Francesco

Francesco, il papa degli umili, ha tracciato la via per tutti

22 Apr 2025

di Silvano Trevisani

Rovescia i potenti dai loro troni ed esalta gli umili. Se questa è la “logica” divina, insegnataci da Maria madre di Dio, non deve stupire che Francesco avesse tanto a cuore il destino degli ultimi, e non avesse mai paura a dispiacere ai potenti. È questo anche il motivo per cui la gran parte dei laici, soprattutto coloro che hanno a cuore la missione della Chiesa, lo hanno amato tanto e sentono già la sua mancanza. Un amore che diventava ammirazione sincera in un’ampia schiera di non credenti che vedevano in lui un uomo profondamente coerente, innanzi tutto con la fede professata, poi con la missione di una guida spirituale.

Ed è anche il motivo per il quale chi lo ha amato ha sempre visto una sua anticipazione in un altro papa pronto a cambiamenti radicali, che non ha potuto avviare a causa della morte improvvisa e misteriosa: Giovanni Paolo I.

Ma è forse anche il motivo per il quale molti non lo hanno amato, soprattutto tra coloro che, godendo posizioni di privilegio, potere, ricchezza, non potevano accettare critiche ai loro comportamenti. Anche se tali comportamenti arrivavano a strumentalizzare la fede e la religione a vantaggio dei loro progetti. Fino a intendere la guerra come normale pratica politica.

La storia della Chiesa è tutta segnata dai limiti umani, che erano già così chiari ed evidenti negli apostoli, che pure avevano avuto il “vantaggio” di vivere accanto a Cristo. Che non a caso aveva dichiarato beati “coloro che non hanno visto e hanno creduto”. Per chiarire, ai credenti dei millenni futuri, che la fede sincera e le opere conseguenti cambiano l’uomo dal di dentro e valgono più delle “pratiche”. Utilissime a vivere la fede, ma non la sostituiscono.

È stato sempre il potere il discrimine della convivenza umana e il potere ha facilitato interpretazioni interessate e individuali della dottrina cattolica. Che può avere certamente oscillazioni nella qualità della pratica e dell’”applicazione”, proprio perché …siamo uomini, ma non può certo prescindere dalla sua vera e principale missione: l’amore.

Proprio l’amore è il criterio principale e chiarificatore del pontificato di Francesco. E della sua “scrittura”. Da “Laudato si’” e “Fratelli tutti”, la sua lezione è chiare e inequivocabile. Ma anche così ci sono state interpretazioni unilaterali: politiche; ambientalistiche; spirituali; pastorali; e persino “geopolitiche”. Eppure l’umanesimo integrale alla base del suo insegnamento non lasciava spazio a dubbi: dalla salvaguardia del creato all’universalità della giustizia a fondamento della convivenza umana non c’è nessuno iato. Ma il problema è proprio questo: teorie settarie, atteggiamenti individualistici, seppure allargati a gruppi o nazioni, aggregazioni politiche ed egoismi cercano in tutti i modi di giustificare se stessi. Si fondano sulla diversità, la giustificano, la teorizzano, la proclamano, e hanno in odio il criterio di uguaglianza degli esseri umani. Quindi persino la democrazia. Ed è proprio questo che Francesco ha detto negli ultimi messaggi, prima di lasciarci.

Ed è proprio questo che il popolo di Dio, la grande maggioranza dei credenti, vorrebbe vedere da ora in poi confermato: nella Chiesa e dalla Chiesa. Perché non si compiacciano i poteri autoreferenziali, le mire di chi punta alla diseguaglianza, al primato di gruppi, razze, paesi, religioni, teorie transumaniste o paraumaniste. E non si torni indietro come a volte è accaduto. Anche nel cammino della Chiesa. Ad esempio dopo la “riparazione” di Francesco d’Assisi. Il cui nome papa Bergoglio non a caso ha voluto per sé. Preoccupazione certamente condivisa anche da molti non credenti, che guardavano a lui come “unica luce nel buio” in cui i potenti del mondo sembrano vagare

Beni culturali

Aperture straordinarie del Museo e visite speciali a Penelope e Collezione Ricciardi

17 Apr 2025

La domenica di Pasqua e il Lunedì di Pasquetta il Museo archeologico nazionale di Taranto rimarrà aperto dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle ore 19) e proporrà per due esperienze di approfondimento maggiore sulla mostra temporanea ospitata dal pian terreno e al secondo piano del MArTA e all’esposizione permanente della Collezione Ricciardi.

20 aprile

Il 20 aprile alle 10.30 i visitatori potranno prenotare la visita guidata alla mostra “Penelope”. Il telaio e la tela, il gesto e la postura, il mondo del sogno e del talamo, il velo e il pudore, sono la trama narrativa scelta dai curatori per ripercorrere il mito e la fortuna di Penelope. L’eroina omerica giunge a noi attraverso due tradizioni ugualmente potenti: quella letteraria e quella legata alla rappresentazione visiva, come quella apprezzabile sullo straordinario skyphos del Pittore di Penelope, proveniente proprio dal Museo Nazionale Etrusco di Chiusi. Un vaso attico a figure rosse, risalente al 440 a.C., che raffigura Telemaco in dialogo con la madre Penelope davanti al telaio ricostruito fedelmente all’interno della mostra.

La visita guidata

La visita guidata dura un’ora e si snoda attraverso dipinti, sculture, rilievi, incunaboli, stampe e testimonianze provenienti da numerosi musei italiani ed esteri. All’interno del percorso anche un omaggio a Maria Lai, artista che ha messo al centro del suo lavoro le materie tessili.

La mostra, visitabile fino al prossimo 6 luglio è a cura di a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni. Realizzazione Electa.

Il 21 aprile alle 10.30 e alle 17 sarà possibile prenotare la visita guidata alla scoperta della Collezione Ricciardi. Un focus di circa 30 minuti sulle opere pittoriche a soggetto religioso donate da Monsignor Giuseppe Ricciardi al Museo tarantino ad inizio ‘900.

Collezione Ricciardi

La collezione comprende diciotto quadri realizzati ad olio su tela, inquadrabili cronologicamente tra il XVII ed il XVIII sec., raffiguranti soggetti sacri. Molte opere sono riconducibili alla scuola napoletana di Andrea Vaccaro, Luca Giordano, Francesco Solimena, Paolo de Matteis e Francesco De Mura.

I quadri più tardi (Addolorata tra i santi Nicola e Barbara, Deposizione) sono stati attribuiti al pugliese Leonardo Antonio Olivieri di Martina Franca.

Tutte le attività, compreso la visita alla mostra “Penelope”, sono inserite nel costo del biglietto di ingresso al MArTA di 10 euro.

La prenotazione delle attività (obbligatoria) dovrà essere effettuata al numero 099 4532112, Si accettano prenotazioni fino ad esaurimento posti.

Stella Falzone, direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, sottolinea il periodo di grande interesse dei visitatori verso il MArTA e preannuncia così gli appuntamenti destinati al pubblico dei prossimi 20 e 21 aprile.

I dati del 2024

Il 2024 si era chiuso con oltre 93mila presenze e il 2025 si preannuncia con dati ancora più lusinghieri se si considera che nelle ultime settimane, anche grazie alla mostra internazionale dedicata a Penelope e al prolungamento dell’esposizione della Lex Municipii, abbiamo raggiunto già quota 21mila, 1321 solo domenica scorsa. Per Pasqua e Pasquetta rilanciamo, non solo con l’apertura, ma anche con un interessante ciclo di appuntamenti di approfondimento e conoscenza”.

Emergenze sociali

Paga le rate di un finanziamento mai chiesto: l’allarme di Adiconsum per le truffe online

17 Apr 2025

di Silvano Trevisani

Le truffe e i raggiri commerciali, soprattutto per vie telematiche, sono purtroppo all’ordine del giorno. E le vittime non sono sempre persone sprovvedute o fragili, anche se sono le più esposte. Ma può capitare addirittura di trovarsi a pagare le rate di un finanziamento mai richiesto e, peggio ancora, mai ottenuto? È proprio quello che è accaduto a un pensionato tarantino, che si è visto prelevare dal suo conto bancario, due rate di 373 euro mensili, per un finanziamento da saldare in dieci anni!

Il pensionato, che per fortuna ha esaminato il conto, è ricorso all’Adiconsum, l’organizzazione per la difesa dei consumatori della Cisl di Taranto, che si è rivolta alla sua banca, la quale ha constatato il mancato incasso di qualsiasi finanziamento. Ha fatto, quindi, bloccare i pagamenti e restituire le due rate già versate. Inoltre ha patrocinato la denuncia che l’interessato ha sporto alla magistratura.

La denuncia

A occuparsi del caso e a renderlo pubblico al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, è il neopresidente dell’Adiconsum Taranto-Brindisi, Gianfranco Solazzo, già segretario generale della Cisl. Il quale rivolge a tutti una raccomandazione: non assecondare facilmente alcuna richiesta di pagamento ma, soprattutto, controllare spesso lo stato del proprio conto corrente bancario e/o postale. E allo stesso tempo di prendere sempre visione della propria busta paga o cedolino di pensione.

Ma sicuramente è anche necessario fare molta attenzione al phishing, sempre più invadente, ovvero al tentativo di farsi fornire i dati personali con qualche scusa, e a tutte le anomale richieste di informazioni. Persino agli allarmi provocati da false denunce per vari reati da parte di forze dell’ordine e magistrati.

Fare attenzione

Secondo Solazzo, “le operazioni online e oggi l’intelligenza artificiale, esporranno sempre più cittadine e cittadini al rischio di raggiri commerciali e di false richieste di pagamento, approfittando di qualsiasi fragilità sociale ed economica”.

Solazzo rileva anche come l’indebitamento delle famiglie si aggravi anno dopo anno, soprattutto al Sud e di conseguenza aumenti anche il volume di richiesta di finanziamenti.

Fondo di prevenzione

L’Adiconsum per altro è, da oltre 20 anni, l’unica Associazione di consumatori che gestisce a livello nazionale, su incarico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Fondo di prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura, introdotto dall’ex art. 15 della Legge sull’Usura n.108/1996.

Il Fondo si rivolge alle famiglie in difficoltà economica e, per questo, non più in grado con le proprie entrate di rispettare gli impegni finanziari precedentemente assunti e, nei casi più gravi, di sostenere i costi necessari al sostentamento del proprio nucleo familiare (vitto, fitto, rate del mutuo, bollette, spese sanitarie, prestiti, ecc.). Ma di esso si sono avvalsi anche noti personaggi pubblici e dello spettacolo.

Intervista esclusiva

Patrizia Conte e il trionfo televisivo “Ho vinto puntando solo su me stessa”

14 Apr 2025

di Silvano Trevisani

È la parabola che non immagini quella che ha portato finalmente a un successo di grande livello la “nostra” Patrizia Conte. Semplicemente perché una cantante raffinata e dotata delle sue enormi potenzialità dovrebbe costantemente essere alla ribalta. Così come ha dichiarano Gigi D’Alessio già al primo impatto nella puntata d’esordio di “The Voice Senior”, il talent di Rai 1 condotto da Antonella Clerici, quando ha chiesto, prima di tutto a se stesso, dov’era “nascosta”. Il talent l’ha consacrata vincitrice, semplicemente fornendole finalmente l’occasione di una ribalta nazionale. Lei che, invece, le sue ribalte le aveva sempre ritagliate in settori di nicchia, seppure di grande rilievo internazionale. Ma trovare il successo del grande pubblico a 61 anni significa anche avere la giusta voglia e la consapevolezza dei propri mezzi. Quali certamente Patrizia Conte ha sempre avuto, collaborando con mostri sacri della musica jazz come il grande Tullio D’Episcopo o  come Bobby Durham, mitico batterista di Ella Frtizgerard, considerata tra le due / tre massime interpreti mondiali del soul. E con tanti altri, come il maestro Paolo Lepore, con quale sarà presto a Taranto. Eppure poteva essere un rischio per una come lei. È quello che le abbiamo chiesto, trovandola, come sempre, solare e ironica allo stesso tempo.

Ora che hai smaltito la gioia di un successo clamoroso, cosa ti rimane di questa esperienza?

Bella domanda! Direi: la soddisfazione di aver fatto la scelta giusta, mettendomi in gioco. E poi la gioia di aver vissuto un bel momento, grazie a un’esperienza come quella del grande pubblico televisivo, per me del tutto nuova. Il mio è stato sempre un pubblico di nicchia, certamente di bocca buona, ma limitato. E questo per una mia scelta precisa.

Ma avevi immaginato, decidendo di partecipare alla competizione, di poterla vincere?

Assolutamente no. Non sono propensa a illudermi, in genere, ma avrei accettato comunque l’esperienza, per me sempre arricchente e nuova.

Non hai avuto paura, quindi, di riproporti come “senior”.

No! Un po’ perché, come ho detto, non sono mai stata una grande illusa, come magari lo sono altri che, infatti, sono rimasi malissimo. Un po’ perché canto da così tanti anni da aver maturato una buona esperienza, che mi ha spinto a proporre dei brani particolarmente impegnativi, che sono stati apprezzati. Insomma: prima di buttarmi ci ho pensato. Ho scommesso su di me e sulle mie potenzialità. Non ho avuto bisogno di bigliettini da visiti e ottenere l’apprezzamento di tanti grandi musicisti mi ha reso orgogliosa.

Ora riceverai tante proposte, potrai scegliere le occasioni giuste. Cosa farai? Come sceglierai?

Sì le proposte cominciano già ad arrivare. Ma io la selezione la faccio col mio cachet (ride di cuore perché come al solito non le manca mai l’humor). Quello che mi piacerebbe fare è portare il giro la mia voce. L’ho fatto sempre e questo è stato il mio vantaggio ma anche il mio limite, perché, come dicevo, propongo una musica seria, impegnata. Non la musica leggera che asseconda più facilmente i gusti del pubblico o che passa attraverso gli strumenti congeniali ai ragazzi.

E infatti insegni canto jazz. Ti piace farlo?

Molto. Confesso, anzi, che mi piacerebbe entrare nel ruolo, perché vedo che gli studenti seguono con grande interesse. In questi anni ho avuto corsi in tre diversi conservatori.

Ora gli studenti potranno vantarsi di avere un’insegnante di successo. E magari si appassioneranno ancora di più. E anche a livello dirigenziale dovranno valutare il tuo successo come curriculum. Non credi?

Me lo auguro. Mi piace molto l’insegnamento e ci tengo a portarlo avanti.

E Taranto? La porti con te.

Taranto è la mia città. Forse attraverso la trasmissione mi ha riscoperta, perché ho notato con gioia che mi ha seguito e appoggiato in pieno. Il che mi ha fatto molto piacere.

Ora riposerai per qualche giorno, ma immagino che sarai presto impegnata.

Proprio così, ma non posso dirlo perché chi programma pretende sempre grande riservatezza.

Ma intanto uno dei suoi primi concerti Patrizia Conte lo terrà a Taranto, per la festa patronale, il 10 maggio prossimo, con la Jazz Studio Orchestra diretta da Paolo Lepore, con il quale collabora da anni, e che per molti anni ha diretto il liceo musicale, ora conservatorio di Taranto.

Formazione

Anche a Taranto i corridoi universitari guardando al futuro dell’Africa

11 Apr 2025

di Silvano Trevisani

Taranto non poteva non ritagliarsi un proprio ruolo all’interno di un rapporto di convivenza, collaborazione e sviluppo reciproco tra le sponde del Mediterraneo. Da questo presupposto è partito il progetto, fortemente voluto dal Centro di cultura Giuseppe Lazzati, che se n’è fatto interprete e promotore, dei corridoio universitario destinato a studenti rifugiati. Nell’ambito del progetto nato sette anni fa sotto l’egida dell’alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, che vede attive alcune università italiane. L’obiettivo è consentire a studenti in fuga da guerre o persecuzioni, di perfezionare gli studi compiendo in Italia il biennio magistrale.

Il progetto

Il progetto venne presentato a Taranto nel settembre scorso, nel corso del convegno nazionale “Dal Mediterraneo grembo e frontiera di nuova umanità”. E ha trovato il sostegno di un’ampia rete di enti e istituzioni: Università di Bari Aldo Moro, Politecnico di Bari, Camera di Commercio Brindisi-Taranto, Caritas Diocesana, Centro di Cultura G. Lazzati, Fondazione Taranto25, Abfo e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano San Giovanni II.

La presentazione dell’adesione di Taranto, che registra la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra Università di Bari, Poliba ed enti che collaborano, è stata l’occasione per un importante libroforum. Incentrato sul libro “Piano Mattei. Come l’Italia torna in Africa” scritto da Mario Giro, l’incontro si è svolto nel Dipartimento jonico in sistemi iridici ed economici del Mediterraneo dell’Università Aldo Moro.

Il libroforum

Il libroforum, coordinato da Fabio Adamo del Centro di cultura, ha visto l’intervento di Mario Giro, che ha approfondito i temi ricompresi nel suo saggio. Internazionalista, docente all’Università per stranieri di Perugia, più volte membro di governo al ministero degli Esteri, Giro è anche membro della Comunità di Sant’Egidio, protagonista nella solidarietà e nella cooperazione internazionale, nonché della diplomazia dei popoli. Partendo dalle osservazioni da più parti rivolte al Piano Mattei, Giro ha ricordato che quando è stato lanciato il Global gateway, cioè il grande programma per l’Africa dell’Unione Europea, le critiche sono state le stesse che sono state rivolte all’inizio al Piano Mattei: pochi soldi (150 miliardi rispetto ai 5 del Piano Mattei) e vecchi progetti riciclati. “Quello che i dirigenti africani hanno apprezzato è stato l’atteggiamento italiano, paritario e non predatorio. L’Africa è diventata più “matura” più indipendente. Per questo sono state mandate 5 missioni in cinque stati chiedere quali programmi vogliono attuare. Finora l’unico interesse degli europei era di fermare la migrazione. Anche il Piano Mattei evidentemente ci conta, ma non è fondamentale”.

Sottolineando le varie criticità avvertite finora, come Covid, crisi climatica e guerre incidono, ha rimarcato la diminuzione dei contributi internazionali. Gli unici due paesi che non hanno diminuito i fondi della cooperazione sono la Spagna l’Italia. “Ci riuscirà questo governo ad attuare il piano? Lo spero, anche per gli impatti delle crisi geopolitiche. Le imprese africane sono fragili, le imprese italiane sono piccole e non hanno più il sostegno di una banca italiana. Il grande problema geopolitico futuro è la gioventù africana. L’80% è al di sotto dei 25 anni e pare che entro la fine del secolo saranno 4 miliardi. Mentre la nostra società è vecchia, elemento che alimenta la paura. L’Africa è creativa e vogliosa di fare e di “muoversi” per il mondo. La migrazione non è un’emergenza, l’abbiamo considerata tale per finalità politiche elettorali, ma non lo è. Oggi l’Africa è un soggetto e se vuole può cacciare anche i cinesi. In noi non vedono un partner minaccioso. Sono formati, molti qualificati”.

Gli interventi

Numerosi gli interventi al dibattito: Ivan Ingravallo del dipartimento jonico Uniba, Aimé Lay Ekuakille dipartimento d’ingegneria dell’innovazione dell’Università del Salento, Francesca Sanesi per Camera di commercio Brindisi-Taranto, don Francesco Nigro, direttore dell’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano San Giovanni Paolo II, Fiorella Occhinegro per la Fondazione Taranto25 e l’Abfo, Barbara Scozzi, Ttec Poliba.

La conclusioni

La conclusioni sono state tratte da Mimmo Amalfitano, presidente del Centro di cultura per lo sviluppo G. Lazzati aps-ets Taranto che ha e l’intento di consentire, attraverso l’università, di consolidare un diritto di formazione che diventa diritto di cittadinanza. A dimensione mediterranea.

“Iniziamo un cammino. . Ha detto – L’aspirazione è diventare una città migliore, all’altezza dei problemi che viviamo, una città aperta. Vogliamo offrire perché vogliamo avere”

Ricordando i suoi vent’anni di presidenza della Croce Rossa di Taranto, ha aggiunto: “Ho assistito come presidente a sbarchi superiori alle 40.000 unità, e ho verificato il globalismo della comunicazione era, nei giovani che arrivavano, più avanzato di quello dei nostri giovani. Oggi il nostro lavoro è la nostra capacità di riconnettere, relazionale. È l’apertura di un cammino”.

In conclusione ha citato Moro, che a Taranto ha vissute per undici anni, e qui sicuramente ha messo a punto la sua visione aperta verso il Mediterraneo. “Moro e Mattei sono uniti da una morte drammatica, ma che in qualche modo ha esaltato le loro visioni. E noi vogliamo colloquiare con la responsabilità di questo piano Mattei”

(le foto sono di Beppe Leva)

Archeologia

Domenica 13 aprile al Museo: “Ma che razza di Otello?” con Marina Massironi

10 Apr 2025

L’attrice Marina Massironi, ben nota al grande pubblico anche per le “storiche” collaborazioni con Aldo, Giovanni e Giacomo, sarà protagonista della prossima “Domenica in concerto” al Museo nazionale.

Due figure mitiche “sovversive” saranno protagoniste dell’appuntamento, tra musica e archeologia, della rassegna voluta dal MArTa, dall’associazione Le Corti di Taras e dal L.A. Chorus.

Domeniche in concerto

Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto – Musica e Aperitivo”, a cura della direttrice del MArTa, Stella Falzone e del maestro Pierfrancesco Semeraro, propone infatti nella formula del matinèe domenicale lo spettacolo “Ma che razza di Otello?”, con l’attrice Marina Massironi e un focus dedicato alla mostra di Penelope, visitabile fino al 6 luglio nelle sale del MArTa.

Due figure che vanno ben oltre il loro valore simbolico tradizionale e che, passando da Shakespeare a Omero, ottengono all’interno del museo tarantino l’occasione per una importante rilettura.

Se a raccontarci l’Otello è Shakespeare, si tratta di una tragedia, se ce lo racconta Verdi è un melodramma, ma quando la narrazione della fosca vicenda del Moro è affidata a un’autrice appassionata e melomane come Lia Celi, e alla vivacità interpretativa di Marina Massironi, il risultato è una inaspettata rilettura della storia dell’impresa verdiana, delle regole del melodramma e dei temi cari alla tragedia shakespeariana: la gelosia, il razzismo, il plagio, la calunnia.

Ancora una volta al MArTa il punto di vista è virato al femminile e apre a divertenti, ma anche ad amari cortocircuiti collegati all’attualità.

L’attrice

Marina Massironi restituisce al pubblico la genesi del capolavoro “verdiano” con notizie storiche curiose, spunti d’attualità e riflessioni sulle dinamiche umane di cui il triangolo Otello-Iago-Desdemona si fa emblema, con umorismo sottile e spiazzante, e momenti tragicamente appassionati. Il tutto accompagnato dalla timbrica cristallina dell’arpa di Monica Micheli.

Prima dello spettacolo, come nella tradizione dei matinées del MArTa, il personale del museo accompagnerà i visitatori nelle sale che ospiteranno fino al 6 luglio la mostra internazionale dedicata a “Penelope”, a cura di Alessandra Sarchie Claudio Franzoni e realizzata da Electa.

Il costo dell’ingresso al Museo per assistere alla matinèe e alla visita guidata è di 10 euro. L’accesso sarà consentito dalle ore 10 per la visita guidata, con inizio visita alle ore 10.30. L’accesso per il concerto dalle ore 11 con inizio concerto alle ore 11.15.

Per concludere l’aperitivo sarà offerto all’interno del chiostro del museo a partire dalle 12.15.

Biglietti acquistabili nella sede de Le Corti di Taras (via Giovinazzi, 28 – Taranto dal lunedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20) o sulla piattaforma Vivaticket – https://www.vivaticket.com/it/ticket/ma-che-razza-di-otello-sei/259760?culture=it-it

Fede & cultura

San Cataldo: Un libro di Lucio Pierri cerca di mettere ordine nelle tradizioni

09 Apr 2025

di Silvano Trevisani

San Cataldo tra storia e leggenda” è il titolo di un saggio scritto da Lucio Pierri e pubblicato dalle edizioni Scorpione, che sarà presentato il 5 maggio prossimo nella Basilica cattedrale da Piero Massafra. A coordinare sarà monsignor Emanuele Ferro, interverrà l’autore. Rivolgerà i saluti l’arcivescovo Ciro Miniero. Il volume è il quarto della Collana di studi storici e archeologici degli Amici del Castello Aragonese di Taranto OdV.

Siamo in grado di anticipare alcuni dei contenuti principali del volume di Pierri che alle tradizioni agiografiche e storiche riguardanti il santo patrono della città e della diocesi di Taranto si dedica da tempo. Una questione, quella della vicenda umana e storica di Cataldo, che da anni interessa e interroga studiosi e devoti, impegnati nel non semplice scopo di chiarire almeno le origini del santo vescovo. Come spesso accade per i santi vissuti molti secoli fa, le tradizioni sforano spesso nella leggenda, in carenza di documenti storici coevi esaurienti.

Così il saggio

Il saggio di Pierri si muove, infatti, sullo scivoloso tema della agiografia, tentando di discernere, attraverso un esame della documentazione antica, quanto si possa attribuire alla storia e quanto alla leggenda, circa la vita e le opere di san Cataldo. Le fonti sono varie, a volte coincidenti, a volte discordanti, ma tutte concordano su un dato centrale: il luogo di sepoltura del santo è nel soccorpo della cattedrale. Quello è un avvenimento certo e documentato che dà inizio alla storia, scandita con precisione nelle sue date, come sintetizzato dall’arcivescovo Capecelatro nell’Officium del 1787: Drogone nel 1071 rinviene il corpo e lo colloca sotto l’altare maggiore del Duomo. Rainaldo nel 1107 ne cura un migliore sepolcro. Gerardo nel 1151 fabbrica un mirabile sacello e vi ripone le reliquie custodite in una urna d’argento. Rogerio nel 1346 fonde l’urna di argento per ricavarne una statua a mezzo busto.

Sui dati storici “noti” l’autore non si dilunga, concentrandosi sulla ricerca delle narrazioni antiche, intessute dalla pietà popolare e dalla fede, sulla vita di san Cataldo, e come una di queste, recepita dalla chiesa e ufficializzate nella liturgia, abbia oscurato un’altra tradizione. Che era forse più antica e narrava in maniera diversa quelle vicende facendo di Cataldo un santo vescovo, sepolto in antiquo in una chiesa rurale posta fuori le mura della città di Taranto.

Le due narrazioni sono in apparenza inconciliabili. Le riassumiamo brevemente, così come riportate da Pierri.

La prima narrazione

La prima, fondata probabilmente dal Berlengerio nel XII/XIII secolo, recepita nei libri liturgici della Chiesa tarantina che si leggevano in occasione delle festività del santo, venne consolidata attraverso la pubblicazione nel 1555 dell’Officium beati Cataldi archiepiscopi Tarentini, de eius vita, miraculis, canonizatione ac translatione, ad opera Giovan Battista Argerius.

Quando quella liturgia nel 1580 venne portata a Roma dall’arcivescovo Brancaccio per ottenerne l’approvazione, non venne accettata in toto. Il Cardinale Sirleto, incaricato della revisione, ne tagliò la parte più poetica: la nascita a somiglianza di Cristo con l’apparizione della stella cometa, la profezia di una nascita prodigiosa e la resurrezione della madre morta di parto da parte del piccolo infante Cataldo.

Il ridimensionamento fu accettato ob torto collo dalla liturgia ufficiale, ma non dalla storiografia tarantina, che volle sempre mantenere viva la tradizione degli antichi libri, ad iniziare dal Giovan Giovine. Il quale, nove anni dopo, nel 1589, diede alle stampe il De antiquitate et varia tarentinorum fortuna, riportando integra la narrazione tradizionale. E così nei secoli successivi, sino a tutto il secolo XIX con la pubblicazione della Storia di Taranto del De Vincentiis nel 1887. Si dava per certa la nascita in Irlanda e l’episcopato irlandese, il viaggio in Terra santa, l’arrivo successivo a Taranto. Quindi: morte e seppellimento a Taranto nella cappella di San Giovanni in Galilea, ritrovamento del corpo dopo diversi secoli da parte dell’arcivescovo Drogone nel rifacimento dalle fondamenta della chiesa.

La seconda narrazione

Questa sistemazione del culto determinò l’abbandono di una memoria più antica che narrava in maniera diversa quelle vicende. Memoria contenuta in una misconosciuta “cronaca” scritta intorno al 1150, conservata in un codice custodito presso la Biblioteca nazionale di Austria. Di essa sino ad ora se ne era avuta solo qualche parziale e non sempre pertinente citazione. Se ne conservava però in maniera frammentaria il nucleo fondamentale. Che fa riferimento al ritrovamento del corpo di Cataldo in una chiesa rurale presso Taranto a opera di un monaco longobardo e la sua traslazione nella chiesa di San Biagio all’interno città, prima del trasferimento in cattedrale.

Il reperimento integrale di quella memoria, il Sermo de inventione corporis sancti Kataldi, è stato reso possibile attraverso il rinvenimento sul mercato antiquariale, della trascrizione che venne operata nel 1924 da Adolf Hofmeister in occasione di un convegno organizzato dalla Biblioteca di Monaco.

Nel suo saggio Lucio Pierri tenta di conciliare le due diverse narrazioni, e ipotizza come dalla prima si sia passati alla seconda, dal ritrovamento del corpo in una chiesa rurale da parte di un monaco di origine longobarda, a un ritrovamento in cattedrale a opera di un arcivescovo normanno.

In che modo? È quello che approfondiremo prossimamente interpellando lo stesso autore. Il quale, come vedremo, rimarca il ruolo avuto nell’accreditamento e diffusione delle tradizioni da parte delle diverse provenienze “geografiche” degli “attori” religiosi.

Città

Respiro di sollievo per gli asili nido Ma non per le tariffe di parcheggio

03 Apr 2025

di Silvano Trevisani

Una buona notizia è arrivata, nella mattinata di oggi 3 aprile, sul fronte della paventata privatizzazione degli asili nido comunali. Non c’è nulla di definitivo: la privatizzazione, al di là degli atti formali di competenza del commissario straordinario, non è stata definita. A chiarirlo, dopo la levata di scudi da parte di operatori, sindacalisti e rappresentanti politici, preoccupati per la determinazione dirigenziale, è la stessa commissaria Giuliana Perrotta. La quale spiega, in una nota diffusa in mattinata, che starà alla nuova giunta comunale che sarà espressa dalle prossime elezioni amministrative, di operare la scelta definitiva sulla questione.

Preoccupazione aveva suscitato la pubblicazione della determina del dirigente n° 2238 del 1° aprile 2025 con la quale si nomina il gruppo di lavoro per l’esternalizzazione degli otto asili nido comunali. Un atto che era apparso a tutti come l’attuazione del Dup della giunta Melucci, che non era stato revocato dopo la votazione della mozione di ritiro da parte Consiglio comunale monotematico

Ma la nota del Comune spiega che “Dopo l’incontro con le varie associazioni tenutosi l’11 marzo scorso a Palazzo di Città, il commissario straordinario, dottoressa Giuliana Perrotta, dopo aver ascoltato le ragioni esposte in quella sede a favore del mantenimento della gestione pubblica degli asili nido ha immediatamente avviato un approfondimento interno. Questo al fine di acquisire tutti gli elementi tecnico-gestionali e finanziari che consentissero una revoca degli atti amministrativi già avviati dalla precedente amministrazione, soprattutto sotto il profilo delle necessarie coperture di bilancio”.

Tale processo di approfondimento non si è ancora concluso e attualmente con l’indizione dei comizi per l’elezione del nuovo Consiglio comunale, il commissario ha soltanto i poteri di ordinaria amministrazione.

Allo stato, quindi, non è stato adottato alcun provvedimento che renda definitiva ed irrevocabile la paventata privatizzazione e resterà impregiudicata la possibilità per l’amministrazione subentrante di riconsiderare la scelta.

La questione parcheggi

Se si rasserena il clima sugli asili nido, resta teso sulla vicenda delle tariffe del parcheggio, per la quale la segreteria della Cisl, che ha tenuto una conferenza stampa, si rivolge ancora una volta al commissario straordinario.

La Cisl FP del Comune e la segreteria provinciale, sin dai primi giorni del suo insediamento, avevano sollecitato la gestione commissariale a occuparsi, tra le altre problematiche, anche dell’incremento delle tariffe per la sosta dei dipendenti pubblici e l’esclusione dell’area di parcheggio dell’ex Mercato Coperto di via Anfiteatro. A distanza di un mese, i sindacati tornano a sollecitare il commissario Perrotta a ripristinare la suddetta area, sia per gli abbonamenti nella Zona A che nella Zona B, a ripristinare entrambi i lati del Lungomare di Taranto e a rivedere le tariffe, valutando la possibilità di stipulare convenzioni con gli Enti ubicati nel centro città.

L’abbonamento mensile è passato da 25 euro a 38 euro in soli due anni. Un incremento che rappresenta un ulteriore aggravio per i lavoratori, senza che siano stati previsti adeguati correttivi o agevolazioni per il personale comunale, per gli altri enti e per i lavoratori di Poste Italiane.

Un simile aumento incide negativamente sul bilancio familiare di molti dipendenti – afferma Ligonzo della Cisl FP – già gravati dal generale aumento del costo della vita. Riteniamo dunque indispensabile un intervento immediato per evitare ulteriori disagi e garantire una soluzione equa e sostenibile. Queste misure correttive erano state già avanzate da questa O.S. che a questo punto rilancia l’appello al Commissario Perrotta, per contenere i costi della sosta e tutelare il diritto alla mobilità dei lavoratori, anche attraverso una convenzione che i singoli enti possono attivare direttamente con Kyma Mobilità”.

Musica

Venerdì 4 aprile concerto dell’organista Gail Archer alla Collegiata di Grottaglie

02 Apr 2025

Venerdì 4 aprile, alle ore 19.30, la famosa organista statunitense Gail Archer terrà un concerto all’organo rinascimentale della Collegiata Maria SS.ma Annunziata di Grottaglie
La manifestazione, organizzata dall’associazione Armonie di Primavera con la direzione artistica della prof.ssa Palma di Gaetano, prevede anche un ‘open Concert’ affidato agli alunni dei percorsi ad indirizzo musicale dell’istituto comprensivo ‘Pignatelli’ di Grottaglie.

Gail Archer insegna pratica professionale al Barnard College, alla Columbia University ed è fondatrice di un forum internazionale per le donne organiste chiamato Musforum. Dirige il “Barnard-Columbia Chorus & Chamber Choir” e il “Programma musicale” del Barnard College, Columbia University, ed è organista del Collegio del Vassar College.

L’organo della Collegiata di Grottaglie è in assoluto il più antico di Puglia e uno dei più antichi d’Italia. Infatti: è sicuramente anteriore al 1587, data che compare sul prospetto anteriore della cantoria, in quanto in quell’anno l’organaro leccese Orfeo de Torres si limitò solo ad accomodare (“per la acconsatura), a dotare della pedaliera e a rifare i mantici a un organo che nel 1586 viene definito ‘un bellissimo organo’ in condizioni disastrose.

Hic et Nunc

Asili nido: torna l’incubo ‘cessione’ e si annunciano nuove mobilitazioni

02 Apr 2025

di Silvano Trevisani

La gestione degli asili nido comunali affidata ai privati. Questo sta avvenendo, nonostante la mobilitazione cittadina, che aveva coinvolto soprattutto le famiglie e gli operatori e che aveva portato allo svolgimento del Consiglio comunale monotematico del 4 febbraio scorso. Il Consiglio si era chiuso con una mozione approvata quasi all’unanimità che chiedeva la revoca della delibera con cui la giunta Melucci aveva disposto la privatizzazione.

Ma il problema è che né il sindaco né la giunta hanno recepito formalmente la mozione trasformandola in un atto deliberativo. Ragion per cui: la privatizzazione è stata di fatto confermata e il commissario prefettizio, Giuliana Perrotta, non ha fatto altro che dare seguito all’unica decisione della giunta, pubblicando all’albo pretorio la determinazione 102. Con tale atto, a firma del dirigente Michele Matichecchia, si dispone la costituzione del gruppo di lavoro comunale che si occuperà della esternalizzazione della gestione degli asili nido comunali. Un atto dovuto? I pareri in merito sono discordi.

La decisione ha suscitato sconcerto tra le organizzazioni sindacali, le lavoratrici e i lavoratori del settore, nonché tra le famiglie che usufruiscono del servizio di grande valore pedagogico, educativo e sociale. Gli asili nido pubblici, infatti, sono considerati un fiore all’occhiello del Comune di Taranto. La decisione, però, era stata già prevista e contro di essa inutilmente si erano mossi sia esponenti politici che organizzazioni sindacali. A lanciare l’allarme, il 4 marzo scorso, era stato il consigliere Enzo Di Gregorio, che aveva segnalato il rischio concreto che il processo di esternalizzazione, improvvidamente avviato dalla giunta Melucci, su discutibili presupposti finanziari, potesse riprendere, non essendo stato interrotto da alcun atto formale. “Chiederò immediatamente un incontro con il commissario Giuliana Perrotta – dice ora Di Gregorio – per comprendere quali margini di manovra sono possibili per non vanificare un patrimonio in termini di professionalità e di qualità del servizio”.

Tutte le organizzazioni sindacali intervengono sulla questione, con prese di posizione accorate e allarmate.

“Non possiamo permettere che i nostri figli diventino merce di scambio. – dichiara il segretario della FP Cisl Umberto Renna – Ci batteremo con tutte le nostre forze per difendere un modello di gestione pubblica degli asili nido che garantisca qualità, accessibilità e legalità. Siamo in attesa di segnali dalla politica che si candida a guidare la città”. La Cisl FP Taranto Brindisi si impegna “a contrastare questa scelta, tutelando i diritti dei lavoratori e dei cittadini, e invita le istituzioni a riflettere sulle gravi conseguenze che la privatizzazione degli asili nido avrebbe sul tessuto sociale del territorio”.

La Uil Fpl Taranto critica anche il metodo con cui è stata assunta questa decisione, denunciando la totale assenza di confronto con le parti sociali e con la comunità. “Una scelta così impattante non può essere presa nel silenzio e senza ascoltare chi lavora quotidianamente in questo settore. L’istruzione prescolastica è un diritto e non può essere trattata come un qualsiasi servizio da appaltare al miglior offerente”, sottolinea la segretaria Paola Catucci.

“La dottoressa Perrotta – afferma da parte sua il segretario della Fp Cgil, Cosimo Sardelli – raccogliendo tutte le sollecitazioni e i contributi forniti dalle associazioni e le organizzazioni sindacali, aveva rassicurato una certa continuità del percorso di ascolto avviato, prevedendo un aggiornamento del tavolo di confronto. Ma ciò non è accaduto”. Nel chiedere un incontro urgente al commissario, la Cgil si dice “pronta ad affiancare e sostenere la mobilitazione di tutte le lavoratrici e i lavoratori degli asili nido”.

Tra le prese di posizione quella dell’ex capogruppo consigliare del Pd. Luca Contrario, secondo il quale non era affatto dovuto l’atto assunto dal commissario prefettizio. Che ha ignorato una mozione approvata dal Consiglio comunale. In una lunga nota, Contrario smonta tutti i presunti vantaggi della decisione, così come descritti dalla giunta Melucci e annuncia presto una grande mobilitazione.

Dati Istat

Tra denatalità e spopolamento il Sud si “allontana” dal Nord

31 Mar 2025

di Silvano Trevisani

Il minimo storico di fecondità, la speranza di vita che supera i livelli pre-pandemici, l’aumento degli espatri di cittadini italiani. Sono questi i dati più rilevanti dei dati demografici contenuti nel report presentato oggi dall’Istat. Assieme al nuovo massimo di acquisizioni della cittadinanza italiana a cui si affianca comunque l’importante crescita della popolazione straniera residente. Ma il dato più rilevante è certamente quello della denatalità. Ormai la media di procreazione per le donne italiane si avvicina all’1 assoluto. Ma la situazione è molto peggiore al Sud. In Sardegna è di molto inferiore all’1%. In Puglia è dell’1,16%.

La popolazione

La popolazione italiana, dunque, cala anno dopo anno a partire dal 2014 e la diminuzione progressiva e notevole è frenata solo dall’arrivo di stranieri che assumono la nazionalità italiana. Ma ciò che per noi è più rilevante è il fatto che mentre nel Nord la popolazione aumenta dell’1,6 per mille, il Centro e il Mezzogiorno registrano variazioni negative rispettivamente pari rispettivamente a -0,6 per mille e a -3,8 per mille. Il che marca un continuo, cospicuo trasferimento al Nord (oltre che all’estero) di masse di popolazione. Queste consentono non solo di compensare le perdite che anche il Nord subisce ma addirittura di aumentarne costantemente, seppur di poco, la popolazione. Al Sud quattro centri su cinque decrescono e, se non si frena l’esodo collettivo, molti piccoli centri presto potrebbero sparire. Le aree interne del Mezzogiorno registrano, infatti, una variazione di circa il 5 per mille in meno sull’anno precedente;

Immigrazione

Se ne desume anche che l’immigrazione, che resta continua anche se in Italia non raggiunge certo i livelli dell’Europa del Nord, incide molto meno al Sud rispetto alla regioni settentrionali. I neo-cittadini italiani compensano gli italiani che emigrano: senza di loro la popolazione italiana avrebbe un tracollo.

Ma guardiamo gli altri dati. Tornando al tema della denatalità, con 1,18 figli per donna viene superato il minimo di 1,19 del 1995, anno nel quale, però, sono nati 526mila bambini, grazie alla presenza di un maggior numero di famiglie, contro i 370mila del 2024. Le famiglie sono sempre più piccole: la loro dimensione media scende in 20 anni da 2,6 componenti agli attuali 2,2 (media 2023-2024).

Emigrazione

Un vero e proprio boom registra il fenomeno delle emigrazioni per l’estero: sono 191mila (+20,5% sul 2023), delle quali ben 156mila riguardano cittadini italiani che espatriano (+36,5%). I motivi sono sempre legati al lavoro, alla disponibilità, qualità e redditività.

Aumentano anche i neo-cittadini italiani: sono 217mila le acquisizioni della cittadinanza italiana concesse a cittadini stranieri residenti in Italia, superato il precedente massimo di 214mila raggiunto nel 2023. Non solo la natalità è in forte discesa ma anche la mortalità: sei neonati e 11 decessi per 1.000 abitanti. Il che comporta un forte invecchiamento della popolazione.

Il saldo migratorio netto sale da +261mila nel 2022 a +274mila nel 2023. Quindi: più immigrati e meno emigrati dell’anno precedente

Emergenze sociali

La Puglia è la quarta tra le regioni a rischio povertà, e l’occupazione frena

ph Siciliani Gennari-Sir
28 Mar 2025

di Silvano Trevisani

È di quasi due famiglie su cinque rischio di povertà ed emarginazione sociale il Puglia, secondo i dati diffusi dall’Istat. Un quadro avvilente che conferma un arretramento della qualità della vita in tutta Italia, ma in maniera molto maggiore al Sud. La Puglia è quarta, in ordine negativo, nella classifica che misura il rischio povertà ed emarginazione: se la Calabria è prima con il 48,8%, che significa che il rischio povertà riguarda una famiglia su due, la Campania è la sconda (43,5%) seguita dalla Sicilia (40,9%), quindi dalla Puglia al 37,5%. Una condizione che è di gran lunga peggiore di quella del resto del Paese. sempre più spaccato in due.

Due Italia

Ne consegue che se tutta l’Italia è in arretramento, con una percentuale di popolazione a rischio povertà o esclusione sociale che passa dal 22,8% del 2023 si passa al 23,1% è solo il Sud a soffrire in maniera determinante, incidendo pesantemente sulla media complessiva. Ben diversa è la situazione nelle regioni del Nord: in Trentino-Alto Adige (il paese meno povero d’Italia) in pericolo è solo l’8,8% delle famiglie (ovvero quasi 30% in meno di rischi rispetto alla Puglia), poi l’Emilia-Romagna (10,1%) e la Valle d’Aosta (10,7%).

Classifiche

Seguono Marche (11,8%), Friuli-Venezia Giulia (12,4%), Veneto (12,4%), Piemonte (13,5%), Liguria (13,8%), Umbria (14%), Lombardia (14,1%) e Toscana (15,2%).

Attorno alla media nazionale sono le altre regioni del Centro e del Sud che non arrivano al 30% di famiglie a rischio. Si tratta di Sardegna (29,6%), Molise (27,5%), Lazio (25,8%), Basilicata (25,4%), Abruzzo (25,1%).

Non si capisce, da questi dati, dove si fondi la pretesa delle forze politiche hanno cavalcato l’autonomia differenziata. Visto che il Paese è nettamente spaccato in due, con le regioni opulente del Nord che hanno un bassissimo rischio di povertà e diventano, anno dopo, più ricche, mentre l’arretramento delle regioni meridionali sembra inarrestabile già di suo!

Reddito

Inoltre nel 2024 il reddito annuale medio delle famiglie (37.511 euro) aumenta in termini nominali (+4,2%) e si riduce in termini reali (-1,6%) a causa dell’inflazione. Il rischio povertà conosce, inoltre, oscillazioni molto diverse rispetto ai territori. E in Puglia cresce l’allarme per il balzo improvviso di oltre 5 punti percentuali.

Secondo il segretario generale della Cisl Puglia, il tarantino Antonio Castellucci, “è evidente l’urgenza di attivare maggiori misure di sostegno regionali mirate a contrastare questa situazione”.

Occupazione

La situazione è aggravata da un tasso di occupazione che è cresciuto in Puglia nel corso del 2024 di appena lo 0,5% rispetto all’anno precedente, infatti risulta essere penultima regione del Mezzogiorno per tasso percentuale di crescita. Per questo è fondamentale “il supporto dei redditi da lavoro, poiché non sempre sono sufficienti a garantire il superamento della povertà”.

Lo confermano ancora i dati Istat, sempre nel report “Condizioni di vita e reddito delle famiglie 2023 – 2024, secondo i quali un reddito su dieci è a rischio di “povertà lavorativa”.