Salute

Lilt For Women: anche a Taranto esami gratuiti per prevenire il cancro al seno

07 Ott 2025

«Per te stessa, per chi ti ama». Sta tutto in questo claim, affiancato all’immagine della testimonial Elisabetta Gregoraci, il senso della campagna Lilt for Women 2025, con cui la Lega italiana per la Lotta contro i tumori celebra l’‘Ottobre – mese rosa’, dedicato alla prevenzione del cancro al seno.
Una guaribilità, che – in presenza di una diagnosi precoce – si attesta a più del 90% dei casi, dovrebbe infatti essere l’argomento migliore per convincere le donne a compiere un atto egoistico e altruista allo stesso tempo: sottoporsi periodicamente a controlli di prevenzione.

Con circa 55mila nuove diagnosi all’anno, il carcinoma mammario è la neoplasia femminile più frequente in Italia. E l’obiettivo di azzerarne i danni passa anche attraverso una battaglia culturale. «La prevenzione – ricorda l’oncologo Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lilt – oggi è fondamentale, l’arma vincente contro il cancro. Dobbiamo iniziare a parlare di prevenzione fin dall’età scolare. Con la prevenzione possiamo raggiungere la mortalità zero per cancro al seno».

In terra ionica, l’associazione provinciale di Taranto della Lilt aderisce alla campagna nazionale con una serie di visite ed esami diagnostici gratuiti, offerti in collaborazione con la Lilt di Isernia. Nello specifico, saranno erogate visite senologiche con ecografia a donne di età compresa tra i 39 e i 49 anni e tra i 69 e i 75 anni, le quali, se ritenuto necessario, saranno sottoposte anche a mammografia. In più, tutte le donne che presentano familiarità verso qualsiasi tumore potranno chiedere di sottoporsi a esami geneticipredittivi, a prescindere dall’età, e sempre gratuitamente. Nel richiedere la prestazione, le pazienti accetteranno di diventare socie dell’associazione di volontariato promotrice, versando la quota associativa di 15,00 euro nello stesso momento in cui si sottoporranno all’esame diagnostico.

Le visite saranno condotte da due medici specialisti nel poliambulatorio della Cittadella della Carità di Taranto. Le interessate dovranno prenotare chiamando il numero 327.0388515, disponibile esclusivamente dalle 12 alle 14 di ogni giorno. Saranno accolte solo le richieste di chi non ha fatto un controllo al seno di recente e non ha beneficiato della stessa iniziativa negli anni 2023 e 2024. Non saranno accolte prenotazioni multiple. Gli appuntamenti diagnostici saranno prenotati sino ad esaurimento del numero complessivo programmato.
La Lilt di Taranto fa appello al buonsenso dell’utenza, ritenendo più giusto lasciare spazio alle richieste provenienti da donne con basso reddito e a quelle che contano casi di cancro al seno tra le familiari consanguinee.

Come ogni anno, a Taranto la campagna della Lilt diffonderà il suo colore simbolo attraverso la proiezione notturna di luce rosa sul Castello aragonese, garantita dal Comando Marittimo Sud della Marina Militare, da sempre sensibile alle iniziative dell’Associazione Provinciale. La stessa cosa farà il Comune capoluogo con il Palazzo di Città.
In provincia, saranno illuminati di rosa anche alcuni edifici simbolici di Lizzano, Monteiasi e Carosino, grazie all’adesione deliberata dalle rispettive amministrazioni comunali.

Alla campagna contribuirà anche la Compagnia teatrale ‘Angelo Caracciolo’, che destinerà alla Lilt di Taranto i proventi delle recite del 18 e del 19 ottobre prossimi, quando sarà in scena al teatro Padre Turoldo di Taranto con Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo.

Come nelle ultime edizioni, infine, un ulteriore momento di sensibilizzazione sarà il Palio in Rosa, organizzato dall’associazione Palio di Taranto nella mattinata del 26 ottobre, con partenza dalla Pensilina liberty.

Solidarietà

Disagio giovanile: presentazione in Concattedrale dell’ass. ‘Andrea Di Terlizzi – Non arrenderti mai’

ph ND
07 Ott 2025

Trasformare il dolore più grande che possa provare una famiglia, quello della prematura scomparsa di un figlio, in una speranza per tanti giovani che vivono un disagio nella solitudine: con questo scopo è nata a Taranto l’associazione di volontariato ets ‘Andrea Di Terlizzi – Non arrenderti mai odv’.

Il progetto è nato all’interno della famiglia Di Terlizzi per portare avanti il lascito umano di Andrea, cui nel tempo si sono avvicinati e uniti psicologi, psicoterapeuti, sociologi e motivatori, che, con spirito di gratuità, come volontari intendono partecipare alle attività.

Ormai pronta a iniziare il suo percorso, l’associazione ha organizzato un evento pubblico per presentarsi alla comunità, in particolare alle scuole superiori ed alle università alle quali l’associazione intende proporsi.

L’incontro si terrà alle ore 19.15 di venerdì 10 in Concattedrale (chiesa inferiore con ingresso da via Lacaita e via Blandamura) e si svolge con il patrocinio di Comune, Csv Taranto Ets, ‘Amici di Manaus’, ‘Amici di Anna’ e ‘La Città che vogliamo’.

Dopo l’introduzione del parroco, mons. Ciro Alabrese, e il saluto di Maria Antonietta Brigida, presidente del Csv, sarà proiettato un video di presentazione dell’associazione.

In seguito interverranno i genitori di Andrea, Rosella Picuno e Ciro Di Terlizzi, per poi proseguire con quelli di alcuni volontari dell’associazione: la dott.ssa Virginia Losito, psicologa e psicoterapeuta, la dott.ssa Elena Guarino, assistente sociale, la dott.ssa Ilaria Simeone, sociologa, la dott.ssa Marisa Zilindo, laureata in filosofia, e il dottore in lettere classiche, Tiziano Mele, giornalista e mental coach.

Concluderà l’incontro Gianni Liviano, presidente del Consiglio comunale e de ‘La Città che vogliamo’.

La presidente Rosella Picuno ha spiegato che “l’associazione ‘Andrea di Terlizzi – Non arrenderti mai’ nasce per dare voce al silenzio in cui troppo spesso vivono i giovani che lottano contro la depressione: “Vogliamo essere presenti nelle scuole e nelle università per intercettare il disagio giovanile e contribuire a dare sostegno e aiuto a chi lo subisce, penso al bullismo e ogni altra forma di discriminazione che incide sul benessere psicologico, soprattutto dei più fragili – ha detto – Con il supporto di psicologi, psicoterapeuti, sociologi e motivatori, vogliamo tendere una mano ai giovani che soffrono. Vogliamo instillare un campanello d’allarme nei genitori, spesso ignari, e negli insegnanti, affinché possano essere insieme a noi, un valido aiuto a questa generazione. La mia vita non può tornare indietro e rendermi Andrea, ma posso guardare avanti per aiutare gli altri”.

 

Eventi nazionali

Assegno di inclusione: convegno della Lumsa

07 Ott 2025

Al tarantino don Antonio Panìco, docente di politiche contro le povertà per l’inclusione attiva della Lumsa, toccherà introdurre il convegno su ‘Assegno di inclusione: un primo bilancio tra dati, esperienze  possibili scenari futuri’, a cura della Caritas italiana, che si terrà mercoledì 8 ottobre alla sala Pia della Lumsa di Roma, nell’ambito delle iniziative di presentazione del Rapporto Caritas sulle politiche di contrasto alla povertà in Italia.

Il convegno prevede i saluti istituzionali del prof. Francesco Bonini (rettore della Lumsa), la presentazione del Rapporto a cura di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli (presidente Caritas italiana), di Massimo Baldini (docente di politica economica dell’Università di Modena-Reggio Emilia), di Giulio Bertoluzza (collaboratore Caritas italiana) di Nunzia De Capite (servizio advocacy Caritas italiana) e di Francesco Riccardi (vice direttore Avvenire).
L’intervento istituzionale sarà affidato all’on. Maria Teresa Bellucci, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali, mentre le conclusioni saranno di don Marco Pagniello (direttore Caritas italiana).

Diocesi

Ai Tamburi la Speranza torna a scuola

ph ND
07 Ott 2025

Ore 15.30: nel salone parrocchiale le sedioline si riempiono pian piano. Qualcuno posa lo zaino con un sospiro, altri sorridono già. Sul tavolo, quaderni aperti, pennarelli, merende condivise. È iniziato il doposcuola nella parrocchia San Francesco de Geronimo, realizzato in collaborazione con il plesso ‘Giusti’ ed i Servizi sociali del Comune. Un progetto semplice: offrire ai ragazzi del quartiere uno spazio dove poter crescere, studiare e sentirsi accolti.

Qui non ci sono solo esercizi di grammatica o frazioni da risolvere. Ci sono storie, quelle di piccoli giovani che trovano negli adulti un sorriso di fiducia; di volontari che, nonostante il lavoro, dedicano il loro tempo per ascoltare, incoraggiare ed accendere curiosità.

«Sono stata travolta da tante emozioni in poco più di due ore e mezzo. Il mio nome lo sentivo ripetere continuamente da quelle vocine che mi hanno fatto sentire un punto di riferimento. Grazie per quel ‘ci vediamo domani’», racconta Maria, una delle volontarie.

Il doposcuola non è solo un aiuto scolastico: è un cammino di formazione integrale della persona, un luogo dove si impara a credere nelle proprie capacità, a rispettare l’altro, a lavorare insieme. Questi pomeriggi diventano un piccolo laboratorio di cittadinanza, di amicizia, di speranza.

In un quartiere dove spesso si evidenziano e raccontano solo le sue ferite, questo progetto vuole essere come un giardino che nasce tra le case: silenzioso ma pieno di vita. La collaborazione tra parrocchia, scuola ed istituzioni dimostra che, mettendosi in rete, tutta la comunità si fa educante e capace di offrire ai bambini un futuro diverso, fatto di fiducia ed opportunità.

“Qui i nostri figli si sentono visti, ascoltati e tornano a casa un po’ più contenti”, racconta una mamma. E in queste parole si racchiude la forza del progetto: restituire ai ragazzi la gioia di imparare ed ai genitori la serenità di non essere soli nel complesso compito educativo.

Questo progetto, insieme ad altri che stanno per nascere, vuole essere una mano tesa, un seme piantato nella terra della città. Piccoli gesti quotidiani che, insieme, fanno rinascere la speranza. Perché ogni volta che un bambino sorride, Taranto respira un po’ di futuro in più.

Società

Un anno senza Sammy Basso

Laura Lucchin (la mamma): “Ci manca, ma il suo amore continua a fiorire intorno a noi”

dal sito vocedeiberici.it
07 Ott 2025

di Riccardo Benotti

“Sammy ci ha insegnato a guardare la vita come un dono, e il suo sguardo continua a guidarci ogni giorno”. A un anno dalla morte del figlio, Laura Lucchin parla con dolce fermezza di un’assenza che non è vuoto, ma luce. Le lettere che Sammy aveva scritto negli anni, l’affetto che continua a circondare la famiglia e la ricerca che prosegue nel suo nome sono i segni di una presenza viva: “Ci manca la sua voce, la sua energia, ma tutto ciò che ha seminato continua a fiorire intorno a noi”.

Laura Lucchin ph Afp-Sir

Che cosa rappresentano le lettere che Sammy aveva scritto negli anni e che avete ritrovato?
Quelle lettere, e in particolare ciò che poi è stato chiamato “testamento spirituale”, per noi sono stati due doni diversi ma profondamente legati. Le lettere appartengono alla sua quotidianità: sono il segno del suo modo di comunicare, di pensare, di stare in relazione. Il “testamento”, invece, è stato una rivelazione.
Sapevamo che Sammy aveva un’unione profonda con Dio e una fede vissuta con naturalezza, ma quelle parole ci hanno mostrato ancora di più la sua serenità e la sua preparazione. Nelle lettere personali che ha lasciato per me e per suo padre abbiamo percepito tutta la consapevolezza con cui guardava alla vita: sapeva che non era pronto, ma era preparato. Sentiva che tutto ciò che aveva fatto non era per sé, ma per gli altri. E vedeva la vita come un passaggio, un cammino verso la vita vera.

Una consapevolezza che aveva maturato nel tempo?
Fin da bambino sapeva della sua malattia. Non gli abbiamo mai nascosto nulla: gli abbiamo sempre parlato con verità, adattandoci alla sua età. Crescendo, ha saputo tutto. Diceva spesso che quella consapevolezza l’aveva “da sempre”. Conosceva la progeria, sapeva cosa comportava, ma l’ha vissuta in modo limpido, sincero, mai drammatico.

Dopo la morte di Sammy avete scelto il silenzio. A distanza di un anno, quel silenzio è cambiato?
È ancora un silenzio assordante. Prima, con Sammy, la casa era un vulcano: piena di energia, di parole, di risate, di progetti condivisi. Con lui si parlava di tutto, ogni giorno, e il nostro legame era profondamente fisico: abbracci, carezze, parole affettuose, sempre reciproche. Tutto questo oggi manca, e quel silenzio si sente in ogni angolo. Dopo la sua morte abbiamo chiesto al direttivo dell’associazione di portare avanti le attività, perché avevamo bisogno di fermarci, di riformulare la nostra vita. Noi abbiamo sempre vissuto in tre, e non è stato semplice ritrovare un equilibrio. Oggi, quel vuoto resta, ma viene colmato da tutto ciò che ci circonda: dall’affetto, dalla presenza e dal rispetto di chi è sempre stato vicino a noi.
L’amore che Sammy ha donato continua a tornare, moltiplicato, come se la sua luce trovasse ancora il modo di farsi spazio tra le nostre giornate.

dal sito https://www.ecodibergamo.it/

C’è un episodio, un gesto o una parola che l’ha colpita tra le tante testimonianze ricevute in questo anno?
Tantissimi. Abbiamo ricevuto messaggi, lettere, email da persone che ci raccontano come Sammy abbia cambiato la loro vita, come abbia aperto loro gli occhi e insegnato a guardare le cose in modo diverso. Molti lo ringraziano ancora oggi per l’aiuto che ha dato, anche senza rendersene conto. E noi, attraverso queste testimonianze, abbiamo scoperto quante relazioni profonde avesse costruito.
Non sappiamo come facesse, perché anche lui aveva solo ventiquattro ore in un giorno, eppure riusciva a mantenere centinaia di rapporti autentici. Non era mai superficiale: a ogni persona dedicava tempo, ascolto, attenzione. Per lui la relazione era tutto.

Cosa significa essere “gli occhi di Sammy” nel mondo?
Mi ha lasciato tanto, e sento che devo portare avanti ciò che ha iniziato. Cerco di farlo nel suo stile, con il suo metodo. Il progetto più importante, quello a cui teneva di più, è la ricerca. Da ricercatore sapeva quanto fosse fondamentale per gli altri, anche se per sé non c’era più speranza.
Gli dicevamo di riposare, ma lui rispondeva: “Adesso no, non ho tempo, più avanti”. Probabilmente sapeva che il tempo era poco. Lo faceva per gli altri, e noi continuiamo quel lavoro. L’associazione, i gruppi di ricerca di Boston e di Bologna: tutti hanno raccolto il suo testimone. La divulgazione e la raccolta fondi restano essenziali, perché la ricerca può andare avanti solo se ci sono risorse.

Si parla della possibilità di una causa di beatificazione…
È qualcosa che ci tocca profondamente, perché Sammy resta prima di tutto nostro figlio. Lo guardiamo con occhi terreni, con l’affetto concreto di genitori. Se mai accadrà, sarà una volontà che viene dall’alto. Io mi sento ancora molto “terrena”, non ho la consapevolezza che aveva lui, anche se sto cercando di imparare, giorno dopo giorno. Certo, ci fa piacere: significa che ha seminato tanto amore, e quell’amore continua a germogliare. Ma il resto appartiene solo a Dio.

Crisi israelo-palestinese

Israele-Hamas, a due anni dal 7 ottobre 2023

Politi, direttore della Nato Defense College Foundation: “La pace richiede memoria e disposizioni d’animo”

ph Afp-Sir
07 Ott 2025

di M. Elisabetta Gramolini

Un anniversario buio, tragico. Ancor di più perché la parola sperata da tutti, pace, ancora non viene pronunciata. Il conflitto israelo-palestinese compie due anni. Le possibili risoluzioni non appaiono scontate, come osserva Alessandro Politi, direttore della Nato Defense College Foundation. Lo specialista ricorda che le celebrazioni di quel 7 ottobre di due anni fa e l’odio moltiplicato nel frattempo non aiutano il processo di pacificazione, sottolineando l’importanza delle disposizioni d’animo e l’errore di decontestualizzare il passato.
Politi individua due ‘fari’ per la pace: l’orizzonte unificante della fede e la lezione universale del “mai più” testimoniata da Auschwitz. Anche il piano di pace proposto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rischia di scollarsi dalla realtà, a causa della vaghezza sui dettagli essenziali e dell’incapacità di considerare le concrete condizioni politiche e la questione palestinese. Evidenti, inoltre, le tenaci ambizioni del premier Benjamin Netanyahu e la necessità di una visione più ampia per la stabilità regionale, inclusa la denuclearizzazione.

Domani saranno trascorsi due anni dall’inizio del conflitto fra Israele e Hamas. Ricordare l’anniversario che significato ha?
Di sicuro, tutto ciò che rinfocola l’odio non aiuta. Bisogna vedere quale espressione politica troverà l’anniversario. C’è il rischio che concentri l’attenzione su un passato immediato, decontestualizzando. Abbiamo visto con l’11 settembre quali frutti velenosi abbia dato per la democrazia, la libertà e i diritti umani un’interpretazione solo negativa di quella data.
Quando ci sono forti passioni è difficile che lo sguardo sia limpido e che la politica sia costruttiva. Il rischio è prevedibile, ma ritenerlo inevitabile significa non cercare la pace.

Sono in tanti a invocare la pace.
Credo ci sia un faro che aiuti molte persone a trovare una strada diversa, quello che già nella Bibbia viene chiamato il “sentiero di Isaia”. La fine della guerra, dei conflitti, la distruzione delle armi, la loro trasformazione è dettata dalla fede che, come ricorda papa Leone XIV, è quell’orizzonte che unisce, non divide, riconoscendo piena dignità a tutte e tre le religioni del libro. In una regione in fiamme come il Vicino Oriente sembra quasi un’affermazione più che rivoluzionaria, messianica e profetica; però, in realtà, la pace non si costruisce soltanto con il negoziato concreto, ma deriva dalle disposizioni di chi negozia, sia nelle opinioni pubbliche sia nei poteri politici. Altro faro è la lezione di Auschwitz, dei crimini di guerra e contro l’umanità passati in giudicato nei tribunali, che rappresentano un patrimonio universale.

Il piano di pace proposto da Trump in quale direzione va?
Un piano di pace è accettabile quando è realistico, e questo è vago su una serie di dettagli che invece sono essenziali. Trump ha la stoffa dell’uomo d’affari, ma un conto sono gli accordi aziendali, un altro sono gli accordi internazionali. Non sono la stessa cosa e lo dimostrano i fatti.
In Ucraina, l’approccio pratico di Trump non ha ancora fatto strada. Trump parte con molto entusiasmo e convinzione, però fare la pace è una lunga maratona.
La realtà è più tenace delle convinzioni personali, e se non si trova un punto di equilibrio non si arriva alla pace. Mi ricordo distintamente quando ci fu un grande interesse per gli accordi di normalizzazione, i cosiddetti “accordi di Abramo”.

Anche Hamas chiede tempo per valutare il piano.
Per la leadership di Hamas trovare un coordinamento non è facile, perché non sono tutti nello stesso posto. In secondo luogo, Hamas dice molto chiaramente che non ha nessuna intenzione di disarmare senza condizioni. Nel frattempo, Israele continua la sua campagna perché, evidentemente, Netanyahu spera di avere una soluzione finale al problema: è assolutamente granitico nelle sue convinzioni, tatticamente abilissimo, vorrebbe un Israele dal Giordano al Mediterraneo senza arabi, cosa che, peraltro, era presente anche nelle intenzioni dei padri fondatori di Israele, come Ben Gurion.
In questo contesto, sottolineo l’importanza dell’arrivo del Pakistan sulla scena apparentemente chiusa del Vicino Oriente e del Golfo. Nel suo discorso politico, il Pakistan si considera l’alfiere della “bomba islamica”, motivo per cui andrebbe ripreso seriamente un discorso di denuclearizzazione di tutto il Medio Oriente, come saggiamente propongono gli egiziani da decenni, puntualmente inascoltati.

Tornando alla pace a Gaza, che spiragli vede?
C’è una parte in Israele che continua a sostenere la necessità di una pace vera con i palestinesi, prima che succeda di peggio. È una parte minoritaria. Lo stesso avviene all’interno dell’opinione pubblica palestinese. Non bastano queste due parti, però.

La Flottiglia che scopo ha raggiunto, se lo ha raggiunto?
La Flottiglia Sumud ha ottenuto il suo scopo politico. È stata seguita da due milioni e mezzo di persone, tra dimensione virtuale e piazze riempite. In Israele, Paese piccolo, è una cifra che viene presa sul serio.

Ecclesia

Mamadou, Michel, Aziz: volti e mani dell’integrazione attraverso il lavoro

06 Ott 2025

di Patrizia Caiffa

Mamadou è partito a 14 anni dalla Guinea, ‘all’avventura’, come dice lui. È passato in Mali, Algeria, Tunisia e, sei anni dopo, a Lampedusa. In Tunisia è stato nascosto per giorni con altri migranti in una stanza con finestre e porte sbarrate, in attesa della barca. “Non avevo paura, perché avevo la fede”, dice semplicemente. Arrivato in Italia, il suo primo obiettivo è stato imparare l’italiano: “800 parole in 8 mesi”. Ora Mamadou lavora in un’azienda edile ed è un punto di riferimento per gli altri migranti perché sa riconoscere un buon contratto e può aiutare con l’italiano. Sogna di diventare un architetto o un geometra.  Una storia come tante, forse più fortunata di tante. Perché lungo il percorso ha incontrato la Cooperativa Sophia di Roma, che dal 2016 ad oggi ha avviato, per migranti e italiani disoccupati, una serie di corsi di formazione all’artigianato e ai mestieri di elettricista, idraulico e nell’edilizia. Una manna per le aziende italiane, sempre più sguarnite di manodopera. Con l’ultimo corso “Edificando”, parte di un progetto più ampio di accompagnamento, sono stati formati 27 giovani, di cui 25 hanno ottenuto un inserimento lavorativo stabile. Tra le nazionalità più rappresentate: Pakistan, Guinea Conakry, Guinea Bissau, Colombia, Burkina Faso, Gambia, Costa d’Avorio e Italia.

Michel invece non può tornare a casa, in Colombia. Aveva un lavoro come microsaldatore ma in Italia quell’attestato non è valido, deve ricominciare da zero. Cerca una formazione e trova quella di Sophia. “La cosa che mi ha colpito è che non si studia solo sul foglio ma è esperienza. Ho imparato molto, ho conosciuto gente e mi sono trovato bene”.

Alla fine del corso, passa un mese e Michel non trova lavoro. Sophia ha una squadra di manutentori pronta ad accoglierlo, poi all’inizio del nuovo corso di manutenzioni affianca il formatore. Per lui è un modo per alimentare la speranza: “Dico ai ragazzi di non demoralizzarsi e andare avanti con questo corso perché si può trovare lavoro, persone che ti ascoltano e ti aiutano”.

Aziz vendeva caricabatterie alla stazione Termini, parlava poco italiano, non era in regola e non credeva di poter aspirare a qualcosa di meglio. Il sorriso è sempre lo stesso anche quando deve parlare di qualcosa di duro. “L’integrazione in Italia è troppo difficile perché ci sono delle persone che non vogliono stranieri come noi. A Sophia mi hanno detto che posso essere come un italiano”.

Dopo la formazione riesce a trovare lavoro come manutentore e la sera come cameriere. È felice perché riesce a mandare i soldi alla mamma e alla promessa sposa. Vuole tornare da loro ma non può finché non ottiene i documenti. La vera sfida è quella legale. La cooperativa Sophia gli sta accanto per anni: un avvocato e diversi collaboratori lo seguono nelle peripezie e negli infiniti rimandi dell’iter giuridico. I corsi di formazione e le collaborazioni riescono a dimostrare alle istituzioni la realtà di Aziz: un ragazzo deputato al sacrificio con un sorriso. Dopo sette anni di accompagnamento, di tensioni e di lontananza da casa sua, Aziz stringe ora in mano i suoi documenti e il suo biglietto per il primo ritorno in famiglia.

Aziz – foto cooperativa Sophia


Perché l’integrazione, non sempre scontata,
passa attraverso la conoscenza della lingua italiana ma soprattutto attraverso il lavoro. “Questi ragazzi non hanno niente meno degli altri ma tanta voglia in più, anche se devono affrontare moltissimi ostacoli legali e burocratici”, spiega al Sir Arianna Cocchi, animatrice di comunità della Cooperativa Sophia. Insieme a formatori, soci e corsisti parteciperanno il 4 e 5 ottobre al Giubileo dei migranti. La loro presenza in piazza San Pietro significa “riconoscerci parte di un organismo più grande, la Chiesa, che vuole arrivare al cuore di chi è migrante e far capire cos’è veramente la migrazione.
Non dobbiamo vedere la migrazione come qualcosa di diverso e lontano da noi: abbiamo tutti lo stesso desiderio di felicità nel cuore; i migranti lo realizzano attraverso il viaggio.
A noi interessa far vedere il valore delle persone e non considerarli come scarto o eccedenza”.

 

foto cooperativa Sophia

L’idea di trasmettere ad altri una formazione ai mestieri artigianaliviene in mente a Giuseppe Alfonsi, elettricista affermato in ambito romano. È lui, insieme a Michel, a seguirli personalmente e insegnare loro il lavoro “a banco”, dando l’esempio e invitandoli a ripetere l’esercizio. Li lascia liberi di sbagliare, finché non imparano. Questo li responsabilizza. Obiettivo – infatti – non è dare solo competenze tecniche, ma anche capacità trasversali per presentarsi bene in un posto di lavoro: puntualità, ordine, conoscenza delle regole per la sicurezza. Giuseppe capisce se un ragazzo – l’età media è 20 anni ma possono partecipare dai 18 ai 35 anni – è portato per il lavoro manuale. Al termine del corso compila una scheda di valutazione che sarà proposta al futuro di datore di lavoro. “Una garanzia che rasserena le aziende e una intermediazione utile per superare le difficoltà comunicative e aiutarle ad orientarsi nelle inevitabili difficoltà burocratiche legate ai permessi di soggiorno”, precisa Cocchi. La maggior parte dei ragazzi formati trova lavoro nel campo delle opere edili. Alcuni hanno continuato a lavorare all’interno della Cooperativa Sophia.

Ai giovani è richiesta tanta passione e voglia di abbracciare questa sfida (la sede dei corsi è sulla via Ardeatina e alcuni abitano molto lontano) e una conoscenza di base della lingua italiana. Molti sono stati intercettati tramite la scuola di italiano Penny Wirton, o tramite case famiglie, religiosi, Cas (Centri di accoglienza straordinaria). Dopo gli ultimi due corsi di giugno e novembre 2024, grazie al passaparola quello di ottobre è già al completo, con una quindicina di iscritti. Ognuno viene seguito da tutor in maniera personalizzata, per capire se ci sono altri bisogni, oltre a quello del lavoro. L’aiuto nella ricerca di una casa, ad esempio, o ulteriori lezioni di italiano. Uno dei progetti di questi anni “Creare valore attraverso l’integrazione”, è stato finanziato con 150.000 euro dalla Campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”. Prevedeva anche la possibilità di rientrare nel proprio Paese, scelta compiuta da un paio di ragazzi, e azioni di sensibilizzazione ai rischi delle migrazioni irregolari nelle scuole di Senegal e Guinea. Tutte le azioni di Sophia dal 2016 ad oggi sono state realizzate con il sostegno dell’Elemosineria apostolica, dei fondi dell’8xmille Cei tramite la Fondazione Migrantes, Fondazione Angelini e Fondazione Cattolica Verona.

 

foto cooperativa Sophia

Percorsi di pace

Padre Romanelli da Gaza: “Hamas apre al piano Usa. Tanta speranza, ma restiamo prudenti”

ph Afp-Sir
06 Ott 2025

di Daniele Rocchi

“Speriamo sia la volta buona”: da Gaza a parlare è padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia, l’unica parrocchia cattolica della Striscia, che si trova nel quartiere orientale di al-Zaitoun di Gaza City. L’annuncio che Hamas è pronto a negoziare il piano del presidente Usa, Donald Trump, per fermare la guerra a Gaza è stato accolto dai 450 rifugiati che sono ospitati nella parrocchia “con speranza ma anche con prudenza”.

“Tante volte in questi mesi ci sono stati annunci che poi non hanno portato a nulla. Per questo restiamo speranzosi ma al tempo stesso pragmatici”. Come a dire nessun entusiasmo, per ora. Un atteggiamento giustificato anche dal fatto che, aggiunge il parroco di origini argentine, “continuiamo a sentire e vedere bombardamenti anche vicino a noi, a poche centinaia di metri”. Padre Romanelli, a riguardo, cita una agenzia locale che riporta la notizia che l’esercito israeliano avrebbe diramato un avviso secondo cui tutta l’area a nord di Wadi Gaza (valle di Gaza) – Gaza City inclusa – continua a essere considerata una pericolosa zona di combattimento e rimanere nell’area rappresenta un rischio significativo. La stessa agenzia, riferita dal parroco, conferma che l’esercito israeliano (Idf) continua a circondare Gaza City e agli abitanti non è permesso tornare a nord né di avvicinarsi alle aree operative dell’Idf in nessuna parte della Striscia, nemmeno a sud.

“Le esplosioni al momento sembrano diminuite rispetto a ieri e ai giorni passati – spiega padre Romanelli -. Vedremo se smetteranno. Non possiamo fare altro che pregare e continuare a sperare che tutto finisca presto.

Realisticamente significa la fine dei bombardamenti, che tutti gli ostaggi vengano liberati, i prigionieri rilasciati, che gli aiuti umanitari riprendano con continuità e che vengano garantite cure e assistenza ai feriti, in primis alle migliaia di bambini che soffrono.

Sappiamo che è molto complicato e siamo consapevoli che il cessate il fuoco non è sinonimo di pace – conclude padre Gabriel -. Sabato, la Chiesa universale ha celebrato San Francesco di Assisi, un santo che ha fatto tantissimo per la Terra santa e per Medio Oriente. Preghiamo e chiediamo la sua intercessione e quella di Maria, Madre nostra, affinché il Signore della pace illumini le menti e i cuori di coloro che dovranno applicare questo piano. Abbiamo tanto bisogno di pace”.

Ecumenismo

A Villa Gentile, preghiera ecumenica

06 Ott 2025

In occasione del tempo del Creato, giovedì 3 ottobre, raccolti in un clima fraterno e alla presenza di vari movimenti cattolici, rappresentanti della Chiesa di Gesù e dei santi degli ultimi giorni e della Chiesa Valdese. Don Francesco Tenna, direttore dell’Ufficio diocesano per il dialogo ecumenico ed interreligioso, ha guidato a Villa Gentile (Marina di Pulsano) un momento di preghiera ecumenica insieme al  nuovo pastore, Franco Mayer, arrivato da pochi giorni a Taranto per seguire la comunità valdese. ‘Semi di pace e di speranza’, il titolo dell’iniziativa.

Le letture di Isaia 61,10, 1 Corinzi 3,4 e Marco 4,26-29, hanno messo in risalto l’importanza dell’amore verso Dio e verso la creazione. La riflessione inoltre del pastore ha sottolineato come l’uomo sia chiamato a essere ‘terra buona’ capace di accogliere il seme della vita eterna e ha posto la domanda: “Come si può amare Dio se non si ama ciò che ha creato?”. È stato un momento molto profondo di riflessione e di gratitudine verso Dio e la Creazione arricchito da preghiere comuni e canti. La serata si è conclusa in un momento conviviale suggellando l’evento in un clima di fraternità e condivisione.

Diocesi

Grottaglie: la parrocchia Maria SS. del Rosario celebra la sua festa

ph ND
06 Ott 2025

di Floriano Cartanì

La comunità parrocchiale della Madonna del Rosario sta vivendo un periodo denso di emozioni e spiritualità, in occasione della tradizionale festa dedicata alla Beata Vergine con questo titolo. Un cammino lungo dodici giorni, scandito da appuntamenti religiosi, riflessioni culturali e momenti di aggregazione. Il culmine dei festeggiamenti si raggiungerà domenica 12 ottobre, con la celebrazione eucaristica solenne presieduta dall’arcivescovo, mons. Ciro Miniero (ore 17). Il programma di questa grande ricorrenza, intreccia devozione e pensiero a cominciare dall’apertura ufficiale svoltasi domenica 5 ottobre con il prof. Roberto Cartanì che ha guidato una meditazione letteraria sull’Inno alla Vergine di Dante Alighieri: un’occasione straordinaria per riscoprire la bellezza della poesia sacra e il suo potere evocativo, in un dialogo tra fede e arte che promette di toccare le corde più profonde dell’animo. A seguire lunedì 6 testimonianze che scuotono le coscienze, con il palco tutto per Christian Di Domenico, attore e narratore, il quale alle ore 20 porterà in scena “U parrinu”, un monologo intenso sulla figura di don Pino Puglisi, sacerdote palermitano assassinato dalla criminalità organizzata nel 1993: un racconto che non è solo memoria, ma invito all’impegno civile e alla speranza. Martedì 7 ottobre, giorno dedicato alla Madonna del Rosario rappresenta invece il cuore liturgico della festa, con la celebrazione della santa messa eseguita dal vescovo di Lezhe (Albania) mons. Ottavio Vitale, originario di Grottaglie. Un momento sicuramente centrale questo, che rinnova il legame tra la comunità e la sua patrona, in un abbraccio spirituale che unisce generazioni di devoti.

Venerdì 10 ottobre giornata dedicata all’impegno sociale e sensibilizzazione, grazie allo spazio dedicato alla riflessione sul tema della violenza di genere con un video recital realizzato dai giovani della parrocchia Immacolata di San Giorgio, con il supporto dei volontari dello sportello “Sostegno Donna” di Grottaglie. Sabato 11 ottobre sarà la volta della musica per tutti, con il concerto dei Palasport, tribute band ufficiale dei Pooh, un evento pensato per coinvolgere famiglie, giovani e appassionati. La chiusura, appunto, domenica 12 ottobre con la comunità riunita attorno alla Madonna, il cui simulacro sarà portato in processione non solo dai confratelli del Rosario subito dopo la solenne celebrazione dell’arcivescovo di Taranto. Un gesto simbolico, ovviamente, ma che ben racconta l’impegno condiviso e la forza della devozione popolare. La festa si conclude con i fuochi pirotecnici, lo spettacolo musicale ‘La scaletta falla tu….’ a cura di Carmine Fanigliulo con la partecipazione dell’associazione ‘Areté’ e il ringraziamento a tutti coloro che, con generosità, hanno contribuito alla realizzazione del programma di eventi. La parrocchia insieme al parroco don Mimino Damasi e ai suoi collaboratori don Francesco Nigro e don Adriano Arcadio invitano a partecipare numerosi per vivere insieme un’esperienza che è molto più di un calendario di eventi, rappresentando invece un viaggio comunitario fatto di spiritualità, cultura e fede.

Sport

Rivoluzione Dinamo: il gruppo c’è, ed è competitivo

foto Valentina Funetta
06 Ott 2025

di Paolo Arrivo

Una vittoria sorprendente e un’altra schiacciante. Un roster rinnovato, quello della Dinamo Taranto, che ha approcciato nel migliore dei modi il campionato di serie B femminile: dopo essere riuscite nell’impresa di vincere in casa dell’Ariano Irpino, formazione quotata che prova da anni il salto di categoria, le cestiste ioniche si sono sbarazzate anche della Juve Trani Basket, tra le mura amiche del Palafiom. Ben trenta i punti di scarto (78-48) in un match senza storie, nel quale le ospiti sono state in partita solamente nel primo periodo – illusorio il tentativo di rimonta nel secondo, quando il vantaggio della Dinamo andava già in doppia cifra.

La prima al Palafiom

Numeroso il pubblico accorso al palazzetto, sabato scorso, a sostenere una squadra che è apparsa in salute. Che ha condizione fisica, entusiasmo, grinta. E individualità di affidabilità sicura. Su tutte, l’argentina Joana Macello (nomen omen, spauracchio delle difese), che già nella prima partita aveva messo a segno 30 punti distinguendosi come top scorer. Funzionano i nuovi innesti (dall’ucraina Iryna Savchuk alla senegalese Fatoumata Ndiaye, alla new entry Cinzia Armenti) e le conferme, come la tarantina Giorgia Cascione. È un gruppo che per potersi esprimere al meglio deve trovare l’amalgama, come si suol dire. A questo ci sta già pensando Fabio Palagiano: si vede la mano esperta del nuovo allenatore, vecchia conoscenza della Dinamo, nel trovare soluzioni, e nel dare spazio a tutte le sue giocatrici. Preziosi anche i ritorni di Debora Palmisano e Alessandra Ciminelli che continueranno a dare il loro contributo all’interno di una stagione lunga. Il Palafiom, poi, teatro di altre battaglie nelle varie discipline sportive, ha confermato di poter diventare una vera e propria bolgia offrendo un aiuto decisivo alle proprie beniamine.

Il cammino della Dinamo

Trasferta per le ragazze di coach Palagiano nel prossimo turno: l’avversario è il Basket femminile Stabia, che non ha ancora giocato la seconda giornata d’andata – mercoledì sera ospiterà Ariano Irpino. Taranto conduce la classifica insieme alla New Cap Marigliano e alla Virtus Benevento, a quota quattro, punteggio pieno. Graduatoria che include sedici formazioni del Meridione. In questa stagione, infatti, si è formato un girone unico, per la prima parte del campionato organizzato sotto l’egida della FIP Campania. Significa che il torneo sarà lungo. E sotto ogni aspetto, particolarmente impegnativo. Tanti sono gli ostacoli che dovrà affrontare e superare la Dinamo per centrare il suo obiettivo: fare meglio della scorsa stagione, non troppo esaltante, terminata senza l’appendice dei playoff, e proseguire il percorso di crescita. Ovvero portare avanti un progetto di ampio respiro che la vede affermarsi come miglior realtà cestistica nel capoluogo ionico. La prossima sfida intanto, in programma a Castellammare di Stabia sabato sera, darà altre risposte a coach Palagiano, alla società e alla tifoseria.

Diocesi

Martedì 7 preghiera per la pace nella chiesa di Sant’Anna

ph ND
06 Ott 2025

Martedì 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario, in città vecchia l’appuntamento è nella chiesetta di Sant’Anna (largo Civitanova) dove eccezionalmente è esposto il venerato simulacro della Beata Vergine con tale titolo, portata dalla chiesa di San Domenico a causa dei lavori in corso.
Alle ore 18 ci sarà la recita del santo rosario e alle ore 18.30 la santa messa celebrata dal parroco della Basilica di San Cataldo, mons. Emanuele Ferro, in cui in particolare si implorerà il dono della pace in tutto il mondo e in particolare nella martoriata terra della Palestina.
Questo, ha riferito mons. Ferro domenica scorsa in Cattedrale a conclusione della processione, proprio nella ricorrenza del massacro di vittime innocenti ad opera dei terroristi, avvenuto il 7 ottobre del 2023, da dove scaturì l’attuale sanguinoso conflitto.