Libano sotto attacco

Gelot (Œuvre d’Orient): “Tra shock e stanchezza, Beirut è nel caos”

ph Ansa-Sir
04 Mar 2026

di Maria Chiara Biagioni

“I libanesi si sono svegliati in uno stato di shock, stanchezza, sgomento e rabbia”: è Vincent Gelot, responsabile dei progetti dell’Œuvre d’Orient per i paesi Libano e Siria, a raccontare da Beirut la situazione.  Nella capitale e nel Sud del Paese gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 31 persone e ne hanno ferite 149, ha riferito il ministero della Salute di Beirut. Decine di migliaia i libanesi in fuga dalle zone interessate dai raid. Il lancio di missili “va contro tutti gli sforzi e le misure intraprese dallo Stato per tenere il Libano lontano dai pericolosi scontri militari in corso nella regione”, ha dichiarato il presidente Joseph Aoun.

“Stanchezza – spiega Gelot – perché da sei anni questo Paese è impantanato in infinite crisi economiche, politiche e finanziarie, che si ripetono dal 2019 con l’esplosione del porto di Beirut e il conflitto che ne è seguito il 7 ottobre 2023, fino al culmine della guerra un anno e mezzo fa, con l’attacco tramite i cercapersone, la morte di Hassan Nasrallah, lo sfollamento di 1.200.000 persone, la distruzione di interi villaggi in parte della periferia sud di Beirut e la morte di molti civili. Tutto questo, ovviamente, contribuisce alla stanchezza del popolo libanese.
Costernazione perché qui sappiamo cosa significa vivere una guerra con Israele – Gelot prosegue -. Le persone hanno la sensazione di rivivere ciò che è successo un anno e mezzo fa. Quindi c’è anche shock perché Hezbollah ha detto che non sarebbe intervenuto, eppure ha attaccato Israele. Quindi questo sta causando rabbia tra i libanesi, che sentono che Hezbollah sta trascinando con sé tutto il Libano”. Il rischio che il Libano – già fortemente provato – si divida, “tra una parte della popolazione e questa milizia armata.

Stamattina le scuole sono rimaste chiuse, le strade di Beirut erano vuote. Gli sfollati stanno iniziando ad arrivare qui, in massa anche dal Libano meridionale, dove Israele ha emesso ordini di evacuazione per 50 villaggi.
Anche i nostri partner sono colpiti, dice Gelot -; l’Œuvre d’Orient sostiene, ad esempio, una scuola cattolica cristiana gestita dalle Figlie della Carità nella periferia sud di Beirut, che era già stata danneggiata dai bombardamenti un anno e mezzo fa e si trova di nuovo nelle aree colpite. Ma tutti i nostri partner, le congregazioni, le comunità sparse in tutto il paese sono a volte direttamente colpite dalla guerra. “Sappiamo, per esempio, che l’ospedale gestito dalle Figlie della Carità di Beirut ha già ricevuto dei feriti. Siamo pronti, qualunque sia lo scenario. Abbiamo già attraversato momenti difficili negli ultimi anni. Rimaniamo al loro fianco anche in questo momento”.

Gelot a nome dell’Oeuvre d’Orient lancia un appello: “Chiediamo un’ondata di generosità e solidarietà, soprattutto verso i nostri partner, verso le congregazioni religiose, verso i cristiani che servono il popolo. E’ importante sapere che in Medio Oriente, tutte queste istituzioni – scuole, ospedali, servizi sociali – accolgono i feriti, i civili, soprattutto coloro che sono in difficoltà, chi ha perso la casa. Anche i cristiani sono in prima linea in questa missione e in questi tempi di prova, sono colpiti da queste guerre. E’ essenziale rimanere al loro fianco e sostenerli”.

Presente al fianco dei cristiani in Medio Oriente da oltre 170 anni, l’Œuvre d’Orient – in un comunicato diffuso da Parigi – sottolinea che le chiese locali sono ora pienamente mobilitate per servire tutte le popolazioni, senza distinzioni. Attraverso la loro rete di ospedali, cliniche, scuole e servizi sociali, sono in prima linea, fornendo aiuto a coloro che sono sfollati, feriti o resi vulnerabili dalla situazione. In tutta la regione, gli aiuti materiali sono accompagnati da un essenziale supporto spirituale in un contesto di angoscia, incertezza e paura per il futuro.
In Libano, le comunità religiose si stanno preparando ad accogliere gli sfollati provenienti dal sud. Di fronte ai ricorrenti conflitti e al rischio di una conflagrazione prolungata, L’Œuvre d’Orient chiede un impegno risoluto per la pace, unica via per proteggere i civili e salvaguardare il futuro dei Paesi della regione.

 

Eventi in diocesi

Martina Franca, incontro con don Francesco Cristofaro

04 Mar 2026

di Angelo Diofano

In un incontro che scalderà i cuori e rinnoverà la fede, questa sera, mercoledì 4, a Martina Franca, la parrocchia di Cristo Re, dei frati minori, ospiterà don Francesco Cristofaro per una serata speciale di preghiera e di ascolto.
L’appuntamento sarà nella sala del Cantico dopo la santa messa che lo stesso sacerdote celebrerà alle ore 19.  Nell’occasione don Francesco presenterà il suo ultimo libro ‘Venite a me. Il volto di Gesù nel Vangelo di Matteo’.
Il sacerdote è famoso anche per il suo impegno sui social e in particolare per le dirette, importanti opportunità di evangelizzazione.

“Sarà un’occasione preziosa per lasciarci guidare dentro il Vangelo – è linvito del parroco, padre Paolo Lomartire -, riscoprendo il volto di Cristo che chiama, consola e rinnova la vita di ciascuno di noi. Un momento di grazia per tutta la comunità, per le famiglie, per i giovani, per chi è in ricerca e per chi desidera semplicemente fermarsi ad ascoltare”.

 

Diocesi

A Martina Franca, il quadro della Madonna che scioglie i nodi

04 Mar 2026

Giovedì 5 marzo, a Martina Franca, il quadro della Madonna che scioglie i nodi giungerà nella parrocchia intitolata al Divino Amore (nell’ambito delle celebrazioni per il suo 25° anniversario), dove resterà fino a domenica 8.

Proveniente dalla parrocchia dell’Incoronatella della Pietà dei Turchini di Napoli, il quadro sarà accolto alle ore 16.30 sul piazzale Giubileo 2000; alle ore 17 terrà la catechesi don Simone Osanna, parroco dell’Incoronatella; alle ore 17.30 il santo rosario sarà animato dalle Sentinelle mariane; infine alle ore 18 sarà celebrata la santa messa con il rito dell’‘incendio dei nodi’.

Il programma di venerdì 6 prevede alle ore 8.30 la santa messa, alle ore 11.15 la catechesi quaresimale, alle ore 11.45 il santo rosario, alle ore 17.45 il santo rosario meditato, alle ore 18.30 la santa messa e alle ore 19.15 la Via Lucis.

La giornata di sabato 7 inizierà alle ore 8.30 con la santa messa; quindi: alle ore 11.15 la catechesi mariana, alle ore 11.45 il santo rosario, alle ore 16.30 la santa messa con le famiglie, alle ore 17.45 il santo rosario meditato e alle ore 18.30 la santa messa prefestiva.

Infine domenica 8, terza di Quaresima, alle ore 8.30 santa messa; alle ore 10.30 la processione con il quadro della Madonna; alle ore 11.30 la santa messa solenne con l’omaggio e il saluto; alle ore 17.45 il santo rosario meditato e alle ore 18.30 la santa messa.

 

Festival

Sanremo 2026, Sibilla: “Canzoni ‘dimenticabili’”

ph Ansa-Sir
03 Mar 2026

di Gigliola Alfaro

Quest’anno Sanremo ha raggiunto un record come raccolta pubblicitaria, ma ha perso in termini di milioni di telespettatori che hanno seguito la kermesse. Ma che Festival è stato dal punto di vista musicale? Lo chiediamo a Gianni Sibilla, direttore didattico del master in Comunicazione musicale dell’Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo (Almed) dell’Università Cattolica di Milano.

(Foto Università Cattolica)

Com’è stato il livello delle canzoni nel Festival 2026?

È stato un Festival che guardava al passato, sotto tanti punti di vista, quello dello spettacolo e sicuramente anche quello musicale. Quando è uscito il cast, si diceva che era di basso livello e ascoltando le canzoni questa impressione è stata confermata: trenta artisti erano troppi, non si vedeva assolutamente la necessità di un cast così ampio. In confronto a quelle del 2026, le canzoni dell’anno scorso sembrano dei classici. La mia personalissima opinione è che le canzoni buone per testo, scelte di messa in scena e interpretazione siano state non più di 6 o 7, una decina a stare larghi. Veramente poche rispetto alle 30 presentate. Tornando alla sua domanda, quest’anno è stato un Festival di basso livello, molto tradizionalista nel senso peggiore del termine: una metà delle canzoni ha la stessa struttura, cioè quella della ballata classica, piano, voce e orchestra, e l’altra metà è costituita da canzoni che arrivano dai social o fatte per i social media.Il che va benissimo perché è il meccanismo di promozione della musica oggi, però poi se arrivano artisti che hanno un capitale di visibilità social più forte del progetto artistico, allora il problema si presenta in maniera evidente.

Alla conclusione del Sanremo 2025, lei aveva auspicato che per quest’anno si puntasse di più sulla qualità che sulla quantità. Mi pare di capire che è andata male…

L’anno scorso c’era una strada su cui si poteva andare avanti, che era quella dei cantautori. Lucio Corsi e Brunori sono arrivati a sorpresa secondo e terzo.

Quest’anno la quota cantautori era quasi del tutto assente. C’erano Fulminacci, Levante e poco di più.

Eppure se avessero scelto di continuare su quella strada, che aveva dimostrato di avere successo sia di critica sia di pubblico, sarebbe stato bello e interessante. Invece, le scelte sono state altre.

La musica che abbiamo ascoltato al Festival riflette in qualche modo la musica più ascoltata oggi?

Io sono solito dire che Sanremo “sanremizza”, è una bolla a se stante che raccoglie spunti da quello che c’è fuori e lo trasforma in qualcosa di funzionale al suo meccanismo spettacolare.

Comunque, la risposta alla sua domanda è no, perché la maggior parte delle canzoni portava con sé un’idea di arrangiamento e tematiche molto classiche. Si è anche visto negli ascolti streaming, che sono calati quasi del 50% rispetto a quelli dell’anno scorso, nella prima settimana. È vero che c’è un dato fisiologico di calo degli ascolti in generale, però la sensazione è che queste canzoni siano molto “meno popolari”, cioè siano state accolte molto meno dalla gente. Su questo meccanismo incide anche il fatto che quest’anno Sanremo è stato percepito meno come evento. Nel 2025 c’era una cantante come Giorgia, per fare un esempio, quest’anno non c’era nessun nome così importante. Questo ha influito su un interesse generale minore anche negli ascolti streaming, non solo in quelli televisivi.

Quale brano l’ha convinta dal punto di vista di testo e musiche?

Tra quelli che mi sono piaciuti, c’è “Che fastidio” di Ditonellapiaga, che è arrivata a sorpresa terza. È un caso interessante perché mette in scena una modalità di quelle che io chiamo “canzoni meme”, fatte per diventare virali sui social, però con un’idea di messa in scena intelligente. Mi è piaciuto molto Nayt, che è arrivato sesto, perché ha fatto solo il rapper e con un’idea di racconto interessante. Mi è piaciuto Fulminacci, come il pop elegante di Malika Ayane e di Maria Antonietta & Colombre e l’intensità di Levante. Sono abbastanza poche le canzoni notevoli, e non è una questione di gusti personali. Tutti sono “direttori artistici” del Festival, come tutti sono “allenatori” della Nazionale, però in questo caso c’è stato un problema generalizzato di artisti importanti che non si sono fidati di andare al Festival, per non essere messi in competizione con fenomeni social e questo si è trasformato in un cast debole e in canzoni… “dimenticabili”. Non ne faccio una critica generale al Festival, ma l’edizione di quest’anno che è stata un passo indietro rispetto al tentativo di aprirsi alla contemporaneità che abbiamo visto negli ultimi anni.

(Foto ANSA/SIR)

È stato un boomerang il fatto che Giorgia l’anno scorso sia arrivata a sesta?

Assolutamente sì, se un’artista di quel calibro che arriva da favorita, viene sostenuta dalla stampa e dalle radio, non entra neanche in cinquina, qualsiasi artista importante ora ci pensa mille volte prima di presentarsi a Sanremo, sapendo di andare in competizione con artisti molto più giovani e con un una fanbase molto più forte. Tra gli addetti ai lavori si dice proprio questo:

molti artisti quest’anno hanno preferito non andare per questo meccanismo che premia il televoto. Sal Da Vinci ha vinto proprio per il televoto.

Ma si è detto che al televoto Saif, arrivato poi secondo, lo ha battuto al televoto…

In realtà, Sal da Vinci ha perso soltanto nel rush finale con Saif, però è stato in testa per il televoto tutta la settimana e questo gli ha permesso di arrivare forte già nella cinquina finale perché il meccanismo prevedeva la somma dei voti di tutta la settimana – a parte le cover -, a differenza di quello che succedeva due anni fa. Quindi, Sal Da Vinci è arrivato con un capitale di voti di tutta la settimana che gli ha permesso di vincere anche se è stato battuto nel ballottaggio finale. Se si guardano i voti, Sal Da Vinci per la sala stampa è sempre stato sesto, non è mai andato in cinquina. È sempre stato in testa per il televoto e bene per le radio, quindi ha avuto delle buone posizioni, ma in realtà non è stato salvato assolutamente dalla sala stampa. Sal Da Vinci era perfetto per questo genere di meccanismo. Ed è proprio la perfetta rappresentazione del cortocircuito di questo Festival.

(Foto ANSA/SIR)

In che senso?

Perché

“Per sempre sì” è una canzone neomelodica, molto tradizionale come impostazione e come contenuti; ma, al tempo stesso, è una canzone molto contemporanea perché ha il balletto di TikTok, i “meme”.

Lavorando tantissimo questa settimana sui contenuti social, Sal Da Vinci è riuscito a unire i due mondi del televoto classico e quello della dimensione social. È un cantante tiktoker, anche se poi lui dice che in realtà TikTok non lo capisce. Però chi ha lavorato con lui ha costruito la coreografia e il cantante faceva i tutorial della coreografia, che è stata replicata da gente comune e celebrità, da Del Piero fino alle suore.

Sia nei testi delle canzoni sia nelle rappresentazioni sul palco, quest’anno c’è stata tanta “famiglia”, dalle mamme ricordate alle mamme salite sul palco con giovani cantanti, dalle canzoni dedicate alle mogli o alla figlia a familiari in scena con gli artisti, padri, sorelle, figlie…

Sanremo è il Festival dell’amore da sempre, perché l’amore è il tema più raccontato nella musica pop: l’amore perso e trovato, ma l’amore paterno e materno, l’amore filiale, tutte queste dimensioni sono sempre state centrali. Sanremo, da questo punto di vista, è un gigantesco amplificatore, non mi è sembrato un Sanremo molto diverso dal solito, tant’è che l’unica canzone che faceva un riferimento indiretto a quello che succede nel mondo è quella di Ermal Meta.

Proprio a proposito di Ermal Meta, Adriano Celentano aveva detto che non poteva non vincere ed è arrivato all’ottavo posto, così come Serena Brancale, che molti davano almeno nel podio, invece è finita nona. Si è meravigliato di queste due posizioni?

Serena Brancale è arrivata con una canzone forte, con una buona reputazione e poi non è bastato perché evidentemente non ha sfondato al televoto. Quella di Ermal Meta era una proposta non semplice, anche musicalmente. Mentre Serena Brancale anche io l’avrei data tra i favoriti, Ermal Meta no: ha già fatto molto bene in passato a Sanremo, l’ha vinto, è arrivato sul podio, ma quest’anno secondo me la sua canzone era abbastanza anomala rispetto al mood sanremese.

Come giudica il quarto posto di Arisa?

Secondo me è andata oltre le aspettative. A mio giudizio, Arisa ha fatto una performance meravigliosa nella serata delle cover, molto intensa, commovente, anche con un racconto della sua fragilità che ho trovato veramente molto bello e anche molto importante. La canzone in gara secondo me era una buona canzone ma non è mai stata considerata una possibile favorita. Già essere arrivata in cinquina è un grandissimo risultato.

Sul palco dell’Ariston come conduttrice c’è stata, insieme a Conti, Laura Pausini: com’è andata?

Mi rifaccio quello che scriveva in questi giorni Aldo Grasso sul Corriere: è una cantante che ha fatto un mestiere che non era molto il suo a Sanremo. Alla fine se l’è cavata abbastanza bene.

(Foto ANSA/SIR)

Cosa si aspetta dal Festival che vedrà, l’anno prossimo, non solo come conduttore Stefano De Martino, ma anche come direttore artistico?

È una scelta inevitabile per certi versi, perché di fatto non c’erano alternative e negli ultimi anni il conduttore è sempre stato anche direttore artistico. Ma anche azzardata: la differenza è che Stefano De Martino nel campo musicale non ha nessuna esperienza e nessuna credibilità.

Quindi c’è tutto un lavoro di relazioni da costruire. Perché a differenza di Conti e Amadeus che hanno un passato radiofonico e una sensibilità musicale, De Martino questa sensibilità non ce l’ha. Dipenderà molto dal team che De Martino e la Rai costruiranno per le consulenze musicali e per gestire le relazioni con la discografia, che sono sempre molto complicate. Si parla di Fabrizio Ferraguzzo, ex Sony, e attuale manager dei Maneskin, che invece questo ambiente lo conosce bene. L’investimento di De Martino come conduttore e direttore artistico in diretta, sabato sera, è sembrato un modo per legittimarlo.

Possiamo sperare almeno che l’anno prossimo diminuiscano i cantanti?

Lo spero, e sarebbe il minimo. Ma Sanremo può succedere di tutto: come si dice in America, è forse “too big to fail”, è talmente centrale nel sistema dei media italiani che una soluzione si trova sempre.

Quest’anno la bolla si è un po’ sgonfiata, ma si tratta pur sempre di un calo relativo.

Diocesi

Marce della Settimana Santa: verso la finale del concorso ‘Città di Taranto’

03 Mar 2026

di Angelo Diofano

Entra nel vivo la seconda edizione del c𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 i𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 c𝐨𝐦𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 m𝐚𝐫𝐜𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 ‘𝐂𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨’, promosso dalla c𝐨𝐧𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐒𝐒. 𝐀𝐝𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐒. 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨. Sono ben 𝟐𝟐 le marce inedite pervenute di compositori provenienti da 𝐒𝐢𝐜𝐢𝐥i𝐚, 𝐏𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚, 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐚𝐧𝐢𝐚, 𝐀𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨 e anche da 𝐌𝐚𝐥𝐭𝐚 𝐞 𝐆𝐫𝐞𝐜𝐢𝐚. Nei prossimi giorni, la commissione tecnica composta dal direttore artistico del concorso, m° 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐆𝐫𝐞𝐠𝐮𝐜𝐜𝐢, dal m° 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐞 𝐏𝐞𝐳𝐳𝐮𝐭𝐨 (Conservatorio di Taranto) e dal m° 𝐃𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐒𝐞𝐦𝐞𝐫𝐚𝐫𝐨 (Conservatorio di Bari) avrà il compito di selezionare le 𝟓 𝐦𝐚𝐫𝐜𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐞. Queste ultime verranno eseguite dalla Grande Orchestra di fiati ‘Santa Cecilia-Città di Taranto’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci nel concerto che si terrà 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟗 nella b𝐚𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐚 c𝐚𝐭𝐭𝐞𝐝𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚n 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐥𝐝𝐨 (nuova sede dell’evento a causa dei lavori nella chiesa di San Domenico). La commissione giudicatrice, composta da 5 musicisti di chiara fama, decreterà la classifica finale. Gli autori rimarranno anonimi fino al momento della premiazione, rendendo l’attesa del verdetto ancora più emozionante. Questi i premi in palio:

p𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟏.𝟓𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨;
s𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟕𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨;
t𝐞𝐫𝐳𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟓𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫o;
q𝐮𝐚𝐫𝐭𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟐𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫o;
q𝐮𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟐𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨;
inoltre, premio speciale della tradizione tarantina (che sarà assegnato dalla giuria popolare che sarà formata da una rappresentanza di tutte le confraternite della città) e la menzione assegnata dai musicisti della banda.

A tutti i finalisti sarà consegnato il diploma di partecipazione.

Diocesi

Alla Santa Lucia, catechesi ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’

ph G. Leva
03 Mar 2026

Alla parrocchia di Santa Lucia, a Taranto, per le catechesi di Quaresima intitolate ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’, giovedì 5 marzo, don Lorenzo Elia, delegato per la pastorale familiare regionale, nella serata sul tema ‘La famiglia e la Chiesa, famiglia di famiglie’, terrà una testimonianza sulle sfide e le risorse della famiglia oggi tra società e Chiesa. L’incontro si terrà dopo la santa messa delle ore 18.

Quaresima in diocesi

Le ‘Quarantore’ a Leporano

03 Mar 2026

Dal 2 al 4 marzo alla parrocchia Maria SS. Immacolata il parroco don Giancarlo Ruggieri terrà le solenni ‘Quarantore’. Per lunedì 2 il programma ha previsto alle ore 8 la santa messa; alle ore 9 l’esposizione del Santissimo Sacramento; alle ore 17 la meditazione; alle ore 17.30 la recita del santo rosario seguito dalla celebrazione eucaristica.

Martedì 3 e mercoledì 4 alle ore 9 si terrà l’esposizione eucaristica, alle ore 17 ci sarà la meditazione e alle ore 17.30 il santo rosario con la santa messa. Nella giornata conclusiva delle ‘Quarantore’, dopo la santa messa, si svolgerà la processione eucaristica e sarà impartita la benedizione con il Santissimo.

Durante le ore di adorazione sarà possibile accostarsi al sacramento della Confessione.

Diocesi

Le parole dell’arcivescovo Miniero per la morte del giovane operaio

Il tragico incidente è avvenuto all’interno dello stabilimento siderurgico

ph ND
03 Mar 2026

Riportiamo il testo di cordoglio dell’arcivescovo di Taranto monsignor Ciro Miniero, per il tragico incidente avvenuto nello stabilimento siderurgico.

«Solo poche settimane fa piangevamo la tragica scomparsa di Claudio Salamida, oggi, con parole che potrebbero sembrare di circostanza, siamo di nuovo qui, a esprimere il cordoglio per la morte di Loris Costantino, modalità simili, nella stessa azienda. Un altro morto sul lavoro che segue con tragica continuità gli altri che lo avevano preceduto. Come ho già dichiarato, è il momento di avere il coraggio di abbandonare un percorso che ha richiesto sacrifici estremi senza che questi si traducessero in benefici, né in termini economici né sociali. La città è attonita ma non rassegnata, un barlume di speranza arde nei cuori dei tarantini, a me, vescovo, spetta il compito di alimentarla, consapevole della difficoltà riveniente da decenni di subalternità e di scelte subite senza che fossero tenuti in debito conto i bisogni essenziali dei tarantini».
† Ciro Miniero
arcivescovo

Diocesi

L’istituto ‘San Giovanni Paolo II’ in udienza dal Papa

ph istituto di scienze religiose
03 Mar 2026

L’istituto metropolitano di scienze religiose ‘San Giovanni Paolo II’, insieme alla Facoltà teologica pugliese, lunedì 2 marzo, è stato in udienza dal Santo padre Leone XIV.

Il ‘San Giovanni Paolo II’ era rappresentato dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, dal direttore don Francesco Nigro, dal segretario, da diversi docenti e alcuni studenti.

 “C’è un punto importante che mi preme ribadire: la teologia serve per l’annuncio del Vangelo, perciò è parte integrante e fondamentale della missione della Chiesa. La formazione teologica non è un destino per pochi specialisti, ma una chiamata rivolta a tutti, perché ciascuno possa approfondire il mistero della fede e ricevere gli strumenti utili a portare avanti con passione il «perseverante impegno di mediazione culturale e sociale del Vangelo» (Cost. ap. Veritatis gaudium, Proemio, 3)” – ha detto papa Leone XIV nell’udienza.

“Non si tratta – ha sottolineato il Santo padre – di acquisire nozioni per adempiere obblighi accademici, ma di avviare una navigazione coraggiosa, una traversata in alto mare. Questo viaggio si muove in una duplice direzione: da una parte è un percorso per scendere in profondità, scrutando gli abissi del mistero di Dio e le diverse dimensioni della fede cristiana; dall’altra, è un prendere il largo per andare oltre, per scrutare altri orizzonti e trovare, così, nuove forme e nuovi linguaggi in cui annunciare il Vangelo nelle diverse situazioni della storia”.

L’udienza pontificia è stata preceduta in mattinata dalla santa messa in San Pietro con tutti i vescovi di Puglia.

Eventi in diocesi

Martina Franca: ‘I martedì culturali a Sant’Antonio’

02 Mar 2026

Martedì 3 marzo a Martina Franca, per ‘I martedì culturali a Sant’Antonio’ in corso alla parrocchia di Sant’Antonio, il parroco don Mimmo Sergio invita a partecipare all’incontro che si terrà alle ore 19.30 con la prof.ssa Marcella Caroli (docente) che parlerà su ‘Talenti che raccontano la fede: La misericordia nelle prime pagine de I Miserabili di Victor Hugo’.

Morti sul lavoro

Infortunio mortale all’Ilva: è il secondo in pochi giorni, gravi analogie

02 Mar 2026

di Silvano Trevisani

All’Ilva si continua a morire nell’indifferenza e nel silenzio delle istituzioni. Un operaio di 36 anni, Loris Costantino, di Talsano, padre di due bambini, dipendente della ditta di pulizia Gea Power dell’indotto ex Ilva è precipitato questa mattina da un piano di calpestio in una linea di agglomerato dello stabilimento ex Ilva di Taranto. È morto poco dopo in ospedale, come confermano fonti dell’Asl. L’incidente sarebbe accaduto a seguito del cedimento di un grigliato mentre era intento a lavorare alla pulizia di un nastro trasportatore, nell’area ‘agglomerato’, all’altezza di almeno 10 metri: l’analogia con l’incidente nel quale, lo scorso 12 gennaio, aveva perso la vita l’operaio, dipendente ex Ilva, Claudio Salamida, originario di Alberobello, è fin troppo evidente. Anche in quel caso a provocare la morte dell’operaio era stato il cedimento di un piano di calpestio, in quel caso del convertitore3 dell’acciaieria2 posto a circa 7-8 metri d’altezza. Segno che le condizioni di obsolescenza degli impianti sono ormai intollerabili e che anche il semplice spostamento all’interno dei reparti, in totale assenza di manutenzioni, rappresenta un serio rischio.

La caduta ha provocato gravi lesioni al torace e ad un braccio, prontamente soccorso e portato in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata, si è spento in conseguenza delle gravi ferite.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Vigili del fuoco e il personale dello Spesal per svolgere i rilievi del caso, che serviranno per fare piena chiarezza sull’accaduto e sulle eventuali responsabilità.

Immediate le reazioni, naturalmente di segno diverso: da parte sindacale si protesta per le condizioni di lavoro in uno stabilimento portato, giorno dopo giorno, al disfacimento. Da parte ambientalista si evidenzia come non esistano più le condizioni per continuare l’attività produttiva.

Fiom Fiom e Uilm hanno occupato la direzione aziendale procolamando uno sciopero di 24 ore su tre turni a partire dalle 12,30 di oggi. “Lo stabilimento non è in sicurezza – scrivono e con le continue denunce dei Rls e delle organizzazioni sindacali, anche ai tavoli ministeriali, abbiamo più volte segnalato le criticità degli impianti e la necessità di reperire risorse per programmare attività di manutenzione ordinaria e straordinaria. Siamo rimasti inascoltati e mentre il governo continua a trattare con i “futuri” acquirenti, lo stabilimento cade a pezzi”.

“Profondo cordoglio” viene espresso da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, secondo la quale “sono state immediatamente avviate tutte le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto”, e si assicura “la piena collaborazione con le autorità competenti, al fine di mettere a disposizione ogni elemento utile all’accertamento dei fatti”.

Ma il segretario generale della Fiom Michele De Palma accusa: “Il piano di calpestio su cui lavorava l’operaio è venuto giù, è completamente disfatto. Per noi è del tutto evidente che coloro che hanno una responsabilità si devono togliere di mezzo. Ora basta. Abbiamo scioperato, abbiamo manifestato per dire che era necessario investire sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, sulle manutenzioni. Adesso siamo a due persone che muoiono a distanza di pochissimo tempo. Basta parole, non le vogliamo più sentire”.

“La tragica morte del giovane operaio Loris Costantino – scrive in una nota il presidente della Provincia Gianfranco Palmisano – ferisce profondamente l’intera comunità provinciale. Ancora una volta, la nostra terra è costretta a piangere un figlio che aveva lasciato la propria casa per andare a lavorare e non vi ha fatto ritorno. Esprimo il mio sentimento di rabbia e il più sincero cordoglio ai familiari, agli amici e ai colleghi. Il lavoro non può e non deve trasformarsi in condanna. La sicurezza deve essere principio assoluto e irrinunciabile e invece così non è. È dovere delle istituzioni, a ogni livello, garantire che la tutela della vita venga prima di ogni cosa”.

Da parte sua, l’associazione VeraLeaks ha confermato che il 4 marzo “i cittadini di Taranto, sotto la sigla Taranto Libera, si incontreranno alle ore 10 nei pressi di Palazzo di Città per poi muovere verso gli uffici della Procura in commissariato Borgo per depositare una denuncia penale nei confronti dei gestori della fabbrica ex Ilva”.

Intanto proprio questa mattina si è appreso che i sindacati metalmeccanici sono stati convocati dalla presidenza del Consiglio per un incontro a Palazzo Chigi per il 5 marzo alle 11,30, proprio sulla vertenza ex Ilva. I sindacati Fim, Fiom e Uilm avevano annunciato nei giorni scorsi che in assenza di un incontro si sarebbero autoconvocati per il 9 marzo.

La situazione dell’intero gruppo siderurgico si è fatta complicata dopo la sentenza del tribunale di Milano che impone la chiusura dell’area a caldo entro il 24 agosto in assenza di fatti nuovi. Da parte sua, il candidato all’acquisto dell’Ilva, l’americano Michael Flacks, dopo la sentenza, pur confermando la disponibilità ad acquisire il gruppo chiede uno “scudo penale” che lo metta al sicuro da eventuali responsabilità. Così come aveva chiesto e ottenuto Mittal.