Patrimonio storico-paesaggistico

Straordinaria scoperta: 5 secoli fa speleologi grottagliesi ispezionarono Nove Casedde

08 Giu 2025

di Rosario Quaranta

Correva l’Anno del Signore 1525 ed esattamente l’8 giugno, quando un coraggioso drappello di sei personaggi di Grottaglie decisero di fare una vera e propria spedizione speleologica nelle “cavernae” site “ad montes” poco oltre il confine col territorio di Martina Franca, ed esattamente in quelle che oggi noi conosciamo come le Grotte di Nove Casedde. Ma chi erano questi ardimentosi che per l’occasione si divisero in due gruppi? Nel primo gruppo vi erano personaggi di spicco che si definiscono “solertes inquisitores” ossia abili esploratori: anzitutto il sacerdote D. Diogene Galeone “erudito nelle lingue greca ed ebraica e altri idiomi”, il suddiacono Angelo Bucci che poi diventerà arciprete della Collegiata grottagliese, e uno sconosciuto Cristoforo Castagna; nel secondo gruppo c’erano il sacerdote e notaio apostolico e imperiale D. Federico Ciracì, insieme a un altro ecclesiastico D. Donato Ricchiuto e al diacono Antonello Prelato.

Essi tuttavia non erano i primi a scoprire questo sito che anche nei secoli precedenti, come apprendiamo dagli studi del professor Carlo Tedeschi dell’Università di Chieti, era stato visitato da altri; erano e sono però i primi che nel momento di uscire all’aperto si preoccuparono di fissare con precisione nella roccia i loro nomi accanto alla datazione completa dell’avventuroso viaggio e ricordando in quella loro sortita un evento storico di straordinaria importanza nelle burrascose vicende italiane del tempo; e cioè la disfatta dell’esercito francese guidato personalmente dal Re di Francia Francesco I di Valois, il quale fu fatto prigioniero con tutto il suo esercito dall’armata imperiale di Carlo V. È quanto leggiamo testualmente in una delle iscrizioni incise sulla viva roccia: “1525. Regnante Carolo Imperatore anno in quo rex Francorum captus cum suo exercitu in bello Papiensi” e cioè: “1525. Anno in cui regnando Carlo Imperatore, il re dei Francesi venne catturato insieme al suo esercito nella battaglia di Pavia”. Ricordiamo che la battaglia di Pavia era avvenuta pochi mesi prima, e cioè il 24 febbraio 1525.

Ma perché essi si recarono in una località così lontana per sottoporsi a una perlustrazione tanto pericolosa? Qui entrano in gioco gli altri tre esploratori anch’essi grottagliesi, e cioè il sacerdote D. Geronimo d’Alessandro, il sopra ricordato D. Donato Ricchiuto e uno sconosciuto Ursino. Spetta a questi ultimi il riconoscimento del primato in queste esplorazioni in quanto essi esplorarono le caverne tre anni prima e precisamente il 7 luglio 1522. È logico dedurre che D. Donato Ricchiuto, presente in ambedue le perlustrazioni, col suo racconto avvincente, convinse tutti gli altri a tentare un secondo e più avventuroso viaggio avvalendosi della preziosa ed erudita presenza di D. Diogene delle Grottaglie e del promettente D. Angelo Bucci che divenne poi capo della chiesa grottagliese.

È importante sottolineare che di tutti questi personaggi (ad eccezione di Cristoforo Castagna e di Ursino) si hanno precisi riscontri in diversi documenti d’archivio coevi grottagliesi, come in parte già evidenziato nelle specifiche ricerche che gli studiosi martinesi Cristina Comasia Ancona e Roberto Rotondo hanno condotto e fruttuosamente conducono in proposito da diversi anni, d’intesa col Gruppo Speleologico Martinese, col ricordato professor Carlo Tedeschi e con varie altre personalità e istituti accademici.

Nelle foto: La speleologa Cristina Comasia Ancona intenta alla decifrazione dei graffiti dei solerti esploratori. Una delle iscrizioni graffite dai “solertes inquisitores” grottagliesi nella grotta di Nove Casedde. 

Elezioni

Si chiude la campagna elettorale: mettiamo a confronti i candidati

06 Giu 2025

di Silvano Trevisani

Lunedì prossimo, 9 giugno, Taranto avrà il suo nuovo sindaco. Al termine di una compagna elettorale che si è rivelata nella sua asprezza soprattutto agli addetti ai lavori, gli elettori saranno chiamati a scegliere tra Piero Bitetti e Francesco Tacente. Il primo è espressione del centrosinistra, sul quale dovrebbero convergere, ora, i voti del Movimento 5Stelle. Il secondo guida una coalizione di liste civiche che al ballottaggio godranno dell’apparentamento del centrodestra che, dopo essersi diviso, ora ritrova la sua compattezza. A conti fatti, facendo cioè riferimento ai dati del primo turno, il complesso dei voti risulterebbe abbastanza in equilibrio, ma con il centrosinistra in vantaggio. Ma quello che accadrà dipenderà da alcune variabili abbastanza chiare: l’affluenza degli elettori che storicamente al secondo turno si dimezza; il ruolo attrattivo che potranno esercitare i referendum; la tenuta delle coalizioni dopo l’apparentamento nel centrodestra e le convergenze nel centrosinistra.

Ma c’è anche da rilevare l’asprezza dello scontro tra le parti, che non hanno mancato di sottolineare con parole anche molto forti, quelli che sembrano punti deboli, presenze strane e cambi di casacca nei due schieramenti. Fattori che, come accennavamo all’inizio, si acutizzano tra addetti ai lavori e organi di informazione ma che, tutto sommato, sono abbastanza scontati e lo erano anche alla vigilia. Del resto, quelli che possono apparire come punti deboli da un certo punto di vista, possono mostrarsi elementi di forza (numericamente), cambiando le prospettive. Che in politica non sono mai scontate!

Da parte nostra, proviamo, a chiusura della campagna elettorale, a mettere a confronto i due candidati sindaco, rivolgendo loro alcune domande. Cercheremo di essere moderatamente insidiosi, facendoci carico di interrogativi che gli elettori si stanno ponendo in queste ora, senza avere la presunzione di formare profili esaurienti. Iniziamo con Piero Bitetti, che è risultato il più suffragato al primo turno.

PIERO BITETTI

Cos’è cambiato in questa appendice di campagna elettorale che precede il ballottaggio, dopo i risultati del primo turno?

Mi pare evidente che sia montato un clima di odio e di violenza verbale di cui la città non aveva certo bisogno. Fatto anche di insulti, anche personali, e insinuazioni che non appartengono alla politica con la “p” maiuscola. Mentre si doveva parlare di programmi e proposte per la città

Effettivamente il clima si è un po’ acceso. Lei riferisce, senza dubbio, anche alla accuse di incoerenza rivolte a lei personalmente.

Sì. Accuse per altro infondate e che si riferiscono ai miei esordi. Come ho avuto modo di spiegare, quando lasciai la divisa di ufficiale di Marina, accettai di aderire alla Lega di azione meridionale, perché era un argine allo sfascismo portato dalla Lega Nord. Finita quella esperienza accettai la candidatura di matrice popolare, offertami da Florido e con lui transitai nel Pd veltroniano dove sono sempre rimasto e nel quale milito da molti anni.

Ma i suoi avversari rimarcano anche il peso “strumentale” dato da voi agli interventi di Salvini e Vannacci.

…Che si sono qualificati da soli. Si tratta dei vertici di un partito che comunque appoggia il mio avversario e che hanno usato toni violenti e spesso sarcastici e offensivi. Con tutto ciò, io ho sempre raccomandato ai miei di usare toni rasserenanti, anche nei confronti di candidati “impresentabili” che sono nelle liste avversarie, e che prima hanno tentato di candidarsi con me. Perché la città ha bisogno di serenità e di pace costruttiva.

Ma, chiarite le rivalità, per quali motivi chiede i voti ai tarantini?

Per il programma ampiamente evolutivo e condiviso, per la competenza mia personale e di molti dei rappresentanti che hanno riscosso l’adesione di tanti elettori. Puntiamo a uno sviluppo armonico e a una pacificazione della città, dopo anni di personalismi e una conduzione fallimentare dei programmi e dei settori cittadini.

Con i 5Stelle avete raggiunto un accordo di convergenza, ma senza apparentamento al ballottaggio. Non sarà limitativo?

Assolutamente no. Noi siamo grati al movimento per aver approvato il nostro programma politico, che per altro ha molti punti in comune, e di aver garantito il loro appoggio, che non fa leva sui posti in Consiglio comunale ma sulla collaborazione politica. E non è cosa da sottovalutare.

E del referendum cosa pensa? Potrà influire anche sulla partecipazione al voto degli elettori?

I referendum rappresentano un momento di lotta per la civiltà democratica. Il mio appello agli elettori è di andare a votare. Mi auguro che, in controtendenza con quanto avviene di solito, ci sia un’ampia partecipazione, sia al ballottaggio che ai referendum, che è sempre un atto di fiducia nella democrazia.

FRANCESCO TACENTE

Anche a lei chiediamo: cos’è cambiato in questa appendice di campagna elettorale che precede il ballottaggio, dopo i risultati del primo turno?

Noi abbiamo registrato un apparentamento ufficiale con il centrodestra. Ecco cosa è cambiato per noi. Quello che presentiamo, quindi, è un ampio schieramento che unisce i moderati, Forza Italia e le destre in un unico progetto, che trova tutti concordi.

Il clima di confronto si è surriscaldato, negli ultimi giorni, con accuse reciproche.

Purtroppo è così. Dà un po’ fastidio che le accuse provengano da uno schieramento guidato da un candidato che in meno di 30 anni è passato da un po’ tutti i partiti.

Che a sua volta rimarca la presenza nelle vostre listi di molti reduci dalla giunta Melucci. Alcuni provenienti da sinistra.

Giunta Melucci che lui ha sostenuto e fatto cadere ben due volte. E che non guarda alle strane liste che lo sostengono, come quella di una certa Democrazia cristiana.

Ma, precisati e accantonati i motivi di scontro, quali sono i punti qualificanti della sua candidatura?

Il primo e più importante punto è la proposta di cambiamento che avanziamo, un’alternativa al centrosinistra che da venti anni governa la città, in modo tutt’altro che positivo. Un cambiamento che posso testimoniare direttamente, avendo guidato il Ctp, che fa capo a 24 Comuni della Provincia, e che ho portato al risanamento, facendo registrare un utile di tre milioni e rinnovando il parco macchine. Io provengo dal mondo cattolico e ho avuto occasioni di impegno nelle strutture e nel volontariato. Come coalizione, puntiamo a una città accogliente e sostenibile, che sia ospitale innanzi tutto con i suoi cittadini, quindi con i turisti.

L’apparentamento con il centrodestra, che era fiero avversario al primo turno, non comporterà un qualche cambiamento di strategia?

La strategia che ci unisce è quella della condivisione e della collegialità. Abbiamo registrato una convergenza significativa sugli obiettivi e un’identità di vedute sulla costruzione di una Taranto finalmente al passo coi tempi. La compattezza raggiunta ci premierà.

E sul referendum qual è il suo giudizio? E pensa che potrà avere un’influenza sulla partecipazione degli elettori, il cui numero di solito al ballottaggio cala vistosamente?

Io mi auguro e penso che gli elettori non diserteranno le urne per questo appuntamento decisivo per il futuro della città. Per quanto riguarda, poi, la consultazione referendaria, la mia estrazione civica mi porta a distinguere un orientamento personale al voto come partecipazione, e un affidamento convinto alla libertà di coscienza degli elettori, senza che siano gli ideologismi a suggellare gli orientamenti.

Elezioni

Referendum e ballottaggio: ecco perché chi non vota ha sempre torto

03 Giu 2025

di Silvano Trevisani

Domenica 8 e lunedì 9 si vota in tutt’Italia per i 5 quesiti referendari che riguardano il lavoro e la cittadinanza agli immigrati. Come è noto, ma forse non a tutti, la sola indizione del referendum non è sufficiente a validarlo. Solo la partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto, cioè il 50% +1, lo rende valido. Se tale maggioranza non viene raggiunta, è come se non si fosse neppure votato e l’esito non ha valore.

Quorum

Si può prevedere che la maggioranza degli italiani si recherà alle urne per dire la propria sui quesiti referendari? Visto che da anni l’esercizio della democrazia viene snobbato da circa la metà degli elettori, è davvero difficile immaginare che si raggiunga il quorum. Se si pensa che a Taranto città ha votato alle amministrative “solo” il 56% degli aventi diritto, nonostante ci fossero, almeno sulla carta, circa 850 candidati, lo spazio per l’ottimismo non poi tanto. L’inciso “almeno sulla carta” è ampiamente giustificato dal fatto che almeno una cinquantina dei candidati al Consiglio comunale, hanno ottenuto “0” voti, il che può avere vari significati di strategia elettorale, ma dimostra che non erano vere candidature.

Ballottaggio

E allora? È vero che a Taranto ci sarà “anche” il ballottaggio per scegliere il nuovo sindaco tra Bitetti e Tacente, ma, storicamente, hanno sempre registrato un netto calo di votanti. Ed è facile prevede che la cosa si ripeterà anche quest’anno. Potrebbero essere proprio i referendum a tenere più alta la percentuale dei votanti in città? Lo speriamo, nell’interesse della democrazia. Sia perché non è mai bello che un sindaco venga eletto con i voti di un quarto dei cittadini, come è accaduto negli ultimi ballottaggi (ma è accaduto anche per la presidente del Consiglio, e senza neppure i ballottaggi). Sia perché i referendum all’attenzione dell’elettorato propongono temi molto importanti, come il lavoro, la sua qualità, la sua sicurezza. E anche il tema dell’inserimento degli immigrati.

I temi

L’importanza dei temi trattati è confermata dai dati recentissimi sull’occupazione giovanile, nonostante l’ottimismo dell’Istat: l’indagine promossa dal Consiglio nazionale dei giovani è molto chiara: Nel 2024, tra gli under 35enni i lavoratori stabili rappresentino il 59,9% del totale, valore ben al di sotto del 73 generale. E gran parte della percentuale è coperta da contratti part time. L’occupazione cresce ma è precaria.

Si tratta, quindi, di temi molto importanti che però riguardano soprattutto una parte della popolazione: i lavoratori dipendenti dei settori privati, che oggi non sono certo maggioranza. E di fronte all’invito a disertare le urne da parte dei partiti di governo (e non solo) e delle “controparti” datoriali, che contribuiranno sicuramente a “indebolire” la coscienza civica dell’elettorato, c’è da temere che il quorum non sarà raggiunto. Ma non far raggiungere il quorum non andando a votare è un diritto? Diciamo di sì, ma è anche l’ammissione di una “vigliaccheria” politica: la paura che anche votare “no” possa far prevalere le ragioni del “sì”, che sarà sicuramente maggioritario.

Meglio votare?

Era meglio, quindi, non proporre i referendum? Assolutamente no! La democrazia è già indebolita da vari fattori. Lo strapotere dell’economia rispetto alla politica, l’ondata di nazionalismi ed egoismi, la normalizzazione dell’evasione fiscale che è un elemento antipolitico per eccellenza, e che è tornata a galla col fallimento del concordato, sono alcuni di questi fattori. Ed è sempre meglio una battaglia ideale persa che una resa incondizionata.

Ciò che vale per i referendum vale, naturalmente, anche per il ballottaggio: chi non vota ha sempre torto e non avrà diritto di lamentarsi per… il futuro della città.

Diocesi

Madonna delle Grazie a Grottaglie: una festa dai molti contenuti

29 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Si avvicina la festa della madonna delle Grazie di Grottaglie (https://www.nuovodialogo.com/2025/05/29/grottaglie-celebra-la-madonna-delle-grazie/), che sta vivendo momenti molto intensi, sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista culturale. Ne abbiamo parlato con il parroco, don Emidio Dellisanti.

La novena, che va completandosi e che avrà il suo culmine sabato prossimo, vede eventi diversi, molto seguiti. La presenza di sue sacerdoti molto amati, che curano la novena, è stata affiancata, domenica scorsa, da un concerto particolare, che ha riscosso una partecipazione di pubblico incredibile. Iniziamo dalla novena. Si può ancora verificare l’attualità di questo servizio messo a disposizione della comunità, con la partecipazione dei fedeli?

Vi è una partecipazione apprezzabile, legata a una tradizione profonda, che vede le persone apprendere un messaggio che aiuti a vivere la fede e aiuti nella vita. Lo colgo dall’attenzione che mettono: non è una presenza passiva, legata a un dovere, a un atto sacro da compiere, ma è proprio un desiderio di ricerca che emerge e che riscontra la profondità spirituale realizzata dai predicatori. La predicazione rimane elemento importante nell’evangelizzazione. Avere il dono di sacerdoti che sanno spezzare bene la parola di Dio, renderla attuale è qualcosa per cui rendere grazie a Dio. Don Francesco Nigro e monsignor Franco Semeraro si confermano tali.

Questo mese di maggio 2025 cade in momento particolare per la Chiesa: il passaggio del mandato tra due pontefici, da un papa molto amato dal popolo a un nuovo papa. Questo avvicendamento ha avuto un’eco tra i fedeli?

C’è una sensazione di sollievo percepita, perché la successione a papa Francesco, molto amato e seguito, faceva sì che si vivesse quasi con apprensione l’attesa di un futuro papa. C’è serenità nel popolo di Dio perché trova già in Leone XIV un riferimento sicuro. Si percepisce la sua capacità di guidare la Chiesa e questo è un gran sollievo non solo per il popolo di Dio nel suo insieme. Ma anche per noi sacerdoti che abbiano bisogno, a volte più del popolo di Dio, di una chiarezza al riguardo, di una parola che ci rinfranchi e ci indichi.

Domenica scorsa si è tenuto in chiesa un concerto molto accorsato, segno dell’attenzione della gente verso la cultura e anche verso un suo rappresentante molto amato come il maestro Nunzio Dello Iacovo.

Il tutto è nato da un mio desiderio espresso al maestro Dello Iacovo mentre usciva dalla sua preghiera personale. Gli ho espresso il bisogno di un momento culturale e spirituale insieme, che fosse di evangelizzazione ma che uscisse anche fuori dal circuito ordinario della catechesi o della liturgia, in genere limitata ai parrocchiani. Lui ha detto che ci avrebbe pensato e poi ha portato una proposta che è andata al di là della più rosea aspettativa. Un sogno che si è realizzato: un vero percorso culturale e spirituale che, tenendo in Bach e in Listz grandi autori di riferimento, ha tratto dalle loro musiche, la spiritualità che ha animato la loro vita

Molto apprezzata la formula, che ha visto il maestro Nunzio al pianoforte e il maestro Massimiliano Conte come voce narrante, o voce orante come si può benissimo definire. Un percorso di spiritualità vissuto mediante l’esecuzione pianistica. La chiesa della Madonna delle Grazie, che è molto capiente, era piena. A significare un’attesa, di un desiderio. Sono venute persone anche da Taranto e da altri paesi. Questo sta a dire come si può provare a dire la fede grazie a questi grandi contributi del passato, di uomini e donne di fede che hanno messo nell’arte il loro patrimonio spirituale.

Segno che anche la musica che noi consideriamo classica, seria e distaccata, può avere un fascino enorme anche oggi.

Quanto è avvenuto mi dice che è così. Che la musica colta è una possibilità che ci viene offerta e che dispone di un uditorio attento e piuttosto raffinato. Pertanto, la realtà forse è migliore di quella che può apparire dalle esperienze comuni che facciamo: c’è qualcosa di ulteriore che non dobbiamo lasciarci sfuggire.

La festa classica, con il suo consueto apparato popolare, può essere sempre arricchita di nuovi segni.

Può essere arricchita ed essere apostolicamente feconda. Si chiuderà, tutto questo percorso, con la processione, che vede la presenza della confraternita di San Cataldo, che per il terzo anno la viene a curare, portando l’immagine della Madonna, e la santa Messa che sarà celebrata da monsignor Filippo Santoro. In un momento delicato, per la città di Grottaglie, che ha registrato un atto intimidatorio avvenuto pochi giorni fa contro l’assessore Stefani, cui ho espresso la mia vicinanza, ci dice che è una città che deve essere vigile. E la comunità cristiana, che vigile deve essere per natura, è chiamata a essere capace di vedere con attenzione quanto accade, ed essere presente perché non metta radici il fenomeno malavitoso che toglierebbe libertà e prospettive.

Elezioni

Elezioni del sindaco: vanno al ballottaggio Bitetti e Tacente

26 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Il ballottaggio era scontato. La presenza di sei candidati sindaci che pescavano in territori abbastanza eterogenei, non poteva certo far prevedere un’elezione al primo turno. L’8 e il 9 giugno, quindi, a Taranto si voterà, oltre che per il referendum, per scegliere chi sarà sindaco tra Piero Bitetti e Francesco Tacente. Questi i risultati quando gli scrutini (che a Taranto vanno avanti con esasperante lentezza) sono in pieno svolgimento.

Votanti

Ma cominciamo col dire che il numero dei votanti, nella città, è aumentato rispetto alle elezioni del 2022, quando si recò alle urne il 52,21% degli elettori. Questa volta ha votato il 56.60%: un numero non certo entusiasmante ma almeno in controtendenza del confronti del processo di disaffezione che si registra da un po’ di anni a questa parte. Una percentuale, del resto, perfettamente in linea con la media del voto in tutto il Paese. Va, tra l’altro, segnalato che, invece, nella città di Massafra la percentuale dei votanti è stata ancora una volta superiore al 70%.

Ballottaggio

Ma torniamo al ballottaggio, per il quale ci auguriamo che i tarantini non snobbino l’appuntamento, anche per poter dire lo loro anche sui referendum su lavoro e integrazione dei migranti. Gli elettori di Taranto dovranno scegliere, quindi, secondo quelle che erano le previsioni più ricorrente della vigilia: tra Piero Bitetti, espresso dal centrosinistra, e Francesco Tacente, espressione di liste trasversali che vanno da una parte del partito socialista alla Lega, includendo anche molti ex militanti del centrosinistra.

Bitetti, sostenuto da otto liste, ha ottenuto una percentuale che si attesterebbe sopra il 37%, ma sarebbe di gran lunga inferiore a quella ottenuta dalla somma delle liste, superiore al 40%. Un andamento simile a quanto accaduto per Tacente, accreditato circa del 25%. Segno opposto a quanto accaduto al centrodestra, dove Lazzaro ha preso più delle sue liste, e soprattutto ai 5Stelle, dove la Angolano ha preso ben più voti delle sue liste.

Ancora una volta, invece, resta al palo il candidato del centrodestra, cui Fratelli d’Italia e Forza Italia facevano leva per rilanciare un schieramento che da ormai vent’anni non riesce a tornare sulla poltrona del primi cittadino. Luca Lazzaro, che ha rimesso il suo incarico di presidente regionale dei Confcoltivatori per prendere parte alla competizione elettorale, si è fermato attorno a 20%.

Ancora una volta, inoltre, i 5Stelle confermano la loro difficoltà a imporsi nelle elezioni amministrative, nonostante il gran lavoro profuso dal vicesegretario nazionale, Mario Turco, a sostegno della candidata sindaca Annagrazia Angolano. Modesto il risultato di Mirko Di Bello, nipote della sindaca Rossana che, pur muovendosi con grande anticipo e potendo contare su ben sei liste di sostegno, non è andato oltre il 5%. Ma queste votazioni potrebbero anche segnare l’uscita di scena definitiva del movimento di At6, dal momento che Mario Cito. Il figlio ed erede politico di Giancarlo Cito, del quale solo pochi giorni fa si sono celebrati i funerali, non è riuscito, infatti, a raccogliere molti voti dalla sua lista, per altro ridotta.

Apparentamenti

Difficile prevedere cosa avverrà dalle urne del ballottaggio. Anche se di solito nel secondo turno non si confermano mai pienamente i risultati del primo, gli apparentamenti potrebbero avvantaggiare Tacente. Questo nel caso in cui il centrodestra si ricompattasse facendo convergere su di lui i propri voti. Le sue liste sono: Taranto Popolare, Prima Taranto, Patto Popolare, Fortemente Liberi, Noi Taranto, Riformisti per Taranto-Socialisti, Udc-Evviva Taranto .

Bitetti, sostenuto da Pd, Avs, Per Bitetti sindaco, Demos, Unire Taranto, Con Bitetti, Democrazia Cristiana e Partito Liberal Democratico-Azione dovrà cercare di ricucire con i 5Stelle. Che avevano rotto le larghe intese non condividendo la scelta imposta dal centrosinistra.

Potrebbe avere anche un qualche peso il voto, pur modesto, di Di Bello, che in un primo momento aveva dichiarato di non volersi “apparentare”. Ma ora tutto è possibile e, di fatto, bisognerà cominciare tutto da capo.

Diseguaglianze territoriali

Qualità della vita dei giovani: Taranto è agli ultimi posti

26 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Taranto conferma di non essere un territorio per giovani. Lo conferma il rapporto annuale de “Il Sole 24 Ore”, che colloca Taranto al terzultimo posto. Un minimo progresso rispetto agli anni scorsi quando è stata anche ultima nella classifica relativa, posto che quest’anno ha ceduto a Roma, che guadagna la coda della classifica. I motivi di questa bocciatura sonora della Capitale sono chiari e inequivocabili e partono dall’ultimo posto nella relativa graduatoria del canone di locazione, il 107°. in condivisione con Milano: in entrambe le città i costi per stanze e monolocali sono assolutamente proibitivi per i giovani. Milano, però, si risolleva brillando molto di più in altre classifiche, come quelle dell’occupazione giovanile e delle assunzioni a tempo determinato che la vedono prima. Malissimo le due metropoli per numero di incidenti notturni.

Ma Taranto è ultima per una serie di classifiche incontestabili: è agli ultimissimi posti per occupazione, numero di laureati, per assunzioni a tempo indeterminato e soddisfazione per il proprio lavoro. Ma anche per la presenza di giovani nelle amministrazioni pubbliche, che è scarsissima. Le cose vanno meglio, naturalmente, per il costo degli affitti e la percezione di insicurezza o gli incidenti stradali notturni.

Il lavoro si conferma ancora una volta come problema principale per il nostro territorio e un po’ per tutta la provincia. E questo incide notevolmente, come è logico aspettarsi, sulla diminuzione continua della popolazione residente. I giovani continuano ad andare via e a non tornare più. Le fragili politiche per il “ritorno al Sud” sono inefficaci, soprattutto perché prive di risorse economiche.

È di questi giorni un altro dato inquietante che spiega la mancanza di risorse pubbliche: il 60% degli italiani non paga le tasse e tutti i governi, di tutti i colori politici, hanno sempre difeso gli evasori (che, a loro dire, sarebbero persino una risorse per il Paese, essendo le classi produttive) e gravato dipendenti e disoccupati, sempre più poveri e sempre più isolati. Questo non fa che aumentare ancora il gap tra Nord e Sud, poiché tutte le classifiche, che riguardano anche bambini e anziani, vedono nella parte alta della classifica le città del Nord e in quella bassa le città del Sud.

“La Qualità della vita per fasce d’età del Sole 24 Ore rappresenta, da alcuni anni, – scrivono gli autori – un’utile bussola per fare il punto sulle fragilità di un Paese in piena crisi demografica, dove sempre più spesso si invoca la necessità di un patto generazionale che, anche attraverso i fondi del Pnrr, raccolga investimenti per lo sviluppo e il futuro dell’Italia. Le tre graduatorie verranno incluse, a fine anno, nella 36esima edizione della Qualità della vita”.

Sottolineiamo che per l’occupazione giovanile Taranto è terzultima seguita solo da Siracusa e Napoli. La situazione è drammatica e la grave crisi che sta colpendo l’industria, a partire dall’ex Ilva non lascia bene sperare, anche perché non si vedono i risultati dell’imprenditoria turistica che consentono a Lecce, ma anche a Brindisi, di salire in classifica.

Elezioni

Intervistiamo i candidati sindaco: Tacente, lista civica con diverse anime

23 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Chiudiamo il giro delle interviste ai candidati sindaco di Taranto con Francesco Tacente, ultimo in ordine alfabetico. Il 42enne avvocato guida, tra gli altri, il gruppo dei fedelissimi di Rinaldo Melucci, che lo volle presidente del Consorzio trasporti pubblici, sparsi nelle sette liste che fanno riferimento a lui. A cominciare da: “Taranto popolare”, “Patto popolare”, “Fortemente liberi”, “Noi Taranto”, “Riformisti socialisti”.
In quest’ultima lista spicca il drappello più numeroso di ex consiglieri e assessori vicini a Melucci, ma altre due liste derivano da ambiti precisi: “Prima Taranto”, fa riferimento alla Lega, dissociatasi dal centrodestra, e sponsorizzata da Salvini e Vannacci. Fatto questo che ha procurato non poche critiche cui Tacente si è limitato a rispondere “Taranto ha bisogno di risposte concrete non di polemiche ideologiche”. Ultima lista di sostegno è “Evviva Taranto – Udc” in ci riappaiono veterani della politica locale. Anche a Tacente abbiamo rivolto alcune domande.

Come candidato sindaco e punto di riferimento delle liste che fanno capo a lei, viene additato come eredità politica e operativa di Rinaldo Melucci. É così?

Non è così perché quella che rappresento è una larga coalizione civica d’ispirazione moderata. Gli ex amministratori sono meno del dieci per cento. Il novanta per cento non ha mai avuto iscrizione ai partiti, come io stesso del resto, e proviene dalla società civile, dalle professioni, dall’impresa, dal commercio e dal mondo del volontariato cattolico.

Ma non è un mistero che molti dei rappresentanti presenti nelle sue liste sono rimasti “fedeli” a Melucci.

Quel che posso dire, per amore di onestà. è che la giunta Melucci non è caduta per problematiche attinenti al dissesto economico finanziario o a scandali giudiziari ma è caduta per errori personali di alcuni amministratori, per mancanza di rapporto fiduciario coi cittadini. Per cui noi saremo fra la gente e, come ci ha indicato l’arcivescovo Miniero nell’ultima omelia per San Cataldo, interpretiamo la politica non come mestiere ma come servizio per il bene comune.

Cosa recuperereste della giunta passata?

Bisogna valorizzare tutto ciò che di buono è stato iniziato. Pensiamo ai grandi progetti avviati, come il Just transition fund, che dispone di fondi regionali ma di programmazione comunale. Pensiamo al Brt, che rivoluzionerà la mobilità sostenibile o ai grandi contenitori culturali, come gli ex Baraccamenti Cattolica, e poi bisogna correggere ciò che di distorto c’è stato…

Cioè…?

Mi riferisco, come ho già detto, alla mancanza di rapporto con i cittadini, in fatto di fiducia e collaborazione. Si è stati chiusi nelle stanze del potere e il dialogo è stato carente.

Il prossimo sindaco si troverà tra le mani una patata bollente come la vicenda dell’ex Ilva.

Qui dobbiamo fare un piccolo distinguo. Ciò che è accaduto sia in ambito ambientale che di sicurezza del lavoro, nei giorni scorsi ha risvolti molto gravi e preoccupanti… il sindaco non decide quello che succede in ambito aziendale ma è la massima autorità sanitaria. Da sindaco farò rispettare i temi della salute e dell’ambiente e, se ci sarà una continuità aziendale, saremo pronti a far rispettare il territorio. A partire dalla decarbonizzazione e dal superamento dell’impatto sanitario.

Elezioni

Intervistiamo i candidati sindaco: il centrodestra punta su Lazzaro

23 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Sono 55.000 le imprese pugliesi rappresentare da Confagricoltura, organizzazione datoriale della quale è stato fino a poche settimane fa presidente Luca Lazzaro, che incontriamo nelle vesti di candidato sindaco di Taranto per il centrodestra. La sua scelta, che ha scontato la spaccatura della Lega, è venuta alla fine di un lungo e intenso dibattito, nel quale hanno prevalso le indicazioni delle segreterie nazionali di FdI e FI. A Lazzaro la destra si rivolge per cercare di invertire la tendenza che ormai da quasi un ventennio vede premiato il centrosinistra. Anche a lui rivolgiamo delle domande, rispettando sempre l’ordine alfabetico.

A quanto pare il centrodestra si presenta diviso, in queste elezioni, se è vero che Salvini sostiene la candidatura di un altro competitore.

Il centrodestra è unico ed è soltanto quello che sostiene la mia candidatura. La convergenza è quella di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi moderati, Partito Liberale italiano che rappresentano una coalizione spiccatamente di centrodestra. Si tratta di una coalizione seria, che ha tutte le caratteristiche del cambiamento e non ha alcun legame col passato, e con le vecchie amministrazioni di centrosinistra. Noi abbiamo qui a Taranto, invece, tre diversi centrosinistra che si stanno confrontando. Uno è quello guidato da Piero Bitetti, che sostanzialmente è capeggiato da Michele Emiliano, dall’altra parte c’è un candidato sindaco che ripercorre, sostanzialmente, le tracce disseminate da Rinaldo Melucci e infine il Movimento 5Stelle. Tutti e tre questi schieramenti stavano, fino a poco tempo fa, sotto l’egida di Rinaldo Melucci.

Quali sono le principali urgenze della città?

Innanzi tutto dobbiamo confrontarci con la problematica della vivibilità della nostra città, a partire dal decoro urbano. A cominciare dalla gestione indecorosa dei nostri rifiuti, al fallimento totale della raccolta differenziata, che in città non arriva al trenta per cento, e dall’assenza di ogni progetto di valorizzazione del ciclo dei rifiuti. Quella della vivibilità urbana sarà la problematica che affronteremo immediatamente. Cominceremo con l’azzeramento delle aziende partecipate, a partire da Kyma Ambiente e dalle loro governance, poiché è sotto gli occhi di tutti il disastro che hanno combinato. Altro problema che dovremo affrontare con urgenza, appena ci saremo insediati, è quello dei parcheggi. Ma si tratta, come dicevo, delle urgenze cittadine più immediate, cui se ne affiancano tante altre che riguardano lo sviluppo.

Di cui si parla molto, ma senza ancora nessun riscontro pratico.

Perché non si è stati in grado di progettare efficacemente e di utilizzare le tante risorse disponibili. Possibilità concrete come i Giochi del Mediterraneo hanno evidenziato l’incapacità politica della giunta Melucci.

Tra i problemi più gravi che Taranto presenta c’è quello della povertà crescente dei cittadini, confermata da tutte le rilevazioni statistiche.

Taranto è una città dalla grandi potenzialità. Pensiamo ai miliardi di euro di finanziamento che arriveranno sul nostro territorio, ma intanto dobbiamo fare i conti che gli “ultimi”, con le tantissime situazioni di povertà presenti nel nostro territorio. Ecco perché dobbiamo aver la capacità di interpretare tutte le situazioni che ci interrogano. A cominciare dalle periferie. Nelle periferie ci sono sacche di povertà importanti, e interrogano la nostra coscienza e la nostra capacità politica, e non ci riferiamo solo a “quelle” lontane dai quartieri centrali ma anche quelle più prossime al Borgo.

Lavoro

Ma l’ex Ilva si può ancora salvare? Da lunedì il pressing. In arrivo 5 miliardi

22 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Ma si può ancora salvare l’ex Ilva? L’incontro svoltosi a Palazzo Chigi mentre i lavoratori scioperavano manifestando davanti alla portineria e bloccando per quasi due ore il traffico sulla statale, ha disegnato un quadro piuttosto oscuro della situazione. Semplicemente non aggiungendo niente di nuovo a quello che è già noto: l’incendio all’Afo1 ha reso molto più complicato il percorso di “rinascita” dell’azienda siderurgica.

La criticità

Ma si scoprono, anzi, urgenze finora trascurate, a cominciare dalla necessità di decidere subito se a Taranto può attraccare la nave rigassificratrice per fornire il gas indispensabile ai forni elettrici. Senza di essa si vanificherebbe il progetto e forse anche l’approdo in Italia di Baku Steel, l’azienda azera interessata all’acquisto di Adi. A palazzo Chigi i sindacati dei metalmeccanici hanno chiesto risposte e garanzie.

Per ora non ci sono, anche se il governato della Puglia Emiliano ha preannunciato il suo sì al rigassificatore, e il tavolo viene aggiornato all’inizio della prossima settimana.

5 miliardi di Urso

Ma emerge che il ministro Urso sarebbe comunque alla ricerca di 5 miliardi di euro (“due miliardi di prestiti bancari garantiti dalla Sace e tre miliardi di contributi pubblici”) per salvare e rilanciare lo stabilimento, ma resterebbe contrario alla nazionalizzazione. Anzi le nuove risorse concorrerebbero con quelle azere a favorire l’autonomie.

Le variabili sono tante ma, se ciascuno fa la sua parte fino in fondo la situazione non è ancora definitivamente compromessa. È quello che sostiene il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. “Il momento è particolarmente drammatico ma ci assumiamo fino in fondo la responsabilità di governare questa crisi. Non rifuggiamo anche se – sostiene – tante delle cose successe non dipendono dalle nostre scelte dobbiamo individuare delle vie d’uscita”.

Il futuro

Bisogna garantire il futuro dell’acciaio, l’occupazione, l’ambiente e la sicurezza mentre la cig pende già su 4mila lavoratori. Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria nei giorni scorsi ha comunicato ai sindacati la richiesta di cassa integrazione per 3.926 lavoratori, di cui 3.538 nello stabilimento di Taranto, dopo il dimezzamento della produzione in seguito al sequestro disposto dalla procura dell’altoforno 1ì.

Ma per le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm salvare l’Ilva è ancora possibile. È quanto scrivono in una nota appena diffusa. Ma è necessario chiarire alcune questioni principali, a partire dalla trattativa con gli azeri: “quanto la concessione dell’AIA, l’approvvigionamento del gas, la condivisione con la Regione Puglia di un piano di decarbonizzazione pesano nello stallo delle trattative con Baku Steel?”.

Le questioni urgenti

Le altre questioni riguardano: la volontà e la possibilità di rispettare il Piano di ripartenza di tutti gli impianti funzionale alla gestione della transizione della produzione a forni elettrici e impianti DRI; la valutazione della annunciata decisione unilaterale dell’amministrazione straordinaria di aumentare i livelli di utilizzo della cassa integrazione. E inoltre: le iniziative su come intende tutelare i lavoratori dell’indotto e di Ilva in AS; la garanzia delle risorse economiche necessarie per gestire la grave situazione in cui versa l’azienda e mantenere la continuità produttiva e la continuità salariale delle lavoratrici e dei lavoratori.

Insomma: secondo i sindacati solo tutelando l’occupazione e garantendo il lavoro può essere garantita la ripartenza, la decarbonizzazione, la salute e sicurezza e l’ambiente.

Arte

Al Crac l’Omaggio a due grandi maestri tarantini: Nicola Carrino e Pino Spagnulo

22 Mag 2025

Il Crac Puglia (Centro di ricerca arte contemporanea) in occasione del suo decennale (2015-2025) promuove e organizza venerdì 23 maggio nei suoi spazi museali (in corso Vittorio Emanuele II n.17, città vecchia), un particolare evento culturale, articolato in tre diversi momenti: Nicola Carrino e Pino Spagnulo, omaggio, con una selezione di opere e documenti, a due maestri tarantini protagonisti internazionali dell’Arte contemporanea; Incontro d’esperienza con la partecipazione di studiosi della ricerca artistica; Dibattito pubblico sul tema “Arte contemporanea a Taranto”.

Nel 2015 la Fondazione Rocco Spani ets istituisce, per volontà di Giulio De Mitri e di un gruppo di intellettuali, nel centro storico di Taranto, il Crac Puglia, con annessa biblioteca dedicata alla memoria del noto storico e critico d’arte tarantino Franco Sossi.

IL Crac Puglia acquisisce ventisei opere di affermati artisti contemporanei (tra cui Bruno Munari, Getulio Alviani, Nicola Carrino, Luigi Mainolfi, Pino Pascali, Mauro Staccioli, Giuseppe Spagnulo, Oliviero Rainaldi, Joseph Beuys), costituendo il primo nucleo della collezione permanente: Piano Effe. Archivio storico nazionale del Progetto d’Artista e dello Studio preparatorio. Nel corso degli anni, il Crac viene riconosciuto dalla Regione ed entra a far parte della rete dei Musei di Puglia.

L’attività si focalizza primariamente sugli strumenti metodologici dell’analisi, della documentazione, del disegno, dello studio preparatorio e della pianificazione di teorie e prassi della produzione artistica contemporanea, presidio che guarda prima al progetto che al prodotto finale e che agisce come incubatore di azioni e interventi diretti sul territorio. Si pone come strumento in grado di confrontarsi con le best practice del territorio nazionale ed internazionale, al fine di produrre interventi di rigenerazione urbana e ambientale, azioni di recupero e di promozione del patrimonio storico-culturale attraverso laboratori didattici, residenze d’artista, mostre di rilievo storico e sperimentale.

Il CRAC è un’istituzione permanente al servizio del territorio. Interagendo con esso cerca di dar vita a un modello di vero e proprio “welfare culturale” che presuppone un principio fondamentale: la cultura è uno strumento per migliorare sostanzialmente la qualità della vita di ogni essere umano, incrementando e diversificando l’offerta culturale, che rappresenta una componente essenziale per far maturare un nuovo e diverso modello di sviluppo territoriale, sostenibile ed inclusivo.

L’omaggio ai due maestri Carrino e Spagnulo ha, in questa prospettiva, valore simbolico e spirituale, perché sono stati tra i primi artisti a sostenere l’idea progettuale di questo presidio permanente.

Così programma dell’evento: ore 18: inaugurazione della mostra; ore 19: incontro d’esperienza

saluti istituzionali, Giulio De Mitri, presidente Fondazione Rocco Spani ets. Introduzione Pierangelo Putzolu, direttore de “Lo Jonio”. Interventi: Roberto Lacarbonara, critico d’arte e docente AA.BB. di Lecce, Silvano Trevisani, scrittore e giornalista. Testimonianza di Annapaola Petrone Albanese. coordinamento Enzo Ferrari, artista e giornalista.

Ore 20: dibattito pubblico sul tema “Arte Contemporanea a Taranto”.

In occasione del decennale il CRAC Puglia riserva ai partecipanti un omaggio grafico dell’artista Giulio De Mitri e una copia del volume Prime acquisizioni, opere per la Collezione permanente (Gangemi Editore, Roma, 2015).

Elezioni

Intervistiamo i candidati sindaco: Mirko Di Bello e la via del civismo

22 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Mirko Di Bello, giovane professionista con nome ben noto a Taranto, essendo nipote della sindaca Rossana Di Bello, scomparsa quattro anni fa, è stato il primo a candidarsi. La strada scelta è quella del civismo, che ha dato vita a ben sei listi, con molti giovani professionisti: Con Di Bello sindaco, Taranto e futuro, Movimento sportivo, Impronta verde, Tre terre e I rioni. Anche a lui rivolgiamo alcune domande, come agli altri candidati sindaco, attenendoci all’ordine alfabetico.

Da dove nasce la sua candidatura, che è stata la prima a offrirsi alla città all’indomani dello scioglimento del Consiglio comunale?

Noi lavoravamo già da due anni. L’intenzione era quella di creare un contenitore sociale, che è quello che abbiamo fatto a Talsano, dove abbiamo aperto una sede che si chiama Spazio civico, un centro in cui le persone si ritrovano. Abbiamo organizzato partite del cuore, pettolate a scopo di volontariato, abbiamo organizzato giornate ecologiche con l’obiettivo di ricucire un dialogo fra i cittadini e il mondo associativo e, quindi, ora anche le istituzioni. Infatti l’obiettivo è ora quello di riproporsi in chiave amministrativa.

Perché questa trasformazione?

Perché eravamo insoddisfatti delle scelte amministrative nella città di Taranto, che premiavano sempre le logiche della poltrona e mai il bene comune.

Proprio da punto amministrativo Taranto vive da anni un periodo di inquietudine, con scioglimenti e dissolvimenti delle compagini amministrative. Un rapporto difficile cui si è cercato di ovviare intravedendo salvatori della patria, puntualmente deludenti. Ma si è in grado di cambiare registro?

Noi riteniamo di sì. Ed è per questo che proponiamo sei liste davvero civiche, lontane dai partiti e senza nessun candidato che abbia amministrato. Che non vuol dire non essere competenti, ma vuol dire tornare tra i cittadini. Infatti, una delle nostre proposte è quella di promuovere il decentramento amministrativo, ripristinando un modello che fu delle vecchie circoscrizioni, ma non in chiave istituzionale ma sociale. Vogliamo creare un filtro tra il Comune e quelli che sono i problemi e le criticità delle periferie cittadine: questo è il nostro obiettivo come coalizione. I continui rimpasti di giunta avvenuti nelle passate amministrazioni insegnano una cosa: che non vi era una visione comune della città, non vi era un vero progetto per Taranto. Noi intendiamo tracciare una nuova linea.

Ma, vista la vostro giovane esperienza politica, pensate che sia possibile un apparentamento nel caso di ballottaggio?

No. Al momento no, perché sarebbe come rinnegare il nostro obiettivo fondamentale, che è quello di creare una vera alternativa. Un’alternativa libera e che rappresenti la voce reale dei cittadini. Per questo escludiamo al momento qualsiasi forma di apparentamento.

Il nuovo sindaco dovrà fare i conti con la vicenda dell’Ilva che ha assunto toni drammatici.

Ha assunto toni drammatici non solo per i risvolti a livello industriale e lavorativo, ma anche dal punto di vista della salute. L’incidente avvenuto in Afo1 poteva avere conseguenze drammatiche. Noi dobbiamo costruire nuove alternative per la città, nuovi percorsi sociali ed economici. Vediamo nel turismo, nei due mari, nella nostra tradizione e nella nostra cultura la chiave per poter rilanciare il territorio e poter puntare su una Taranto rinnovata.

Elezioni

Intervistiamo i candidati sindaco: Mario Cito raccoglie l’eredità di At6

foto di G. Leva
21 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Se ci fu un movimento che segnò una nuova stagione politica nel Paese fu AT6. Per la prima volta un organo di informazione usava la sua forza a fine politico, ottenendo un vasto consenso a livello territoriale. A ideare e guidare quel movimento fu Giancarlo Cito, recentemente scomparso, la cui eredità viene oggi presa da sua figlio Mario, che non è nuovo alla politica, essendo stato più volte eletto consigliere, sia Comune che in Provincia. Anche a lui rivolgiamo alcune domande.

Come vedi la città di Taranto e qual è, a tuo parere, l’emergenza principale, in questo momento?

Io lo vado ripetendo da tempo: l’emergenza principale è innanzi tutto quella della rieducazione del tarantino. Bisogna capovolgere la città di Taranto, ricostruirla piano piano perché ormai è allo sbando totale. Ci vuole un sindaco che non resti chiuso nelle quattro mura ma che giri per la città per tutto il tempo, così da rendersi conto, giornalmente, di quelli che sono i bisogni che la gente esprime. Solo nell’incontro personale con la cittadinanza si può venire a conoscenza dei problemi reali che riguardano tutto il territorio. Così, giorno per giorno, si prende atto di quali sono i problemi segnalati dai cittadini e, come faceva la famiglia Cito, il giorno dopo si trova la soluzione.

Che cos’è rimasto del lavoro di tuo padre degli anni passati?

Niente, purtroppo. Non è rimasto niente perché tutto è stato vanificato, cancellato. Tutto quello che abbiamo costruito e regalato a questa splendida città è stato messo e si trova ormai in abbandono.

E se invece dovessi ricordare le cose più importanti fatte da Giancarlo Cito… gli impegni particolari attuati in quegli anni che cosa diresti?

Direi semplicemente che mio padre teneva a Taranto nel suo complesso. Ha dato tutto a questa città e tutto gli è stato tolto di quello che faticosamente ha costruito.

Tuo padre si è dovuto occupare, negli anni del suo impegno politico, dell’Ilva. La situazione venutasi a creare negli ultimi giorni come la valuti?

Credo che in primo luogo si debba considerare la vita delle persone, a cominciare dai bambini. La salute è la prima emergenza di cui tener conto. E poi si può parlare di lavoro, di ripresa produttiva e così via. Ma non può certo essere il Comune a risolvere il problema. Occorre un intervento forte e concreto soprattutto della Regione e del Governo. Perché il danno lo hanno fatto loro.

Il Comune non è stato tenuto in grande considerazione, nelle ultime fasi.

E invece il Comune vuole e deve essere coinvolto nelle scelte, anche se chi deve risolvere il problema sono sia la Regione sia soprattutto il Governo. Il danno lo stanno pagando però i tarantini. Si sbaglia a pensare, però, che l’amministrazione non abbia voce in capitolo. Anzi, secondo me il sindaco avrebbe dovuto alzare i toni per farsi sentire dagli organismi centrali e non arrendersi come ha fatto il nostro Melucci, con tutto il suo staff che si è ricandidato dicendo che hanno un’idea nuova per il futuro di Taranto. Ma nel corso dei diciotto anni passati per Taranto cosa hanno fatto? Per questo ci troviamo davanti a questa grave emergenza che colpisce soprattutto la gente di Taranto a cominciare dai bambini. Se poi si dovrà prendere atto che la vita dell’acciaio volge ormai al termine occorrerà occuparsi della ricollocazione degli operai. Questo spetta al governo, e in questo processo dovrà essere coinvolta la prossima amministrazione.