Eventi in diocesi

La Via Crucis con le ombre in replica alla San Massimiliano Kolbe

27 Mar 2026

di Angelo Diofano

Dopo il successo della prima rappresentazione, lunedì 30 alle ore 19.30 alla San Massimiliano Kolbe (Paolo VI) sarà replicata la Via Crucis con le ombre, in un momento particolare di preghiera e riflessione che accompagnerà la comunità nel cammino quaresimale.

Attraverso il linguaggio semplice ed evocativo delle ombre saranno ripercorse le stazioni della Passione di Gesù, offrendo ai partecipanti un’esperienza di meditazione intensa e coinvolgente.

L’iniziativa, scaturita dai giovani della comunità parrocchiale del Corpus Domini, è aperta a tutti coloro che desiderano vivere un inteso momento di spiritualità nel tempo della Quaresima.

 

Quaresima in diocesi

A Statte, ‘Sulle orme della Passione di Cristo’

27 Mar 2026

Sabato 28 alle ore 20, a Statte, a cura dell’amministrazione comunale, su Largo Lepanto (di fronte alla parrocchia della Madonna del Rosario) avrà luogo l’iniziativa ‘Sulle orme della Passione di Cristo’, Interverranno la schola cantorum-coro interparrocchiale di Statte ‘Voci in cammino’ e l’ensemble strumentale ‘Iter Sonorum’ diretti da Cosima Castiello.

 

Quaresima

La Passione di Cristo nella Domenica delle Palme: tra storia, libertà e rivelazione

Tra storia e rivelazione: una lettura teologica a partire da Christian Duquoc

ph Ansa-Sir
27 Mar 2026

di Luana Comma

La liturgia della Domenica delle Palme introduce il credente nel cuore del mistero della Passione, non come semplice rievocazione di un evento passato, ma come attualizzazione viva di un avvenimento che continua a interrogare la coscienza della Chiesa e dell’uomo. In questo orizzonte si colloca la riflessione del teologo Christian Duquoc, il quale invita a sottrarre la morte di Gesù Cristo a ogni lettura riduttiva, restituendola alla sua densità storica e, insieme, al suo significato escatologico.

Il dato originario, attestato dalla tradizione evangelica, si impone con chiarezza: il processo di Gesù non è un episodio accidentale, ma il compimento coerente di un conflitto che attraversa tutta la sua predicazione itinerante. Fin dall’inizio, infatti, la sua parola e i suoi gesti — nei quali si manifesta un’autorità profetica singolare — suscitano una duplice reazione: sconcerto e scandalo. Sconcerto, perché il suo insegnamento non si lascia ricondurre entro i confini della tradizione ricevuta, custodita con fedeltà dagli interpreti della Legge; scandalo, perché la sua prassi — i pasti condivisi con i peccatori, le guarigioni compiute in giorno di sabato — appare come una trasgressione di ciò che era ritenuto espressione della volontà divina.

La libertà con cui Gesù parla e agisce, senza ricorrere ad alcuna legittimazione istituzionale, provoca nei responsabili religiosi un autentico dramma di coscienza. Sarebbe tuttavia superficiale ridurli a figure semplicemente malvagie: essi appaiono piuttosto come uomini sinceramente religiosi, vincolati a una concezione di Dio mediata dalla Legge e incapaci di immaginare un volto divino che ecceda le categorie acquisite. Ciò che, in una prospettiva contemporanea, potrebbe essere definito rigidità o conservatorismo, per loro costituiva fedeltà alla rivelazione. La Legge era garanzia divina; e proprio per questo, ogni deviazione appariva come minaccia.

Gesù, tuttavia, non si pone in atteggiamento di rifiuto nei confronti della Legge: egli la assume, ma la porta a compimento in una forma inattesa, dischiudendone il senso ultimo nell’orizzonte del Regno. È qui che si radica il conflitto: la sua persona e la sua prassi eccedono ogni schema consolidato. Egli non abolisce, ma trasforma; non nega, ma conduce a pienezza in una forma che sovverte gli schemi ordinari. La via che egli indica per giungere a Dio appare così radicalmente altra da quella ritenuta autenticamente biblica da risultare, agli occhi dei suoi contemporanei, non solo incomprensibile, ma pericolosa.

In tale contesto, la condanna di Gesù non emerge come il frutto di una macchinazione arbitraria, bensì come l’esito drammatico di un conflitto reale, nel quale si intrecciano fedeltà religiosa e incapacità di apertura. Le parole del Vangelo di Matteo — «i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» (Mt 21,31) — esprimono con radicalità questo rovesciamento: il criterio della giustizia viene decentrato, e ciò rende impossibile una conciliazione immediata tra la novità di Gesù e le attese religiose del suo tempo.

La tradizione evangelica, tuttavia, non si limita a registrare questi eventi, ma li interpreta alla luce della Pasqua. Gli evangelisti non fanno opera di cronaca, ma di testimonianza: essi leggono la morte di Gesù come evento salvifico, affermando — nella sintesi paolina della Prima lettera ai Corinzi — che «Cristo morì per i nostri peccati». Le Scritture, richiamate e reinterpretate nei racconti della Passione, non svolgono una funzione accessoria, ma intendono sottrarre la croce alla banalità, rivelandola come evento inaugurale della salvezza.

E tuttavia, proprio qui si annida una sottile insidia ermeneutica: quella di isolare la croce dalla concretezza storica della vita di Gesù, trasformandola in un dramma astratto, in cui categorie universali — peccato, amore, redenzione — prendono il posto della vicenda concreta. Una tale lettura, pur animata da intenzioni teologiche, rischia di svuotare la Passione della sua verità umana. La fede cristiana, invece, esige unità: Gesù non muore in modo generico, ma viene condannato a causa del suo stile di vita e della sua parola. La sua morte è il risultato di un conflitto storico determinato, non la semplice rappresentazione simbolica di un dramma metafisico.

In questa prospettiva, la Passione rivela un tratto essenziale del kérigma: Gesù è liberatore proprio perché la sua morte è conseguenza della sua libertà. Egli non è un trasgressore della Legge, ma colui che, eccedendone le categorie, viene ricondotto ad esse dai suoi custodi. Non sono tanto crimini straordinari a condurlo alla croce, quanto quella trama ordinaria di chiusura, paura e rigidità che costituisce la “banalità del male”.

Così compresa, la Passione si manifesta come testimonianza. Gesù è il servo sofferente annunciato dal Libro di Isaia, non perché la sofferenza possieda valore in sé, ma perché essa è il prezzo di una fedeltà radicale al progetto di Dio. La sua morte non nasce da una ricerca del dolore, ma dall’impegno per una trasformazione reale dei rapporti umani, che inevitabilmente si scontra con resistenze profonde. In questo senso egli muore come martire, cioè come testimone: non impone il bene, non forza la libertà, ma si espone fino in fondo alle conseguenze della verità che annuncia.

La sua obbedienza al Padre non è passiva sottomissione, ma adesione attiva alla volontà divina, che si manifesta nella giustizia e nell’amore. Ed è proprio la risurrezione a illuminare retrospettivamente questo cammino: ciò che appare fallimento agli occhi umani si rivela, nella luce pasquale, come vittoria. «Beati i perseguitati per la giustizia» (Mt 5,10): nella Pasqua, questa parola si compie, e la Passione si dischiude come rivelazione del volto di Dio.

Da qui deriva anche la necessità di purificare ogni interpretazione riduttiva della Passione. Essa non può essere ridotta né a un dolorismo che assolutizza la sofferenza, né a una visione che dimentica la vittoria del Risorto, né a una lettura meramente politico-sociale della liberazione. Il dato evangelico si rivela più radicale: Gesù non soccombe a una violenza straordinaria, ma a quella trama ordinaria di chiusura e paura che segna la condizione umana.

Ne consegue una verità difficile da accogliere: nessuno può dirsi estraneo a questa dinamica. La categoria di “liberazione”, così centrale anche nella sensibilità contemporanea, deve essere ricondotta alla sua verità evangelica: non immediata soddisfazione dei desideri, ma cammino che attraversa la giustizia e l’amore, e dunque anche il conflitto, la rinuncia, la fedeltà. Il Regno di Dio non è proiezione utopica, ma dono che si radica nella concretezza della storia e la trasfigura dall’interno.

In definitiva, la Passione di Cristo si rivela come il frutto di una lotta per la giustizia inscritta nella trama ordinaria dell’esistenza umana. Essa non è separabile né dalla vita di Gesù né dalla sua risurrezione. Egli è stato condannato non soltanto per grandi colpe, ma per quella miscela di rigidità, paura e chiusura che attraversa ogni epoca. La sua innocenza, tuttavia, non coincide con le categorie morali comuni: essa è la libertà radicale dell’amore.

Ma Dio, che «non giudica secondo le apparenze» (cfr. Gv 7,24), lo ha risuscitato, costituendolo Signore e Cristo. In tal modo, la Passione si manifesta non come sconfitta, ma come evento escatologico, nel quale il male è definitivamente smascherato e l’amore rivelato nella sua verità ultima.

Così, nella Domenica delle Palme, la Chiesa non si limita a contemplare un dramma passato, ma si lascia raggiungere dalla presenza del Vivente. Chi è questo Gesù che entra nella storia e ne sconvolge le logiche? E soprattutto: quale spazio trova oggi, nella nostra esistenza concreta, la sua parola libera e liberante?

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Quaresima in diocesi

La ‘Passio Christi’ a Crispiano

27 Mar 2026

La parrocchia di San Francesco d’Assisi, a Crispiano, informa che la 24ª edizione della ‘Passio Christi’ intitolata ‘Nel segno di Francesco’ sabato 28 marzo si svolgerà al teatro comunale e non più nell’area grotte del Vallone. Questo, per le avverse previsioni meteorologiche. Due saranno le rappresentazioni: alle ore 19.30 e alle ore 21.

L’ingresso è gratuito ma solo con ticket da ritirare nei seguenti locali: Hiding (per la prima rappresentazione) e Symposium (per la seconda).

Questo l’invito da parte dei giovani interpreti della San Francesco d’Assisi: “Ci saranno temperature rigide in questo weekend, ma ci penserà il messaggio d’amore della Passione di Cristo a scaldarci”.

 

Sport

Basket femminile, la De Florio Nuovi Orizzonti vede il trionfo

foto Valentina Funetta
27 Mar 2026

di Paolo Arrivo

Ha voluto assaporare la sconfitta. Perché troppo avvezza al successo, era diventata una pura formalità l’appuntamento con la vittoria: nel campionato di serie C femminile Puglia, la De Florio Nuovi Orizzonti Taranto ha perso il secondo confronto con il Cus Bari nella finale playoff. E il responso arriverà dalla Gara 3. Che si giocherà martedì prossimo trentuno marzo (start alle ore 19), tra le mura amiche del Centro sportivo Tutto Sport di Carosino, struttura che ha ospitato in questa stagione le partite casalinghe. L’ingresso sarà libero, e l’invito è esteso a tutta la tifoseria tarantina, ha fatto sapere la società nei giorni scorsi. Perché l’emozione di una finale è sempre unica.

Il cammino straordinario della De Florio Nuovi Orizzonti

Un gruppo, quello capitanato dall’ex Dinamo Francesca Gismondi, che è stato capace di inanellare 18 vittorie consecutive in 19 incontri. La vittoria mai messa in discussione. Mai una battuta d’arresto, mai un inciampo, mai una delusione, prima di sabato scorso. La De Florio Nuovi Orizzonti ha dominato il girone chiudendo la regular season al primo posto. Ci è riuscita dando una dimostrazione di maturità, di compattezza e di forza, agli ordini dell’allenatore Gianpaolo Amatori, condottiero della Dinamo Taranto nel campionato di serie B femminile della scorsa stagione. Poi la fase a orologio, l’appendice playoff. I successi in semifinale sulla Gymnasium San Pancrazio.

A un passo dal trionfo

Il cammino pregresso, la netta affermazione della De Florio Nuovi Orizzonti in Gara1 sullo stesso Cus Bari (66-33), nonché gli episodi che hanno condizionato la seconda sfida, lasciano presagire un’altra vittoria. La più preziosa. Il traguardo è la serie B. Proprio quello prefissato dalla società a inizio percorso. L’auspicio è che il match di martedì prossimo possa essere una conferma di quanto realizzato sinora. I risultati ottenuti sul campo di gioco sposano la mission della De Florio Nuovi Orizzonti: contribuire alla crescita della pallacanestro femminile in riva allo Jonio. Questa nuova realtà, al debutto in serie C, non può che giovare allo sviluppo del territorio, in una città che punta alla diversificazione anche nel mondo dello sport.

Le protagoniste

Dalla tarantina Annapia Molino, vera e propria trascinatrice, a Francesca Lacitignola, dalla playmaker argentina Fer Gietz a Silvia Gobbi (tra le new entry) alla stessa Gismondi: il roster della compagine ionica ha garantito qualità in ogni reparto, a partire dalla difesa, punto di forza, coniugando giovinezza ed esperienza. Sin dalla prima giornata, il gruppo ha affrontato con il giusto entusiasmo questo torneo. E diventando squadra non ha tradito le attese. Mantenendo la lucidità e la serenità che le hanno permesso di vincere, le giocatrici sono ora chiamate a un ultimo sforzo: a una nuova avvincente partita, battaglia sportiva, per portare a compimento il loro percorso. Perché si possa alzare l’asticella verso traguardi sempre più ambiziosi.

Quaresima in diocesi

Sabato 28, la Via Crucis vivente a Martina Franca

Giunta alla sua quinta edizione, è organizzata dalla compagnia teatrale Le Quinte in collaborazione con la parrocchia Regina Mundi

27 Mar 2026

Torna a Martina Franca la Via Crucis vivente, un appuntamento ormai consolidato per la città che  giunge alla sua quinta edizione. L’iniziativa è organizzata dalla compagnia teatrale Le Quinte in collaborazione con la parrocchia Regina Mundi, per la regia di Pasquale Nessa, e si conferma come un momento di forte valore spirituale e artistico.

L’appuntamento è sabato 28 marzo alle ore 20.30. La rappresentazione prenderà avvio dall’Ultima Cena, allestita sul sagrato della chiesa Regina Mundi, per poi svilupparsi in un percorso itinerante e immersivo nei luoghi circostanti le tre chiese parrocchiali. Il momento conclusivo, la Crocifissione, si terrà nel parcheggio di via Pietro del Tocco.

Nel cast gli attori della compagnia Le Quinte e oltre cento persone tra figuranti e staff tecnico.

Giunta al quinto anno, la Via Crucis Vivente oggi amplia ulteriormente il proprio respiro coinvolgendo, oltre alla comunità parrocchiale, anche altre realtà cittadine, in un’ottica di collaborazione e rete sempre più ampia. Un percorso che negli anni ha rafforzato il legame tra teatro e spiritualità, trasformando la rappresentazione in un’esperienza partecipata.

L’evento gode del patrocinio e del sostegno del Comune di Martina Franca. «Anche quest’anno si ripropone  l’appuntamento che dà vita ad una emozionante e straordinaria sacra rappresentazione – dichiara Carlo Dilonardo, assessore comunale alle Attività culturali e spettacolo  – Un evento a cui l’Amministrazione tiene moltissimo, capace di coinvolgere un ingente numero di partecipanti coordinati dal regista Pasquale Nessa che con grande entusiasmo e professionalità realizza l’iniziativa. La città è coinvolta attivamente in questo straordinario evento immersivo e itinerante che, siamo certi, emozionerà ancora una volta la comunità».

«È una Via Crucis immersiva che mantiene fedeltà al copione naturale dato dalle Sacre Scritture ma  nella quale, quest’anno, abbiamo integrato con un riferimento contemporaneo  – spiega il regista Pasquale Nessa – Non vogliamo proporre solo una rappresentazione teatrale, ma far vivere una storia reale, quella della Passione di Gesù. Il nostro obiettivo è creare un contatto diretto con il pubblico: far incontrare gli sguardi, percepire i respiri, sentire da vicino la forza espressiva di ciò che accadde, con i dubbi e le fragilità di chi visse quei momenti e offrire, secondo la nostra arte, uno spunto di riflessione su quanto accade ancora oggi»

Ne sottolinea la dimensione comunitaria anche don Martino Mastrovito, parroco di Regina Mundi: «Oltre a rileggere e rivivere le pagine dei Vangeli, la Via Crucis è diventata negli anni un grande lavoro corale. Nei locali parrocchiali prendono vita la sartoria, la falegnameria, altri settori operatori nei quali i volontari si occupano dell’allestimento delle scene, della logistica e della sicurezza. Tantissimi parrocchiani partecipano come figuranti. C’è un importante lavoro organizzativo e comunicativo che coinvolge molte persone. È un’esperienza che crea legami, avvicina le persone, si sperimenta il valore della collaborazione nella relazione».

 

Quaresima in diocesi

La Passione di Cristo raccontata dai ragazzi del Santissimo Crocifisso

27 Mar 2026

Sabato 28 marzo alle ore 20 la parrocchia-santuario del Santissimo Crocifisso aprirà le sue porte alla comunità per un evento speciale: ‘La Passione di Cristo’, un racconto inedito della Passione attraverso lo sguardo e le emozioni degli apostoli e di Maria.
L’iniziativa nasce dal desiderio dei giovani, dei giovanissimi e degli scout della parrocchia di offrire alla comunità un momento intenso di riflessione e di spiritualità in preparazione alla Pasqua. Non si tratterà di una semplice rappresentazione teatrale, ma di un’esperienza immersiva, capace di coinvolgere lo spettatore nel cuore del mistero della Passione.
Il racconto si svilupperà come un viaggio emotivo e spirituale, nel quale la vicenda di Gesù verrà narrata attraverso gli occhi di chi gli è stato accanto: gli apostoli, testimoni smarriti e fragili, e Maria, madre che custodisce nel silenzio il dolore più grande.
Musica, arte, teatro e danza si intrecceranno per dare forma a una narrazione nuova, capace di parlare al cuore e di aiutare a contemplare il mistero della croce da una prospettiva profondamente umana.
Protagonisti saranno proprio i ragazzi della comunità parrocchiale che, con passione e dedizione, hanno preparato questo evento mettendo in gioco talenti, sensibilità artistiche e fede. Il loro lavoro vuole essere prima di tutto un dono alla comunità, un modo per condividere attraverso il linguaggio dell’arte la profondità del racconto evangelico.
La Passione verrà così riletta non soltanto come un evento storico, ma come un’esperienza vissuta interiormente da chi ha camminato accanto a Gesù: la paura, lo smarrimento, la fedeltà, il dolore e la speranza si intrecciano in un racconto capace di parlare anche all’uomo di oggi.
La comunità parrocchiale invita tutti a partecipare a questo momento di arte, preghiera e riflessione, per lasciarsi accompagnare in un percorso che conduce al cuore del mistero pasquale e per vivere insieme un’esperienza che promette di essere intensa e coinvolgente, nella quale la Passione di Cristo verrà raccontata con la voce, lo sguardo e il cuore dei più giovani.

 

Diocesi

Quarantore alla Santa Lucia

27 Mar 2026

di Angelo Diofano

Si concludono venerdì 27 marzo alla parrocchia di Santa Lucia (in via Millo, a Taranto) le solenni Quaantore, con adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 16.30 alle ore 18.
Sante messe saranno celebrate
alle ore 8 e alle ore 18, con la predicazione che sarà affidata ai nuovi diaconi. Durante il tempo dell’adorazione eucaristica, i presbiteri della parrocchia saranno a disposizione per le confessioni.

 

Quaresima in diocesi

‘Passio Christi’ allo Spirito Santo

27 Mar 2026

di Angelo Diofano

‘Passio Christi-Passio Hominis’ è il titolo della Passione vivente che avrà luogo venerdì 27 marzo alle ore 19.45, all’interno della chiesa dello Spirito Santo (Taranto2).
La sacra rappresentazione, spiega il parroco don Francesco Tenna, ha ormai luogo da circa vent’anni e fu voluta dall’allora parroco, don Martino Mastrovito. Ne sono interpreti una quarantina di parrocchiani di ogni età che indosseranno abiti appositamente preparati dal laboratorio di sartoria della parrocchia. La Passione vivente, evento molto atteso nel quartiere, si svolgerà sotto l’attenta regia di Paolo Cazzato e Donato Moretti con testi di Nicola Causi.

 

Diocesi

Domenica delle Palme, le celebrazioni dell’arcivescovo Miniero

ph fp Occhinegro
27 Mar 2026

Domenica delle Palme e della Passione del Signore, alle ore 9.50 nel cortile del palazzo arcivescovile, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme con la benedizione dei rami di ulivo e di palma con la partecipazione dei sacerdoti, delle confraternite e dei fedeli delle chiese della città vecchia.

 Alle ore 11.30 l’arcivescovo sarà nella concattedrale ‘Gran Madre Dio’ per la commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme con la partecipazione del gruppo scout della Concattedrale ‘Taranto 18’; seguirà la santa messa.
I canti saranno animati dal coro diocesano ‘San Giovanni Paolo II’ preparato dai maestri Emanuele Spagnulo e don Fabio Massimillo (all’organo, il m° Nunzio Dello Iacovo).

Settimana santa in diocesi

A Grottaglie le suggestioni dei riti pasquali in foto e quadri viventi

26 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Si intitola ‘Sacro – Immagini e suggestioni’ la singolare esposizione allestita nel bellissimo Chiostro del Carmine di Grottaglie, dalle confraternite del Carmine, del Purgatorio e del Nome di Gesù, ovvero dalle tre confraternite più direttamente coinvolte nelle celebrazioni religiose della Settimana Santa grottagliese, con il patrocinio della Regione Puglia, del Comune e di uno sponsor privato. Le immagini sono quelle dei fotografi Ciro Quaranta e Luigi Petraroli, le suggestioni, invece, sono state assemblare con la regia di Alfredo Traversa e Nestor Saied. Queste ultime sono rappresentate da alcuni quadri viventi dislocati nel perimetro del chiostro, che illustrano le figure tipiche della rappresentazione sacra e i momenti penitenziali che sono profondamente legati alle manifestazioni penitenziali popolari.

Nel teatrino che si affaccia nel chiostro sono invece proiettate in sequenza le foto di Quaranta e Petraroli, che raccolgo, in un montaggio di circa 7 minuti, una selezione delle loro ricchissime collezioni di scatti, ripresi nelle liturgie non solo della città delle ceramiche ma di numerosi altri centri pugliesi, compresa naturalmente Taranto.

La mostra è stata è stata inaugurata dal parroco del Carmine don Alessandro Giove, che ha rimarcato l’importanza che i riti pasquali rivestono nella liturgia sacra, essendo il momento centrale della vita della Chiesa.

Il regista Alfredo Traversa ha sottolineato come con questa operazione si siano voluti offrire dei momenti di riflessione su di una ritualità che risale al XVIII secolo e che, sebbene ripetuta annualmente con modalità più o meno identiche, offre una sorta di immersione nella storia popolare, per altro ben sollecitata dalle foto in bianco e nero, che sfuggono quasi a una classificazione temporale e sanno cogliere, nella ripetitività dei gesti, suggestioni sempre nuove e diverse.

Hanno portato la loro testimonianza, in rappresentanza delle confraternite Antonio Alfio per il Carmine, Salvatore Ligorio, priore della confraternita del Purgatorio, e Vincenzo Paritaro per il Nome di Gesù.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 19,30 alle 22,30 fino al 2 aprile, Giovedì Santo.

Lavoro

Il privato minaccia il pubblico? I casi Ilva, Leonardo e Kyma Ambiente

26 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Il privato minaccia il pubblico? E a pagare le conseguenze sono cittadini e lavoratori? Sembra proprio che si stia profilando questa situazione, soprattutto nel nostra martoriato territorio. Solo che a scaricare la patata bollente sui privati è proprio il pubblico! Nell’ex Ilva, in Leonardo e ora anche in Kyma Ambiente sta succedendo proprio questo. E nulla fa presagire un miglioramento della situazione con la privatizzazione. Del resto il nostro Paese ha vissuto una stagione di privatizzazioni, industriali ma anche aziendali e bancarie e i risultati non sono stati esaltanti. Si dirà che le gestioni pubbliche erano deficitarie… è vero ma lo erano soprattutto per il malgoverno e il tangentismo e non certo per le scarse capacità gestionali e le potenzialità intrinseche. Del resto i privati non hanno fatto meglio!

Gli elementi unificanti dello Stato, come la Costituzione, sono preferiti dalla gente, in luogo dell’accaparramento dei privati, che non porta mai veri benefici, e se si dovesse sottoporre la questione al voto popolare, l’esito sarebbe scontato. Ricordiamo che nel 2011 un referendum popolare sventò la privatizzazione delle risorse idriche con un vero plebiscito che superò il 95% dei no, anche se poi i tentativi di privatizzazione continuano. Ma le esperienze di vendita della dell’Ilva, dal 1995 ad oggi, sono troppo recenti e troppo negative perché si possano scordare.

Ebbene: oggi i lavoratori della Leonardo a Grottaglie hanno manifestato di nuovo e continueranno a protestare contro la vendita di una metà del capitale sociale a una finanziaria degli Emirati Arabi. Hanno ragione a sospettare perché non c’è niente di più facile che la nuova compagine acquisisca le lavorazioni e le trasferisca altrove.

Il sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, da parte sua, ha disposto la convocazione del tavolo tecnico permanente dedicato alla vertenza, con l’obiettivo di aprire un confronto concreto, continuo e strutturato sulle criticità che stanno interessando il sito produttivo e, più in generale, il futuro occupazionale del territorio. L’appuntamento è fissato per mercoledì 8 aprile alle 10 nell’Aula consiliare del Comune. Attorno allo stesso tavolo siederanno i sindaci del Tarantino, i rappresentanti politici della Regione Puglia, i parlamentari dell’area ionica e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm, che in queste settimane hanno portato avanti un confronto unitario a tutela dei lavoratori.

“La convocazione – si legge in una nota – rappresenta un passaggio coerente con il percorso già intrapreso dall’Amministrazione comunale, che ha scelto di mantenere aperto e costante il dialogo tra istituzioni, azienda e rappresentanze sindacali, nella consapevolezza che qualsiasi prospettiva di sviluppo industriale non possa prescindere dal valore del lavoro e dal contributo quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Già martedì prossimo, invece, effettueranno un sit in davanti a Palazzo di città i lavoratori Kyma Ambiente allarmati dalle voci di una privatizzazione dell’azienda, più volte ventilata in passato e contro cui Bitetti si era pronunciato in campagna elettorale.

“Apprendiamo con stupore e sgomento – scrivono i segretari di Cgil Cisl Uil, ma anche di Fiadele Siuls – come ancora una volta i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali debbano apprendere di fantomatiche operazioni di fallimenti pilotati e/o esternalizzazione del servizio di raccolta di rifiuti da notizie stampa e non attraverso i canali istituzionali”. E chiedono “che chi ha avuto la responsabilità di aver creato questa situazione ne risponda non solo politicamente, ma anche davanti alla magistratura ordinaria e contabile”.

Sulla vicenda dell’ex Ilva non c’è da dire molto: il governo vuole affrettarsi a scaricare la patata bollente su qualcun altro, che sia un finanziere americano dai contorni poco chiari o un’azienda indiana, che vuole ridimensionare stabilimento e occupazione per sfruttare uno stabilimento già attivo, ma insufficiente in Oman. Ma difficilmente questa vendita potrà risultare risolutiva. Solo lo Stato potrebbe avviare subito una decarbonizzazione, anche se i fondi ricevuti dall’Ue li ha rispediti indietro. Ogni altra soluzione sarà un disastro.