Settimana santa in diocesi

Il grido di dolore per Gaza della Regina Mundi

Sulla facciata di San Michele, durante la Via Crucis, sono stati proiettati sulla facciata bianca della chiesa i nomi dei bambini morti nella Striscia

07 Apr 2026

di Ottavio Cristofaro
C’è un momento, nel silenzio della sera martinese, in cui la narrazione sacra ha smesso di essere ‘rappresentazione’ per diventare carne viva, ferita aperta. È accaduto quando la Via Crucis della Regina Mundi, giunta alla sua quinta edizione, si è fermata davanti alla chiesetta di San Michele.
Lì, dove il teatro incontra la preghiera, gli occhi del pubblico si sono staccati per un istante dalla Croce di legno per posarsi su una croce fatta di luce e inchiostro: i nomi dei bambini morti a Gaza, proiettati sulla facciata bianca della chiesa.
Leggerli uno dopo l’altro, durante la scena della flagellazione di Gesù, ha cambiato il peso dell’aria. Quei nomi – stranieri nel suono ma universali nel dolore – hanno trasformato la facciata di San Michele in un altare della contemporaneità. Un ‘corto circuito’ emotivo: non si può piangere il Figlio di Dio che sale al Golgota se non si ha il coraggio di guardare i figli dell’uomo che cadono sotto le macerie.
«Vogliamo offrire uno spunto di riflessione su quanto accade ancora oggi», aveva annunciato il regista Pasquale Nessa. E la risposta è arrivata nel fremito che ha attraversato la folla quando quella lista infinita di nomi ha illuminato la pietra.
L’esperienza ‘immersiva’ promessa dalla parrocchia Regina Mundi è diventata così un esercizio di empatia radicale. Non c’era più distacco tra gli attori e il pubblico. In quegli sguardi che si incrociavano, come auspicato dagli organizzatori, si leggeva lo stesso smarrimento: la consapevolezza che il “copione naturale” delle Scritture si sta scrivendo di nuovo, oggi, a pochi chilometri da quei luoghi santi.
La Via Crucis ha smesso di essere un rito rassicurante; è diventata un atto di denuncia silenziosa. Le fragilità dei testimoni della Passione di duemila anni fa sono diventate le nostre, impotenti davanti a una lista di nomi proiettati su un muro.

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