Azione cattolica

“Signore, è bello per noi essere qui!”

La presentazione dell’icona biblica dell’anno 2025-26 per l’Azione Cattolica diocesana

14 Ott 2025

di Daniele Panarelli

Nella calda e accogliente atmosfera della parrocchia Santa Famiglia di Taranto, domenica 12 ottobre, la comunità diocesana di Azione Cattolica si è riunita in gran numero per la presentazione dell’icona biblica del nuovo anno associativo, ispirata al racconto della Trasfigurazione secondo Matteo e intitolata “Signore, è bello per noi essere qui!”.

La meditazione, condotta da don Carmine Agresta, assistente unitario di Azione Cattolica, ha toccato i cuori di tutti i presenti, guidando ciascuno verso un autentico incontro con la Parola. Con il suo linguaggio semplice ma profondo, don Carmine ha invitato a contemplare la bellezza di Dio che si rivela nel mistero, una ‘nube luminosa’ che avvolge senza oscurare, svelando attraverso la voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato”.
Le sue parole hanno risuonato nel salone parrocchiale come un’eco di una presenza viva, ricordando a tutti che Dio non si lascia imprigionare, ma si avvicina a noi nella sua luce e nel suo mistero.
La riflessione ha avuto un forte valore spirituale e umano, offrendo a ciascuno l’opportunità non solo di approfondire la conoscenza del testo evangelico, ma anche di lasciarsi trasfigurare interiormente, collegando la Parola alla propria vita quotidiana.

La domenica è stata intensa e la preghiera è stata preceduta dal comitato dei presidenti parrocchiali, un momento prezioso di dialogo e condivisione. Uno strumento che vuole diventare fondamentale per il cammino associativo e che si propone come un luogo dove potersi raccontare ed ascoltare, permettendo a ciascuna parrocchia di condividere le proprie esperienze, vissuti e speranze.

Il percorso, avviato con un’analisi Swot condivisa, ha dato ai presidenti l’opportunità di iniziare a ragionare insieme su punti di forza e debolezza, opportunità e minacce, tutto in un clima di discernimento e corresponsabilità. Un metodo strutturato e partecipativo, che ha suscitato apprezzamento tra i presenti e che può essere un primo concreto passo per un cammino condiviso, perché nessuno si senta solo.

Così, l’inizio di questo nuovo anno associativo si apre all’insegna della bellezza, della comunione e dell’ascolto. La riflessione di don Carmine ha tracciato un percorso luminoso, ricordando che la fede è un’esperienza di incontro e meraviglia. Il lavoro dei presidenti parrocchiali ha dimostrato che solo uniti si può costruire una Chiesa viva, capace di portare bellezza nel mondo.

Come sottolinea il titolo stesso dell’icona biblica, “è bello per noi essere qui”: è bello ritrovarsi, riconoscersi come fratelli, sostare davanti alla Parola che trasfigura e ripartire con rinnovato entusiasmo verso le nostre comunità, affinché la luce che si è manifestata sul monte Tabor continui a illuminare il cammino di tutti.

 

Diocesi

La comunità della parrocchia Maria SS. Immacolata di San Giorgio jonico
in pellegrinaggio al Santuario di San Cosimo alla Macchia

14 Ott 2025

La giornata di sabato scorso, trascorsa insieme, è stata un momento semplice ma profondo di connessione con Dio e con i propri fratelli. È stato un cammino condiviso, dove ognuno ha portato il proprio passo, la propria storia e le proprie speranze.
Questo pellegrinaggio è nato dal desiderio di vivere un momento di raccoglimento e rinnovamento spirituale all’inizio del nuovo anno pastorale. La grande partecipazione ha dimostrato quanto la comunità senta il bisogno di ritrovarsi, pregare insieme e camminare come un vero popolo di Dio.
La mattinata è stata dedicata a una meditazione guidata dal parroco, don Giuseppe D’Alessandro, sul passo evangelico di Gesù e l’adultera (Gv 8, 1-11). Le parole del Vangelo hanno creato uno spazio di silenzio e riflessione, permettendo a ciascuno di confrontarsi con la misericordia di Cristo e con le proprie fragilità. Dopo la meditazione, il tempo dedicato alla preghiera personale e alle confessioni ha offerto a molti l’opportunità di riscoprire la serenità del perdono e la gioia di un nuovo inizio.
La celebrazione eucaristica, guidata da don Giuseppe e dal viceparroco, don Maurizio Donzella, è stata il cuore pulsante della giornata. Intorno all’altare, la comunità si è unita in preghiera, sentendosi parte di una grande famiglia riunita nel nome del Signore. 
Il pranzo che è seguito alla messa non è stato solo un momento di convivialità, ma anche un vero segno di comunione: la mensa fraterna come naturale continuazione di quella eucaristica. Tra sorrisi e chiacchiere semplici, si respirava un’atmosfera di amicizia e gratitudine. 
Nel pomeriggio, la visita alla Cattedrale di Oria e alla cripta delle mummie ha offerto un’ulteriore opportunità di riflessione. Il silenzio di quei luoghi ha invitato tutti a considerare la vita come un dono e il cammino della fede come un percorso che attraversa la fragilità umana, aprendosi alla speranza della risurrezione. 
Questa giornata è stata un momento di ascolto, preghiera e fraternità, in cui ognuno ha potuto sentirsi parte di un popolo che cammina insieme, sostenuto dallo stesso desiderio di incontrare il Signore nella vita di tutti i giorni. Un momento che non si esaurisce nel ricordo, ma che diventa un seme per continuare a vivere, giorno dopo giorno, una fede concreta e condivisa.
Il pellegrinaggio a San Cosimo è stato un momento significativo nel percorso della nostra parrocchia: un’esperienza di fede autentica, non vista come un evento eccezionale, ma piuttosto come un semplice segno di una Chiesa che continua a cercare, pregare e sperare insieme.

Città

Il Consiglio comunale sull’Ilva: nazionalizzare e riconvertire

14 Ott 2025

di Silvano Trevisani

La frattura sociale e politica, che la vicenda Ilva ha creato ormai da anni e continua a creare ora che la storia dell’acciaio pubblico è a un bivio, esplode con tutta la sua evidenza. Il ‘partito’ di chi vorrebbe chiudere lo stabilimento, e cioè le associazioni ambientaliste e i rappresentanti politici che sposano il pieno questa scelta, si trova a scontrarsi apertamente con chi, pur consapevole del disastro ambientale, si rende conto che chiudere l’Ilva porrebbe problemi gravi e irrisolvibili riguardanti l’occupazione, l’ambientalizzazione di un vasto territorio e, ultimo ma pur importante, più che per Taranto per tutto il Paese, la rinuncia a una produzione strategica, che le stesse industrie del Nord difendono.

E così la maggioranza in Consiglio decide di non ricorrere al Tar contro l’Aia che consente l’operatività stabilità nelle scorse settimane dal governo, non votando la mozione 5Stelle, sostenuta anche da alcuni consiglieri Pd, e rimanda la partita allo stesso governo che, così come ci aveva dichiarato proprio il sindaco Bitetti, tenta di far cadere sulla città le scelte di sua stretta competenza per il futuro dell’acciaio e quindi dello stabilimento di Taranto. Il Consiglio che si trova comunque di fronte a una scelta molto delicata, precisa così la sua posizione: “Nazionalizzazione dello stabilimento sul modello Aeritalia, con intervento pubblico diretto per garantire continuità occupazionale e sicurezza industriale; chiusura progressiva dell’area a caldo entro 5 anni, non 12 come prevede il governo, riconversione verso produzioni a basse emissioni attraverso 3 forni elettrici e 1 impianto Dri, alimentati da gas proveniente da impianti on shore, senza ricorrere a una nave rigassificatrice”. Sono queste le indicazioni che il Consiglio comunale di Taranto detta nella mozione approvata a maggioranza, e senza il sostegno di alcuni consiglieri che della maggioranza di centrosinistra fanno parte, quali Lenti, Contrario. Mentre di Di Gregorio e Galeandro, che non avevano firmato, hanno poi votato.

Per quanto riguarda il gas necessario alla produzione di preridotto, la mozione chiede l’utilizzo della rete Snam, che dispone di una capacità di 2 miliardi di metri cubi di gas, e l’avvio di una nuova industrializzazione del territorio in settori innovativi e sostenibili. La mozione chiede, inoltre, di “istituire un tavolo permanente di confronto tra Comune, Governo, Regione Puglia, sindacati, università e mondo produttivo per definire il cronoprogramma della transizione industriale. Infine, il Consiglio invita l’amministrazione a sollecitare il completamento delle infrastrutture strategiche e a difendere con fermezza il diritto della città di partecipare attivamente alle scelte sul proprio futuro ambientale e produttivo”.

Durante i lavori del consiglio, si sono anche registrati momenti di tensione, per alcune intemperanze del pubblico, che hanno costretto il presidente Liviano a sospendere momentaneamente i lavori e a chiedere ai vigili urbani un momentaneo allontanamento del pubblico, poi riammesso nell’aula. Intanto, davanti al Municipio, si radunavano gruppi di manifestanti.

Alla fine, la mozione dei 5Stelle sul ricorso al Tar per l’Aia è stata respinta (solo 4 hanno votato a favore), mentre la mozione di maggioranza è stata approvata con 19 voti, compresi Di Gregorio e Galeandro, mentre Lenti e Contrario si sono astenuti.

Intanto, le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, Fim Fiom Uilm stanno svolgendo le loro assemblee in vista dello sciopero già proclamato per il 16 ottobre, che si concluderà proprio davanti al Municipio, insistendo sulla necessità di una massiccia partecipazione dei lavoratori che stanno pagando il peso più gravoso in termini economici, assieme a quelli patiti dal punto di vista sanitario.

La Usb, da parte sua, ha incontrato l’assessore regionale al Lavoro, Sebastiano Leo per fare il punto sull’avvio per la riqualificazione del personale in cassa integrazione. Tra l’altro si apprende che l’avviso è stato impostato in modo da prevedere che i soggetti che presentano la domanda siano gli stessi lavoratori, e non le aziende. I lavoratori potranno scegliere i corsi da seguire.

Diocesi

Incontro del Serra Club alla San Pasquale con mons. Alessandro Greco

ph fp Occhinegro
14 Ott 2025

 ‘Tutti dicono ‘pace’, ma la pace non c’è’ è il tema dell’anno sociale 2025-2026 del Serra Club International Italia nell’ambito del quale mercoledì 15 alle ore 19 nel salone delle conferenze della chiesa di San Pasquale Baylon, a Taranto, ci sarà l’incontro con il vicario generale mons. Alessandro Greco il quale svilupperà l’argomento ‘Pace nelle Sacre Scritture’. Il relatore sarà presentato da Maria Cristina Scapati, presidente del Serra Club Taranto.

Processo di pace

Acli: “La liberazione degli ostaggi sia l’inizio di un vero cammino di pace in Medio Oriente”

ph Ansa-Sir
14 Ott 2025

“La liberazione degli ultimi venti ostaggi ancora viventi del raid di Hamas del 7 ottobre è una notizia che porta con sé sollievo e gratitudine, pur nel ricordo delle gravissime sofferenze fisiche e psicologiche patite ingiustamente da queste persone, che rimarranno per sempre incancellabili nella loro memoria e in quella dei popoli coinvolti. Nel giorno in cui alcuni tornano finalmente a casa, non possiamo dimenticare coloro che non torneranno più, vittime innocenti di una spirale di violenza che continua a negare il valore sacro di ogni vita umana. Le loro famiglie possano almeno ritrovare nel pianto la dignità del ricordo e la speranza di un futuro diverso”: lo affermano le Acli in una nota nella quale si sottolinea che “si chiude, con il correlativo rilascio di prigionieri palestinesi, una pagina tragicamente sanguinosa, disumana e amara; ma se ne apre una nuova, incerta e carica di interrogativi, nel già fragile equilibrio del Medio Oriente”.
“Come Acli, continuiamo a ribadire che le ragioni della pace sono superiori a quelle della guerra, e che nessuna pace vera – non un semplice cessate il fuoco – potrà mai essere costruita se non nella verità e nella giustizia, per rispetto dei morti e per il bene dei vivi”, prosegue la nota: “Per questo chiediamo che le armi tacciano, in Israele e in Palestina come ovunque nel mondo, e che tornino a farsi strada la diplomazia, il dialogo e il coraggio del riconoscimento reciproco. Prima ancora, è necessario quel ‘disarmo dei cuori e delle parole’ a cui ci richiama papa Leone XIV e che è stato invocato dal grande popolo della pace riunito ieri nel cammino da Perugia ad Assisi”. “Solo da questo disarmo interiore potrà nascere un cammino di pace giusta e duratura, capace di restituire all’umanità intera la fiducia nella convivenza, nella speranza e nella dignità di ogni persona”, concludono le Acli.

Percorsi di pace

“Metti via la spada”: un popolo in cammino per la pace

14 Ott 2025

di Renato Sacco

Sono giorni intensi, carichi di emozioni dolori e speranze.
Sul lago Maggiore, tra Lombardia e Piemonte, abbiamo vissuto lo scorso sabato 11 ottobre una giornata particolarmente intensa con il Battello della pace, che ha solcato il lago con circa 50 persone a bordo e ha toccato 4 città dove sono stati vissuti presidi di riflessione, con testimonianze, denunce e proposte. Oltre 80 adesioni tra Comuni, associazioni, parrocchie… tutte riunite sotto un progetto di pace. Nessuno ci ha messo il cappello. Non una nuova associazione, ma una occasione per fare rete e fare emergere come siano davvero tante le persone che non vogliono stare in silenzio davanti alla corsa al riarmo, agli 800 miliardi europei le armi: davanti al 5% del pil italiano per le spese militari. Non in silenzio davanti agli orrori di Gaza, a ciò che succede al popolo palestinese nei territori occupati e accanto alle vittime di tutte le guerre più o meno dimenticate. Mettersi in cammino insieme per non sentirsi impotenti. Un sito (battellodipace.it e vari social) ha fatto da collegamento e ha offerto informazioni. Ma soprattutto si è sperimentato un cammino di pace già nel ritrovarsi in numerosi incontri a confrontarsi, senza nessuno che avesse già deciso cosa fare, a smussare e rivedere le proprie idee, ad accettare quelle degli altri.
Una ‘convivialità delle differenze’ avrebbe detto don Tonino Bello. Questa è la pace. Sognare insieme che è possibile sperare e lavorare per un altro mondo possibile. Se le persone si uniscono, quando i potenti non si muovono o, peggio ancora, si muovono in altre direzioni, sulla strada delle armi e della guerra.
Lo diceva papa Francesco “tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai Paesi che sono in guerra. Questo si chiama la grande ipocrisia”.

Lo ha ribadito sabato scorso, papa Leone, al rosario in piazza san Pietro: “la parola di Gesù rivolta a Pietro nell’orto degli ulivi: “Metti via la spada” (cfr Gv 18,11). Disarma la mano e prima ancora il cuore. Come già ho avuto modo di ricordare in altre occasioni, la pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono.

Metti via la spada è parola rivolta ai potenti del mondo, a coloro che guidano le sorti dei popoli: abbiate l’audacia del disarmo! Ed è rivolta al tempo stesso a ciascuno di noi, per farci sempre più consapevoli che per nessuna idea, o fede, o politica noi possiamo uccidere. Da disarmare prima di tutto è il cuore perché, se non c’è pace in noi, non daremo pace. Tra voi non sia così”.

E poi domenica la grandissima partecipazione alla marcia Perugia-Assisi. Un mare di gente in cammino, con speranze di pace. Quasi a volere sostenere quelle migliaia di persone in cammino verso Gaza… verso una casa che non c’è più perché distrutta da chi ora dice che vuole mandare aiuti. “Hanno fatto un deserto e lo chiamarono pace” (Tacito, 1900 anni fa).

Credo possano essere di aiuto ancora oggi le parole di don Tonino Bello al ritorno dalla marcia della pace nella Sarajevo assediata, dicembre 1992: “Poi rimango solo e sento per la prima volta una grande voglia di piangere. Tenerezza, rimorso e percezione del poco che si è potuto seminare e della lunga strada che rimane da compiere. Attecchirà davvero la semente della nonviolenza? Sarà davvero questa la strategia di domani? È possibile cambiare il mondo col gesto semplice dei disarmati? È davvero possibile che, quando le istituzioni non si muovono, il popolo si possa organizzare per conto suo e collocare spine nel fianco a chi gestisce il potere? Fino a quando questa cultura della nonviolenza rimarrà subalterna? (…) Qual è il tasso delle nostre colpe di esportatori di armi…? Sono troppo stanco per rispondere stasera. Per ora mi lascio cullare da una incontenibile speranza: le cose cambieranno, se i poveri lo vogliono”.

 

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Avvicendamenti in diocesi

Padre Passacantilli, nuovo parroco alla Gesù Divin Lavoratore

ph G. Leva
14 Ott 2025

“Carissimi fratelli e sorelle, sono stato chiamato in mezzo a voi, a stare con voi, a prendermi cura di voi – si presenta così padre Gianni Passacantilli ai parrocchiani della Gesù Divin Lavoratore –. Nell’anno del Giubileo sono stato designato parroco dal padre provinciale e l’arcivescovo metropolita di Taranto mons. Ciro Miniero ha ritenuto di effettuare la relativa nomina alla Gesù Divin Lavoratore, al quartiere Tamburi.

Quattro verbi per essere come parroco e pellegrino di speranza nella nostra comunità parrocchiale: iniziare, abitare, annunciare, testimoniare.

Iniziare: è il mio primo mandato di parroco in questa terra tarantina. Sono padre Gianni Passacantilli, nato a Roma il 24 maggio 1963, cresciuto nella parrocchia dell’Immacolata di Roma dove è sbocciata la mia vocazione religiosa nella Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, con quarant’anni di vita religiosa e trentuno anni di vita sacerdotale

Abitare: provengo dal Santuario-centro giovanile di San Giuseppe Vesuviano in provincia di Napoli, dove risiedevo con sei confratelli . Dopo cinque anni di vita comunitaria e apostolica il padre provinciale mi ha chiamato per inviarmi ad abitare insieme ai confratelli padre Angelo Bissoni e padre Giovanni Lionetti nella parrocchia Gesù Divin Lavoratore, a Taranto.

Annunciare: sono chiamato ad annunciare alla nostra gente bambini, giovani e adulti le meraviglie di Dio, ad annunciare il Vangelo della Misericordia.

Testimoniare: La vita consacrata è un dono dello Spirito che testimonia agli uomini il primato dell’amore di Dio Sono chiamato a vivere con i confratelli e collaboratori per crescere come comunità educativa che si prende a cuore i giovani specialmente poveri. Lo farò con il vostro aiuto”.

ph G. Leva

Tregua in Palestina

Israele-Hamas, Graglia: “La tregua è un inizio, ma non ancora un accordo di pace”

ph Ansa-Sir
13 Ott 2025

di Gianni Borsa

“L’accordo tra Hamas e il governo israeliano, patrocinato dalla Presidenza statunitense e portato avanti dai negoziatori Steve Witkoff e Jared Kushner, è stato sicuramente un successo, anche se alcuni punti rimangono ancora in sospeso, e non si tratta di punti insignificanti”. Una analisi degli accordi raggiunti in Egitto è affidata a Piero Graglia, professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali e presidente del corso di laurea in Scienze internazionali e istituzioni europee dell’Università degli Studi di Milano.

Piero Graglia  – foto Sir-P. G.

Professore, l’accordo e la tregua reggeranno?
Il primo aspetto da verificare è la tenuta interna del governo di Netanyahu, che vede significative componenti (tra quelle più retrive ed estremiste) assolutamente contrarie all’accordo e soprattutto alla cessione degli “ostaggi” che Israele ha preso dalla Striscia di Gaza come contropartita per quelli in mano ad Hamas dopo la strage del 7 ottobre 2023. I due ministri Ben Gvir e Smotrich hanno già dichiarato che sono assolutamente contrari a questa cessione, anche se poi tale opposizione sembra essere rientrata. Non sarebbe comunque la prima volta che il governo israeliano fa marcia indietro rispetto a un accordo concluso, cambiando le carte in tavola e, soprattutto dopo la comparsa di Trump, questo atteggiamento è di fatto diventato una cosa tollerata in sede internazionale. La frase pacta sunt servanda della tradizione dell’antica Roma è sempre meno valida. Non resta che aspettare e vedere quale sia l’evoluzione della situazione interna a Israele, dove molte sono le forze che vedono questo accordo, e le concessioni ad Hamas, come eccessive.

E il secondo aspetto?
Il secondo elemento in discussione è il time table militare israeliano, con le Idf (Forze di difesa israeliane) che hanno una significativa tradizione di indipendenza rispetto al potere politico a Tel Aviv. In altre parole, è successo nella storia israeliana che i militari abbiano “interpretato” le direttive politiche con una certa libertà; peraltro la stessa esperienza dell’occupazione in Cisgiordania ha visto negli ultimi cinquant’anni il potere militare surrogare l’autorità civile nei territori, investendo i militari di compiti che non dovrebbero avere.

La tregua stabilita con l’accordo è fragile e quindi bisogna fare attenzione che tale condizione di fragilità non venga resa ancora più precaria da iniziative dell’elemento militare prese in autonomia (tipo una risposta istintiva a eventuali provocazioni da parte palestinese che rimetterebbe in discussione tutto l’impianto dell’accordo).

Dopo la firma in Egitto si sono registrate vere e proprie – e comprensibili – espressioni di esultanza, in Palestina, in Israele e in tanti Paesi. Se ne comprendono le ragioni, ma l’accordo non appare quanto meno incompleto?
Da molte parti questo accordo viene definito quasi un miracolo, però bisogna essere coscienti che al momento i 20 punti dell’accordo sono soltanto la base di un negoziato che ancora deve svolgersi. Troppi elementi sono oscuri: gli attori che daranno vita alla preconizzata autorità amministrativa che dichiaratamente deve essere, da parte palestinese, “apolitica”. Per inciso, come si possa pretendere che un’autorità che gestisce la vita pubblica sia “apolitica”, è oscuro. Si tratta del sempreverde mito del tecnicismo in politica che ha fatto sicuramente più danni e più vittime dei vantaggi che ha portato, a ogni latitudine e in ogni luogo in cui è stata applicata questa opzione. Oltre agli attori dell’autorità amministrativa ci sono poi i soggetti economici che dovrebbero intervenire a Gaza, dei quali non si sa assolutamente nulla, così come non si sa nulla del futuro del resto dei territori che dovrebbero costituire il futuro stato della Palestina così come negoziato a Oslo all’inizio degli anni ‘90. In altre parole, Gaza potrà sicuramente ricostituirsi e fiorire grazie a iniezioni di fantomatici capitali esteri, ed è opinabile, ma per il momento non ci sono elementi per negarlo, che Israele non vorrà interferire col suo futuro. Ma che ne sarà della Cisgiordania, sbocconcellata negli anni dai continui insediamenti israeliani fin sulle rive del Giordano? Che ne sarà delle enclave più significative per la popolazione palestinese come le città di Jenin, Ramallah, Betlemme che Israele non fa mistero di voler comprendere in una futura, completa annessione della West Bank?

Però le armi ora dovrebbero tacere…
Insomma, è giusto gioire del fatto che perlomeno siano cessate le ostilità e il massacro di civili, senza dimenticare che per una parte degli israeliani nessun civile a Gaza, neppure i lattanti, è innocente. Ma non bisogna neppure investire emotivamente in maniera eccessiva in questo accordo, che al momento si configura come una temporanea decisione comune di tregua, ma non ha né le caratteristiche né la forma dell’accordo di pace. Forse l’ego del presidente statunitense richiede una entusiasta gratificazione da parte dell’opinione pubblica mondiale per questo risultato, importante ma interlocutorio; chi ha responsabilità pubbliche ha però il compito di non prendere in giro l’opinione pubblica e soprattutto non prendersi in giro da solo.

Eventi in diocesi

La fede che diventa voce e testimonianza contro la violenza

13 Ott 2025

di Daniele Panarelli

Venerdì 10 ottobre, nella parrocchia Maria SS. del Rosario di Grottaglie si è tenuta una serata di riflessione, coinvolgendo la comunità, le istituzioni e i giovani di Azione Cattolica di San Giorgio jonico.

Sensibilizzare non è mai un gesto isolato; è un percorso che richiede tempo, ascolto, coraggio e, soprattutto, una fede che si traduce in prossimità. È un viaggio che tocca le coscienze, creando ponti tra chi soffre e chi desidera essere un segno di speranza.

Con questo spirito, la parrocchia Maria SS. del Rosario di Grottaglie ha ospitato, durante il triduo dei festeggiamenti in onore della patrona, la riproposizione dello spettacolo di sensibilizzazione Non sono mai solo parole… è violenza, già presentato lo scorso novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e, dopo l’ottimo riscontro ricevuto, successivamente riproposto ad agosto.

L’iniziativa, accolta con grande partecipazione, è stata possibile grazie alla collaborazione con l’associazione Alzaia e con lo sportello anti violenza ‘Sostegno Donna’ di Grottaglie, coordinato dalla dottoressa Carmen Palazzo, una psicologa che da anni si dedica alla tutela delle donne vittime di abusi e che durante la serata ha raccontato l’impegno sempre maggiore dello sportello come anche l’importanza di serate come queste che permettono di mantenere sempre alta l’attenzione.

Tra i presenti, c’era anche la consigliera alle pari opportunità del comune di San Giorgio Ionico, Angela Roberti, che ha voluto dare il suo contributo sia istituzionale che umano. Ha messo in evidenza quanto sia fondamentale unire le forze tra comunità, associazioni e Chiesa per combattere ogni forma di violenza. Un momento particolarmente emozionante è stato quello offerto dai Giovani e Giovanissimi di Azione Cattolica della parrocchia Maria SS. Immacolata di San Giorgio jonico che, attraverso le testimonianze di Sara Panarelli e Francesca Mesto, hanno condiviso la storia del progetto. Le ragazze hanno espresso il loro punto di vista sul tema delle violenze, in particolare quelle di genere, raccontando come l’incontro con l’associazione Alzaia, conosciuta grazie a un podcast realizzato dal gruppo, abbia acceso in loro il desiderio di impegnarsi attivamente per sensibilizzare e promuovere una cultura del rispetto e dell’ascolto.

La serata ha suscitato emozioni e riflessioni profonde tra i partecipanti, non solo per la potenza dei contenuti, ma anche per la consapevolezza che affrontare il tema della violenza nelle nostre comunità di fede è un atto di responsabilità evangelica: significa affermare che la dignità di ogni persona è un dono sacro di Dio, che nessuno ha il diritto di calpestare. Un sentito ringraziamento è stato rivolto a Don Mimino, parroco del Rosario, per la sua sensibilità e il coraggio di affrontare un argomento così delicato, ma fondamentale, nel contesto della vita parrocchiale. La strada verso la sensibilizzazione, come è stato sottolineato durante la serata, non è mai facile: è fatta di incontri, ascolto e testimonianze. Ma è proprio in questo percorso che la fede si concretizza, diventa voce, luce e speranza per chi cerca ancora la forza di rialzarsi.

 

Sport

Eccellenza, il Taranto riprende a segnare. E che gol contro l’Ugento!

foto G. Leva
13 Ott 2025

di Paolo Arrivo

Ripartire dopo un mezzo passo falso che non aveva fatto danno. Se non poco. Era questo l’obiettivo del Taranto alla vigilia del match con l’Ugento, nella ottava giornata d’andata: dopo il pareggio a porte inviolate, una partita deludente in casa del Brilla Campi, la capolista dell’Eccellenza cercava il pronto riscatto tra le mura amiche dello stadio “Italia” di Massafra. Nella consapevolezza che le occasioni perse, i tentativi di allungo sulle dirette avversarie, prima o poi si pagano all’interno di una stagione. Anche se ti chiami Taranto. La vittoria è arrivata grazie a una prova di sostanza: due goal in tre minuti nel primo tempo, realizzati da Roberto Marino e da Jeffery Imoh, un altro con Oscar Maltezi allo scadere dell’incontro, dopo che Tomas Rivadero su calcio di rigore aveva accorciato le distanze. Così gli ionici centrano il sesto successo nel torneo e conservano la vetta solitaria a quota venti – un punto di vantaggio sul Bisceglie.

Il match Taranto – Ugento

Ottimo approccio dei rossoblu. Che mettono la formazione ospite sotto pressione: discesa di Emanuele Calabria che di sinistro, al minuto 11, impegna severamente il portiere ospite, Lorenzo Marzo; sugli sviluppi del successivo calcio d’angolo il colpo di testa di Imoh finisce a lato di poco. Al 14’ Marino mette il suo primo sigillo stagionale con un eurogoal: raccoglie dal limite dell’area e tira al volo di destro. Dopo tre minuti si sblocca Imoh che colpisce in area da posizione favorevole, grazie all’assist pregevole di Cristian Hadziosmanovic. È un Taranto spumeggiante che continua ad attaccare e a fare possesso palla. La squadra allenata da David Di Michele prova a reagire ma non si rende mai pericolosa. Se non con il numero 10 Rivadero al 41’. Nicola Russo nel minuto di recupero sfiora il tris: l’attaccante di Paolo VI calcia a botta sicura, ma si vede chiudere lo specchio della porta.

La gioia dopo un po’ di sofferenza

Le due squadre tornano in campo senza effettuare sostituzioni. Grazie al doppio vantaggio, maturato con un uno-due micidiale, l’incontro sembra poter perdere motivi di interesse agli occhi della tifoseria ionica (ancora una volta duemila spettatori meravigliosi tra gli spalti). Ma il Taranto non rinuncia a correre e a costruire azioni di gioco. Poi il colpo di scena al 14’: l’intervento scomposto di Luca De Simone su Marcos Cordary procura un calcio di rigore, trasformato da Rivadero. Mister Danucci corre subito ai ripari con il primo cambio della partita: entra Talla Souare al posto di Russo. Il subentrato esterno offensivo senegalese spreca una grande occasione al 31’. L’Ugento prende coraggio e iniziativa nell’ultimo quarto d’ora. Nel momento migliore degli ospiti, verso i titoli di coda, al novantesimo, arriva la terza rete. A realizzarla Maltezi con un sinistro a fil di palo, imprendibile. Dopo cinque minuti di recupero l’arbitro, il signor Daniele Consales di Foggia, fischia la fine della contesa.

Il match Taranto-Ugento nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Ecclesia

Incontro nazionale dei direttori uffici catechistici e membri delle équipe diocesane

13 Ott 2025

di Paolo Simonetti

‘Edificati dalla comunità’: guidati da questo slogan si sono dati appuntamento a Roma negli ultimi giorni di settembre i direttori e le equipe diocesane degli uffici catechistici da tutta Italia. La contemporanea celebrazione del Giubileo dei catechisti ha dato all’iniziativa maggior emozione e vivacità. La celebrazione in piazza San Pietro è stato il momento culminante del pellegrinaggio dei catechisti alla tomba di Pietro. Le parole del Santo padre Leone hanno avuto vasta eco nei giorni del convegno e hanno fatto da sfondo all’approfondimento degli esperti.

“Il Vangelo ci annuncia che la vita di tutti può cambiare, perché Cristo è risorto dai morti. Questo evento è la verità che ci salva: perciò va conosciuta e annunciata, ma non basta. Va amata: è quest’amore che ci porta a comprendere il Vangelo, perché ci trasforma aprendo il cuore alla parola di Dio e al volto del prossimo”: così papa Leone ha detto nell’omelia della celebrazione eucaristica di domenica 28 settembre. Nel pomeriggio, nella grande sala dell’Ergife Palace Hotel in Roma, don Valentino Bulgarelli, direttore dell’ufficio catechistico nazionale, è partito dalle parole del santo padre per salutare i partecipanti, circa 320 persone tra direttori ed equipe diocesane, e introdurre i lavori. Gli interventi sono stati affidati a esperti di vari ambiti: padre Adrien Candiart, domenicano e esperto di islam, i professori Riccardo Benotti, Stefano Pasta e don Andrea Ciucci, per l’ambito della catechesi in rapporto agli sviluppi dell’intelligenza artificiale.

L’ultima mattinata è stata caratterizzata dal brillante intervento di monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e delegato della Cei per la catechesi.

Come sempre, gli appuntamenti nazionali si caratterizzano per uno stile sinodale e laboratoriale: i partecipanti hanno condiviso lo studio e la ricerca ma anche una originale esperienza intorno alla mensa con la cena biblica per pellegrini, proposta da don Andrea Ciucci. I pasti, ispirati alle pagine dell’Esodo e alla tradizione orientale, sono stati accompagnati da letture bibliche e riflessioni, in un clima di silenzio e fraterna condivisione.

Laboratori specifici sono stati dedicati al tema del catecumenato che sempre maggiore interesse suscita nel lavoro degli uffici catechistici.

Il pugliese don Giorgio Nacci della commissione nazionale per il sinodo e don Alberto Zanetti dell’Ufficio catechistico nazionale hanno invece presentato i risultati dei convegni regionali svoltisi nella passata stagione e del nuovo Osservatorio sull’iniziazione cristiana, attivo da qualche tempo a livello nazionale.

La delegazione tarantina formata da don Francesco Nigro, nuovo vicario episcopale, Teresa Di Mitri e Paolo Simonetti dell’équipe diocesana ha condiviso i lavori dei vari settori portando il contributo dell’esperienza vissuta nella diocesi e in Puglia.

Il convegno nazionale è sempre un momento carico di novità e di incontri che segnano il cammino. Il confronto e lo scambio dei racconti diventano una marcia in più per la ricaduta sulle iniziative da svolgere nelle diocesi. Nei prossimi mesi saranno disponibili testi emateriali delle giornate a Roma che potranno diventare occasione di formazione per tutti i catechisti.

 

*  équipe Ufficio catechistico diocesano

 

Diocesi

A Martina Franca, 3ª festa della Santa Famiglia

13 Ott 2025

di Angelo Diofano

In tempi in cui la famiglia appare fondamento essenziale per la società, a Martina Franca la Santa Famiglia sarà festeggiata per il terzo anno dalla omonima parrocchia guidata da mons. Pasquale Morelli con un programma  denso di iniziative che si snoderà da giovedì 16 a domenica 19 ottobre.

“All’inizio del nuovo anno pastorale – spiega mons. Pasquale Morelli – vogliamo mettere il cammino di fede della nostra comunità e di tutte le famiglie della nostra città di Martina Franca sotto il patrocinio di Gesù, Giuseppe e Maria. L’alleanza di amore e fedeltà di cui vive la Santa Famiglia di Nazaret illumina il principio che dà forma ad ogni famiglia e la rende capace di affrontare meglio le vicissitudini della vita e della storia. Su questo fondamento ogni famiglia, pur nella sua debolezza, può diventare una luce nel mondo offrendo, come la Santa Famiglia, speranza e coraggio nel cammino della vita”.

“La terra di Palestina scelta da Dio per l’Incarnazione del Verbo – conclude – continua a vivere scenari di guerra inimmaginabili e vogliamo perciò affidare alla Santa Famiglia il grido di dolore degli innocenti ed invocare per tutto il mondo il dono della pace”.

Queste giornate rappresenteranno un’occasione unica per avvicinarsi alla spiritualità, per rafforzare il senso di comunità e nel contempo offrire momenti di preghiera che s’intrecceranno con cultura, musica ed arte.

Il programma religioso prevede il triduo dal 16 al 18 ottobre, con la recita del santo rosario meditato (ore 18.30) seguito dalla santa messa (ore 19): quella del 16 sarà presieduta dal vicario generale mons. Alessandro Greco con l’accensione della lampada da parte del comitato, con una speciale intenzione di preghiera per la pace; quella del 17, per i commercianti, sarà presieduta  dal parroco mons. Pasquale Morelli, con offerta dell’incenso; infine quella del 18 sarà presieduta dal direttore dell’ufficio liturgico diocesano mons. Marco Gerardo, con benedizione delle famiglie.

Domenica 19, festa della Santa Famiglia, in programma la santa messa con la benedizione degli ammalati dell’Unitalsi (ore 10) e la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal parroco mons. Pasquale Morelli (ore 11.15). In serata (ore 17.30) si terrà la processione per le vie del paese con il venerato simulacro della Santa Famiglia, accompagnata dalla banda musicale ‘Città di Martina Franca’ diretta dal m° Caterina Santoro, che in mattinata effettuerà servizio di giro. Al rientro, la santa messa solenne (ore 19) che sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero che inaugurerà i lavori eseguiti in chiesa, riguardanti la tinteggiatura degli interni, la pulizia del grande mosaico absidale e il rifacimento del tetto.

Il 16 ottobre alle ore 9.30 ci sarà un incontro con i giovani delle scuole superiori di Martina Franca con il dott. Francesco Mandoi, procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo sul tema ‘L’influenza della mafia sui giovani: un serio problema da fermare’. Non mancheranno gli spettacoli sul piazzale antistante la chiesa, nella cornice delle luminarie della ditta Memmola di Francavilla Fontana: sabato 18 ottobre alle ore 20.30 l’appuntamento è con ‘Stasera con Uccio’, con Uccio De Santis; domenica 19, concerto dei ‘Rockstar Best of rock’ (ore 21). Nelle serate del 18 e del 19, sagra popolare gastronomica e attrazioni per le famiglie, con piccolo luna park. Infine domenica 19 l’Avis di Martina Franca organizza la giornata straordinaria della donazione del sangue dalle ore 8 alle 12 nei pressi della chiesa grazie all’ausilio dell’autoemoteca dell’ospedale SS. Annunziata.