Angelus

La domenica del Papa – Più casa, meno mercato

foto Vatican media-Sir
04 Mar 2024

di Fabio Zavattaro

La sofferenza delle popolazioni in Palestina e in Israele la porta “quotidianamente nel cuore, con dolore”, per questo papa Francesco dice “basta, per favore. Fermatevi”. Legge il discorso preparato per l’angelus di questa domenica, la terza di Quaresima, quasi a voler sottolineare, nonostante l’indisposizione dei giorni scorsi, la necessità di accompagnare con la sua voce questo nuovo appello, invito a pregare per le migliaia di morti, di feriti, di sfollati. “Immani distruzioni”, dice Francesco, che hanno “conseguenze tremende sui piccoli e gli indifesi, che vedono compromesso il loro futuro”. Non è così che si costruisce un mondo migliore tantomeno la pace. Per questo chiede che riprendano i negoziati per un cessate il fuoco a Gaza e in tutta la regione, “gli ostaggi siano subito liberati e tornino dai loro cari” e “la popolazione civile possa avere accesso sicuro ai dovuti e urgenti aiuti umanitari”. Ma non dimentica la “martoriata Ucraina”, “dove ogni giorno muoiono tanti”.

Ricordando la Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione, il papa afferma che tante “risorse vengono sprecate per le spese militari; il disarmo, aggiunge, “è un dovere morale” e richiede “coraggio” per passare “dall’equilibrio della paura all’equilibrio della fiducia”.

Angelus nella domenica in cui Giovanni, nel suo Vangelo, ci propone quel passo che sbrigativamente definiamo la cacciata dei mercanti dal tempio. Nel grande spazio del tempio di Gerusalemme c’è tanta folla, si avvicina la Pasqua, e ci sono i mercanti: venditori di animali e cambiavalute.  Nelle bancarelle si poteva acquistare un animale da sacrificare, e così ci si lavava la coscienza. Gesù, quando caccia i mercanti, non si ribella contro Dio, o contro la sua presenza in mezzo agli uomini. Dice no al mercato, a quel sistema che metteva impedimenti e ostacoli all’incontro con Dio; dice no ad una religiosità esteriore, fatta di gesti ripetuti senza una vera partecipazione: “non fate della casa del Padre mio un mercato”.

Papa Francesco si sofferma sulla distinzione tra casa e mercato e dice: “nel tempio inteso come mercato, per essere a posto con Dio bastava comprare un agnello, pagarlo e consumarlo sulle braci dell’altare. Comprare, pagare, consumare, e poi ciascuno a casa sua”.

Invece nel tempio inteso come casa succede il contrario: “si va per incontrare il Signore, per stare uniti a Lui, stare uniti ai fratelli, per condividere gioie e dolori. Ancora: al mercato si gioca sul prezzo, a casa non si calcola; al mercato si cercano i propri interessi, a casa si dà gratuitamente”.

Gesù, dice il vescovo di Roma, “non accetta che il tempio-mercato si sostituisca al tempio-casa, non accetta che la relazione con Dio sia distante e commerciale anziché vicina e fiduciosa, non accetta che i banchi di vendita prendano il posto della mensa familiare, che i prezzi vadano al posto degli abbracci e le monete prendano il posto delle carezze”.

L’invito per questo tempo di Quaresima è fare “più casa e meno mercato” bussando fiduciosi alla porta del Padre “non come mercanti avari e diffidenti”. Ancora, il papa chiede che la nostra preghiera non sia “un prezzo da pagare” ma “il momento dell’abbandono fiducioso”.

Le letture di questa domenica inoltre ci fanno riflettere, con il libro dell’Esodo, sui dieci comandamenti “che non sono un pacco di proibizioni, di ‘no’ – diceva papa Benedetto XVI l’8 gennaio 2006 nell’omelia pronunciata, interamente senza testo scritto, nella Cappella Sistina – ma presentano in realtà una grande visione di vita”; sono “un ‘sì’ a un Dio che dà senso al vivere, sì alla famiglia, alla vita, all’amore responsabile, alla solidarietà, alla responsabilità sociale, alla giustizia, alla verità, al rispetto dell’altro e di ciò che gli è proprio”. I comandamenti, scriveva il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, sono la carta della libertà del cristiano: “ci liberano dai nostri piani personali e dai nostri conflitti, rendono sicuri i nostri passi, e gioioso il nostro cammino”.

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