Salute

Sanità: venerdì 28 sit-it di protesta e per i neonati la situazione resta grave

26 Feb 2025

di Silvano Trevisani

La sanità a Taranto vive una situazione particolarmente difficile, che la pone in coda alle altre città pugliesi, per via di ritardi, scelte sbagliate e tagli imposti. Mentre si lamenta quotidianamente l’insufficienza di personale e strutture (lamentata nei giorni scorsi l’insufficienza dei mezzi per i neonati prematuri) si nutrono dubbi sul nuovo ospedale.

Partiamo proprio dall’Ospedale San Cataldo, che rischia di essere un bel contenitore vuoto, poiché nessuna certezza vi è sul fronte dei posti letto e sul piano assunzionale degli operatori sanitari del nostro territorio.

Le carenze

È quello che denunciano la Cgil di Taranto e la categoria della Funzione Pubblica che lanciano una campagna di presidio e preannunciano un sit in peer venerdì 28 febbraio alle ore 15.30 davanti all’ingresso del “SS. Annunziata”. Vi parteciperà anche il segretario nazionale della Fp Cgil che si occupa proprio di sanità, Michele Vannini. “A Taranto oggi si discute di sussistenza del diritto alla salute, ma anche della difesa di lavoratrici e lavoratori della sanità schiacciati da una mole di lavoro immensa e da scarsi investimenti”, dichiara Mimmo Sardelli, segretario generale della Fp.

A Taranto, secondo la stessa relazione sul Piano dei fabbisogni del personale dell’Asl di Taranto (2023-2025) – sottolinea Cristina Fama, segretaria territoriale della Fp Cgil – mancherebbero circa 60 milioni di euro, a fronte di un investimento che dovrebbe portare il Poc tarantino ad un volume ancora sottodimensionato, rispetto all’emergenza epidemiologica del territorio, sia di posti letto (circa 700), sia di personale (mancherebbero all’appello medici, infermieri ed oss)”.

“Più che una Legge ad hoc su Taranto, sarebbe opportuna una riforma strutturale che ad esempio spenda maggiori risorse per la sanità pubblica, piuttosto che per quella privata”, dichiara il segretario generale della Cgil, Giovanni D’Arcangelo.

Neonati prematuri

Nei giorni scorsi era stata invece la Cisl a lamentare l‘insufficiente dei mezzi per garantire la vita dei neonati prematuri. Unambulanza è stata messa a completa disposizione dei neonati prematuri, la direzione medica del POC “SS. Annunziata” pronta a trasferirli in strutture più adeguate. Ma non basta: il rischio che i neonati arrivino troppo tardi nelle strutture di destinazione è troppo alto e inaccettabile.

A lanciare lallarme è stato Giuseppe Lacorte, segretario generale della Cisl Fp Taranto Brindisi, che già in precedenza aveva denunciato il grave pericolo rappresentato dalla carenza di personale e dalla precarietà dellUnità operativa di terapia intensiva neonatale (Utin). “La situazione è ora ancor più critica, e il solo trasferimento via ambulanza non può garantire la sicurezza dei piccoli pazienti”. Lacorte segnala che a partire dall8 febbraio, tre medici hanno lasciato il reparto, riducendo il numero dei professionisti in servizio a soli due, compreso il direttore. Questo vuoto di personale si somma alla già precaria condizione, considerando che sono presenti solo specializzandi, che per ovvie ragioni non possono garantire la copertura adeguata e la continuità necessaria.

Utin

Nonostante gli sforzi della Asl Taranto, che ha siglato una convenzione con il Policlinico di Bari per la copertura di alcuni turni di servizio con i professionisti baresi, la soluzione non si stia rivelando adeguata alla gravità della situazione. E potrà peggiorare.

A complicare ulteriormente la situazione, la vicina Asl Brindisi ha sospeso dal mese di luglio scorso i ricoveri dei neonati con età gestazionale al di sotto delle 34 settimane, indirizzandoli al Centro Hub del Fazzi di Lecce. Una decisione che evidenzia come Taranto e Brindisi stiano vivendo difficoltà simili, aggravate da gravi carenze di personale e da una programmazione sanitaria regionale che non risponde alle necessità urgenti dei territori.

Lacorte chiede un intervento immediato, poiché il rischio di trasferire neonati in strutture distanti senza una rete adeguata di supporto è troppo elevato. Le istituzioni locali e regionali devono intervenire con urgenza per garantire una soluzione definitiva. Ogni minuto conta, e non possiamo permettere che i nostri bambini vengano lasciati soli di fronte a una situazione che va ben oltre le risorse a disposizione”.

Emergenze ambientali

Il 1 marzo sit-in sotto il municipio
contro il dissalatore al fiume Tara

24 Feb 2025

di Silvano Trevisani

Non si ferma la battaglia del comitato per la difesa del fiume Tara, contro la realizzazione del dissalatore. Neanche per lo scioglimento del consiglio comunale, che aveva affrontato la questione in una seduta monotematica, esprimendo netta contrarietà. Anzi, proprio la conclusione dell’ra Melucci spinge a nuove iniziative: è al commissario prefettizio, Giuliana Perrotta, chiamata a reggere le sorti del Comune fino alle nuove elezioni, che si chiede di continuare nella direzione decisa dalla città, proseguendo il ricorso al Tar.

50 associazioni

Per dare sostegno alla battaglia, sabato mattina alle 10 i rappresentanti delle associazioni firmatarie e delle comunità di Taranto, Statte, Massafra, Palagiano, Grottaglie, Lizzano, Monteparano, Manduria terranno un sit-in sotto palazzo di città.

“L’impegno preso contro il dissalatore – scrivono in una nota – non può dissolversi con la fine del mandato, né diventare un semplice slogan elettorale in vista delle prossime amministrative. Noi, cittadini, associazioni e comitati dei Comuni ionici uniti per la difesa del territorio, chiediamo coerenza e responsabilità da parte dei consiglieri comunali dimessi e dei consiglieri regionali Stellato e Di Gregorio”.

In particolare, a Stellato e Di Gregorio, consiglieri regionali che, nel loro ruolo di consiglieri comunali hanno manifestato contrarietà al progetto, si chiede di fare pressione su Emiliano, fautore del dissalatore, perché lo ritiri e, in caso di sua contrarietà, di uscire dalla maggioranza, Ma la stessa richiesta viene girata anche a tutti gli altri consiglieri regionali tarantini: Di Cuia, Pentassuglia, Mazzarano, Lo Pane, Conserva, Scalera, Galante e Perrini.

L’Acquedotto

Regione Puglia e Acquedotto Pugliese, intanto, sono fermi sul progetto del dissalatore che, a loro parere, non solo utilizzerebbe energia pulita, ma non comprometterebbe l’equilibri idrico. Anche perché lo stabilimento siderurgico, che preleva attualmente l’acqua di raffreddamento degli impianti proprio dal fiume Tara, utilizzerà in seguito l’acqua depurata dal Gennarini. Ma questa spiegazione appare alquanto aleatoria. Il completamento delle cui reti idriche del Gennarini è comunque previsto entro il 2028 (!), ma dell’acqua depurata si parla da almeno due decenni e nulla di decisivo è stato ancora fatto in tal senso.

Le ragioni del no

“L’area del fiume Tara – prosegue la nota diffusa dalle associazioni – offre servizi ecosistemici essenziali e interventi come il dissalatore non solo minacciano queste funzioni naturali, ma aumentano la vulnerabilità del territorio proprio ai cambiamenti climatici, che tanto si vuole contrastare. Il primo passo per rafforzare la dotazione idrica di un territorio è tutelare gli ecosistemi esistenti, non comprometterli con progetti invasivi e a lungo termine insostenibili. Il dissalatore del Tara va nella direzione opposta, alterando il fragile equilibrio idrico della zona e mettendo a rischio la qualità della risorsa idrica stessa”.

Archeologia

Penelope: la grande mostra al MarTa Ne parliamo con Stella Falzone

20 Feb 2025

di Silvano Trevisani

Il prossimo 8 marzo sarà un’occasione privilegiata, per Taranto, per dare alla festa della donna un sapore particolare, intriso nella bellezza e nella storia.

Si inaugura, infatti, in quella data, la tappa tarantina della grande mostra su Penelope che nelle scorse settimane è stata allestita a Roma, nel Parco archeologico del Colosseo: Tempio di Romolo (Foro Romano) e Uccelliere farnesiane (Palatino). La mostra, curata da Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni si propone di ripercorrere il mito e la fortuna della figura di Penelope attraverso i secoli e fino ai nostri giorni, partendo dalla remota età in cui affondano i poemi omerici, e seguendo nel tempo due tradizioni ugualmente potenti: quella letteraria e quella legata alla rap presentazione visiva e iconografica.

Agli scavi archeologici al Palatino ha lavorato per molti anni l’archeologa Stella Falzone, che da qualche mese è la direttrice del MarTa, il Museo archeologico nazionale di Taranto. Abbiamo colto l’occasione per intervistarla.

Come valuta il ruolo del Museo rispetto alla cultura e alla vita cittadina di Taranto?

Questa è una sensazione fortissima che ho avuto da subito e che si conferma tutti i giorni: il Museo riveste un ruolo fondamentale. Lo è stato dall’inizio sia per la funzione di tutela a cui mi sono riferita, sia per le attività divulgative. Insomma: noi siamo un collettore del passato della città e del territorio ma non abbiamo un ruolo passivo, nel senso che non siamo solo i custodi. Il nostro compito, e che io mi impegno a svolgere, è di riposizionare il Museo all’interno di una mission culturale, che vuole muovere da esso ed entrare nel territorio. Attraverso iniziative, partecipazioni, presentazioni creare quel tessuto connettivo che gli dia senso. Perché non vive per se stesso ma è in funzione dei visitatori e del ruolo educativo che riveste.

Quindi, per me è molto importante che riscopra la dimensione di centro propulsivo di idee, di dibattiti, di discussioni e che offra sempre di più i percorsi consapevoli di una collezione e sempre più accessibili, in termini non solo fisici ma anche cognitivi. Dobbiamo rendere accessibili il Museo e i suoi contenuti

Ecco. Il Museo, a parte della sua fondazione, ha avuto diversi allestimenti funzionali alle strategie del momento. L’attuale allestimento, che ha poco più di quindici anni, risponde all’idea di percorso storico. In passato, invece, si esaltavano le tipologie di reperto dando molto spazio agli “Ori”. Si è molto discusso dell’allestimento attuale. Ritiene che il percorso espositivo attuale è sempre valido?

Sì. il Museo così com’è è la creazione di grandi studiosi che hanno saputo restituire, anche attraverso la collezione, la storia della città. Il nostro percorso all’interno del Museo non è concepito per oggetti o per tesori. Questi ci sono e certamente focalizzano l’attenzione del visitatore, però noi dobbiamo restituire il reperto all’interno di una dinamica e di un dinamismo storico. Io ho trovato un allestimento che amo molto. Lo stiamo implementando, siamo creando nuovi spazi per le mostre temporanee, però per me ha un grandissimo significato l’ultimo allestimento. Perché restituisce il senso di una connessione con la città.

Perché ogni oggetto, anche importante che proviene da una delle tombe della città, che rappresentano il più grande bacino di rinvenimento dei reperti, non viene presentato nella sua singolarità ma nel suo contesto. Questa lettura e analisi dei contesti e degli oggetti è quello che ci restituisce il senso della mentalità antica, che creava connessioni tra gli oggetti. Si abbandona l’idea di spettacolarizzare il singolo elemento in favore di una lettura integrata di tutte quelle che sono le componenti, siano esse di un corredo tombale o di un deposito votivo. Perché noi dobbiamo raccontare cosa c’era dietro quella scelta nella realizzazione e nella collocazione di quell’oggetto nella posizione in cui è stato trovato.

A proposito di mostre temporanee, il Museo ospiterà presto, quindi, una grande mostra dal significato molto particolare.

Sì, noi siamo molto felici perché l’8 marzo inauguriamo una mostra importantissima su Penelope: è la seconda tappa nazionale di una mostra che è stata realizzata nella Capitale, al Parco archeologico del Colosseo. Ma noi la ospitiamo con una rivisitazione completamente tarantina. Abbiamo aderito a quel progetto, che riteniamo molto interessante e accattivante,, ma lo abbiamo fatto nostro com’è giusto che sia per un museo importante come quello di Taranto.

In che modo?

Diversificando l’allestimento attraverso la valorizzazione di reperti presenti nelle collezioni museali, molto ricche, com’è ovvio, di riferimenti alla mitologia greca e alla figura femminile. Dando così una nostra lettura di questo personaggio che permea tutta la cultura occidentale, e non solo.

Lavoro

Precariato, crisi aziendali, cessazioni: altro che “record dell’occupazione”

18 Feb 2025

di Silvano Trevisani

Precariato, crisi aziendali, cessazioni, disoccupazione sono la realtà del lavoro nel nostro territorio. Altro che record occupazionale. La situazione, numeri alla mano, è tutt’altro che positiva. I dati “ufficiali” relativi all’occupazione sono un bluff, come dimostra la manifestazione nazionale della Uil che, per dimostrarle con chiarezza, approderà nei prossimi giorni a Taranto. Città che si conferma anche maglia nera in Puglia. Inoltre, mentre a Roma si svolgeva un incontro per precisare le procedure di cassa integrazione per circa 3.500 lavoratori ex Ilva, alla Leonardo di Grottaglie si decideva un giorno di sciopero: l’azienda si fermerà, venerdì prossimo, per uno sciopero dei lavoratori che vedono accumularsi ombre sul proprio futuro. Altre vertenze, come quella della Hiab, che cessa le attività licenziando cento dipendenti, sembrano in stand by. In questo caso si attesa che qualcuno rilevi l’azienda, ma anche il porto segna il passo. Qualche buona notizia arriva solo sul fronte della produzione delle pale eoliche, che vive un momento di espansione, ma è troppo poco per un territorio affamato di lavoro.

Leonardo

Partiamo da Leonardo. I sindacati metalmeccanici hanno proclamato lo sciopero di 8 ore per il 21 febbraio. Una decisione arrivata dopo le assemblee, svoltesi anche dell’indotto. Previsto il presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, dal quale i lavoratori e i sindacati andranno in corteo al Comune di Grottaglie, dov’è previsto il consiglio comunale monotematico. Lavoratori e sindacati metalmeccanici chiedono con forza “la diversificazione della produzione dello stabilimento con programmi aeronautici che possano affiancare la produzione del B787”. “Ad oggi da parte dell’azienda – affermano i sindacati – abbiamo assistito solo a flebili dichiarazioni di intenti: Mai supportate da programmazioni ed investimenti. In attesa del piano industriale previsto per l’11 marzo, i metalmeccanici chiedono alle istituzioni e alla comunità di sostenere la protesta dei lavoratori”.

C’è anche da immaginare che il complicarsi delle relazioni tra Usa ed Europa possano rappresentare un ulteriore elemento di allarme per le produzioni dell’azienda americana fuori dal territorio nazionale.

Precariato e disoccupazione

Ma anche il lavoro che “sembra esserci” si dimostra in realtà precario e sottopagato, soprattutto nelle nostre regioni. I dati forniti dalla Uil nel corso di una conferenza stampa che illustra il progetto nazionale “No ai lavoratori fantasma”. Che farà tappa a Taranto, sono a dir poco allarmanti:

I dati

In Puglia, solo il 7,6% dei contratti attivati nel 2024 è a tempo indeterminato.

Oltre l’80% dei contratti è a tempo determinato, di cui un quarto ha durata tra uno e tre mesi e uno su cinque meno di 30 giorni.

Sono oltre 200mila i lavoratori in nero, generando un’economia sommersa pari a 4,5 miliardi di euro.

Il tasso di irregolarità in Puglia raggiunge il 14,4%.

La disoccupazione pugliese si attesta al 12,1%, ben sopra la media nazionale dell’8,2% e quella del Nord Italia (5,1%).

L’occupazione in Puglia è al 50,7%, con Taranto al minimo regionale (43,2%).

Il tasso di inattività ha toccato il 33,7%, segnalando un grave problema di scoraggiamento lavorativo.

La conferenza stampa

Con l’obiettivo di far emergere l’invisibile e dare voce ai lavoratori precari e al fenomeno del lavoro sommerso, la Uil nazionale ha promosso la campagna nazionale “No ai lavoratori fantasma”, che il 20 e il 21 febbraio farà tappa a Taranto. Unica città pugliese coinvolta nell’iniziativa. La conferenza stampa di presentazione si è svolta oggi nella sede della Uil di Taranto, alla presenza dei segretari generale e organizzativo Uil Puglia, Gianni Ricci e Stefano Frontini.

“Abbiamo scelto Taranto – sono le parole di Gianni Ricci – perché è la provincia che soffre di più in Puglia, dove la precarizzazione del lavoro è la norma. In Puglia, l’80% delle nuove attivazioni contrattuali sono di lavoro precario e a termine, e un quinto di esse non supera il mese di durata. Non possiamo continuare a raccontare un Paese che cresce mentre milioni di persone sono costrette a vivere nell’ombra, senza tutele e senza diritti”.

Nei giorni 20 e 21 febbraio, alla Rotonda Marinai d’Italia, la UIL allestirà un grande tir di oltre 13 metri, che si trasformerà in un punto di ascolto e informazione. I cittadini potranno confrontarsi con esperti, lavoratori, pensionati, giovani e studenti, per discutere di precariato, diritti e soluzioni per il futuro del lavoro.

Ex Ilva

Infine, si è svolta oggi, al ministero del Lavoro la riunione tra Acciaierie d’Italia e le organizzazioni sindacali di Fim Fiom Uilm in merito alla richiesta di proroga della Cigs in scadenza il 28 Febbraio 2025.

La nuova proroga vedrà accompagnare per ulteriori 12 mesi a partire da marzo, il percorso iniziato con l’accordo del 26 luglio 2024 con unica finalità, continuare a garantire sicurezza ai lavoratori e stabilità aziendale nel processo di transizione e fase di vendita. Durante l’incontro, ci spiega Valerio D’Alò della Fim, “abbiamo ribadito che per quanto ci riguarda, nell’ottica di riapertura della fase di consultazione e del percorso, bisogna confermare quanto già realizzato nel precedente accordo e cioè: validità del settembre 2018. Inoltre: salvaguardia dei lavoratori di Ilva in A.S.; piena applicazione delle rotazioni riconfermando la quota di rimpiazzo nelle turnazioni contrattuali. Va evitata di norma la sospensione a zero ore, e un ‘integrazione salariale pari o superiore al 70%”.

Tra le questioni affrontate: la richiesta di ridurre i numeri inseriti nella procedura pari a 3420 di cui 2955 solo a Taranto, la questione dello smart-working e del welfare, la richiesta di una convocazione del governo. È infatti evidente che i numeri della casa preludono a quello che sarà il futuro piano industriale della nuova azienda, posto che i termini per definire l’acquisto saranno comunque lunghi.

Lavoro

Vendita ex Ilva: Jindal contro Baku, ma restano dubbi su ambiente e lavoro

17 Feb 2025

di Silvano Trevisani

Comunque vada a finire l’asta per l’acquisizione dell’ex Ilva non saranno pochi i problemi da affrontare da subito, sia sul fronte ambientale che su quello occupazionale. Intanto sono arrivati i rilanci dei candidati all’acquisto. Li hanno presentati, come rendono noto i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e di Ilva in As solo Baku Steel Company Cjsc con Azerbaijan Investment Company Ojsc e l’indiana Jindal Steel International. Non ha partecipato invece il fondo americano Bedrock, ormai fuori dalla partita.

Da fonti sindacati e dalle organizzazioni ambientaliste, che agiscono su vari fronti, compreso quello giudiziario, sono molte le perplessità circa le reali intenzioni di procede con la decarbonizzazione in tempi rapidi.
Riguardo ai rilanci presentati dalle aziende straniere, commissari straordinari si riservano alcuni giorni per valutare attentamente le proposte ricevute e formulare il proprio parere, che sarà trasmesso al ministero delle Imprese e del Made in Italy. In vantaggio ci sarebbe l’offerta di Baku Steel che avrebbe garantito anche maggiori garanzie sul fronte occupazionale. A vantaggio degli azeri andrebbe anche la disponibilità di gas, che nella transizione dagli altiforni ai forni elettrici per la decarbonizzazione potrebbe essere un fattore importante. Anche se, però, il gas non può essere utilizzato nell’immediato nella produzione.
In particolare, il gruppo azero Baku Steel avrebbe presentato un rilancio da 450 milioni a circa 1 miliardo di euro, che supererebbe quella presentata dagli indiani di Jindal International, tramite la controllata Vulcan Steel, salita da 80 a circa 200 milioni, ai quali vanno aggiunti però oltre 2 miliardi di investimenti futuri previsti.

Per quanto riguarda invece l’occupazione, il piano di Baku prevederebbe uscite non superiori alle duemila unità rispetto ai circa 10.000 attualmente dipendenti di AdI, mentre gli indiani prevederebbero tremila uscite. E questa sarà una battaglia impegnativa per i sindacati, dal momento che non considerano fuori i 1.700 lavoratori collocati in Ilva AS, per i quali chiedono garanzie.

Ma Jindal ha fatto subito sentire la sua voce, esprimendo stupore per il vantaggio attribuito ai concorrenti azeri, soprattutto in virtù della loro maggiore consistenza industriale e produttiva a livello internazionale e per via dei preannunciati investimenti futuri, anche ambientali. Segnalano, inoltre, la scarsa esperienza produttiva accumulata dagli azeri fino ad oggi. Ma scarsa chiarezza si intravede sui programmi iniziali degli indiani, che chiuderebbero da subito le cokerie importando dall’estero il preridotto da utilizzare nelle acciaierie, almeno fino alla costruzione dei forni elettrici.

Da fonte sindacale si chiede una convocazione urgente dal ministero: “Sarà fondamentale – afferma Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim – esaminare il percorso per cui arrivare a una decarbonizzazione nei tempi, nei modi e sugli impatti occupazionali che ci saranno. Il piano industriale e gli investimenti devono prevedere il rilancio di tutti gli impianti e non accetteremo esclusioni di pezzi della filiera. Non dimentichiamo che nel 2018 fu necessario più di un anno di tempo per realizzare un accordo e che i tempi fanno parte di un percorso complesso che ponga fine alla vertenza ex Ilva. Come abbiamo più volte ribadito la soddisfazione positiva delle condizioni che come sindacato abbiamo più volte richiesto consentiranno tempi più veloci della fase sindacale.
Attendiamo da Palazzo Chigi la convocazione non appena sarà chiaro il percorso e chiediamo al Governo un impegno forte in termini di norme certe e durature per chi acquisirà il gruppo, ed una stretta sorveglianza dei tempi di realizzazione delle opere necessarie e la presenza dello Stato nella società per dare stabilità economica e finanziaria oltre che garanzia per gli investimenti da realizzare per il rilancio dell’azienda. Non ci sarà un’ulteriore amministrazione straordinaria, come Fim diciamo a gran voce di fare presto e bene per i lavoratori e per il Paese”.

Intanto, il governo, che esclude assolutamente una sua qualche partecipazione alla futura gestione, ha già provveduto a mettere disposizione risorse per il rilancio dell’Ilva, garantendo 100 milioni di euro in più al prestito ponte da 320 erogato dal Mef con l’ok della Ue e il passaggio da 150 a 400 milioni di una precedente misura a carico di Ilva in amministrazione straordinaria, attuale proprietaria degli impianti, mentre Acciaierie li gestisce in fitto.

sindacato

Daniela Fumarola, tarantina, è la nuova segretaria generale nazionale della Cisl

12 Feb 2025

di Silvano Trevisani

Daniela Fumarola, tarantina, è il nuovo segretario generale della Cisl, eletta dal consiglio generale riunito mercoledì 12 febbraio, a Roma. Fumarola, che già ricopriva in segreteria confederale la carica di segretaria generale aggiunta, subentra a Luigi Sbarra, che si è dimesso dall’incarico avendo raggiunto i limiti di età previsti dallo statuto. Nata a Taranto nel 1966, si è laureata in Scienze sociologiche alla Cattolica di Milano. Ha iniziato la sua esperienza sindacale nel 1987 nella Fisba, la Federazione Cisl degli operai agricoli, poi confluita nella Fai, sostenendo e promuovendo il lavoro dei braccianti nelle Leghe comunali. Dopo aver ricoperto diversi incarichi nella federazione di categoria, nel 2009 ha assunto la carica di segretaria generale della Cisl di Taranto e, dal 2016, quella di segretaria generale regionale della Cisl Puglia-Basilicata. Dal 2020 ha fatto parte della segreteria confederale con responsabilità del settore organizzativo, assumendo la carica di segretaria generale aggiunta nel dicembre del 2023.

Nel suo primo intervento, la neoeletta segretaria generale ha affermato che Il sindacato deve essere protagonista del cambiamento, e lo deve fare rimboccandosi le maniche, senza restare fermo nella protesta sterile. Questo non vuol dire rinunciare al conflitto, ma credere prima di tutto nel confronto, rifiutando l’antagonismo ideologico”.
Non sono mancati, nel suo intervento, accenni ai temi caldi della politica internazionale, a partire dall’Europa, da rendere più forte e unita, rafforzando la coesione sociale, l’integrazione politica ed economica, puntando a transizioni tecnologiche socialmente sostenibili.
Si è detta poi preoccupata per il riaffarciarsi di una logica di dazi e protezionismo dopo l’elezione di Donald Trump, criticando duramente le prese di posizione del presidente Usa sulla crisi israelo-palestinese: “Agghiacciante anche solo parlare di deportazioni. Serve un forte impegno della comunità internazionale per un negoziato vero. L’obiettivo non può che essere due popoli, due Stati”.
Sui temi politici di maggiore attualità in campo nazionale, Daniela Fumarola ha ribadito la richiesta al governo di aprire uno spazio di dialogo per un nuovo Statuto della persona nel mercato del lavoro. “C’è da affrontare con determinazione – ha sostenuto – una questione salariale, che non si risolve a colpi di demagogia, mentre è indispensabile ancorare la dinamica retributiva alle relazioni industriali, alla contrattazione nazionale e soprattutto decentrata, a modelli sempre più partecipativi, contrastando il lavoro povero, i part-time involontari che affliggono soprattutto le donne, evitando interventi di legge inefficaci e dannosi”.
Sulla legge di iniziativa popolare promossa dalla Cisl, oggi all’esame delle Camere, la segretaria generale ha espresso l’auspicio che possa essere sostenuta dalla più ampia convergenza parlamentare, chiedendo un segnale bipartisan “che non trasformi questa legge di civiltà in un terreno di battaglia ideologico e partitico”.
Forte il richiamo alla necessità di un più consistente investimento su scuola, pubblico impiego, sanità, politiche sociali e per la famiglia, contrasto alla povertà economica, cognitiva e relazionale, sostegno alla terza età attiva e alla non autosufficienza.
“La Cisl – ha affermato – chiede al governo di far ripartire il tavolo su una riforma delle pensioni che immetta nel sistema previdenziale elementi di flessibilità in uscita e di garanzia retributiva, specialmente per i giovani in regime contributivo”.

Il neosegretario generale della Cisl ionica, Luigi Spinzi, al termine dei lavori del consiglio generale confederale nazionale, da parte sua, si è fatta interprete dei sentimenti dell’intero gruppo dirigente territoriale Cisl Taranto Brindisi, “fiero di avere come guida una sindacalista di grande esperienza e competenza, che ha sempre dimostrato dedizione e passione nel rappresentare le istanze dei lavoratori e delle lavoratrici. Daniela, orgoglio di Taranto Brindisi, non solo dà lustro al nostro territorio ma è anche esempio per i nostri giovani, pieni di coraggio e ambizione. Il suo impegno costante e la sua visione innovativa saranno un valore aggiunto fondamentale per la Cisl a livello nazionale. A lei vanno le nostre più sincere congratulazioni e il nostro sostegno per le sfide che l’attendono in questo importante ruolo”.

Per la seconda volta nella sua storia, la Cisl sarà dunque guidata da una donna: insieme a Daniela Fumarola, confermati tutti i componenti dell’attuale segreteria confederale (Andrea Cuccello, Ignazio Ganga, Giorgio Graziani, Mattia Pirulli, Sauro Rossi).

Salute

Autismo e inquinamento: un nuovo studio conferma che c’è una relazione

10 Feb 2025

di Silvano Trevisani

C’è una relazione tra inquinamento e autismo? Alla domanda, che circola da anni negli ambienti sanitari e sociali della città, alla luce dei dati allarmanti che confermano un preoccupante aumento della patologia nel nostro territorio, è stata data una risposta sostanzialmente positiva dal convegno “Autismo e ambiente: correlazioni e buone prassi”. La relazione tra inquinamento è patologia c’è. Promosso dalla rete di “BES-T Community in Best Practice”, il convengo si è svolto sabato scorso a Palazzo di città. Si tratta di un progetto selezionato da “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, coordinato dal partner Centro Servizi per il Volontariato della provincia di Taranto, nell’ambito dell’intervento Community e Capacity Building. L’iniziativa è patrocinata dall’Ordine dei Medici di Taranto, in collaborazione di Isde Medici e Ambiente sezione di Massafra.

I risultati, pubblicati nel luglio del 2024 sulla rivista “Nature” e illustrati per la prima volta a Taranto nel corso del convegno, infatti, hanno evidenziato l’insistenza a Taranto e Statte, la cosiddetta Area Sin, di una casistica che presenta il 50% in più di casi di disturbo autistico (Asd) rispetto al resto della provincia ionica e a quella di Lecce. Ne hanno parlato autorevoli rappresentanti esperti della materia, tra i quali, in collegamento da remoto, il dottor Roberto Lucchini, professore ordinario di Medicina del Lavoro all’Università di Modena e alla Florida International University. Che è coordinatore dello studio Iseia (Impatto sulla salute dell’esposizione a inquinanti ambientali) che, portato avanti in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Taranto, aveva già evidenziato l’associazione tra la vicinanza residenziale urbana alle strutture industriali che emettono inquinanti atmosferici e una maggiore prevalenza di Asd.

Il convegno, moderato da Paola Casella, è stato introdotto da Lucia Lazzaro, responsabile del progetto “BES-T Community in Best Practice”, e da Caterina Buonomo, presidente della Cooperativa sociale Logos, soggetto responsabile di progetto.

Dopo i numerosi interventi istituzionali previsti dal programma, è toccato alla pediatra Annamaria Moschetti, presidente della commissione Ambiente dell’Ordine dei Medici di Taranto e responsabile dell’Associazione Culturale Pediatri di Puglia e Basilicata per le malattie dei bambini legate all’inquinamento, illustrare i risultati della ricerca che sostanzialmente conferma quanto già emerso in un precedente studio, condotto a partire dal 2020, confrontando il numero di bambini e di ragazzi nella fascia 6-18 anni con diagnosi acclarata e sostegno a scuola.

La ricerca, ha detto la dottoressa Moschetti, fornisce una conferma al dato già noto secondo il quale il rischio di avere un bambino con disturbo del neurosviluppo nel sito di interesse nazionale di Taranto e Statte è maggiore. Tale relazione è stata confermata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità. “Di conseguenza si impongono azioni di natura politica che eliminino l’immissione in ambiente di sostanze ad azione neurotossica”.

A entrare nel merito dei dati scientifici dell’ultima ricerca è stato il professor Lucchini, ha dichiarato: “Siamo stati in grado di testare che concentrazioni più elevate di piombo nel sangue e arsenico nelle urine e la loro interazione aumentano il rischio di problemi neurocomportamentali”.

Nel periodo di studio dell’ultima ricerca pubblicata nel luglio scorso, ed elaborata da un team di medici ed esperti, tra i quali la dottoressa Moschetti, infatti, sono stati identificati nella provincia di Taranto 344 bambini e adolescenti di età compresa tra 6 e 18 anni con Asd in una popolazione totale di 70.325 bambini della stessa fascia di età. Insomma, secondo quanto è emerso, l’esposizione ai metalli e la distanza dalle emissioni industriali sono state associate senza ombra di dubbio a impatti cognitivi negativi in questi bambini, a cominciare dal piombo.

Nel dibattito sono intervenuti: la dottoressa Anna Cristina Dellarosa, direttore della Npia (Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza) e del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Taranto; il presidente dell’Associazione “Autisticamente” Damiano Cecere; e la dirigente del Dipartimento Welfare della Regione Puglia Valentina Romano.

Insomma: non c’è dubbio che le sostanze immesse nell’ambiente interferiscono con lo sviluppo neurologico. Oltre a creare tutta una serie di conseguenza drammatiche sulla salute di cittadini e lavoratori. Ricordiamo soltanto che era già stata riscontrata, nei precedenti studi una riduzione del quoziente di intelligenza (QI) di circa 15 punti nei bambini e negli adolescenti che vivono più vicini all’area industriale. Per questo è urgente assumere tutte le iniziative necessarie per combattere l’inquinamento, che nel 2022 portò le Nazioni Unite a inserire Taranto tra le cosiddette “sacrifice zones” (zone di sacrificio).

Salute

‘Autismo e ambiente: correlazioni e buone prassi’, un convegno domani a Taranto

07 Feb 2025

Si terrà, alle ore 17.30 di sabato 8 febbraio, nel salone degli specchi di Palazzo di città di Taranto, l’evento pubblico ‘Autismo e ambiente: correlazioni e buone prassi’, promosso dalla rete di “BES-T Community in Best Practice”, un progetto selezionato da ‘Con i Bambini’ nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

L’evento è coordinato dal partner Centro servizi per il volontariato della Provincia di Taranto, nell’ambito dell’intervento Community e Capacity building, ed è patrocinato dall’Ordine dei medici e vede la collaborazione di Isde medici e ambiente – sezione di Massafra.

Dopo un’apertura in musica a cura del duo SbadAut con Antonio Salvato e Alessandro Cecere, il convegno ‘Autismo e ambiente: correlazioni e buone prassi’, moderato dalla giornalista Paola Casella, sarà aperto dalla responsabile di progetto Lucia Lazzaro che illustrerà il progetto “BES-T Community in Best Practice”, per poi coordinare il tavolo dei relatori durante l’evento; seguirà il saluto di Caterina Buonomo, presidente della coop. sociale Logos, il soggetto responsabile di progetto.

Il convegno vuole rappresentare l’inizio di un percorso di condivisione e confronto con l’intera comunità – istituzioni, stakeholder e terzo settore – di una importante ricerca scientifica pubblicata sulla prestigiosa rivista ‘Nature’.

I risultati dello studio ecologico hanno evidenziato l’insistenza a Taranto e Statte, la cosiddetta ‘area Sin’, del 50 per cento in più di casi di disturbo autistico rispetto al resto della provincia ionica e a quella di Lecce; la ricerca ha confrontato il numero di bambini e di ragazzi nella fascia 6-18 anni con diagnosi e sostegno a scuola.

La ricerca scientifica è stata elaborata da un team di medici ed esperti, tra i quali la dottoressa Annamaria Moschetti (nella foto), pediatra di Isde, presidente della commissione Ambiente dell’Ordine dei medici di Taranto e responsabile dell’Associazione culturale pediatri di Puglia e Basilicata per le malattie dei bambini legate all’inquinamento, che relazionerà al convegno.

Dopo la sua relazione, interverrà il dottor Roberto Lucchini, professore ordinario di Medicina del Lavoro all’Università di Modena e alla Florida International University, nonché coordinatore dello studio Iseia Impatto sulla salute dell’esposizione a inquinanti ambientali che, portato avanti in collaborazione con il Dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto, ha evidenziato disturbi neuro comportamentali nei bambini risiedenti nei quartieri più prossimi all’area industriale.

In seguito interverrà la dottoressa Anna Cristina Dellarosa, direttore della Npia e del Dipartimento di salute mentale Asl Taranto.

Sarà Damiano Cecere, presidente dell’associazione ‘Autisticamente’, a presentare le buone pratiche del progetto “BES-T Community in best practice” che, tra l’altro, prevede la definizione di numerosi Progetti di vita, in linea con la nuova legge sulle disabilità, intesi quali strumenti essenziali per la realizzazione degli obiettivi della persona con disabilità, per migliorare le condizioni personali e di salute nei diversi ambiti di vita, facilitandone l’inclusione sociale e la partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri.

Una lettura da “Il Paese di Bellosguardo” a cura della cooperativa teatrale Crest e un aperitivo sociale concluderanno la serata.

Con soggetto responsabile di progetto la cooperativa sociale Logos, il partenariato di “BES-T Community in Best Practice”, comprende Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Asl Taranto, IISS Archimede, IC Galilei, ic Vico De Carolis, soc. coop. Crest arl, Centro Servizi per il volontariato della Provincia di Taranto ets, Jonian Dolphin Conservation ets, associazione Autisticamente Aps, Circolaboratorio nomade aps, Associazione Enjoy your Dive, Associazione Pugliese per la Retinite Pigmentosa, La Casa di Sofia, La Coda di Ulisse impresa sociale, Learning Cities Impresa Sociale e ASVAPP.

Rigenerazione sociale

Zamagni: l’economia civile darà la svolta per la Taranto del futuro

05 Feb 2025

di Silvano Trevisani

Un futuro di felicità e sviluppo solidale è possibile per Taranto? Sì, se si attua un cambio di paradigma: questo il concetto che sembra caratterizzare la presa di coscienza che l’economia italiana sta attuando. É questo l’obiettivo dell’economia civile che propone nuovi sviluppi e nuovi scenari, come economia che punta alla ricerca del bene comune e della felicità senza perseguire come unico obiettivo il mero profitto.

Per quanto riguarda nello specifico il nostro territorio, bisogna puntare a una diversificazione produttiva che valorizzi i nuovi scenari tecnologici per consentire l’apertura di nuove prospettive. Privilegiando le imprese benefit: organizzazioni che operano con l’obiettivo di generare un impatto positivo sulla società e sull’ambiente, insieme al profitto finanziario. Queste società integrano la responsabilità sociale d’impresa nel loro modello di business, adottando pratiche sostenibili e trasparenti.

È questa, in sintesi, l’indicazione fornita al convegno “Sviluppi e nuovi scenari per Taranto” dal noto economista cattolico Stefano Zamagni. che ha da poco dato alle stampe il secondo volume del “Dizionario di economia civile – nuovi sviluppi” (editrice Città Nuova – Ecra). Il convegno si è svolto nella Cittadella delle imprese, per iniziativa del Centro di cultura per lo sviluppo Lazzati, della Camera di commercio, della Lumsa e dell’Università.

Tutti gli intervenuti nel convegno, introdotto e coordinato dalla segretario generale della Cdc Claudia Sanesi, hanno proposto una lettura della fase che viviamo e della necessità di cambiare il paradigma dello sviluppo. Tema riccamente approfondito dall’intervento di Stefano Zamagni. Il presidente della Camera di commercio di Brindisi e Taranto, Vincenzo Cesario, ha sottolineato come il nuovo modello di sviluppo stia attecchendo anche sulle imprese del territorio. Sono proprio le imprese benefit a crescere di più. Aumentate del 27% l’anno scorso, hanno sviluppano un fatturato di circa 72 miliardi. Don Antonio Panico, direttore della Lumsa, ha sottolineato l’importanza che si possa sviluppare nella pratica un concetto di aspirazione alla felicità sociale. Domenico Amalfitano, presidente del centro Lazzati, ha sottolineato come i cambiamenti che stanno avvenendo in politica e in economia sono sintomatici di un’esigenza sempre maggiore di cambio di paradigma.

Così, a conclusione dei lavori del convegno, il professor Zamagni ha risposto alla domanda, se sia davvero possibile un futuro migliore.

“Vedo un futuro migliore a patto che la società civile locale si riappropri del bene comune locale. Nessuna società, però, si è potuta mai sviluppare su un unico settore, per quanto esso possa essere importante. Per quanto riguarda specificamente Taranto, non bisogna continuare a puntare tutto sull’acciaio, che resta però importante. Ma bisogna individuare nuove aree di intervento, che riguardino altre filiere. Le idee ci sono e stanno circolando, soprattutto a opera di imprese benefit che riguardano l’economia civile. Bisogna perseguire convintamente lo sforzo della transizione, anche a costo di abbandonare alcune certezze e comodità alle quali siamo abituati. E lanciarsi verso una forma nuova di intraprendenza. In questo senso la rivoluzione del digitale può servire ad accelerare i tempi della transizione. La transizione, infatti, non è solo possibile ma è assolutamente necessaria”.

Le foto sono state realizzate da G. Leva

Lotta agli inquinatori

Una raccolta di firme in città per dire no al dissalatore al fiume Tara

31 Gen 2025

di Silvano Trevisani

“Salviamo il fiume Tara!”. Questa la parola d’ordine con la quale l’Anta, Associazione nazionale per la tutela dell’ambiente, una delle associazioni che assieme agli enti locali si oppongono con decisione alla realizzazione del dissalatore, lancia una raccolta di firme. Lo fa per dire “no” al dissalatore e rispondere così al progetto dell’Acquedotto pugliese.

Non sono bastate le assicurazioni fornite dall’Acquedotto nell’incontro svoltosi il 14 gennaio scorso a Bari, a cui hanno partecipato, assieme a Provincia e Comune, entrambi contrari al progetto, i rappresentanti del comitato cittadino. L’Aqp sostiene che il dissalatore è necessario e che non preleverà tutta l’acqua del fiume, che in parte è già prelevata dall’Ilva per il suo ciclo produttivo. Ma la questione non cambia di molto.

La petizione

La petizione avviata dall’Anta avviene con la racconta di firme presso una postazione in via D’Aquino, all’altezza di piazza della Vittoria, nei giorni di mercoledì e venerdì dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 18 alle 20, il sabato dalle 18 alle 20 e la domenica dalle 10,30 alle 12,30.

“Il progetto del dissalatore più grande d’Italia, proposto dall’Aqp e già appaltato causerà – secondo l’Anta – una drastica riduzione della portata del fiume, sottraendo la risorsa alla comunità e allo sviluppo agricolo. Sono previste imponenti strutture, canalizzazioni per oltre 14 chilometri, l’abbattimento di centinaia di ulivi secolari, la produzione di rifiuti, tutti fattori che determineranno un impatto disastroso in un ambiente già drammaticamente compromesso”.

Il fiume che ha dato il nome alla nostra città ancora una volta rischia di essere alterato nei suoi equilibri ambientali ed ecologici.

Secondo i rappresentanti del comitato, il pretesto del cambiamento climatico sarebbe strumentalizzato per imporre politiche di sviluppo insensate. Si chiede, in alternativa: che vengano riparate le grandi condotte dell’acqua che perdono oltre metà della quantità trasportata, che siano resi operativi gli invasi Pappadai, Montecastello e gli altri sparsi nella provincia. Che si recuperi, attraverso gli invasi e i bacini di laminazione le acque piovane e quelle dei canali naturali del Bacino idrogeografico di Mar Piccolo.

In provincia

Grottaglie: tutto pronto per la festa di san Ciro con la “foc’ra” spettacolare

27 Gen 2025

A Grottaglie cresce l’attesa per l’accensione del monumentale falò divenuto, in questi giorni, meta per tanti visitatori, turisti, cittadini e intere classi scolastiche. La maestosa piramide in legna, per tradizione composta da fascine di ulivo e tralci di vite, dedicata al santo compatrono di Grottaglie, San Ciro, darà vita, una volta accesa, a uno dei fuochi più grandi d’Europa. Una struttura imponente: la base è di 26 per 26 metri, l’altezza è di 23 metri. Per le feste patronali si uniscono tradizione, passione, culto e devozione, ma anche un grande momento di incontro della comunità. Realizzata con le fascine portate dai fedeli per devozione, come è scritto nella tradizione secolare, la foc’ra ha una grande camera interna visitabile.

La Foc’ra

La Foc’ra di Grottaglie è patrocinata e promossa dal Comune e organizzata dall’associazione Amici della fo’cra, tra loro molti giovani, che si sono avvicinati a questa storica arte della costruzione dei falò, custodendo la tradizione e diffondendola nella contemporaneità. La grande manifestazione gode di numerosi patronici.

Fino al 29 gennaio è possibile visitare la Foc’ra tutti i giorni, gratuitamente, fino alle ore 21. All’interno della grande camera in legna, i fedeli e i visitatori lasciano un messaggio per San Ciro; i bambini hanno realizzato e affisso disegni e letterine.

Nell’area spettacolo, sarà allestita una zona food di prodotti enogastronomici tipici pugliesi (bombette martinesi, zampina, porchetta, caciocavallo impiccato, focaccia barese, spaghetti all’assassina, crepes dolci e salate, dolce ungherese e prodotti di Norcia). (La pira nella foto di Givoanni Sldato)

Il programma

Il programma dei festeggiamenti civili che, oltre a vari appuntamenti, ha visto la presentazione e apertura al pubblico dell’effigie di San Ciro 2025 posizionata sulla Foc’ra, realizzata dall’artista Francesco Fornaro e la sfilata delle antiche tradizioni con cavalli, fascine e carri d’epoca, con grande ronda di pizzica di musicanti, guidati dalla voce di Francesco Motolese, in arte Franchettone, prevede per martedì 28 gennaio, dalle ore 9.30 alle ore 13, estemporanea di pittura e disegno degli alunni del liceo artistico Calò di Grottaglie.

Questi gli altri appuntamenti: Mercoledì 29 gennaio, ore 21, tradizionale chiusura della stanza della foc’ra, con fascine in legno di ulivo e tralci di vite, a cura dei maestri della foc’ra.

Dal 19 gennaio al 3 febbraio, progetto concorso fotografico Fotografo’cra, per fotografi professionisti e amatoriali, a cura di DG media group. Ci saranno due premiazioni, una per categoria. Per gli amatoriali, vince la foto con più like sui social. Per i professionisti, lo scatto migliore, scelto da un’apposita giuria, sarà poi utilizzato per il prossimo manifesto e per le locandine de La Foc’ra 2026

Giovedì 30 gennaio, ore 19.45, grande spettacolo piromusicale (fuochi d’artificio e musica) a cura della ditta Itria Fireworks. Alle ore 20, benedizione con l’arcivescovo Ciro Miniero e con don Eligio Grimaldi, parroco della  chiesa Madre Maria SS. Annunziata, con il sindaco di Grottaglie  Ciro D’Alò, con. Presenti i rappresentanti della giunta e del Consiglio comunale, con le autorità militari, civili e religiose. Solenne benedizione e accensione della Foc’ra, a cura dell’associazione Amici della Foc’ra di Grottaglie. Le autorità saranno accompagnate dalla banda Città di Grottaglie.

Ore 21, Concerto di pizzica salentina sul palco di piazza A. Fago, si esibirà il gruppo musicale “Alla Bua”. Ore 23.30, dj set “Del fuoco” nei pressi dell’area della foc’ra

La processione

31 gennaio, Solenne processione per le principali vie della città della Venerata immagine di San Ciro.

31 gennaio, alle 20 sarà accesa la Focaredda dei bambini, alla presenza della sindaca del Consiglio Comunale dei ragazzi Pietra Immacolata di Cesare e del Consiglio comunale dei ragazzi. Ore 20.30, grande spettacolo di fuochi pirotecnici.

Ore 21, sul palco di Piazza A. Fago, concerto dei Palasport, Tribute Band dei Pooh.

Lavoro

Vendita dell’ex Ilva, la perplessità superano, al momento, le certezze

23 Gen 2025

di Silvano Trevisani

Il futuro dell’ex Ilva è sempre più avvolto dall’incertezza. E all’indomani della scadenza imposta per la presentazione delle offerte d’acquisto, le reazioni, soprattutto da parte sindacale, sono piuttosto allarmate. Anche per quanto affermato da uno dei gruppi proponenti.

Le offerte

Tre, com’è noto, le proposte vincolanti per l’acquisto dell’azienda pervenute al ministero dell’Impresa, provenienti dall’India, dall’Azerbaijan e dagli Usa (in questo caso da un fondo finanziario). Altre proposte riguardano alcuni asset dell’azienda, e non tutta l’ex Ilva. Questo non sembrano suscitare entusiasmo a nessun livello di interlocuzione.

Ma delle offerte sono si sa ancora niente, né il ministero ha riferito in merito, tranne ciò che uno dei tre offerenti ha fatto conoscere per propria iniziativa.

Così Jindal

Ci riferiamo a Jindal Steel International, il cui direttore per le operazioni europee ha spiegato, in varie interviste “proposte” in questi giorni, le intenzioni del gigante indiano. Che possiam riassumere brevemente così: l’intenzione è quella di chiudere subito le cokerie e importare il semilavorato (DRI) dall’Oman. In seguito si produrrebbe il DRI a Taranto, se però ci saranno gas e sovvenzioni a sufficienza. A medio termine, è prevista la chiusura degli altoforni entro il 2030 e la loro sostituzione con due grandi forni ad arco elettrico che garantirebbero la produzioni di circa 6 tonnellate di acciaio. Bei propositi vengono espressi, poi, per l’occupazione, l’attrazione di industria verde e di imprese che utilizzano acciaio. Tutto ovviamente da verificare.

Dichiarazioni Fiom e Cgil

Niente si sa invece delle altre due proposte d’acquisto e proprio per questo Fiom e Cgil hanno tenuto una conferenza stampa (nella foto) che parte da un presupposto: lo Stato deve mantenere una quota nella nuova Ilva. Loris Scarpa, responsabile nazionale siderurgia della Fiom Cgil, ha spiegato che “in tutto il mondo, qualunque Stato nella siderurgia svolge un ruolo attivo ed è direttamente partecipe nel capitale delle aziende più importanti”.

Quindi come già dimostrato in diversi casi, Beko su tutti, la Golden Power non dà nessuna garanzia sull’occupazione e sugli assetti industriali. Serve il coinvolgimento diretto come, del resto, più volte sostenuto.

Per il segretario della Fiom Taranto, Francesco Briganti, è necessario “che il governo ci convochi al più presto per renderci partecipi di quelli che sono i contenuti delle offerte vincolanti di acquisto in vista. Soprattutto, di quelli che saranno gli ulteriori rilanci. Resta il fatto che, per noi, i ragionamenti andranno fatti sulle tre proposte di acquisto che puntano all’acquisizione di tutti gli stabilimenti ex Ilva e non su quelle riferite a semplice asset”.

Drastica la Uilm

Drastico era stato anche il commento del segretario nazionale della Uilm, Rocco Palombella, riferito alle dichiarazioni del rappresentante di Jindal: “Questo piano lo abbiamo già visto a Piombino, quando nel 2014 fu chiuso l’altoforno con la promessa di costruire forni elettrici che ad oggi ancora non ci sono. Per noi la transizione all’elettrico e la decarbonizzazione devono avvenire in maniera graduale, con gli altoforni in marcia adeguati dal punto di vista ambientale. Contemporaneamente avviare la costruzione di forni elettrici e impianti di pre ridotto che andranno a sostituire l’attuale produzione a carbone. Solo così sarà possibile salvaguardare l’ambiente, l’occupazione, diretta e indiretta, e la produzione. Il risanamento ambientale potrà essere realizzato solamente con gli impianti in marcia e la continuità produttiva”.