La Madonna di Carosino: la memoria di una devozione che chiede di essere riabbracciata
Dopo i festeggiamenti in onore della Madonna di Lourdes, Carosino torna a volgere lo sguardo verso un’altra figura mariana profondamente radicata nella sua storia: la Madonna di Carosino. Una ricorrenza, quella del 17 febbraio, che affiora ogni anno come un frammento di memoria antica, sospesa tra tradizione orale, fede popolare e qualche inevitabile zona d’ombra storica. La data e la stessa ricorrenza, tramandata di generazione in generazione, è oggi al centro di interpretazioni discordanti. C’è chi sostiene che affondi le sue radici in una leggenda relativamente recente altri, al contrario, la fanno risalire addirittura a un’epoca in cui il casale di Carosino non era ancora sorto. È in questo secondo filone che si colloca la storia dell’apparizione della Vergine al pastorello sordomuto Fortunato, un racconto che non trova più riscontri documentali ma che, per secoli, è bastato ai fedeli come prova di un legame speciale tra la Madonna e questo lembo di terra jonica. Da quel momento – così vuole la tradizione – la Vergine sarebbe stata chiamata familiarmente “di Carosino”, un titolo affettuoso che attirò devoti da tutto il circondario, desiderosi di affidarle malesseri, speranze e conversioni. A testimoniare questa antica devozione resta oggi il cappellone della Madonna di Carosino, nella chiesa madre: un luogo che non è solo architettura, ma memoria viva di un 17 febbraio che continua a chiedere ascolto. Negli anni, tutti i parroci che si sono avvicendati alla guida di questa comunità hanno mantenuto viva la ricorrenza, scegliendo di valorizzarla con il triduo di preghiera e con le celebrazioni del 17 febbraio come una vera festa locale, nonostante il tempo e le abitudini moderne tendano a relegarla in secondo piano. Eppure, se si osserva la storia con un minimo di attenzione più particolare, emerge comunque un dato evidente: questa giornata meriterebbe forse una rivalutazione più convinta da parte della stessa comunità carosinese, che oggi si fregia del titolo di città mariana. Perché il 17 febbraio non è un semplice ricordo, ma un ‘prodotto mariano’ che ha segnato l’identità del paese, un archetipo – potremmo dire – della presenza della Madonna in questo luogo. Occorre allora anche distinguere, come spesso non si fa, questa ricorrenza dal più noto ‘Carusuniedde’ del Lunedì dell’Angelo, qui dedicato alla Madonna delle Grazie, copatrona del paese: due storie diverse, due tradizioni autonome, due devozioni che non vanno sovrapposte. Nel caso del 17 febbraio, infatti, non si celebra solo la Vergine, ma un vero e proprio punto di svolta, anche per i miracoli e le conversioni che la tradizione le ha attribuito. Forse è proprio in questo dettaglio che si nasconde il senso profondo della ricorrenza, un invito cioè a non lasciare che la lunga storia mariana di Carosino resti in questo ricordo del 17 febbraio, quasi incompleta. Una memoria perciò che chiede di essere custodita, compresa e, perché no, abbracciata più fortemente, contribuendo così a rinvigorire, nel caso ce ne fosse bisogno, la richiesta in pectore della comunità carosinese per elevazione della chiesa di Carosino a santuario mariano.
Il programma della giornata prevede sante messe alle ore 8.30 e 10.30,; in serata, alle ore 18.30, santa messa solenne presieduta dal parroco don Filippo Urso alla presenza elle autorità civili e religiose, cui seguirà la processione per le vie del paese accompagnata dalla banda musicale ‘Giuseppe Verdi’ di Sava.





