Tracce

Inseguiamo Abascal?

Abascal (Reuters/Avvenire)
16 Feb 2026

di Emanuele Carrieri

La ricetta è semplice e, del resto, che cosa ci si poteva aspettare? Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge circa la applicazione del patto UE sulla migrazione e l’asilo, ma ha preso la palla al balzo per una stretta nazionale su sicurezza e rimpatri. Fra i punti chiave della misura il “blocco navale”, per combattere l’arrivo di navi straniere in acque territoriali italiane, ma solo per i seguenti motivi: “Nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, l’attraversamento del limite delle acque territoriali può essere temporaneamente interdetto con delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno”. È una versione alleggerita e semplificata del famoso blocco navale con il quale la maggioranza di governo aveva vinto le elezioni tre anni e mezzo fa. Era quello che contemplava lo schieramento, in mare, di fregate e di pattugliatori e, in cielo, di aerei intercettori e di cacciabombardieri. Ma allora, e ora più di allora, le disponibilità economiche dello Stato sono erano, e sono, poche e insufficienti. La strada imboccata – l’unica conosciuta – è sempre quella degli arrivi da controllare, ispirata alla solita spettacolarizzazione degli annunci propagandistici. Quello che avanza è, invece, il principio delle partenze forzate, “garbatamente” raggruppate con il nome di remigrazione, che in breve significa rispedire nel proprio paese (questo è il migliore dei casi, a fronte dell’invio in Uganda attuato dal governo olandese), e senza troppi complimenti, chi è arrivato nel nostro Paese in fuga non soltanto da conflitti e dittature, ma anche da fame e disperazione. Ma rispedire, e come? E con quali costi? Al disopra di tutto, con quanta violazione dei diritti umani? Di fronte a un problema così serio, il disegno di legge approvato è un salto di livello che si può trasformare in comportamenti anti democratici da parte degli apparati dello Stato. Gli avvenimenti, più o meno recenti, relativi alla famigerata ICE, sponsorizzata da Trump, ha dato corpo ai più brutti sogni angosciosi. Basta avere delle caratteristiche somatiche non conformi al suprematismo e si può essere arrestati direttamente per strada. E vale anche per Liam Conejo Ramos, di soli cinque anni, bloccato dai giannizzeri dell’ICE, che lo hanno utilizzato come esca per catturare il padre. Ma ci sono stati casi nei quali non è bastato avere la pelle chiara: Renée Good e Alex Pretti sono stati assassinati sulla pubblica via, davanti a decine di testimoni, armati di cellulari che filmavano. Si può, in definitiva, procedere a una esecuzione sommaria, seduta stante. Tutto ciò che è capitato a Minneapolis indica la differenza sostanziale fra le semplificazioni demagogiche e la realtà nuda e cruda. In definitiva, il distacco e la lontananza che separa le tante fandonie elettorali e le severe lezioni impartite dalla concretezza. In una società globalizzata, caratterizzata da un mercato unico in cui si produce e si vende a livello mondiale, da una espansione di idee e di culture rapidissima, da una fusione di stili di pensiero e di vita, lo spazio di agibilità è molto ristretto. I problemi dei flussi migratori non sono inventati e lo sanno molto bene i cittadini di tutte le periferie del mondo, che pagano la fallita integrazione e la convenienza di tanti, troppi a lasciare le cose esattamente così come sono. Senza dubbio, Trump ha a disposizione una enorme forza economica e grandi poteri esecutivi e li impiega con molta spregiudicatezza illiberale, mettendo insieme, con notevole uso di mezzi finanziari e militari, numeri che talvolta sembrano dargli ragione. L’immigrazione clandestina negli Stati Uniti è diminuita vistosamente sotto la sua presidenza. E a quale prezzo? E ancora, che cosa si può dire della foto della segretaria alla Sicurezza Kristi Noem, ritratta in un carcere di El Salvador davanti a un gruppo di remigrati seminudi ammassati dietro le sbarre di una gabbia? È evidente che questi sono temi estremamente laceranti che però richiedono una ragguardevole dignità a tutta la politica. E se poi parlare di dignità può sembrare buonista e si vuol essere, a tutti i costi, concreti, pragmatici e pure realistici, bisognerebbe, se non altro, guardare l’economia e il lavoro, che richiedono intelligenze e forza lavoro, ma anche più consumi e più proventi per le casse dello Stato. È il ragionamento che, in piena ondata remigratoria, ha fatto il primo ministro spagnolo Sanchez, che ha accordato e senza tanta burocrazia cinquecento mila permessi regolari, in un quadro che segnala, già ora, più del quaranta per cento di nuovi posti di lavoro per gli immigrati. Avrà ben qualcosa a che fare sul ruolo di nuova locomotiva europea rivestito dalla Spagna, che, in questa fase, viaggia al triplo della media europea e al quadruplo dell’Italia. E tutto questo accade mentre il presidente del partito spagnolo di estrema destra Vox Abascal attacca Sanchez, perché “favorisce l’invasione”. Nel nostro Paese, qualcuno ha già colto la palla al balzo e sostiene apertamente la remigrazione. Sembra il remake della serie televisiva Zorro, trasmessa all’interno della TV dei ragazzi negli anni sessanta. Ogni episodio finiva sempre nello stesso modo, con il goffo sergente Garcia che impartiva l’ordine: “Inseguiamolo!”. Allora era Zorro, ora è Abascal.

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