Diocesi

Cristo Re di Martina Franca, Settimana per l’unità dei cristiani

16 Gen 2026

di Angelo Diofano

Anche quest’anno a Martina Franca la comunità parrocchiale di Cristo Re, affidata ai frati francescani minori, si unisce alla preghiera della Chiesa universale per invocare dal Signore il dono dell’unità tra tutti i cristiani, nella settimana ad essa dedicata sul tema ‘𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐞 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧𝐚𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐃𝐢𝐨 𝐯𝐢 𝐡𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐢’ (Ef 4,4).

“Sarà un tempo prezioso – spiegano i frati – 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐮𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐞̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞̀ 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐦𝐢𝐥𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞”.
Durante la settimana sono previsti alcuni momenti di preghiera comunitaria, culminando nella veglia ecumenica conclusiva, segno concreto di cammino condiviso e di fraternità.
Così l’invito dei frati: “Vi invitiamo a partecipare e a portare nella preghiera il desiderio di una Chiesa sempre più unita, credibile e testimone del Vangelo”.

Questo il programma parrocchiale:

Lunedì 19: ore 18.30, Lunedì eucaristico.

Giovedì 22: ore 20, recita del Rosario allo Spirito Santo; ore 20.30, adorazione carismatica.

Venerdì 23: ore 19.45, veglia ecumenica presieduta da don Francesco Tenna, delegato diocesano dell’Ufficio per il dialogo ecumenico e interreligioso.

 

Ecclesia

Le nuove religioni e il fascino delle sette

16 Gen 2026

di Luana Comma

Negli ultimi decenni le cosiddette nuove religioni hanno preso piede anche in Occidente. Una simile diffusione è stata resa possibile dalla profonda trasformazione che la nostra cultura ha subito: il mito del progresso, il consumismo, la crisi dei valori spirituali e morali. Questa massificazione, da un lato, ha prodotto una forte omogeneità – basti osservare come i nostri giovani seguano le stesse mode, gli stessi linguaggi – ma dall’altro ha generato un diffuso smarrimento dei valori umani.

In questo scenario culturale hanno trovato spazio le sette e i nuovi movimenti religiosi, che promettono di colmare il vuoto spirituale dell’uomo contemporaneo.

Sorge allora una domanda inevitabile: che cosa offrono realmente questi movimenti? E perché le grandi Chiese non appaiono più così solide da costituire per molti un rifugio e una guida?

Va premesso che le sette ottengono maggiore successo là dove la Chiesa e la società non riescono a rispondere ai bisogni profondi delle persone. Inoltre, non è da sottovalutare l’efficacia delle tecniche di reclutamento che tali movimenti mettono in atto. Così, tra la vulnerabilità di individui fragili, il desiderio di colmare un vuoto esistenziale e la ricerca di esperienze spirituali nuove, trova terreno fertile l’influsso di proposte religiose alternative, spesso seducenti ma ingannevoli.

Le nuove religioni, pur nella loro grande varietà, condividono alcuni bisogni fondamentali dell’essere umano, ai quali offrono risposte immediate e rassicuranti. Offrono innanzitutto un senso di comunità, in un tempo in cui si è costantemente connessi ma raramente in relazione autentica. Propongono certezze immediate, capaci di tranquillizzare di fronte alle domande sul dolore, sulla morte, sul futuro. Promettono una spiritualità vicina alla vita quotidiana, capace di integrare corpo e spirito, benessere e salvezza.

A tutto questo si aggiunge la promessa di una realizzazione personale: chi aderisce a questi gruppi sente di uscire dall’anonimato e di appartenere a una cerchia “scelta”, in cui la vita riacquista significato. Non manca infine la figura del leader carismatico, che incarna la guida e il riferimento assoluto, sostituendo spesso la libertà del discepolo con una forma sottile di dipendenza spirituale. Dietro queste promesse di appartenenza e di senso, tuttavia, si cela una dinamica ambigua: la ricerca sincera di spiritualità si trasforma facilmente in bisogno di certezze immediate, e la fede rischia di ridursi a un sistema chiuso. Là dove l’esperienza religiosa dovrebbe aprire all’incontro e alla libertà, subentra la logica dell’obbedienza cieca, del controllo, del gruppo che si autoassolve e si isola.

In questo scenario complesso, s’impone una domanda decisiva: quale atteggiamento è chiamata ad assumere la Chiesa cattolica di fronte al moltiplicarsi di nuove religioni e movimenti spirituali? Non si tratta di reagire con paura o chiusura, ma di esercitare un discernimento evangelico capace di distinguere ciò che, anche nelle esperienze più lontane, custodisce un autentico desiderio di Dio. Ogni ricerca di senso, anche quando si smarrisce, nasce infatti da una nostalgia di verità e di comunione che solo Cristo può colmare.

La Chiesa non deve dunque porsi come giudice, ma come madre e maestra: capace di riconoscere il bene là dove germoglia e di accompagnare, con pazienza e chiarezza, chi rischia di confondere la luce con le sue imitazioni. È in questa prospettiva che il dialogo e la vigilanza pastorale si intrecciano: il primo per accogliere, la seconda per custodire la fede.

Il compito che ne deriva non è quello di condannare le sette, ma di ricostruire il tessuto di fiducia e di senso che esse illusoriamente promettono. Dove la Chiesa saprà tornare presenza viva, luogo di comunione e di ascolto, là l’uomo non cercherà più altrove la salvezza che gli è già stata donata.

Per ritrovare credibilità e forza evangelica, la Chiesa è chiamata a ripartire dalle sue comunità, rendendole luoghi di autentica accoglienza, dove ciascuno possa sentirsi visto, ascoltato e amato. Occorre restituire a Dio e ai sacramenti il loro posto centrale, ricordando che il Signore non è soltanto vicino all’uomo, ma è anche l’Onnipotente e il Santo, Colui che tutto abbraccia e tutto trascende, e che proprio nella sua trascendenza si fa misericordioso. La sua presenza è viva e reale: non bisogna attendere l’Aldilà per incontrarlo, perché Egli si lascia trovare nel presente di ogni vita, nella storia concreta del mondo.

La Parola di Dio deve tornare a essere il cuore pulsante della nostra società e della nostra fede. Cristo parlava in parabole, cioè con un linguaggio semplice e profondo, capace di raggiungere tutti. Così anche oggi sacerdoti, catechisti e missionari sono chiamati a parlare con parole che risuonino nel vissuto delle persone, a discernere i segni dei tempi, a formare i fedeli e a camminare accanto a loro nelle difficoltà.

Solo così sarà possibile ricondurre l’uomo contemporaneo all’amore di Cristo, che non è un’idea astratta né un mito del passato, ma una presenza viva che salva, illumina e rinnova la vita. Quando le nostre comunità torneranno a testimoniare questa bellezza semplice e ardente del Vangelo, nessuno potrà più apparire come rifugio: perché il cuore dell’uomo avrà ritrovato la sua casa.

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Sport

Taranto, la sfida col Galatina e il feeling ritrovato con la rete

ph G. Leva
16 Gen 2026

di Paolo Arrivo

Quattordici goal fatti, uno subìto in sole due partite. I numeri dell’ultimo Taranto sono impressionanti. Ma pure fuorvianti, perché gli avversari sono stati il Gallipoli in Coppa Italia, e una squadra imbottita di under in campionato, la Virtus Mola. A ogni modo segnare tanto non è mai scontato. Pensiamo ad esempio ai disastri della nazionale italiana, incapace persino di superare squadre modeste, più deboli sulla carta. Domenica i rossoblu ritroveranno le mura amiche dello stadio “Italia” di Massafra per ospitare il Galatina. Quattro giorni dopo, giovedì 22, giocheranno ancora in casa contro il Bisceglie la finale d’andata della Coppa Italia di Eccellenza pugliese. Competizione che diventa sempre più un obiettivo, utile a strappare il pass per la serie D.

Galatina, una squadra in crisi

Il prossimo avversario del Taranto nella 24esima giornata dell’Eccellenza Puglia si trova invischiato nella parte bassa della classifica. Il Galatina non vince dal sette dicembre scorso (1-0 sul Taurisano), e viene da quattro sconfitte consecutive – l’ultima, in casa, gliel’ha inferta la Nuova Spinazzola. L’ambiente è depresso, per le prestazioni e per i risultati. Di tutt’altro umore invece gli uomini di mister Danucci. Nel percorso di avvicinamento alla partita, che si giocherà alle ore 15 (l’unico match serale contrapporrà il Bitonto al Polimnia), hanno lavorato a parte Nicola Loiodice, Davide Incerti ed Emilis Kirliauskas. I favori del pronostico sono tutti dalla parte degli ionici. Per il Galatina l’obiettivo da raggiungere a fine campionato è la salvezza: un ridimensionamento rispetto alla scorsa stagione, quando i salentini riuscirono ad accedere agli spareggi per la promozione in serie D. Il club sta provando a voltare pagina. Per questo, alla fine del 2025, ha esonerato l’allenatore Alessandro Longo, sostituito da Vincenzo Mazzeo.

Il mercato sempre aperto

Nei giorni scorsi è stato ufficializzato l’acquisto di Emanuele Mastrangelo: in prestito gratuito fino al termine della stagione, il portiere classe 2006, alto centottantasette centimetri, è sceso da due categorie superiori all’Eccellenza pugliese. Ovvero dal Guidonia Montecelio in serie C. L’atleta è validissimo, protagonista della promozione dei laziali nella scorsa stagione, i tifosi gli hanno dato il benvenuto. Il Taranto si è inoltre assicurato Alessio Sansò. Si tratta di un difensore esterno, classe 2007, proveniente dal Gallipoli, che ha militato nelle giovanili del Casarano. Così con questi arrivi il parco under si è rinforzato. E l’entusiasmo dei giovani risulta essere sempre la migliore benzina. Quanto a Ciro Foggia, invece, il direttore sportivo Danilo Pagni ha smentito le voci circolate su una possibile trattativa con l’attaccante napoletano in forza alla Scafatese. L’auspicio, per una rosa che non avrebbe bisogni di ritocchi ulteriori, è che tutti i calciatori a disposizione di Ciro Danucci onorino la maglia e la categoria.

 

Taranto-Mola, l’ultimo incontro di campionato allo stadio Italia di Massafra nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Diocesi

Per le celebrazioni giubilari della Santa Maria della neve, a Crispiano il Giubileo della politica

ph ND
16 Gen 2026

di Angelo Diofano
Nell’ambito delle celebrazioni  giubilari per i 200 anni della parrocchia di Santa Maria della Neve, a Crispiano, domenica 18 gennaio,  avrà luogo il Giubileo della politica e  degli amministratori con santa messa alle ore 18 cui seguirà alle ore 19 un incontro, sempre in chiesa madre, sul tema ‘Servire il bene comune: responsabilità, etica e speranza’ che sarà sviluppato da don Antonio Panico, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, il mondo del lavoro e la custodia del creato nonché docente alla Lumsa. Al termine, confronto a più voci sul medesimo tema dell’incontro, moderato dalla giornalista Paola Casella, con la partecipazione del sindaco Luca Lopomo, del consigliere regionale Renato Perrini, dei consiglieri comunali e degli ex sindaci.
Fu mons. Giuseppe Antonio de Fulgure, arcivescovo di Taranto dal 1818 al 1833, a istituire il 13 novembre 1826 la prima parrocchia crispianese denominandola appunto ‘Santa Maria della Neve’, quando Crispiano era ancora un villaggio dipendente amministrativamente da Taranto (sarebbe divenuto comune autonomo nel 1919).
Il parroco don Michele Colucci ricorda, infine, che per tutto l’anno giubilare sarà possibile ottenere l’indulgenza plenaria alle consuete condizioni.

Diocesi

Domenica 18, in piazza Garibaldi, la benedizione degli animali

16 Gen 2026

di Angelo Diofano

Domenica 18 gennaio, a Taranto, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, al termine della santa messa delle ore 11, il parroco della San Pasquale Baylon padre Vincenzo Chirico, dei frati francescani minori, impartirà in piazza Garibaldi la benedizione agli animali domestici.

 

Diseguaglianze sociali

Barbie autistica, ma l’inclusione resta fuori dalla scatola

ph Sir-ai
15 Gen 2026

di Riccardo Benotti

C’è qualcosa di profondamente emblematico nella nuova Barbie autistica della Mattel. Il marchio che per decenni ha codificato un unico ideale di perfezione ora prova a restituire un’immagine più ampia del mondo: carrozzina, protesi, apparecchi acustici, vitiligine, sindrome di Down, diabete, autismo. Certamente è un segnale culturale rilevante. Eppure, come accade ogni volta che la disabilità entra nel discorso pubblico, la questione è più delicata e profonda di quanto sembri. Perché la visibilità è un passo avanti, ma da sola non basta.

La Barbie autistica arriva sugli scaffali con cuffie antirumore, fidget spinner, tablet per la comunicazione aumentativa, vestiti morbidi per chi vive diversamente le sollecitazioni sensoriali. Molti osservatori hanno subito detto che “così finalmente le bambine autistiche possono vedersi rappresentate”. Offre un’immagine rassicurante, perfino tenera. In realtà non dovrebbero essere le bambine con disabilità a identificarsi nelle bambole: dovrebbero farlo gli altri. A cominciare dai bambini neurotipici, i compagni di classe o gli amici del parco, con un funzionamento neurologico considerato ‘standard’ o ‘tipico’. Sono loro che hanno più bisogno di imparare a vedere, riconoscere, accogliere. L’inclusione non è un processo interiore della persona con disabilità: è una responsabilità della comunità che la circonda.

E poi c’è la questione ancora più profonda: sì, le bambole contano. Modificano l’immaginario, aprono conversazioni, normalizzano gli ausili. Ma l’inclusione vera non nasce da uno scaffale color pastello. Nasce dalle relazioni, dall’incontro reale, dalla condivisione degli spazi, dal tempo speso insieme. Una Barbie può predisporre uno sguardo; ma è un compagno che aspetta, un insegnante che capisce, una città che non mette barriere, una parrocchia che accoglie chi non rientra nei canoni, a trasformare davvero la vita. Le bambole rappresentano; le persone si incontrano. E solo l’incontro cambia davvero le cose.

Qui però si apre la zona d’ombra. La Barbie autistica – come la Barbie in carrozzina – mostra una disabilità bella, pettinata, composta, sempre sorridente. Una versione levigata, Instagram-friendly, addomesticata. Nessuna crisi sensoriale, nessuna fatica, nessun rumore interiore. Una fragilità che fa tenerezza ma che non disturba, non interroga, non crea inciampi e che rischia di proporre la traduzione estetica di una disabilità che, per essere mostrata, deve prima essere ‘ripulita’ di ciò che nella vita reale è complesso, doloroso, scomodo. Una disabilità compatibile con il feed, non con il mondo.

Il rischio è evidente: se l’unica immagine diffusa è quella di un’autonomia impeccabile, un sorriso costante, un outfit perfetto, allora chi vive forme più complesse – nell’autismo, nella disabilità motoria, nelle patologie rare – rischia di scomparire di nuovo. O peggio: potrebbe essere percepito come ‘sbagliato’, perché non rientra nella cornice estetica che il marketing ha consacrato come inclusiva.

Ma anche dentro questa ambivalenza, una possibilità esiste. Una bambola così può essere un invito agli adulti: non fermatevi alla superficie. Usatela come occasione per parlare di ciò che la scatola non mostra. Raccontate ai bambini che l’autismo non è un accessorio, che la carrozzina non è un simbolo ma un modo di abitare il mondo, che la disabilità non coincide con un sorriso perfetto. Parlate delle differenze reali, delle fatiche, delle gioie, delle relazioni che possono nascere solo quando si incontra una persona vera, non la sua versione lucidata.

Perché in una società che misura tutto in base alla performance, l’inclusione non può essere un prodotto da fotografare. È una pratica relazionale, quotidiana, complessa. È lo sguardo che si allarga, lo spazio che si fa più ampio, il tempo che si dilata per accogliere chi ha un passo diverso. Barbie può fare da scintilla, da segnale, da inizio. Ma il cambiamento autentico nasce solo quando impariamo a riconoscerci gli uni negli altri. Nelle fragilità vere, non in quelle levigate da Instagram.

 

Eventi culturali in città

‘Se vuoi la pace, prepara la pace’, convegno a Taranto di Assisi Pax International

Si terrà venerdì 16 gennaio nel salone degli specchi di Palazzo di città, a partire dalle ore 15

15 Gen 2026

‘Se vuoi la pace, prepara la pace’  è il titolo del convegno che si terrà venerdì 16 gennaio nel salone degli specchi di Palazzo di Città dalle ore 15 alle ore 19, appuntamento di alto profilo culturale e civile promosso dall’associazione Assisi Pax International con il patrocinio del Comune, realizzato in collaborazione con la International School of Studies for Universal Peace e la Fondazione internazionale La Sponda ets.

Il convegno si propone come uno spazio di riflessione interdisciplinare sui temi della pace, della giustizia, del dialogo e della responsabilità etica in un tempo storico segnato da conflitti, disuguaglianze e fragilità sociali. Un invito, dunque, a ripensare la pace non come semplice assenza di guerra, ma come costruzione quotidiana che coinvolge cittadini, istituzioni e comunità.

Numerosi e qualificati i relatori che interverranno nel corso del pomeriggio: Domenico Scoglietti, medico, direttore scientifico e culturale della International School of Studies for Universal Peace; Fabio Pierri Pepe, presidente dell’Accademia di studi araldici, nobiliari e cavallereschi – Taranto, con l’intervento ‘Il cammino incompiuto della pace’; Pierpaolo Favia, segretario della commissione per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e il Mediterraneo dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto, che parlerà de ‘La letteratura profetica e la giustizia riparativa’; Giuseppe Giove, generale di divisione dell’Arma dei carabinieri, con l’intervento ‘La conversione ecologica’; Pierluca Turnone, direttore del Museo civico di Taranto, che proporrà una riflessione dal titolo ‘Per una pedagogia della pace (perpetua)? Riflessioni filosofico-educative tra Kant e Maritain’; Daniela De Feo, Medico, rappresentante istituzionale della Fondazione internazionale La Sponda ets, con l’intervento ‘Salute delle donne, fraternità possibile: la cura come architettura di pace’; Nicola Lobosco, segretario di presidenza di Assisi Pax International, che parlerà su ‘La Pace secondo Assisi Pax International’.

A moderare il convegno sarà Andrea Chioppa, di Assisi Pax International Taranto, il cui referente è Riccardo D’Anzi.

Nel corso dell’incontro,  ci sarà la consegna della spilla associativa agli aderenti alla realtà tarantina di Assisi Pax International; gli interventi saranno intervallati da un momento musicale a cura del m° Marco Miscigna a sottolineare il valore dell’arte come linguaggio universale di pace.

Nel sottolineare la piena disponibilità da parte dell’amministrazione comunale nell’ospitare l’evento a Palazzo di città, Assisi Pax International rivolge un particolare e sentito ringraziamento al sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e al presidente del consiglio comunale, Gianni Liviano, per l’attenzione e il sostegno riservati all’iniziativa, perché la pace non è un’utopia da invocare, ma una responsabilità da costruire insieme ogni giorno.

 

Emergenze sociali

In che misura l’ansia sociale incide sul rendimento scolastico

ph Ansa-Sir
15 Gen 2026

L’ansia sociale non è semplice timidezza; è una barriera invisibile che si frappone tra le potenzialità di uno studente e la loro espressione. Ecco una breve analisi dell’impatto di questo disturbo sul rendimento scolastico e delle strategie di intervento più efficaci, basata sui principi della psicologia clinica e di comunità. L’impatto dell’ansia sociale sul rendimento scolastico è diretto, misurabile e spesso sottostimato. Non si tratta solo di ‘prendere voti più bassi’, ma di un deterioramento progressivo della capacità di apprendere e partecipare. La ricerca indica che l’ansia agisce su tre livelli fondamentali:

  • Il sequestro cognitivo (Non riesco a pensare):
    Uno studente con ansia sociale dedica gran parte delle sue risorse mentali a monitorare sé stesso (“Cosa pensano di me?”, “Sto arrossendo?”, “Sembro stupido?”). Questo fenomeno occupa la ‘memoria di lavoro’, lasciando meno spazio mentale per ascoltare la lezione, comprendere concetti complessi o memorizzare informazioni. Il risultato è che lo studente può sembrare disattento o poco preparato, quando in realtà è solo “sovraffollato” emotivamente.
  • La trappola dell’evitamento (Non partecipo):
    Per abbassare l’ansia, lo studente inizia a evitare le situazioni temute. Questo crea un circolo vizioso:

    • Micro-evitamenti: Non fare domande quando non si capisce, non guardare negli occhi il prof, non lavorare in gruppo.
    • Macro-evitamenti: Assenze strategiche nei giorni di interrogazione o verifiche, fino all’abbandono scolastico (dropout).
      Meno ci si espone, meno si impara a gestire l’ansia, e più la paura cresce.
  • L’isolamento relazionale (Sono solo):
    La scuola è una comunità. Chi soffre di ansia sociale spesso fatica a costruire quella rete di supporto (compagni che passano gli appunti, amici con cui studiare) che è un fattore protettivo fondamentale per il successo accademico. L’isolamento porta a sentirsi meno motivati e più vulnerabili al fallimento.

Dal punto di vista della psicologia, l’obiettivo non è eliminare l’ansia, ma renderla gestibile affinché non blocchi la vita dello studente.

  • Terapia Cognitivo-comportamentale (CBT): È considerata il trattamento d’elezione (“gold standard”). Si lavora su due fronti:
    1. Ristrutturazione cognitiva: Si aiuta il ragazzo a identificare i pensieri catastrofici (“Se sbaglio rideranno tutti”) e a sfidarli con prove di realtà (“È mai successo davvero? Se un compagno sbaglia, tu ridi o non ti importa?”).
    2. Esposizione graduale: Invece di evitare, ci si allena ad affrontare le paure a piccoli passi (es. prima chiedere solo l’ora a un compagno, poi fare una domanda al prof, poi esporre un argomento). L’obiettivo è l’abituazione: scoprire che l’ansia scende da sola se restiamo nella situazione temuta.
  • Training delle Abilità sociali (Social Skills Training): A volte l’ansia deriva da una reale mancanza di competenze su “come si fa”. In questi casi si insegnano esplicitamente abilità come: iniziare una conversazione, gestire il contatto visivo, essere assertivi.

La psicologia di comunità ci insegna che non basta “curare” lo studente nello studio privato; bisogna modificare l’ambiente in cui vive (la scuola) affinché diventi abilitante e non disabilitante.

  • Formazione degli insegnanti (Empowerment):
    Gli insegnanti sono i primi “terapeuti naturali”. Un intervento di comunità efficace forma i docenti a:

    • Riconoscere i segnali (es. il ragazzo silenzioso in ultima fila non è ‘tranquillo’, potrebbe essere paralizzato).
    • Evitare di rinforzare l’evitamento (es. non esonerare sempre lo studente ansioso dall’interrogazione, ma concordare modalità progressive: prima scritta, poi orale solo col prof, poi alla cattedra).
    • Il Gruppo classe come risorsa:
      Invece di lasciare lo studente solo, si lavora sul clima di classe. Attività di Cooperative Learning (apprendimento cooperativo) in piccoli gruppi strutturati permettono all’ansioso di interagire in un ambiente protetto (mesosistema), riducendo la paura del giudizio pubblico.
    • Alleanza scuola-famiglia:
      Spesso i genitori, per proteggere il figlio, assecondano le assenze. Lo psicologo di comunità lavora per creare un patto educativo: la scuola diventa un luogo sicuro dove sbagliare è permesso, e la famiglia supporta la frequenza scolastica invece dell’evitamento.
  •  
    • Sintesi per l’azione
      Se sei un genitore Se sei un insegnante
      Non giustificare l’evitamento: Permettere di stare a casa allevia l’ansia oggi, ma la raddoppia domani. Premia il coraggio, non solo il risultato: Loda lo studente ansioso anche solo per aver alzato la mano o aver provato.
      Normalizza l’errore: Racconta i tuoi fallimenti per mostrare che non sono fatali. Crea step intermedi: Se l’interrogazione alla lavagna è troppo, inizia dal posto o in piccolo gruppo.

       

      L’ansia sociale non riduce l’intelligenza. Molti studenti con questo tipo di problema sono brillanti. Ma il disturbo li intrappola in uno stadio di evitamento cronico che li isola dal loro potenziale accademico. Senza intervento precoce il danno è cumulativo e a lungo termine: chi non completa la scuola secondaria difficilmente raggiungerà l’università, e chi non inizia l’università vede chiudersi molte porte socioeconomiche.​ La buona notizia è che gli interventi psicologici funzionano e gli interventi scolastici basati sull’esposizione e il supporto relazionale riducono significativamente l’ansia e permettono agli studenti di recuperare il loro rendimento.

Diocesi

Alla San Francesco di Paola, la devozione alla Madonna del miracolo

ph G. Leva
15 Gen 2026

Sabato 17 gennaio, iniziano nella chiesa di San Francesco di Paola, a cura dei padri minimi, le celebrazioni in onore della Madonna del Miracolo, che si concluderanno martedì 20 alle ore 18.30 con la santa messa solenne nel ricordo dell’apparizione mariana avvenuta nel 1842 in Sant’Andrea delle Fratte, a Roma, ad Alfonso Ratisbonne.

Nella chiesa di via Anfiteatro una cappella laterale è dedicata alla Madonna del miracolo, con un grande quadro, per tutto l’anno luogo di pellegrinaggio.

Così i padri minimi invitano alle celebrazioni in programma: “Cari fedeli, la devozione mariana, particolarmente presente e preziosa nella vita cristiana, è per noi tutti un grande sostegno oltre che un complemento essenziale ed inesauribile nel suo approfondimento. Pertanto, in occasione dell’annuale Festa della Madonna del Miracolo, vogliamo ulteriormente intensificarne la conoscenza allo scopo di arricchire maggiormente i nostri sentimenti verso la Beata Vergine, Madre del Signore e Madre nostra, con i valori cristiani che le appartengono. Quindi, per sentirci sempre mii figli di Colei che per volere stesso del Figlio Divino è anche Madre nostra, vogliamo trattare il tema della Maternità di Maria e così celebrarne il triduo e la festa col titolo stesso con cui è venerata nella nostra chiesa”.

 

Il programma delle celebrazioni

Il programma di sabato 17 (giornata di preghiera per le vocazioni) prevede la santa messa alle ore 8 seguita alle ore 8.30 dall’adorazione eucaristica silenziosa per le vocazioni religiose e sacerdotali dell’Ordine dei minimi; alle ore 17, con la recita del santo rosario e dei vespri; quindi, la santa messa alle ore 18.30 presieduta dal parroco padre Francesco Cassano e animata dai catechisti della parrocchia.

Domenica 18 (giornata di preghiera per le famiglie), sante messe saranno celebrate alle ore 8.30 – 10 (con atto di consacrazione delle famiglie)– 11.30; alle ore 17.15, santo rosario e i vespri; alle ore 18.30 santa messa presieduta da padre Francesco M. Trebisonda, parroco in solido, animata dal Terz’Ordine dei Minimi.

Lunedì 19, santa messa alle ore 8; dalle ore 8.30 alle 12, adorazione eucaristica silenziosa per gli ammalati; ore 17.15, santo rosario; ore 18.30, santa messa presieduta da mons. Marco Gerardo, direttore dell’Ufficio diocesano per la liturgia e parroco al Carmine, animata dal proprio coro parrocchiale.

Martedì 20, festa della Madonna del Miracolo, santa messa alle ore 8, seguita dall’adorazione eucaristica silenziosa; ore 11.30, rosario e a mezzogiorno la commemorazione dell’apparizione mariana del 20 gennaio 1842 ad Alfonso Ratisbonne e la supplica; alle ore 17.15, santo rosario meditato e atto di affidamento dell’Ordine dei Minimi alla Madonna; ore 18.30, santa messa presieduta da don Ciro Santopietro, vicario foraneo della vicaria Borgo e parroco alla Sant’Antonio, il cui coro animerà la concelebrazione

Così raccontava lo scomparso padre Angelo Mianulli, promotore di questo culto a Taranto, a proposito di Alfonso Ratisbonne: “Non c’era proprio da sperare che in quel giovane, titolare di una famosa banca d’Alsazia, scettico e razionalista, privo di qualsiasi convinzione religiosa, sempre ostile e beffardo verso il cattolicesimo, potesse sorgere una vocazione missionaria con una vita eroicamente consacrata alla cura di bambini ebrei, cristiani e musulmani abbandonati. Alfonso Ratisbonne nacque a Strasburgo il 1° maggio del 1814. Fu un miracolo di conversione fulminea e duratura, la sua, ottenuto dalla materna intercessione della Vergine Immacolata. Morì nella terra dei suoi antenati il 6 maggio del 1884 in concetto di santità. Oltre 200 sacerdoti parteciparono al suo funerale con un  corteo d’immensa folla di ogni religione ad accompagnare la sua salma”.

Cep

Si è conclusa a Foggia l’Assemblea ordinaria dei vescovi pugliesi

ph Cep
15 Gen 2026

Si è tenuta nei giorni da lunedì 12 a mercoledì 14 gennaio a Foggia lAssemblea ordinaria della Conferenza episcopale pugliese.

I lavori, iniziati nella mattinata di lunedì 12 con la preghiera dellOra Sesta e l’introduzione di mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto e presidente della Cep, hanno affrontato diverse tematiche di rilevante interesse per la vita ecclesiale della Regione. Una particolare attenzione è stata dedicata alla formazione permanente dei presbiteri e alla qualità della fraternità presbiterale nella complessità delle sfide odierne. È stato sottolineato, alla luce dell’invito di papa Leone XIV, come sia importante promuovere comunità cristiane intese come vere “case di pace”, laboratori di relazioni riconciliate, dialogo e prossimità nei contesti segnati da fragilità e conflitti.

All’inizio dei lavori è stato presente mons. Domenico Basile, vescovo eletto di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi, al quale mons. Satriano ha rivolto un saluto di accoglienza con l’augurio di un proficuo servizio pastorale. Nello stesso tempo, a nome di tutti i vescovi il presidente ha rivolto parole di gratitudine a mons. Domenico Cornacchia – giunto al termine del suo mandato pastorale nella stessa diocesi – per il prezioso contributo offerto alla comunità ecclesiale locale e regionale.

Un primo momento è stato dedicato al Tribunale interdiocesano pugliese, con la relazione di mons. Lino Larocca, che ha illustrato lo stato e le prospettive di questo importante organismo al servizio delle Chiese di Puglia, in particolare nell’ambito matrimoniale.

I vescovi hanno poi incontrato fra Gianfranco Pinto Ostuni ofm e fra Gianni Mastromarino ofm del commissariato generale di Terra Santa, che hanno condiviso le attività e le necessità di sostegno, in questo tempo martoriato, per i Luoghi Santi e le comunità cristiane di Terra Santa.

A conclusione dei lavori della prima giornata sono state ascoltati i segretari di due commissioni regionali della Cep.

In vista del centenario dell’istituzione della Giornata missionaria mondiale, la Commissione regionale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione fra le Chiese ha proposto alcune iniziative atte, non solo a commemorare l’anniversario, ma a rilanciare l’impegno ecclesiale nella missio ad gentes.

Nel corso dei lavori è stato presentato anche un aggiornamento sullo stato della Pastorale sociale e del Lavoro in Puglia e sul Progetto Policoro, evidenziando l’impegno della Chiesa regionale nell’accompagnamento dei giovani, nella promozione della dignità del lavoro e nell’attenzione alle fragilità sociali, alla giustizia e alla pace nei territori.

La seconda giornata ha visto un focus sul ministero degli esorcisti in Puglia, con laggiornamento su tale delicato ministero presentato da padre Piermario Burgo, responsabile regionale.

A seguire, i vescovi hanno avuto un intenso dialogo con i rappresentanti della Vita consacrata e i superiori maggiori di Puglia, in un proficuo confronto sulla relazione tra Chiesa diocesana e vita consacrata.

Nel pomeriggio, mons. Gianni Caliandro, rettore del Pontificio seminario regionale pugliese, ha condiviso con i presuli il cammino formativo della comunità del seminario. A seguire don Vito Mignozzi, preside della Facoltà teologica pugliese, ha illustrato le attività e le prospettive della Facoltà che, nell’intesa crescente tra i tre istituti teologici, va riqualificando l’offerta formativa a servizio delle Chiese di Puglia.

Don Andrea Regolani (arcidiocesi di Milano) e sr. Annamaria Senatore (suora della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret) sono stati i protagonisti del confronto che ha avuto luogo nella terza giornata. I relatori, nel costruttivo confronto con i vescovi, hanno contribuito a focalizzare aspetti significativi sul tema della formazione permanente sacerdotale. L’incontro è stato caratterizzato da un dialogo fraterno tra tutti i presuli che hanno manifestato il desiderio di proseguire nell’approfondimento del tema.

Durante i lavori, i vescovi hanno partecipato a momenti di preghiera nel monastero delle monache redentoriste di Foggia, segno della comunione con la vita consacrata contemplativa presente nella regione.

LAssemblea si è conclusa con l’impegno dei vescovi continuare il cammino unitario nellascolto dello Spirito Santo e dei segni dei tempi, consapevoli del delicato servizio al popolo di Dio a loro affidato.

 

Politica italiana

Referendum: si vota il il 22 e 23 marzo

ph Afp-Sir
14 Gen 2026

di Stefano De Martis

La data del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, l’atteso provvedimento sui caregiver familiari, il disegno di legge delega per la riforma del sistema sanitario. Il Consiglio dei ministri ha deliberato su questi temi, ma bisognerà attendere ancora per una valutazione puntuale e approfondita. Anche sulla notizia più circoscritta, infatti, bisogna infatti usare il condizionale: il governo ha fissato per il 22 e 23 marzo la data del referendum costituzionale, contando i termini dal via libera della Cassazione alla consultazione richiesta dai parlamentari, ma è ancora in corso la raccolta di firme a livello popolare e i promotori chiedono che si rispetti la prassi di attendere il compimento di tutti i termini relativi. La norma intorno a cui si discute è l’articolo 15 della legge 352 del 1970, secondo cui il referendum va indetto entro 60 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione, che ha ammesso le richieste referendarie. La stessa norma prevede che il referendum si svolga in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all’emanazione del decreto di indizione. Ci sarà dunque una battaglia di ricorsi.
Per quanto riguarda i caregiver, si tratta di un disegno di legge che quindi dovrà essere approvato dal Parlamento prima di produrre degli effetti. Peraltro avrà una corsia preferenziale e dovrebbe godere di un ampio consenso trasversale. Il punto più importante del ddl – un aspetto che potrebbe non a torto essere definito “storico” – è il riconoscimento pubblico del ruolo di questa figura, cioè di chi si prende cura di un familiare in condizioni gravi e di non autosufficienza (la stima è di circa 7 milioni di persone). Vengono individuati quattro profili a tutele differenziate a cominciare dal “caregiver familiare convivente e prevalente che sta 24 ore su 24 con la persona assistita”. Al riconoscimento del ruolo, secondo le procedure previste, sono connessi diritti e benefici importanti. Ma resta molto debole la parte economica: il contributo massimo è di 400 euro mensili esentasse erogati ogni 3 mesi con Isee entro 15mila euro ed è riservato solo al ruolo più impegnativo con almeno 91 ore settimanali (13 ore al giorno).
Le risorse sono un problema al momento irrisolto anche per il disegno di legge che delega il governo a riformare il sistema sanitario. Il testo parla infatti di “neutralità finanziaria” e quindi se non ci saranno stanziamenti ad hoc bisognerà provvedere con l’esistente. Oltre a questa incognita tutt’altro che irrilevante, c’è da considerare che in quando ddl delega il testo indica soltanto le coordinate della riforma, mentre l’attuazione sarà affidata di norma a una serie di decreti legislativi. Approvata la delega dal Parlamento, il governo avrà tempo fino al 31 dicembre per emanare i provvedimenti attuativi. Secondo il comunicato di Palazzo Chigi, “la delega individua, tra i principi e criteri direttivi, il potenziamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, l’aggiornamento della classificazione delle strutture ospedaliere, l’introduzione di nuove reti assistenziali tempo-dipendenti e specialistiche, l’aggiornamento del dimensionamento delle unità operative complesse in relazione al bacino di utenza, la promozione dell’appropriatezza dell’offerta ospedaliera anche attraverso la definizione di standard minimi per le attività di ricovero, articolati per area di attività e per ambito territoriale di riferimento, definiti ed implementati in coerenza con la disciplina in materia di ospedale di comunità, il riconoscimento del valore delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, il miglioramento dell’assistenza alle persone non autosufficienti e a quelle affette da patologie croniche complesse, il rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria e la valorizzazione del ruolo della medicina generale e dei pediatri di libera scelta”.