano quali il Municipio e il Castello Aragonese”.

Il progetto prevede la creazione di un’area pubblica caratterizzata da una spiccata integrazione tra spazio pubblico, presenze storico architettoniche e paesaggio naturale: è quello che il progetto si propone attraverso l’ampliamento delle aree pedonali, la riorganizzazione della viabilità e la realizzazione di nuovi giardini. Sono cinque giardini tematici che dialogano tra loro e con le emergenze storico-architettoniche. I toponimi pescano nel mito: il Giardino di Falanto, concepito come nuova piazza istituzionale affacciata sul Municipio e sul Castello, ispirato agli studi di Nicola Carrino sulle colonne doriche; il Giardino dei Taras, che funge da filtro verde tra la viabilità e l’area pedonale; e il Giardino degli Ulivi, spazio più raccolto dedicato alla sosta e alla socializzazione, caratterizzato dal recupero delle basole storiche rinvenute sotto le pavimentazioni esistenti.

Spiccano, di fronte a Palazzo di città, i giochi d’acqua ai quali si augurano un destino migliore rispetto a quelli realizzati una ventina d’anni fa sull’affaccio a Mar Grande, sugli spalti sottostanti la Ringhiera.

Musica sacra

Concerto corale al Rosario di Talsano

19 Dic 2025

Domenica 21 dicembre alle ore 19.30, si terrà un concerto di musica sacra nella chiesa del Rosario di Talsano nell’ambito della 19ᵃ rassegna natalizia di concerti corali intitolata ‘Nativitas Puglia’, organizzata dall’Associazione regionale dei cori pugliesi in collaborazione con la Federazione nazionale delle associazioni regionali corali e i cori di Puglia con il sostegno del ministero della Cultura e della Regione Puglia.
Il concerto ospitato dal parroco don Armando Imperato si intitola ‘Venite, adoriamo’ e vedrà protagonista uno dei più apprezzati gruppi vocali della nostra provincia, il coro ‘Harmonici concentus’, diretto dal m° Palmo Liuzzi, fondatore di questo gruppo vocale i cui brani sono eseguiti in Italia e all’estero.
Il programma sarà basato interamente sull’esecuzione ‘a cappella’ di musiche mariane, di Avvento e natalizie, alcuni delle quali scritte da affermati compositori e dedicate proprio a questo coro, che ne ha già tenuto la prima esecuzione assoluta, dando nelle proprie esibizioni spazio e risalto anche alla produzione corale contemporanea, con l’interpretazione di brani di autori quali Carlotta Ferrari, Roberto Brisotto, Fausto Fenice e lo stesso Palmo Liuzzi.

Il cartellone confluisce poi in quello nazionale, costituito da circa 1300 concerti che in questo lasso di tempo vengono effettuati in tutte le regioni italiane.

Ricordo

Pulsano, in memoria di don Franco Limongelli

19 Dic 2025

Su richiesta della ‘Limongelli Basket Pulsano’, domenica 21 dicembre al santuario della Madonna di Lourdes, a Pulsano, la santa messa delle ore 11.30 sarà celebrata in memoria di don Franco Limongelli, l’amato parroco scomparso quarantasei anni fa.
La comunità parrocchiale è lieta di unirsi alla preghiera per l’indimenticato presbitero al quale, al termine della celebrazione, dedicherà il salone parrocchiale per custodire con affetto riconoscente la sua memoria.