Presentazione libro

A Grottaglie la presentazione de “La ballata di Alda e Michele” di Silvano Trevisani

28 Ago 2025

Giovedì 28 agosto, alle ore 19, sulla Terrazza Caretta, via Caravaggio 2 (Quartiere delle Ceramiche) a Grottaglie, sarà presentato il libro di Silvano Trevisani: “La ballata di Alda e Michele”, che ha per sottotitolo: “L’intelletto e la carne” (da un verso di Michele Pierri), Giuliano Ladolfi editore. Si tratta di un poemetto che indaga sulla storia d’amore tra due grandi poeti: Alda Merini e Michele Pierri.

Introduce e coordina il presidente del circolo culturale “Giuseppe Battista”, Ciro Marseglia. Dialoga con l’autore, Lilli D’Amicis, giornalista e direttore di Oraquadra.info. Leggeranno alcuni brani gli attori Imma Naio e Lino Basile.

L’iniziativa è del circolo culturale “Giuseppe Battista”, da molti anni attivo nel territorio, nell’ambito del programma culturale 2025, in collaborazione con alcuni enti e associazioni.

Fu un grande, intenso amore tra due poeti quello tra Alda Merini e Michele Pierri. Breve perché la vita di Pierri era avanzata, ma fondamentale per entrambi. Per quattro anni si amarono a distanza, con un interminabile dialogo fatto di lunghe telefonate e dense lettere. Per altri quattro furono sposi e vissero insieme a Taranto. In quel periodo videro la luce le opere fondamentali della produzione poetica di Alda. Su quel loro grande, drammatico amore, è poi calato un velo di dimenticanza. In parte voluto, in parte naturale. Ed è proprio attraverso la poesia, strumento unificante, che Silvano Trevisani, loro amico negli anni di Taranto, dà ancora voce alla loro storia d’amore.

Il volume si apre con una poesia inedita che la poetessa dei Navigli scrisse per Trevisani quando, giovano giornalista del “Corriere del giorno di Puglia e Lucania” di Taranto, ebbe modo di frequentare la loro casa.

Festeggiamenti patronali

Grottaglie festeggia san Francesco de Geronimo. Celebrati gli 80 del trasporto del corpo

28 Ago 2025

di Silvano Trevisani

Si aprono domani, 29 agosto, a Grottaglie i festeggiamenti del santo patrono Francesco de Geronimo, che a Grottaglie era nato il 17 dicembre 1642, e che avranno il loro culmine domenica 7 settembre.

Un’anteprima dei festeggiamenti la città delle ceramiche lo ha vissuto martedì scorso 26 agosto, nel Santuario di San Francesco, con la celebrazione dell’80simo anniversario della traslazione delle spoglie mortali del santo. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero, presenti, oltre all’arcivescovo emerito di Potenza monsignor Salvatore Ligorio, numerosi sacerdoti e parroci di Grottaglie.

Edificata nel 1832 e proclamata Santuario nel 1941, la Chiesa intitolata a San Francesco de Geronimo racchiude le spoglie del santo da quel 26 agosto del 1945 nel quale giunsero in un’atmosfera di grande e prolungata solennità, e che si trova nel centro storico lungo la strada che porta il suo nome. Il Santuario ingloba la casa natale del santo e il piccolo museo che raccoglie reliquie e documenti.

I festeggiamento veri e propri inizieranno il 29 agosto alle 18,30, con la traslazione della venerata immagine della Vergine SS. Della Mutata e di San Francesco de Geronimo dal Monastero di Santa Chiara in Chiesa Madre. Alle 19 la celebrazione eucaristica che apre la solenne Novena sarà presieduta da don Cosimo Damasi, parroco di Maria SS. del Rosario.

Così, di seguito, le celebrazioni successive che vedranno alternarsi i parroci della città e della vicaria: 30 agosto don Franco Spagnulo e don Eligio Bonfrate, rettori dei santuari di San Francesco de Geronimo e della Madonna di Pompei; 31 agosto: don Eligio Grimaldi, parroco della Chiesa madre Maria SS. Annunziata; 1 settembre: don Antonio Fina parroco del SS. Sacramento; 2 settembre: don Emidio Dellisanti parroco della Madonna delle Grazie; 3 settembre: don Andrea Casarano parroco di S. Maria della Croce di Montemesola; 4 settembre: don Alessandro Giove parroco della Madonna del Carmine; 5 settembre don Giovanni Longo, parroco di Santa Maria in Campitelli; 6 settembre padre Salvatore Palmino parroco di S. Francesco di Paola – Padri minimi.

Domenica 7 settembre, festa liturgica di san Francesco, saranno celebrate le Sante Messe alle 7,30 e alle 9,30. Alle 11 si terrà la Concelebrazione eucaristica presieduta da monsignor Salvatore Ligorio, arcivescovo emerito di Potenza, Muro Lucano e Marsico Nuovo. Alle 18 solenne Concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Taranto, monsignor Ciro Miniero. Seguirà alle 19. la solenne processione per le vie della città della venerata immagine del santo.

Per quanto riguarda il programma dei festeggiamenti civili, il 31 agosto alle 19, in piazza Regina Margherita si svolgerà il “Burraco per san Francescco” in collaborazione con l’Associazione civica Utopia.

Giovedì 4 alle 19,30 in piazza S. Francesco de Geronimo esibizione dell’Associazione Piccolo teatro di Grottaglie. Venerdì 5 alle 19,30 sfilata dei bersaglieri di Grottaglie per le vie della città; alle 20,30, in piazza San Francesco, concerto della Fanfara dei bersaglieri di Terlizzi e alle 21, in piazza Regina Margherita concerto di Beppe Junior.

Sabato 6, in piazza San Francesco esibizione dell’Associazione musicale “Revival Gruppo 2000” che presenta “I Briganti del duca” di Marino Cavallo e alle 20, “Disco in piazza Regina Margherita Music Vibration by Mimnmo Yoghi DJ, Voice Tiziana Anti, special guest DJ Antonio Nigro.

Domenica 7 in piazza San Francesco spettacolo musicale Lucio&Lucio, omaggio a Lucio Battisti e Lucio Dalla a cura di Carmine Fanigliulo,

Lavoro

Ilva: le parti d’accordo solo su: no al carbone e forni elettrici, ma tutto il resto le divide

31 Lug 2025

di Silvano Trevisani

Bitetti torna, i conti no! Il sindaco di Taranto che, come era prevedibile, ha ritirato le dimissioni motivate dall’aggressione verbale subita lunedì scorso, ha preso parte alla riunione al Mimit, seppure giungendo un po’ in ritardo, ma i risultati non sono stati quelli che ci si aspettava, almeno dal governo. L’incontro svoltosi al Ministero delle imprese e del Made in Italy, si è chiuso con un compromesso “al ribasso”, cioè sull’identità di vedute solo sull’intento di decarbonizzare, del quale è regista il ministro Adolfo Urso. Che nel verbale dell’incontro ha fatto scrivere: “sulla base di quanto emerso nella riunione in ordine all’importanza degli obiettivi di piena decarbonizzazione condivisi da tutti i rappresentanti istituzionali, dà mandato ai commissari di Adi in As affinché tali obiettivi siano recepiti nell’aggiornamento della gara in corso”. Per consentire agli enti locali, come da loro richiesta, di riunire gli organi assembleari al fine di esprimere compiutamente le loro posizioni sul Piano di decarbonizzazione “ed anche, eventualmente, in merito alla migliore collocazione del Polo del Dri”, è stato inoltre fissato un incontro il 12 agosto.

Un altro punto, in realtà, che ha fatto registrare identità di vedute: l’obiettivo di realizzare tre forni elettrici per rilanciare lo stabilimento siderurgico. Ma non è stato inserito nel verbale finale, in presenza di opposte vedute su tutti gli altri aspetti: dalla produzione di preridotto di ferro (DRI) alla nave rigassificatrice. L’unità di intenti sugli obiettivi minimi, condivisi dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e anche del sindaco Piero Bitetti, non è stata sufficiente alla stesura di un verbale condiviso: Si sono rifiutati di firmarlo sia il sindaco, che ha chiesto tempo per un passaggio in Consiglio comunale, sia la Provincia di Taranto che ha contestato l’attuale Autorizzazione di impatto ambientale che permetterebbe altri 12 anni di produzione a carbone. Vi sono stati anche momenti di netta contrapposizione, con l’uscita dalla riunione del presidente della Provincia Palmisano. Mentre il Comune ha anche annunciato che, previa valutazione legale, presenterà ricorso al Tar contro l’Aia che autorizza, se contestualmente all’accordo non partirà la revisione dell’autorizzazione stessa.

Già prima dell’incontro il presidente della Regione Emiliano aveva avvertito che sarebbe stato molto difficile immaginare un’intesa, “direi quasi impossibile. Dobbiamo far vedere la bozza dell’accordo definitivo ai partiti del centrosinistra”. Emiliano aveva infatti evidenziato le divisioni interne alla coalizione, soprattutto a livello locale, dove Movimento e 5 Stelle e Verdi osteggiavano l’accordo verso cui il Pd era favorevole.

Nel corso del vertice, Bitetti ha illustrato una proposta alternativa per la riconversione dell’ex Ilva, che rispecchia in pratica quella poi approvata e diffusa nel pomeriggio dai partiti della maggioranza che sostengono la giunta. Queste le condizioni dettata dalla maggioranza: “dismissione irreversibile dell’area a caldo entro il 2030; predisposizione di un impianto DRI alimentabile progressivamente a idrogeno verde; avvio contestuale delle bonifiche ambientali; revisione dell’AIA con valutazione di impatto ambientale e sanitario preventiva; impianto di cattura di CO₂; piani di tutela e ricollocazione dei lavoratori”

In caso di mancato rispetto degli impegni, Taranto chiede l’introduzione di clausole di revoca per garantire l’effettiva realizzazione del piano.

Per quanto riguarda il gas, il piano del Comune, che esclude esplicitamente la nave rigassificatrice, cerca di restare entro i 2 miliardi di metri cubi l’anno, quantità già oggi disponibile sul sito, ma alcune valutazioni tecniche hanno fatto notare che, sommando ai forni elettrici un impianto DRI, il fabbisogno supererebbe comunque questa soglia.

“Andiamo avanti – ha dichiarato il ministro del termine dell’incontro – nell’augurio di raggiungere il maggior consenso possibile nel piano di decarbonizzazione dell’ex Ilva. Il negoziato proseguirà a oltranza per coniugare la transizione ambientale con la sostenibilità economica e produttiva. Con il consenso di tutti gli attori istituzionali, daremo indirizzo ai commissari di aggiornare subito la gara ai fini della piena decarbonizzazione. Questo accadrà nella prossima settimana. Domani, a Palazzo Chigi, insieme agli altri ministri relazioneremo ai sindacati gli obiettivi che sono stati conseguiti per ascoltare, come sempre doverosamente, le loro proposte”.

In attesa dell’aggiornamento del confronto politico, nel pomeriggio la Camera ha approvato in via definitiva il decreto legge “ex Ilva”, che prevede fino a 200 milioni di euro per garantire la continuità produttiva e la sicurezza degli impianti in amministrazione straordinaria.

Città

Le dimissioni di Bitetti sono soltanto l’effetto di una contrapposizione insanabile

29 Lug 2025

di Silvano Trevisani

L’idea di affidare a un accordo di programma, improvvisamente impellente, non poteva che esasperare le contrapposizioni che caratterizzano la convivenza nella città di Taranto. Un’esasperazione di cui le dimissioni del sindaco Bitetti sono una dimostrazione pratica, ma che resta al fondo della storia recente e che non sortirà soluzioni indolori. È almeno un quarto di secolo, cioè da quando l’allora sindaco Di Bello chiuse le cokerie, che lavoro e salute si muovono su piani contrapposti e danno vita a quello che è ormai nella storia come: ricatto occupazionale. Ma sono anche passati 13 anni dal sequestro Ilva ordinato dal giudice Patrizia Todisco, senza che nessun governo abbia avviato una vera svolta.

Tutte le forze politiche, quasi tutte quelle sindacali, ma anche la gran parte della società civile e delle associazioni devono condividere un “mea culpa” generalizzato quanto ormai inutile. Perché ora si deve scegliere: tra la continuità produttiva, che almeno per un po’ di anni causerà ancora inquinamento, ma consentirà a migliaia di famiglie di avere ancora un reddito, e la chiusura degli impianti, che fermerà le emissioni ma non l’inquinamento che dagli impianti continuerà a riversarsi sul territorio, e priverà del reddito quelle migliaia di famiglie di cui, va detto anche questo per onestà, solo una minoranza è di Taranto. E in effetti le organizzazioni sindacali oggi hanno già fatto sentire la loro voce: “Il fallimento e la chiusura dell’Ilva sarebbero un disastro ambientale”.

Ma scegliere non è facile e non è indolore. Mettiamo che Bitetti riesca, ammesso che ne abbia la forza e la volontà, di mettere in moto un meccanismo che porti alla chiusura della fabbrica, chi può immaginare che non saranno stavolta le maestranze a scendere in piazza e occupare il municipio, proprio come avvenne quando la Di Bello chiuse le cokerie? E allora? Bitetti si dimetterà un’altra volta?

E come mai contro i governi che si sono succeduti e le loro scelte scellerate non c’è mai stata una protesta efficace? La farsa della vendita a Mittal, dopo il deleterio regalo a Riva, e la nuova farsa di previsione di cessione a un’azienda pressoché inesistente, nascondono solo incapacità politica. Ora anche la pretesa del governo Meloni e del ministro Urso di calendarizzare un improvvido incrocio tra ripresa del ciclo integrale e un passaggio ai forni elettrici, è molto pretestuosa, oltre che tardiva. Anche la vicenda della nave gasiera, diventata improvvisamente impellente, anche se ci vogliono anni per la costruzione dei nuovi impianti, ha qualcosa di intimidatorio e fuorviante. I tecnici incaricati dal governo sostengono che si può allocare in pochi mesi, ma allora perché tanta fretta se per costruire i dri ci vogliono anni!? E forse ha più a che fare con il nuovo accordo sui dazi o con le pretese di Baku Steel, che con la produzione di preridotto, per la quale il governo prevede ancora anni di tempo! Jindal, concorrente di Baku Steel, definisce, nella sua proposta, assolutamente inutile la nave gasiera pretesa dagli azeri. Ma la verità dove sta?

È evidente che Urso sta, a sua volta, scaricando la patata bollente sulla comunità di Taranto, mettendo intenzionalmente in difficoltà Regione e Comune. Lo avevamo scritto nei giorni scorsi: le decisioni sono troppo importanti per affidarle a un accordo frettoloso. Sul quale incombono varie minacce… Guarda un po’: Genova che ospiterebbe volentieri forno elettrico e impianto dri è la stessa che ha scaricato a Taranto la sua quota di produzione col carbone! Purtroppo a chi gestisce la cosa pubblica spesso fa un po’ difetto la memoria e allora, per dare un piccolo aiuto propongo qui di seguito la prima parte di un articolo che pubblicai su ‘Nuovo Dialogo’, il 19 dicembre 2004, dopo la sottoscrizione del terzo dei cinque accordi-farsa sottoscritti a Bari con la regia di Raffaele Fitto, allora governatore, che fingevano di impegnare Riva a risanare, ma in realtà lo aiutavano a inquinare ancora:

Evidentemente è prevalso il ricatto occupazionale. Se non avevamo condiviso il primo accordo tra Ilva e enti locali del gennaio 2003, non avevamo compreso l’entusiasmo con cui era stato salutato l’accordo del febbraio 2004, non possiamo assolutamente condividere la soddisfazione di istituzioni e sindacati per il terzo, ultimo in ordine di tempo (ma chissà mai se definitivo!) accordo sottoscritto a Bari con la regia del governatore, Raffaele Fitto.

Leggendo attentamente i contenuti dell’intesa, infatti, non rileviamo alcun fatto, alcun progresso significativo. Nulla, insomma, che giustifichi il tanto rumore attorno a questo nuovo atto, molto propagandato ma poco significativo. Ecco perché sosteniamo che più che i contenuti del terzo accordo, il quale altro non è che l’esplicita ammissione che nei due anni scorsi, dopo due atti d’intesa e tanti convegni, non si è fatto assolutamente nulla, sia prevalso il ricatto occupazionale. Ci spieghiamo meglio e ricapitoliamo l’intera vicenda a beneficio di chi non fosse molto addentrato nella materia.

L’Ilva e i Riva sono stati condannati dalla magistratura in primo e secondo grado per il grave inquinamento provocato dai parchi minerali aperti, che riversano sui quartieri limitrofi e sul Comune di Statte (ma non solo!), decine di tonnellate di minerali e polveri tossiche. La magistratura ha, inoltre, disposto la requisizione dei parchi stessi, dando però due anni di tempo all’Ilva per avviare il risanamento del reparto, con la creazione delle condizioni necessarie perché termini la diffusione delle polveri minerali.

Ora che il processo sta per approdare all’ultimo grado di giudizio, davanti alla Corte di Cassazione, l’Ilva ha chiarito definitivamente che di attuare interventi drastici per risolvere la diffusione di polveri non ne vuol neppure parlare e che se la suprema corte confermasse il giudizio non gli resterebbe che chiudere l’Ilva e licenziare i dipendenti. Di fronte a questo pericolo, gli enti locali, che pure avevano promosso l’azione giudiziaria, hanno fatto dietro front, al punto tale da decidere persino di ritirare la costituzione parte civile nel processo, per alleggerire la posizione giudiziaria dell’azienda, prendendo per buoni gli impegni che ha assunto e sostanzialmente confermato, con piccole modifiche, alcune delle quali insignificanti, come l’obbligo dei mezzi di trasporto che viaggiano all’interno dello stabilimento, di procedere a passo d’uomo…”.

Non viene da ridere? Ma l’articolo continua ancora, come questa storia infinita che, comunque si chiuda, avrà gravi conseguenze.

Ma intanto siamo convinti che Bitetti tornerà al suo posto, anche se è un posto che brucia molto in questi giorni, perché abbandonarlo gli meriterebbe la definizione che Dante dette a Celestino V come colui “che fece per viltade il gran rifiuto”.

Lavoro

Ilva: la piattaforma sindacale consegnata alle autorità: basta contrapporre salute e lavoro

25 Lug 2025

di Silvano Trevisani

“Superare la contrapposizione tra lavoro e salute, favorendo la decarbonizzazione del sito siderurgico senza perdere occupazione”. È quanto chiedono con chiarezza le organizzazioni sindacali che hanno consegnato al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, e ai sindaci dei Comuni di Taranto e Statte, Piero Bitetti e Fabio Spada, la piattaforma rivendicativa scaturita dalle assemblee. Che si sono svolte nei giorni 22, 23 e 24 luglio, con la partecipazione dei lavoratori di tutti i reparti di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria, Ilva in Amministrazione straordinaria, appalti e indotto.

Fim, Fiom e Uilm chiedono al governo “risorse e investimenti certi per garantire questa trasformazione, mantenendo l’occupazione e tutelando i diritti dei lavoratori, anche attraverso misure straordinarie (prepensionamento, lavoro usurante, esposizione all’amianto e incentivi all’esodo su base volontaria)”.

La piattaforma propone l’attivazione di screening sanitari periodici, la realizzazione di tre nuovi forni elettrici e impianti di Preridotto (DRI) dedicati, oltre al rilancio delle linee di finitura e laminazione, per riassorbire i lavoratori in cassa integrazione. Sottolineano inoltre la necessità di garantire il reddito, la formazione continua e la riqualificazione, valorizzando i lavoratori degli appalti e prevedendo clausole sociali per il loro reimpiego nelle nuove attività.

Nella piattaforma unitaria i sindacati chiariscono che i 3 forni elettrici devono essere costruiti nel minor tempo possibile per sostituire definitivamente gli attuali AFO a ciclo integrale. Ma chiariscono anche che la realizzazione di DRI con impianti dedicati deve avvenire a Taranto, poiché la materia prima è indispensabile, “senza la quale non sarebbe assolutamente neanche immaginabile per tanti motivi, partendo dalla sostenibilità del progetto, il percorso di elettrificazione del sito siderurgico”.

La piattaforma, invece, non entra nel merito della fornitura del gas necessario al funzionamento degli impianti di produzioni del preridotto, questione che è al centro, in questi giorni che precedono il nuovo incontro per l’accordo di programma, del gruppo di lavoro insediato dal ministro Urso.

É evidente che la preoccupazione principale dei sindacati è quella di garantire l’occupazione a tutti i lavoratori, e non potrebbe non essere così. Ma, consci della delicatezza del momento e della contrarietà di tutto il territorio e degli enti locali che lo rappresentano, al mantenimento in attività del ciclo integrato, puntano anch’essi sulla necessità di abbreviare il processo di ambientalizzazione, indicando le forme di garanzia occupazionale: attraverso le misure tradizionali di sostegno al reddito; attraverso la cosiddetta “verticalizzazione” dell’acciaio prodotto (cioè l’utilizzo per realizzazione prodotti finiti in acciaio), cosa da sempre richiesta nel corso dei decenni ma quasi mai avvenuta, e valorizzando, attraverso la realizzazione dei nuovi impianti, i lavoratori del mondo degli appalti occupati attualmente nelle aziende del territorio.

Città

Liviano eletto presidente del Consiglio comunale, Bitetti espone il programma

24 Lug 2025

di Silvano Trevisani

Gianni Liviano è il nuovo presidente del Consiglio comunale di Taranto. Il primo atto formale della seduta d’insediamento del Consiglio è stato, dunque, la sua elezione, avvenuta con voto unanime, a testimonianza del consenso trasfersale alla sua candidatura da parte di tutti i gruppi presenti in Consiglio. Liviano era stato eletto nella lista di Democrazia solidale – Demos, che sosteneva il sindaco Bitetti. Vicepresidente del Consiglio, sempre all’unanimità, è stata eletta Tiziana Toscano di Fratelli d’Italia.

Liviano ha ringraziato per la fiducia accordatagli con questo voto sia dagli esponenti della maggioranza che da quelli dell’opposizione. “Vorrei che questo voto – ha detto – fosse un presidio di democrazia, una testimonianza autentica di rispetto della diversità, di capacità di sintesi, di impegno di mediazione. Ma vorrei che fosse chiaro a tutti che la democrazia non si esaurisce nelle sue regole di funzionamento ma trova il suo valore autentico nel rispetto delle persone”.

Nel primo discorso tenuto al Consiglio, il sindaco Piero Bitetti ha tracciato le linee programmatiche, alla presenza di tutti e 32 i consiglieri comunali eletti a giugno. Ribadendo l’intento che ha espresso durante tuta la campagna elettorale, di restituire “orgoglio” ai cittadini di Taranto per la propria città, Bitetti ha elencato i settori sui quali si concentrerà l’attenzione della sua giunta. A partire dai problemi ambientali. “Non arretreremo di un millimetro sulla difesa del diritto alla salute. – ha dichiarato – Vogliamo una Taranto libera dalle fonti inquinanti, con una transizione industriale reale, accompagnata da un accordo di programma vincolante, un tavolo permanente di vigilanza ambientale, e il pieno coinvolgimento di cittadini e istituzioni. Lavoreremo per la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, senza lasciare indietro nessun lavoratore”.

Progetti trasportistici, rigenerazione urbana e decoro, sviluppo economico e lavoro; cultura, università, sport; welfare e inclusione, sono stati gli altri punti toccati, in una visione che si fonda su un Comune “trasparente, unito e partecipato”.

Quello che Bitetti vede è un Comune impegnato a creare anche opportunità per favorire l’occupazione, rendendosi protagonista nei processi di investimento pubblico e attrazione di capitali, anche grazie al Fondo Sviluppo e coesione. Ma anche impegnato a favorire il polo universitario jonico, i giovani talenti locali, l’imprenditoria culturale, la memoria storica e i valori mediterranei.

“Questa è la visione che abbiamo condiviso con le cittadine e i cittadini e che ora ci impegniamo a realizzare.
Un programma ambizioso ma possibile – ha concluso – perché poggia su radici profonde: l’ascolto, la competenza, la passione per questa città. Taranto sarà ciò che merita di essere: una città europea, dinamica, inclusiva e accogliente. Il nostro compito è costruire questo futuro. Insieme”.

Rispondendo poi agli interventi dei consiglieri, Lazzaro, Angolano, Di Bello, Contrario e Vinci, Bitetti ha ribadito ancora una volta che ambiente e salute sono gli obiettivi in cima alla lista dell’amministrazione.

Da segnalare, inoltre, che la consigliera Bianca Boshniaku, eletta tra le file del Pd ha dichiarato la propria uscita dal partito, per divergenze politiche, e il passaggio al gruppo misto.

Libri

L’ultima raccolta poetica di Daniele Giancane e le sua fede assoluta nella poesia

22 Lug 2025

di Silvano Trevisani

“Non posso sfuggire ad un destino che è iscritto nelle mie cellule: sono irrimediabilmente un poeta. Non so se sia una cosa positiva o negativa, so che non posso essere altro. Ogni avvenimento che attraversa la mia vita mi diventa poesia”. Una dichiarazione di assoluta chiarezza, questa che apre l’ultimo volume di Daniele Giancane: “La danza azzurra del destino”, dato alle stampe per le Edizioni Milella di Emanuele Augieri, a cura di Anton Nikë Berisha. Una dichiarazione di amore assoluto, del resto non nuova, ma che percorre questo come tutti i numerosissimi libri del poeta e saggista barese, che per lunghi anni ha insegnato Letteratura per l’infanzia all’Università di Bari. Una dichiarazione che ritroviamo anche esplicitata nelle poesie che compongono la raccolta, come “Il mio Dio è la poesia”, “Il poeta torna”, “La poesia nasce se pensi”, e così via.

Chi conosce Daniele conosce bene anche la sua visione assolutizzante della verità poetica, che non concede mai spazio alle manipolazioni, alle strumentalizzazioni, e ancora meno alla mercificazione. Comprese quelle operate dalle tante case editrici che speculano sul narcisismo che spesso accompagna chi si dedica alla poesia. Da sempre contrario ai premi e alle strategie pubblicitarie, Giancane è da sempre fautore della “semplicità”, della fede nella poesia vera che contrasta con l’ambizione di molti che intendono la poesia come strumento per arrivare al “successo”. Oppure una sorta di percorso iniziatico per chi è inserito nei circuiti che contano. Sia attraverso la rivista che da anni dirige, “La Vallisa”, sia attraverso il blog, che non fa sconti e non lesina critiche alle passerelle organizzate per creare rapporti, ma spesso anche illusioni tra molti, Giancane tiene vivo un dibattito costante sulla poesia che parte da un assunto chiaro: la poesia non deve essere espressione di egocentrismo e narcisismo. “Chi ama la poesia profondamente (la poesia, non se stesso) prova delle sensazioni indicibili”.

Nella lunga e accurata prefazione, dal titolo altrettanto esplicito: “L’essenziale: amare profondamente la poesia”,  lo studioso kosovaro Anton Nikë Berisha propone una ricostruzione delle motivazioni intime che guidano l’atto creativo di Giancane attraverso interessanti confronti e affiancamenti tematici ad autori noti dei Balcani.

“Daniele ha la tendenza a creare la poesia come arte e come opportunità per influenzare esteticamente gli altri: la poesia rende possibile unificare il mondo concreto con la fantasia e il mondo dei sogni, che rispondono pienamente alla natura e all’essenza della poesia come arte”. E cita, avallandola, una sua affermazione: “Sì io vivo nel sogno. Sembra una ‘boutade’, ma non è così. La mia vita del sogno è talmente ricca, avventurosa, bizzarra che spesso non vedo l’ora di addormentarmi per entrare in quel mondo. Spesso non so se un avvenimento l’ho vissuto o sognato. Penso che la vita intera sia stata un sogno. E poi io vivo nel sogno perché i miei pensieri sono quasi esclusivamente ‘poetici’ nel senso di scrivere poesia…”.

La sua fede nell’universalità della poesia è ben espressa in una delle composizioni presenti nel volume: “Io non sono solo io”: “Queste poesie, lettore, non sono solo mie. / Sono anche tue e di tutti coloro che ho / incontrato. / Sono i sogni che ho sognato, / i pensieri che ho pensato, i viaggi le utopie le contraddizioni le tue distratte parole in un pomeriggio di sole….”.

Emergenze ambientali

Ilva: la cittadinanza autoconvocata proclama lo stato di emergenza sanitaria e ambientale

22 Lug 2025

di Silvano Trevisani

Grande partecipazione alla manifestazione svoltasi nella serata di lunedì 21, contro il rilascio dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale che permette allo stabilimento di Taranto, in via provvisoria, di continuare a produrre col ‘vecchio sistema’, in attesa di futuri sviluppi.

Il futuro dell’Ilva tiene banco in questi giorni con una serie di incontri e manifestazioni. Da segnalare l’audizione in commissione ambiente della Regione Puglia convocata dal presidente Mazzarano, nella quale si è fatto il punto della complicata situazione che richiede immediati interventi da parte del governo. Mentre per giovedì mattina i sindacati metalmeccanici hanno indetto un’assemblea retribuita di tutti i lavoratori dello stabilimento.

Ma soprattutto va sottolineata l’ampia partecipazione alla manifestazione indetta dalla cittadinanza tarantina, riunita simbolicamente in assemblea permanente, che ha dichiarato ufficialmente “lo stato di emergenza sanitaria e ambientale nel territorio di Taranto e comuni limitrofi, con effetto immediato e fino alla cessazione delle condizioni di rischio per la vita, la salute e l’ambiente”. Una dichiarazione che assume forma di “atto collettivo di autodifesa civile e autorità statali”.

L’assemblea, nel suo atto finale, contesta l’Aia approvata “in palese contrasto con il parere negativo espresso dagli enti territoriali competenti: Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Comune di Statte” e dichiara che: “L’attuale assetto impiantistico e produttivo dello stabilimento presenta elevati livelli di rischio sanitario, ambientale ed ecosistemico, come già attestato da evidenze epidemiologiche, studi scientifici, rapporti dell’Arpa Puglia, dell’Ispra, e sentenze della magistratura italiana; la popolazione residente è da anni sottoposta a una pressione ambientale cronica, che si traduce in un’elevata incidenza di patologie oncologiche, respiratorie e cardiovascolari, in particolare tra bambini e fasce vulnerabili”.

“La persistente esposizione della cittadinanza a sostanze inquinanti nocive – si legge ancora nel documento – costituisce una violazione dei diritti fondamentali alla salute (art. 32 Cost.), all’ambiente salubre (art. 9 Cost.) e alla vita (art. 2 Cost.). Inoltre: il mantenimento e il rinnovo di tale assetto produttivo avviene senza adeguate garanzie di bonifica, di riconversione economica e di tutela dei lavoratori”.

Il documento finale, inviato alle autorità, chiede, tra le altre cose, “un’indagine internazionale indipendente sulle condizioni sanitarie e ambientali di Taranto, e sul rispetto dei diritti umani fondamentali nel contesto industriale locale”.

Anche nel corso dell’audizione svoltasi in in mattinata in Regione è emersa la necessità che venga data priorità alla tutela ambientale che, con la salute pubblica e la tutela dell’occupazione, sono elementi imprescindibili per il rilancio di Taranto. Come ha sottolineato, tra gli altri, il segretario della Fim Prisciano: “Il territorio sta pagando un prezzo troppo alto per decenni di crisi e inquinamento, occorrono interventi concreti per migliorare le condizioni di vita e di salute della comunità”. In questo senso devono andare le indicazioni che saranno al centro dell’accordo di programma.

Lavoro

Concessa l’Aia all’Ilva: produrrà 6 milioni di tonnellate, nonostante il coro dei “no”

17 Lug 2025

di Silvano Trevisani

L’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, necessaria per l’agibilità produttiva dello stabilimento siderurgico, è stata concessa dalla conferenza dei servizi riunita al ministero dell’Ambiente. Nonostante la netta contrarietà di Regione Puglia, Provincia di Taranto e Comuni di Taranto e Statte, l’autorizzazione viene concessa e così l’Ilva potrà produrre nel limite di sei milioni di tonnellate annue per 12 anni. Questo, dunque, l’esito della discussione del Pic (Parere istruttorio conclusivo), un testo fatto da 477 prescrizioni ambientali che l’ex Ilva deve rispettare. L’Aia, che comprende anche tutte quelle imposte dall’Istituto superiore di sanità, è comunque temporanea e verrà rivista a partire da agosto, in base all’accordo di programma interistituzionale che dovrebbe scaturire dall’incontro già fissato per il 31 luglio. Ma il condizionale è d’obbligo, alla luce della complessità della materia e delle scelte che dovranno essere operate per il futuro, e della posizione di netta contrarietà all’Aia così com’è espressa sia dagli enti locali che delle organizzazioni ambientaliste. In alcuni casi prevede di applicare i valori dell’Aia vigente per un periodo di circa sei mesi in attesa di ulteriori dati.

Le parole dette dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, nel suo intervento al congresso della Cisl – “Taranto continuerà, lo stabilimento è salvo. La siderurgia italiana è salva, l’industria italiana può ancora avere l’acciaio” – la dicono tutta sul modo di vedere le cose da parte del governo. Che si assume la responsabilità di garantire una fase ancora abbastanza lunga di produzione ‘a carbone’, in vista di un passaggio alle tecnologie decarbonizzate, sulla cui consistenza e tempistica non vi è ancora nulla di deciso. Come sulla vendita dell’azienda.

Proprio la mancanza di parole chiare sulla decarbonizzazione aveva indotto il governatore Emiliano, già in fase di avvio dei lavori della conferenza dei servizi, a esprimere la sua contrarierà all’Aia.

Sia il sindaco Bitetti che gli ambientalisti avevano chiesto un ulteriore rinvio, motivato dalla necessità di raccogliere alcuni dati che sarebbero mancanti in fatto di impatto sulla salute dei lavoratori e cittadini. Bitetti aveva evidenziato la gravità e la persistenza del rischio sanitario, documentato da Arpa, AReSS, Asl, Oms e Istituto superiore di sanità. “Non si può rilasciare alcuna autorizzazione senza certezze sulla salute dei cittadini, serve una valutazione sanitaria preventiva, non posticipata”.

Il Comune ha denunciato l’assenza di un piano di decarbonizzazione da parte del gestore e ha proposto una serie di prescrizioni vincolanti, tra cui: dismissione graduale del ciclo integrale, monitoraggio ambientale potenziato, sorveglianza epidemiologica attiva, clausole di revisione e sanzioni in caso di inadempienze.
“Il nostro orizzonte – ha ribadito il sindaco – non è quello della prosecuzione di un ciclo integrale altamente impattante, ma quello del suo superamento. L’istanza del gestore, così com’è, è totalmente incoerente rispetto a questo percorso.
Taranto ha già dato troppo. La città ha diritto a un futuro sano, sostenibile e sicuro”.

Numerose le prese di posizioni contrarie, tra le quali quella di Legambiente, nei confronti di un procedimento di rilascio, ritenuto “opaco e incapace di offrire le risposte necessarie in termini di tutela della salute pubblica, protezione ambientale e riconversione industriale”.

Parole molto dure utilizza il consigliere comunale del Pd, Luca Contrario, da sempre in prima linea contro la gestione dell’Ilva, che definisce l’Aia “una patente per uccidere attraverso impianti pericolosi, obsoleti e inquinanti… un gesto criminale che invece il ministro Urso accoglie con parole festanti che offendono la memoria della nostra terra”.

Di tutt’altra opinione le organizzazioni sindacali che già nei giorni scorsi, nell’incontro avuto con il ministro Urso, avevano dichiarato che non ci sarebbe potuta essere nessuna innovazione senza la continuità produttiva. Ma hanno posto tutta una serie di questioni circa il futuro dell’azienda e dello stabilimento di Taranto. A partire dalla necessità di accelerare la svolta green e di provvedere a una diversa fornitura di gas, rispetto alla nave gasiera.

Ma di tutto questo si parlerà prossimamente, in vista dell’accordo di programma, che non sarà facile da sottoscrivere in pochi giorni.

 

Archeologia

Al MArTa mappe di orientamento e stazioni didattiche sensoriali per migliorare l’accessibilità

17 Lug 2025

di Silvano Trevisani

Il Museo archeologico nazionale di Taranto diventa uno tra i musei che, a livello internazionale, ha deciso di migliorare la propria offerta culturale in termini di accessibilità, inclusione e fruizione sempre più interessante e coinvolgente.

Stella Falzone, direttrice del MArTa, ha presentato il nuovo progetto realizzato all’interno delle sale del museo tarantino, in collaborazione con l’agenzia francese Tactile Studio, specializzata in design inclusivo, mappe di orientamento e stazioni didattiche sensoriali per migliorare l’accessibilità e il wayfinding del Museo.

Frutto di un’accurata ricerca e progettazione condivisa – spiega la direttrice – le mappe, i 3d, le postazioni tattili e olfattive che inauguriamo oggi sono un nuovo paradigma di conoscenza per ogni tipo di pubblico, perché mettono in moto tutti i sensi e stimolano la comprensione e la memoria di quella storia che noi abbiamo il dovere di preservare e promuovere”.

La progettazione di un percorso di mediazione culturale del MArTa, finanziato con fondi Pnrr, ha portato alla creazione di una pannellistica tattile all’avanguardia, fruibile attraverso tutti i sensi. Il progetto è stato realizzato attraverso la curatela tecnico-scientifica dei funzionari del MArTa, l’architetto Serena Piroddu e l’archeologa Agnese Lojacono che hanno ideato i percorsi poi realizzati dall’agenzia Tactile studio.

Le stazioni tattili installate al MArTa sono di tre tipologie:

  • dispositivi di orientamento: tre mappe tattili-visive di orientamento per guidare i visitatori attraverso i diversi livelli del museo, posizionate in modo tale da consentire una lettura chiara e intuitiva del percorso di visita. Una quarta postazione di benvenuto, situata nella hall al piano terra, comprende un modello 3D dell’edificio museale, accompagnato da una planimetria tattile. Tali strumenti facilitano la navigazione autonoma, in particolare per i visitatori con difficoltà visive o cognitive;
  • segnali direzionali per facilitare l’orientamento durante la visita;
  • stazioni didattiche: i pannelli approfondiscono alcuni importanti reperti della collezione del museo. Per rendere l’esperienza più completa ed evocativa, con un approccio sensoriale e inclusivo, due di essi hanno anche la componente olfattiva per far immergere il visitatore in antichi scenari, associando determinati odori a specifici contesti e reperti. Tutti i manufatti sono inoltre dotati di testi in lingua braille per ipovedenti e di qrcode che permettono di ascoltare la descrizione dei pannelli didattici in lingua italiana e inglese.

Lavoro

Acciaio: decisioni troppo importanti per affidarle a un accordo frettoloso

foto Marco Calvarese-Sir
16 Lug 2025

di Silvano Trevisani

La logica del rinvio, costante nel confronto in vista dell’accordo di programma per l’ex Ilva, non è altro che la logica che da almeno 25 anni caratterizza la storia dell’acciaio a Taranto. Quella di un malato grave che tenta di rinviare la diagnosi per esorcizzare la malattia. Poiché la situazione dello stabilimento più grande d’Europa è catastrofica da tutti i punti di vista e presupporrebbe decisioni epocali, meglio rinviare. Nella consapevolezza che qualunque scelta, anche la migliore, avrà comunque effetti disastrosi, forse dal punto di vista occupazionale, certamente da quello ambientale e sanitario. Perché ora il governo ritiene strategico l’acciaio, specie in tempi di riarmo!

La riunione svoltasi avantieri al ministero delle Imprese, per la chiusura di un accordo di programma, dopo il rinvio dell’8 luglio, si è chiusa ovviamente con un nuovo rinvio: al 31 luglio. Sarà possibile raggiungere un accordo decisivo in quella data? Riteniamo di no. Anche se ciò avvenisse, dopo le decisioni del Consiglio comunale di Taranto, si partirebbe certamente da una base di compromesso che aprirebbe la strada a un nuovo conflitto sociale-istituzionale e a scelte industriali dai tempi imprevedibili e dalle attuazioni indecifrabili. Ci siamo molto esercitati, in questi ultimi anni, sulla svolta verde, sulla decarbonizzazione, sulla bonifica. Ma si tratta di pure enunciazioni, magari contrassegnate da buona volontà, che difficilmente possono essere consegnate a una semplice calendarizzazione.

Lo dimostra, ad esempio, la questione della ‘vendita’: era un modo per disfarsi del problema scaricandolo ad altri. Ma anche questa era una logica sbagliata. Lo ha dimostrato, innanzitutto, il caso Riva: l’industriale che ebbe in regalo l’azienda e la sfruttò senza mai dare conto a nessuno. E quando fu ‘lambito’ dai sequestri del sindaco Di Bello, sottoscrisse ben 5 atti d’intesa, quasi tutti coordinati dall’allora governatore Fitto, con la chiara intenzione di non rispettarli. Lo dimostra la scellerata vicenda Arcelor-Mittal, una vendita che puzzava da lontano e che si è rivelata un grave errore politico. Lo dimostra l’intenzione di Urso di riaprire la gara il 1° agosto, dopo che anche la proposta della Baku Steel ha mostrato tutte le inadeguatezze e le paure evidenti. Non si capisce, poi, come la futura vendita si raccorderebbe con le scelte prese nel frattempo.

Lo dimostra, tra l’altro, l’ottimismo e la faciloneria con cui si è parlato di ‘idrogeno’, elemento ora scomparso dalla scena dell’accordo e sul quale rischia di calare definitivamente il sipario dopo che Stellantis proprio oggi ha annunciato l’abbandono del progetto di motori a idrogeno: una scelta per ora del tutto antieconomica, quindi impossibile da realizzare.

Non ci esercitiamo, anche per questioni di spazio, a ricapitolare le ipotesi contenute nelle bozze del ministro Urso, ritenendo che la questione sia nota agli addetti ai lavori, ma ricordiamo che il futuro accordo presuppone scelte di importanza capitale, a partire dai livelli di produzione immediata col ‘vecchio’ sistema, cioè impiegando il carbone. Sul quale si esprimerà l’Aia. Poi si tratterà di capire come portare a Taranto il gas necessario, e su questo dovrebbe già esprimersi entro il 28 una specifica commissione. Poi come garantire l’acqua. Quindi, si dovrà decidere quanti forni elettrici costruire e entro quale data. E quanti impianti di produzione del preridotto che serve a nutrirli. Quindi, bisogna valutare quanto queste scelte peseranno sulle maestranze che, anche questo dobbiamo ricordarlo, sono solo in parte minoritaria tarantine, poiché provengono da tutta la regione. Anche per effetto degli scellerati atti d’intesa, che tutti (o quasi) sottoscrissero nei primi anni del terzo millennio, forse senza neppure crederci.

Che la politica – sia locale che soprattutto nazionale – sia stata deleteria per Taranto, bisogna sottolinearlo, ricordando, ad esempio, che quando, a metà degli anni Novanta, Genova si batté per la chiusura dell’area a caldo, il governo sottoscrisse un accordo per trasferire la quantità di produzione a Taranto. E che, per quanto la cosa fosse a tenuta ‘riservata’, venne poi sbandierata senza che nessuno si opponesse. E ricordiamo perfettamente che Emilio Riva, nel presentarsi alla città in quello sfortunato 1995, nell’incontro nella sede dell’Assindustria (come allora si chiamava) intimò ai tarantini, parlando fuori dai denti, di non dargli gli stessi problemi di Genova.

E poi, prima di concludere, dobbiamo anche ricordare che persino l’eventuale chiusura dello stabilimento sarebbe comunque una catastrofe: nessuno risanerebbe il sito, come finora ancora nessuno ha risanato finora il minuscolo Yard Belleli, che pure dovrà esserlo al più presto. Perché ci sono risorse e progetti. Ma sono passati 30 anni! Così come aspettiamo dal 1984, il risanamento del Mar piccolo, avviato ma non completato. Conosciamo bene quella data perché al progetto di risanamento era interessata, in quegli anni, anche un’azienda che rilevò il “Corriere del giorno”, che abbandonò dopo un solo anno, quando vide allontanarsi l’affare.

Ah… Stiamo ancora aspettando, dopo 25 anni, la foresta urbana, che rientrava nei primi atti d’intesa firmati da Riva, e finanziata dalla Regione Puglia, che doveva essere la cosa più semplice da realizzare.

Non abbiamo proposto questa riflessione per puro catastrofismo, ma per rendere evidente che nessuna delle parti in “competizione” può vincere da sola una battaglia che ha una dimensione enorme per il nostro territorio, e lo ha anche per l’Italia ma in una logica molto molto diversa. Sul sindaco e sul Consiglio comunale grava una responsabilità enorme, anche sproporzionata, dal momento che le scelte, anche quelle compensative opportunamente avanzate da Bitetti, non possono essere, come è sempre stato finora, semplici enunciazioni. Forse sarebbe il caso che fosse il Parlamento a occuparsene. Ma come in ogni battaglia, non potrà che chiudersi con un compromesso. Che comunque lascerà tutti, almeno in parte, insoddisfatti.

Lavoro

Troppi dubbi e incertezze: slitta l’accordo a Palazzo Chigi sull’acciaio

08 Lug 2025

di Silvano Trevisani

Voleva chiudere l’accordo di programma in 48 ore, a costo di restare a lavoro ad oltranza, il ministro per le Imprese Adolfo Urso. “Senza un’Aia come quella che deve essere deliberata dalla Conferenza dei servizi sulla sostenibilità anche sul piano sanitario, non soltanto ambientale – aveva dichiarato, riferendosi alla incombente sentenza del tribunale di Milano sulle istanze di chiusura pendenti – la sentenza è già scritta”. Ma ha dovuto scontrarsi con la realtà, fatta di troppe questioni da chiarire e dalla necessità inderogabile di risolvere con equità il problema dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, senza la quale non si può andare avanti. E così si è deciso un rinvio al 15 luglio con l’obiettivo di raggiungere un’intesa complessiva entro la prossima settimana.

Alcune novità sarebbero comunque emerse, almeno per quanto riguardala tempistica della decarbonizzazioone, che passerebbe dai 12 anni previsti a 8. Un’altra, da definire con maggior precisione, riguarda i forni elettrici e la produzione di preridotto, per il quale è stata avanzata la richiesta di una nave gassificatrice. Ma l’accordo di programma, dal quale dipende il futuro dello stabilimento e, quindi, anche di Taranto, è ancora tutto da riscrivere.

A mettere in chiaro l’impossibilità di arrivare subito a un accordo era stato, già in apertura d’incontro, il presidente della Puglia Emiliano: “Io escludo che oggi si possa arrivare a una firma, ma si possono fare passi avanti decisivi per arrivarci il più rapidamente possibile, purché questo accordo non sia una presa in giro per la comunità locale”.

La prosecuzione dell’attività produttiva dello stabilimento, seppur a basso regime, è importante – ha detto Emiliano – perché tiene in piedi il lavoro di migliaia di persone, ma è chiaro che la decarbonizzazione o è veloce ed è convincente per la comunità locale o sarà un problema politico”.

Ma sulla stessa falsariga si era collocato anche il sindaco Bitetti, che era stato forse ancora più netto, dichiarando subito indisponibilità a chiudere come voleva Urso: “è troppo semplice passare la palla così, c’è bisogno di fare un discorso serio sul futuro di un territorio di gente per bene, che ha dato tanto in termini di sacrifici e che merita di essere risarcito. Mi aspetto da un governo serio un ragionamento serio che non scarichi al futuro indeciso centinaia di migliaia di cittadini italiani”.

Resta l’intenzione, da verificare nei fatti, del ministro Urso di presentare il piano nazionale sulla siderurgia entro la pausa estiva. “Se nelle prossime settimane scioglieremo il nodo principale, che è Taranto, prima della chiusura dei lavori parlamentari convocherò al Mimit tutte le associazioni d’impresa e gli interlocutori del settore per presentare il Piano Siderurgico Nazionale. L’obiettivo è ambizioso ma possibile: fare dell’Italia la siderurgia più avanzata d’Europa sul piano green. Un salto qualitativo che richiede visione, investimenti e decisioni rapide da parte di tutti”.

La decarbonizzazione e la tutela occupazione sono i punti fondamentali per le organizzazioni sindacali, che chiedono un tavolo permanente per affrontare con efficacia tutte le questioni