Diocesi

La lunga notte della Madre: il concorso fotografico

Organizzato dalla confraternita Maria SS. Addolorata e San Domenico

24 Feb 2026

di Angelo Diofano

“La lunga notte della Madre: Racconto della ‘Notte’ in cinque scatti” è il titolo della quarta edizione del concorso fotografico dedicato al suggestivo Pellegrinaggio dell’Addolorata, che si svolge dalla notte del Giovedì Santo a Taranto, organizzato dalla confraternita Maria SS. Addolorata e San Domenico.
È un invito a raccontare, attraverso cinque scatti, le emozioni, il silenzio, la fede e le sfumature religiose e sociali della notte più intensa della nostra tradizione. Le foto, in formato .jpeg, dovranno essere inoltrate entro le ore 20 del 2 marzo all’indirizzo email confaddolorata.taranto@gmail.com, con acclusa la scheda di partecipazione riportata nel bando di concorso  (vedi pagina facebook della confraternita). La partecipazione è gratuita ed è aperta a tutti gli amanti della fotografia.

Gli elaborati pervenuti saranno esposti nella mostra allestita nella chiesa di San Domenico nei giorni 18 – 19 – 20 marzo. La premiazione avrà luogo durante il Concerto del Lunedì di Passione, il 23 marzo, sempre in San Domenico. “Raccontiamo insieme La lunga notte della Madre. La tradizione continua. La memoria si custodisce. L’emozione si immortala” – commentano gli organizzatori del concorso, invitando alla partecipazione.

 

Settimana della fede

Le parole riconciliate

Ha preso il via ieri sera – lunedì 23 febbraio – in Concattedrale, la 54ª edizione della Settimana della fede con la relazione di Rosy Russo, figura del panorama internazionale della comunicazione e della formazione

ph G. Leva
24 Feb 2026

di Paolo Simonetti

La prima serata della Settimana della fede – edizione 2026 – si è aperta con una presenza veramente speciale: Rosy Russo, figura di notevole spessore nel panorama internazionale della comunicazione e della formazione. 

‘Disarmare le parole’, tema dell’incontro svoltosi in Concattedrale nella serata di lunedì 23 febbraio, è anche il programma culturale, sociale e formativo della Russo, che è fondatrice di ‘Parole O_stili’, un progetto sociale di sensibilizzazione sull’utilizzo delle parole, che ha l’ambizione di ridefinire lo stile con cui le persone stanno in Rete, diffondendo l’attitudine positiva a scegliere le parole con cura e la consapevolezza che le parole sono importanti. Dal 2017 ‘Parole O_Stili ‘ lavora a stretto contatto con il mondo della scuola secondo gli obiettivi appena richiamati. La relatrice è anche ideatrice di ‘MiAssumo,’ piattaforma gratuita per l’orientamento degli studenti. È membro del gruppo di lavoro sul fenomeno dell’odio online, istituito dal ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

Le parole di Rosy Russo hanno segnato l’ingresso nel tema scelto per l’edizione di quest’anno: ‘Verso una pace disarmata e disarmante’, tratto dalle parole pronunciate dal santo padre Leone XIV al momento della sua presentazione in piazza San Pietro.

Dopo l’introduzione della serata da parte di mons. Gino Romanazzi, la relatrice è entrata subito nel merito del tema definendosi la “mamma” del ‘Manifesto delle parole non ostili’, nato circa nove anni fa da un incontro tra amici che desideravano migliorare le relazioni online e offline. Il progetto è cresciuto fino a coinvolgere migliaia di persone, aziende, scuole e oltre 400 sindaci, ricevendo anche citazioni da Papa Francesco. Il manifesto consta di 10 principi semplici, scritti in prima persona, per sottolineare l’impegno individuale nel comunicare con consapevolezza.

“Che problema abbiamo con le parole oggi?”. Per rispondere a questa domanda, Rosy Russo ha enumerato una serie di dati a tratti sconfortanti: otto italiani su 10 non capiscono come distinguere una notizia vera da una falsa; 1 milione di giovani vive problemi a causa del cyberbullismo. Le persone, pur comprendendo il significato delle parole, non ne avvertono il peso emotivo. Si assiste alla normalizzazione del linguaggio violento che dai social si riversa nella realtà. Gli esempi di ostilità non mancano, anche in recentissimi fatti di cronaca, come i commenti violenti che hanno coinvolto Francesca Lollobrigida vincitrice della medaglia d’oro nel pattinaggio di velocità, colpita per aver festeggiato la vittoria abbracciando il figlioletto.

Ma come si possono disarmare le parole? Innanzitutto la relatrice si è detta convinta che è possibile farlo, “ma dipende soprattutto da noi e dalla consapevolezza del cambiamento d’epoca che stiamo vivendo. Un modo per farlo è usare meno le “o”, che polarizzano (spesso spinti dagli algoritmi digitali), e più le “e”, che uniscono e creano comunità. Dobbiamo imparare a rispondere con la testa o con il cuore, evitando di reagire solo “di pancia”. In questo processo, il silenzio è fondamentale: come dice il decimo principio del ‘Manifesto della comunicazione non ostile,’ il silenzio comunica e ci aiuta a scegliere le parole da non dire, permettendoci di rispondere magari il giorno dopo in modo diverso e più sensato. Bisogna saper ascoltare lo sguardo, cioè imparare a “leggere” le persone e il bagaglio che portano con sé, non solo le parole”.

Un aspetto nuovo di questo cambiamento d’epoca, che papa Francesco aveva colto e descritto già diversi anni fa, sta proprio nel nuovo rapporto tra le generazioni: oggi convivono molte generazioni che faticano a comprendersi. Si vive un tempo di ‘permacrisi’, cioè un periodo prolungato di instabilità e insicurezza.

“Credo sia un problema soprattutto degli adulti, – continua Rosy Russo – se oggi i ragazzi vivono emergenze legate ad ansie e salute mentale, è anche perché noi adulti non riusciamo a essere esempi credibili nel modo di relazionarci. Abbiamo la responsabilità di prenderci cura di questo aspetto in prima persona”. “Proprio per questo, riferisce – oltre a incontrare milioni di ragazzi, lavoriamo molto nelle aziende per raggiungere gli adulti. L’obiettivo non è solo aiutare a scegliere il futuro, ma soprattutto scegliere chi si vuole essere, offrendo ai ragazzi una fotografia delle proprie competenze basata su quelle chiave dell’Unione europea”.

Il punto di arrivo di questo faticoso processo che coinvolge l’intera società è creare una comunità accogliente dove la qualità delle parole apra spazi di cura e felicità condivisa.

Nelle parole della preghiera pronunciata dall’arcivescovo si può trovare la chiave di lettura dell’intensa e molto partecipata prima serata: “La pace, prima di essere un progetto politico o sociale, è una forma del linguaggio: nasce da parole riconciliate, veritiere, non violente. La Scrittura insegna che la lingua può ferire come una spada oppure guarire come balsamo (Cf. Pro 12,18).

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

Città

La città è tutta un cantiere, perché? Ne parliamo con l’assessore Patronelli

24 Feb 2026

di Silvano Trevisani

La città è tutto un cantiere, in questi mesi. Lavori impiantistici di varia natura ma soprattutto lavori destinati alla linea Brt di trasporto urbano veloce stanno creando disagi ma anche dubbi nella cittadinanza. Il Comune, da parte sua, proprio sul Brt sta tenendo una serie di incontri con la cittadinanza per illustrare il progetto e valutare le criticità. A coordinare questi incontri è l’assessore all’Urbanistica e alla mobilità, Giovanni Patronelli. Lo abbiamo incontrato durante il lavori del convegno sulla ristrutturazione di Palazzo D’Ayala e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Il Comune sta portando avanti, in questi mesi, molti progetti ereditati, come quelli che riguardano la città vecchia, e in particolare molto stabili di pregio, a partire da Palazzo D’Ayala, ma soprattutto il BRT, per il quale lei sta coordinando gli incontri di interlocuzione con la città. Si tratta di un intervento invasivo, ma quanto è proporzionato a una città che si va anche svuotando anno dopo anno e che diventa più leggera anche nel traffico?

La domanda è interessante. Voi giustamente fate una considerazione statistica: se negli anni passati la città si è svuotata di tot migliaia di abitanti, figuriamoci in futuro cosa può succedere. Ma è dimostrato in tutte le città del mondo dove è stato realizzato un intervento così importante come il Brt, quindi il trasporto pubblico di massa, che è avvenuto esattamente il contrario rispetto a quello che è successo a Taranto negli ultimi 10 anni. Ovvero: si è ritornati a popolare il centro cittadino. Questo proprio per la facilità di collegamenti tra le periferie e il centro. Quindi, se è avvenuto in tutte le città del mondo, mi sono sicuro che avverrà anche per la città di Taranto. Chiaro è che nel momento in cui abbiamo dei disagi per il commercio, per la popolazione residente che magari non trova posti auto, (e ulteriori posti auto magari potrebbero saltare per la realizzazione del BRT), dobbiamo dare delle risposte chiare e le daremo, non dico nell’immediato, ma ci stiamo lavorando in maniera importante. E questo già dal 7 luglio, da quando il sindaco mi ha investito dell’onore di essere un assessore di questa amministrazione. E da allora che, in maniera particolare, sto studiando, valutando con indicazioni competenti, una serie di aree da destinare al parcheggio e, in questo senso, ci sono stati anche degli atti importanti che la giunta ha adottato. In particolare la delibera di giunta la numero 256 del dicembre ultimo scorso, con la quale noi apriamo, attraverso una manifestazione di interesse a tutti i proprietari di immobili e di terreni, la possibilità di interloquire con l’amministrazione per destinare aree a parcheggio.

A proposito dei parcheggi, negli ultimi giorni ci sono state un po’ di polemiche con associazioni e sindacati per le decisioni relative agli stalli per i disabili e ai parcheggi per i residenti. Apprendo che anche gli ultimi giorni è stato presentato un ulteriore progetto di revisione dei parcheggi.

In realtà noi siamo già lavorando da ottobre 2025 al nuovo regolamento della sosta. Il regolamento della sosta deve essere rivisitato nella sua totalità, sia per effetto della realizzanda opera Brt, sia per effetto di quelle che saranno le nuove linee complementari, ovvero: gli attuali bus, che andranno a innestarsi assieme alle due dorsali principali, in linea rossa e linea blu, per costruire in maniera più capillare quello che sarà il percorso del trasporto pubblico locale che raggiungerà tutte le parti, anche le più periferiche della città. Quindi, in relazione a quello che sarà il nuovo assetto infrastrutturale in futuro, noi andremo a rivedere tutte quelle aree che oggi sono identificate in zone ABC… e quant’altro e magari in nuove zone, per andare a calmierare meglio quelle che possono essere le misure più utili alla popolazione. In merito alle ultime vicende, mi sento di dire che nessuno si deve sentire escluso. A volte può capitare che ci sia una svista, ma non sono sviste fatte in malafede e le azioni correttive sono sempre possibili. E noi ci stiamo lavorando mettendoci la faccia.

Oggi si parla di Palazzo D’Ayala, ma il Comune ha a che fare con tanti edifici importanti che aspettano soluzioni da anni, a partire da Palazzo degli uffici…

Per il quale però posso annunciare che siamo vicini alla ripresa dei lavori almeno per quanto riguarda la facciata esterna: siamo alla fase di progettazione esecutiva e molto probabilmente andremo al bando attorno ad aprile. Il cantiere si potrà avviare prima dell’estate. La riqualificazione delle facciate estere potrà dare respiro e liberare da quei pesanti ponteggi che circondano questo immenso palazzo che sta nel cuore della città, e dare così il giusto valore al Borgo.

Ma poi ci sono ancora Palazzo Frisini, Palazzo Troilo, Palazzo D’Ayala… Sembra vi sia una fase di ripensamento complessivo.

In un certo senso è proprio così. Ho già detto che il Comune non può farsi carico della ristrutturazione e gestione di tutti i suoi stabili. Per questo è stato progettato un utilizzo misto pubblico-privato di Palazzo D’Ayala. C’è stato un intervento del vicesindaco per una mozione riguardo all’università. Molti di questi palazzi saranno restituiti alla città come contenitori culturali con vocazione universitaria. Ci sono interlocuzioni in atto anche con il Politecnico, per la delocalizzazione da Paolo VI alla Città vecchia. Il percorso per ottenere l’autonomia dell’università di Taranto è ancora lungo ma dobbiamo impegnarci a ottenerla, e per questo sono necessarie le infrastrutture. Sono sicuro che tanto la Città vecchia che il Borgo torneranno a essere più attrattivi. Naturalmente è necessario realizzare tutta una serie di infrastrutture standard che oggi proprio in quei quartieri sono carenti, e soprattutto in Città vecchia.

Cultura

ll convegno del ‘Lazzati’: Rivedere le relazioni cittadine alla luce della Trinità

23 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Il percorso avviato dal Centro di cultura per lo sviluppo ‘G. Lazzati’, in collaborazione con l’Università e la Camera di commercio con il convegno/forum del 2022 intitolato ‘Manifesto per una riforma del pensare’, ha toccato un nuovo traguardo con l’incontro svoltosi il 20 febbraio all’Università. Occasione è stata la presentazione del volume ‘Sguardi trinitari sul sociale. Per un nuovo pensiero agente nel territorio’, Cacucci editore.

Il percorso avviato sull’ontologia trinitaria, prospettiva filosofico-teologica che interpreta l’essere, la realtà e le relazioni alla luce del mistero cristiano della Trinità, concepisce la realtà non come statica o solitaria, ma come intrinsecamente dinamica, relazionale e plurale, superando modelli puramente sostanzialisti, ed abbraccia ogni ambito, sia esso concettuale o pratico. Bisogna cioè guardare all’insieme perché insieme si può costruire un nuovo mondo.

Ad approfondire il tema, nell’incontro aperto dall’arcivescovo Ciro Miniero e coordinato da Gabriella Ressa, assieme agli autori: Piero Coda, segretario generale della Commissione teologica internazionale e Antonio Incampo, ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Bari, gli interventi autorevoli di: Massimo Donà, filosofo e musicista, Lidia Greco, sociologa dei processi economici e del lavoro Uniba, Antonio Iaccarino, filosofo del diritto Pontificia Università Lateranense, Fiorella Occhinegro, architetto e vicepresidente della Fondazione Taranto25, Claudia Sanesi, segretaria generale Camera di commercio, Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia e commissario straordinario di Acciaierie d’Italia, Mario Castellana, filosofo della scienza. Il compito di trarre le conclusione è spettato presidente del centro di cultura Lazzati, Domenico Amalfitano, che è poi l’artefice primo e promotore del processo culturale.

Allo scopo di meglio comprendere i temi del libro e del convegno, abbiamo rivolto alcune domande a monsignor Piero Coda e al filosofo Massimo Donà. Oggi proponiamo l’intervista all’autore e teologo Piero Coda.

Monsignor Coda, il tema del convegno può apparire un po’ provocatorio e anche un po’ complicato. Si può ridurre in poche parole questo messaggio, che può risultare un po’ ostico a chi non mastica di filosofia?

Sì, io direi che la parola centrale di questo convegno è “sguardo”. Cioè non semplicemente vedere la realtà così come la incontriamo, ma guardarla con attenzione. Fin quando da questa realtà, come diceva la filosofa Simone Weil, scaturisce la luce che la abita. Una luce che viene da altrove, che viene dal mistero di Dio, in Cristo fatto carne, quindi vive in mezzo a noi, ma che proprio in Cristo, in Cristo crocefisso e risorto, illumina la realtà. Che cosa significa questa luce che viene data da questo sguardo con attenzione? Significa riscoprire le relazioni che si vivono nella realtà. La realtà non è parcellizzata, polarizzata ma la realtà è un complesso di relazioni che trovano il
loro senso in quella realtà misteriosa ma vivissima che è la trinitarietà. Cioè una relazione di comunione, di reciprocità in cui c’è il rispetto di ciò che è diverso ma c’è una convergenza verso ciò
che ci accomuna, verso il servizio del bene comune. Questo è il senso del convegno

Ma il pensiero e la parola sono ancora in sincronia? O abbiamo un po’ smarrito questo rapporto?

Abbiamo molte volte smarrito questo rapporto, nel senso che la parola, le parole oggi rischiano di non trasmettere più un pensiero profondo che sa leggere e interpretare e che è diretto a formare la realtà. Ma è una parola semplicemente evocata, una parola che non contiene la realtà che dovrebbe trasmettere. Dobbiamo riscoprire e rivivere nel dialogo, nel rapporto fra di noi, la parola che comunica la realtà, la parola che è relazione. Infatti, in greco “parola” e “pensiero” sono l’unico “Logos”. Logos implica anche relazione: è un raccogliere.

Si insiste molto, nel vostro lavoro, sulla relazione tra noi cristiani, ma i cristiani non devono rimettersi in sintonia tra loro? Anche i cattolici stessi sembrano andare a volte in direzioni diverse.
Assolutamente. Mi sembra che forse una delle spinte profetiche che ci viene data dal ministero papale di Leone XIV consiste proprio in questo, cioè: ritrovare in Cristo quell’unità che non è uniformità, ma che è articolazione armonica della diversità. Il suo motto, motto agostiniano, non per niente è: “In illo uno unum”, cioè: “In lui soltanto”, nel Cristo, una cosa sola, che non significa essere un’unica cosa, ma essere in armonia, come una sinfonia, che prende il suo “la” dall’amore di Dio e lo trasmette alle creature.

Infine: come si porta questa proposta al territorio?

Ecco, questo è molto interessante perché mi sembra un po’ la tipicità, la specificità di questa intuizione che ha avuto, in particolare l’onorevole Amalfitano, e cioè: intercettare questa proposta di visione trinitaria della realtà per farla diventare attiva agente sul territorio, cioè in una città come Taranto. Segnata dalle difficoltà che conosciamo. Ma anche custodente in sé una promessa che ci spinge in avanti.

Inizio ministero parrocchiale

Torricella: presentato don Danilo Minosa, nuovo amministratore parrocchiale

ph De Vincentis fotografia
23 Feb 2026

Si è svolta sabato sera a Torricella nella parrocchia San Marco Evangelista (chiesa della SS. Trinità) la celebrazione presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero per la presentazione alla comunità dell’amministratore parrocchiale don Danilo Minosa. Concelebranti erano don Cosimo Lacaita, don Antonio Acclavio, don Riccardo Milanese, don Luciano Matichecchia, il diacono Cataldo Morrone e don Marco Peluso (quale cerimoniere). Il servizio liturgico è stato curato dai ministranti della parrocchia di Torricella e di quella dei Monacizzo e dal gruppo scout di Torricella con i canti animati dal coro parrocchiale. Al termine della celebrazione un membro della comunità e il sindaco di Torricella, Francesco Turco, hanno rivolto un indirizzo di saluto a don Danilo, il quale ha sentitamente ringraziato.

Cultura

La storia dell’organo rinascimentale di Grottaglie in uno studio di Claudio E. Del Medico

23 Feb 2026

di Rosario Quaranta

Claudio Ermogene Del Medico, già docente di musicologia liturgica e Innodia al conservatorio ‘Nino Rota’ di Monopoli e promotore dei ‘Quaderni di Arte Organaria in Terra di Bari’, ha dedicato il quinto quaderno all’organaro Orfeo Torres da Copertino, personaggio di origini spagnole, e in particolare al suo significativo restauro dell’antichissimo organo della Collegiata Maria Santissima di Grottaglie, bellamente riproposto in copertina; uno strumento che, a seguito del recente e provvidenziale restauro della ditta Ruffatti di Padova, ha ritrovato vitalità e accorta valorizzazione nel panorama musicale e organistico, grazie alla disponibilità dell’arciprete don Eligio Grimaldi, della Pluriassociazione S. Francesco De Geronimo presieduta dal dottor Ciro De Vincentis, e del maestro Nunzio Dello Iacovo direttore della Rassegna organistica grottagliese.

L’autore sintetizza così questo suo pregevole lavoro storiografico e organologico: “Copertino (Le), paese natale del “Santo dei voli”, è anche la patria di Orfeo Torres, organaro attestato sia in Terra d’Otranto che in Terra di Bari a partire dalla seconda metà del Cinquecento. Tra i lavori eseguiti da mastro Orfeo spicca il restauro (1586-1587) dell’organo a canne della collegiata di Maria Santissima Annunziata in Grottaglie (Ta), uno dei più antichi strumenti di Puglia. A seguito della recente scoperta del testamento del Torres, si è deciso di unire tutti i documenti archivistici…”

E infatti il “quaderno” riporta molti documenti (ritrovati e già pubblicati da chi scrive) che fortunatamente si conservano nell’Archivio Capitolare grottagliese; documenti che illuminano le vicende collegate al laborioso e impegnativo restauro condotto dal de Torres su uno strumento che appare ben più antico della data 1587 che campeggia sul prospetto dell’artistica cantoria.

L’attento studio dei documenti, ma anche degli elementi tecnici che costituiscono il prezioso organo, consentono a Ermogene Del Medico di concludere che a Grottaglie “esisteva già un organo a canne, verosimilmente realizzato nell’ultimo quarto del Quattrocento. Di questo strumento sopravvivono le leggiadre decorazioni pittoriche all’interno e all’esterno della cassa lignea, nonché alcune parti intagliate…”.

Egli inoltre, sulla scorta di puntuali osservazioni, è in grado di offrire una cronologia plausibile dello strumento: “sicuramente esistente nell’ultimo quarto del Quattrocento pur se con altra fisionomia fonica, ricostruito a metà del Cinquecento, restaurato dal celebre organaro Orfeo Torres nel 1586-1587, modificato a più riprese e in vari modi tra Seicento e Ottocento, ulteriormente trasformato negli anni Trenta del Novecento”.

Insomma, grazie a questa meritoria pubblicazione, si può confermare con un certo orgoglio che a Grottaglie si conserva gelosamente uno strumento giustamente considerato importante e di assoluto pregio; un organo rinascimentale che ha ripreso a far sentire ancora la sua voce soave di oltre cinque secoli, con tanti concerti che ormai da diversi anni si tengono da parte di rinomati organisti apprezzati a livello nazionale e internazionale.

Città

Dal convegno su Palazzo D’Ayala le rassicurazioni del Comune sulla trasformazione

23 Feb 2026

di Silvano Trevisani

I lavori di ristrutturazione di Palazzo D’Ayala non ne comprometteranno la fruizione pubblica e risparmieranno le strutture architettoniche più rilevanti: è quanto hanno assicurato i rappresentanti del Comune che sono intervenuti al convegno ‘Palazzo Marrese D’Ayala, storia e prospettive’ svoltosi nel salone dell’Archivio di Stato in via Di Palma, per iniziativa della sezione tarantina della Società di storia patria per la Puglia, in collaborazione con gli Amici dei musei e altre organizzazioni culturali.

L’intento degli organizzatori era proprio quello di fare il punto sui lavori di trasformazione di quella che è la dimora patrizia più importante della città vecchia e uno degli edifici più grandi di Taranto, alla luce del progetto presentato nei mesi scorsi, che prevedeva la realizzazione di un albergo da parte di una società privata e l’organizzazione di spazi da mettere a disposizione della comunità. Il progetto originario, nato dalla consapevolezza che l’ente locale non ha le risorse economiche per rendere funzionali tutte le strutture di cui è proprietario, specificamente nella Città vecchia, e deve per forza di cose coinvolgere il privato soprattutto nella gestione, prevedeva che l’albergo inglobasse anche il piano nobile, cioè il primo, che è quello di maggior pregio e l’unico che di fatto conserva una sua connotazione artistico architettonica. E questo anche se la gran parte degli arredi e delle opere d’arte ancora presenti quando, nel 1982, il palazzo passò dalla proprietà della famiglia Scelsi-D’Ayala, al Comune di Taranto, sono spariti, in parte entrati nel patrimonio della Fondazione Scelsi, che la famiglia ha creato a Roma, in parte però affidati alla custodia del Comune, che non è stata assolutamente efficace. Si ricorderà che persino le piastrelle ceramiche settecentesche erano stato rubate e poi fortunatamente recuperate.

Secondo quanto hanno reso noto l’assessore Giovanni Patronelli, intervenuto in rappresentanza del Comune, e l’ingegner Zito, responsabile unico del procedimento, il piano nobile non sarà trasformato in struttura alberghiera, ma risistemato adeguatamente per essere trasformato in sala congressi, a disposizione dell’albergo ma anche della comunità.

Le informazioni, raccolte con un sospiro di sollievo, ma anche da qualche mugugno dal pubblico intervenuto numerosi al convegno, lo hanno chiuso dopo una serie di dotti interventi che hanno fatto un po’ la storia del palazzo, della famiglia e del passaggio alla proprietà del Comune. Introdotti da Giovangualberto Carducci, presidente della Società di storia patria e coordinati da Mariolina Alfonzetti, storica, sono intervenuti: Patrizia De Luca, presidentessa degli Amici del Musei, che ha ricostruito la vicenda del palazzo all’interno del contesto della Città vecchia, Paolo Solito, che ha ricostruito la storia della famiglia Marrese, Valentina Esposito, direttrice dell’Archivio di Stato, che si è soffermata sulla documentazione storica conservata nell’Archivio, Mina Chirico, che ha ricostruito il passaggio del palazzo da dimora Scelsi a patrimonio della collettività. Pierluca Turnone, direttore del Museo etnografico Majorano, ha illustrato i documenti relativi al palazzo conservati nel Museo che, come molti sapranno, avrebbe dovuto avere la propria sede a Palazzo D’Ayala, secondo gli accordi stretti mezzo secolo fa tra l’allora sindaco Giuseppe Cannata e Alfredo Majorano. Augusto Ressa, già dirigente della soprintendenza ed ex assessore, ha presentato le sue riflessioni sul progetto in fase di realizzazione, sottolineandone le criticità.

Alle relazioni hanno fatto seguito numerosi interventi che, oltre a esprimere una severa critica sul modo in cui si è arrivati al progetto di ristrutturazione, hanno rimarcato come i troppi anni di immobilismo amministrativo hanno in parte compromesso il valore artistico di quello che è un monumento nazionale.

Il convegno ha rappresentato, comunque, un momento di coinvolgimento sociale e culturale, segno di una vivacità ancora presente nella città e che ha già dato vita, di recente, a un’iniziativa, di analoga intenzione, per la piazza Fontana di Nicola Carrino.

Settimana della fede

Le parrocchie nelle quali si terranno le adorazioni eucaristiche vicariali

23 Feb 2026

Sono state rese note le parrocchie dove giovedì 26 febbraio, nell’ambito della Settimana della fede, si terranno le adorazioni eucaristiche vicariali:

Vicaria Taranto Borgo
L’adorazione eucaristica per la vicaria Taranto Borgo si terrà nella chiesa del Carmine  alle ore 20.

Vicaria Taranto Sud
La vicaria Taranto Sud vivrà l’adorazione eucaristica alle ore 19.30 nella parrocchia Santa Famiglia.

Vicaria Taranto Orientale I
La vicaria Taranto Orientale I terrà l’adorazione eucaristica alla parrocchia Santa Rita alle ore 19.30.

Vicaria Taranto Orientale II
La parrocchia scelta della vicaria Taranto Orientale II per l’adorazione eucaristica è quella di San Pio X, con inizio alle ore 19.30.

Vicaria Taranto Paolo VI
L’adorazione eucaristica per la vicaria Taranto Paolo VI avrà luogo alle ore 19.30  alla chiesa intitolata a San Massimiliano Kolbe.

Vicaria Taranto Nord
La vicaria Taranto Nord vivrà l’adorazione eucaristica nella chiesa di Gesù Divin Lavoratore alle ore 19.

Vicaria Taranto Talsano
Si terrà nella chiesa-santuario della Madonna di Fatima, alle ore 19, l’adorazione eucaristica della vicaria di Talsano.

Vicaria Crispiano-Statte
L’adorazione vicariale per la vicaria Crispiano-Statte si terrà nella parrocchia San Girolamo Emiliani in Statte alle ore 19.

Vicaria Grottaglie
La vicaria di Grottaglie terrà l’adorazione eucaristica nella chiesa del Carmine, in Grottaglie, alle ore 20, presieduta dall’arcivescovo emerito di Potenza, mons. Salvatore Ligorio.

Vicaria Martina Franca
La vicaria di Martina Franca vivrà l’adorazione eucaristica nella chiesa Regina Mundi alle ore 19.30.

Vicaria San Giorgio Jonico
Per la vicaria di San Giorgio Jonico l’adorazione eucaristica si terrà nella parrocchia Maria Santissima Immacolata di Fragagnano alle ore 19.

Vicaria Pulsano
Nella vicaria di Pulsano l’adorazione eucaristica sarà alla parrocchia San Pasquale di Lizzano alle ore 20.

Tracce

Una pesante sconfitta sui dazi

Avvenire
23 Feb 2026

di Emanuele Carrieri

La Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso che i dazi imposti da Trump ai paesi del mondo sono illegali e il motivo è semplice: per vararli ha violato la legge federale. Una bocciatura senza appello, con sei voti a favore e tre contrari. Una decisione attesa da diversi mesi durante i quali Trump aveva minacciato a scopo preventivo, invitando i giudici a dargli ragione. Apriti cielo! Trump ha definito “una vergogna” la sentenza e ha parlato di un “piano di riserva”. Il motivo della pronuncia della Corte è che Trump, da quando è in carica, ha varato i dazi senza l’approvazione del Congresso. Lo ha fatto appellandosi a una legge federale del 1977, la “International Emergency Economic Powers Act”, che conferisce al presidente il potere di identificare qualsiasi minaccia abbia origine al di fuori degli Stati Uniti e che garantisce dei poteri straordinari in casi di emergenza. In realtà, Trump si è spesso appigliato a inconfutabili pretesti o molto generiche definizioni per affermare che ci fosse una emergenza in corso. È una sentenza enorme nel merito, e di deciso peso simbolico, in quanto rara sentenza avversa emanata dal più alto organo di giurisdizione federale degli Stati Uniti, che conta al suo interno tre giudici nominati da Trump. Ma, anzitutto e soprattutto, perché travolge una materia su cui il tycoon ha, fin dall’inizio del suo secondo mandato, fabbricato una componente centrale della supremazia statunitense sul mondo, dichiarando i dazi strumenti di rivalsa americana su un immaginato complotto di tutti gli altri paesi. Nell’inventata rappresentazione conflittuale, i pedaggi commerciali erano quindi una giusta e punitiva rivalsa. Senza avventurarsi troppo nello specifico, la sentenza respinge la facoltà del presidente di valutare il disavanzo commerciale come “minaccia alla sicurezza nazionale” e, su tale principio, invocare il potere di imporre per decreto, regole commerciali che spettano, solo ed esclusivamente, all’organo legislativo, cioè al Congresso. In questo caso i dazi, per quanto Trump li abbia sempre descritti come sanzioni sui paesi produttori, sono pagati da importatori e dai cittadini sotto forma di prezzi maggiorati, costituendo perciò una forma di tassazione, che esige una approvazione legislativa. La conseguenza è che i dazi saranno annullati, con ripercussioni anche per l’Unione europea e per il nostro Paese. Il nocciolo della questione, quello in fondo di tutta la sua presidenza, sono i limiti del potere esecutivo che Trump e suoi strateghi hanno allargato oltre misura e che la Corte suprema ha, fino a questo momento, avvallato sulla base della teoria dell’esecutivo unitario, contenuta nell’articolo due e secondo la quale, il presidente degli Stati Uniti ha autorità esclusiva sul ramo esecutivo. La sentenza emessa nei giorni scorsi ha spaccato il fronte della dottrina che attribuisce al potere esecutivo delle facoltà maggiori di quelli degli altri poteri, in virtù del mandato ottenuto con l’elezione. Trump, all’inizio del suo secondo mandato, aveva approfittato di quella teoria con lo scopo di travolgere le sponde costituzionali con allontanamenti, cacciate, critiche, deportazioni, destituzioni, espulsioni, minacce, estorsioni e repressioni, culminate con gli omicidi di Renee Good e di Alex Pretti. I dazi invece sono stati imposti illegalmente, non come strumento di politica economica e commerciale, ma come vettori del dominio statunitense, superpotenza di cui tutti hanno bisogno, secondo il Trump pensiero. In alcuni casi le motivazioni sono state incomprensibili e del tutto estranee all’economia, per esempio i dazi accresciuti a Canada, Messico e Cina per non aver fermato l’export di droga degli “zombie” verso gli Stati Uniti. Altri hanno raggiunto la vera e propria follia: è il caso dell’aumento dei dazi sulle importazioni dalla Svizzera, dopo una telefonata con la presidente Keller-Sutter in quanto “non mi è piaciuto il tono che aveva”. Un fatto è sicuro: essendo un soggetto astioso, livoroso e vendicativo, ma, anzitutto, permaloso come un bambino, Trump proseguirà sulla via lastricata di ripicche e ritorsioni e rafforzerà il suo pugno di ferro con procedure giuridicamente più salde. Quel che si profila all’orizzonte è la continuazione e la radicalizzazione del combattimento istituzionale e costituzionale fra Trump e gli altri rami del governo, con linee di demarcazione adesso davvero un po’ più definite e precise. I futuri, quasi imminenti, tentativi di abusare del potere esecutivo (oltre ai tentativi di reimporre i dazi e a una possibile nuova guerra in Medioriente intrapresa senza la valutazione del Congresso) concerneranno la legge che il Senato discuterà nella prossima settimana che sconvolgerebbe l’assetto elettorale centralizzando il potere dagli stati all’amministrazione federale imponendo, a pochissimo tempo dalle elezioni di metà mandato (novembre prossimo), leggi, norme e regole idonee ad esautorare potenzialmente milioni di votanti democratici con la falsa motivazione di dilaganti brogli elettorali. Sono giornate più che nere per Trump: aveva già dovuto incassare le notizie molto negative sul fronte economico. In effetti, il prodotto interno lordo statunitense è avanzato, negli ultimi tre mesi dello scorso anno, a un ritmo di poco più dell’uno per cento, in deciso rallentamento rispetto all’oltre quattro per cento del trimestre precedente. E su Truth, il suo social network, Trump aveva subito scaricato tutte le colpe sui democratici e sulla banca centrale degli Stati Uniti. Per insulti, offese e insolenze, basta solo attendere le dichiarazioni di Karoline Leavitt, la sua (porta) voce dal profondo.

Sport

New Taranto calcio a 5, pareggio con rammarico contro la capolista Benevento

ph G. Leva
23 Feb 2026

di Paolo Arrivo

Un incontro emozionante. Un risultato che da un lato è positivo, perché ottenuto contro la prima della classe, il GG Team Wear Benevento 5; dall’altro si tratta di una vittoria mancata, il 5-5 finale, per via di quello che è stato l’andamento della gara, valevole per la 20esima giornata del campionato di serie A2 Élite – girone B. Gli uomini di mister Bommino infatti conducevano per 5-1 nel secondo tempo subendo poi il ritorno del forte avversario. Ad ogni modo, grazie a una convincente prestazione corale è arrivato un punto prezioso, davanti al pubblico amico del Palafiom.

 

Il match New Taranto – Benevento 5

I rossoblu partono con il piede sull’acceleratore. Nei primi minuti si contano tre occasioni: la prima è un tiro da fuori area di Lima (Guilherme Fermino) che impegna il portiere del Benevento. È il preludio al gol firmato da Joao Zatsuga dopo 4’23”. Gli ospiti reagiscono con Marco Rosato. Una ghiotta occasione capita tra i piedi di Umberto Caruso che anziché battere Mirko Lupinella da posizione ravvicinata passa a un compagno vanificando l’attacco. Mister Bommino chiama timeout. Dopo 11’24” arriva lo sfortunato autogoal di Lupinella dagli sviluppi di un calcio d’angolo. Al minuto 12’51” un’altra botta dalla distanza, stavolta di Lorenzo Giannace, riporta la New Taranto in vantaggio. Lo stesso laterale classe 1999 da calcio di punizione segna ancora costringendo coach Scarpitti al minuto di sospensione. I campani provano ad accorciare le distanze in un paio di circostanze, Lupinella si riscatta. David Segovia con un gran diagonale, a un minuto e mezzo dall’intervallo, firma la rete del 4-1.

Nel secondo tempo la New Taranto non pressa. Lupinella si supera nel negare il goal a Caruso. Subito dopo è ancora Zatsuga ad andare a rete. Il Benevento gioca la carta del portiere di movimento. E la soluzione tattica si dimostra efficace: gli ospiti vanno a rete dapprima con Rafinha (Rafael Rizzi), dopo 7’23”, poi con Gonzalo Abdala, con Vitor Renoldi e ancora con Rafinha a 3’32” dal termine. Lopes Rodrigo dopo dieci secondi fallisce il match point per la New Taranto. Il finale è aperto a qualsiasi risultato. A tredici secondi dal termine Pedro Espindola a margine di una lunga manovra prende la traversa. Così il pubblico del Palafiom si deve accontentare del pari.

 

Il campionato

Sabato prossimo ventotto febbraio la New Taranto è attesa sul campo dell’Academy Pescara, che la scorsa settimana è stata affrontata in Coppa Italia: la netta sconfitta per 1-5 ha significato l’eliminazione da quello che poteva essere un obiettivo di stagione. Nel girone d’andata furono gli ionici a spuntarla per 3-2 grazie a una prestazione di carattere. Sfatando un tabù, peraltro, perché prima di allora gli uomini di mister Bommino non si erano mai imposti sugli abruzzesi, considerati una delle squadre più attrezzate del torneo in corso. Attualmente invece Pescara è fuori della zona playoff. Ci sta dentro la New Taranto, che è scivolata in quinta posizione facendosi raggiungere dal Giovinazzo a quota 38 – la classifica è corta. Il ritorno al Palafiom è fissato per sabato 7 marzo quando i rossoblu ospiteranno Soverato.

 

Taranto – Benevento nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Diocesi

Allo Spirito Santo le parole ‘disarmate’

23 Feb 2026

Prendendo spunto dall’invito di papa Leone XIV di disarmare le parole (che è anche l’argomento della prima giornata della Settimana della fede, stasera in Concattedrale), alla parrocchia dello Spirito Santo, su spunto suggerito dal parroco don Francesco Tenna, si è tenuta  una simpatica iniziativa rivolta ai bambini. Questi ultimi, dal Mercoledì delle Ceneri, si sono cimentati assieme ai loro genitori a ‘disarmare le parole’, ricercando al loro posto ‘parole gentili’, spiegandone il significato e suggerendo quando e come adoperarle. Il risultato del loro lavoro è stato riportato su dei foglietti che domenica sono stati affissi all’ingresso della chiesa, dove resteranno per tutta la Quaresima, riscuotendo l’apprezzamento dei parrocchiani, che sono stati stimolati anche loro in questo impegno.

Angelus

La domenica del Papa – Quaresima, itinerario luminoso

ph Vatican media-Sir
23 Feb 2026

di Fabio Zavattaro

“Ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana”. Sono passati quattro anni dall’inizio della guerra con l’invasione della Russia in Ucraina e nulla fa pensare che il conflitto possa concludersi presto. Luoghi come Donetsk, Ludansk, Zaporizhzhia sono nel linguaggio comune, assieme alle notizie di bombardamenti, droni, di morti e feriti, di città al freddo e al buio.

Angelus in questa prima domenica di Quaresima: papa Leone guarda alla guerra nell’est dell’Europa: “Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni”.

Sin dall’inizio del suo pontificato il vescovo di Roma aveva messo in primo piano la parola pace, per l’Ucraina, per Gaza, per le tante guerre dimenticate: “la pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace”. E chiede di pregare per il popolo ucraino “e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace”.

Quaresima, tempo per compiere un cammino di conversione, per scegliere la strada dell’essenziale, della sobrietà. In questa domenica il Papa visita, nei pressi della stazione Termini, la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, “speciale presidio di prossimità, di vicinanza dentro le sfide di questo territorio”. Ai salesiani chiede che la parrocchia sia “lievito di Vangelo nella pasta del territorio … segno di vicinanza e di carità”. E ricorda che da ragazzo, prima di entrare negli agostiniani, ha pensato di diventare salesiano: “siete arrivati al secondo posto, mi dispiace”. Quindi angelus in piazza san Pietro e, nel pomeriggio, gli esercizi spirituali con la Curia nella Cappella Paolina con le meditazioni del prelato cistercense di Trondheim in Norvegia mons. Erik Varden.

Affacciandosi dallo studio del palazzo apostolico, Leone XIV ha commentato il brano del Vangelo di Matteo, la tentazione di Gesù nel deserto. L’evangelista ci conduce con Gesù nel deserto, quaranta giorni e quaranta notti di digiuno. Ma cos’è il deserto se non il luogo dell’anima, dove, lontani dal mondo, l’uomo ritrova l’essenziale, riprende in mano la propria vita. Al diavolo tentatore Gesù risponde affidandosi totalmente alla parola di Dio.

Nell’episodio delle tentazioni sono sintetizzate le prove di ogni uomo e ogni donna: la tentazione del denaro, del benessere; del potere; del rapporto con Dio. Il progetto del tentatore consiste nel convincere che c’è una strada diversa, quasi scorciatoia, che non richiede l’obbedienza. Nel pellegrinaggio della nostra vita, ricordava Sant’Agostino, “non possiamo essere esentati dalle prove e il nostro progresso si compie proprio attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere sé stesso se non è tentato”.

La liturgia di questa domenica, afferma il Papa “ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita”. Si tratta di un cammino esigente e “il rischio è di scoraggiarci, o di lasciarci affascinare da vie di appagamento meno faticose, come la ricchezza, la fama e il potere”. Questi però, dice il Papa, sono “solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti”.

Di qui, con le parole di Paolo VI, l’invito a fare penitenza, che arricchisce la nostra umanità “purificandola e rafforzandola”: la penitenza “mentre ci rende consapevoli dei nostri limiti, ci dà la forza per superarli e per vivere, con l’aiuto di Dio, una comunione sempre più intensa con lui e tra noi”. Pratichiamo “generosamente” la penitenza, afferma papa Leone, “assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone”. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo”. Dedichiamo tempo a chi è solo, “specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario”.