Storia

Addio allo storico Nicola Cippone che seguì a Bologna il figlio sacerdote

29 Ago 2023

di Silvano Trevisani

È scomparso a Bologna, dove viveva da oltre dieci anni, lo storico e operatore culturale Nicola Cippone. Aveva lasciato la sua amatissima Taranto, cui aveva dedicato numerosi studi, alcuni dei quali fondamentali, per trasferirsi con la moglie Nicla De Sanna a Bologna dove viveva Marco, il figlio sacerdote. Se n’è andato questa notte, all’età di 85 anni, lasciando un ricordo indelebile nella memoria di chi lo ha conosciuto, e molti importanti saggi storici.

Artista informale, storico, docente per molti anni alla Leonida, collaboratore delle pagine culturali del “Corriere del giorno”, temperamento deciso ma animo gentile e generosissimo, Nicola ha dedicato molti suoi studi alla città che amava profondamente. Socio della Società di storia patria per la Puglia, è stato componente del Comitato regionale per i Beni culturali e ispettore onorario della sopraintendenza per i Beni ambientali, architettonici, artistici e storici di Taranto. È dalla metà degli anni Ottanta che inizia un’attività pubblicistica molto intensa, dando alle stampe volumi come “Montemesola dalla preistoria alla storia” (1985), “Una città inventata una città vissuta” (1986), “Documenti per una storia del Borgo nuovo di Taranto” in “Cenacolo” (1989), “Le fiere, i mercati e la fontana della pubblica piazza di Taranto” (1989), “Leporano nel VII e XVIII secolo” (1996).

Nel 1996 dà alle stampe il bellissimo volume: “Taranto: civiltà del porto e rotte mediterranee”, scaturito dalla omonima mostra promossa, come il volume, dalla Provincia di Taranto, in collaborazione con il Crsec Taranto/52, che propone una documentazione esaustiva, anche visiva, sulla storia del porto di Taranto. Sempre per la Provincia di Taranto aveva già curato, nel 1993, il volume “La Via Appia e la terra jonica”, che rimetteva insieme e tasselli di una storica, archeologica e topografica, alla quale avevano collaborato numerosi studiosi assieme alle istituzioni colturali della città.

Ma il suo volume forse più noto è: “Taranto – Il Borgo prima del Borgo” che reca il sottotitolo esplicativo “Dai Greci ai Romani al Piano Conversano”. Ricco di immagini e di ricostruzioni, il volume analizza le sovrapposizioni storiche, a partire dal primigenio sistema viario, approfondendo le testimonianza storiche sopravvissute, purtroppo molto poche rispetto alla ricchezza del passato. Nel volume, ma anche in numerosi scritti e articoli successivi, Cippone insisteva sulla necessità di riportare alla luce l’anfiteatro romano, la cui cancellazione si deve soprattutto alle politiche edilizie contestuali all’espansione degli insediamenti militari della Marina. Una battaglia, la sua, da molti (ma non da tutti) condivisa, fondata su analisi tese a dimostrare la consistenza dei reperti sepolti soprattutto sotto l’ex mercato coperto che si affaccia su via Anfiteatro.

Alla fine del primo decennio del nuovo secolo, Nicola e Nicla, che avevano avuto due figli maschi, Paolo e Marco, decisero, con molto coraggio e molto amore, di lasciare Taranto e trasferirsi a Bologna. Il figlio Marco, dentista già affermato in città, aveva maturato una vocazione adulta ma molto intensa, tale da indurlo a diventare sacerdote, avviato, nel suo primo incarico, come amministratore apostolico di San Biagio di Bonconvento, attualmente parroco di San Petronio di Osteria Nuova e, da medico, incaricato diocesano per la Pastorale della salute.

Emergenze ambientali

Il futuro dell’ex Ilva sul palco del Meeting, Emiliano: la decarbonizzazione si può fare

21 Ago 2023

di Silvano Trevisani

L’autonomia differenziata comincia da Taranto? In attesa che l’iter di questo scellerato progetto politico imposto dalla Lega agli alleati di governo per recuperare i voti persi in favore di Fratelli d’Italia, le azioni politiche del governo Meloni sembrano già chiaramente indirizzate ad aggravare i ritardi del Sud. Già accentuati dalla cancellazione del reddito di cittadinanza imposta dalla piccola imprenditoria a caccia di lavoratori da sfruttare. E ora anche dalla decisione del Cipes (il Comitato interministeriale per la politica economica estera) di utilizzare il Fondo per lo sviluppo e coesione per la parte corrente, dedicandolo solo agli investimenti.

Taranto, città maggiormente industrializzata del Sud, è in prima fila in questo progetto di deindustrializzazione-desertificazione, che parte dall’Ilva specificamente dalla cancellazione del progetto di decarbonizzazione dal Pnrr. Ma anche dalla totale assenza di iniziativa politica che, al di là delle astratte parole rassicuranti del ministro Urso, sta lasciando il più grande stabilimento siderurgico d’Europa alla deriva. A nulla sono valse, finora, le pressioni sindacali e sociali, mentre la città, distratta – anche giustamente – dalla voglia d’estate e di intrattenimento, segue da molto lontano vicende come questa e come la lotta sotterranea per i Giochi del Mediterraneo, in programma per il 2026, una data che si avvicina inesorabilmente. Al contrario degli interlocutori politici che, per ora, si parlano solo a distanza.

Emiliano al Meeting

In tutto questo, non hanno lasciato grande segno, nell’opinione pubblica, le recenti decisioni del governo, rispetto all’ex Ilva, che è poi il nodo principale per la comunità. Tra cui: la contrapposizione tra istituzioni amministrative e magistratura, le scelte del governo per l’affidamento dei progetti di preridotto (i cui fondi sono stati spostati dal Pnrr a Fondo di sviluppo e coesione) e forni elettrici, e soprattutto la cancellazione del progetto di decarbonizzazione dalle schede del Pnrr. Solo gli addetti ai lavori tentano di tener viva la questione l’ultimo intervento in ordine di tempo è quello del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Palando al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, ha detto: “La Regione Puglia è impegnatissima con l’Unione Europea per la decarbonizzazione dei suoi impianti industriali, in particolare l’ex Ilva di Taranto. Chiederemo alla Ue di non consentire il definanziamento dal Pnrr della società Dri d’Italia (Direct Reduced Iron), fortemente voluta dal Mario Draghi e guidata da Stefano, Cao che gestisce il sito produttivo ex Ilva e consentirà una rivoluzione tecnologica senza precedenti attraverso il metodo della riduzione diretta che elimina il carbon coke per la produzione di acciaio e consente sia l’utilizzo di rottame di ferro, sia di minerale vergine, abbattendo le emissioni nocive di oltre il 90% e del Co2 del 50%. Non c’è ragione alcuna per definanziare questo progetto e ritardarne la esecuzione. Temiamo che il governo Meloni non abbia la stessa sensibilità di Draghi e siamo molto preoccupati”. Emiliano ha annunciato che, assieme alla Campania, ricorrerà contro la delibera del Cipes per l’utilizzo dei Fondi Sviluppo e coesione.

In realtà tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Taranto, e quindi dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa, dovrebbero essere preoccupati e trasformare questa preoccupazione in iniziativa concreta, per cercare di spingere il governo a modificare le sue scelte.

Musica

A Martina Franca VII edizione di Piano Lab aperta alle arti visive, alla danza, al teatro

11 Ago 2023

di Silvano Trevisani

Torna, nel cuore di agosto, Piano Lab, l’evento musicale legato al pianoforte. Che, in questa settima edizione, si amplia ancora ma soprattutto coinvolge altre discipline artistiche: l’arte visuale, il cinema, la danza e il teatro. É ancora Martina Franca il centro della manifestazione, dove tra sabato 12 e domenica 13 agosto si esibiranno oltre 250 esecutori provenienti da tutto il mondo, in una maratona musicale dislocata in ben sedici postazioni predisposte in varie zone del centro storico. Piano Lab, organizzato dalla Ghironda col supporto di Marangi Strumenti Musicali e Steinway & Sons presenta il classico appuntamento “Suona con noi”, momento di straordinaria condivisione tra concertisti di fama, professionisti, studenti e semplici appassionati, in arrivo persino dal Giappone, ma anche dalla martoriata Ucraina, chiamati a confrontarsi in una due giorni molto attesa.

Le novità della VII edizione

Dopo il concerto per dieci pianoforti dello scorso anno, spiegano gli organizzatori, particolarità dell’edizione 2023, studiata dal direttore artistico Luca Ciammarughi, sarà il dialogo del pianoforte con le altre arti. La maratona sarà costellata, infatti, da una serie di concerti in cui al pianoforte si uniranno performer di danza contemporanea, artisti visivi, pittori e attori. L’idea è di sperimentare un rinnovamento del recital pianistico.

Tra i tanti artisti invitati figurano il pittore in residenza di origini albanesi, Igli Arapi, che riprodurrà sul mobile di un pianoforte le immagini musicali della Sala dell’Arcadia di Palazzo Ducale, e il milanese (di stanza a New York) Andrea Rugarli, che sarà impegnato in un action painting sulle note di Alessandro Dilorenzo. Di scena, con lo stesso Ciammarughi, anche i danzatori Alessandra Cozzi e Pablo Ezequiel Rizzo nello spettacolo «Body Soundscapes», mentre l’arte cinematografica del tedesco Michal Kosakowski, autore di molti film e video sperimentali, verrà sonorizzata dal vivo da Paolo Marzocchi. A questi ospiti, devono aggiungersi l’attore Alessio Arzilli, chiamato a dialogare con la pianista Serena Valluzzi, e il mago del teatro delle ombre, Silvio Gioia.

Tanti i pianisti noti che si alterneranno alle “giovani promesse”. I concerti, che avranno inizio nel pomeriggio di sabato e di domenica, a partire dalle ore 17, andranno avanti sino a mezzanotte nelle varie postazioni allestite in corso Messapia, in due aree della villa Garibaldi, in piazza XX Settembre, all’arco di Santo Stefano, in piazza Roma, nella Biblioteca comunale e nella Sala Consiliare di Palazzo Ducale, nell’atrio delle Agostiniane, in piazza Plebiscito, nella Basilica di San Martino, in piazza Immacolata, nella chiesa della SS. Trinità, nella chiesa di San Pietro, nella chiesa del Carmine, nel chiostro di San Domenico e nella Casa Cappellari. I programmi, con i dettagli degli orari e delle performance, sono scaricabili dal sito pianolab.me. Tutti gli eventi sono a ingresso libero. Info 080.4301150.

Conclusa la maratona pianistica di Martina Franca, Piano Lab proseguirà martedì 15 agosto con un concerto all’alba (ore 5) nella Riserva naturale di Torre Guaceto, nel territorio di Carovigno, protagonista Roberto Esposito, uno dei grandi talenti della Puglia musicale (biglietti 30 euro sul circuito vivaticket).

Intervista esclusiva

Tagli del “reddito”: una gestione assurda. Ficocelli: i Servizi sociali presi d’assalto

31 Lug 2023

di Silvano Trevisani

Com’era da immaginarsi, gli effetti del tagli del reddito di cittadinanza si stanno riversando in maniera drammatica sul Comuni. Soprattutto a causa dei messaggi giunti ai percettori via sms, i quali avvisavano della sospensione e della presa in carico da parte dei Servizi sociali. Una notizia che ha scatenato una vera e propria bagarre da parte dei percettori che si sono rivolti in massa ai servizi sociali dei Comuni che, non avendo invece responsabilità diretta e immediata, non hanno potuto fornire alcun supporto se non l’invito a pazientare.

Il reddito di cittadinanza è stato e continua a essere divisivo nel nostro paese. La sua cancellazione ha impegnato una parte politica che lo riteneva sbagliato, nonostante sia presente in tutti i paesi civili, perché così è stato inteso da quella parte dell’imprenditoria abituata a uno sfruttamento dei lavoratori a costi infimi non superiori proprio al reddito. Ma anche il delicato passaggio ai nuovi strumenti di sostegno, molto riduttivi e che cancellano il diritto di ricezione di oltre 150.000 famiglie, è stato gestito molto male.

L’intervista

Ne parliamo con l’assessore comunale ai Servizi sociali, Gabriella Ficocelli. Che esprime profonda preoccupazione perché, se nei primi giorni il lavoro paziente di assistenti sociali e impiegati è riuscito a fornire spiegazioni, non è escluso che la tensione sociale si trasformi in atti aggressivi.

Che cosa sta accadendo? Perché questa reazione?

Sta accadendo che dal giorno del ricevimento del messaggio telefonico, mal costruito e inesatto, centinaia di ricettori hanno preso d’assalto i Servizi sociali del Comune, semplicemente perché vi era preannunciata la presa in carico dal parte dei Servizi sociali.

Invece così non è.

Assolutamente no. Si è trattato di uno scaricabarile. Infatti, chi ha perso il RdC ed è ritenuto occupabile, cioè ha tra i 18 e i 59 anni di età, non ha persone disabili a carico e non ha minori a carico, potrà ricevere 350 euro al mese come supporto alla formazione al lavoro attraverso gli sportelli dei “Centri per l’Impiego” e dell’Inps.

Insomma, gli impiegati sei Servizi e gli assistenti sociali non possono far nulla.

No. Perché anche gli aventi diritto, individuati tra coloro che hanno a carico dei minori, agli ultrasessantenni e a coloro che hanno disabili nel nucleo familiare e che continueranno a ricevere 480, solo da gennaio saranno presi in carico da una piattaforma che metterà in collegamento queste strutture e i Servizi sociali.

Il governo sta reagendo alle critiche, sostenendo che la cosa era risaputa da tempo.

Ma l’attuazione è mal gestita e si scaricando sui Comuni. Su tutti i Comuni, naturalmente. Il governo deve intervenire interrompendo questo corto circuito, cambiando decisamente strada.

La Carta risparmio a Taranto

Anche la concessione della Carta risparmio spesa ha creato dei problemi. Come sono stati scelti i fruitori e quanti sono a Taranto?

Siamo stati contattati dall’Inps che ci ha inviato un elenco chiedendoci una verifica anagrafica, da cui è scaturita una sorta di graduatoria. Gli aventi diritto a Taranto sono poco più di 5.000. I nostri servizi sono stati impegnati, la sera del 18 luglio, in una mole di lavoro per inviare avvisi a tutte le famiglie per l’acquisizione della carta, salvo apprendere che gli aventi diritto potevano recarsi direttamente alle Poste per ritirare la post-pay.

Ma anche il Comune eroga sussidi alimentari a molte famiglie. Non sono alternativi ad altri strumenti.

No perché, come per la Carta risparmio, di tratta di un limitato contributo annuale.

Il reddito di cittadinanza sembra diventato elemento di scontro politico strumentale.

Proprio così. Mettere in relazione un sostegno di sopravvivenza con il lavoro è un grande sbaglio. Se venisse proposto un “vero” lavoro nessun percettore in grado di lavorare lo rifiuterebbe. Chi vuole abolire un contributo di 500 euro lo vuole sostituire con stipendi di uguale entità, cioè con la licenza di sfruttare. Andava ripensato, non abolito.

Emergenze sociali

L’inquietante, e fondato, allarme della Uil: La crisi al Sud come una bomba sociale

28 Lug 2023

di Silvano Trevisani

La crisi del Sud come una bomba sociale. A sostenerlo, in una lunga e articolata nota, è il coordinatore generale della Uil di Taranto, Pietro Pallini. “L’incapacità a governare le molteplici crisi, la scarsa governabilità della transizione, i pesanti riflessi sull’occupazione, il dato in crescita della cassa integrazione e le tante, troppe crisi d’azienda – sostiene – rischiano di innescare una bomba sociale, soprattutto al Sud, senza precedenti. Tutto ciò è un’ulteriore macigno al carovita e alla fatica che famiglie, lavoratori e pensionati compiono per arrivare alla fine del mese, per i più fortunati”.

Partendo dalla decisione della Bce di aumentare ancora i tassi di interesse per contenere l’inflazione, decisione che non fa che impoverire progressivamente le famiglie, Pallini indica con chiarezza le misure idonee per sostenere le famiglie, i più fragili e meno abbienti, e tutte le persone rese tali da questo febbricitante modello di sviluppo che strangola i diritti: “si cominci dagli oltre 100 miliardi di evasione (€ 1700 a persona) e si prosegua con la tassazione degli extraprofitti per cominciare e vedrete che l’inflazione si ridurrà assieme ai divari”.

Un “disagio misto e inquietante”

Un messaggio chiaro e condivisibile che evidenzia come stia crescendo, soprattutto nelle fasce medio-basse della popolazione, un disagio misto a inquietudine che, pur nella sonnolenta Italia estiva, rischia di innescare una rabbia sociale incontenibile.

Posto che la colpa dell’inflazione, come la stessa Bce ha riconosciuto, va individuata negli egoismi degli speculatori, della finanza e delle banche che stanno rastrellando centinaia di miliardi, accrescendo la loro ricchezza, bisogna stigmatizzare la filosofia politica di questo governo. Sin dal suo insediamento sta cercando di assecondare in tutti i modi gli evasori che sono poi i loro maggiori elettori, con la scusa che l’impresa va sostenuta perché crea ricchezza, mentre la vera ricchezza la crea il lavoro. Definire “pizzini” le tasse dei commercianti, quando le tasse le pagano solo i dipendenti e i pensionati, dà un’idea fuorviante e dannosa della realtà.

In questo panorama, inseriamo anche l’eccessivo peso che la nostra politica e la nostra economia danno al turismo. E che hanno fatto diventare l’Italia più cara persino di Francia e Germania. Parte del terziario, definita “parassitaria”, il turismo accresce forse il pil, ma aumenta vertiginosamente la sperequazione tra operatori del settore e cittadini. È a causa del turismo, ancora larvale a Taranto, ma scoppiato esageratamente in altri territori della regione, che i prezzi sono impazziti, che i ristoranti sono diventati proibitivi per chi vive di stipendio, che alberghi e b&b sono off limit. Ma anche a Taranto, nelle vie del centro, un piccolo gelato, che fino all’anno scorso costava 2 euro, oggi non costa meno di 3,50, quanto più o meno costava una pizza margherita per la quale ora ci vogliono almeno 7 euro.

Come si può fare a meno di evidenziare che la povertà cresce giorno per giorno, tranne per gli evasori fiscali e, diciamolo pure, per l’idraulico che prende 70 euro in nero solo per sostituire un galleggiante dallo scarico, operazione che dura 10 minuti? Quei 70 euro in nero sono molti di più di quello che guadagnerebbe in una giornata di lavoro un operaio pagato col minimo salariale. Che pure gli si nega. Dov’è la giustizia sociale?

Libri

Maria Carmone racconta in un libro autobiografico il suo amore per la vita

27 Lug 2023

di Silvano Trevisani

L’eccezionalità della normalità. Si potrebbe condensare in questo assunto il senso stesso del libro che Maria Carmone ha dato alle stampe con un titolo che più esplicativo non si poteva: “Settanta”. Il numero descrive la sua età e lei, almeno letterariamente, la considera un traguardo, un punto di osservazione dal quale si può guardare la vita che è ormai alle spalle ma trarre ancora auspici e indicazioni per il futuro che ancora si apre davanti a lei. E a tutti coloro che fanno la sua vita, poiché questo suo libro è un’autobiografica che per forza di cose diventa corale, così come corale è la memoria di chi abbia la sensibilità di conservare, accumulare nella propria mente e nella propria anima i volti, le voci, le emozioni, le sensazioni, persino i dialoghi sui quali è stata costruita la propria vita.

Maria Carmone, molti la conoscono, è un’insegnante ora in pensione, di religione prima, di metodologie operative poi, fervente credenti che ha vissuto e continua a vivere la propria fede all’interno della chiesa, con un impegno specifico con la comunità dei Servi della sofferenza, istituiti a San Giorgio Jonico da don Pierino Galeone, come lei devoto di san Pio da Pietrelcina, del quale è stato ed è uno dei fautori più assidui e noti.

Quello che stupisce di Maria Carmone è la capacità di ricordare e di affiancare a ogni ricordo un viso, una storia e una sensazione netta, come se avesse avuto con sé, durante lo svolgersi della sua vita, sempre per le mani un diario sul quale andava annotando i nomi,le date, i fatti, più o meno importanti, i luoghi nei quali si svolgevano e poter disporre, così, di un resoconto affidabile e realistico. Ma è evidente che quel diario intimo l’autrice lo porta scritto indelebilmente dentro si sé. A questo proposito scrive sul suo conto il curatore e critico d’arte Nico Carone: “Maria ha sempre posseduto la straordinaria dote di riuscire a raccontare ogni minimo avvenimento, anche il più banale o quotidiano, come se si trattasse di un accadimento straordinario, regalando ai presenti una gustosissima narrazione dove la sapiente scelta degli aggettivi e la dovizia dei dettagli impreziosiscono la storia a trasformarla appunto in qualcosa di splendido”. E poi conclude “…la vita di Maria è davvero splendida, dal momento in cui non solo risulta tale ai suoi occhi, ma grazie alla sua personalissima fabulazione diventa una fantastica avventura nella quale ognuno di noi viene coinvolto, fino a desiderare di farne parte”.

Proprio così, l’autrice cita, nel suo racconto, tutti coloro che ha conosciuto, frequentato, amato, ma anche solo affiancato per un tratto della sua vita: i compagni di scuola, i parenti, i vicini di casa e coinquilini, che nomina a uno a uno, i capi d’istituto con i quali ha lavorato, gli amici della parrocchia, i sacerdoti e, naturalmente, padre Pio che un ruolo determinante e centrale ha nella sua vita e nella sua fede cristiana. Racconta i suoi pellegrinaggi giovanili, i suoi incontri attraverso la sua comunità e don Pierino con il frate santo di Pietrelcina, alla luce del suo insegnamento inanella una serie di esperienze in parrocchia, nei Servi della sofferenza, nelle altre associazioni di volontariato per le quali presta la sua opera. Questo ottimismo della ragione “spirituale” l’accompagna durante la vita e le fa superare i momenti di difficoltà, gli ostacoli che nella vita di ognuno di noi si frappongono sempre alla nostra tranquillità, alle nostre scelte. Il bilancio dei suoi settant’anni, così, è per lei pienamente positivo e vuole essere una sollecitazione e uno stimolo per tutti.

Ma molti sono gli interventi, le testimonianza e le postfazioni che compaiono nel libro o sulla sovraccopertina, a conferma dell’attenzione che il suo scritto ha suscitato ancora prima di andare in stampa per i tipi della Giuseppe Laterza di Bari. Le testimonianze presenti sul libro, che l’autrice dedica ai suoi amati genitori, sono quelle del giudice Augusto Bruschi, che si dichiara “coinvolto d uno scritto di “vita colorata” da Dio e dall’uomo”, di Angelo Conte, suo collega di insegnamento, che firma la prefazione, di Ornella Saracino secondo la quale “è un libro che merita di essere letto in ogni sua sfumatura”.

Formazione

L’emergenza lavoro a Taranto in un incontro del Centro di Solidarietà, a Santa Rita

21 Lug 2023

di Silvano Trevisani

“Formarsi per lavorare?”. È stato questo il tema della conversazione sul bisogno di lavoro organizzata dal Centro di Solidarietà di Taranto e svoltasi nella piazzetta degli Amici presso la parrocchia di Santa Rita. Un incontro che ha proposto una intensa riflessione, con il contributo di professionisti del settore, e che ha preso spunto dalle recenti statistiche sulla “qualità della vita” dei giovani, da noi riportate nei giorni scorsi. Tali statistiche, lo ricordiamo, pongono la città di Taranto all’ultimo posto nel Paese.

Ricordiamo i dati salienti della terza edizione dell’indagine promossa da “Il Sole 24 Ore”: nella fascia tra i 18 e 35 anni si è perso il 6,4% di popolazione residente. Oltre il 30% dei residenti è disoccupato, ma anche chi lavora è insoddisfatto, Una buona metà lavora nel cosiddetto terziario turistico: ristorazione, alimentazione, ospitalità, strutture turistiche, ma si tratta in genere di lavoro stagionale, nero, sottopagato se non fortemente sfruttato. L’assenza di una università autonoma fa il resto.

Ebbene, il Centro di Solidarietà, attivo da anni nella parrocchia di Santa Rita, ha voluto avviare una riflessione sulla centralità del tema del lavoro per i giovani di Taranto e del suo territorio, con la collaborazione di alcuni autorevoli addetti ai lavori: Fulvio Iurlaro, direttore progettazione politiche attive del lavoro di Programma sviluppo, Giuseppe Negro, presidente della Cooperativa Ascla impresa sociale di Casarano e Michele Inversi di Inversi Enginering.

Il coordinamento della serata che ha avuto ritmi intensi e stimolanti nonostante la calura estiva, è stato svolto da Gianni Romanazzi. Egli ha rimarcato come il problema della disoccupazione giovanile sia da sempre al centro dell’attenzione della comunità, alla luce dell’importanza che riveste nella costruzione di una società più giusta, soprattutto in un territorio che è stato caratterizzato, finora, dall’intervento pubblico, improvvisamente ridimensionato.

La centralità della formazione

L’importanza dell’incontro tra domanda e offerta è stato l’argomento centrale degli interventi, non solo nelle riflessioni dei tecnici chiamati a interloquire, ma anche nelle testimonianze dei imprenditori, disoccupati e giovani presenti alla serata. Un incontro, quello tra domanda e offerta, che spesso è molto difficile, in quanto dalle imprese arrivano proposte di lavoro spesso molto specifiche, per le quali non è facile fornire le professionalità richieste. Da un lato, quindi, si evidenzia l’importanza di adeguare formazione e informazione dei giovani alle nuove dinamiche lavorative, dall’altro è necessario puntare a un cambiamento di mentalità, cui non solo i giovani ma spesso nemmeno le famiglie e la scuola sono preparati. Vige, infatti, una concezione del “posto” legata a una cultura tradizionale e a ruoli lavorativi non sempre al passo coi tempi. Anche gli enti di formazione sono impegnati ad adeguare la loro offerta formativa e a reperire quelle figure altamente professionalizzate in grado di formare efficacemente al lavoro. Così, è stato anche evidenziato il fenomeno speculativo di presunti enti che offrono formazioni online del tutto inefficaci. Importante sarebbe che il legislatore aprisse spazi di occupabilità anche all’interno del percorso scolastico, come avviene, ad esempio, in tanti paesi europei.

Nicoletta, responsabile del Centro che svolge un ruolo d’ascolto e di sollecitazione nei confronti di tanti disoccupati, circa 350, che vi si rivolgono per essere aiutati nella loro ricerca, ha fornito una testimonianza. A volte la ricerca diviene fruttuosa, ma necessita di un impegno costante e propositivo di chi si rivolge al mondo del lavoro.

La necessità di un adeguamento complessivo, che vada dalle famiglie, alla politica alla scuola, è stata sottolineata, in conclusione da monsignor Gino Romanazzi, il quale ha evidenziato come Taranto abbia visto modificato radicalmente il suo sistema produttivo, nato attorno all’industria pubblica. Vi è bisogno, evidentemente, di nuove professionalità che colgano il cambiamento socio-economico in atto. “Oggi occorre andare incontro al lavoro, formandosi, mettendosi in gioco, così com’è necessario che vengano pensati nuovi strumenti di incontro tra domanda e offerta, attraverso la formazione adeguata e una più efficace informazione”.

Hic et Nunc

Dopo anni di processi, risarcita la famiglia di un dipendente della Marina morto per amianto e altre sostanze

19 Lug 2023

di Silvano Trevisani

Potrebbe essere l’avvio di una vera rivoluzione in fatto di giustizia sociale. Ci riferiamo alla sentenza con cui il tribunale di Lecce ha condannato il ministero della Difesa (Marina Militare), a risarcire da famiglia di un dipendente morto per l’esposizione all’amianto e altri inquinanti.

Ne dà notizia il vicepresidente nazionale Anmil, il tarantino Emidio Deandri, commentando la sentenza relativa a un giudizio promosso dagli avvocati Maria Luigia Tritto e Cataldo Tarricone, consulenti legali Anmil. La sentenza emessa dal giudice monocratico Viviana Mele, ha riconosciuto in favore della moglie e delle figlie di un dipendente civile tarantino della Marina Militare la somma di € 815.000 per il risarcimento del danno patito per la perdita del rapporto parentale.

Il dipendente aveva lavorato nella base militare di Taranto a bordo dei cosiddetti “pontoni” e delle cisterne impiegate per il trasporto di acqua o di gasolio, nonché in tutte le altre attività attinenti la navigazione. Nella sua attività lavorativa era stato esposto a polveri, vernici epossidiche, solventi, oli combustibili, polveri metalliche, fumi di combustione dei motori e ad amianto. Le caldaie e le tubature presenti sui pontoni, alcuni risalenti agli inizi del ‘900, erano obsoleti.

Il dipendente non aveva neanche compiuto cinquant’anni quando gli veniva diagnosticato un adenocarcinoma polmonare che, dopo un anno di malattia, ne causava il decesso nell’ormai lontano 2011. Da qual momento per la moglie e le figlie si avviava un faticoso cammino giudiziario, con ben 4 cause.

Dopo due pronunce favorevoli dei giudici che avevano riconosciuto alla vedova la rendita ai superstiti erogata dall’Inail e il danno differenziale “jure hereditario” pagato dal Ministero della Difesa, il Tribunale di Lecce ora ha sancito anche il diritto ad ottenere il risarcimento da perdita del rapporto parentale.

Dopo anni e anni di udienze questa esemplare sentenza – ha detto Emidio Deandri – rende finalmente giustizia a un lavoratore che ha contratto sul posto di lavoro una terribile patologia, l’adenocarcinoma polmonare. Questa sentenza vede riconosciuto anche il diritto a ottenere il risarcimento da perdita del rapporto parentale”.

Quello che più rattrista – sono le condivisibili parole di Emidio Deandri – è vedere lo Stato che, invece di chiedere scusa vergognandosi di quello che è accaduto a un suo lavoratore e pagare senza fiatare, si accanisce per anni in un’inutile battaglia legale prolungando una seconda volta il dolore dei familiari costretti ad aspettare per vedersi riconoscere i loro sacrosanti diritti!”

Questa sentenza potrebbe fare a apripista per una serie di casi analoghi che vedono ancora coinvolti centinaia di lavoratori, della Difesa e non solo. Si calcola, infatti, che solo nel settore difesa le vittime dell’amianto siano state oltre 450. Numeri inquietanti che, però, stranamente non fanno lo stesso scalpore di altri settori produttivi. Associazioni e istituzioni amministrative non pongono la stessa attenzione sulle vittime, quelle sì certe e indiscutibili, delle produzioni militari rispetto a quanto accade, ad esempio, in siderurgia. Eppure sempre di tragedie umane si tratta.

Hic et Nunc

Il lavoro perde dignità e persino i morti sul lavoro sono “svalutati” per decreto

21 Giu 2023

di Silvano Trevisani

Gli incidenti mortali sul lavoro stanno crescendo drammaticamente. Nel 2022 sono stati 1090, di cui 74 solo in Puglia, ma quest’anno sono in forte aumento, con una media ben superiore ai tre al giorno dello scorso anno. Ma di fronte a questa drammatica situazione, il governo, attraverso il ministero del Lavoro, ha pensato bene di tagliare, quasi dimezzare, le somme erogate alle famiglie che hanno subito una tragedia. Può sembrare un paradosso ma è la pura realtà: il ministro per il Lavoro, Marina Calderone ha emanato un decreto ministeriale, il n. 75/2023, che dimezza la somma complessiva stanziata per il Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime sul lavoro. Queste passano da 9,8 milioni di euro del 2022 a 5,5 milioni per il 2023. Naturalmente si dimezzano anche le somme erogate alle famiglia che, per lo scorso anno, andavano da un minimo di 6mila euro nel caso ci fosse un solo superstite, a ben 22.400, somma massima, in caso di nucleo con più di tre superstiti.

Per il 2023, invece, si va da un minimo di 4mila euro per un solo superstite a un massimo di 14.000 per più di tre superstiti. Più o meno la metà.

Una decisione paradossale

Che si tratti di una decisione paradossale, in presenza non solo di un aumento degli infortuni mortali, ma anche del deciso aumento del costo della vita che dimezza due volte la somma da erogare, è evidente. C’è di più. Nel testo del decreto viene premesso che “occorre provvedere alla determinazione, per l’esercizio finanziario 2023, dell’importo delle prestazioni del Fondo in relazione alle risorse disponibili e alla numerosità degli aventi diritto per ciascun evento”.

Ma nonostante si abbia la piena consapevolezza della numerosità degli aventi diritto, diretta conseguenza di un vertiginoso aumento degli infortuni mortali, la somma stanziata viene dimezzata.

Una decisione che si giudica da sé e non necessita di ulteriori commenti, anche se commenti ce ne sono stati, e non poteva essere diversamente. Ma noi ci asteniamo dal dare spazio ai commenti esterni, politici e non, limitandoci a osservare che se “l’albero si riconosce dai frutti”, come recita il Vangelo, i frutti, in questo caso, costituiscono la chiara smentita delle parole che, a ogni drammatico evento, vengono spese insieme ad astratti impegni per il futuro.

Il governo sotto in commissione

La verità è che il lavoro sta perdendo, giorno per giorno, la sua dignità e soprattutto sono i più fragili e poveri a pagarne le conseguenze. Lo dimostra l’ennesimo incidente, appena avvenuto il Parlamento. La commissione Lavoro ha bocciato gli emendamenti di FdI sul “loro” decreto Lavoro che, notoriamente, aumenta la precarietà e la povertà. Mentre la presidente del Consiglio dichiara di volere “un fisco alleato con chi fa impresa”, ma non certo con chi lavora. Finora, tutti i provvedimenti del governo sono andati a favore delle classi più agiate e dei ricchi compreso il taglio, in queste ore, della Tobin tax, ovvero l’aliquota per la tassazione delle transazioni finanziarie.

Hic et Nunc

Sanità pubblica in tilt, Puglia al collasso. Mercoledì incontro Regione-Governo

19 Giu 2023

di Silvano Trevisani

La sanità pubblica rischia, giorno dopo giorno, di diventare una chimera. Il settore che aveva portato l’Italia, alla fine dello scorso millennio, al secondo posto in Europa, preceduta solo dalla Francia, sta compiendo enormi passi indietro e rischia di implodere. Forse, a pensarci bene, è questo il “sogno” di alcune parti del Paese, che vorrebbero una sanità all’americana, dove può essere curato solo chi ha soldi e può pagarsi un’onerosa assicurazione privata, ma è il rischio concreto che incombe su di noi.
In questi giorni si moltiplicano gli eventi che preconizzano scenari allarmanti. La chiusura di interi reparti negli ospedali pugliesi, come Oncologia di Galatina, il rischio di chiusura di vari reparti di senologia e dello svuotamento letterale dell’ospedale di Brindisi, dove la chirurgia è limitata alle emergenze. E poi le quotidiane dimissioni dei medici ospedalieri (uno al giorno negli ospedali di Puglia, secondo i dati ufficiali), le code lunghissime ai Cup, il sovraffollamento intollerabile dei pronto soccorso e l’impossibilità di avere accertamenti diagnostici che non siano a pagamento sono i dati più inquietanti. Senza considerare, per Taranto, la sospensione dei lavori all’ospedale San Cataldo.

In programma incontro Regione – Governo

Mercoledì è in programma un incontro Regione-Governo, mentre la mobilitazione di associazioni e organizzazioni sindacali cresce, assieme al malcontento degli assistiti. E a loro si uniscono, finalmente, anche rappresentanti politici e organizzazioni di categoria (fnomceo ha aderito alla manifestazione nazionale pro SSN)

Medici e infermieri sono pochi e sottopagati e per questo preferiscono passare alla sanità privata o altre regioni, spesso anche in altri paesi. E questo fenomeno non è solo allarmante ma anche moralmente inquietante. Se è vero, ad esempio, che un anestesista con molta anzianità può percepire nella sanità pubblica uno stipendio medio di 4.000 euro, mentre nella sanità privata può arrivare a 10.000, c’è da chiedersi: come mai i privati pagano tanto, considerando che in genere sono convenzionati con il servizio pubblico e che, cioè, paga comunque lo Stato. Ma molti altri sono gli interrogativi da porsi. Ad esempio: chi si addossa la responsabilità di aver inasprito egoisticamente il numero chiuso nelle facoltà di medicina, salvo a dover prendere atto che si formano troppi pochi medici? E che l’andazzo, pur con qualche correzione, non cambia.

Eppure l’Italia spende poco

Eppure l’Italia spende meno di tutti gli altri paesi: solo il 6 % del proprio bilancio contro l’11 della media. Si dirà che l’eterno problema italiano è il debito pubblico, ma nessuno ammette che quasi metà degli italiani. A partire proprio dai medici specialistici, dai professionisti, da autonomi e artigiani, tassisti e commercianti non pagano le tasse! E nessuno se ne occupa, a destra e a sinistra perché elettoralmente non paga. Proprio la lotta contro le tasse è un cavallo di battaglia del governo attuale il cui presidente del Consiglio ha definito le tasse “pizzo di Stato”. Ma vorremmo chiederle perché quello dei commercianti è pizzo di Stato e quello dei dipendenti, che reggono il sistema non lo è.

Saremo costretti tutti a pagare le prestazioni mediche? Allora provocatoriamente ci si potrebbe chiedere, perché non allargare anche ai dipendenti la facoltà di evadere. In questo modo dovremmo sì pagare le prestazioni sanitarie, ma finalmente le pagherebbero anche gli evasori fiscali che, invece, godono delle tasse dei soliti tartassati e forse il bilancio dello Stato comincerebbe a guarire. È un paradosso, lo so bene, ma anche la situazione del Paese lo è. Un’ingiustizia sociale che fa dell’Italia un unicum in Europa, e in buona parte del “globo terraqueo”.

Diocesi

Un libro racconta il restauro della basilica di San Martino e dell’identità dalla sua gente

14 Giu 2023

di Silvano Trevisani

Venerdì 16 giugno alle 19, nel teatro Verdi di Martina Franca, fresco di ristrutturazione, sarà presentato il volume“Palcoscenico del Settecento”. Il libro, scritto da di don Franco Semeraro, già rettore della collegiata, e dall’architetto Gianfranco Aquaro, edito da Scorpione, racconta il restauro della basilica di San Martino. Ma soprattutto chiarisce la relazione tra il lavoro compiuto, a partire dalla ricerca delle risorse, poi alla realizzazione dei lavori, con quello di ricostruzione di un’identità religiosa e culturale di quella comunità. Il libro sarà presentato da Aldo Patruno, direttore generale del dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Cultura della Regione Puglia, alla presenza degli autori e dell’editore Piero Massafra. La serata sarà condotta dal giornalista Rai Salvatore Catapano. All’inizio della serata sarà proiettato il documentario sui lavori di restauro.

Anche attraverso la presenza di decine di fotografie, che tracciano un unico filo rosso dal 1993 al 2019, il libro racconta, quindi, il lavoro di ricostruzione che ha di fatto coinvolto tutta la città, a partire dal nucleo storico degli “Amici della Collegiata”, che nel novembre del 1994 decise di intraprendere un percorso comune volto a sensibilizzare la comunità anche per reperire i fondi necessari per i restauri, ormai urgenti. L’intera città è stata coinvolta per diversi anni, così la basilica e i suoi lavori hanno svolto una funzione aggregativa, divenuta punto di riferimento culturale di rilievo nazionale.

L’opera di restauro della basilica è andata di pari passo con l’opera di costruzione di una comunità stretta attorno ad un’idea di centralità della chiesa maggiore di Martina Franca. Il libro di Semeraro e Aquaro ne ricostruisce tutti i passaggi, non lesinando immagini dei protagonisti della storia.

Scrivono gli autori: “Mettere mano alla Collegiata ha significato toccare le corde più sensibili della vicenda cristiana e della passione civica martinese; ha prodotto il riattivarsi di esperienze, di genialità, di manualità che hanno consentito la realizzazione di un progetto di restauro vincente, che ha aperto l’accesso alle risorse di fondi europei e dei Ministeri dei Beni Culturali, delle Finanze, della Regione Puglia, del Comune. Non è mancato il contributo di istituzioni cittadine e di privati” “Per comporre i fili di questa storia vi è stato il contributo assai cospicuo di risorse economiche pubbliche e private. Sono state impegnate capacità professionali, slanci generosi, cammini percorsi insieme, individuazione di itinerari per arricchimenti culturali e spazi di confronto. Testimoniare questa intensa avventura di bellezza e di comunità è il senso di questa pubblicazione”.

Il messaggio del patriarca di Gerusalemme

Il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, che più volte è stato ospite della Basilica, ha rivolto un denso messaggio a don Franco Semeraro col quale saluta il racconto del restauro della Basilica di Martina Franca, prendendo spunto dall’opera comunitaria che ha permesso alle pietre bianche di San Martino di tornare a brillare nel centro storico della città, come metafora per il “restauro” della pace in Medio Oriente.

“Ma pensando a voi e ai restauri di San Martino, posso dire che abbiamo una lezione da imparare. Per quanto problematici e pericolanti siano, tutti gli edifici si possono restaurare: anche il nostro di Terra Santa. Le risorse necessarie si troveranno. Abbiamo solo bisogno di qualcuno, che con sana fiducia e un briciolo di pazzia, sappia osare e trascinare dietro di sé gli altri, con la sua passione per il bello che, quando è vera, è sempre irrimediabilmente contagiosa”.

Eventi a Taranto e provincia

L’Isola delle arti, ambizioso progetto artistico che vuol raccontare la rinascita di Taranto

04 Giu 2023

di Silvano Trevisani

Raccontare la rinascita di Taranto attraverso varie forme di espressione artistica. Questo è l’obiettivo di Artlab Eyeland – l’isola delle arti, inaugurato il 2 giugno a Palazzo De Notaristefani, in via Duomo a Taranto vecchia. Il progetto è promosso e organizzato da PhEST, associazione culturale che realizza il Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli, con il sostegno del Comune di Taranto attraverso il Piano di rigenerazione sociale per l’area di crisi di Taranto e con il patrocinio della Regione Puglia e della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo. E la partnership dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro e di Programma sviluppo.

Allocato in varie sedi dell’isola, ma anche all’aperto, il progetto assomma le opere di street art, ai progetti fotografici e di design, i suoni raccolti dalla strada e trasformati in musica, la poesia, l’arte contemporanea e il teatro. Dal 2 giugno al 31 luglio questa prima edizione di Artlab Eyeland si snoderà attraverso un intenso programma, le cui date e i cui eventi sono facilmente consultabili sul web. Non è il primo evento artistico che ambisce a un’opera di ricucitura della cultura, dell’antropologia, delle emergenze sociali che la città pone soprattutto nel suo centro storico, la sua maggiore risorsa culturale. Che però non ha ancora espresso a pieno le sue potenzialità, per l’episodicità degli interventi che dalle amministrazioni comunali susseguitesi (non tutte per la verità) sono stati messi in campo. Solo pochi anni il progetto calato dall’alto con un’istallazione di Mimmo Paladino, e poi vari festival di diversa natura, hanno dato un assaggio di ciò che il centro storico tarantino potrebbe diventare, ma non sempre lasciando segni tangibili e duraturi. L’opera “Infinito” ispirata a Paladino e realizzata sugli spalti del canale navigabile con l’utilizzo di canne, infatti, è andata perduta e niente è rimasto di quell’intervento realizzato con fondi della Fondazione Con il Sud.

Questa volta la collaborazione della città, che non si limita a ospitare ma è parte attiva soprattutto dal punto di vista finanziario, avendo contribuito al progetto con i fondi della rigenerazione urbana, sembra destinata a “stabilizzarsi” come appuntamento annuale. Artlab Eyeland è promosso e organizzato da PhEST, associazione culturale che, come dicevamo, da otto anni organizza il Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli sotto la direzione artistica di Giovanni Troilo, la curatela fotografica di Arianna Rinaldo e Rica Cerbarano, e la curatela per l’arte contemporanea di Roberto La Carbonara.

Numerose le esposizioni proposte in vari ambienti, principalmente a Palazzo Galeota e Palazzo De Notaristefani, cui si aggiungerà, nei prossimi giorni, anche la sede dell’Università in via Duomo, ma anche en plein air, nelle postierle e in via Di Mezzo. Spazio centrale è dedicato al fotografo londinese Sam Gregg che, a partire dal dal 24 aprile, ha già realizzato, oltre al lavoro in residenza sugli abitanti della Città Vecchia che sarà allestito in esterni proprio sull’isola,un laboratorio di fotografia rivolto ai giovani tarantini, i cui lavori finali verranno esposti durante Artlab Eyeland. Il fotografo propone, inoltre, a Palazzo De Notaristefani, un’esposizione dedicata ad un progetto ancora in corso e realizzato interamente sulla città di Napoli nell’arco di una decina d’anni.

Molte, dicevamo, la suggestioni che il progetto espositivo, certamente ambizioso, propone alla città, forte dell’esperienza che da qualche anno si va accumulando a Monopoli e di sicuro richiamo sono alcune delle esposizioni già offerta alla fruizione del pubblico, che saranno arricchite, nelle prossime settimana, dal altre esposizioni in corso di realizzazione, e dalle attività laboratoriali che si svolgeranno alla Torre dell’Orologio.

Ci auguriamo, per il futuro, un coinvolgimento più importante di artisti, fotografi e operatori locali, che possano aggregarsi in fase creativa e organizzativa perché è evidente che un territorio cresce soprattutto se anche le migliori forse propulsive locali possono entrare in dialogo con le sollecitazioni che vengono dell’esterno. Anche questo contribuirebbe senza dubbio a migliorare la qualità della vita dei giovani che, come scriviamo in altro articolo, vedono Taranto all’ultimo posto in Italia.