Ilva, Vestas, Hiab, ex Tct, Arsenale… Taranto al limite del “collasso sociale”
Resta molto complicata la situazione dell’Ilva a pochi giorni dall’annunciata chiusura dell’accordo di vendita del gruppo alla finanziaria americana Flacks. Così come delicate restano molte altre vertenze aperte sul territorio tarantino, gravato da nubi minacciose che ne fanno una vera e propria emergenza nazionale. rRiguardano, in varia misura e gravità, i 300 lavoratori ex Tct, per i quali stanno per scadere le misure di sostegno, parte dei lavoratori della Vestas che dovrebbero trasferirsi a Melfi, i circa 100 dipendenti della Hiab, che aspettano di capire se c’è davvero una proposta alternativa. Ma molte altre sono le vertenze aperte, come quelle riguardanti i lavoratori della sanità e soprattutto indiretti (vedi Sanità Service), dei call center o dei settori produttivi militari, a cominciare dall’Arsenale. Per non parlare dei lavoratori dell’appalto Ilva, il cui futuro è appeso a un filo.
“La politica locale e regionale – sostiene il coordinatore della Uil di Taranto, Gennaro Oliva – deve assumersi fino in fondo la responsabilità di incidere. Chi governa questa città e questa regione, a partire dal sindaco di Taranto Piero Bitetti e dal neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, non può restare a guardare o limitarsi a subire decisioni prese altrove. Taranto è al limite del collasso sociale. Servono scelte coraggiose, un confronto vero con le imprese e un piano industriale credibile. Senza lavoro non c’è futuro, e senza futuro non c’è coesione sociale”.
Ma partiamo proprio dall’Ilva, per la quale l’unica proposta d’acquisto accreditata, che prevede un investimento di 5 miliardi per la decarbonizzazione, fa leva alla presenza dello Stato con il 40% del capitale sociale, ma non può allo stato attuale disporre di una struttura tecnica aziendale in gradi di gestire nell’immediato la transazione. Flacks, infatti, è solo un gruppo finanziario d’investimento, che ha colto sì la convenienza di un’operazione industriale che parte a costo zero, ma non potrebbe mettere subito mano, non sapendo assolutamente cosa sia una produzione siderurgica e come si faccia l’acciaio. È per questo, infatti, che il governo ha chiesto al presidenti degli industriali siderurgici italiani, Antonio Gozzi, di sondare i colleghi per capire se ci sa qualcuno disponibile ad affiancare Flacks nella gestione dell’azienda. Cosa che appare, allo stato attuale, complicata e comunque bisognevole di tempi lunghi e verifiche. Insomma: c’è il rischio concreto che, se la cessione venisse completata, come annunciato, nei primi mesi dell’anno, si possa continuare con una navigazione a vista, cosa molto pericolosa date le condizioni strutturali degli impianti.
Sulla situazione de appalto e indotto, intanto, per i quali si fanno più concrete le minacce di un forte ridimensionamento, interviene con una nota accorata il responsabile della Fim-Cisl per il settore, Paolo Panarelli: “La situazione attuale sta generando un clima di instabilità sociale, economica e occupazionale: famiglie e imprese sono costrette a vivere nell’incertezza, senza prospettive chiare per il futuro. È inaccettabile che si debba ancora scegliere tra lavoro e salute. Taranto ha diritto a entrambi, e non può essere condannata a vivere di soli ammortizzatori sociali o di una precarietà insostenibile. Le aziende dell’indotto, molte delle quali non riescono ad accedere adeguatamente agli strumenti di sostegno, rischiano di chiudere,aggravando ulteriormente il già fragile tessuto produttivo del territorio. Non possiamo permettere che Taranto si trasformi in una città mediocrità, rassegnata alla crisi industriale e all’abbandono”.
Prosegue, intanto, la protesta dei lavoratori della Vestas, dopo le capziose rassicurazione che l’azienda ha fatto al sindaco: che non fosse tutta l’azienda a doversi trasferire altrove, era un fatto già noto e averlo ribadito al primo cittadino non ha fatto che aggravare il malcontento dei lavoratori dei settori che invece sono candidati a lasciare Taranto. E che ora manifestano in maniera clamorosa in azienda. Una dura presa di posizione viene dai vertici del Partito socialista: “Queste aziende che tanto hanno avuto dal territorio in termini di disponibilità di aree industriali e portuali, di incentivi, di agevolazioni fiscali hanno, verso questa città, un debito morale e devono rispettare il territorio ed i lavoratori che di quel territorio sono espressione. Avanti-PSI Taranto si unisce ai lavoratori Vestas ed ai sindacati nella loro lotta e sollecita un intervento forte delle istituzioni che devono richiamare l’azienda al rispetto dei lavoratori e del territorio”.
Insomma: la situazione industriale tarantina ha assunto una gravità senza precedenti e avrebbe bisogno di una gestione unitaria e consapevole a tutti i livelli. Ne va del futuro del territorio, che già paga da anni la crisi con un ridimensionamento anche demografico molto preoccupante.




