Verso la Pasqua

Lizzano ha rivissuto la Passione di Cristo

Fede, silenzi ed emozioni in una storia che non si spegne

ph Ciro Monteleone
01 Apr 2026

di Claudia Schirano

Nell’aria di Lizzano è ancora viva la profonda commozione che ha attraversato la comunità nella giornata di ieri, 29 marzo, Domenica delle Palme, in occasione della sacra rappresentazione della Passione di Cristo.

Gli scorci del piazzale di San Pasquale Baylon si sono trasformati in un palcoscenico a cielo aperto, fino a riportare in vita i luoghi e i momenti di una delle vicende più significative della storia dell’umanità.

A rendere possibile tutto questo è stata ancora una volta l’Associazione Pietre Vive, insieme ai suoi volontari, che con dedizione e spirito di servizio hanno dato forma a un appuntamento che si rinnova da oltre mezzo secolo, giunto quest’anno alla sua 54ª edizione.

Per fedeli e visitatori è stato possibile immergersi, per alcune ore, in un’esperienza che ha superato i confini della semplice rappresentazione teatrale. È stato un raccoglimento condiviso, in cui il teatro si è fatto mezzo per raccontare la Passione in modo diretto, coinvolgendo il pubblico in un dialogo fatto di sguardi, silenzi ed emozioni autentiche.

Tra gli elementi più caratteristici emergono il coinvolgimento diretto della cittadinanza, il contributo instancabile del volontariato, la cura delle scenografie e dei costumi, e un’organizzazione che si sviluppa lungo l’intero arco dell’anno: un lavoro spesso lontano dai riflettori, ma essenziale per dare solidità e continuità a una consuetudine tanto sentita.

La responsabilità di portare in scena gli ultimi momenti della vita di Cristo si riflette negli sguardi e nei gesti di chi ha scelto di partecipare: non si tratta solo di interpretare un ruolo, ma di attraversare una storia che continua a parlare, lasciando spazio a una partecipazione sincera e consapevole.

Tra i numerosi attori volontari, significativa è la presenza di più generazioni, segno evidente di un’eredità viva e condivisa. Accanto ai più anziani, custodi della memoria e promotori dell’iniziativa, si affiancano giovani sempre più coinvolti, pronti a raccogliere il testimone con partecipazione.

A completare questo quadro anche i bambini, che si avvicinano con curiosità a questo racconto, entrando in un contesto che li mette in contatto con una memoria collettiva fatta di fede, gesti e tradizione.

Alla base di tutto vi è un lavoro di squadra concreto, costruito nel tempo, in cui ogni contributo trova il proprio spazio. Un impegno che si intreccia con una dimensione spirituale presente in ogni fase, dalla preparazione fino alla rappresentazione.

La Passione di Cristo a Lizzano non è soltanto un appuntamento atteso: è un momento in cui la comunità si ritrova e si riconosce.

Quando tutto finisce, resta qualcosa che non si spegne con le luci: un’emozione che accompagna, una riflessione che rimane, il segno discreto di un’esperienza condivisa.

 

Il servizio fotografico è stato curato da Ciro Monteleone

Diocesi

La Polizia di Stato dona l’olio di Capaci all’arcivescovo

ph G. Leva
01 Apr 2026

Tra gli olii che saranno benedetti dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero nel corso della santa messa crismale della mattina del Giovedì Santo in Concattedrale, che saranno poi utilizzati nei mesi a venire per l’amministrazione di alcuni sacramenti, ci sarà anche quello proveniente da Capaci. Si tratta di un olio d’oliva prodotto dagli alberi piantati nel Giardino della Memoria ‘Quarto Savona Quindici’, situato a Capaci (Palermo) nei pressi del luogo dove il 23 maggio 1992 avvenne la strage mafiosa in cui morirono il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.

Come ogni anno una boccetta di questo olio viene donato dalla Polizia di Stato alle diocesi d’Italia.

 Per la nostra diocesi, la consegna è avvenuta questa mattina, mercoledì santo, primo aprile, da parte del vicario della Questura di Taranto dott. Rocco Carrozzo, all’arcivescovo mons. Ciro Miniero; erano presenti all’importante momento anche il vicario generale mons. Alessandro Greco, il cappellano della Polizia di Stato don Santo Guarino e il portavoce dell’arcidiocesi, mons. Emanuele Ferro.

Le olive provengono da un terreno confiscato alla mafia, dove ogni ulivo è dedicato a una vittima innocente delle barbarie mafiose. Il giardino e la raccolta sono curati dall’associazione ‘Quarto Savona 15’, fondata da Tina Martinez Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, capo scorta di Falcone. Questo prodotto non è solo un alimento, ma un potente simbolo di legalità, redenzione e rinascita che trasforma un terreno segnato dalla violenza in un luogo di vita e memoria attiva. La trasformazione del frutto di quella terra in olio crismale unisce così la memoria civile alla vita ecclesiale, portando il messaggio di chi ha sacrificato la vita per la giustizia all’interno dei gesti più sacri della comunità ecclesiale.

Quaresima

‘Sino alla fine’: il Triduo pasquale, rivelazione dell’amore che salva

ph Gris
01 Apr 2026

di Luana Comma

Nel cuore dell’anno liturgico, il Triduo pasquale si offre alla coscienza credente non come una semplice successione rituale, ma come un unico evento salvifico, nel quale la Chiesa è resa contemporanea al mistero della passione, morte e risurrezione del Signore. Più che tre giorni distinti, esso costituisce un’unica ‘ora’, nella quale — secondo una prospettiva cara anche al magistero di Benedetto XVI — si manifesta la forma compiuta dell’amore di Dio, un amore che entra nella storia per trasfigurarne il senso più profondo.

Il Giovedì Santo apre questo itinerario con il segno della lavanda dei piedi, nel quale il Vangelo di Giovanni condensa il senso dell’intero mistero pasquale: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1). Questa ‘fine’ non indica soltanto un termine cronologico, ma la misura stessa dell’amore divino, che giunge fino al dono totale di sé.

In tale contesto, il gesto di Gesù non si limita a proporre un modello etico-morale, ma rivela il volto stesso di Dio: Egli, pur essendo il Signore, si pone davanti ai discepoli con la semplicità di chi serve. Non si tratta di un gesto puramente simbolico, ma dell’espressione concreta di una dinamica inedita, nella quale Dio si fa vicino all’uomo fino a toccarne la fragilità, per purificarla e restituirla alla comunione.

E tuttavia, proprio nel cuore di questo dono, emerge con forza il dramma della libertà umana: «Voi siete mondi, ma non tutti» (Gv 13,10). L’amore, infatti, non si esige; esso chiede accoglienza. La figura di Giuda rende visibile la possibilità reale di sottrarsi alla logica del dono, scegliendo criteri di autosufficienza che, lungi dal liberare, chiudono l’uomo alla verità dell’amore.

Il Venerdì Santo conduce questo dinamismo al suo vertice, là dove il kérigma cristiano si mostra nella sua forma più paradossale: la gloria di Dio si manifesta nell’abbassamento della Croce. Come sottolinea Benedetto XVI, la Croce non è un incidente della storia, ma l’atto nel quale l’amore divino assume fino in fondo il peso del male, percorrendolo senza restarne vinto. In essa si rivela una giustizia che non si oppone alla misericordia, ma si compie in essa: Dio prende sul serio il male, ma lo vince non con la forza, bensì con la sovrabbondanza dell’amore (cf. Rm 5,20).

Nel cuore di questa contemplazione si lascia intravedere una dimensione discreta ma decisiva: il silenzio del Venerdì Santo, luogo di singolare densità spirituale. La liturgia stessa lo custodisce e lo consegna come spazio essenziale di comprensione del mistero. Fin dall’ingresso della celebrazione — segnato dalla prostrazione silenziosa — fino alla sua conclusione senza congedo, tutto sembra sospeso in un’attesa carica di significato. È il compimento della parola profetica: «Era come agnello condotto al macello; maltrattato, non aprì bocca» (Is 53,7).

Questo silenzio non è semplice assenza di suono, né espressione di lutto sterile. Esso è, piuttosto, la forma stessa attraverso cui la Chiesa partecipa al mistero della consegna del Figlio. Come il seme che cade nella terra e muore per portare frutto (cf. Gv 12,24), così il Cristo, nel silenzio della Croce e del sepolcro, compie un’opera invisibile agli occhi dell’uomo, ma decisiva per la salvezza. Si tratta di un silenzio gravido, segnato da una tensione escatologica: non chiusura, ma attesa; non vuoto, ma promessa.

Il Sabato Santo prolunga e radicalizza questa esperienza. È il giorno del “grande silenzio”, nel quale la Chiesa, priva di celebrazioni eucaristiche, rimane come in sospensione tra la morte e la vita. In questa pausa liturgica si riflette il riposo di Dio dopo la creazione (cf. Gen 2,2), ora trasfigurato nel riposo del Figlio nel grembo della terra. Ma è un riposo che prepara un nuovo inizio: come nel grembo materno la vita cresce nel nascondimento, così nel sepolcro matura la novità della risurrezione.

Il silenzio, dunque, si configura come una grande inclusione che avvolge l’intero Triduo: esso apre la celebrazione e la conduce verso il suo compimento, fino a essere infranto dal grido luminoso della Veglia pasquale — «Luce di Cristo» — nel quale la Chiesa proclama la vittoria della vita sulla morte. Dal silenzio nasce il canto nuovo, e il buio della notte si lascia attraversare dalla luce del Risorto.

In questa unità profonda, il Triduo pasquale rivela la struttura stessa della fede cristiana: un movimento discendente e ascendente insieme. Discendente, perché Dio prende l’iniziativa e si abbassa fino alla condizione umana; ascendente, perché l’uomo, raggiunto da questo amore, è chiamato a rispondere, entrando in una dinamica di conversione e di comunione.

La domanda che attraversa questi giorni santi rimane, allora, radicale e personale: siamo disposti a lasciarci introdurre in questo silenzio, ad abitare questo amore che si dona “sino alla fine”? In tale disponibilità si gioca non soltanto la comprensione del mistero pasquale, ma la verità stessa dell’esistenza cristiana, chiamata a diventare, nella storia, eco viva di quella misericordia che, in Cristo crocifisso e risorto, ha definitivamente aperto all’uomo la via della vita.

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Diocesi

Il pellegrinaggio delle ‘poste’ alle cappelle della Marina Militare

Sono all’interno dell’ospedale militare e nel Castello aragonese

01 Apr 2026

Anche per il Giovedì Santo 2026, grazie alla Marina Militare, le ‘poste’ del Carmine faranno tappa agli altari della reposizione  all’interno della cappella Maria Immacolata del centro ospedaliero militare e in quella di San Leonardo nel Castello aragonese.

Come da tradizione, i confratelli sosteranno in raccoglimento davanti ai ‘sepolcri’, mantenendo vivo uno dei momenti più intensi della spiritualità cittadina legata al Giovedì Santo.

Il programma per il Giovedì Santo prevede la messa in Coena Domini alle ore 17.30 nella cappella del centro ospedaliero militare, mentre alle ore 20.30 la liturgia sarà officiata in quella del castello aragonese. Durante le funzioni saranno accolti gli olii santi consacrati dall’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, mons. Gianfranco Saba, nel corso della messa crismale. Inoltre sarà inoltre rievocato il gesto della lavanda dei piedi a 12 fedeli, in linea con la tradizione liturgica del Giovedì Santo. Al termine è previsto il rito della reposizione del Santissimo Sacramento nel tabernacolo e l’accensione della lampada giubilare della pace.

Le cappelle resteranno poi aperte per consentire ai fedeli la visita negli stessi orari osservati dalle principali chiese della città.

Diocesi

Santa messa di Pasqua dell’arcivescovo

ph G. Leva
01 Apr 2026

Domenica di Pasqua, alle ore 11.30 nella concattedrale ‘Gran Madre di Dio’, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la santa messa di Pasqua, al termine della quale l’arcivescovo impartirà la benedizione papale con l’indulgenza plenaria.

Il servizio liturgico sarà affidato ad alcuni ministranti e seminaristi teologi della diocesi; animerà la celebrazione il coro della diocesi ‘San Giovanni Paolo II’ diretto dal m° don Fabio Massimillo e preparato da Emanuele Spagnulo (all’organo, il m° Nunzio Dello Iacovo).

Diocesi

Domenica delle Palme, le celebrazioni dell’arcivescovo

ph G. Leva
01 Apr 2026

Come ogni anno, la mattina della Domenica delle Palme ha avuto luogo nel cortile dell’arcivescovado la solenne celebrazione della commemorazione dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme, presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero. Successivamente l’arcivescovo ha benedetto le palme e i ramoscelli d’ulivo che i fedeli hanno poi portato processionalmente nelle diverse chiese dell’Isola per la celebrazione della santa messa.

La cerimonia si è svolta alla presenza del parroco di città vecchia, mons. Emanuele Ferro, di diversi altri sacerdoti e di rappresentanze di confraternite del centro storico in abito di rito.
Nella medesima mattinata l’arcivescovo ha raggiunto la Concattedrale per la solenne celebrazione eucaristica.

Settimana santa in diocesi

Santa messa della Cena del Signore

ph G. Leva
31 Mar 2026

di Angelo Diofano

Alle ore 18 di Giovedì Santo, nella basilica cattedrale di San Cataldo, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la santa messa nella Cena del Signore, durante la quale avrà luogo il rito della lavanda dei piedi e la solenne reposizione del Santissimo Sacramento per l’adorazione dei fedeli.

Animerà i canti il coro ‘Alleluja’ di San Domenico diretto dal m° Francesco Marangi.

 Presteranno servizio liturgico le confraternite della città vecchia mentre per l’accoglienza gli olii provvederanno i ministri straordinari, una famiglia della comunità della città vecchia con un bambino che si prepara a ricevere il Battesimo e i cresimandi della Cattedrale. La lavanda dei piedi sarà fatta ad alcuni confratelli, ai cavalieri del Santo Sepolcro e a quelli di Malta.

Diocesi

Carosino: il respiro profondo dei riti pasquali

31 Mar 2026

di Floriano Cartanì
A Carosino, la Settimana Santa non è soltanto un appuntamento liturgico: è un ritorno collettivo alle radici, un gesto corale che ogni anno rinnova un patto silenzioso tra fede, memoria e tradizione. Qui tutto ha avuto inizio già nella notte tra il Martedì grasso e il Mercoledì delle Ceneri, quando la grande statua del Crocifisso ha lasciato la chiesa di San Francesco d’Assisi per raggiungere la chiesa matrice. Un passaggio breve nella geografia del paese, ma lunghissimo nella profondità del sentimento popolare, che ha sempre risposto alla grande a questa usanza, perché quella traslazione è ormai percepita come un vero e proprio ingresso nella dimensione quaresimale. Il cammino dopo le Ceneri è proseguito fino al 27 marzo, giorno dedicato alla meditazione dei Sette Dolori di Maria e alla Via Matris, una processione che si caratterizza nella sobrietà quasi raccolta del percorso fatto, attraversando alcune vie del paese dopo la messa vespertina. La riconsegna della statua dell’Addolorata accompagnata dal parroco don Filippo Urso e dai fedeli alla stessa chiesa di partenza, è vissuta come a chiudere un cerchio di profonda riflessione e attesa, tipici di questi giorni. Tutto rappresenta il preludio al cuore pulsante dei riti quaresimali che, anche quest’anno, si sono arricchiti nuovamente di appuntamenti culturali e devozionali. Si è cominciato lunedì 30 marzo con ‘Musica per l’anima’, concerto di musica sacra e meditazione curati dall’associazione ‘Musicisti jonici’ di Fragagnano. Questo concerto ha  rappresentato un vero e proprio ponte sonoro che porta la comunità e le voci del cantato a quelle melodie musicali che accompagnano questo periodo pasquale. Per mercoledì 1 aprile è prevista invece una particolare apertura alle visite della chiesa di San Francesco, per far vedere da vicino i simulacri della Processione dei Misteri. Nelle giornate successive, si entra nel periodo pasquale più densamente vissuto e praticato anche da tutta la popolazione. Il Giovedì Santo, con la visita agli altari della reposizione e la Santa Messa in Coena Domini (ore 18.30), sarà seguita alle ore 22 dall’adorazione eucaristica comunitaria. Questi atti rituali segnano l’inizio di un pellegrinaggio intimo, fatto di passi lenti e sguardi sospesi. In queste giornate fa venire in mente uno dei preziosi libretti tratti dalle omelie dell’amato don Tonino Bello, edito da La Meridiana, dal titolo ‘Dalla testa ai piedi – la Quaresima tra cenere e acqua’, che si consiglia vivamente di leggere. Diceva a tal proposito il vescovo di Molfetta: “Tra questi due riti, si snoda la strada della Quaresima. Una strada apparentemente poco meno di due metri ma, in verità molto più lunga e faticosa”. Proprio il Venerdì Santo rappresenta il vertice emotivo della Settimana, con la santa messa e il racconto delle sofferenze e morte di Gesù, che attirano il cuore dei fedeli. La successiva processione dei Misteri, con i suoi nove simulacri, rappresenta visivamente il racconto plastico della Passione di Gesù: dall’orto del Getsemani alla Croce, ogni statua è un frammento di dolore e di amore di Gesù Cristo verso di noi. Ci piace pensare che chi porta quei pesi statuari sulle proprie spalle, lo fa per ragioni che potrebbero fuggire dalle categorie razionali, come fede o tradizione in primis. Ma può anche essere appunto un voto, un’eredità familiare, oppure un modo per dire “Signore, ci sono anche io ad accompagnarti”: è un gesto che non si può spiegare, si vive e basta. Questa processione organizzata grazie allo straordinario impegno del comitato Riti Settimana Santa, farà un giro grande del paese, toccando molte zone dell’abitato.
Prenderà le mosse dalla chiesa di San Francesco il 3 aprile alle 19, preceduta dall’Adorazione della Croce alle 16:30. Il rientro avverrà poi in tarda serata. Il Sabato Santo culmina, tra l’altro, nella cosiddetta messa alle ore 22, preludio carico di fede alla Santa Pasqua. Ma a Carosino la festività pasquale non  si esaurisce con la Resurrezione  prolungandosi fino al Lunedì dell’Angelo, quando la comunità rende omaggio alla copatrona Madonna delle Grazie, sigillo finale di un percorso che ogni anno rinnova la stessa certezza che qui la fede non è solamente un rito da calendario, ma una trama viva che continua a tenere insieme la comunità.

Eventi in diocesi

Mysterium: mercoledì 1 aprile, Dalla culla alla croce

31 Mar 2026

Mercoledì 1 aprile alle 21.00 al Teatro Orfeo di Taranto, altro appuntamento all’interno della dodicesima edizione del Mysterium Festival: “Dalla culla alla croce – La vita di Cristo nel presepe di San Francesco”. oratorio per voci, coro, orchestra e strumenti popolari.
Con l’Orchestra ico della Magna Grecia diretta dal m° Michele Nitti, e il Lucania Apulia Chorus diretto da Maestro Alessandro Fortunato, Mario Incudine (voce e strumenti popolari) e Grazia Di Michele (voce). Fra gli altri protagonisti dell’opera con testi e musica firmati dallo stesso Incudine, Anita Vitale (voce) e Davide Rondoni (voce recitante), con Antonio Vasta (fisarmonica, zampogna e pianoforte), Michele Piccione (ghironda, lira, chitarra battente, tamburi a cornice e fiati etnici), Pino Ricosta (ukulele basso, contrabbasso e percussioni), Francesco buongiorno (batteria e percussioni).

Il 24 dicembre nel 1223 a Greccio, su ispirazione di Francesco d’Assisi, venne realizzato il primo presepe vivente della storia. Con l’opera “Dalla culla alla croce – La vita di Cristo nel presepe di San Francesco”, si vuole non soltanto celebrare la ricorrenza degli ottocento anni da quello straordinario avvenimento, ma anche raccontare la vita di Cristo attraverso lo sguardo inedito dei personaggi che affollano il presepe.
Ogni protagonista di quella magica notte prende vita e si fa canto, accompagnando il pubblico verso una narrazione circoscritta nel buio di una notte eppure destinata a superare le barriere del tempo e dello spazio rinnovandosi anno dopo anno, in un perenne rimandare al passato e slanciarsi al futuro, tra premonizioni e ricordi, nostalgie e inossidabili verità.

Un’opera teatrale circolare, gioiosa e sofferta in cui Maria, Giuseppe, gli angeli, i Re Magi, i pastori, la levatrice e persino il bue e l’asinello diventano strumento per compiere la volontà divina e per cantare la vita di Colui che cambiò la storia.

Il Mysterium Festival, rassegna di Fede, Arte, Storia, Tradizione e Cultura, è una produzione realizzata da Le Corti di Taras in collaborazione con ico Magna Grecia, L.A. Chorus, ARCoPu e Arcidiocesi di Taranto, con il patrocinio del Comune di Taranto, della Regione Puglia, del Ministero della Cultura e in collaborazione con BCC Banca di Credito Cooperativo San Marzano di San Giuseppe, TP Italia, Varvaglione Vini, Caffè Ninfole, Programma Sviluppo, Baux Casa, Comes, Chemipul italiana. Direzione artistica del m° Pierfranco Semeraro in collaborazione con il m° Piero Romano, direttore artistico dell’ico Magna Grecia.

Mercoledì 1 aprile alle 21.00 al teatro Orfeo di Taranto: “Dalla culla alla croce – La vita di Cristo nel presepe di San Francesco”.
Poltronissima: 15euro;
Platea e Prima galleria: 10euro;
Seconda e Terza galleria: 5euro.

Eventi su prenotazione gratuita: eventbrite. Biglietti online: Vivaticket.
Info: Le Corti di Taras – via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935).
Sito: orchestramagnagrecia.it
Social: Facebook e Instagram.

 

Diocesi

Grottaglie, esercizi spirituali alla Santa Maria in Campitelli

ph G. Leva
31 Mar 2026

di Angelo Diofano

Da ieri, lunedì 30 marzo, al primo aprile alla parrocchia di Santa Maria in Campitelli, a Grottaglie,  si terranno gli esercizi spirituali in preparazione al triduo pasquale col seguente programma quotidiani: ore 8, santa messa presieduta da mons. Salvatore Ligorio; dalle ore 9 alle 11.30, celebrazione delle lodi mattutine ed esposizione solenne del Santissimo Sacramento per l’adorazione personale, durate la quale un sacerdote sarà a disposizione per le Confessioni; ore 11.30, ora media; ore 12, Angelus, benedizione eucaristica e reposizione del Santissimo Sacramento; ore 17.30, esposizione solenne del Santissimo Sacramento e adorazione personale, con possibilità di confessarsi;ore 19, vespri e benedizione eucaristica; ore 19.30, meditazione comunitaria su ‘Passione, Croce e Resurrezione nel Vangelo di Giovanni’ a cura di padre Franco Anncchiarico, con animazione liturgico-musicale a cura del coro ‘Santa Maria in Campitelli’.
Infine, Mercoledì Santo, tutta la comunità è invitata a portare in parrocchia un fiore bianco e una piantina di grano per allestire l’altare della reposizione.

Diocesi

Il precetto pasquale della Polizia di Stato

31 Mar 2026

Lunedì mattina nella chiesa dello Spirito Santo, officiata dal cappellano della Polizia di Stato don Santo Guarino ed alla presenza del questore dott. Michele Davide Sinigaglia, si è svolto il precetto pasquale per il personale della Polizia di Stato e dell’amministrazione civile dell’Interno.
La celebrazione da sempre costituisce un’occasione per riflettere sul significato profondo della Pasqua e per riaffermare i valori di solidarietà e di vicinanza della Polizia di Stato.
Successivamente nella sala conferenza ‘Domenico Pellegrino’ il questore ha consegnato le uova pasquali ai figli dei dipendenti inseriti nel piano di assistenza della Polizia di Stato ‘Marco Valerio’. Si è trattato di un piccolo gesto di sostegno e di attenzione nei confronti di chi affronta con coraggio le difficoltà della vita quotidiana.