Sport

Taranto-Foggia, uno spettacolo dentro lo spettacolo: il calcio è fiamme e fuoco

La festa rovinata allo Iacovone - foto G. Leva
04 Set 2023

di Paolo Arrivo

La prima partita di campionato ha un sapore speciale. Sempre. Anche quando, magari per un legittimo impedimento, e lieto, non hai potuto raggiungere lo stadio dove si affrontano sportivamente due formazioni: già a partire dalla vigilia, puoi sentire l’adrenalina, il carico di aspettative, l’ebbrezza di un nuovo inizio da benedire. Il Taranto ha inaugurato alla grande la sua stagione sconfiggendo il Foggia per 2-0. Sul campo, non poteva esserci esordio migliore, domenica sera: la squadra di mister Capuano ha legittimato le sue ambizioni, i sogni di gloria (disputare un campionato di vertice, per lo meno), grazie alle reti messe a segno nel secondo tempo al 65’ da Antonini e all’85’ da Kanoute. Uno spettacolo al quale hanno assistito 10mila spettatori.

Un pubblico da serie A, ha animato la festa sino al 90esimo minuto di gioco. Prestazione solida, brillante sulla distanza, il successo porta la firma dell’allenatore riconfermato in questa stagione; dell’attaccante senegalese Mamadou Kanoute, accreditato come il match winner. All’intero gruppo va riconosciuto il merito di aver letto bene la partita e fatto il possibile per vincere. Lo ha dichiarato lo stesso mister.

Taranto-Foggia, l’epilogo

Le immagini che non avremmo mai voluto vedere sono quelle delle fiamme divampate allo stadio nel post partita. Il rogo che ha avvolto la Curva Sud. Uno spettacolo dentro lo spettacolo, in negativo. Ma così è il calcio, metafora della vita, un contenitore plurimo: non fai in tempo a goderti la vittoria, un risultato positivo, che devi fare i conti con una nuova incombente e inaspettata preoccupazione. La causa dell’incendio potrebbe essere stata un fumogeno lanciato dai tifosi del Foggia. I quali peraltro, in numero di circa 250 supporter, avevano raggiunto lo stadio in ritardo, a causa di un incidente sulla statale 106. Il fumogeno gettato su materiale di plastica ha poi dato origine al rogo.

Le indagini delle forze dell’ordine stanno facendo piena luce sull’accaduto. La nota lieta è che non c’è stato alcun ferito: a farsi male è stato lo Iacovone, con danni ingenti alla struttura. Di questo si rammaricano anche i rossoneri. Il club dauno, infatti, ha espresso la propria vicinanza alla società e alla città di Taranto.

Il campionato

Tornando al calcio giocato, oltre alla vittoria del Taranto, che non ha preso goal, i successi più larghi della prima giornata della serie C – girone C sono stati quelli della Juve-Stabia (3-1 sul campo del Monterosi Tuscia) e della Turris contro il Benevento. Sorpresa quest’ultima che fa il paio con il ko dell’Avellino. Per i rossoblu il prossimo avversario sarà il Picerno. Che ha battuto in trasferta la Virtus Francavilla. Il match si giocherà lunedì undici settembre, e su Rai Sport, a partire dalle ore 20.45, sarà trasmesso in diretta televisiva. In vista della prossima gara tra le mura amiche c’è da valutare lo stato di salute dello stadio Erasmo Iacovone – l’inagibilità del campo sportivo rischia di portare al rinvio anche la partita in programma tra Catania e Brindisi.

Taranto-Foggia, la photogallery di Giuseppe Leva

 

Cinema

Comandante, la vita del mio nemico è sacra

Piefrancesco Favino interpreta Salvatore Todaro nel film diretto dal regista Edoardo De Angelis
01 Set 2023

Ci sono almeno due buoni ragioni per vedere questo film importante. Il primo, da italiano, è l’ammirazione che non si può non avere per Pierfrancesco Favino, forse il miglior attore italiano confermatosi qui straordinario; il secondo è legato al territorio che viviamo: il “Comandante” è stato girato per otto settimane a Taranto. Una grande produzione di tutt’altro genere rispetto al film spettacolare che nel 2018 vide protagonista la stessa città dei due mari. Ovvero “Six Underground” di Michael Bay. Di tutt’altra sostanza. Non a caso, il “Comandante”, firmato dal regista Edoardo De Angelis, è stato accolto positivamente dalla critica all’inaugurazione dell’80esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Non poteva essere diversamente, in considerazione della storia da cui la pellicola è stata tratta. Una grande lezione di umanità, fuori moda e inaspettata, al netto delle letture politiche che se ne possono dare. Ci riporta alla più profonda interiorità dell’essere umano. Alle sue contraddizioni, ai tormenti, ai travagli, alla capacità di saper distinguere il bene dal male anche nei contesti più disperati. Che potrebbero fargli perdere lucidità. Ma il seme del bene, sappiamo, è piantato persino dentro il più perfido degli individui, capace di riscattarsi.

Comandante, la trama

Siamo negli anni della Seconda guerra mondiale (1939-1945). Salvatore Todaro, capitano di corvetta della Regia Marina, è al comando del sommergibile Comandante Cappellini, quando potrebbe starsene a casa – non ha accettato la pensione di invalidità, dopo i forti dolori alla schiena che un incidente gli ha provocato. La navigazione è turbata dai colpi di cannone provenienti da un mercantile a largo dell’Atlantico. Si tratta del belga Kabalo. Nave che procede a luci spente, al punto da poter essere fatto oggetto di attacco – alle navi neutrali è vietato procedere in oscuramento totale. Scoppia una breve, intensa battaglia. Salvatore Todaro affonda il Kabalo. Fa il proprio dovere di militare, ma pure, poi, qualcosa di straordinario: decide di sottostare alla legge del mare, di trarre in salvo i ventisei naufraghi belgi avvistati, correndo il rischio massimo. Seguono tre giorni di navigazione e di incontri inaspettati. Con i naufraghi rimorchiati su una zattera.

Un faro sulla città dei due mari

Il set del Comandante è stato montato a Taranto. Nelle sue acque sono state fatte le riprese, ed è stato riprodotto un sommergibile lungo ben 73 metri, che ha stazionato all’interno dell’Arsenale della Marina Militare, dove è stato ricreato un vero e proprio teatro di posa a cielo aperto. Il film, che sarà in sala dal primo novembre, dimostra quanto siano importanti gli investimenti sul cine-turismo, e il lavoro offerto da Fondazione Apulia Film Commision ogni anno. La crescita del settore giova all’economia del territorio. Alla qualità del cinema, nello specifico caso. Per questo film Taranto, la città delle contraddizioni, delle prospettive rosee e delle ferite non rimarginabili, si dimostra location ideale – il Belgio per soli quattro giorni di riprese subacquee.

Salvatore Todaro, eroe dimenticato della Seconda guerra mondiale

Altra ragione per cui interessarsi al Comandante è rappresentato dal tentativo riuscito di portare alla ribalta una figura non troppo nota al grande pubblico. Un uomo che ha trovato la morte in combattimento nel dicembre del 1942. Prima di andare incontro al proprio destino (fu ucciso da una scheggia durante il mitragliamento con uno Spitfire inglese), egli ha preso coscienza del valore inestimabile della vita umana. Anche di quella del nemico da combattere. Così il messinese Salvatore Todaro (1908-1942) è stato capace di sfidare le regole del “gioco”: di andare contro gli ordini ai quali dovevano attenersi i sottomarini nelle zone di guerra. Il militare ricevette diverse decorazioni. Al netto delle battaglie, sicuramente il successo più grande è stato il salvataggio delle 26 persone coinvolte nella vicenda del Kabalo. Operazione per la quale il capitano della Regia Marina ricevette la medaglia di bronzo al valor militare.

Sport

Nuovi Orizzonti, la ricetta di Mari Panteva: “Unirci, giocare bene e divertirci”

L'ala bulgara nel primo allenamento al PalaMazzola di Taranto
29 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Un palazzetto non proprio accogliente. Lo sarà a partire dalle prossime ore, quando il clima rovente di questa estate lascerà il posto a temperature più sopportabili: quanto respirato ieri mattina al Palamazzola, in occasione del primo allenamento della Nuovi Orizzonti basket Taranto, lascia presagire proprio partite “di fuoco”. Quelle che si disputeranno nel prossimo campionato nazionale di serie B femminile, e non soltanto. Tra le guerriere, Mari Panteva darà il suo contributo importante. Centottantacinque centimetri, che non incutono alcun imbarazzo o timore, se non nell’avversario, sul campo di basket; occhi che attraggono; una parlantina fluida, un italiano corretto, l’accento dell’est la rende già simpatica: se l’ala bulgara, classe 2000, gioca come si esprime parlando, i tifosi ionici possono stare tranquilli sull’andamento del campionato. Le premesse sono rassicuranti – l’atleta vista all’opera nel primo allenamento al Palamazzola di Taranto si muove, fa stretching prima delle sue compagne. In questa intervista concessa da Mari Panteva a Nuovo Dialogo tralasciamo l’aspetto agonistico – sportivo per far emergere le prime impressioni della giovane donna, qui appena sbarcata.

Hai già dichiarato di essere molto contenta del tuo arrivo a Taranto. Ma non sei anche dispiaciuta di aver lasciato Sant’Antimo? Ovvero la stessa società che, di fatto, ha consentito il salto di categoria della Nuovi Orizzonti basket Taranto?

“Io sono felice di aver trovato questa nuova realtà. Una società che ha una grande storia. Sono molto contenta di far parte di questo gruppo. Anche a Sant’Antimo ho trovato una bella società, molto ben organizzata: peccato che poi hanno preferito unirsi con Casalnuovo in un progetto di gemellaggio. Hanno fatto questa scelta puntando sul settore giovanile, per farlo crescere. Nella scorsa stagione non abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Il primo era arrivare ai playoff, poi vincerli. Li abbiamo raggiunti ma ci è mancato qualcosa. Qui a Taranto adesso cerchiamo di fare un bel campionato, di crescere come gruppo: unirci, giocare bene, divertirci, dare il meglio di noi. E poi vediamo”.

Sei da poche ore a Taranto: cosa te ne pare di questa città?

“L’ho vista per poco. È una bella città di mare. In passato l’ho conosciuta solo giocandoci contro. È una città che sente tanto il supporto del pubblico, e spero che non mancherà neanche quest’anno. Noi come squadra ne abbiamo tanto bisogno. Giocare in un palazzetto pieno è tutt’altra cosa, un grande stimolo per i praticanti di tutti gli sport (dalla pallavolo alla pallacanestro, al basket in carrozzina, quest’anno il Palamazzola sarà felicemente affollato, ndr). Col pubblico ti senti seguito e supportato”.

Un pensiero alla tua terra natale. Hai notizie di quanto sta succedendo lungo il confine con la Turchia? Dove si denunciano violazioni di diritti umani, sul fronte migranti: persone respinte e fatte oggetto di violenze, lasciate senza soccorsi, anche, riferisce il Collettivo rotte balcaniche Alto vicentino. Questa è una questione importante di cui si parla poco in Italia…

“La mia città sta lontano dal confine. Quello che posso dire è che, almeno da noi, è tutto tranquillo. So che stanno facendo controlli. Certo, la questione è importante, ma anche lì non se ne parla tanto”.

Cosa fa Mari Panteva, quando non gioca a basket?

“Faccio l’università. Studio Lingue a Napoli. Il mio tempo, quindi, è diviso tra lo studio e il basket. Vorrei fare anche altro. Adesso che sono a Taranto, ad esempio, mi piacerebbe andare in giro per conoscere la città”.

Mass media

Maurizio Costanzo Show, sei mesi di puntate senza la diretta televisiva

28 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Una radio che non c’è più. Una televisione che non c’è più. Un modo di intendere il giornalismo che è anche una missione comune: dare spazio, ascolto ad ogni persona, senza pregiudizio alcuno, prima di prendere una posizione anche netta e decisa. Quando pensi a Maurizio Costanzo (1938-2023) rivedi il grande show televisivo nel quale gli innumerevoli ospiti del Teatro Parioli di Roma hanno finito col condurre la stessa trasmissione televisiva. Che è andata in onda anche negli studi De Paolis e in quelli di Voxson, oltre alla storica sede. A sei mesi dalla dipartita, il conduttore, pensatore e giornalista che oggi ventotto agosto avrebbe compiuto 85 anni, deve continuare ad incontrare ed intervistare persone. Pezzi da novanta del calibro di Vittorio Gassman o Alberto Sordi. Oppure emeriti sconosciuti, che non hanno goduto della giusta visibilità e valorizzazione dei loro talenti, quando erano in vita.

Maurizio Costanzo, il suo rapporto con la fede

“Nella lotta finale ha alzato gli occhi al cielo e invocato Dio”. Così don Walter Insero, lo scorso ventisette febbraio, nell’omelia della messa funebre alla Chiesa degli Artisti, ha contestato il presunto anticlericalismo di Maurizio Costanzo. Un uomo avvicinatosi, negli ultimi anni, ai valori cristiani. Che sono poi gli stessi professati dalla persona per bene per tutta l’esistenza terrena. Come dichiarato dallo stesso sacerdote, il non credente si è molto interrogato sulla fede, dopo aver provato verso i praticanti della sana invidia, lasciandosi in qualche modo attrarre dalle figure della Madonna e di Gesù Cristo. In ultimo ha invocato proprio la protezione della Vergine Maria. Avrebbe voluto intervistare anche papa Bergoglio, al quale scrisse una lettera piena d’affetto e di stima: gli riconosceva l’autorevolezza e la coerenza di chi sa vivere pienamente il Vangelo. Non poteva che vedere in Francesco un punto di riferimento nella ricerca della pace attraverso il dialogo e l’ascolto.

Dalla parte della legalità, al rischio della vita

Tra gli oltre 50mila ospiti del talk show più longevo della televisione italiana c’era anche Giovanni Falcone. Il quale stimava Maurizio Costanzo: gli aveva perdonato la sua appartenenza alla loggia massonica di Licio Gelli, P2. Proprio perché lo considerava una persona per bene e un giornalista indipendente. L’impegno concreto nella lotta alla mafia è attestato dalla famosa diretta televisiva con Palermo, la staffetta con Michele Santoro, all’indomani dell’uccisione di Libero Grassi – era il 26 settembre 1991. Ospite del Parioli fu proprio il giudice Falcone. E poi l’attentato di via Fauro subito il quattordici maggio del ’93, al quale scampò miracolosamente, insieme alla moglie Maria De Filippi, era il segno dell’insofferenza mafiosa contro la potenza del messaggio televisivo. Di morte naturale o perché uccise, le persone se ne vanno, prima o poi. Gli uomini passano ma le idee restano e continuano a camminare sulle gambe altrui. Ce lo ricorda lo stesso Giovanni Falcone.

Società

Olivaro Fest 2023, i sapori della terra al ritmo della pizzica

Un momento di convivialità presso l'Azienda Agricola Olivaro
24 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Il cibo come vettore di sviluppo del territorio. E strumento di inclusione: l’Olivaro Fest 2023 assurge al ruolo di protagonista i prodotti enogastronomici locali. Ma anche la musica e la danza che scandiranno l’evento in programma nella serata di sabato prossimo ventisei agosto. L’obiettivo è chiamare a raccolta amici e famiglie, a partire dalle ore 21, per soddisfare tutti i palati, gli amanti delle prelibatezze del posto da gustare. Si tratta di un evento già sperimentato nel pre-Covid. Con grande successo, la festa della mozzarella, in termini di partecipazione. Dalla carne arrosto alle mozzarelle, dal buon vino alla birra, i prodotti riproposti favoriranno il momento di convivialità ed aggregazione presso l’Azienda Agricola Olivaro di Maruggio. L’ingresso è libero. Per ogni tipologia di degustazione è previsto un ticket.

La musica che coinvolge

Ad allietare la serata ci saranno i “Pizzica Pizzica ensemble”. Gruppo di giovani che, partiti da San Marzano di San Giuseppe nel 2015, vi hanno poi fatto ritorno, attraverso gli eventi a cui hanno preso parte coinvolgendo il pubblico incontrato. Alla prima edizione dell’Olivaro Fest suoneranno Giuseppe Giumentaro, voce e tamburo; Mario Faggiano, mandolino e voce; Daniele Giumentaro, fisarmonica e voce; Francesco Faggiano, chitarra e voce. A danzare ci sarà Mina Vita. Al netto della funzione di puro intrattenimento ed evasione, il loro lavoro appare prezioso nella promozione delle locali tradizioni, della danza popolare oltre i confini della regione: i fratelli Giumentaro si sono esibiti anche a Roma. La pizzica parla il linguaggio dell’inclusione. Rappresenta, in particolare, i territori di Taranto, Brindisi e Lecce. Dove c’è da saltare perché la terra scotta. Sono tante, infatti, le criticità unitamente alla bellezza e alle risorse. I Pizzica Pizzica ensemble si fanno interpreti della giocosità attraverso la passione per il ballo.

L’Azienda Agricola Olivaro

Una storia che intreccia tradizione e innovazione. Quella che, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, vede protagonista la famiglia Merendino, alla guida dell’azienda agricola nella provincia ionica. La tradizione rimanda ad esempio alla tecnica molto antica della produzione del cacioricotta col latticello del fico. Tra le altre prelibatezze prodotte, tanti tipi di formaggio, pecorini e burrate, affinati al Primitivo e speziati; olio e salumi completano l’opera. La peculiarità dell’azienda sta nella cura dei pascoli di proprietà lungo l’intero processo produttivo. Dall’allevamento alla mungitura, alla trasformazione del latte, alla vendita dei prodotti caseari nei punti vendita di Sava e Manduria: il percorso mira alla valorizzazione del latticino pugliese. E a garantire anche la qualità del settore carni. Come tutte le aziende agricole, la Olivaro va promossa e preservata dai rischi legati ai costi di produzione. Anche al cambiamento climatico che a tutti rende dura la vita in ogni comparto.

La famiglia Merendino raggiunta dalla trasmissione di Rai1 “Linea Verde Estate”

Sport

Antonella Palmisano e il suo ottimo Mondiale: il bronzo di chi si sa rialzare

La marciatrice di Mottola con la sua ultima medaglia - foto Colombo/Fidal
21 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Due incidenti importanti e il rischio di dover appendere le scarpette al chiodo. E invece no, la carriera può continuare, per sua e nostra fortuna, per gli amanti dello sport in generale: Antonella Palmisano è stata protagonista ai Mondiali di atletica in svolgimento a Budapest, dove ha conquistato la medaglia di bronzo nella prova dei 20km di marcia. Così la campionessa che inorgoglisce la comunità ionica si è messa alle spalle gli ultimi mesi e due anni davvero complicati. Un risultato sorprendente, se si considera, peraltro, che la marciatrice è arrivata al grande appuntamento con sole due gare nelle gambe. Per avere il ritmo gara bisogna gareggiare. È il principio che regola le prestazioni in tutti gli sport praticati: pensiamo all’ultima prova deludente di Marcell Jacobs, fuori dalla finale mondiale dei 100 metri, a dispetto di un tempo comunque incoraggiante (10”05) – il campione olimpico ha dichiarato di voler fare più gare possibili per cercare la forma ottimale.

La gara dei 20 km di marcia

A menare le danze nella fase iniziale è proprio Antonella Palmisano. Che propizia l’attacco in compagnia della spagnola Maria Perez; con loro ci sono Garcia Leon, Jemima Montag, la messicana Gonzales, le cinesi Yang Jiayu e Ma. L’azzurra finisce a terra in curva alla boa dopo la metà di gara. Ma si rialza: è capace di recuperare e di forzare. Il suo attacco ai 14 km può far prefigurare la conquista della medaglia più pregiata. La spagnola Perez, però, è più brava, dotata di un cambio di ritmo letale alle sue avversarie. L’azione decisiva avviene tra il km 15 e il sedici. Cede Montag, si deve arrendere anche la 32enne pugliese che trionfò a Tokyo tre anni fa. Il tempo della campionessa olimpica in carica (1h27’26”) non è affatto male: un’iniezione di fiducia per chi è riuscita a tornare competitiva nella marcia, dopo aver subito l’operazione all’anca. Il successo della 27enne spagnola fa il paio con quello conquistato dal suo connazionale Alvaro Martin nella prova degli uomini.

Parigi 2024, il prossimo grande obiettivo di Antonella Palmisano

“Mi sono detta che oggi era il mio giorno, il mio momento, ed è quello che cercavo da due anni. Anche in quella caduta ho pensato che ok ero caduta ma potevo rialzarmi come ho fatto in questi anni”. Così l’atleta di Mottola ha commentato a caldo la gara nella quale si è saputa rialzare. Lo ha fatto fisicamente, e in senso figurato, dando prova del carattere di chi non si vuole arrendere mai. In vista c’è un grande traguardo da tagliare. “Oggi ho dimostrato che non voglio smettere perché Parigi mi aspetta – ha rassicurato – la Tour Eiffel mi aspetta, e si può fare”. La campionessa sottolinea l’importanza della forza mentale capace di sopperire ad una preparazione non ottimale. Ringrazia il suo mental coach, anche, e quel dolore che in qualche modo va perdonato: la donna deve convivere con il male, e renderlo tollerabile. Dovrà gestirlo per raggiungere gli obiettivi prefissati. La seconda medaglia italiana ai Mondiali di atletica porta la sua firma, intanto.

Serie tv

“Gomorra”, Genny Savastano e Ciro Di Marzio sono ancora vivi

16 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Qual è l’unico modo di far tornare in vita i personaggi della realtà o della fantasia? Parlarne. Ovvero sentirli, replicarli o assorbirli. Così i personaggi di “Gomorra” possono rivivere ogni volta che la fortunata serie italiana televisiva viene riproposta sul piccolo schermo. Accade ogni lunedì sera, alle 21.30 su TV8, dove viene mandata in onda la quarta stagione degli avvenimenti ispirati al romanzo di Roberto Saviano: dodici episodi, due per sera – gli ultimi 4 saranno trasmessi il 21 e il 28 agosto. Al centro ci sono le vicende dei clan camorristici. L’ambientazione, lo sappiamo, è la Napoli nelle sue zone più difficili, come Secondigliano.

Gomorra, il dibattito continua

Passano gli anni, restano aperti gli interrogativi: quanto è concreto il rischio della spettacolarizzazione, e conseguente accettazione – legittimazione del male attraverso ciò che viene riprodotto in televisione o al cinema? Un prodotto parodiato oppure preso seriamente nel quotidiano a modello negativo. Gomorra compare ancora sui titoli dei giornali, con riferimento alle notizie peggiori di cronaca nera. E ancora, c’è sempre da chiedersi, si possono cogliere qualità positive negli eroi negativi? Pensiamo all’amicizia tra i personaggi principali di Gennaro e Ciro. Un legame inossidabile che vede ritrovarsi i due compari, compagni di viaggio nella malavita, Savastano e Di Marzio, dopo aver fatto persino l’esperienza della inimicizia.

I precedenti in televisione

Dallo sceneggiato “La Piovra”, che ha avuto il merito di raggiungere lo spettatore aprendogli gli occhi, per la prima volta sull’esistenza del fenomeno mafioso alla fiction televisiva “Il capo dei capi” su Totò Riina, al film di Michele Placido “Vallanzasca – gli angeli del male”: non sono poche le produzioni che si ritiene possano aver danneggiato fortemente l’immagine del Belpaese, sul tema mafia (lo disse, tra gli altri, l’ex premier Silvio Berlusconi). Queste concorrono alla costruzione del mito. E al pericolo di fare proseliti tra le nuove generazioni.

Il messaggio di fondo

Brama di potere, efferatezza, controllo del territorio, ricerca e ostentazione del lusso: sono i comuni denominatori degli episodi e delle stagioni di Gomorra, legati al mondo del crimine. Laddove emerge l’impoverimento culturale nell’assenza di ironia ed autoironia. Manca la capacità di sdrammatizzare, come si suol dire, espressione di un’intelligenza più evoluta, che sta alla base della salvaguardia dei rapporti di qualsiasi natura. Così l’intensità delle passioni raggiunge livelli di esasperazione sino a farsi distruttiva. Il destino comune dei personaggi è la fine ingloriosa. Messaggio sul quale insistere: finiscono tutti in carcere (ma in Gomorra latita la polizia) o morti ammazzati, quelli che scelgono la malavita. Alle volte non fanno nemmeno in tempo a “godersi la vita”. Perché costretti alla latitanza, alla privazione della libertà, alla separazione dagli affetti, che persino quegli uomini e quelle donne provano.

Sport

Aspettando i Giochi del Mediterraneo: countdown per il Premio atleta di Taranto

Un momento della scorsa edizione
14 Ago 2023

La buona notizia è che, sul territorio ionico, le eccellenze dello sport non mancano. Non lo scopriamo di certo ora. I risultati parlano chiaro. Dalla numero uno Benedetta Pilato a Francesca e Luca Semeraro, dalla karateka Silvia Semeraro alla campionessa di sollevamento pesi Giulia Imperio, agli atleti della Gioiella Prisma Taranto, squadra che rappresenta il Meridione nella Superlega Credem Banca: non sono pochi i protagonisti delle varie discipline che hanno dato lustro al capoluogo negli ultimi anni. La cattiva notizia è il rischio concreto di veder partire gli stessi uomini e donne di valore dalla città dei due mari. La certezza, intanto, ha nome “Premio atleta di Taranto” che proprio a queste eccellenze si rivolge chiamando a raccolta la cittadinanza, anche quest’anno.

Premio atleta di Taranto 2023

Le novità della 14esima edizione e i vincitori delle varie categorie saranno annunciati giovedì diciassette agosto in conferenza stampa. L’incontro si terrà presso la terrazza della scuola dell’aeronautica militare Svam, in via Mario Rondinelli. L’invito viene dall’associazione culturale Triumphalia. Si tratta di un evento che fa da prefazione alla cerimonia di premiazione, in programma nella serata di martedì 22 all’ex Idroscalo Luigi Bologna di Taranto – sarà condotta da Fabiola De Lorenzo e dal giornalista Matteo Schinaia.

Fabiola De Lorenzo, ideatrice e promotrice dell’evento

Nella scorsa edizione, abbiamo assistito al recupero della normalità, dopo le restrizioni imposte dal Covid. E allo scenario suggestivo dello stesso palazzo Brasini che si offriva come location dell’evento realizzato. Il premio Atleta di Taranto nasce dall’intuizione e dalle capacità della famiglia De Lorenzo, che in tutte le iniziative poste in essere dimostra amore per la città dei due mari, e ha allargato il proprio raggio d’azione sul piano regionale, alla Puglia intera: la sinergia, peraltro, la cooperazione, la messa in rete dei territori, sono una componente imprescindibile per lo sviluppo dello sport nella prossima sede dei Giochi del Mediterraneo. Obiettivo per il quale c’è da remare.

Nomi nuovi e medagliati

Nella lista dei premiati figureranno atleti non troppo noti alla comunità. La mission dell’ambito Premio atleta di Taranto, infatti, non può che essere quella di continuare a dare visibilità a tutte le discipline sportive, che hanno pari dignità. Così gli atleti da conoscere e da premiare. Non solo le eccellenze, ma tutti coloro che hanno lasciato un’impronta positiva sul territorio: praticanti e società. L’umanità vive una fase evolutiva costante. E nel mondo dello sport nuove pratiche si possono affacciare. Oppure tornare: pensiamo al successo internazionale delle Mma – arti marziali miste, che dall’antica Grecia a oggi richiamano lo spirito da ricercare in ogni atleta, mediocre o eccezionale, e in ogni competizione sana. Taranto ambisce ad essere capitale dello sport. Perché il premio migliore possa essere attribuito alla sua stessa comunità.

Sport

Nuovi Orizzonti, Morena De Pace scalpita: “Non vedo l’ora di conoscere le nuove compagne, e di cominciare”

Palamazzola, la cestista tarantina nell'ultimo match di campionato
09 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Bene gli ingaggi di giocatrici straniere quotate: la bulgara Mari Panteva, ala proveniente dal Partenope Sant’Antimo; Yaroslava Ivaniuk, play di nazionalità ucraina. Così gli innesti che andranno a potenziare l’organico nella terza serie nazionale – il primo è stato Alice Lucchesini. Ma la notizia più bella, intanto, in casa Nuovi Orizzonti basket Taranto, è la conferma della tarantina Morena De Pace, oltre all’allenatore William Orlando. Una conferma meritata per il rendimento assicurato dalla giocatrice negli ultimi due campionati. Lei vuole ricambiare la fiducia data; e sprizza energia, determinazione, voglia di fare. Dalle sue parole, anche un’accresciuta maturità, l’ala classe 97, nata e cresciuta nella città dei due mari. Lo dimostra in questa intervista rilasciata a Nuovo Dialogo.

Come hai appreso la notizia della conferma, e che significato ha?

“Ho parlato con l’allenatore, nei giorni scorsi: abbiamo fatto qualche allenamento, ci siamo confrontati, e abbiamo pensato che avremmo continuato insieme il percorso nel prossimo anno. Sono molto contenta di continuare, di far parte di questo progetto, e di giocare nella mia città. Noi aspiravamo a questo passaggio, il salto di categoria, la serie B, e ci siamo riuscite finalmente. Mi fa davvero piacere. Anche perché sono molto legata alla mia città, al pubblico che ci ha sostenuto lo scorso anno”.

Quali passi dovrà muovere, adesso, la Nuovi Orizzonti Taranto?

“Ci presenteremo come una squadra neo promossa. Con un roster rinnovato, a quanto pare (l’altra conferma è Silvia Gobbi, ndr): sicuramente dovremo avere il tempo di conoscerci, di creare l’amalgama. Per questo partiremo presto con la preparazione. Il preparatore atletico ha cominciato a darci qualche programma da osservare. A breve andremo in palestra. Noi ci stiamo tenendo attive con i tornei, intanto”.

Cosa vi aspetta in serie B?

“In una categoria superiore, il livello del campionato sarà certamente un po’ più elevato. Il nostro obiettivo è quello di fare bene e di portare a casa più risultati possibili. Troveremo squadre che militano in serie B già da qualche anno, e che pertanto saranno meglio calate in questo campionato. Noi dovremo ambientarci e certamente cercheremo di fare il massimo”.

Conosci la Panteva e l’ucraina Ivaniuk?

“Non conosco le nuove ragazze, ma so che sono giocatrici di esperienza: la Lucchesini ha giocato anche in serie A. Non vedo l’ora di vederle, di conoscerle, e di poter iniziare questo nuovo anno!”

Cosa fa intanto, Morena De Pace?

“Studio Ingegneria dei Sistemi medicali. Sto per concludere la triennale. Quando mi sono iscritta, al Politecnico di Bari, avevo cominciato a lavorare: adesso ho ripreso gli studi e sto per terminare, mi manca solo un esame. Conciliare il tutto non è facile. Bisogna sapersi organizzare. È inevitabile trascurare qualcosa (lo studio, nel mio caso)”.

E l’impegno in campo aumenterà…

“Quest’anno ci alleneremo di più, infatti. Sia al palazzetto che in palestra: questa sarà la novità, importante per raggiungere una condizione fisica migliore. La parte atletica è fondamentale in uno sport atletico come il basket”.

Lo abbiamo visto già in serie C, nello scorso campionato.

“Esatto. Può fare la differenza”.

Il tuo messaggio finale?

“Ringrazio sia la società che l’allenatore per questa possibilità. Anche le compagne che mi accompagneranno in questo anno: auguriamoci che sia sereno, felice e proficuo”.

 

Sport

Francesca Semeraro e Benedetta Pilato: la tempra dei Grandi

Francesca Semeraro (al centro) sul gradino più alto del podio ai cds "Serie A Bronzo" 2023
04 Ago 2023

di Paolo Arrivo

La premessa è che lasciare la terra natia è un’esperienza altamente formativa. Partire per poi tornare, quando i tempi sono maturi, sarebbe l’ideale. Così si può arricchire il bagaglio personale, tecnico e umano, da mettere al servizio della comunità. Laddove la bellezza dello sport sta proprio nella condivisione del risultato. Lasciare Taranto, però, più che una scelta di libertà è spesso una necessità per tanti ragazzi e ragazze che sanno eccellere in qualsiasi disciplina. Giovani da assurgere a modello virtuoso nel tentativo di coniugare sport e istruzione. Pratica sportiva e pratica intellettuale, utili a fare della persona un cittadino ideale. Tra i buoni esempi c’è Francesca Semeraro. Altra eccellenza dello sport nata nella città dei due mari (lo scorso 8 giugno, a Modena, al Challenge nazionale di qualificazione agli Assoluti, ha firmato un nuovo record nel salto con l’asta saltando la misura di 4,35 metri), l’atleta di venticinque anni tesserata per l’Alteratletica Locorotondo commenta al nostro giornale l’ultima prova in vasca lunga di Benedetta Pilato nei 50 rana, la finale dei campionati mondiali di nuoto andati in scena a Fukuoka in Giappone, e quanto nel breve termine la campionessa 18enne si deve aspettare. La sorella di Luca, il quale è tornato a vestire la canotta dell’Amico Cras Taranto, quest’anno (a proposito di ritorni), non può che augurare il meglio a Benny. Che domenica scorsa ci ha regalato un’altra gioia.

Hai visto la gara?

“Sì, l’ho vista, anche se sono stata impegnata. Che dire: Benedetta è stata bravissima, come sempre. È una conferma, ormai, nel nuoto mondiale, nel confronto con atlete di alto livello. Una grandissima veramente”.

Nel suo sguardo si poteva leggere un pizzico di rammarico, chiaramente…

“Anche se non è riuscita a rivincere l’oro, la medaglia di bronzo (nessuno la denigri, ndr), conquistata a distanza di un anno dal’ultimo successo più grande nei 100 metri rana, rappresenta un risultato importante: bisogna riconoscere i sacrifici che ci sono dietro gli stessi risultati, e non dare nulla per scontato. Sono davvero contenta per lei”.

Riguardo all’imminente trasferimento di Benny a Torino, cosa ne pensi?

“Dico che la capisco, purtroppo. Ho fatto lo stesso anch’io, anni fa, trasferendomi dapprima a Varese, poi a Foggia dove mi trovo tuttora (sempre allenata da Davide Colella, ndr). Diciamo che questa scelta ci sta, per motivi di studio e per gli allenamenti, per ovviare ai continui viaggi, alle infrastrutture che al momento mancano sul territorio in cui siamo nate: la piscina olimpionica per lei, il campo scuola atleta di Taranto nel mio caso. È  il suo percorso e fa bene a fare questo cambiamento, secondo me. Sicuramente all’inizio sarà un po’ difficile, non mancheranno le difficoltà; ma per come siamo noi atleti, che subito ci sappiamo adattare, penso che si troverà molto bene a Torino, nel nord Italia”.

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Dal bronzo all’oro: la nuova vita di Benedetta Pilato

01 Ago 2023

di Paolo Arrivo

Nuovi stimoli, nuove sfide, un ambiente nuovo nel quale fare del percorso di crescita il leitmotiv di chi non si vuole accontentare, ma continuare ad eccellere: da questo è attesa l’atleta formidabile. Che ripartirà dal bronzo conquistato ai Mondiali di Fukuoka in Giappone. Così Benedetta Pilato viene festeggiata nelle ultime ore: come la nuotatrice tra le più forti del mondo; come la giovane donna che si accinge a cambiare vita. E con questa scelta legittima e coraggiosa la comunità si divide – i tarantini sono dispiaciuti nel veder partire la sua illustre concittadina (si trasferirà e allenerà a Torino).

Un bronzo che vale come oro

Le premesse facevano sperare in un risultato più prestigioso. La stessa Benny lo ha confidato rilasciando questa dichiarazione: “Con il tempo delle batterie sarei stata argento, ma sono felicissima ugualmente. Dopo un anno così, con tante difficoltà, me lo merito: sono veramente contenta e questo bronzo mi dà la carica”. Un terzo posto che dunque è di buon auspicio guardando alla prossima stagione. “Per me questa medaglia vale come un oro”, sentenzia l’atleta tesserata per il CC Aniene-Fiamme Oro. Si tratta peraltro del terzo podio iridato di fila ottenuto dalla 18enne al suo terzo Mondiale consecutivo.

Il bilancio dei Mondiali di Fukuoka

L’Italia degli sport acquatici (nuoto artistico, in acque libere e tra le corsie, pallanuoto e tuffi) ha chiuso all’ottavo posto nel medagliere. Quattordici le medaglie conquistate, tra le quali spiccano gli ori di Thomas Ceccon nei 50 farfalla e nella 4x 1.500 in acque libere. Rispetto al Mondiale di Budapest è stato fatto un passo indietro. Insomma, ad andare meno forte non è stata solo Benedetta Pilato, che l’anno scorso riuscì non solo a qualificarsi nella distanza olimpica dei 100 rana, ma pure a vincere. L’ultima medaglia azzurra a Fukuoka è proprio quella conquistata da Benny. Va sottolineato che, all’interno della massima competizione, non sono stati solamente gli italiani a non brillare troppo: decisamente sottotono tra gli uomini è stata la prova del fuoriclasse rumeno David Popovici, il quale ha chiuso solamente al sesto posto la finale dei 100 stile libero, specialità dove detiene il record del mondo.

Alla caccia dell’oro

La medaglia di bronzo deve rappresentare un punto di ripartenza per la campionessa di Taranto. La quale si è vista abbattere il suo record del mondo nei 50 metri rana, grazie alla prova straordinaria offerta da Ruta Meylutyte (29”16). La lituana ha preceduto la statunitense Lily King. Proprio il confronto con le avversarie più forti deve dare a Benny ulteriori stimoli: l’obiettivo non può che essere la riconquista dell’oro, e magari del primato sottrattole da una nuotatrice che “ha fatto un tempo da uomo”. Benedetta Pilato ammette inoltre che il livello del Mondiali 2022 era più basso. La tarantina, dedicando tra le lacrime l’ultimo risultato allo storico allenatore Vito D’Onghia, si affiderà alle cure di Antonio Satta per reggere il confronto con chi la precede in vasca per pochi decimi.

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Benedetta Pilato, quando vederla in vasca ai Mondiali di Fukuoka

26 Lug 2023

di Paolo Arrivo

Il suo futuro è a Torino in luogo del capoluogo ionico. Almeno nei prossimi anni, quando la studentessa universitaria tarantina seguirà l’iter di tanti ragazzi e ragazze del Sud Italia, desiderosi di lasciare la terra in cui sono nati e cresciuti, oppure costretti a farlo. L’atleta è attesa dal Centro federale di alta specializzazione del Palazzo del Nuoto dove si allenerà sotto l’egida del tecnico Antonio Satta. Ma intanto Benedetta Pilato è ai Mondiali di nuoto in vasca lunga a Fukuoka, sede della kermesse in Giappone. Nei 50 metri rana, la sua specialità, quella che l’ha consacrata tra i grandi del nuoto, deve reggere il confronto con le sue avversarie nella massima competizione.

L’ora di Benedetta Pilato

Presente al suo terzo Mondiale consecutivo, in compagnia di coach D’Onghia, per l’ultima volta, Benny sarà in vasca il prossimo fine settimana. Sabato ventinove luglio, dalle batterie alle 3.30 (ora italiana) alle semifinali (13.00). Sempre alle tredici, domenica, la finale. Le gare sono trasmesse in diretta sui canali Rai (Rai2 e Rai Sport) e via satellite su Sky Sport. Inoltre in streaming sulla piattaforma Raiplay e su Now Tv.

L’esempio trascinante

Nelle scorse ore abbiamo visto brillare le medaglie degli italiani. In particolare, lo strepitoso oro conquistato da Thomas Ceccon nei 50 farfalla, condito dal nuovo record italiano – il vicentino non è riuscito a bissare il titolo nei 100 dorso. L’auspicio è che la stessa Benedetta Pilato, diventata punto di riferimento per chi vuole approcciare il nuoto, possa provare ad emulare i suoi compagni connazionali. Anche se ha mancato l’appuntamento con la distanza olimpica, i 100 rana, perché non ha concluso positivamente il percorso di qualificazione: sintomo di una condizione non affatto ottimale. Nei 50 la campionessa di Taranto tesserata con il CC Aniene-Fiamme Oro è la detentrice del primato mondiale (29”30). Un ulteriore stimolo non può venire dai suoi conterranei, ahinoi: deludente il barese Marco De Tullio, nei 200 e 400 stile.

Gli obiettivi nel mirino, oltre il Mondiale

Al netto delle sue scelte di vita che possono portarla lontano, l’ambizione di Benedetta Pilato è senz’altro quella di fare ritorno a Taranto per i Giochi del Mediterraneo, tanto attesi. I suoi allenamenti non possono aspettare, però. E i viaggi a Bari per nuotare in una vasca da 50 metri, quella che in riva allo Jonio va realizzata ancora, sono stati una soluzione tampone, utili a rimediare al deficit infrastrutturale del territorio: finita la scuola nella sua città natia, l’atleta entrata nella maggiore età è libera di ottimizzare le sue giornate facendo solo quei sacrifici che sono necessari per eccellere nel nuoto. Imparerà a tagliare il superfluo, magari. E a continuare a crescere per tagliare i grandi traguardi che sono alla sua portata. Tra un anno esatto ci saranno i Giochi di Parigi. E le Olimpiadi rappresentano sempre il sogno dei campioni, dei praticanti di qualsiasi sport.