Tracce

Quello scontro sulla grazia

ph Ansa-Avvenire
20 Lug 2026

di Emanuele Carrieri

In ogni Stato di diritto, in qualsiasi Stato di diritto, vige un confine insuperabile, che non dovrebbe mai essere oltrepassato: è quello che fa da palizzata fra il diritto e la convenienza politica. Tuttavia, nel dibattito sulla inconcepibile concessione della grazia a Mario Roggero, – il gioielliere di 72 anni di Grinzane Cavour (in provincia di Cuneo), balzato al centro della cronaca e del dibattito pubblico sulla legittima difesa in conseguenza di una rapina avvenuta nel suo negozio il 28 aprile del 2021, al termine della quale ammazzò due rapinatori e ne ferì un terzo –, quel confine, ogni giorno, si sta facendo sempre più sottile, fino quasi a dissolversi del tutto. Non è tanto il merito della vicenda a destare preoccupazione, quanto il metodo, perché quando un istituto, eccezionale e straordinario, come quella della grazia, viene spostato sul terreno dello scontro politico, i danni rischiano di andare davvero oltre il caso specifico. Una eventuale e immediata apertura dell’istruttoria da parte del ministero della Giustizia nel momento in cui le motivazioni della sentenza definitiva, emessa dalla Corte di Cassazione soltanto il 15 luglio scorso, non sono state ancora depositate, alimenta molti interrogativi e di diverso genere. Non perché il ministero sia privo del potere di fare partire gli accertamenti preliminari, ma perché i tempi e il contesto incidono sul significato politico degli atti. Se, nello stesso momento, esponenti della maggioranza, capigruppo parlamentari e rappresentanti di partiti chiedono ripetutamente l’avvio della procedura, la grazia finisce per apparire e per essere – o meglio, per diventare – la risposta alle pressioni della politica, invece che l’esito di una rigorosa valutazione costituzionale. Ed è proprio questo il problema che dovrebbe preoccupare chiunque abbia davvero a cuore l’equilibrio dei poteri. La grazia non è uno strumento di governo, non è il quarto grado di giudizio, non è la valvola di scarico delle tensioni politiche. Non serve a correggere sentenze che una parte – piccola o grande che sia – dell’opinione pubblica ritiene ingiuste, né a soddisfare campagne mediatiche, fabbricate intorno a casi simbolici. La grazia è un provvedimento individuale, eccezionale e straordinario, destinato a rispondere a esigenze, comprovate e fondate, di umanità, equità e a interessi costituzionalmente imprescindibili, che rendano sproporzionata, nello specifico caso, la ulteriore esecuzione della pena. Non è una nuova fase del processo, non è una revisione della decisione della Corte e, soprattutto, non è, non deve essere e non può diventare uno strumento di strategia politica oppure di confronto partitico. La evenienza che ci siano i presupposti per concederla, non vuol dire che debba, per forza, essere concessa, perché è obbligatorio verificare tutta una serie di elementi, che vanno al di sopra e al di là dello stato psicologico del reo e della complessità del reato. Ed è proprio per questa ragione che l’istruttoria pretende prudenza, completezza e distanza dal putiferio della politica. Devono essere esaminati il percorso personale del condannato, il suo eventuale ravvedimento, i pareri e le osservazioni dei familiari delle vittime, (anche se non costituiscono un vincolo), le condizioni soggettive, gli aspetti umanitari e ogni circostanza concreta rilevante. Tutto ciò richiede del tempo, non può diventare una gara dettata dalle dichiarazioni dei leader politici o dall’urgenza di offrire al proprio elettorato delle risposte. La Costituzione attribuisce al Capo dello Stato il potere di concedere la grazia proprio perché la decisione sia al riparo dalle fluttuazioni e dalle oscillazioni della politica. È la coerenza delle garanzie costituzionali: la concessione della grazia è affidata a un organo di equilibrio, non certo a chi partecipa allo scontro politico. Qualunque tentativo di anticipare, orientare o di condizionare quella decisione attraverso iniziative parlamentari o campagne propagandistiche o dichiarazioni di rappresentanti di governo, finisce per alterare il senso stesso dell’istituto. O, meglio, finirebbe per alterare il senso dell’istituto: figuratevi se Mattarella si fa mettere con le spalle al muro! Ma se ciò accadesse, la grazia smetterebbe di essere un atto di amministrazione costituzionale e diventerebbe un terreno di competizione politica. È il contrario di ciò che i Padri Costituenti avevano immaginato. Ma non meno problematico è il messaggio consegnato ai cittadini. Se la grazia si converte nell’effetto delle mobilitazioni politiche, prende corpo l’idea che il diritto possa essere piegato alla forza del consenso e che basti costruire un caso pubblicitario rumoroso perché si apra una corsia preferenziale. E ciò alimenterebbe la convinzione che le regole non siano uguali per tutti, ma dipendano dalla capacità di fare pressioni sul potere. Invece, le istituzioni funzionano bene proprio quando resistono alle convenienze della contingenza. La separazione dei poteri non è un principio irreale: è il presupposto reale affinché la giustizia non diventi come la politica e la politica non pretenda di amministrare la giustizia. Modificare la grazia in uno stendardo di appartenenza vuol dire indebolire l’autonomia della giurisdizione, esporre il Capo dello Stato a indebite attese di carattere politico e generare un pericoloso precedente destinato a ripresentarsi ogni volta che una vicenda giudiziaria diventerà il terreno di confronto fra i partiti. Le sentenze si possono discutere nelle sedi processuali previste dall’ordinamento e la grazia si può valutare alla luce dei principi e dei valori fissati dalla Costituzione e dalla giurisprudenza costituzionale, ma non certo sulla base dei sondaggi, delle campagne mediatiche, delle conferenze stampa, delle iniziative parlamentari, delle dichiarazioni di rappresentanti di governo o delle esigenze della propaganda. Ogni altro tragitto, è senz’altro un cortocircuito istituzionale che uno Stato di diritto, che qualunque Stato di diritto non deve e non può permettersi.

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