Eventi culturali in provincia

Presentato con successo il Chiostro delle arti nel convento dei padri minimi di Grottaglie

16 Dic 2024

di Silvano Trevisani

“Un luogo suggestivo ai confini del tempo dove riunirsi per darsi una possibilità”. È descritto così, in fulminea sintesi, il Chiostro delle arti, luogo fisico e immateriale al contempo che è stato presentato domenica sera. Il luogo fisico è il chiostro del convento dei paolotti di Grottaglie, luogo splendido che completa il grandioso complesso cinquecentesco, capolavoro del barocco pugliese. Quello è immateriale è il progetto per un centro di arti espressive che si propone di creare opportunità per la partecipazione e la realizzazione ad eventi culturali: teatro, canto, cinema, poesia, voce, lettura, scrittura, fotografia…

Il progetto

Il tutto nasce dall’incontro tra la disponibilità dei padri minimi di San Francesco di Paola, che nella città della ceramica gestiscono il grande complesso conventuale, rappresentata da padre Salvatore Palmino, e alcuni operatori culturali, primi fra tutti Ciro Cafforio e Alfredo Traversa.

L’incontro

Dopo settimane di incontri e un iniziale affinamento di idee, si è deciso di partire incontrando direttamente la città, attraverso tutti coloro che sono interessati alle diverse espressioni artistiche. Da qui l’idea di partire con una presentazione sui generis: invitare tutti gli interessati a incontrare gli operatori del Chiostro delle arti direttamente sul “luogo”, in una visita itinerante: una sorta di pellegrinaggio fisico e ideale tra i suggestivi luoghi che si affacciano sul chiostro, nei quali gli artisti avevano predisposto loro brevi esibizioni. Ebbene, la scommessa è stata vinta, perché un pubblico particolarmente numeroso si è presentato puntuale all’apertura del portone e ha potuto gustare, in un’atmosfera magica, in luoghi a dir poco suggestivi e certamente poco conosciuti nella loro esatta dimensione, le performance di Antonella Fanigliulo, Alfredo Traversa, Serena Verga, Pietro Annicchiarico e Valeria Quaranta. Gli artisti del Chiostro hanno sapientemente predisposto i luoghi, che sono stati riordinati e ripuliti nei giorni precedenti, offrendo a tutti i partecipanti emozioni e suggestioni sorprendenti. È poi toccato a Ciro Cafforio e padre Palmino illustrare il progetto, che è quello di organizzare sia dei laboratori formativi e di approfondimento nelle varie discipline, sia delle manifestazioni artistiche di vario genere. Un’offerta che non mancherà di sollecitare la partecipazione e la condivisione, che sono poi gli elementi costitutivi della stessa missione che i minimi di san Francesco di Paola svolgono da secoli, a Grottaglie come in tutti i luoghi di missione pastorale. E dei resto, negli anni passati si erano già svolte esperienze di comunità artistica propedeutiche a rassegne di arti visive svoltesi nel chiostro e negli ambienti circostanti.

Il futuro

Tale disponibilità non può che assecondare un bisogno di espressione artistica da parte della città e del territorio, che hanno però bisogno di una “disciplina” per essere sottratte allo spontaneismo e velleitarismo che spesso risultano controproducenti. La presenza di un sodalizio composto da persone di provata esperienza professionale sarà sicuramente una garanzia per coniugare la voglia insopprimibile di esprimere le proprie vocazioni con le dotazioni culturali e l’equilibrio che si richiedono. Nelle prossime settimane, infatti, saranno formulate le proposte formative e verranno vagliate le richieste provenienti dall’esterno.

Qualità della vita

Qualità della vita: Taranto molto male per impresa, lavoro, raccolta differenziata

16 Dic 2024

di Silvano Trevisani

L’annuale graduatoria della qualità della vita nelle province italiane, che il quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” propone dal 1990, rappresenta un’occasione per riflettere sull’andamento del Paese, attraverso i suoi territori. Da sempre, la classifica divide nettamente in due l’Italia: la parte alta, con le provincia in cui si vive bene, è appannaggio del Nord. La parte bassa della classifica è occupata dalle province meridionali, con lievissime eccezioni, per situazioni specifiche ma non molto significative (Cagliari è 44a, mentre Imperia è 79a). Tutti gli indicatori, riguardanti la ricchezza, gli affari e il lavoro, il turismo, e così via, premiano il Nord e questo rende ancora più inaccettabile il tentativo messo in atto dalla Lega, e sostenuto dal governo, di accentuare ancora di più le differenze attraverso l’autonomia differenziata. Che non farebbe che aggravare la situazione.

Una premessa

Detto questo, è evidente che i dati che più ci incuriosiscono sono quelli riguardanti la provincia di Taranto. Leggiamo le classifiche, consapevoli che, come spiega Michele Finizio, che guida il progetto, “la qualità della vita per ciascuno di noi è qualcosa assolutamente soggettivo; la percezione del luogo in cui viviamo è influenzata dalla nostra relazione, personale, con quello che ci sta intorno. E ciascuno di noi è portato a vedere prima ciò che non va rispetto a ciò che funziona”. Ma, aggiungeremmo noi, il discorso si accentua ancora a seconda della situazione sociale: è evidente, ad esempio, che chi amministra o gestisce istituzioni e ricchezza, è portato a esaltare le cose buone rispetto a quelle negative. Ecco, allora, che bisogna sottolineare e condividere l’intento dei compilatori, che è quello di “raccontare attraverso i numeri il Paese, i suoi divari, le sue fragilità e best practice permette di denunciare quello che manda, orientare chi decide o accendere i riflettori su certi fenomeni”.

La classifica

È per questo motivo che analizziamo i risultati ottenuti dalla provincia di Taranto che quest’anno si colloca al 94° posto, risalendo tre posizioni rispetto al 2023. Un dato che si spiega forse più con l’ulteriore accrescimento degli indicatori scelti, che fanno precipitare Isernia di ben 13 posizioni, che con mutamenti significativi. Va detto che Bari spicca tra le province meridionali: è al 65° posto, avendo risalito 4 posizioni, mentre solo Foggia fa peggio di Taranto piazzandosi al 99° posto, ma risalendo dal fondo classifica in cui era nel 2023 e scalando ben 8 posizioni.

Gli indici negativi

Taranto, lo diciamo subito, si connota negativamente almeno per tre classifiche fondamentali: l’imprenditorialità e il lavoro, la parità di genere, la raccolta differenziata. Dato quest’ultimo che era già stato rimarcato dalla precedente classifica di “Italia Oggi”. Per affari e lavoro Taranto è all’ultimo posto. È risaputo: la provincia (e la città soprattutto) non ha propensione all’impresa. Non l’aveva neppure in piena espansione industriale. E la crisi grave la si evince ancora di più dalle ore di cassa integrazione autorizzate, che la collocano al terzultimo posto: situazione inquietante proprio tenendo conto della scarsità di imprese attive. Conseguenza della scarsa imprenditorialità è anche la mancanza di posti di lavoro: una condizione che spinge ancora di più i giovani tarantini a emigrare. Male anche la classifica sulla parità di genere: siamo al 94° posto. Ancora peggio anche per numero di laureati e altri titoli terziari: siamo in fondo alla classifica, seguiti solo da Foggia, Crotone e Sud Sardegna. In questa classifica incide sicuramente anche la modesta presenza dell’università.

Giustizia e sicurezza

Migliore la situazione per giustizia e sicurezza: Taranto è 74a in lieve peggioramento. Mentre il fondo di questa classifica vede allineati: Roma, Foggia, Napoli, Milano e Firenze, ultima. Taranto, inoltre, tazionaria nella classifica di cultura e tempo libero, dove fanno peggio Lecce (che però ha una provincia enorme) e Brindisi.

Emergenze sociali

Allarme denatalità in Italia dagli Stati generali: in 15 anni le nascite diminuite del 34%

13 Dic 2024

di Silvano Trevisani

Si sono appena conclusi a Milano, a Palazzo Lombardia, gli Stati generali della natalità con un bilancio allarmante: il calo delle nascite in Italia continua, il 2024 si preannuncia un altro anno negativo. La situazione, che è stata rappresentata dall’Istat, continua a destare preoccupazione e non mostra nessun segnale né di controtendenza e neppure di rallentamento della decrescita.

Infatti, secondo i dati Istat, nel periodo gennaio-luglio 2024 le nascite sono diminuite di 4.600 unità rispetto allo stesso periodo del 2023. Dal 2008 al 2023, le nascite sono scese di quasi 200.000 unità, con una diminuzione complessiva del 34%.

Il dibattito

Gli interventi al dibattito hanno ruotato principalmente sulle ragioni economiche (e anche fiscali) che ostacolano la natalità, che sicuramente sono una delle cause del problema, ma non l’unica e forse neppure la principale. Se si consideri che, secondo vari studi di settore, le famiglie più povere sono quelle che hanno dei minori, mentre le famiglie più ricche sono quelle con anziani.

Tra gli interventi centrali c’è stato quello del ministro dell’Economia Giorgetti che, rilevando la gravità del problema, ha sottolineato la necessità di “rimuovere gli ostacoli fiscali”. Ha proposto che si tassino i redditi disponibili anziché quelli nominali, poiché le famiglie numerose hanno un reddito disponibile inferiore rispetto a quelle con meno figli. Un problema esistente ma non determinante. Ha però proposto l’istituzione di un’agenzia per la natalità, un ente bipartisan, lontano dalle logiche politiche, con un’azione a lungo termine, per rispondere a un Paese che invecchia e non è più sostenibile con il sistema di welfare pensato negli anni ’60. Una buona idea, speriamo che venga attuata.

Misure fiscali e concause

Le misure fiscali sono certamente interessanti, ma non fondamentali, se si considerano molti altri fattori che incidono, a partire dalla mancanza di sostegni sociali, come gli asili nido, pochi e concentrati al CentroNord. E poi: l’invecchiamento delle popolazione e l’allungamento della vita degli anziani, per i quali c’è un crescente bisogno di assistenza cui non corrisponde un’adeguata capacità dello Stato. E ancora: le difficoltà di reperire le risorse contributive in grado di garantire il pagamento delle pensioni in futuro; i dubbi relativi alla capacità del sistema previdenziale di sostenersi nel medio termine. Molte sono le coppie che decidono di procrastinare il matrimonio a causa della mancanza di un reddito adeguato a garantire il futuro della famiglia, e questo comporta anche maggiori rischi di infertilità.

Altre cause

Ma accanto a queste cause, ce ne sono altre che hanno ruolo forse anche più importante, di natura sociologica e che attengono alle “paure” individuali. Che vanno messe in relazione con la società “consumistica” e con l’individualismo esasperato che stiamo vivendo. Di fronte al livello dei consumi attuali, molti si domandano se mettendo al mondo bambini che rappresenteranno costi vivi, potrà essere garantito il proprio livello di spesa o dovranno limitare se stessi a favore dei nascituri. Insomma: sono molti coloro indisponibili a fare quelli che posso no essere definiti dei “sacrifici”.

Ci sono altre motivazioni che attendono la sfera eminentemente sociologica e non economica, e che sono state anche affrontate dai più noti sociologi che ci parlano di una società instabile nelle regole e nei comportamenti, e descrivono l’affettività “liquida”. Che rifugge da legami e da progetti di vita stabili: (ci si vuole sentire liberi dai legami per poterli cambiare a piacimento), ci parlano di relazione del rischio. Col passare degli anni, soprattutto con l’avvento del web, le chance relazionali, cioè la capacità e possibilità di stringere rapporti affettivi non duraturi e mutevoli, ma anche occasionali, sono notevolmente aumentate. L’arrivo di bambini, che imporrebbe relazioni più durature, è vista perciò come un rischio per la propria libertà relazionale…

Per il futuro…

Un unico dato positivo lo ha indicato, agli Stati generali, il presidente dell’Istat, Francesco Chelli: quasi il 70% dei bambini intervistati ha dichiarato di volere figli in futuro. “Per combattere la denatalità, è necessario sostenere questi desideri”, ha concluso, invitando a politiche concrete e inclusive.

Non basteranno certo i buoni propositi dei bambini che, come diceva Oscar Wilde, “purtroppo diventano grandi”, a dare concrete speranza per il futuro, perché tocca a noi nutrire quelle speranze e per ora non lo stiamo facendo per niente!

Rassegna musicale

Torna a Grottaglie la grande organista Monserrat Torrent Serra per un concerto all’organo rinascimentale

12 Dic 2024

Ritorna a Grottaglie, per un nuovo prestigioso concerto Monserrat Torrent Serra, famosissima decana mondiale degli organisti. A distanza del suo memorabile concerto tenuto il 23 novembre dello scorso anno, terrà un nuovo, attesissimo appuntamento musicale 14 dicembre 2024

alle ore 19.30 nella Chiesa Madre Collegiata Maria SS.ma Annunziata. Un ritorno che conferma il suo entusiastico apprezzamento dell’organo più antico di Puglia e tra i più antichi d’Italia, nonostante la sua veneranda età (98 anni) per il desiderio di suonare ancora.

Ne danno notizia con evidente soddisfazione il parroco della Collegiata don Eligio Grimaldi e il direttore artistico della Rassegna organistica grottagliese, il maestro Nunzio Dello Iacovo, il quale non manca di sottolineare l’importanza dell’evento: “Abbiamo il privilegio di avere nuovamente con noi la signora Montserrat Torrent Serra, autentica leggenda dell’organo! La signora Torrent, originaria di Barcellona, che per diversi motivi, compresi quelli anagrafìci, seleziona attentamente gli inviti che le giungono, ha subito accettato il nostro invito a tornare, a un anno di distanza dal suo precedente concerto, per un appuntamento che così farà da conclusione alla Rassegna stessa”.

Organista di eccezionale talento artistico e personalità, ammirata e stimata universalmente come interprete musicale e come donna tenace che ha saputo imporsi intellettivamente e professionalmente in un ambiente pregiudizievole e non privo di ostacoli agli esordi della sua carriera (più di sessant’anni fa, ormai, quando ancora dominava un rigore accademico di stampo maschilista), ha ispirato generazioni di musicisti e ha accumulato innumerevoli premi, riconoscimenti e onorificenze

La grande artista eseguirà brani appartenenti ad autori dei secoli XVI – XIX con un programma mirato ad esaltare le caratteristiche tecniche e foniche dell’antichissimo organo rinascimentale che incontra continuo interesse a livello nazionale e internazionale.

Il programma prevede l’esecuzione dei seguenti brani: Joan Ambrosio Dalza ( ….. -1508): Pavana alla Venetiana – Saltarello – Piva; Antonio de Cabezón ((1510-1566): Tiento I. segundo tono – Diferencias sobre Guàrdame las Vacas, Diferencias sobre – El canto del Caballero; Adriano Bianchieri (1568 – 1634): Canzon Undecima – La Organistina Bella – In Echo; Girolamo Frescobaldi (1583-1643): Partite sopra La Follia, Sebastiàn Aguilera de Heredia (1561-1627): Ensalada: Franz Joseph Haydn (1732-1809): Tre opere per un orologio, Pablo Bruna (1611 -1679) : Batalla 6o tono.

Ingresso libero.

Arte

Inaugurata, negli spazi museali del Crac Puglia, l’importante retrospettiva di Oscar Piattella

06 Dic 2024

di Silvano Trevisani

Negli spazi museali del Crac Puglia (Centro di ricerca arte contemporanea) della Fondazione Rocco Spani, è stata inaugurata la mostra retrospettiva del maestro Oscar Piattella (Pesaro, 1932 – Urbino, 2023) curata dai critici Aldo Iori e Alberto Mazzacchera. Promossa e organizzata dal Crac Puglia e dall’Archivio ‘Oscar Piattella’ di Cantiano (www.archiviopiattella.it), la mostra raccoglie un selezionato corpus di opere realizzate nel quinquennio 2009-2013, con l’aggiunta di un inedito autoritratto del 1949. In queste opere si palesa una produzione di grande impatto cromatico e percettivo e al tempo stesso perfettamente in linea con quel “fraseggio geometrico” che marca, incessante, l’intera produzione di questo inesauribile maestro marchigiano.
Per la pittura luminosa e materica, di un fecondo artista sperimentatore quale è stato Oscar Piattella, l’approdo al Crac è una novità, considerato che il maestro, nonostante le numerose mostre in Italia e all’estero, espose in Puglia solo a San Severo, qualche mese prima della mostra di Parigi del 1995.

La mostra tarantina è stata da poco inaugurata con gli interventi dell’assessora alla Cultura Angelica Lussoso, del presidente del Crac Giulio De Mitri, del presidente dell’Archivio ‘Oscar Piattella’, Fernando Barbetti, di Carmen Galluzzo Motolese dell’associazione Marco Motolese e del Club per l’Unesco e dei due critici curatori Aldo Iori e Alberto Mazzacchera.
Dopo i saluti dell’assessora Lussoso, Giulio De Mitri, artista apprezzato a livello internazionale e profondo conoscitore della storia dell’arte, ha rimarcato talune assonanze tra parte delle opere di Piattella e quelle coeve del francese Georges Noël e del tedesco Winfred Gaul. Ha anche auspicato l’allestimento di una mostra a Taranto dei tre artisti, i cui percorsi paralleli nell’attraversare e superare l’Informale, hanno espresso un’arte con sonorità a tratti di straordinaria convergente fusione.

Il presidente Barbetti ha espresso tutto il suo apprezzamento per l’attività culturale del Crac, e al contempo, a nome dell’Archivio Oscar Piattella, si è impegnato a sostenere, con un contributo finanziario per l’anno 2024, l’eccezionale attività svolta in campo socio-culturale dalla Fondazione Rocco Spani. Carmen Galluzzo Motolese, da sempre impegnata nella tutela e valorizzazione dei beni culturali, ha manifestato la sua meraviglia dinanzi alla forza espressiva delle opere del maestro marchigiano, per la prima volta visibili a Taranto.
La piccola selezione tratta dalla vasta produzione di Piattella, è in grado di palesare un linguaggio di grande impatto cromatico e percettivo e al tempo stesso perfettamente in linea con quel “fraseggio geometrico” che marca, incessante, l’intera espressione di un artista che nel disegno ha mantenuto il suo focus creativo.

Annota Aldo Iori, nel catalogo di mostra, come «La processualità del fare di Oscar Piattella presuppone una fase progettuale, nella quale ha molta importanza il disegno, a cui seguono verifiche in momenti sperimentali consolidati nella ripetizione del fenomeno materico-cromatico, per giungere infine a una pittura ricca di costanti ed elementi riconoscibili, in equilibrio tra il pensiero scientifico e quello umanistico, e che offre aperture e risultati innovativi […] La lezione dell’arte del secondo dopoguerra gli ha permesso di acquisire una libertà che lo ha condotto al superamento del reale mediante un’astrazione che indichi la necessaria riflessione profonda sui postulati essenziali della pittura e sui suoi fondamenti storici strettamente legati alla condizione del pensiero dell’oggi […] Le opere [in mostra] presentano un serrato rapporto tra concezione spaziale e matericità della superficie, tra più o meno regolari suddivisioni geometriche e cromie declinate secondo una sapienza antica che divengono elementi per dare forma a pieni e vuoti, dinamismi e stasi, emersioni e sprofondamenti dinanzi ai quali l’osservatore è chiamato a esercitare il suo sguardo critico riconoscendo partiture e sonorità dal vasto respiro».
Larga parte della sua produzione, puntualizza Alberto Mazzacchera è assorbita dall’estesa stagione del muro, attraverso le molteplici, sapienti declinazioni che indicano differenti fasi di ricerca. Il muro consente a Piattella di condurre l’osservatore tanto dinanzi ai muri politici del Novecento, ai muri degli uomini contro le libertà, quanto difronte ad un diaframma fatto di vibrante materia, preordinata a sprigionare l’energia in essa racchiusa forgiata sul banco di una ricerca vissuta totalmente, in grado di far oltrepassare la porta d’accesso agli sterminati spazi della mente. All’occhio attento di Piattella certo non deve essere sfuggita l’assenza della raffigurazione dell’uomo, nella mirabile quattrocentesca tavola della Città ideale, seppure la presenza è fortemente evocata sia dal superbo costruito sia da una sequenza di indizi che ne denuncia l’operosità quotidiana. Anche nel muro di Piattella l’uomo è evocato attraverso la sintesi di un particolare del mondo artificiale da lui stesso creato, pronto, come nelle grandi opere rinascimentali, a competere in bellezza con il mondo della natura.
La forza delle opere di Piattella è tutta racchiusa in quella indomabile esigenza di ricerca di verità che, nel chiuso del suo atelier sul Catria, non dimentica l’eco dei suoni, dei colori, del perpetuo moto del mare Adriatico. Perché, come giustamente scrive Lubomirski, “Oscar Piattella era pensiero, e soltanto pensiero d’arte. E per quanto fosse distante Giuliano Vangi dal suo allievo, erano uniti dalla purezza che li guidava e che li difendeva”.

La mostra resterà aperta sino al 9 febbraio 2025 nei locali del Crac Puglia – Centro di ricerca arte contemporanea, corso Vittorio Emanuele II n. 17 – 74123 Taranto, dal martedì al sabato e festivi solo su appuntamento. Ingresso libero

Info: www.cracpuglia.it cracpuglia @ gmail.com tel. 099.4713316 / 348.3346377
www.archiviopiattella.it

Salute

Neonatologia e Utin: in arrivo 5 medici, sembra sventato il rischio di chiusura

04 Dic 2024

di Silvano Trevisani

Sembra sventato il rischio di chiusura per il reparto di Neonatologia e Utin dell’Ospedale SS. Annunziata. Sarebbero in arrivo cinque medici che porterebbero il numero totale di specialisti nel reparto a dodici, compreso il primario. E questo garantirebbe la continuità del servizio che era stata messa in forse dalla diminuzione del personale e dalla minaccia di tutti i medici rimasti in servizio di trasferirsi in altre strutture. Rischio che avevamo segnalato nei giorni scorsi, e che aveva messo in allerta sia l’Asl che la Regione Puglia. Ebbene, stando a quanto riferito dal direttore sanitario del SS. Annunziata, Sante Minerba, nel corso dell’audizione svoltasi in III Commissione Sanità, si avvierebbe a soluzione l’emergenza del reparto di Neonatologia e di Terapia intensiva neonatale del SS. Annunziata di Taranto determinata dalla carenza di personale medico. Usiamo il condizionale perché nedelle prossimo ore la questione sarà definita formalmente.

A darci notizia è il presidente II Commissione Sanità della Regione, che è il consigliere regionale tarantino Vincenzo Di Gregorio.

Domani, 5 dicembre, sarà completato il concorso per cinque dirigenti medici. In parallelo, l’Asl di Taranto ha sottoscritto due convenzioni, una con l’Azienda ospedaliera del Policlinico di Bari, l’altra con il Miulli, per l’espletamento dei turni di guardia nella struttura complessa del nosocomio tarantino.
Minerba – spiega Di Gregorio – ha ammesso l’esistenza di alcuni problemi per le scelte effettuate da alcuni medici in favore di altre attività ma, allo stesso tempo, ha escluso il rischio di interruzione della continuità assistenziale”

Attualmente nel reparto sono in servizio sei medici, più il primario. Con le nuove assunzioni l’organico dei dirigenti medici arriverà a dodici unità. Queste novità ci rassicurano in ordine all’attività di un reparto di primaria importanza nella provincia ionica non solo per il numero degli interventi effettuati, ma anche per la qualità dell’assistenza fornita.

Libri

Nel romanzo ‘Il volo dell’angelo’ di Giovanni Camarda la storia del grande Erasmo Iacovone

02 Dic 2024

“Il volo dell’angelo” è il debutto da scrittore del giornalista Giovanni Camarda, già responsabile della redazione sportiva prima e cronaca di Taranto poi del Nuovo Quotidiano di Puglia. Il romanzo (150 pagine, 15,50 euro, edito da Passionescrittore.it e in vendita nelle principali librerie online e fisiche servite da Messaggerie Libri), racconta la vita non vissuta di Erasmo Iacovone, indimenticabile centravanti del Taranto, rimasto ucciso in un tragico incidente stradale nella notte tra il 5 e il 6 febbraio del 1978.
Quel pomeriggio
l’attaccante del Taranto aveva cercato in tutti i modi, ma invano, di portare i rossoblù alla vittoria contro la Cremonese. A quel punto del campionato il Taranto era in corsa per la serie A e Iacovone era il capocannoniere del torneo. Senza di lui, finì tutto di colpo. Una vicenda struggente, contestualizzata in una precisa fase storica, da febbraio a luglio del ’78, rappresentata fedelmente proprio per dare un contorno il più possibile realistico ad una parabola umana solo immaginata, sognata. Ma quello che emerge è il vero Erasmo Iacovone, amato da molti, conosciuto da pochissimi.
A quasi 47 anni dalla sua morte, attorno alla figura del calciatore al quale è intitolato lo stadio di Taranto, c’è ancora un seguito enorme. Nessuno però lo ha mai raccontato veramente, svelandone il carattere, i valori, i legami fondamentali, soprattutto l’amore per la moglie, all’epoca dell’incidente incinta della loro prima figlia.
Una storia toccante, romantica e coinvolgente perché la sua parabola, pur essendo notissima, in realtà presenta lati ignoti ai più, data la proverbiale riservatezza di Erasmo. Per questo, Iacovone continua ancora oggi a suscitare un interesse senza tempo, forte e trasversale: basti pensare che, durante gli esami di terza media del giugno scorso, un tredicenne ha presentato una tesina proprio su di lui, il suo idolo, conosciuto solo attraverso qualche
filmato in bianco e nero.

 

Giubileo2025 in diocesi

La veglia intervicariale di Grottaglie per il Giubileo presieduta da monsignor Ligorio

02 Dic 2024

di Silvano Trevisani

Si è svolta nel segno della Riconciliazione, come disegno sacramentale di conversione e ritorno al Signore, la veglia intervicariale di preghiera in preparazione del Giubileo, svoltasi nella Chiesa madre collegiata di Grottaglie e presieduta dall’arcivescovo emerito di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, Salvatore Ligorio.
A inizio cerimonia il parroco della collegiata, don Eligio Grimaldi ha ricordato l’esortazione contenuta nel messaggio per l’inizio dell’anno pastorale dell’arcivescovo Ciro Miniero. Pellegrinaggio e speranza sono due parole ricorrenti nella preparazione dell’Anno Santo 2025, il pellegrinaggio è metafora di una vita che procede verso una meta che può trasfigurarla. Richiede fiducia, entusiasmo e spirito di sacrificio. Vi sono tratti in cui sperimentare il colloquio cuore a cuore con Dio e tratti in cui godere della gioia dei fratelli, tutti pellegrini, penitenti e festosi. Il pellegrinaggio è un percorso di guarigione interiore che educa l’animo al giusto affiorare della gioia di andare incontro al Signore”.
Sacerdoti e laici hanno, quindi, proclamato da Parola, tratta dall’Apocalisse, rivolta simbolicamente alle sette Chiese. O ogni lettura è stata seguita dall’accensione di un cero.

L’omelia

Nella sua omelia, monsignor Ligorio ha sviluppato il significato del Giubileo che, per volontà del Santo Padre e secondo le indicazioni dell’arcivescovo Miniero, deve farci recuperare le dimensioni esistenziali della conversione e della riconciliazione.
Riferendosi alla bolla di indizione di Papa Francesco, ha richiamato il riferimento alla Lettera di san Paolo ai Romani: “la speranza non delude mai”, e ci spinge a essere pellegrini di speranza in un tempo che richiede fortezza d’animo. Occorre riprendere un corretto rapporto con Dio che deve portarci a un corretto rapporto tra gli uomini e con la creazione, che è la casa comune. È in questa logica che l’idea del Giubileo, indetto da Bonifacio VIII, comportava la remissione dei debiti, morali e materiali, la restituzione dei terreni alienati e il riposo della terra. E il “Padre nostro” ci indica il percorso attraverso la riconciliazione, l’amore, il richiamo alla giustizia, attraverso la quale passa la verità.

La storia

Ripercorrendo la storia dei Giubilei, monsignor Ligorio ha ricordato come la sua periodicità, originariamente fissata in 10 anni, stia stata poi ridotta prima a 50 da Clemente VII poi a 25 da Paolo II, per consentire a tutti gli uomini di averne esperienza nella propria vita. E agli appuntamenti periodici si sono aggiunti gli anni santi straordinari, ultimo dei quali l’Anno Santo della Misericordia, indetto da Papa Francesco nel 2015.

Il significato

Prendendo in esame gli elementi simbolici centrali del Giubileo, monsignor Ligorio ha sottolineato l’importanza della Porta santa, che è rappresentazione simbolica di Cristo che si propone egli stesso come porta da attraversare per ottenere la salvezza: “Io sono la porta, se uno entra attraverso di me, sarà salvato. Entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Si è, quindi, particolarmente soffermato sul pellegrinaggio, che non è solo un “cambiamento di luogo”, ma è una trasformazione di se stessi. La sua etimologia latina (“per ager”) significa: attraversare i campi, attraversare le frontiere e il modello primigenio è quello di Abramo, a cui Dio ordinò di lasciare la sua casa, la sua parentela e la casa di suo padre per raggiungere la terra promessa. Ma anche il ministero di Gesù Cristo si identifica in un viaggio dalla Galilea alla città santa di Gerusalemme. “Mentre stavano per compiersi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino…” (Luca, 9,51). I discepoli vengono chiamati a percorrere questa strada, e ciò vale anche per i cristiani di oggi.

Il pellegrinaggio

Il pellegrinaggio, quindi, è un’esperienza di conversione e cambiamento della propria esistenza per orientarla verso la santità di Dio.
Altro elemento fondante è la recita del Credo, detto anche simbolo”. Recitare con fede il Credo significa entrare in comunione con Dio e con la Trinità. Così la carità è la caratteristica principale della vita cristiana e, a questo proposito, ha citato la lettera di san Pietro. “Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati”. Si è, quindi, soffermato sulle altre virtù teologali e sulla preghiera. Che in occasione del Giubileo ha delle “soste” in edicole, santuari, luoghi spirituali, e che è strumento centrale per la riconciliazione, elemento costitutivo della pratica del pellegrinaggio, che è il modo specifico di vivere questo momento forte della Chiesa, e che ha la sua scaturigine nell’indulgenza.

Il perdono

“Il perdono – ha concluso monsignor Ligorio – non cambia il passato, ma può modificare ciò che è già avvenuto e può permettere di cambiare il futuro. Permettendo di leggere anche il passato con occhi diversi e più sereni”.

Arte

Da sabato 30 negli spazi museale del Crac Puglia la retrospettiva del maestro Oscar Piattella

28 Nov 2024

Sabato 30 novembre alle ore 18, negli spazi museali del Crac Puglia (Centro di ricerca arte contemporanea) della Fondazione Rocco Spani, avrà luogo l’inaugurazione della mostra retrospettiva del maestro Oscar Piattella (Pesaro, 1932 – Urbino, 2023) curata dai critici Aldo Iori e Alberto Mazzacchera.

La mostra, promossa e organizzata dal Crac Puglia e dall’Archivio Oscar Piattella di Cantiano (www.archiviopiattella.it), raccoglie un selezionato corpus di opere realizzate nel quinquennio 2009-2013, con l’aggiunta di un inedito autoritratto del 1949. In queste opere si palesa una produzione di grande impatto cromatico e percettivo e al tempo stesso perfettamente in linea con quel “fraseggio geometrico” che marca, incessante, l’intera produzione di questo inesauribile maestro marchigiano.

Di tale ricerca se ne ravvisa una traccia in un’intervista di Niccolini al maestro Piattella del 2007, quando lo stesso avverte: “Un momento, non sono fiori, finestre, diamanti, cortecce, colline, case, quelle che si affacciano tra geometrie luminose, che a noi sembrano infine spalancate sul reale? Ma cos’è il reale? […]. È rappresentato dal fraseggio geometrico che incastona le piante, o da questi squarci di natura, come sarebbe più logico pensare? Per me è più reale la logica; più reali sono gli schemi che non vedi nella natura e che io leggo e immagino così”. Indica, seguendo col dito l’incrocio di due assi ortogonali”.

E in questo cammino di ininterrotta ricerca, sempre in bilico tra coerenza e riconoscibilità da un lato e dall’altro la necessità di non rimanere fermo, di continuare ad esplorare, in questa crina sottilissima e friabile, Piattella ha tracciato ulteriori elementi d’orizzonte. Ed in ciò risulta quanto mai preciso e puntale uno scritto di Massimo Cacciari del 2010, quando annota: «appare evidente in quale solco del “pensiero pittorico” contemporaneo si collochi l’opera di Oscar Piattella. È il solco dello “spirituale nell’arte”. L’arte non rappresenta o ripresenta, ma è espressione; non è trasfigurazione del mondo, e cioè un “figurarlo” diversamente, ma creazione di un mondo, un mondo in-sé. I titoli delle composizioni di Piattella esprimono questa idea con “luminosa” consapevolezza: ciò che appare non è che il frantumarsi della Luce interiore; i colori non sono che il timbro che la Luce assume illuminando il “paesaggio dell’anima”».

La produzione di Piattella è connotata in larga parte, da una espressione viva di Luce interiore, con accostamenti di colori forti, contrastati, che ricorda finanche certa pittura veneta antica. Le opere presentate a Taranto sanno dispiegare un linguaggio pittorico in cui potente è il “fraseggio della geometria”.

È stato realizzato, per le edizioni CRAC Puglia, il catalogo di mostra contenente i testi introduttivi di Giovanna Tagliaferro, direttrice della Fondazione Rocco Spani, di Fernando Barbetti, presidente dell’Archivio Oscar Piattella, della poetessa Anna Buoninsegni, nonché i testi critici dei curatori Aldo Iori e Alberto Mazzacchera, apparato iconografico e note biografiche sull’artista.

Durante il periodo della mostra, si terranno visite guidate, incontri d’esperienza e laboratori didattici per le scuole del territorio.

La mostra resterà aperta sino al 9 febbraio 2025 nei locali del Crac Puglia – Centro di ricerca arte contemporanea, corso Vittorio Emanuele II n. 17 – 74123 Taranto, dal martedì al sabato e festivi solo su appuntamento. Ingresso libero

Info www.cracpuglia.it cracpuglia @ gmail.com tel. O99.4713316 / 348.3346377 www.archiviopiattella.it

Lavoro

Sciopero del 29: a Taranto il corteo e il fermo di 24 ore delle autolinee Ctp

26 Nov 2024

di Silvano Trevisani

Sabato prossimo il Paese si fermerà. Non tutto, magari, ma lo sciopero indetto da Cgil e Uil, cui non ha aderito la Cisl, che è per la trattativa e non per la protesta, avrà sicuramente un riscontro significativo. Anche a Taranto si svolgerà una manifestazione venerdì mattina, con un comizio finale alle 10,30 a piazza Immacolata. Per 24 sciopereranno le autolinee Ctp (tranne che nelle ore di garanzia) per cui è meglio cautelarsi: molte le corse destinate a saltare.

Le ragioni

I motivi dello sciopero sono noti e vanno dalla bocciatura della finanziaria ai tagli reali alla sanità, alla scuola, allo sviluppo industriale. Questioni che, se coinvolgono tutto il Paese, hanno per Taranto una motivazione in più: lo smantellamento reale dell’industria che si accompagna al crescente spopolamento. Se è vero che l’Istat ha previsto per la popolazione di Taranto, entro il prossimo anno, un calo di circa 8.000 unità, che crescerà di molto da qui a dieci anni. Fenomeno dovuto in gran parte alla mancanza di lavoro, di prospettive per i giovani e all’inadeguatezza dei servizi. Ma dobbiamo anche ricordare che secondo la Cgia di Mestre, per Taranto è prevista, entro il 2034, la perdita di circa il 13,5% dei posti di lavoro.

I segnali

I segnali di un grave deterioramento si stanno registrando, in questi giorni, e i sindacati che hanno indetto lo sciopero li hanno riassunti così: “La storica vertenza ex Ilva, ma anche quella di Hiab, Leonardo o del Porto di Taranto. Ma anche l’incredibile vicenda degli oltre 150 precari storici degli appalti comunali. O l’emblematica storia dei dipendenti del comune di Roccaforzata”. Aggiungeremmo a questo anche i tagli previsti all’Arsenale militare e quelli conseguenti alle chiusure delle attività commerciali, soprattutto nel Borgo, che hanno portato, assieme alla sparizione di decine di imprese negli ultimi giorni, il licenziamento di molti dipendenti.

La transizione frenata

“Taranto è figlia di una vera e propria azione di fallimento della politica industriale di questo paese – dichiarano Frontini e D’Arcangelo, di Uil e Cgil. – Perché nella manifattura non basta difendere gli asset produttivi, ma avviare investimenti che sappiano difendere l’occupazione, tutelando anche salute e sicurezza”. I sindacati lanciano l’allarme, definendo le attività industriali ioniche “destinate all’estinzione” anche perché nulla ancora si sa dei bandi destinati al territorio dal “Just Transition Fund”. Ben 800 i milioni di euro (il 70% dei quali andrebbe speso entro il 31 dicembre 2026 pena la restituzione all’Europa) che l’Unione Europea ha previsto per investire in quelle aree dove è urgente superare il modello di produzione industriale a carbone.

Le donne

Un’ultima parola, in questi giorni dedicati all’attenzione per il pianeta donna, alla situazione occupazionale femminile sul nostro territorio, che abbiamo già segnalato dopo la pubblicazione dei report sulla qualità della vita. Taranto e la sua provincia, infatti, conquistano la maglia nera sul tasso di occupazione femminile quart’ultima dietro solo a Caltanissetta, Crotone e Napoli e ultima in Puglia: solo il 28,6% delle donne lavora.

Storia

Il 29 e 30 novembre in programma il terzo Covegno nazionale sul Principato di Taranto

25 Nov 2024

Nei giorni 29‐30 si terrà a Taranto il terzo Convegno nazionale sul Principato di Taranto. I lavori si svolgeranno nell’auditorium della Banca cooperativa di Bari e Taranto, in via Berardi, 31.

L’organizzazione è stata gestita da: Aicc Amici dei Musei, Marta, Italia Nostra, Società di storia patria, Dante Alighieri, Amici del Castello Aragonese, Archivio di Stato, Scorpione editrice. I Convegni sul Principato sono iniziati nel 2019 per iniziativa di Franca Poretti e Piero Massafra, sotto l’egida prestigiosa di Cosimo Damiano Fonseca. Questi incontri vogliono essere anche atto risarcitorio verso il nome e il ruolo, diretto e indiretto, esercitato da Taranto come capitale del Principato, a partire dall’XI secolo, con Boemondo (figlio di Roberto il Guiscardo) che ne fu il primo titolare. L’importanza strategica della città, a partire dall’XI secolo è largamente testimoniata dalla bibliografia specifica, ma per gli indirizzi culturali e politici dell’Italia postunitaria, appare ancora abbastanza defilata nella coscienza del Paese e della città. Eppure, in Italia e nel Regno di Napoli, il Principato di Taranto, anche soprattutto per “merito” di alcuni principi e sovrani, ebbe un ruolo assolutamente centrale, come è testimoniato dalle vicende degli Orsini e dei re Aragonesi che necessitarono sempre, per la propria legittimazione, del possesso di Taranto.

L’importanza e l’estensione del piccolo, ma dinamico stato è molto eloquentemente descritto da Benedetto Croce: “Il principe di Taranto fu il più potente feudatario napoletano del Quattrocento, e determinò più volte, col sostegno dato o tolto al re di Napoli, le sorti del loro regno… Le terre da lui possedute erano tante che si diceva dai contemporanei che egli poteva cavalcare da Napoli fino a Taranto senza mai toccare terra altrui”.

Finora i convegni hanno affrontato argomenti storici, politici, artistici, letterari, istituzionali e il prossimo affronta il tema delle conseguenze e “lasciti” di quel duraturo e complesso esperimento politico, protrattosi anche in periodi di minore efficacia e presenza della città, che almeno tra ‘300 e ‘500, va ricordato, riservò la propria cattedrale come “cappella sepolcrale” di alcuni importanti protagonisti di quella istituzione.

Finora, la storia del Principato è stata coltivata e studiata per lo più nel Salento, anche grazie al notevole prestigio del pantheon orsiniano di Santa Caterina, opera assolutamente degna di essere iscritta nelle grandi realizzazioni d’arte nel Sud, come non è accaduto purtroppo al complesso di S. Antonio a Taranto, voluto da Giovanni Antonio del Balzo, forse come mausoleo che ne celebrasse la gloria. Ma la distratta città postunitaria e la minorità degli studi sul medioevo del Sud, ne hanno permesso la colpevole mutilazione, per ricavarne un istituto di pena.

Il programma del III Convegno sarà inframezzato dalle viste guidate a S. Antonio e al Castello Aragonese. E fornisce comunque ogni informazione per seguire agevolmente le fasi dei lavori.

Archeologia

Per Santa Cecilia il Museo nazionale propone visite tematiche dedicate alla musica

20 Nov 2024

Il 22 novembre, data consacrata a Santa Cecilia, segna per Taranto uno dei periodi più belli dell’anno, quello del Natale. Che per i tarantini comincia anzitempo proprio con il suono delle pastorali e l’odore delle “pettole”. Ebbene, anche il Museo archeologico nazionale di Taranto, apre le sue porte, per Santa Lucia, a visite tematiche che si svolgono appunto nel solco di Euterpe, musa della musica e della poesia lirica.

Abbiamo un’importante collezione di reperti riferibili a questa antica arte, agli strumenti e ai rituali che proprio dalla musica venivano accompagnati – afferma la direttrice del MArTA, Stella Falzone – ed esattamente come per il filosofo peripatetico Aristosseno di Taranto, continuiamo ad alimentare il ruolo etico e altamente culturale della musica”.

In occasione del 22 novembre si potranno visitare i due piani delle collezioni permanenti, il nuovo allestimento che al primo piano del MArTA ospita il reperto originale della LEX MUNICIPII, proveniente dal MANN, la mostra “In the name of Mother’s” di Paolo Troilo (nell’area delle esposizioni temporanee) e alle 17 e alle 18 partecipare a un percorso di approfondimento della durata di circa trenta minuti, dedicato alle opere a soggetto religioso della Collezione Ricciardi.

Tra le opere donate al museo pubblico di Taranto nel 1908 dall’allora monsignor Giuseppe Ricciardi vi è il famoso dipinto seicentesco di Santa Cecilia che suona l’organo.

L’attività sarà compresa nel costo d’ingresso per il Museo di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni. La prenotazione (obbligatoria) dovrà essere effettuata al numero 099 4532112 sino ad esaurimento dei posti disponibili.