Città

Ecco la giunta comunale: 9 assessori ma solo 4 sono consiglieri eletti

07 Lug 2025

di Silvano Trevisani

Taranto ha la nuova giunta comunale. A conclusione di una lunga e complessa serie di confronti politici, il sindaco Piero Bitetti ha finalmente varato la compagine amministrativa che è composta, almeno per ora, di nove assessori, uno dei quali ha anche funzione di vicesindaco: Mattia Giorno, il consigliere di gran lunga più suffragato nelle amministrative di maggio. Soltanto quattro di loro, ovvero: Giorno, Lonoce, Cosa e Lincesso, sono consiglieri comunali eletti nelle recenti amministrative, segno anche della indisponibilità di molti altri a lasciare lo scanno in Consiglio, che non potrebbero più riacquisire nel caso il cui l’incarico di assessore fosse ritirato. L’orientamento politico era, invece, quello di privilegiare gli eletti. Gli altri cinque, quindi, sono esterni indicati da partiti e liste che hanno composto la coalizione che faceva riferimento al sindaco eletto.

Questi gli incarichi affidati da Bitetti:

Mattia Giorno (Pd): Progetti, opere e finanziamenti strategici, Rapporti internazionali, Grandi eventi, Innovazione e politiche giovanili con delega di vicesindaco. Giovanni Cataldino (assessore tecnico, direttamente designato dal sindaco): Coordinamento strategico dell’azione di governo e Governance delle società partecipate. Francesco Cosa (Per Bitetti): Attività produttive per Blue economy, Economia di prossimità per il commercio e l’artigianato, Rapporti istituzionali con la Regione in materia di Sviluppo e Occupazione; Fulvia Gravame (Avs – socialismo XXI – Possibile): Transizione ecologica, Ambiente, Forestazione urbana, Verde urbano, Parchi riserve e aree protette, Filiera del Recupero e del Riciclo; Sabrina Lincesso (Unire): Servizi sociali e Politiche abitative; Lucio Lonoce (Pd): Lavori pubblici; Giovanni Patronelli (Con Bitetti): Urbanistica, Demanio marittimo, Riqualificazione urbana per i quartieri, le coste ed il litorale. Mobilità; Maria Lucia Simeone (prima dei non eletti della Dc): Tributi, Pubblica istruzione; Federica Stamerra (Pd – nome assolutamente nuovo); Patrimonio, Personale e Politiche del lavoro.

È inteso che le deleghe non assegnate restano nella competenza del sindaco. Pensiamo, ad esempio, alle Politiche dello sport, alla Cultura e a Polizia locale, mentre altre competenze potrebbero essere ricomprese nelle deleghe già assegnate.

Con le nomine dei due consiglieri comunali del Pd e il successivo slittamento degli eletti, tornano in Consiglio Luca Contrario e Bianca Boshnjaku. La nomina ad assessore di Cosa, per la lista “Per Bitetti”, apre la strada per il ritorno in consiglio di Mimmo Festinante. Infine, la designazione di Sabrina Lincesso di “Unire” apre la porta del consiglio a Giandomenico Vitale.

Per quanto riguarda la presidenza del Consiglio, voci ricorrenti danno per scontata la designazione di Gianni Liviano, eletto nella lista di Demos. Ma logicamente l’elezione spetta al Consiglio comunale che è chiamato a eleggerlo nella seduta di insediamento.

Tra domani e dopodomani dovrebbe avvenire la proclamazione degli eletti da parte della commissione e, di conseguenza, verrà convocato il consiglio. Presumibilmente entro la seconda decade del mese.

Successivamente, probabilmente già mercoledì, si definiranno anche le nomine per le società partecipati, i cui nomi accreditati girano ormai da giorni, ma che ci riserviamo di riportare dopo l’ufficialità. Di certo c’è che i tre nomi saranno appannaggio di: Pd, Con e Liberaldemocratici.

“Con grande senso di responsabilità e spirito di servizio – ha dichiarato Bitetti – abbiamo definito la squadra di governo della città che dovrà operare in spirito di totale collaborazione tra gli assessorati.
Ringrazio tutte le forze politiche e l’intera coalizione per il contributo offerto in questo percorso.
Ora siamo pronti a metterci al lavoro per Taranto, con impegno, competenza e visione”.

Dipartita

Un ricordo di don Franco Bonfrate sacerdote dalla profonda umanità

I funerali saranno celebrati domani, martedì 8, alle ore 11 in Concattedrale dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero

foto G. Leva
07 Lug 2025

di Silvano Trevisani

La scomparsa di un sacerdote è sempre uno iato che si apre nel ‘dialogo’ della chiesa locale, nella storia e nella vita della gente con cui ha interagito. La scomparsa di don Franco Bonfrate è un momento doloroso per tutti, soprattutto per coloro che lo hanno conosciuto e frequentato, hanno compreso i suoi carismi e la sua singolarità di uomo e sacerdote. Io ho avuto la fortuna di crescere, in tutti i sensi, in quella parrocchia del Carmine di Grottaglie che fu (ma lo è rimasta fino ad oggi) fucina di vocazioni, umane e sacerdotali. In quella parrocchia, che aveva visto maturarsi, negli anni Sessanta, la vocazione di sacerdoti con don Fiorenzo Spagnulo, che ci ha lasciato a febbraio a 84 anni, maturavano, proprio in quegli anni, numerosi seminaristi, divisi tra il seminario minore, maggiore, tra Martina Franca e Taranto e il teologico di Molfetta. Alcuni coetanei di don Fiorenzo, li ricordo bene, si ritirarono quando erano ormai prossimi all’ordinazione, ma altri giunsero al sacerdozio. A Molfetta erano arrivati don Franco Bonfrate, don Salvatore Ligorio, futuro arcivescovo, e don Vincenzo Conserva, prematuramente scomparso.

La parrocchia centrale e vitale, guidata in quegli anni dal ‘mitico’ don Dario Palmisano, coadiuvato dall’altrettanto ‘mitico’ don Cosimo Occhibianco, era frequentata da centinaia di bambini, adolescenti, giovani, che allora si dividevano in: fanciulli cattolici, aspiranti, giovani, chierichetti, tarcisiani… E i seminaristi erano un punto di riferimento. Aspettavamo con ansia il loro ritorno per le vacanze, che coincidevano con i festeggiamenti della Madonna del Carmine, perché le serate si trascorrevano insieme. La calde sere d’estate si saliva tutti insieme, recitando il rosario, verso il santuario della Madonna del Rosario, con la guida di don Dario, per godere un po’ di fresco e ascoltare racconti e suggestioni.

Una vita semplice, in cui le gerarchie erano persino auspicate e i futuri sacerdoti per noi tutti giovani erano fratelli maggiori ed esempi tangibili, poiché la gran parte del tempo la si trascorreva in chiesa e nelle sale parrocchiali.

Ecco, don Franco, coetaneo di uno dei miei fratelli maggiori, era per me e per i miei amici, un fratello acquisito. Al quale ero orgoglioso di essere legato da una lontana parentela per parte di mia madre (una famiglia, la sua, che ha dato altri sacerdoti: i nipoti Giuseppe ed Eligio). Ci ammoniva e guidava e poi, divenuto sacerdote nel 1970, al suo primo incarico nella concattedrale appena inaugurata, con la sua prima macchinetta veniva prenderci a Grottaglie per portarci al mare. Oppure organizzava partite di calcio, tra grottagliesi e tarantini, nel campetto di San Pio X, dove intanto don Dario era stato trasferito.

Il legame non si è mai interrotto. Anche negli anni in cui scelse la strada della missione, negli anni Ottanta chiedendo di essere inviato in Africa, sacerdote fidei donum. Sempre austero, serio potrei dire, poco incline alle piaggerie, ha vissuto il sacerdozio con quell’umanità che lo sempre caratterizzato. Senza mai tirarsi indietro, anche nel suo delicatissimo incarico di esorcista, che ha svolto con competenza e dedizione fino alla fine. Proprio per il suo modo di essere, non era uso parlare con facilità delle esperienze, a volte modo delicate, maturate nella sua funzione, ma ricordo lucidamente alcune sue testimonianze, con le quali avvertiva di non sottovalutare l’insinuarsi del Maligno, che non va ridimensionato a un’accezione generica di “Male”, nella vita degli uomini.

La sobrietà, la misura, la serena cordialità mi permetto di ricordarle, assieme alla solida formazione, come sue straordinarie doti umane, che hanno lasciato un segno in chi ha potuto fruire della sua missione sacerdotale.

La messa esequiale per don Franco Bonfrate, deceduto domenica mattina all’ospedale ‘Miulli’ di Acquaviva delle Fonti all’età di 79 anni, sarà celebrata martedì 8 alle ore 11 in concattedrale Gran Madre di Dio dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.
La salma attualmente è esposta nella chiesa inferiore dove sta ricevendo l’omaggio di numerosi fedeli.

Venti di guerra

Ma davvero investire sulla guerra è l’unico modo di salvare il Siderurgico?

02 Lug 2025

di Silvano Trevisani

Che farne dell’ex Ilva? Incontri a vari livelli, ministeriali, sindacali, interistituzionali si susseguono serrati in questi giorni. Avvengono su vari tavoli: il governo media, in modo un po’ confuso, sull’accordo di programma, i sindacati sono alle prese con la tenuta dei posti di lavoro e la cassa integrazione. L’ultimo ieri a Bari con la mediazione di Michele Emilliano. Gli enti locali devono barcamenarsi tra esigenze sociali e ambientali da una parte, e tenuta dell’occupazione dall’altra, che può passare solo attraverso l’ambientalizzazione. Che però appare, allo stato attuale, come una chimera più che una certezza, legata com’è a condizioni altrettanto capestro, come l’installazione di un rigassificatore (galleggiante?) per la produzione di “preridotto”. Che si potrebbe acquistare già “tutto fatto”.

Ma negli ultimi giorni sta prendendo spazio, a vari livelli, l’idea che lo stabilimento siderurgico si può salvare utilizzando le enormi risorse previste per gli investimenti militari. Ne ha parlato con convinzione la Confapi, che propone una visione basata su tre pilastri: “la nazionalizzazione dello stabilimento e l’attivazione del Golden Power, il finanziamento della riconversione industriale attraverso i fondi (800 miliardi di euro) del piano europeo ReArm Europe, la valorizzazione dello stabilimento di Taranto come asset strategico per settori chiave – automotive, navalmeccanico e difesa – con una produzione di acciaio ad alta qualità, inclusi gli acciai “balistici”. In questo contesto, Taranto può e deve giocare un ruolo centrale come polo strategico europeo per l’acciaio destinato anche al comparto difesa”.

Ma la proposta vanta già un importante fautore: Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e imprenditore siderurgico, che suggerisce esplicitamente di inserire Acciaierie d’Italia, all’interno del grane comparto europeo del riarmo accedendo ai fondi della Difesa.

Immediata la reazione delle associazioni ambientaliste, a cominciare da Andrea Franchi, presidente del Tarentum Forum Aps, secondo cui “la sicurezza europea non può passare sul cadavere di una città”.
Ma è fin troppo evidente che se davvero l’Italia spenderà cento miliardi l’anno per riarmarsi contro nemici inesistenti e che proprio l’eccesso di armi potrebbe “materializzare”, e deciderà di produrre in casa almeno una parte delle sue attrezzature di morte, l’acciaio sarà indispensabile, quindi… C’è la possibilità concreta che la riscoperta strategicità dello stabilimento passi proprio per il ReArm Europe, idea orribile e del tutto contraria alla strategia della pace.

Per Taranto non sarebbe altro che il ritorno al leit motive della sua economia storica: la guerra. Che ha prodotto gli stabilimenti della Marina, l’Arsenale Militare, gli Stabilimenti navali che utilizzavano, molti ormai non ne hanno più memoria, piccole fonderie attive sul bacino della Circummarpiccolo.

Per altro va sottolineato che l’economia di guerra non ha mai portato bene alla città che, ad esempio, è sotto organico di oltre mille unità proprio in quelle istituzioni militari su cui ha fondato la propria economia. E che, in maniera ricorrente, ha presto dismesso e delocalizzato le produzioni industirali appena le guerre finivano. Vedi la storia dei Cantieri navali, vedi il trasferimento a La Spezia, Monfalcone e altrove di costruzioni e riparazioni navali.

La storia insegnerà qualcosa? Forse no. La presidente Meloni, infatti, ha citato l’antico detto latino attribuito a Vegezio (in realtà greco): “Si vis pacem para bellum”, ma dimenticando, o forse non ben conoscendo, il senso reale della frase che è semplicemente questo: “Se vuoi la pace scendi in guerra”, concetto meglio esplicitato da Cornelio Nepote: “La pace si ottiene con la guerra”. E ancora meglio da Cicerone. Tutta gente che non ha mai investito molto sulla pace.

Diocesi

L’arcivescovo Miniero benedice il nuovo portone del monastero delle clarisse di Grottaglie

26 Giu 2025

di Silvano Trevisani

“Una porta che si apre diventa soglia di grazia: incontro con Dio, abbraccio di fraternità, respiro di pace. Segno di una comunità che accoglie, si laccia trasformare e vive dello Spirito”. Sono le parole impresse sulla locandina invito che le clarisse del Monastero Santa Chiara di Grottaglie hanno predisposto in vista della la Benedizione del Portone della Chiesa. Venerdì 27 giugno, alle ore 18,30, infatti, il Monastero di Santa Chiara vivrà questo evento di profonda grazia, presieduto dall’arcivescovo Ciro Miniero. Si tratterà di una liturgia della Parola che avrà luogo all’esterno del monastero.

Segnato dal tempo, il vecchio portone era ormai inefficiente e così le clarisse hanno dovuto provvedere alla sua sostituzione, rivolgendosi all’unica ditta di carpenteria in legno che nel territorio fosse in grado di realizzare un’opera così impegnativa: la ditta di Giuseppe Leneve di Carosino. La sua sostituzione diventa, allora, momento di riflessione e di scambio con la comunità locale che da secoli ospita il monastero, punto di riferimento spirituale fondamentale. Per la preghiera e i momenti di approfondimento sui temi della pace e dell’unità dei cristiani. Ma anche per il ruolo che svolgeva nelle funzioni sociali, educative, nella produttività che consentiva alle suore di clausura di portare all’esterno il frutto del loro lavoro.

Un semplice gesto diventa segno: una porta che si apre diventa soglia di luce, di incontro, di pace.
Nel cuore della città, il monastero custodisce la presenza orante e operosa di 14 sorelle, donne appassionate di Dio e dell’umanità, che con amore silenzioso e instancabile fanno del loro “sì” quotidiano un dono per tutti. Attraverso la loro preghiera, il loro ascolto e la loro accoglienza, questo luogo si fa faro spirituale, spazio di grazia che illumina non solo Grottaglie, ma ogni cuore che cerca verità, bellezza e speranza.

Fu, quella delle clarisse, una comunità un tempo numerosa, ma le trasformazioni sociali in atto, se da un lato hanno portato le suore a una maggiore apertura all’esterno, ad esempio con la realizzazione di uno studio medico, gestito dei medici per San Ciro, a disposizione delle persone più disagiate, dall’altro hanno reso più impegnativa la scelta claustrale, come ci conferma la badessa, suor Pierpaola.

“Il mondo è cambiato, si va scristianizzando e questo incide negativamente sulle vocazioni. Tuttavia, ciò che oggi emerge con forza è che la scelta della vita consacrata – tanto maschile quanto femminile – richiede una fedeltà sempre più matura, una libertà interiore profonda e un discernimento lucido e perseverante. In particolare, la clausura femminile non è un rifugio, ma una risposta radicale e luminosa, che interpella nel profondo e diventa segno profetico di amore assoluto e totalizzante”.

Ma ci sono giovani donne che bussando alla vostra porta?

“Non mancano. Però si tratta, in genere, di persone che sono spinte da problemi personali più che da scelte di fede. Alla lunga le motivazioni personali o psicologiche non possono reggere. All’esterno, poi, vi è una sovrabbondanza di falsi profeti che hanno gioco facile, anche se di breve respiro. Solo la scelta dei valori spirituali più autentici può dare una svolta alla vita”.

“Le Clarisse – conclude suor Pierpaola, che abbiamo anche conosciuto e apprezzato per la sensibilità artistica che pone nella realizzazione di icone straordinarie – vi attendono per condividere questo momento, nella preghiera, nella gioia e nello spirito di fraternità”.

(Nelle foto: le clarisse in preghiera al passaggio del Corpus Domini e il nuovo portone)

Lavoro

Le due verità sul futuro dell’acciaio: una “professata”, l’altra… sussurrata

26 Giu 2025

di Silvano Trevisani

Avanti con decisione ma in ordine sparso. Sul futuro dell’ex Ilva si ha l’impressione di vivere una doppia realtà. Nella prima, quella ufficiale, tutti sono impegnati, diversamente e con toni e accenti a volte opposti, a elaborare un possibile futuro. Nella seconda, sotterranea, molti di più sono scettici, appartenenti anch’essi alle stesse categorie, che sussurrano: l’acciaio ormai ha le ore contate. Non lo dicono apertamente, perché non sta bene e perché, a livello governativo, bisogna proteggere un settore strategico, a livello politico bisogna assecondare i propri elettori, a livello sindacale, bisogna proteggere a tutti i costi i posti di lavoro. Che sono già diminuiti e continuano a decrescere, mentre, di contro, la cassa integrazione cresce, anche per i guai impiantistici di Taranto. E per blandire la classe lavoratrice, si studiano anche palliativi per attenuare i disagi economici di migliaia di famiglia, quelle sostenute dalla cassa integrazione, con corsi di formazione e integrazioni salariali.

Ma gli incontri che, a vari livelli si svolgono, danno sempre risposte parziali e sembrano rimandare ad altre risposte.

Dopo gli incontri istituzionali, quelli di ieri coordinati da Regione e Comune, conclusisi con l’insoddisfazione nei confronti del piano siderurgico riformulato dal governo, e che propone nuovi cambiamenti, oggi si è svolto un nuovo confronto a Roma sulla cassa integrazione. Dal quale apprendiamo che, a causa dell’incendio e al sequestro dell’altoforno 1, si conferma l’aumento di 1.000 unità di cassa, portate a 4.050 (di cui 3.500 a Taranto) rispetto alle 3.062 unità ad oggi autorizzate. Una richiesta, che riviene sulla falsa riga dell’accordo del 26 luglio 2024 con un assetto impiantistico con un solo altoforno che si è appreso durare almeno sino a febbraio 2026.

Non è il caso di dettagliare ulteriormente ai nostri lettori, ma è sicuro che la produzione sarà limitata, fino al prossimo febbraio, a un solo altoforno: il 4, che a sua volta si fermerà a febbraio quando sarà ripartito il 2. Si produrrà poco e con l’impiego di carbone e minerale. E saranno in pochi a lavorare.

Mentre per il futuro dello stabilimento, sul quale pende l’interrogativo della vendita agli azeri, anche dopo che il ministro Urso si è recato in visita nel loro paese, pendono tanti interrogativi. Che dal governo calano sugli interlocutori, lasciando poco spazio all’ottimismo.

Per il prossimo futuro non si procederà con l’idrogeno verde (almeno per 15 anni), ma col gas, che però richiede l’attracco di una nave rigassificatrice. Ma non più fissa, ma temporanea. Anche se l’aggettivo temporaneo è uno dei più evanescenti che si conoscano in politica. Si costruiranno i forni elettrici, ma non subito. Tutto è vago, a cominciare dall’Aia, per proseguire con il secondo dissalatore, mentre cresce il coro degli indisponibili a tollerare sull’ambientalizzazione. E tra loro si arruola a pieno titolo anche il sindaco Piero Bitetti, con tutta la sua maggioranza.

Ma l’intolleranza che gli ambienti politici, ora anche moderati, mostrano verso la pratica del rinvio del governo Meloni, preoccupa gli imprenditori. Se è vero com’è vero che l’associazione Aigi, che raggruppa diverse imprese dell’indotto siderurgico tarantino, è uscita allo scoperto, chiarendo la propria posizione e bacchettando la schiera di contrari all’accordo di programma. “La decarbonizzazione della fabbrica siderurgica e la sostenibilità economica della stessa sono le due facce della stessa medaglia. I due punti di una medesima retta. Senza l’uno non può esserci l’altro”. E ancora: “chiamarsi fuori dall’accordo di programma da parte di qualcuno dei soggetti interessati, come alcuni rumors giornalistici vanno rilanciando in queste ore, significa ritardare ancora una volta la soluzione del problema. Destinarlo ad un immobilismo pericoloso. E spegnere sul nasce il sogno prossimo venturo di una fabbrica de-carbonizzata”. E così conclude: “Lo Stato faccia lo Stato. Si vari una legge speciale per Taranto. Dotando il decisore di poteri eccezionali. La nostra zona rossa di pericolosità è stata abbondantemente oltrepassata”.

Teatro

Sabato 28 e domenica 29 al Chiostro dei Paolotti di Grottaglie va in scena il dramma “La sera dopo”

24 Giu 2025

Sabato 28 e domenica 29 alle 21, il Chiostro di San Francesco di Paola a Grottaglie proporrà il dramma scritto da Silvano Trevisani “La sera dopo”, per la regia di Alfredo Traversa, a cura del “Chiostro delle arti”.

Cosa sappiamo degli apostoli che per tre anni vissero con Gesù? Conosciamo i nomi di alcuni di loro, forse ricordiamo alcuni episodi. Ma cosa sappiamo di ciò che avvenne, in loro, dopo la Crocefissione? Molto poco, eppure somigliano tanto a ognuno di noi. Coi nostri dubbi, le nostre paure, le nostre solitudini. Ebbene, il dramma “La sera dopo”, la cui azione si svolge nel Cenacolo tra la sera della Crocefissione e il giorno della Resurrezione, cerca di rispondere a questi interrogativi e di puntualizzare il ruolo delle donne.

La messa in scena nel suggestivo chiostro propone un’esperienza immersiva, del tutto particolare, per un coinvolgimento più efficace.

Gli attori, in ordine di apparizione, sono: Salvatore Caminiti, Enzo Mastromarino, Massimo Cardellicchio, Antonello Conte, Raffaella Nardella, Pino Capolupo, Lino Basile, Aurelia Candida, Rino Massafra, Bruno Peluso, Margherita Buono, Marcello Abrescia, Imma Naio.

INFO E PRENOTAZIONI: 334.7338874 – 388.3059654

Lo scopo del lavoro è analitico e psicologico ed è quello di proporre una riflessione sui dubbi e gli interrogativi che scuotono ogni credente, nel corso della sua vita, rispetto alla propria fede. Ma, alla luce dell’insegnamento di Papa Francesco, si intende far emergere l’esigenza di un più adeguato riconoscimento del ruolo della donna all’interno della storia e della missione della Chiesa. Anche in modo provocatorio.

Esaminando, alla luce delle scritture, i risvolti umani degli apostoli, che pure ha accompagnato il Salvatore per quasi tre anni, senza capire esattamente fino all’ultimo il suo insegnamento, si rappresentano i dubbi e le incredulità che, subito dopo la Crocifissione, hanno certamente sconvolto gli apostoli. Anche questo appare chiaramente dai comportamenti ambigui tenuti in varie occasioni che così mostrano ai credenti di ogni tempo, che non l’uomo nella sua limitatezza, ma soltanto lo Spirito attraverso di lui, può dissipare le tenebre e giungere alla luce. Si è cercato di creare profili psicologici che rispecchiassero la presumibile età, la provenienza, il ruolo sociale, la preparazione religiosa, molto variegata di ogni apostolo, e di far emergere connessioni e interpolazioni che spesso sfuggono a chi si legge i quattro Evangeli.

Inoltre, come detto, il lavoro sollecita a guardare con occhi e intelligenza “nuovi” anche il ruolo che tutti, ma in modo particolare la donna, hanno nella chiesa, dando una prospettiva “matura” alle parole di Cristo.

Il testo integrale del dramma, riadattato per la messa in scena curata da Alfredo Traversa, è pubblicato nel volume “La sera dopo (al Cenacolo)”, edito da Macabor nella collana “Lilium – Collezione di teatro”, con la prefazione del poeta e critico Plinio Perilli.

Drammi umanitari

Il toccante racconto da Gaza di un medico e scrittore: La gente muore e nessuno lo sa

18 Giu 2025

Riprendiamo da twitter il messaggio di un giovane medico e scrittore di Gaza: Ezzideen Shehab. Un messaggio a dir poco drammatico che tutti dovremmo leggere, perché rende l’idea di ciò che sta avvenendo a Gaza. Dove l’umanità sta dando il peggio di se stessa e la vita è ridotta a penosa e labile sopravvivenza. Non avremmo mai immaginato che ancora nel terzo millennio si potessero trattare gli essere umani peggio degli animali.

“Non c’è internet, nessun segnale, nessun suono. Nessun mondo fuori da questa gabbia. Ho camminato 30 minuti tra le macerie e la polvere. Non in cerca di una fuga, ma per un frammento di segnale, giusto per sussurrare: «Siamo ancora vivi».

Non perché qualcuno stia ascoltando, ma perché morire inascoltati è la morte finale.
Gaza è in silenzio ora. Non per pace, ma per annientamento. Non un silenzio di quiete, ma di soffocamento. Hanno tranciato l’ultimo cavo. Nessun messaggio esce, nessuna immagine entra. Anche il lutto è stato vietato. Ho sorpassato cadaveri di edifici, di case, di uomini. Qualcuno respirava, qualcuno no.

Tutti cancellati dalla stessa mano che ha cancellato le nostre voci. Questo non è semplicemente un assedio di bombe, è un assedio della memoria. Una guerra contro la nostra capacità di dire «Siamo qui».
I bombardamenti non si sono mai fermati, soprattutto a Jabalia. Hanno bombardato le strade dove i bambini supplicavano per del cibo. Hanno bombardato le file dove le mamme aspettavano la farina. Hanno bombardato la fame stessa. Niente cibo. Niente acqua. Niente via di fuga. E quelli che ci provano, quelli che raggiungono gli aiuti, vengono abbattuti. La gente muore qui, e nessuno lo sa. Non perché le uccisioni si sono fermate, ma perché l’uccisione della connessione ha avuto successo.
Internet era il nostro ultimo respiro. Non era un lusso, era l’ultima prova della nostra umanità. E ora è andata. E nel buio, massacrano senza conseguenze. Ho trovato questo tenue segnale con la eSim come un uomo morente trova un bagliore di luce. Sto sotto questo cielo spezzato, rischiando la morte non per salvarmi, ma per mandare questo messaggio. Un singolo messaggio, un’ultima resistenza.

Se state leggendo questo, ricordatelo: abbiamo camminato in mezzo al fuoco per dirlo. Non siamo stati in silenzio. Noi siamo stati silenziati. E quando la connessione sarà ristabilita, la verità sanguinerà attraverso i cavi, e il mondo saprà quello che ha deciso di non vedere”.

Città

Si è insediato il sindaco Piero Bitetti: decoro, sicurezza, e… Brt da rivedere

17 Giu 2025

di Silvano Trevisani

Col passaggio di consegne in un affollatissimo salone degli Specchi di Palazzo di città, è ufficialmente iniziato il quinquennio di Piero Bitetti sindaco di Taranto. Ricevendo la fascia tricolore dal commissario prefettizio, Giuliana Perrotta, alla presenza delle massime autorità istituzionali cittadine, Bitetti è apparso commosso ma anche sorpreso dalla folla straboccante di cronisti, politici e semplici cittadini che affollavano il salone.

I pochi mesi di gestione del Comune sono bastati a Giuliana Perrotta per maturare un profondo interesse per Taranto, la sua gente, i suoi problemi e le sue aspettative di crescita che ha brevemente passato in rassegna. I Giochi del Mediterraneo, i finanziamenti previsti nei vari titoli di spesa, il perenne problema di coniugare ambiente e lavoro sono i principali punti toccati, anche se una segnalazioni, fugace ma incisiva, l’ha dedicata al progetto del Brt, ovvero la cosiddetta metropolitana di superficie che, ha detto, potrebbe risolvere alcuni problemi ma crearne altri.

L’idea progettuale che torna nelle parole del nuovo sindaco è quella di dare a Taranto la prospettiva che merita, citando la “normalità” come aspirazione finora sfuggita mentre si facevano grandi progetti fumosi e poco realistici. E mettendo l’accento soprattutto su decoro urbano e sicurezza: esigenze che uniscono tutti i cittadini. Già da subito saranno avviati i confronti con le parti sociali e politiche in un’agenda molto ricca di impegni. Mentre domani incontrerà il ministro Urso per affrontare i problemi della siderurgia. “Taranto ha davanti a sé delle sfide importanti, a cominciare dal futuro della grande industria, che non può certamente essere pensata come in passato, ma che deve fare i conti con una coscienza ambientale, ma nel dossier ci sono questioni fondamenti come mitilicoltura che richiama con solo le tradizioni produttive ma le fonti di reddito di molte famiglie tarantine”

Interrogato più volte sulla squadra di governo ha detto che le consultazioni sono già avviate e che si punta a una squadra di amministratori che abbiano competenze tali da permettere di dare le risposte che tutti si aspettano. “Le consultazioni saranno avviate nel modo più sereno possibile e dureranno fino a quando tutti noi non saremo maturi al punto tale da capire che si lavora per il bene pubblico”

Per quanto riguarda l’elezione del presidente del consiglio comunale non ha fatto nomi ma ha ricordato che è una facoltà del consiglio e quindi è successiva alla proclamazione degli eletti che dovrebbe avvenire probabilmente entro il mesi di giugno.

Da parte nostra abbiamo chiesto al neosindaco:

La commissario ha citato espressamente la Brt e il rischio che possa creare nuovi guai.

La Brt è un dossier importante, delicato del nostro programma elettorale. Abbiamo parlato di gestione del progetto perché sappiamo che merita una particolare analisi dei singoli dettagli.

Quindi è modificabile? Se lo chiedono in molti, spaventati dalla prevista cancellazione di centinaia di parcheggi.

Dico solo che abbiamo bisogno di verificare il progetto, i cantieri, il cronoprogramma. Abbiamo bisogno di verificare gli investimenti a partire dai collegamento con l’ospedale San Cataldo. Per guardare, poi, con particolar attenzione a quelle che saranno le aree da destinare ai parcheggi perché sappiamo che questo investimento per il nostro territorio richiederà un processo culturale importante ma non possiamo penalizzare i residenti.

Concerto-maditazione

La Schola cantorum della Cattedrale di Strasburgo alla Chiesa madre di Grottaglie

13 Giu 2025

Si inaugura con un’anteprima la sesta edizione della Rassegna organistica grottagliese. Un evento che prevede la straordinaria Schola grégorienne della Cattedrale di Strasburgo impegnata in un concerto / meditazione spirituale con l’accompagnamento delle dolci sonorità del cinquecentesco organo della Collegiata Maria SS. Annunziata. L’appuntamento è per domani sera 14 giugno alle 20,15, con la partecipazione dell’organista Nunzio Dello Iacovo.

La Schola, infatti, propone l’ascolto di musica in certo modo coeva al nostro prezioso strumento, in quanto l’arco cronologico descritto corrisponde al primo secolo di vita dell’organo, che sappiamo costruito entro il primo trentennio del Cinquecento.

Si parte, infatti, dal 1531, data di pubblicazione della raccolta Tabulature pour le jeu d’orgues, curata dall’editore Pierre Attaignant; si passa per il 1543, anno in cui viene alla luce l’Intavolatura cioe recercari, canzoni, himni, magnificat … libro primo di Girolamo Cavazzoni; si giunge, infine, al 1623, data d’edizione degli Hymnes de l’Eglise pour toucher sur l’orgue di Jehan Titelouze.

Inoltre, in occasione della presenza dell’ensemble vocale strasburghese, volendo rappresentare un omaggio alle civiltà musicali francese e italiana, non poteva scegliersi àmbito migliore di quello della pratica cosiddetta dell’alternatim, termine col quale, nel caso in questione, si indica l’esecuzione vocale e organistica, nella quale un versetto del testo è intonato dal coro, l’altro è parafrasato dall’organo, tipicamente assumendo la melodia gregoriana a fondamento dell’edificio contrappuntistico, come cantus firmus, e ricorrendo all’uso di ornamenti, diminuzioni e idiomatismi strumentali.

È da notare, che l’alternatim fu prassi eminentemente improvvisativa, e che l’uso di mettere in intavolatura e di dare alle stampe delle composizioni in alternatim ebbe precipuamente lo scopo – ancora prima che quello di fornire materiale d’uso per organisti inesperti – di presentare modelli d’improvvisazione. Si offre, col concerto di questa sera, una rara occasione di ascoltare un’esecuzione in alternatim: in genere, proposto nella sola parte strumentale, cioè senza la parte vocale.

Lavoro

Tempi incerti e tanti dubbi sul futuro dell’acciaio. Interviene Bitetti

12 Giu 2025

di Silvano Trevisani

Tempi ancora incerti e un po’ di confusione. È quello che si registra sulla vicenda Ilva che vive di incontri interlocutori e di richieste di rinvii e approfondimenti. Nuovo incontro, oggi, questa volta al ministero del lavoro, dopo quello svoltosi nei giorni scorsi alla presidenza del Consiglio e chiusosi con la richiesta, da parte del governo, di altro tempo per fornire le risposte circa le risorse necessarie al funzionamento dell’azienda. E anche per fornire chiarimento sulla procedura di vendita che, come qualcuno suggerisce, potrebbe essere riaperta anche alle altre due proposte, quella indiana e quella americana, che erano state scartate in favore della azera Baku Steel.

L’incontro di oggi al ministero è stato più che interlocutorio. Si doveva discutere di cassa integrazione e delle modalità di utilizzo, ma poiché non è stata ancora avanzata alcuna procedura, non c’era ancora nulla da analizzare.

“Apprezziamo l’intento del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Calderone – ha dichiarato Valerio D’Alò segretario nazionale della Fim Cisl, al termine dell’incontro – di voler convocare questo tavolo così come aveva annunciato a Palazzo Chigi in tempi stretti. Abbiamo approfittato per ricordare all’azienda che, per noi, sarà importante che, come in ogni altra procedura, sia garantito sostegno al reddito ai lavoratori, formazione, rotazione, e che l’utilizzo della stessa sia consono alle necessità impiantistiche”.

Il segretario della Fim ha così concluso: “Aspetteremo i prossimi step, augurandoci che quello che si sta facendo porti nella direzione di realizzare quanto annunciato nell’incontro a Palazzo Chigi in merito a tutti gli elementi necessari alla conclusione positiva di una trattativa. Ci riferiamo all’AIA e all’accordo di programma che sarà necessario realizzare con Regione e Comune sulle necessità del nuovo ciclo produttivo dell’ex Ilva e tutto ciò che serve per garantire il rilancio di tutti i siti del gruppo e far rientrare al lavoro i lavoratori e le lavoratrici”.

Quanto al confronto svoltosi a Palazzo Chigi, che era stato già rinviato per la necessità dell’esecutivo di acquisire maggiori informazioni sulla trattativa con Baku Steel, ricordiamo che il governo ha chiesto un ulteriore rinvio per definire le nuove risorse necessarie per la nuova soluzione ponte. Una richiesta valutata negativamente. “il tempo ormai è scaduto – ha detto il segretario della Uilm Rocco Palombella – e qualsiasi rinvio è inaccettabile. Ancora più critica la Fiom Cgil, secondo la quale è indispensabile mantenere una presenza pubblica all’interno dell’azienda che gestirà gli stabilimenti. Occupazione, privatizzazione e la privatizzazione, secondo Di Palma, sono questioni che non si possono lasciare totalmente nelle mani dei privati, in un settore così determinante e così delicato.

Intanto, il neoeletto sindaco Piero Bitetti, interviene sulla vicenda, chiarendo che: “non condividerò alcun accordo di programma che sia già stato definito senza la partecipazione effettiva del Comune, del pubblico e della società civile. Ritengo urgente la sospensione del procedimento AIA finché non verranno rispettati i principi di trasparenza, pubblicità degli atti e consultazione democratica”. Bitetti chiede, inoltre, che si apra un processo strutturato e pubblico di co-progettazione dell’accordo di programma, in cui il Comune abbia pieno potere propositivo e di indirizzo, accanto a Regione, Governo, Commissione europea, parti sociali e comunità locali. Sollecita, infine, un impegno vincolante per garantire la tutela del lavoro: sicurezza nei luoghi di produzione, tracciabilità degli appalti, continuità occupazionale e strumenti di protezione sociale adeguati e universali”.

Sulla vicenda ex Ilva interviene il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio (PD), presidente II Commissione consiliare Regione Puglia.
“Sulla vicenda ex Ilva, Taranto deve cambiare passo e deve diventare protagonista delle decisioni che si assumeranno nei prossimi mesi. Le scelte che il Governo è chiamato a compiere riguardano un’azienda strategica per il Paese, ma soprattutto una città ed una comunità stanche di subire provvedimenti non condivisi. Bene ha fatto il neoeletto sindaco di Taranto, Piero Bitetti, a sottolineare l’importanza di arrivare ad un Accordo di programma che non sia scritto e composto altrove e sottoposto al primo cittadino solo per un avallo notarile.

Archeologia

Giornate europee dell’archeologia: il 13 e il 14 giugno al Museo

Iniziative rivolte agli ‘archeologi’ under 12

12 Giu 2025

Nelle giornate di venerdì 13 e sabato 14 giugno, in occasione dell’edizione 2025 delle GEA, le Giornate Europee dell’Archeologia, il Museo archeologico nazionale di Taranto ospiterà i “giovani archeologi”: ragazzi dai 7 ai 12 anni, curiosi, appassionati di avventura e cercatori di tesori.

La mission delle giornate promosse dal ministero della Cultura e coordinate a livello europeo dall’INRAP (Institut nazional de recherches archéologiques) è quella di sensibilizzare il pubblico sull’importanza della ricerca e del lavoro scientifico che si svolge attorno al patrimonio archeologico – dice Stella Falzone, direttrice del MArTA – ecco perché torniamo ai bambini, affidando a loro il piacere della scoperta e il valore della tutela”.

Scaviamo e scoviamo!” si chiama il laboratorio di archeologia pratica destinato ai bambini e che si svolgerà all’interno del Chiostro del MArTA, dove sarà allestito un vero e proprio campo di scavo.

Le attività si terranno il 13 giugno dalle 16:30 alle 18:30 e il 14 giugno dalle 18:30 alle 21 e
saranno rivolte ai bambini di età compresa tra i 7 e i 12 anni, accompagnati da almeno un adulto.

Prima dall’attività pratica, i piccoli partecipanti visiteranno il museo per conoscere da vicino i
reperti. Successivamente metteranno in pratica le indicazioni degli archeologi, cimentandosi in
uno scavo simulato.

Durante il laboratorio useranno strumenti originali utilizzati dagli archeologi, come la trowel (la cazzuola da archeologo), ma anche palette e pennelli. Ad ogni ritrovamento realizzeranno il disegno dell’oggetto e compileranno le relative schede di scavo.

L’esperienza, dalla durata di circa un’ora e mezza, è con posti limitati. L’attività sarà gratuita per i bambini, mentre il costo del biglietto di ingresso al museo per gli accompagnatori sarà di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni. La prenotazione di tutte le attività (obbligatoria) dovrà essere effettuata al numero 099 4532112 sino ad esaurimento dei posti disponibili, comunicando il proprio nome e cognome, email, telefono e numero di partecipanti.

Per l’occasione il MArTA sarà aperto fino alle 23.30. Ultimo ingresso alle ore 23.

Elezioni

Piero Bitetti eletto sindaco “Renderemo Taranto migliore”

09 Giu 2025

di Silvano Trevisani

Taranto ha scelto Piero Bitetti. Seguendo il trend delle grandi città, anche Taranto promuove il centrosinistra, mantenendo, nel nostro caso, l’orientamento che la caratterizza da vent’anni. Voltando decisamente pagina anche dal capitolo Melucci che, dopo lo scioglimento del consiglio, aveva cercato di lasciare un’impronta nelle liste di Francesco Tacente. Qui, infatti, avevano trovato posto molti suoi fedelissimi che, per altro, non sono stati premiati dagli elettori, con l’unica eccezione di Gianni Azzaro.

Una campagna elettorale breve ma resa molto aspra, soprattutto dopo il primo turno, ha mantenuto, quindi, le previsioni della vigilia, che vedevano favorito Bitetti, anche dopo che la coalizione di Tacente si era apparentata ufficialmente con il centrodestra. E ieri sera una folla festante e molto nutrita ha festeggiato il neoeletto, al quale hanno portato il saluto il presidente della Regione Michele Emiliano e numerosi esponenti e sindaci di centrosinistra. Cori da stadio e slogan improvvisati su motivi popolari hanno accolto il sindaco neoeletto che ha dovuto far fronte, oltre che alla folla, anche a una marea di giornalisti, che non hanno mancato di interrogarlo proprio sui toni della competizione.

A Tacente e ai suoi Bitetti ha lanciato segnali di rasserenamento e di distensione: “A Tacente dico che la campagna elettorale è alle spalle e che nei ruoli che il suo elettorato gli ha riconosciuto, nel massimo rispetto della democrazia, proviamo a lavorare all’unisono per il benessere della nostra terra”.

“Nella campagna elettorale abbiamo ascoltato tante persone che esprimevano un bisogno comune che è quello di migliorare la qualità della vita di questa città. E in questa direzione vogliamo andare occupandoci di tutti, senza lasciare nessuno indietro, nei ruoli che la democrazia ci ha assegnato. Nel rispetto delle sensibilità di ciascuno noi proveremo a incidere, e ce la faremo perché abbiamo una squadra pronta ad amministrare. Non ho fatto promesse nella campagna elettorale ma ora prometto questo: miglioreremo il futuro di questa città, per darle ciò che merita. Ci aspettano problemi e decisioni particolarmente importanti, che sapremo affrontare”.

Nelle dichiarazioni rese, pure in condizioni rese surreali dalla concitazione, non ha mancato di ricordare alcuni dei punti suoi quali ha basato il suo programma, a partire dalla revisione dell’organizzazione della macchina amministrativa, della revisione del Piano Urbanistico generale, della task force per il lavoro, il tavolo permanente per l’ambiente e quello per il terzo settore. E poi i problemi dei disabili e dei carcerati.

In Bitetti l’elettorato ha visto soprattutto l’esperienza politica di lungo corso, che era mancanza di certo nel suo predecessore, che proprio nel confronto politico ha mostrato il lato più debole. E bisogna anche sottolineare che questa volta il calo della partecipazione è stato minore rispetto ai precedenti ballottaggi, in parte anche grazie al contestuale voto per i referendum.

Cinquantadue anni, due figli, è stato un netto oppositore di Melucci, che lo aveva anche privato dell’incarico di presidente del consiglio comunale.

Grazie all’affermazione di Bitetti, il nuovo consiglio comunale dovrebbe vedere l’attribuzione di 20 seggi alla maggioranza e dodici all’opposizione, che comprende tutti i candidati sindaci non eletti come tali ma il cui schieramento ha raggiunto il quorum, compreso quello di Annagrazia Angolano del Movimento 5Stelle, che ha sostenuto Bitetti senza l’apparentamento e rimanendo all’opposizione.

Così verrebbero attribuiti i seggi.

MAGGIORANZA

Pd: Mattia Giorno, Enzo Di Gregorio, Lucio Lonoce, Luana Riso, Alexia Serio, Stefano Panzano, Virginia Galendro, Malilena Devito. Partito liberaldemocratico: Antonio Quazzico, Alleanza Verdi Sinistra: Antonio Lenti, Con Bitetti: Vittorio Mele, Daniela Galiano, Massimo Vozza, Patrizia Mignolo, Per Bitetti sindaco: Francesco Cosa e Giovanni Tartaglia, Unire Taranto: Sabrina Lincesso, Patrizia Boccuni; Dc: Nicola Catania, Demos: Giovanni Liviano.

OPPOSIZIONE

Prima Taranto: Adriano Tribbia; Patto Popolare: Massimiliano Stellato; Unione di centro: Emiliano Messina; Tacente sindaco: Gianni Azzaro; Fortemente liberi: Salvatore Brisci; FI: Massimiliano Di Cuia; FdI: Giampaolo Vietri, Tiziana Toscano.

Candidati sindaco: Francesco Tacente, Luca Lazzaro, Mirko Di Bello e Annagrazia Angolano.